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La mer, la fin...

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martedì 14 aprile 2009

Economia. Capitalismo verde (soprattutto annunciato)

Tra storia e leggenda, si parla piuttosto di frequente dell'espansione dell'economia verde, energia alternativa, bioedilizia e via così.
In Italia se ne parla e basta, senza affrontare mai l'argomento più generale del funzionamento del sistema produttivo e della proprietà dei mezzi di produzione: sarà capace questo capitalismo di portarci ad una diversa economia? Certo, sostituendo veleno a veleno, cemento a cemento, squilibrio a squilibrio...
mv

da La Nazione, 14.04.'09
Crisi, la carica dei colletti verdi
Dal solare ai rifiuti: venti milioni di posti in dieci anni
di ELENA COMELLI
— MILANO —
NON CI SONO solo tagli all’occupazione. Le previsioni, è vero, sono negative: il numero dei disoccupati in Italia aumenta, entro fine anno potrebbero essere due milioni. Ma in questo panorama c’è chi va controcorrente: il settore dell’energia, ad esempio, con le fonti rinnovabili in pole position nelle assunzioni. L’Enel, ad esempio, ha pianificato ben tremila assunzioni nei prossimi treanni, di cui mille nel 2009. A livello globale, il mercato del «lavoro verde» è destinato a espandersi oltre il limite di 20 milioni di lavoratori entro il 2020, di cui circa mezzo milione solo in Italia. Il business delle energie verdi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, «Green Jobs: Towards Decent Work in a Sustainable, Low-Carbon World», avrà un impatto sostanziale sull’orizzonte professionale dei vari Paesi.
Dalla filiera di produzione delle bioenergie — intese come energia ottenuta dalla combustione di biomasse o di biocarburanti — l’Onu si attende l’apporto maggiore: 12 milioni di posti di lavoro (rispetto ai 2 milioni attuali), di cui quasi 300mila in Italia. Nella fabbricazione, installazione e manutenzione di pannelli solari saranno impiegati, entro il 2020, circa 6,3 milioni di lavoratori (rispetto ai 170mila attuali). Due milioni, invece, saranno coinvolti nel settore dell’eolico (oggi 300mila). E poi c’è la strada dell’efficienza energetica nell’edilizia, del riciclaggio dei rifiuti e quella dello sviluppo di veicoli ecologici. Alla fine dell’elenco, 20 milioni di lavoratori sembra addirittura una cifra riduttiva.
Così alle tute blu, ai colletti bianchi, ai colletti grigi di chi non vuole andare in pensione, alle quote rosa e alle tute arancioni degli esploratori della net economy, oggi bisogna aggiungere un colore nuovo all’arcobaleno del mercato del lavoro: quello dei «colletti verdi», che ormai si aggirano in modo trasversale in diversi settori, dall’agricoltura all’impiantistica industriale, dall’architettura a impatto zero fino al managment ambientalista. Il problema, semmai, è la mancanza di skill professionali dedicati. «Nel mondo delle energie alternative c’è molto bisogno di manodopera specializzata e di manager con un’esperienza nel settore, ma abbiamo grandi difficoltà a trovare le competenze giuste», spiega Pietro Valdes, cacciatore di teste per Michael Page, specializzato nel mondo dell’engineering.

I «COLLETTI VERDI», infatti, spaziano fra diverse figure professionali, dall’ingegnere meccanico che si dedica alla progettazione di impianti a biomasse, all’operaio eolico addetto alla manutenzione delle turbine. Cresce anche il numero di aziende che assumono figure in grado di provvedere alla razionalizzazione dei consumi e all’efficienza energetica, ricoprendo il ruolo di energy manager o di esperti del riciclo. I liberi professionisti, a partire dall’agronomo fino al consulente «verde», si stanno attrezzando per riuscire a rispondere efficacemente alle esigenze del settore, con competenze specifiche. Nasce un vero e proprio sistema verde, dunque, che in alcuni casi arriva a comprendere perfino l’idraulico ambientalista, che decide di specializzarsi nelle caldaie a biogas, o l’elettricista che installa pannelli solari, abbandonando il vecchio scaldabagno. Anche fra gli artigiani, dunque, c’è chi sceglie di legare i propri affari alla diffusione delle fonti alternative.

mercoledì 8 aprile 2009

Wwf. Leoni alla presidenza

WWF: STEFANO LEONI ELETTO NUOVO PRESIDENTE

(ANSA) - ROMA - Il Wwf rinnova i propri organi di governo e nomina Stefano Leoni presidente. Raniero Maggini e Gustavo Gandini affiancheranno Leoni in qualita' di vice-presidenti. Lo ha reso noto oggi l'associazione ambientalista con un comunicato. Sposato, 48 anni, Stefano Leoni ha cominciato la sua attivita' al Wwf nel 1988 collaborando come attivista. Successivamente divenne referente delle guardie venatorie dell'associazione contribuendo alla creazione dell'Ufficio Legale del Wwf e seguendo le campagne sul referendum sulla caccia. Ha seguito per il Wwf Italia il progetto europeo di creazione di parchi in Albania e di studi sulla tutela delle aree umide del Mediterraneo. E' stato Membro del Consiglio Nazionale del Wwf dal 2005 e vice presidente fino ad 2009.
Il Wwf - ha dichiarato Leoni - ritiene che l'uscita dall' attuale crisi economica non possa prescindere dalla tutela dell'ambiente e dei sistemi naturali comuni a tutte le specie viventi. Il ruolo che il Wwf vuole assumere - ha concluso - e' di sfida e proposizione rispetto ad un momento di crisi culturale e di rappresentanza dei temi ambientali nel contesto politico-sociale''. (ANSA).
07/04/2009

sabato 21 marzo 2009

Verdi. Green New Deal


ANSA (ECO) - 20/03/2009
CRISI: VERDI, PATTO ECONOMIA-ECOLOGIA PER RILANCIO E LAVORO
''Un matrimonio fra ecologia ed economia'' per uscire dalla crisi globale, creando nuova occupazione. E' la ricetta ''green new deal'' proposta dai Verdi europei che mette insieme ''la dimensione economica, sociale ed ambientale'', per creare lavoro e far uscire il vecchio continente dall'empasse economico, hanno spiegato la portavoce dei Verdi italiani, Grazia Francescato, ed il co-presidente del gruppo dei Verdi all'Europarlamento, Monica Frassoni, intervenendo ad un dibattito sulle prossime elezioni europee, moderato dal direttore dalla Rappresentanza in Italia dell'Ue, Pier Virgilio Dastoli.
Il ''green new deal'' - e' stato spiegato - si tradurrebbe in occupazione a livello europeo, riconvertendo l'economia in senso ecologico: ''investendo 500 miliardi di euro su efficienze energetiche, bio-edilizia e sull'agricoltura ecologica - ha detto la Francescato - si possono creare 5 milioni di posti di lavoro, rispettando le esigenze del protocollo di Kyoto'' e rilanciando l'attivita' economica per uscire dalla crisi. Durante il dibattito, le due esponenti dei Verdi hanno affrontato a 360 gradi i temi europei, a cominciare dalla presidenza della Commissione, per la quale vorrebbero trovare una convergenza con le forze di centro-siunistra sulla candidatura, all'allargamento dell'Unione, che nel caso di Romania e Bulgaria, ha portato a ''risultati negativi - ha detto la Frassoni - perche' le riforme non erano complete al momento dell'adesione''. E' quindi necessario evitare di ripetere questo errore per quei paesi che oggi bussano alle porte di Bruxelles, come gli stati baltici, la Croazia, la Turchia, ''la cui adesione e' da considerare auspicabile ma senza imporre accelerazioni''. L'immigrazione e' ''una opportunita' e non una minaccia'', ha poi spiegato la Francescato. (ANSA).

venerdì 20 marzo 2009

Economia. Quella verde.

lunedì 19 gennaio 2009 dal blog Ecogermania

Quasi due milioni di posti di lavoro verdi

Sarà stata anche superata dalla Cina come terza potenza economica mondiale, ma la Germania continua a guidare indisturbata la classifica dei Paesi che producono più beni ambientali, come impianti eolici o sistemi per lo smaltimento dei rifiuti. Anzi, negli ultimi anni la quota di Berlino nel commercio mondiale di prodotti verdi è aumentata, salendo al 16%. A questa conclusione giunge il "Rapporto sull'economia ambientale" del governo tedesco, presentato nei giorni scorsi.
Lo studio contiene un altro dato significativo: oggi quasi due milioni di tedeschi (1,8 milioni) hanno un lavoro "verde". Un record che potrebbe essere stracciato nei prossimi anni. Le previsioni degli esperti dell'esecutivo parlano infatti di 500.000 nuovi posti di lavoro in questo settore entro il 2020.
Ai livelli di crescita attuali l'industria della protezione dell'ambiente potrebbe scavalcare nel medio periodo settori portanti dell'economia tedesca come quello della costruzione di veicoli.