TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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mercoledì 10 giugno 2009

Rifiuti. Quando Roggiolani parlò di dissociatore molecolare.

Si comincia a riparlare di dissociazione molecolare. Sembra che anche i comitati contro gli inceneritori e i seguaci di Beppe Grillo si stiano rendendo conto di questa possibile strada. Rportiamo, come sempre per curare la memoria, questa breve intervista del 2006 di uno scettico Green Report a Fabio Roggiolani (consigliere regionale dei Verdi), che per primo ha scelto di aprire a questa tecnologia a freddo.
mv


13/09/2006 da Green Report

L´ho scoperto io e il nome glielo do io: dissociatore molecolare Roggiolani: so benissimo che alcune tipologie di rifiuti vanno bruciati per legge ma la nostra proposta è una rivoluzione culturale. I verdi sanno proporre e scommettere
Fabio Roggiolani, consigliere regionale dei Verdi e responsabile nazionale energie del partito, l’avevamo lasciato una decina di giorni fa, alla vigilia della sua partenza per l’Islanda, dove è andato a visitare un impianto di gassificazione.
In questo periodo è accaduto di tutto. Al ritorno dal viaggio Roggiolani ha fatto sapere che questo impianto può essere l’alternativa agli inceneritori, gli ha modificato i connotati chiamandolo “dissociatore molecolare” e intanto si è scatenato un dibattito mediatico anche sul nostro giornale su questa proposta…
Roggiolani, partiamo dal nome: è andato a vedere un gassificatore o un dissociatore molecolare?
«Non si tratta di un gassificatore, perché usare questo nome mi crea troppi problemi con i comitati, che conoscono i gassificatori come l’impianto di Testi e simili. Quelli sono tutti troiai di vecchia generazione che diventavano automaticamente inceneritori. Quello che ho visitato in Islanda utilizza invece il processo di gassificazione per 20 minuti e ha un abbattimento quasi totale delle emissioni inquinanti. Quindi siccome questa tecnologia l’ho portata io alla conoscenza dell’opinione pubblica, il nome glielo do io: dissociatore molecolare, che anche tecnicamente non fa una piega».
Seconda perplessità, evidenziata da molti tra cui lo stesso assessore regionale Marino Artusa: l’impianto che lei ha visitato brucia l’indifferenziato. Allora fare la raccolta differenziata sarà inutile?
«Questa è una vicenda basilare su cui siamo stati chiari fin dall’inizio: noi non vogliamo usare l’indifferenziato, ma consideriamo che in Islanda bruciando il tal quale ottengono un abbattimento delle emissioni del 98%. Praticamente se utilizziamo noi questa tecnologia, dopo aver fatto raccolta differenziata col porta a porta, le emissioni le azzeriamo. Ribadisco che siamo andati a vedere quell’impianto fermo restando la riduzione della produzione di rifiuti del 15% e la quota di differenziata al 55%, che vengono prima di ogni altra cosa».
Perché è così sicuro che questo “dissociatore molecolare” sia l’alternativa agli inceneritori?
«Io sono un antiinceneritorista per eccellenza, ma so benissimo che alcune tipologie di rifiuti vanno bruciate per legge, come i farmaci, o gli scarti di macelleria e le carcasse di animali. Quindi dico che questa è una rivoluzione culturale, perché mi sono stancato di Verdi che non sanno proporre e scommettere. Può darsi anche che un giorno questa tecnologia si riveli una bufala, ma almeno io ci sto provando e voglio che sia studiata a fondo. Io non mi fermo. Nei prossimi giorni infatti vedrò un altro brevetto del genere nelle Marche e lunedì andiamo a visitare un impianto di Gallicano».
Quello di gallicano è un gassificatore…
«Sì, infatti mi dicono che la parte iniziale dell’impainto di Gallicano sia la stessa o molto simile a quella visitata in Islanda. Vado lì a verificarlo apposta».
Le battaglie degli ambientalisti, nei decenni di fine secolo scorso, ottennero il risultato di innalzare la temperatura degli inceneritori fino a 1200-1300 gradi, perché più alta è la temperatura e meno diossine si formano. Il dissociatore molecolare che temperatura utilizza?
«Intorno ai 400 gradi, ma c’è una differenza fondamentale: nell’inceneritore il rifiuto viene bruciato nel giro di pochi secondi e tutti gli inquinanti vengono esplosi dal camino. Nel dissociatore molecolare l’effetto camino non c’è perché si tratta di un processo lentissimo e le particelle vengono stabilizzate all’interno del processo stesso».
Non credo di aver capito.
«I tecnici che sono venuti con me a visitare l’impianto sono in grado di spiegarlo con precisione, ma in ogni caso le assicuro che con questo meccanismo siamo in condizione di tenere tutti gli inquinanti sotto controllo. Comunque tutta la presentazione può essere scaricata anche sul nostro sito ecquologia.it.»
Un’ultima domanda: il dissociatore che avete visitato ha dimensioni molto ridotte. Importare una tecnologia del genere significherebbe costruire tanti piccoli impianti,… di solito è più facile controllare un unico grande impianto che decine di piccoli.
«Non sono del tutto d’accordo. A parte che secondo me le dimensioni ridotte sono garanzia della serietà di chi le costruisce, ma poi vorrei ricordare la miriade di camion che devono muoversi per portare rifiuti in un unico impianto, rispetto ai viaggi più brevi per singole opere localizzate sul territorio. E le assicuro che l’inquinamento prodotto dai camion a volte è di gran lunga maggiore di quello prodotto dagli inceneritori. Ah, già che ci sono, vorrei correggere un affermazione che ho letto su altri giornali non sul vostro».
Prego.
«Io non ho mai proposto di dare ulteriori contributi come certificati verdi a questi impianti, anzi noi chiediamo da sempre l’abolizione dei cip 6».

lunedì 1 giugno 2009

Prato. Rifiuti: ASM in numeri

Su un bilancio di circa 57 milioni di euro, le spese per lo smaltimento dei rifiuti ammontano a ben 16 milioni, mentre gli investimenti sono circa 3 milioni e mezzo di euro. L'obiettivo dovrebbe essere quello di invertire la tendenza, e puntare gli investimenti verso la riduzione dei costi di smaltimento, puntando sulla riduzione dei rifiuti in primis e sulla costruzione di una filiera del riciclo e del riutilizzo.
La volontà c'è? Ne dubitiamo fortemente e continuiamo a sperare che Asm passi in mani migliori e riduca la sua funzione di potentato economico di supporto al PD, per ridiventare un'azienda di servizio pubblico.
MV

da il Tirreno del 01/06/09
Bilancio Asm, numeri positivi

PRATO. L’assemblea dei soci di Asm, costituita da tutti i Comuni dell’area pratese, ha approvato il bilancio 2008. Positivo il risultato: fatturato, investimenti, ammortamenti e servizi registrano un incremento rispetto all’anno precedente.
L’azienda ha presentato ai soci i numeri relativi a tutta l’attività del 2008: non solo gestione dei rifiuti ma anche manutenzione del verde pubblico e della rete e della segnaletica stradale a Prato e a Montemurlo, servizi cimiteriali a Montemurlo. Il 2008 si è chiuso per ASM con 57.423.637 euro di ricavi, in aumento rispetto all’anno precedente quando i ricavi sono stati 55.486.139 euro. Il bilancio registra un utile netto di 137.337 euro. Per il Bilancio consolidato, la voce, che tiene conto anche della controllata Essegiemme (società che si occupa della gestione dei parcheggi e delle infrastrutture della mobilità) rileva 180.215 euro di utile, di cui 61.115 derivati proprio da Essegiemme.
Ecco i dettagli dei costi d’esercizio: per il personale ammontano a 12.227.581 euro con un’incidenza sul bilancio del 21 per cento; i costi di smaltimento ammontano a 15.909.640 euro e pesano sul bilancio per il 27,7 per cento; costi industriali 21.085.346 euro; costi per ammortamenti e finanziari 3.649.192 euro.
Nel 2008, Asm ha impegnato negli investimenti 3.471.254 euro. La cifra è stata destinata all’acquisto di nuove attrezzature per i servizi e all’incremento e allo sviluppo delle raccolte differenziate per le utenze domestiche (raccolta porta a porta con l’impiego di bidoncini) e non domestiche (raccolta integrale dei rifiuti con cassonetto personale).
Sul fronte del personale, di 301 è la media annuale di dipendenti nel 2008, in lieve aumento rispetto al 2007 (media 299) per effetto dell’incremento dei servizi di raccolta porta a porta.
Tra i principali risultati la raccolta differenziata è salita al 43,08 per cento contro il 38,9 per cento del 2007.
Un risultato ottenuto grazie allo sviluppo dei sistemi per le imprese e per le famiglie. Nel 2008 è stato esteso ad ulteriori 1.061 aziende il cassonetto personale.

domenica 26 aprile 2009

Vaiano. Porta a porta al 75%!

La differenziata porta a porta a Vaiano va a gonfie e vele! E allora via, facciamola partire in tutta la città di Prato (scusate se siamo ripetitivi). Intanto nessuno si occupa di riorganizzare la filiera del riciclo. Speriamo che non salti tutto il sistema.
mv
da il Tirreno del 26/04/09
Vaiano: raccolta porta a porta al 75%
Le raccomandazioni Asm per un conferimento corretto dei rifiuti


VAIANO. Con il servizio di raccolta porta a porta, la quota di differenziato a Vaiano è passata dal 27 al 75 per cento. Consistente l’aumento registrato con l’introduzione (in due diverse tranche, prima nel centro e poi, la scorsa estate, estensione a tutto il territorio) del servizio che prevede che ogni utenza esponga i rifiuti, divisi per tipologia, sulla base di un calendario predefinito. Intanto, da qualche giorno, sono state avviate verifiche sulla corretta esposizione dei rifiuti e in particolare sono state rilevate incongruenze relative all’indifferenziato che deve essere sempre e solo chiuso nel sacchetto che a sua volta deve essere inserito nel bidoncino e in questo modo messo fuori dalla porta di casa. E’ sbagliato esporre solo il sacchetto, e quando gli operatori di Asm si trovano davanti a questo tipo di conferimento non prelevano il rifiuto ma lasciano un adesivo per indicare che il ritiro non è stato effettuato in quanto la modalità di consegna non è corretta. E’ importante ricordare che il bidoncino deve essere sempre messo all’esterno anche quando contiene il sacchetto dell’indifferenziato.
Ieri, seppur giorno festivo, il servizio di raccolta porta a porta è stato regolarmente effettuato, mentre ci sarà una pausa il primo maggio e il turno sarà recuperato il giorno successivo.
Dalla metà del prossimo mese sarà distribuito a tutte le utenze di Vaiano il nuovo calendario per i prossimi mesi (quello consegnato lo scorso anno scade il 31 maggio). I cittadini troveranno informazioni sulla raccolta differenziata, sui risultati ottenuti fino ad ora, e naturalmente i giorni in cui si deve esporre questo o quel rifiuto. Nessuna modifica rispetto al quadro attuale. Restano gli stessi giorni di conferimento per tutte le frazioni: organico, vetro, plastica e lattine, carta e cartone, indifferenziato

domenica 12 aprile 2009

Rifiuti. Incombente disastro nella Toscana Infelix.

Gli articoli che seguono sono tratti dal Tirreno di ieri, Sabato 11 Aprile.
Parlano della grande crisi di domani. Quella causata dal malgoverno dei rifiuti in questa nazione (attualmente in mano al cavalier Trombetta e al suo baraccone di ignorantoni in doppio petto) e da quello infingardo e ipocrita del partito che comanda la nostra infelice Regione.
Come cerchiamo, molto umilmente, di spiegare sulle pagine di questo blog, si profila un terribile disastro, preparato per favorire la costruzione degli inceneritori già programmati, a Case Passerini e al Calice (PO). L'assessore Bramerini, che a quanto pare riscuote le simpatie anche dei Verdi, ha continuato l'inazione del suo predecessore Artusa, lasciando alle aziende municipalizzate (asm, publiambiente e quadrifoglio), la conduzione della politica dei rifiuti e ai loro interessi paraprivati. Il sistema di riciclo fa acqua da tutte le parti: raccolta, selezione e trasformazione. Non si investe, non si promuove, non si fa cultura. non si rinnovano i macchinari, non si sostiene la filiera e non si acquistano neppure i prodotti riciclati attraverso gli enti locali. Questa è la Regone del "un tanto al chilo". I cittadini non sanno niente dei rifiuti che producono: vedono la raccolta differenziata come un modo scomodo e misterioso di fare sparire la spazzatura, senza rendersi conto che quello che buttiamo è soggetto ad una complicata filiera di trasformazione. Non sanno collaborare perchè non conoscono i processi che seguono alla raccolta. Si pensa di cambiare le abitudini della gente distribuendo, molto tardivamente, dei bidoncini. Non vengono attivati processi di partecipazione popolare con assemblee e iniziative. Non vengono curate le campagne scolastiche, nè quelle nei posti di lavoro. Non si lavora per la riduzione a monte e sul rapporto con il settore produttivo che tanto pesa sulla quantità complessiva dei rifiuti.
La Toscana Infelix di Martini ha uno dei suoi massimi punti di forza in questa retrograda e imbelle politica dei rifiuti. Eppure la crisi economica potrebbe in questo caso essere una grande occasione di cambiamento..
Per MV
la zia Alma


La catena del riciclaggio è bloccata
Giù il mercato di carta e plastica: una montagna di rifiuti fermi La filiera si ferma sui piazzali della Revet di Pontedera, dove giacciono montagne di “balle” ANNA CECCHINI
Ore 8: ogni giovedì mattina le strade di San Pietro in Palazzi sono un cimitero di rifiuti. Nel quartiere a nord di Cecina la Rea Spa, l’azienda di igiene ambientale ha avviato da alcuni mesi la raccolta differenziata porta a porta. A quell’ora sacchi azzurri ricolmi di plastica, vetro e alluminio (in gergo, multimateriale) tappezzano i marciapiedi.
Ore 10: la zona è perfettamente linda; i netturbini hanno fermato il camion ogni dieci metri e ripulito le vie da tutti gli scarti.
Ore 12: i rifiuti sono arrivati alla discarica di Scapigliato (Rosignano), destinazione temporanea in attesa di essere riciclati.
Montagne di “balle”. Stessa ora, altro luogo. Pontedera, sede della Revet, l’azienda che si occupa di selezionare e suddividere i diversi rifiuti plastici da vetro e alluminio. Sui piazzali giacciono montagne di “balle” da riutilizzare. Cumuli di pacchettoni in plastica pressata ed etichettata (larghi un metro per 80 e lunghi 2) ammassati uno sull’altro.
La filiera si ferma. Ecco, è qui che la filiera del riciclo si ferma. Perché quella non è plastica qualunque: è quella che arriva dalle raccolte differenziate di tutta la Toscana. È destinata al riciclo per “tornare a nuova vita”, sotto forma di panchine, imbottiture per abiti e divani, filati tessili, flaconi di detersivi e bagnoschiuma e pozzetti per l’edilizia, e che invece trova sempre meno utilizzo.
Ogni parallelepipedo (300 chili di peso) contiene migliaia di bottiglie o flaconi di detersivi appositamente suddivisi per essere riciclati e poi immessi sul mercato. Ma non c’è mercato a sufficienza per i prodotti delle poche aziende che hanno fatto del riciclo il loro business.
Dove si accumula la plastica. Il capannone della Revet, che nel 2008 ha selezionato e suddiviso 102mila tonnellate tra plastica, vetro, alluminio e tetrapack provenienti da tutta la Toscana, è stracolmo di balle. Ce ne sono di tutti i generi; le balle del Pet, che poi sono le bottiglie di plastica per l’acqua minerale, e quelle dell’Hdpe, vale a dire i flaconi dei detersivi. E poi ancora balle, fatte di buste di plastica pressate o di cassette per la frutta. Sono talmente tante, soprattutto dopo il surplus di materiali arrivati in Revet l’estate scorsa, che l’azienda sta costruendo a fianco degli impianti di selezione una nuova area di stoccaggio con una tettoia ampia più di 7mila metri quadrati per sistemare temporaneamente i pacchettoni appena “strizzati”, in attesa che il Corepla, il consorzio nazionale per il recupero di rifiuti da imballaggi in plastica, gestisca i processi di acquisto.
Un mercato in crisi. «Non c’è sbocco finale dei materiali destinati al riciclo - spiega Alfredo De Girolamo, presidente Cispel Confservizi Toscana (associazione regionale delle imprese del servizio pubblico) - e quindi rimangono lì. La carta da riciclare nei mesi scorsi veniva pagata 70 euro alla tonnellata, adesso nessuno la vuole e così costa pochi centesimi. Negli ultimi tempi nelle piattaforme del Conai (il Consorzio nazionale per il recupero dei materiali da imballaggio) sono rimaste stoccate 120mila tonnellate di carta, eppure i costi per arrivare a quelle balle di carta ci sono stati, per la raccolta e la lavorazione».
Stop alle aste. Per la plastica non va meglio. Anzi. Basta dire che le aste on-line organizzate da Corepla per vendere interi lotti di balle, come quelle accumulate in Revet, alle aziende che trattano plastica da raccolta differenziata, vengono svolte sempre più di rado. «Prima le facevamo con cadenza mensile, mentre adesso ogni sei mesi - dice Gianluca Bertazzoli, responsabile ufficio stampa di Corepla - Il prezzo della plastica da destinare al riciclo è calato molto. Per esempio, nel 2008 una tonnellata di Pet (bottiglie di plastica) veniva pagata 300 euro, adesso siamo sui 60 euro». Per non parlare dei contributi che i produttori di imballaggi (in plastica, carta o alluminio) pongono sui materiali in uscita dalle loro aziende. Contributi ambientali che, sulla base di una convenzione, vengono versati al Conai. «Negli ultimi dieci anni, questi contributi ambientali sulla plastica erano di 72,3 euro a tonnellata - prosegue Bertazzoli - dal primo gennaio 2009 sono saliti a 105 euro e già è stabilito che da luglio arriveranno a 195 euro a tonnellata, almeno per tutto il 2009».
I motivi del crollo. Perché una flessione così consistente nel mercato del riciclo? «Perché c’è bisogno di materie da riciclare sempre più pulite e pregiate - spiega Leonardo Marchetti, fino a dicembre 2008 amministratore delegato Revet e per 4 anni presidente della Ferver (la Federazione europea del riciclo con sede a Bruxelles) - Il Corepla ha ristretto i capitolati di accettazione della qualità delle plastiche da destinare al riciclo, vale a dire che i contributi vengono dati soltanto alle aziende che riciclano plastica di qualità».
Impianti di selezione più moderni. Per far ripartire la filiera del riciclo una possibilità è quella di alimentarla con rifiuti plastici sempre più puliti. «In Toscana gli impianti sono fermi al 2003 - prosegue Marchetti - quando invece in Germania ci sono impianti che riescono a effettuare una selezione ottica del 40 per cento delle plastiche sporche che noi mandiamo in discarica perché è impossibile avviarle al riciclo». In alternativa si può pensare di tornare indietro, alla raccolta separata di ogni tipo di rifiuto che oggi viene inserito nella campana del multimateriale. «Di certo si avrebbero rifiuti più selezionati e meglio riciclabili - dice Marchetti - ma questa operazione peserebbe troppo in termini di costi per nuovi contenitori e aumento del personale destinato alla raccolta. Meglio ammodernare gli impianti».
I Comuni non comprano i prodotti riciclati. Un altro versante da rivedere è quello del post-riciclo. Perché alcune aziende che producono materiali da rifiuti, siano essi plastica o scarti organici, esistono. Soltanto che i loro prodotti li comprano in pochi, tantomeno gli enti pubblici che invece dovrebbero farlo per legge. «Esiste una normativa secondo cui il 30 per cento degli acquisti di Comuni, Province e Regioni devono essere verdi - sottolinea Ermete Realacci, ministro ombra Pd all’Ambiente e presidente onorario di Legambiente - ossia derivanti da riciclo, come ad esempio arredo urbano fatto di plastica riciclata o compost da rifiuti organici. Questo non avviene, ma è fondamentale che le amministrazioni, nel rispettare le normative, facciano ripartire il mercato». Tanto è vero che la Regione Toscana ha deciso di chiudere i contributi a quei Comuni che non rispetteranno la legge degli acquisti verdi.
«Tutti devono rispettare questa norma - spiega Erasmo D’Angelis, presidente della commissione rifiuti del Consiglio regionale toscano - e credo che avverrà, anche perché è stata adottata la decisione di negare i finanziamenti a quei Comuni che non acquistano almeno il 30 per cento di prodotti verdi. E poi bisogna pensare di allargare il mercato ad altri soggetti; come Regione faremo partire un progetto pilota in tre edifici scolastici toscani, che adotteranno banchi e sedie provenienti dalla filiera del riciclo».
Le contraddizioni del “porta a porta”. Nell’ultimo anno praticamente tutte le aziende di igiene ambientale della regione hanno avviato sperimentazioni di raccolta “porta a porta”. L’intento è quello di aumentare il quantitativo di rifiuti differenziati già all’origine, direttamente nelle case dei cittadini. In sè il servizio funziona correttamente. Eppure c’è chi dice che il “porta a porta” è soltanto un modo per raggiungere le percentuali di raccolta differenziata previste dalla legge (55 per cento nel 2010, 65 nel 2012), ma non per avere materiali effettivamente selezionati da destinare al riciclo. «L’Italia ha un’anomalia rispetto agli altri paesi europei. In materia di differenziata - continua Marchetti - da noi si conta la quantità dei materiali raccolti, mentre in Europa si considerano i quantitativi che effettivamente vanno al riciclo. E’ chiaro che il “porta a porta” è un modo per aumentare velocemente i volumi, ma è deteriore per la pulizia dei rifiuti. Perché in verità il 50 per cento dei rifiuti in ogni sacco prelevato con questo tipo di servizio non è assolutamente differenziato; dentro a un sacco del multimateriale trovano polli interi, abiti o pezzi di carta».
I controlli sui sacchi. Insomma, servono sistemi di verifica su quello che viene inserito dai cittadini nei sacchi per il “porta a porta”. «E’ una buona organizzazione - conclude Realacci - certo bisogna fare informazione ai cittadini su come si differenzia e poi le aziende devono fare controlli sui sacchi».



Anche la spazzatura ha il suo cimitero
Nemmeno i Comuni, che pure dovrebbero farlo per legge, comprano i prodotti riciclati
Con la crisi del mercato del riciclo il rischio è che le aree di stoccaggio provvisorio dei materiali da raccolte differenziate diventino una sorta di “cimitero dei rifiuti”. Discariche, per dirla breve.
«In genere queste aree possono tenere i materiali - dice Ermete Realacci, presidente onorario Legambiente - per un tempo abbastanza limitato. Per esempio la carta può restare in piattaforma al massimo un anno. Dopo non può essere più commercializzata. Bisogna prolungare la durata dele autorizzazioni perché altrimenti le piattaforme diventano discariche».
Dello stesso parere anche la Regione Toscana. «La plastica viene ritirata a prezzi stracciati - spiega Annarita Bramerini, assessore regionale all’ambiente - per la carta la flessione del commercio con la Cina fa stagnare il mercato, che non può essere alimentato dalle sole cartiere italiane. Il legno sembra sia abbandonato nelle piattaforme».
«Gli unici ritiri vengono effettuati per merito degli accordi tra l’Anci, l’associazione dei Comuni, e Rilegno, il consorzio che gestisce il recupero degli imballaggi in legno. Bisogna aumentare il numero di piattaforme dove stoccare tutti i tipi di rifiuto in attesa del riciclo».

Intanto si allunga la vita delle discariche
La Regione Toscana ripete da tempo che le discariche hanno vita breve, ma gli amministratori di Scapigliato (Rosignano) e Peccioli assicurano che rimarranno essenziali nella filiera del rifiuto. «Nel 2012 le discariche esauriranno i volumi fino ad oggi autorizzati - assicura Annarita Bramerini, assessore all’ambiente della Regione - bisogna puntare sugli impianti di termovalorizzazione e sull’incremento della differenziata».
Ma chi quelle discariche le gestisce, garantisce che non si arriverà alla completa dismissione. «Vanno incrementati la filiera del trattamento e il mercato del riciclo - dice Fabio Ghelardini, presidente di Rea, società che gestisce la discarica di Scapigliato - per inviare meno materiali in discarica, ma credo che anche quando questo nuovo sistema andrà a regime le discariche avranno comunque il loro peso, importante, per sistemare i residui dei trattamenti».
Anche Renzo Macelloni, presidente di Belvedere - la società che gestisce la discarica di Peccioli - spiega che «le discariche hanno una vita infinita, perché ogni forma di rifiuto ha una percentuale che non può essere riciclata e finisce in discarica. E poi sono sistemi flessibili, non divengono obsolete come gli impianti».

giovedì 19 marzo 2009

Rifiuti. Lega Ambiente tra inceneritore e porta a porta.

Lega Ambiente, come sempre ipermoderata, scopre l'esistenza della raccolta porta a porta, ma ritiene che almeno un inceneritore si debba fare. Peccato che anche davanti a candidati estremisti come Galli e Renzi, si pensi di poter entrare nel dibattito con questa soporifera tiritera da ecodem del PD.

MV



18/03/2009 da Green Report
Legambiente Firenze: Un solo inceneritore nella Piana e porta a porta in tutta la città

FIRENZE. Il circolo fiorentino di Legambiente lancia le sue proposte ai candidati alle prossime elezioni amministrative sulla gestione dei rifiuti.«Estensione della raccolta dei rifiuti ´porta a porta´ a tutta la città, un quartiere per volta, a partire dal Quartiere 4, per raggiungere gli obiettivi regionali del 65% di raccolta differenziata e del 15% di riduzione per il 2012 e quindi la verifica degli impianti già esistenti e del possibile azzeramento dell´inceneritore previsto nella Piana fiorentina».
E´ quanto affermano Angelo Cappelletti e Paolo Masserelli, rispettivamente presidente e responsabile rifiuti di Legambiente Firenze, proponendo un confronto pubblico sulla gestione dei rifiuti a tutti i candidati a sindaco di Palazzo Vecchio.
«Firenze sta già sperimentando il ´porta a porta´ nel borgo di Peretola e di Petriolo e la raccolta differenziata è passata dal 4 al 66% – proseguono Cappelletti e Masserelli - così come in altre città importanti come ad esempio Torino, dove in tre anni sono state già coinvolte 250 mila persone, e a Novara, dove è stato superato il 70% di raccolta differenziata dei rifiuti, con la differenza che a Firenze – fanno notare i due rappresentanti di Legambiente - per la raccolta differenziata siamo appena al 37,2%, invece del 45% previsto per il 2008, e rimane prioritario l’inceneritore nella Piana».
Legambiente Firenze sottolinea che «la Provincia di Firenze insiste nel voler costruire tre ‘termovalorizzatori´ a Greve, alla Rufina e nella Piana fiorentina, quando nell’anno 2012, se fosse raggiunto l’obbiettivo del 65% di raccolta differenziata e del 15% di riduzione, per la parte rimanente del 20%, potrebbe essere sufficiente costruirne uno soltanto per tutta l’area interprovinciale di Firenze-Prato-Pistoia. Infatti - continua Legambiente Firenze - con l’istituzione dell’ATO Centrale che comprende tutti i Comuni delle Province di Firenze, Prato e Pistoia, occorre programmare delle strategie comuni, compreso l’ubicazione degli impianti, e rifare un nuovo piano dei rifiuti inter-provinciale, azzerando quelli esistenti a partire da quello della Provincia di Firenze».
Per Legambiente Firenze altri interventi utili, potrebbero essere la raccolta domiciliare della frazione organica per mercati, ristoranti, case di cura, scuole, il contenimento della vendita di acqua minerale naturale in bottiglie e l’estensione dell’uso dell’acqua di rubinetto e la vendita all’interno dei supermercati di prodotti alla spina come detersivi, latte, vino e pasta.
«Si tratta di buone pratiche già in uso in altre città – concludono Angelo Cappelletti e Paolo Masserelli - e se adottate anche a Firenze, potrebbero davvero portarci a ridurre i rifiuti in modo significativo, così come ci chiede la Regione».