TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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lunedì 15 giugno 2009

Diritti civili. La Cina si avvicina?

Shanghai, in centinaia hanno partecipato al primo Gay Pride

Reuters


Centinaia di uomini e donne gay, alcuni con bandiere arcobaleno dipinte sul volto, hanno preso parte ieri alla prima manifestazione omosessuale di Shanghai.

Non c'è stata una parata, e la folla non era certo quella di eventi analoghi a Sydney o San Francisco, ma alcune persone trovano un atteggiamento più internazionale e aperto nella capitale finanziaria cinese che si prepara a ospitare l'Expo dell'anno prossimo aspira a diventare un centro finanziario globale.
"Non credo che la Cina ora sia molto conservatrice. Shanghai si sta sviluppando molto rapidamente e sta diventando sempre più internazionale", ha detto Amy Lin, 17enne di Taiwan che ha partecipato alla manifestazione di ieri, a cui però erano presenti soprattutto stranieri.
Tra gli eventi di ieri, danze tradizionali cinesi eseguite da drag queen.
"Abbiamo organizzato eventi in passato, eventi sociali per la comunità Lgbt (lesbo, gay, bisessuale, transgender), degustazioni di vino, letture, drag show. Ma è la prima volta che abbiamo fatto tutto questo in una settimana chiamandolo festival gay pride", ha spiegato Hannah Miller, del gruppo organizzativo.

lunedì 1 giugno 2009

Candidati. Emanuele Bresci.

Volevo informarvi che sono candidato con la lista “Sinistra e Libertà” per il Consiglio Comunale di Prato e per il Consiglio Comunale di Montemurlo.

Ho deciso di farlo perché ho ritenuto che fosse importante provare a portare in campagna elettorale e magari nelle istituzioni comunali tutta una serie di tematiche che spesso passano sotto silenzio.
Sto parlando della laicità dello stato e delle istituzioni, della parità dei diritti civili per tutti e tutte, apertamente compresi/e/* gay lesbiche bisessuali e trans , della lotta al pregiudizio, del superamento degli stereotipi di genere e di un vero antirazzismo.
Ritengo infatti che non ci sia sufficiente chiarezza su tutti questi temi nel nostro territorio, un territorio in cui nel tempo si sono combinati una pesante influenza clericale, l’imbarazzo di un ex-post PCI-PDS-DS schiacciato da un alienante “senso comune” e nuovi razzismi prodotti dalla paura e dalla crisi.
All’involuzione della società italiana penso si debba rispondere con parole d’ordine chiare, senza timidezze o tatticismi, affermando la necessità di pari diritti, doveri e opportunità per tutti-tutte-tutt* nel quadro di una necessaria laicità, unica garanzia per un effettivo incontro fra diverse culture, tradizioni e costumi, contro le pericolose sovrapposizioni fra fondamentalismi e razzismi.
Portare questa voce rappresenta il mio impegno e la mia specificità nell’ambito di Sinistra e Libertà.
Per questo, se condividi il mio progetto,
vota sulla scheda azzurra per il Consiglio Comunale a Prato o a Montemurlo:
“Sinistra e Libertà”
e scrivi accanto “Emanuele Bresci”.

Emanuele Bresci
Si impegna nella difesa dei diritti civili e sociali di tutti e di tutte, perché "pari opportunità" non restino parole vuote.
Difende la laicità delle istituzioni come valore fondante della vita civile moderna, unico modo per permettere la pacifica coesistenza delle differenze, da vivere come ricchezza senza la necessità di ricondurle ad una omogeneità triste e monocromatica .
Riconosce differenti forme di famiglia come realtà sociali di pari dignità e bisognose di pari sostegno.
Ritiene che le politiche sociali ed abitative in città non dovrebbero considerare quale loro obiettivo esclusivamente le famiglie tradizionali secondo l'interpretazione cattolica, ma tenere presente ogni forma di aggregazione e anche la realtà di persone singole. Intende a tal fine adoperarsi affinché venga istituito il registro delle unioni civili.
Afferma che la consapevolezza delle differenze di genere e di orientamento sessuale andrebbe manifestata chiaramente sia negli atti amministrativi che nelle iniziative di comunicazione con i cittadini e le cittadine.
Ritiene che le cooperative o aziende cui vengono affidati servizi comunali dovrebbero garantire la non discriminazione relativamente all'orientamento sessuale, all'origine, alla religione e a qualunque condizione personale.
Si impegna perché l’Amministrazione comunale, in questo momento di crisi, si adoperi a valorizzare tutte le risorse del territorio, si impegni nella formazione e attui anche al suo interno politiche contro la precarietà, riconoscendo nel senso di insicurezza generato dalla precarietà stessa una delle matrici della crisi.
Condivide le tematiche di rispetto per l’ambiente riconoscendo uno stretto legame fra chi vive in un luogo ed il luogo stesso. Si impegna a intensificare le politiche comunali di riciclaggio e tutela del territorio riconoscendovi un profondo valore culturale, sociale ed anche economico.
Auspica che il Comune organizzi, in collaborazione con le associazioni presenti sul territorio, campagne informative periodiche volte a combattere la discriminazione e il pregiudizio in base all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'origine, alla nazionalità, alla religione o a qualunque condizione personale.
Ha intenzione di adoperarsi perché l'Amministrazione realizzi campagne di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, con la distribuzione gratuita di profilattici e pubblicazioni informative in tutti i luoghi di aggregazione giovanile.
www.sinistraprato.it

venerdì 29 maggio 2009

Diritti. Rimossa dalla Carfagna la questione della parità Gay.

Sul sito del ministero sparito ogni riferimento alla lotta contro l'omofobia
Eliminata anche una commissione per i diritti delle persone GLBT



Pari opportunità, ma non per i gay

Carfagna cancella la pagina web

Il dicastero: "Era stata istituita dal precedente ministro, l'attuale non ha ritenuto di mantenerla" L'Arcigay: "E' evidente che manca la volontà politica di affrontare la questione"
di MARCO PASQUA

ROMA - Pari opportunità per tutti, ma non per i gay. Sembra essere questo il messaggio che arriva dalla nuova versione del sito del ministero delle Pari opportunità. Versione presentata ufficialmente al Forum P. A. lo scorso 14 maggio. Ma rispetto a quella precedente, manca ogni riferimento alla lotta all'omofobia. Vengono citate varie categorie di persone soggette a discriminazioni, dai disabili alle donne, passando per i bambini contesi. Nessun riferimento ai gay. Non solo: Mara Carfagna ha anche deciso di cancellare una commissione per i diritti e le pari opportunità delle persone GLBT, istituita dalla precedente ministra, Barbara Pollastrini. "Non è stata ritenuta prioritaria", fanno sapere dal ministero. Per Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, "La Carfagna dovrebbe dimettersi: il suo ministero non ha fatto nulla per le persone GLBT".
Quando al ministero era in carica la Pollastrini, era stata creata una pagina web in cui veniva riportato l'elenco dei gruppi vittime di discriminazione, per motivi religiosi, di disabilità, per la razza e, infine, per l'orientamento sessuale. "Stereotipi e pregiudizi nei confronti di omosessuali, transessuali e bisessuali - si leggeva, tra le altre cose, nella sezione dedicata - sono ancora radicati culturalmente, ma l'orientamento sessuale appare ancora oggi un fattore di discriminazione anche sul piano normativo".
Citando un rapporto europeo, veniva riferito che "le discriminazioni sull'orientamento sessuale sono diffuse, secondo il 73% degli italiani". Di quella pagina, oggi, si è persa ogni traccia e, anche utilizzando il motore di ricerca interno del sito, non si trovano riferimenti alla lotta all'omofobia.
Sparisce anche ogni documento relativo alla Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Istituita nel 2007 dalla Pollastrini, secondo un apposito decreto doveva rimanere in carica per tre anni. "La commissione - si spiegava nel documento istitutivo, oggi sparito dal sito - fornisce consulenza e supporto tecnico-scientifico nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender. La commissione elabora proposte di provvedimenti da adottare al fine di rimuovere suddette cause di discriminazione ed ogni effetto pregiudizievole ed elabora studi e ricerche in materia".
Secondo quanto riferisce l'ufficio stampa del ministero, "quella commissione era il risultato di un decreto di Gabinetto, e non era prevista da nessuna disposizione normativa. Si era riunita una volta sola, ed è decaduta insieme al governo Prodi. Il ministro Carfagna non ha ritenuto di mantenerla".
Tuttavia, nelle motivazioni che portarono alla sua creazione, da parte della Pollastrini, si partiva da alcune importanti risoluzioni e direttive europee in materia. Tra queste: la risoluzione sulla "Parificazione dei diritti di gay e lesbiche nella Comunità Europea" adottata dal Parlamento europeo nella seduta dell'8 febbraio 1994; la raccomandazione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa n. 1117 del 1989 sulla non discriminazione delle persone transessuali; infine, la risoluzione "Sulla parità di diritti per gli omosessuali nell'Unione Europea" adottata dal Parlamento europeo nella seduta 17 settembre 1998. Decisioni europee, il cui fine era chiaro: lotta contro l'omofobia e le discriminazioni dei gay.

Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, non si stupisce: "E' evidente che non c'è la volontà politica di affrontare la questione delle discriminazioni verso i gay e come associazione non ci meravigliamo di questo comportamento da parte della Carfagna. Il ministro non ha mai voluto affrontare con le associazioni l'argomento omofobia e non ha mai fatto nulla. Mentre con alcuni ministeri, come quello della Gioventù o della Salute, abbiamo rapporti istituzionalmente corretti, con la Carfagna non siamo mai riusciti ad interagire. Persino Stefania Prestigiacomo, quando fu ministro, ci chiamò, anche se poi concretamente non fece nulla. Per noi, un ministro delle Pari opportunità che non si occupa delle pari opportunità dei gay, si dovrebbe dimettere".
La replica del ministero: "La pagina relativa alla lotta alle discriminazioni era stata inserita nel 2007 dal precedente ministro, nell'ambito dell'anno europeo delle pari opportunità, e rimossa a inizio 2008". Pochi mesi fa, in realtà, era presenta un link tramite il quale era ancora raggiungibile. Quanto all'assenza di ogni riferimento alla lotta all'omofobia, il ministero conferma e dice: "Se ne sta occupando il Parlamento, nella persona del deputato del Pd, Anna Paola Concia, anche per conto del Pdl".
Chiamata in causa Concia commenta: "Dal momento che il Parlamento da circa un anno sta lavorando a una legge contro l'omofobia è inspiegabile che il ministro Carfagna abbia cancellato dal sito del ministero ogni riferimento alla lotta contro le discriminazioni omosessuali".
Più dure altre reazioni. Musacchio (Sinistra e libertà) dice: "La Carfagna si allontana dall'Europa". Imma Battaglia, presidente di DìGayProject, chiede le dimissioni del ministro. Il Pdci la definisce "un passacarte di una destra illiberale". L'europarlamentare Pia Locatelli, capodelegazione Ps a Strasburgo attacca: "La Carfagna dovrebbe dimettersi perché è chiaramente insensibile al problema della discriminazione".

(27 maggio 2009 repubblica.it)

martedì 26 maggio 2009

Diritti. Un divorzio più breve

DIVORZIO BREVE ANCHE IN ITALIA

Sono passati oltre trentasei anni dalla legge che introdusse il divorzio in Italia e venti dalla modifica che abbreviò da cinque a tre anni il tempo intercorrente dalla separazione dei coniugi alla cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Da allora, come è chiaro a tutti, lo scenario sociale, culturale ed antropologico del nostro Paese è profondamente mutato; si è compreso che il decorso del termine triennale, piuttosto che rinsaldare la comunione di vita dei coniugi, ormai discioltasi, rischia invece di prolungare ed aggravare ulteriormente i già tesi rapporti personali tra marito e moglie, oltre a rappresentare un evidente trauma per i loro eventuali figli. In Europa altri Paesi hanno già affrontato il problema con l’obiettivo di facilitare le procedure burocratiche, incentivare le separazioni consensuali e ridurre i litigi in tribunale garantendo anche, in tal modo, il benessere dei figli. In Spagna il divorzio si può ottenere in pochi mesi, in Germania se i coniugi vivono separati da un anno, ma anche altre legislazioni hanno una disciplina che rende meno traumatico e difficile il percorso per ottenere lo scioglimento del vincolo coniugale.
Nel nostro Paese siamo in forte ritardo, senza contare che spesso, soprattutto a causa della lentezza della giustizia civile, i tempi di attesa per ottenere il divorzio superano di gran lunga i tre anni previsti. Ma non per tutti: un regolamento europeo consente ad una coppia dell'Unione di divorziare in un qualsiasi Paese comunitario purché si viva, si lavori o si possegga una residenza, anche secondaria, sul suo territorio.
Questa norma consente alle coppie che possono permetterselo una sorta di divorzio di classe, o almeno di censo. Recenti dati Istat confermano inoltre un’evoluzione del nostro Paese reale non riconosciuta e assecondata da un adeguamento normativo: si rilevano oltre 500.000 unioni di fatto, e in questo mezzo milione di “pubblici concubini” sono presenti anche molti che da anni aspettano un divorzio e che dalla loro situazione irregolare vedono deteriorarsi e complicarsi i rapporti umani e psicologici. Per fronteggiare i costi individuali ed anche sociali delle separazioni non serve dunque reprimere il fenomeno, ma agevolare forme nuove di ricomposizioni e di unioni tra le persone, allineandosi su questo terreno agli standard degli altri paesi europei.
Per questi motivi, dopo trentasei anni, consideriamo urgente e necessario avviare una nuova, forte battaglia civile, questa volta per il divorzio breve. E’ una battaglia che investe, o investirà, la responsabilità e il lavoro dei parlamentari ma che richiede primariamente, come risorsa necessaria, l’impegno attivo di tutti coloro che ritengono intollerabile che si neghi a qualcuno la possibilità, anzi il diritto, di determinare liberamente le proprie scelte di vita.

http://www.divorziobreve.net/

venerdì 22 maggio 2009

Scuola. Di polizia.

IL CASO. La preside aveva messo all'indice alcuni studenti stranieri
Il Pd: rischi di denuncia dei futuri studenti maggiorenni è vicino anche senza riforma
Clandestini segnati sulla lavagna
in Parlamento il caso di Genova
di MASSIMO CALANDRI

GENOVA - Finisce in Parlamento il caso degli studenti di origine straniera segnalati sulla lavagna dalla preside perché in odore di "clandestinità". La senatrice Roberta Pinotti e la deputata Sabina Rossa hanno presentato un'interrogazione chiedendo al ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini "precise spiegazioni e un intervento immediato". E stamani, dopo le rivelazioni di Repubblica, scatta in tre istituti genovesi l'ispezione ordinata dal provveditore agli studi del capoluogo ligure, Sara Pagano. Che spiega: "Sicuramente quella preside ha sbagliato. Non credo ci fosse discriminazione razziale, nel suo gesto. Voleva fare chiarezza sulla posizione di alcuni ragazzi che stanno diventando maggiorenni e che senza permesso di soggiorno rischiavano di non poter essere ammessi all'esame di maturità. Ma ha violato la privacy degli studenti".
Al di là del censurabile episodio, l'attenzione si concentra sul disegno di legge in materia di sicurezza e sul diritto-dovere delle istituzioni scolastiche di segnalare presunte situazioni di irregolarità di alunni stranieri o dei loro genitori. "Avevamo denunciato - dice Roberta Pinotti - che il disegno di legge, mantenendo il reato di immigrazione clandestina, avrebbe implicato la possibilità di denuncia da parte di presidi, insegnanti e medici. Purtroppo la possibilità sembra concretizzarsi ancora prima che il provvedimento diventi legge". Il pericolo è che gli studenti immigrati quasi maggiorenni scelgano di abbandonare la scuola. Decine di loro a Genova lo hanno già fatto, consapevoli che il percorso scolastico non verrà loro riconosciuto. "Qualcuno pensa davvero che spingere i ragazzi fuori dalla scuola sia un modo per aumentare la sicurezza dei cittadini italiani o di governare il fenomeno dell'immigrazione?", si chiede la Pinotti. Citando la recente denuncia del presidente Napolitano sulla retorica pubblica che incorpora accenti di intolleranza o xenofobia. "E' evidente che questo è il clima che la maggioranza e il governo stanno creando in questo Paese. Per questo chiediamo al ministro Gelmini di sapere cosa sta succedendo nelle scuole italiane e se sono state emanate disposizioni sugli studenti immigrati o di origine straniera. Vogliamo che queste pratiche siano immediatamente interrotte".

Anche secondo l'assessore regionale all'immigrazione, Enrico Vesco, "è evidente come questi siano i risultati delle pesantissime scelte politiche del governo in materia di immigrazione. Scelte talmente discriminatorie da indurre l'adozione di comportamenti inaccettabili in un mondo come quello scolastico, che in Liguria si è sempre distinto per grande sensibilità e impegno nell'integrazione dei minori stranieri". Un nuovo caso è stato raccontato ieri da Elisabeth, diciottenne di origine cilena che è riuscita in extremis ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi di salute. Frequenterà così l'ultimo anno dell'istituto alberghiero Bergese. "Ma dopo la mia storia, la responsabile del corso ha preteso che i miei sette compagni di classe stranieri dimostrassero di poter ottenere il permesso, una volta maggiorenni".

(20 maggio 2009 Repubblica.it)

domenica 17 maggio 2009

Diritti. Manganelli russi sui gay.

Tafferugli e arresti all'appuntamento organizzato in occasione di Eurovision
Tra i fermati il leader della protesta: "L'omofobia è una vergogna per la Russia"
Mosca, manganelli contro il Gay pride
Ammanettati venti manifestanti

MOSCA - Tensioni tra polizia e dimostranti del Gay pride a Mosca nel giorno della festa canora Eurovision che oggi terrà la sua finale nell'arena olimpica della capitale. La polizia ha arrestato stamane almeno 20 attivisti poco prima dell'avvio della manifestazione costata oltre 42 milioni di dollari.
Le organizzazioni degli omosessuali russi hanno deciso di tenere la loro parata nonostante il divieto del sindaco Jurij Luzhkov. La polizia è in stato di allerta da ieri con migliaia di uomini dei reparti speciali pronti a intervenire in tutta la città. In Russia fino al 1993 l'omosessualità era considerata un crimine e solo nel 1999 ha smesso di essere classificata come una malattia mentale.
Proprio per la visibilità di Eurovision, che fa impazzire i russi come soltanto il festival di Sanremo in Italia, gli omosessuali hanno deciso di scegliere il 16 maggio per la loro manifestazione. All'appuntamento non autorizzato vicino a un ateneo nella parte sudoccidentale di Mosca, i manifestanti gridavano "L'omofobia è una vergogna per la Russia!" e "Diritti uguali per tutti". Una ventina sono stati ammanettati poco dopo, mentre cercavano di parlare con i giornalisti. Fra i fermati c'è anche Nikolai Alekseev, fondatore del sito gayrussia.Ru e principale organizzatore della manifestazione.
Le prime avvisaglie di disordini si erano avute giovedì, quando diversi manifestanti si sono messi a lanciare uova contro i concorrenti di Eurovision 2009, giunti allo stadio Olympiisky per le prove. "Il 7% dei russi è gay" ha sottolineato Alekseev, eppure "negli ultimi 4 anni abbiamo cercato in tutti i modi di ottenere il permesso di sfilare, e non ci è mai stato concesso dalle autorità". E ancora una volta, nel 2009, è venuto un niet secco dal sindaco Yurij Luzhkov.
Da qui l'idea di salire in qualche modo sul carro della 54esima edizione dell'Eurovision, organizzata dalla Russia. Oltretutto all'inizio della settimana una coppia di lesbiche, Irina Fedotova e Irina Shapitko, aveva chiesto per provocazione di ufficializzare il loro legame a uno dei municipi più omofobici in Europa, Mosca appunto. Ma la risposta è stata secca: "Non possiamo accettare la loro richiesta" poiché non "conforme al principio della volontaria unione tra un uomo e una donna".

(16 maggio 2009 la Repubblica.it))

lunedì 4 maggio 2009

Firenze. Pericolo per le minoranze sessuali.

Una Firenze che non conoscevamo. Non è solo cronaca nera, è la cronaca di una crisi delle coscienze.
mv


Trans aggrediti alle Cascine Auto distrutta con le spranghe Presi di mira da un gruppo di ragazzi italiani tra i 17 e i 25 anni, che, armati di spranghe di ferro, hanno distrutto le loro auto.
La denuncia del presidente dell'Arcigay Firenze

FIRENZE - Li hanno accerchiati mentre stavano chiacchierando da una macchina all'altra e poi le spranghe di ferro si sono abbattute sulle loro auto. Così, la notte tra il 2 e il 3 maggio si è trasformata, per due transessuali, in veri e propri momenti di paura. «Al parco delle Cascine di Firenze, due ragazze transessuali sono state aggredite da un gruppo di ragazzi italiani tra i 17 e i 25 anni, che, armati di spranghe di ferro, hanno distrutto le loro auto». L’aggressione sarebbe avvenuta intorno alle 4.30. A denunciarlo, Francesco Piomboni, presidente Arcigay Firenze «Il Giglio Rosa. «Si tratta di un episodio che ci inorridisce - commenta Piomboni - proprio a pochi giorni dalla celebrazione, anche a Firenze, della Giornata Mondiale Contro l’Omofobia e la Transfobia (17 maggio). Esprimiamo la nostra solidarietà alle due ragazze oggetto della vile aggressione, e ci auguriamo che le autorità competenti non lascino, come purtroppo è già accaduto in più parti d’Italia, impuniti gli aggressori».
GRUPPO FORMATO DA UNA DECINA DI PERSONE - Il gruppo di aggressori dei due transessuali, nel parco delle Cascine, sarebbe stato composto da 10-12 persone. I transessuali hanno parlato di 5 o 6 motorini, ciascuno dei quali con a bordo due persone, che erano passati accanto alle auto prima dell’aggressione. I due aggrediti erano a bordo di una Ford Focus e di una Mercedes classe A e, con i finestrini abbassati, stavano chiacchierando. Quando il gruppo di giovani ha assaltato le auto non avrebbero rivolto nessuna frase omofobica agli occupanti. Che, anche nella denuncia presentata ai carabinieri, non parlano di espressioni oltraggiose nei loro confronti. I due giovani denunciati sostengono comunque di essere del tutto estranei all’aggressione, anche se le vittime li avrebbero riconosciuti.
LA CONDANNA DEL MONDO POLITICO - Il mondo politico condanna con voce unanime l’aggressione. «Questo gesto non è degno di una città come Firenze e va condannato con fermezza. I responsabili devono essere puniti», ha commentato Matteo Renzi, candidato sindaco del centrosinistra. Vicinanza e solidarietà sono state espresse ai due transessuali anche da un altro candidato sindaco, Valdo Spini, della lista «Spini per Firenze»: «Concordo con le associazioni che si battono in difesa di omosessuali e transessuali sulla necessità di una legge nazionale che li tuteli dalle discriminazioni e mi impegno, se sarò eletto sindaco, a sviluppare ogni possibile politica in difesa dei loro diritti». Tra i candidati alla carica di sindaco di Firenze è intervenuta anche Ornella De Zordo per Unaltracittà: «Siamo vicine alle due ragazze. In tema di sicurezza si fa sempre più urgente riconoscere come aggravanti i reati contro le persone omosessuali e transessuali». La senatrice Vittoria Franco, responsabile Pari opportunità del Pd, ha espresso disagio per l’accaduto: «In una città accogliente e tollerante come Firenze questa aggressione è un gesto che fa male». L’ex parlamentare Vladimir Luxuria, commentando l’episodio, chiede che il ministro Carfagna «avvii un iter legislativo sulla discriminazione omo/transfoba da integrare alla legge Mancino del 1993». «Massima solidarietà alle due vittime dell’orribile gesto». La esprime anche il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione che «chiede di perseguire con la massima severità gli autori di tale vile e barbara azione».
«EPISODIO GRAVISSIMO» - Per Matteo Pegoraro, dell’associazione Everyone, impegnata nella lotta per i diritti umani e candidato al Consiglio comunale per «Sinistra per Firenze», «si tratta di un episodio gravissimo, soprattutto perchè avvenuto in Toscana dove esiste una legge che incentiva l’inserimento socio-lavorativo di persone transessuali nel territorio regionale, e in una Firenze che appena due anni fa ha ospitato una straordinaria fiaccolata contro le vittime della violenza omofobica e transfobica».

04 maggio 2009
Corriere.it

venerdì 17 aprile 2009

Diritti civili. Testamento biologico: liberi di decidere,

Liberi di decidere- asssociazione no-profit

Sabato 18 Aprile in Piazza Santo Spirito a Firenze gazebo per raccolta dei testamenti biologici alla presenza del notaio
Sabato 18 Aprile torna in piazza il gazebo dell'Associazione, dopo l'esperienza di sabato 11 Aprile in piazza della Repubblica, in cui sono stati raccolti in totale quasi 2.500 testamenti biologici nella versione "notaio" e più di 5.000 persone hanno ritirato il modulo "fai da te".
Questa volta saremo di nuovo in centro a Firenze, in piazza Santo Spirito, dalle ore 10.00 alle ore 19.00, con presenza del notaio dalle ore 15.00 alle ore 19.00.Invitiamo tutti i cittadini a recarsi presso il gazebo, oltre che per sottoscrivere il testamento biologico, anche per aderire all'associazione e contribuire con una cifra simbolica alla sua attività di sostegno a questa battaglia democratica per la difesa di un diritto, garantito anche dalla Costituzione, in difesa della scelta autonoma verso i trattamenti a cui essere sottoposti nel fine vita.
Presso il gazebo sarà possibile avere informazioni anche sulla procedura per la sottoscrizione della Carta "fai da te", acquistare la t-shirt con il logo dell'associazione e diffondere anche visivamente questo messaggio di libertà.
Prossimi appuntamenti in Piazza Ciompi a Firenze il 2 maggio e il 9 maggio 2009.

giovedì 16 aprile 2009

Diritti. Petizione per il testamento biologico

COMUNICATO STAMPA

Sabato 18 e domenica 19 aprile,
a Prato in Piazza del Comune,
dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20
l'associazione Liber@Mente Prato


ha organizzato un tavolo di raccolta firme sulla petizione dell'Associazione Luca Coscioni "Con Welby e Englaro, liberi di scegliere: Petizione al Parlamento per il Testamento biologico e l'Eutanasia".
Gli organizzatori chiedono che nelle scelte relative alla fine della vita sia rispettato il diritto all'autodeterminazione di ciascun individuo; chiedono il riconoscimento legale del testamento biologico attraverso il quale le scelte individuali siano obbligatoriamente rispettate e che includa la possibilita' di rinunciare alla nutrizione e idratazione artificiale; chiedono altresi' che siano discusse le proposte di legge per la legalizzazione o depenalizzazione dell'eutanasia.
Al tavolo verranno distribuiti i moduli per la compilazione del testamento biologico predisposto dall'associazione Coscioni.

Prato 15 aprile 2009
Associazione Radicale "Liber@Mente Prato"http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://liberamenteprato.blogspot.com/



mercoledì 20 febbraio 2008

Europa contro la schiavitù

Dal 1 febbraio è entrata in vigore la Convenzione del Consiglio d'Europa contro la tratta degli esseri umani (aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa, degli Stati che hanno partecipato alla sua elaborazione e della Comunità europea, il 16 maggio 2005 a Varsavia). La Convenzione rappresenta una tappa fondamentale in merito agli impegni adottati dall'Europa insieme al commercio di armi e di droga. Ogni anno, secondo le cifre rese note dallo stesso Consiglio d'Europa , oltre 600.000 persone sono vendute in Europa e diventano vittime di criminali internazionali. Di queste, oltre l'80% è costituito da ragazze e donne, quasi sempre (per il 70 %) forzate ad una schiavitù a sfondo sessuale; altre vittime sono vendute per scopi diversi (lavori forzati, adozioni illegali e trapianto di organi). L'obiettivo della Convenzione è di prevenire e contrastare la tratta degli esseri umani in tutte le sue forme, a livello nazionale e internazionale, sia essa legata o no alla criminalità organizzata.

Un primo principio fondamentale delineato con precisione dalla nuova Convenzione è che la protezione e la promozione dei diritti delle vittime deve essere assicurata senza alcuna discriminazione di sesso, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche, origine nazionale o sociale, o appartenenza ad una minoranza nazionale.

M.V.

venerdì 18 gennaio 2008

Laici devoti...e opportunisti

A qualcuno può essere sfuggito che mentre tutta Italia parla (o blatera) della rinuncia di Papa Ratzinger a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università la Sapienza e dell’opposizione di un folto gruppo di docenti e di studenti, inorriditi da questa singolare ingerenza, il Vescovo di Prato, monsignor Simoni, si è recato in Provincia per incontrare consiglieri e assessori in un incontro definito non formale.
Oggetto della riunione "la laicità".
Per tre ore intense e appassionate i politici presenti hanno discusso del rapporto fra Chiesa e società, convenendo sulla necessità di "dare a Cesare quel che è di Cesare" e contemporaneamente di farsi dire dal Vescovo quali sono i problemi prioritari della città.
Il Vescovo non ha mancato di dare i suoi indirizzi, rassicurando tutti che la libertà ce la concede Dio stesso e ciò vale anche in politica.
Essendo la Chiesa rappresentante di Dio fra gli uomini, se ne deduce che sia Essa a dispensarci la libertà di sceglierci le opinioni.
Ma molto al di sopra del coro è svettata una voce della sinistra, quella di Michele Mezzacappa, che ha sentenziato che "il laicismo radicale è dannoso per l’uomo e per la società".
Questa affermazione ci obbliga a replicare o almeno a chiedere chiarimenti al leader di Sinistra Democratica, essendo in gioco una comune appartenenza alla Sinistra Arcobaleno che ha fra i suoi contenuti fondanti quelli della laicità, non solo della politica ma di tutti gli aspetti del vivere sociale.
Cosa Mezzacappa intenda per laicismo radicale ce lo dovrebbe proprio spiegare. E’ radicale esprimere la propria posizione contraria a che il capo di una Chiesa vada ad inaugurare l’anno accademico di una importante università della capitale?
Cos’altro è radicale, chiedere l’abolizione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole in orario curricolare?
Chiedere che non si affiggano immagini sacre nei luoghi pubblici?
Chiedere che le religioni non facciano ingerenza sulle leggi che garantiscono i diritti dell’individuo a gestire il proprio corpo, la propria salute, la procreazione e la morte?
In attesa che Michele Mezzacappa ci faccia sapere qualcosa di più preciso, vorremmo richiamare la Sinistra Arcobaleno ad una presa di posizione più netta sulla questione e a vigilare affinché la tradizionale doppiezza politica del vecchio PCI, poi DS, sui temi della laicità, non venga trasferita in questa nostra neonata e delicata aggregazione.
Per noi Verdi lo stato laico è una questione ecologica di primo piano.
E’ lotta all’inquinamento delle idee e della società.
E’ affermazione della centralità della spiritualità e della libertà nel nostro modo di fare politica.
Gli opportunismi ipocriti dei laici devoti sono al servizio di una Chiesa delle gerarchie, che usa il vittimismo come un’arma per affermare il suo potere nella società.
Mai sono al servizio della Chiesa di base e delle comunità.

Fra’ Dolcino