TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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mercoledì 27 febbraio 2008

Prato non è il Bronx!

E' stata pubblicata sul Tirreno di oggi una lettera che affronta le recenti uscite "di cronaca" sul centro storico. Concordiamo con molto di quanto scritto nella lettera dal sig. Calamai, che cerca di ricondurre ad una giusta misura l'analisi della situazione pratese, descritta negli ultimi giorni come una specie di enorme Bronx in preda a bande di delinquenti.
Ci sono stati, è vero, dei segnali che non possono essere ignorati, ma come al solito si preferisce le tinte forti alle analisi attente, la cultura della "emergenza" e dell'allarme al pacato confronto e al ragionamento.
In questo modo, si aprono solo le strade a quegli "imprenditori della paura" che puntano sempre a soluzioni "straordinarie" (dal vigilantes ai coprifuoco), all'individuazione di un "nemico" (normalmente identificato con l'immigrato, anche quando i protagonisti dei fatti di cronaca non lo sono).
Noi, da tempo, abbiamo indicato che prima di tutto, ed insieme alle necessarie - ma residuali - azioni di contrasto, è fondamentale puntare sull'educazione alla cittadinanza, altrimenti ogni provvedimento, alla lunga, risulterà inutile: facciamo nostre, quindi, le parole del sig. Calamai, "Cominciamo a far rispettare le regole, a promuovere una campagna per il rispetto e l’educazione".
E' un compito non facile, ma dobbiamo pur iniziare!

Municipio Verde

da Il Tirreno del 27/02/08

Da qualche giorno è uscita sulle cronache, come per magia, una ragazzina che, presa da insolito senso civico, ma nell’anonimato, ha cominciato a parlare denunciando un degrado e una situazione del centro che sinceramente, a coloro che il centro non lo vivono, potrebbe far immaginare la città come un ricettacolo di piccoli teppisti pronti a tutto e dice: «Ormai la sera io e i miei amici evitiamo di passeggiare in centro. Cerchiamo di infilare in un pub al più presto possibile, così da non rimanere coinvolti in risse o litigi. Cerchiamo di non farci notare e passiamo la serata dentro il locale, però è triste». Onestamente, vi sembra questa la fotografia del centro di Prato? Vi sembra che in centro vi sia tutti i giorni questo pericolo di una guerra fra bande e vandali? Di pericolo per l’incolumità dei cittadini e di stato da coprifuoco? Del resto anche la ragazzina continua: «...perchè per fortuna non è successo mai nulla». Ma allora? Via non scherziamo e non facciamo una tempesta in un bicchier d’acqua. E’vero che molti ragazzi in questi ultimi tempi sono particolarmente maleducati, ma la responsabilità è da ricercarsi nell’assoluta inadeguatezza della scuola, degli insegnanti e anche, in modo particolare, dei genitori, che spesso se ne fregano dei figli e gli lasciano al proprio destino con la scusa che “sono grandi”, senza curarsi di dove vadano e cosa facciano fuori da casa.
Se in città vi sono alcune manifestazioni di eccessiva esuberanza e maleducazione, non è questa però una buona scusa per fare di tutta l’erba un fascio e descrivere il centro della città come fosse un ricettacolo di piccoli delinquenti; la stragrande maggioranza dei giovani, lavorano, studiano e rispettano le regole. E dovrebbero essere questi a fare notizia, non piccoli gruppi di incoscienti inconsapevoli. Da sempre il saper trasmettere valori, l’insegnamento, l’esempio ed il rispetto delle regole è il toccasana per indurre i giovani a comportamenti più civili e responsabili. Siamo certi che gli adulti riescano sempre a dare il buon esempio? Come si può pretendere che i giovani si abituino ad essere rispettosi quando gli adulti, forse anche i loro genitori, sono i primi a comportarsi in modo incivile e molti insegnanti non pronti ad affrontare la difficile missione di “educare”? Le vedete le macchine, una sull’altra in Piazza delle Carceri, in altre piazze, o parcheggiate in doppia fila senza rispetto per la gente e per il decoro della città? Ci consoliamo annunciando nuove telecamere e controlli video in tutte le piazze, siamo diventati una delle città più controllate d’Italia. Ma ci sarà poi dall’altro capo del filo qualcuno che controlla davvero? Non sarebbe meglio instaurare un rapporto personale con la città? Vedete qualcuno, vigili urbani o forze dell’ordine che fanno notare tutto questo, dialogando con i cittadini? Non è forse sempre stato detto che è meglio la prevenzione piuttosto che la punizione del reato? Allora, comincino, coloro che sono abilitati, a far notare ai cittadini gli errori, in modo civile e cerchino collaborazione.
Cominciamo a far rispettare le regole, a promuovere una campagna per il rispetto e l’educazione, a cominciare dalle scuole e vedrete che col tempo, anche il rapporto dei giovani con la città e i loro simili cambierà.

Giancarlo Calamai

lunedì 25 febbraio 2008

mercoledì 20 febbraio 2008

LA VERITA' SU GENOVA

Le verità di Genova 2001
Pubblico dibattito
Lunedi 25 Febbraio alle ore 18,00,
presso la Sala Consiliare (g.c.)
della Circoscrizione Centro
Via dell’Accademia 34/40 (Prato)

il Gruppo Nonviolento di Prato
ti invita a partecipare ad un dibattito con

Lorenzo Guadagnucci,
(giornalista. scrittore, tra i fondatori del Comitato Verità e Giustizia per Genova, e autore del libro "Noi della Diaz")

Tra gli altri saranno presenti con un loro intervento:

Fausto Bagattini, Assessore del Comune di Montemurlo,
Emiliano Citarella, Partito Democratico,
Giovanni Lenzi, Venti di Terra,
Michele Mezzacappa, Consigliere Provinciale SD,
Ettore Nespoli, Presidenza ARCI di Prato.

Gruppo Nonviolento Pratese

Chi è senza peccato...

I quotidiani di questi giorni riportavano, con grande risalto, il contenuto della lettera-denuncia inviata da monsignor Stancari - parroco della basilica di Santa Maria delle Carceri - alle autorità cittadine.
Una denuncia accorata, che giustamente pone l'attenzione sulla maleducazione e l'inciviltà (non possiamo chiamarla altrimenti) di tanti giovani pratesi, e che in questo ci sentiamo sinceramente di condividere.
Altrettanto sinceramente, non possiamo esimerci dal chiosare alcuni passaggi di mons. Stancari In particolare, ci permettiamo di far osservare quanto sia discutibile lamentarsi dello "zelo eccessivo" della polizia municipale nel multare le auto dei "fedeli" lasciate in divieto di sosta in orario di messa. Forse il monsignore farebbe meglio a riprendere, e severamente, questi presunti "fedeli" piuttosto che le autorità cittadine, e di farlo direttamente dal pulpito domenicale, invitandoli ad essere i primi a rispettare le leggi.
Forse, prossimamente, farebbe bene a rileggere ai suoi parrochiani, tanto ligi alla funzione e tanto concentrati nella preghiera, i passi di Giovanni (08,07) - " E siccome insistevano nell' interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»." - e di Matteo (07, 03-05) - "Perché osservi la pagliuzza nell' occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell' occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall' occhio del tuo fratello."
Lezioni evangeliche che, ahinoi, poveri atei e materialisti incalliti, forse non ce la sentiamo di seguire, ma che ogni buon cattolico - o che si definisca tale - dovrebbe sempre tener presenti!

Crizia
per Municipio Verde


da La Nazione del 20/02/08

NON SOLO risse e botte tra ragazzine, i minorenni terribili del centro di Prato sono sempre più alla ribalta. Purtroppo. L’allarme arriva da una voce autorevole che già più di una volta ha lanciato, si può dire con certezza, invano, appelli, moniti, richieste d’aiuto. Monsignor Carlo Stancari ha scritto alle autorità e ai dirigenti scolastici per esprimere tutta la sua amarezza per il degrado che circonda Santa Maria delle Carceri, basilica amata della città.
La prima risposta arriva dal Comune con l’assessore alla sicurezza Aldo Milone. Per lui si è aperto un altro fronte: ma se a Chinatown tenta di mettere in pratica la tolleranza zero continua, in centro storico, di fronte alle bande di ragazzini, che infastidiscono e fanno un po’ come vogliono alla faccia del rispetto delle istituzioni e dei simboli della città, annuncia che metterà in campo blitz dei vigili del distretto Centro per scoraggiare atteggiamenti non rispettosi.
«Intensifichiamo i controlli durante le funzioni religiose del tardo pomeriggio e della domenica - dice - ma certo non possiamo usare il pugno di ferro nei confronti dei ragazzini altrimenti otterremo solamente l’effetto contrario».
Il problema «semmai è un altro - continua Milone - sono i genitori che se ne fregano di come si comportano i loro ragazzi. Ecco dovremo trovare il modo per sanzionarli». Quale non si sa, ma il messaggio è inviato. Il Comune è pronto a fare la sua parte anche se chiede (come si legge a fianco) che anche chi va in chiesa faccia qualcosa di rispettoso per l’area del Castello (vedi evitare la sosta selvaggia).
E su questo punto c’è «attrito» con monsignor Stancari che nella lettera ha scritto: «Ho visto, e ripetutamente lo zelo di vigili urbani a dare multe a fedeli che hanno lasciato la macchina in orario della messa davanti al Castello dell’Imperatore; non li ho rivisti con altrettano zelo quando si tratta di macchine parcheggiate nello stesso luogo durante gli spettacoli dei vicini teatri pubblici, nè tanto meno ho visto forze dell’ordine a richiamare al rispetto dell’ambiente e delle cose quanti, minori o adulti, aiutano al degrado e alla invivibilità del nostro centro storico».
Insomma nel problema degrado della maleducazione dei giovani si innesca anche questa polemica tra Stancari e la polizia municipale. Il responsabile della basilica è amareggiato e arrabbiato al tempo stesso visto che il tempo passa e niente cambia tanto da scrivere nella lettera: «Siamo cittadini di serie b? E’ lecito sperare in un risveglio di responsabilità educativa comunitaria? Dobbiamo tornare alla difesa individuale? Dobbiamo arrangiarci per conto nostro vista la latitanza delle istituzioni?».
Il sacerdote è stanco: «Non se ne può più». Anche perché quando ha cercato di far capire ai ragazzi che bivaccano nei pressi della chiesa che così non si fa, ha sentito cose che non si sarebbe nemmeno immaginato.
«Se vi capita di chiedere in modo educato di spostarsi a giocare o a cantare o a sentire musica un po’ più in là, preparatevi ad una serie di contumelie (in particolare delle ragazze) che i miei capelli bianchi non osano ripetere tanto fa disonore a chi le pronuncia, sperando che non sappiano quello che dicono e fanno».
Re.Po.

«Uno stato di invivibilità»: ecco la lettera del parroco alle istituzioni

Ecco alcuni passaggi della lettera che monsignor Stancari ha scritto alle istituzioni e scuole cittadine
ANCORA una volta mi vedo costretto a ricorrere a denunciare pubblicamente lo stato di invivibilità che in alcune ore del giorno e della notte versa il contesto urbanistico in cui è situata la Basilica di S. Maria delle Carceri. In quanto cittadino, prete e responsabile di questo luogo di culto che è patrimonio della comunità per la sua valenza storica e artistica, faccio appello a tutti: aiutateci a mantenere dignitosamente questo luogo dello spirito e della cultura che è di tutta la città. Il manto lapideo della chiesa è imbrattato di comunicazioni, scritte, slogans e disegni di ogni genere; gruppi di ragazzi schiamazzanti e talvolta impegnati in partite di calcio o in "imprese amorose", o che scambiano gli angoli della Basilica e del Castello in latrine a cielo aperto, impediscono il normale raccoglimento di cui hanno diritto i cittadini che frequentano una chiesa (...)
E se al mattino venite presto in chiesa delle Carceri, prima che un nostro incaricato da noi pagato ripulisca, soprattutto al sabato e alla domenica, troverete sul sagrato di tutto: lattine di bibite, bottiglie di vetro spezzate e di plastica, gomme, sigarette, cartacce, cibo sbocconcellato, ecc. (...).
(...) Non se ne può più. Di notte bivaccano giocando, schiamazzando, urlando fino a tardi. Nel tardo pomeriggio non vi venga in mente di sostare a pregare: i ragazzetti devono fare la loro ricreazione a scapito di tutto e di tutti. Si deve sopportare pazientemente, aspettando che vengano notti e giorni migliori?
Penso con nostalgia alla comunità che ho visitato in Africa, in India e in America Latina: grandi povertà unite a grande dignità, e al rispetto degli anziani e del bene comune. E li chiamiamo "popoli in via di sviluppo"? Hanno molti problemi, è vero, ma anche tanti valori che noi abbiamo perso o che comunque non sappiamo consegnare ai nostri adolescenti e giovani, che crescono con molte possibilità e pochissime responsabilità. Grazie a quanti si prenderanno a cuore questa situazione e la nostra attesa.
monsignor Carlo Stancari

Silli, Milone e la "sicurezza"

Giorgio Silli, coordinatore comunale di Forza Italia a Prato, ieri si chiedeva quanta propaganda elettorale ci sia nell'azione dell'Assessore alla sicurezza Aldo Milone.
Domanda che ci poniamo, onestamente, anche noi, quando ci troviamo di fronte ad un assessore che, oltre a "salutare" la "fiaccolata per la sicurezza" organizzata dal Pdl locale, su temi così delicati quali la sicurezza, il rispetto della legalità, le problematiche legate al fenomeno migratorio, sembra inseguire le posizioni del centrodestra.
Posizioni, queste sì, assolutamente strumentali e propagandistiche! Silli, infatti, forse farebbe meglio a chiedersi - parlando della "immigrazione senza regole" - quante responsabilità abbia avuto il governo Berlusconi con il varo della maxisanatoria che accompagnò la legge Bossi-Fini, e soprattutto dovrebbe spiegarlo anche ai suoi elettori. Oppure, sul "rispetto della legalità", chiedersi se tra i suoi sostenitori non ci siano evasori fiscali (opportunamente condonati dalla finanza creativa di Tremonti), "imprenditori" senza grossi scrupoli che sono ben lungi dal rispettare tutte le normative vigenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, o che utilizzano "allegramente" le possibilità offerte dalla Legge Biagi (e forse anche su questi sarebbe l'ora che si muovesse l'amministrazione comunale, oltre che nei confronti delle aziende cinesi).
E magari, se estendesse la riflessione sul "degrado" anche a quei pratesissimi figli di pratesi che sono oggi protagonisti della denuncia di mons. Stancari (che oggettivamente ci sembra esagerata in alcune parti, ma che affronta un tema già trattato in un precedente post), c'è qualche possibilità che debba confrontarsi con la prospettiva che tra questi ci possano essere alcuni suoi sostenitori.
La "Prato sicura", che ovviamente è nei desideri di tutti - perché sarebbe altrettanto miope non vedere che alcuni problemi esistono - è possibile realizzarla solo a patto di smettere con le fiaccolate e con le "azioni spettacolari", buone solo a smuovere umori e non a risolvere problemi.
E' necessario impegnarsi, invece, nel coniugare politiche di integrazione sociale, sul reddito, sulla casa, con quelle, indispensabili, per la multiculturalità e per il rispetto della legalità, sempre tenendo conto che solo ed esclusivamente nell'educazione civica di tutti i cittadini tali politiche possono trovare una solida base.


Lanfranco Nosi
Riccardo Buonaiuti

Municipio Verde

martedì 19 febbraio 2008

I colori della città

Domenica scorsa, nel centro di Prato, si è tenuta la sfilata del Dragone, una tradizione millenaria legata al capodanno Cinese. Un evento eccezionale, che potrebbe segnare (e lo speriamo vivamente) una nuova stagione nei rapporti tra le comunità che compongono la cittadinanza pratese, e che sicuramente ricorda a tutti come la multiculturalità, a Prato, non è un'opzione, ma una realtà quotidiana.
Una realtà che incrociamo al supermercato, sui luoghi di lavoro, nei momenti di svago. Una realtà caleidoscopica di colori, forme, sapori, usanze diverse e spesso incomprensibili (forse solo semplicemente per il fatto che ci rifiutiamo di comprenderle...).
Capita così, nello stesso giorno della sfilata del Dragone, di ritrovarsi in mezzo ad una partita di cricket di alcuni pakistani, sul fare della sera, e riflettere su una splendida frase di Ivan Illich, "chiedere "dove vivi" significa chiedere in quale luogo la tua esistenza quotidiana forma il mondo": a Prato, già tantissimi immigrati e "seconde generazioni" stanno formando, nella loro quotidianità, un mondo. Io stesso, "immigrato italiano", giorno dopo giorno "costruisco" il mondo intorno a me.
E la sfida di Prato, di tutta la città e di tutte le persone, è quella di riuscire proprio nella quotidianità (e prima delle istituzioni) a "formare un mondo" dove questa varietà dei colori non venga sbiadita, o cancellata, ma resa una ricchezza condivisa. Forse, basta solo un po' di impegno...

Lanfranco Nosi
Municipio Verde

Una veduta di Prato al tramonto
In risposta a questa foto, è stato scritto:
"le ciminiere , le fabbriche dismesse... l'ospedale che tante sofferenze e lieti eventi raccoglie...
le vecchie scuole ..l'imponenza del cicognini che domina una parte dello scorcio.. lo splendido e caratteristico campanile di San Domenico alle spalle del palazzo pretorio, poi il castello federiciano che si staglia in tutta la sua maestosa planimetria senza riuscire a celare la cupola della splendida basilica di santa maria delle carceri... a chiudere infine il paesaggio si staglia il campanile del duomo ... perfetta sintesi questa veduta del centro , dominato da un cielo colorato che sembra infondere speranza in questo tempo di cambiamenti... un'immagine che parla del lavoro, dell'aspetto socioeconomico e culturale della mia Prato che tanto amo.."


Una partita di cricket domenica pomeriggio

domenica 17 febbraio 2008

Prato: alle reliquie è affidata la coesione sociale

"La Chiesa e la città di Prato i poveri, purtroppo o per grazia di Dio li avranno sempre." scrive monsignor Francioni, presidente del capitolo della cattedrale pratese.
"Ma anche grazie al segno della nuova teca la nostra città saprà tenere vivi la sua identità e i suoi valori più caratteristici, che tanta parte hanno avuto nel creare nei secoli un tessuto sociale coeso, allora tutti, a cominciare proprio dai poveri, troveranno più ascolto e più attenzione."
Questo stralcio conclude la lettera del prelato in risposta a quanti avevano criticato la spesa per la realizzazione di una nuova teca di conservazione per "la Sacra Cintola" la reliquia ospitata nel Duomo, attribuita alla Madonna.
A detta di alcuni credenti, spendere soldi per questo, affidando il lavoro ad un artista di rilievo, era da considerarsi poco cristiano, a fronte di una crisi economica reale e pesante che affligge la città.
Come ormai siamo abituati a leggere nelle autodifese del clero in merito a certe spese, il prelato ci ricorda l’episodio evangelico della sorella di Lazzaro che usò una libbra di olio profumato per i piedi di Gesù. Atto di amoroso spreco e dedizione, sì, ma ad una persona viva, che gli aveva fatto un gran bene, come del resto la Maddalena e tutte le generose figure femminili descritte nei Vangeli che stupiscono e imbarazzano solo i misogini.
Comunque monsignor Francioni classifica questa spesa fra i doni a Gesù, fatti dalla sua Chiesa.
Facendo passare per buona questa tesi, resta da capire perché il Comune di Prato debba contribuire a questa spesa e condividere con la Chiesa questo dono al Signore.
"Alla presenza del Vescovo e del Sindaco ho conferito incarico al maestro…" si legge ancora nella lettera.
La comproprietà fra il Comune e la Curia della famosa reliquia è un retaggio medioevale, decisamente contrastante con la laicità delle pubbliche istituzioni moderne. Ancora più offensivo per la società civile è che si consideri la reliquia un bene comune di tutti i cittadini e un fattore di coesione sociale.
Non vogliamo entrare nell’argomento storiografico dell’autenticità del documento storico e dei personaggi ad esso legati, ma è indubbio che per quanto la maggior parte dei cittadini sia credente, per molti di loro e per tutti gli altri, la storia della Sacra Cintola è una bella leggenda da raccontare ai bambini.
Siamo d’accordo con la lettera del prelato che risparmiando sulla teca non sfameremo i poveri e ancora meno debelleremo la piaga della povertà, ma siamo altrettanto estranei alla logica del "per grazia di Dio i poveri ci saranno sempre".
Anzi una dichiarazione come questa ci impone di dare un consiglio al Vescovo: per favorire la coesione sociale paghi tutta l’ICI, come fanno i cittadini.
Contribuisca al bene della città abbandonando privilegi non ammissibili e rendendo pubblico l’elenco delle proprietà immobiliari della Curia, in città e nelle campagne.
Riconosca che lo sforzo delle comunità pratesi nel diffondere valori di solidarietà e di tolleranza è stato reso nullo dal cattivo esempio di un clero che si tiene stretto al potere e alla ricchezza e lontano dalla giustizia sociale.
Al Sindaco invece diremo qualcosa di molto più concreto. Svincoli il Comune dall’abbraccio della Chiesa e non usi il denaro pubblico per cose che se anche possono suscitare un po’ di stanco campanilismo, servono solo a confondere i cittadini sul ruolo delle istituzioni e sulla loro responsabile gestione del patrimonio pubblico.

Per Municipio Verde

Fra’ Dolcino

lunedì 11 febbraio 2008

Un sabato sera tra gli adolescenti

Torniamo, con l'articolo pubblicato sul Tirreno di oggi, sulla questione degli adolescenti a Prato. Il breve reportage di Melania Mannelli è interessante, e merita tutta la nostra attenzione.

MV


da Il Tirreno del 11/02/2008

Le ragazze terribili non si fanno vedere

Un sabato sera tra gli adolescenti in centro, la rissa non manca mai
In gran parte sciamano tranquilli per lo struscio notturno. Ma c’è chi beve e gli animi sono sovreccitati. Tre chiamate per le ambulanze
MELANIA MANNELLI

PRATO. La chiave del centro, il sabato notte, è nelle tasche degli adolescenti. Le loro voci vivaci, condite da parolacce e schiamazzi, popolano piazza del Comune, piazza San Francesco e dintorni. E’ un via vai di ragazzine modaiole a braccetto con ai piedi décolletè in vernice nera e di ragazzini dai capelli sparati in avanti e dal piumino bordato di pelliccia. Si divertono, c’è un’aria fresca.
Sabato sera le ragazzine terribili che menano le mani non sembravano esserci. In ogni caso tutti sanno chi sono e le evitano. Eppure qualche tafferuglio non è mancato, con l’arrivo di tre ambulanze.
Alle 22,20 piazzetta Buonamici, dove solo il sabato prima la gang al femminile aveva messo a segno la zuffa più grave, rompendo il setto nasale ad una coetanea, è semivuota. «E’ presto, tra un po’ ci sarà più gente - ci spiegano tre ragazzine sedute a ridosso delle mura - In molti comunque sono andati ad una festa al Siddharta e poi i genitori, dopo le risse provocate da quelle ragazze, non sono molto contenti di mandarci in centro». «Ma sapreste riconoscere le teppistelle, così da evitarle?» chiediamo. Rispondono di sì, ormai hanno raggiunto una triste popolarità.
Dello stesso avviso anche due ragazzine e due ragazzini che, una mezz’ora dopo, chiacchierano al centro della piazzetta. Una di loro è compagna di scuola di un’altra quindicenne che purtroppo si è imbattuta nel gruppetto di violente. «Vedessi che occhio nero le hanno fatto» commenta indignata, mimando con la mano il gonfiore. «Erano in tre e sicuramente sono del Datini - spiega uno dei ragazzi - Stasera comunque non le abbiamo viste». Intanto alle 23 la piazzetta si è riempita, passa anche una pattuglia della Polizia Municipale, e sembra quasi impossibile che con una folla simile nessuno abbia impedito la rissa del sabato prima.
Tutto fila liscio per altri quaranta minuti. Poi, nelle vicinanze, sugli scalini di piazza S. Maria delle Carceri, poco prima della mezzanotte, ha luogo il primo screzio della serata. Due ragazzini si prendono a cazzotti. Interviene subito un’ambulanza della Pubblica Assistenza, ma i partecipanti alla zuffa non ci sono già più. Intorno alla chiesa, sporca di bottiglie vuote e vetri, si affollano gruppi di adolescenti curiosi. «Potrebbe essere mio fratello» grida come una furia una ragazzina, riferendosi all’adolescente picchiato e fuggito dalla piazza, mentre fra una bestemmia e un’altra prova invano a chiamarlo al cellulare. Un coetaneo le dice qualcosa, forse per calmarla, e lei ancor più arrabbiata gli sbraita addosso, nonostante la polizia alle spalle: «Giuro che ti metto le mani addosso, ti metto le mani addosso».
Un’altra ambulanza viene chiamata pochi minuti dopo in piazza del Comune, salvo non trovare il presunto paziente. La segnalazione riguardava un ragazzo ubriaco dentro la fontana del Bacchino. Un falso allarme, sembra, visto che la piazza era tutta immersa in un’atmosfera gioiosa. Ma i viaggi a vuoto delle ambulanze della Pubblica Assistenza non sono finiti. Per la terza volta vengono infatti contattate per un’altra rissa fra ragazzi in piazza S. Marco e, andati sul posto, non troveranno nessuno.
Passata da un po’ la mezzanotte la folla si dirada. I genitori in fila con le proprie auto sono già arrivati per portare a casa i propri figli. E’ il momento per gli adolescenti di ridare le chiavi del centro città in mano ai maggiorenni.

giovedì 7 febbraio 2008

Scorci della società pratese

La lettera della madre della ragazza picchiata da alcune coetanee - che riportiamo in calce - è inquietante. Inquietante prima di tutto perché l'episodio è avvenuto nella cerchia delle conoscenze (chi ha iniziato sembra fosse una "ex amica"), inquietante per l'atteggiamento della madre di un'altra delle ragazze coinvolte (“Se a casa mi arriva un foglio considerati morta. Sappiamo tutto di te, che bar frequenti e con chi ti ritrovi”), inquietante perché le persone coinvolte non vivono in situazioni di marginalità sociale, ma sono a piento titolo "membri della comunità pratese".
Inquietante, ma non sorprendente.
Non sorprende perché, e lo abbiamo denunciato più volte, a Prato è sempre più frequente imbattersi in atteggiamenti che definire "maleducati" è usare un eufemismo, in un'arroganza spesso sconfinante nella prevaricazione. E i protagonisti, ci dispiace ribadirlo, sono i pratesi, e sarebbe interessante verificare quanti di questi "bravi cittadini" sono tra quelli che un giorno si e l'altro anche se la prendono con i cinesi, i barboni, i rom, etc.
Anomia, indifferenza, arroganza: tutti "sottoprodotti" di quel "miracolo pratese" che ha arricchito, in passato, i portafogli, ma che ha impoverito all'inverosimile le coscienze.
Anche su questo, dobbiamo riflettere! Anche questa è una sfida "ecologica"!


Lanfranco Nosi
Municipio Verde

giusto per contribuire alla riflessione, un paio di video scaricabili da YouTube (basta inserire come parola chiave "prato"...)


gara di sputi 1


gara di sputi 2



ubriache a Prato

da Il Tirreno del 07/02/08

«Mia figlia è stata minacciata di morte»
Parla la mamma della ragazzina pestata da alcune coetanee

PRATO. «Sono la mamma della ragazza aggredita sabato scorso in piazza Buonamici. Fino a qualche giorno fa ero felice di accompagnare il sabato sera mia figlia in centro adesso per tutta la mia famiglia è diventato un incubo. Ho 44 anni e sono nata e cresciuta in questa città, adesso non la riconosco più». Comincia così la lettera inviata alla redazione del Tirreno dalla signora A., madre della quindicenne aggredita da un gruppo di coetanee. Un pestaggio dal quale la ragazzina (15 anni compiuti ieri) è uscita col naso fratturato, una denuncia alla polizia e una paura che si porta addosso giorno e notte.
«Mia figlia ora è sotto sorveglianza continua, non fa un passo se non è con qualcuno - ci spiega al telefono la signora A. - le stanno vicini i nonni, gli amici e noi genitori, compatibilmente col lavoro. Mia figlia ha paura a uscire: l’altro giorno è stata avvicinata da una ragazzina presente all’aggressione. Insieme a lei c’era anche la madre. L’ha voluta intimidire perché ritirasse la denuncia: “Se a casa mi arriva un foglio considerati morta. Sappiamo tutto di te, che bar frequenti e con chi ti ritrovi”. E rivolgendosi a me ha detto: “signora se un giorno di questi sua figlia muore non si lamenti”. Parole pronunciate sotto gli occhi della madre che non ha aperto bocca».
Signora, ma che cosa le ha raccontato sua figlia di quanto è accaduto lo scorso sabato sera in piazza Buonamici? «Mia figlia era a passeggio in centro insieme al suo ragazzino. Il sabato sera in genere si ritrovano insieme ad altri amici per il classico struscio: piazza del Comune, piazza S. Francesco, piazza delle Carceri, piazza Buonamici. E’ un modo per stare insieme, per fare quattro chiacchiere. L’altra sera però gli amici erano andati a ballare e loro sono rimasti da soli. In piazza Buonamici mia figlia si è imbattuta in una sua ex amica che era lì insieme ad altre sei coetanee. Un tempo uscivano insieme poi c’è stato un litigio ed hanno interrotto i rapporti. L’altra sera fra le due è nato un alterco verbale. A darle man forte ci si sono messe altre due ragazzine che erano con lei che hanno cominciato ad offendere e a menare le mani». La figlia è stata colpita al volto con pugni e borsettate. Il suo ragazzino le ha fatto scudo ma non è stato sufficiente ad impedire che fosse colpita al naso. La piazza era stracolma di gente ma nessuno è intervenuto. Un’altra ferita per la signora A. Accompagnata al pronto soccorso la quindicenne ha avuto 22 giorni di prognosi per una frattura al setto nasale. «La denuncia penale è partita d’ufficio - spiega la mamma - anche se non volessi, ma non voglio, non potrei più fermarla».
No, le ragazzine che l’hanno pestata non avevano bevuto. Questo ha detto la quindicenne alla mamma. E la sua impressione, attraverso quanto riportato da altri amici, è che lo stesso gruppetto si sia reso protagonista di altre provocazioni e litigi nella stessa serata. In via Garibaldi e in piazza delle Carceri. Ma perché tanta aggressività? «Qualche risposta ho provato a darmela - risponde la signora A. - intanto è bene dire che questa ragazzina appartiene a una buona famiglia pratese. Non siamo di fronte a casi di emarginazione. Lei personalmente non ha alzato le mani ma aizzava le altre ed ha rivolto minacce gravissime a mia figlia. La mia idea è che questi adolescenti non abbiano punti di riferimento: i genitori ci sono ma sono assenti. Si accontentano di sapere se il figlio ha preso un sei o un sette e basta. Ma li conosciamo davvero i nostri figli? Spesso sono ragazzi incapaci di comunicare in maniera normale tra di loro. Sono afflitti da un malessere che li porta a voler dominare, a parole o con le azioni, qualcun altro. Quella dell’altra sera è stata una bravata: volevano sentirsi forti. Ciò che più mi sconvolge è che probabilmente i genitori di queste ragazzine picchiatrici non sono al corrente di nulla proprio perché manca il dialogo. La madre dell’ex amica di mia figlia mi ha stupito per la certezza che ha mostrato sulla non colpevolezza di sua figlia. E invece è stata proprio lei a fomentare le altre...». A sua figlia che cosa ha detto? «Che la stimo moltissimo. Le ho sempre insegnato che è importante confrontarsi con gli altri. Ha avuto il coraggio di dire a questa ragazzina che cosa pensava». Sabato prossimo sua figlia tornerà in centro? «Sì, ma ci sarò anch’io insieme a mio marito e alla figlia più grande. Vorrei però anche vedere più pattuglie della polizia e carabinieri a presidiare le piazze».
E’ stata tentata di farsi giustizia da sola? «Non sono una persona aggressiva di carattere ma qualche anno fa forse ci avrei fatto un pensierino, ma oggi no. Ho fiducia nelle forze dell’ordine e mi aspetto che identifichino e denuncino le ragazze che hanno picchiato mia figlia. Vanno fermate perché possono far del male ad altri. Anche ai suoi amici ho chiesto apertamente di non farsi tentare da vendette personali ma di chiamare subito il 113».
Giovanni Ciattini

lunedì 4 febbraio 2008

Un sabato qualunque, un sabato pratese

Passeggiare per Prato offre sempre spunti di riflessione interessanti, situazioni particolari, scorci significativi della vita cittadina.
Anche questo sabato, Prato non è stata da meno... O meglio, i pratesi non sono stati da meno...
Attraversando piazza San Marco, verso le undici di mattina, ho visto uno spettacolo tipico delle strade pratesi: il parcheggio selvaggio per la colazione! Arriva il classico SUV (rigorosamente nero), si piazza in doppia fila in prossimità dell'incrocio, e ne scendono i due italianissimi occupanti, che si precipitano nel bar all'angolo. Fin qui, niente di particolare... Basta vedere via Valentini quasi tutti i giorni nella stessa fascia oraria... Se non fosse che poco dopo passa un'auto dei vigili urbani (vedi foto), che tira tranquillamente dritto per la sua strada, invece che fermarsi, come mi sarei aspettato, per sanzionare l'arrogante di turno.
Ancora stupito dalla cosa, arrivo verso l'altro lato della piazza (nel frattempo, il suv è sempre lì), ed ecco che un arzillo vecchietto pratese, dopo un profondo gorgoglio, espettora per terra con soddisfazione: ma non ci avevano detto che era un'usanza tipica dei cinesi???
Insomma, ancora una volta, i miei concittadini hanno dato il meglio di loro, in soli cinque minuti!

Lanfranco Nosi


nella foto, il parcheggio "da manuale", con macchinone d'ordinanza, del coglione di turno


... ed ecco la pattuglia dei vigili...