TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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venerdì 7 marzo 2008

8 marzo Festa della donna... e non solo!

Domani è la Festa della Donna...
Domani è l'occasione migliore per riflettere non solo sul ruolo della donna, ma anche su temi quali la laicità, i diritti, la libertà. Per questo, riproduciamo l'intero capitolo contenuto nel programma per le prossime elezioni politiche de la Sinistra - l'Arcobaleno.

Municipio Verde


LAICITÀ, DIRITTI, LIBERTÀ
1. LAICITÀ È:
• nessuna imposizione per legge di una concezione, di un’etica, di un valore come i soli legittimi e indiscutibili;
• riconoscimento delle differenze quale fondamento della convivenza;
• pari dignità di tutte le religioni, garantite nella libertà soggettiva e nelle pratiche di culto;
• libertà di insegnamento e di ricerca, garantite dalla scuola e dall’università pubblica;
La Laicità è vuota retorica senza autorevolezza e autonomia della politica e senza etica della responsabilità da parte di ogni uomo e donna in politica.

2. LIBERE DI SCEGLIERE
La libertà di scelta delle donne nella procreazione è a fondamento della nostra idea di civiltà. Per questo difendiamo con la legge 194 il principio di autodeterminazione in essa affermato e oggi sottoposto a pesanti attacchi. Il corpo della donna, insostituibile per nascere, non può essere un mezzo per fini da lei non desiderati.
Vogliamo che la legge 194 sia applicata:
• garantendo la sua applicazione su tutto il territorio nazionale da parte del Servizio Sanitario Nazionale.
• estendendo in tutto il paese la rete dei consultori come luoghi rispettosi dell’autonomia delle donne e della loro riservatezza, in grado di offrire interventi più efficaci anche per le donne immigrate;
• introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalla donne;
• promuovendo l’educazione sessuale nelle scuole e una grande campagna di informazione sui metodi contraccettivi:
• promuovendo la distribuzione gratuita dei metodi contraccettivi a tutti i giovani e le ragazze fino ai 21 anni e alle donne immigrate che desiderassero farne uso.

3. RICONOSCIMENTO PUBBLICO DELLE COPPIE DI FATTO
Un Paese laico non può esimersi dal riconoscere l’evoluzione delle culture e del costume, in particolare le differenti forme di convivenza.
La Sinistra l’Arcobaleno propone quindi, come un punto programmatico prioritario, il riconoscimento pubblico delle unioni civili con tutte le conseguenze di estensione dei diritti e tutele, come avviene nei principali Paesi europei.

4. UGUAGLIANZA SOSTANZIALE DEI DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE,
GAY E TRANSESSUALI
Consideriamo le battaglie di civiltà di lesbiche, gay e transessuali pienamente costitutive de La Sinistra l’Arcobaleno. Nell’affermare il principio dell’uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali, non ci limitiamo al riconoscimento delle coppie di fatto, ma presenteremo proposte sul piano normativo in linea con i Paesi europei più avanzati.
Riteniamo che vada introdotta nell’ordinamento giuridico una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. In linea con i paesi europei più avanzati, riteniamo che vada introdotta la possibilità per le persone trans di ottenere la correzione anagrafica del sesso, a prescindere dall'intervento chirugico.

5. UNA NUOVA LEGGE SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA

Il sistema giudiziario ha già bocciato le linee guida della legge 40 e ha riconosciuto alle coppie il diritto alla diagnosi preimpianto.
La Sinistra l’Arcobaleno propone una nuova legge sulla fecondazione assistita, per eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne, dei diritti costituzionali alla tutela della salute e della libertà di ricerca scientifica.

6. TESTAMENTO BIOLOGICO
Solo la persona interessata ha il diritto di decidere la sorte del proprio corpo, della propria vita, delle terapie che può accettare o rifiutare, al fine di alleviare il dolore e di protrarre con dignità il corso della vita.
La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge che renda effettivo l’esercizio del diritto individuale di decidere se sottoporsi o non sottoporsi ad un trattamento sanitario, secondo i seguenti principi ispiratori: il carattere vincolante delle direttive di volontà e la presa in carico della persona nella interezza della sua soggettività e della sua rete di relazioni, comprese quelle di cura.

7. CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE
La violenza subita è la prima causa di morte delle donne.
La Sinistra l’Arcobaleno propone un intervento legislativo organico che contenga la formazione all’eguaglianza dei generi fin dalla scuola primaria, l’informazione, la costruzione di una rete di servizi sociali e di accoglienza e sostegno per le vittime, la valorizzazione dei centri antiviolenza, la relazione con l’insieme dei movimenti e l’associazionismo delle donne.

8. DIVORZIO BREVE

La Sinistra l’Arcobaleno propone di ridurre ad un anno il periodo di separazione trascorso il quale chiedere il divorzio, così come avviene ormai da tempo in numerosi paesi Europei. In caso di assenza di figli, i coniugi devono poter chiedere immediatamente il divorzio, senza la necessità di un periodo di separazione.

9. DIRITTI UMANI
La Sinistra l’Arcobaleno individua come punto prioritario e urgente del proprio programma l’istituzione di una Commissione Nazionale indipendente di promozione e protezione dei diritti umani in attuazione delle risoluzioni ONU e del Consiglio d’Europa, rispetto alle quali l’Italia è uno dei pochissimi Paesi europei a risultare ancora inadempiente

giovedì 7 febbraio 2008

Appello: La politica che vogliamo

Riceviamo dall'amico Verde Andrea Morini e con piacere divulghiamo questo importante documento che ci sentiamo di condividere.
MV


La Politica che vogliamo
La situazione italiana ed internazionale negli ultimi mesi non fa chepeggiorare. Ciascuno di noi in Italia sta cercando di proporre ealternative culturali, politiche, economiche, di produzione, di partecipazione e di promozione dei diritti per tutti/e mentre il sistemapolitico italiano – al pari di quello di molti altri paesi- prosegue su una vecchia strada autoreferenziale e separata dalla società. Ci sentiamo lontani da quelle scelte politiche che in questi anni hanno reso ancora più evidenti le logiche militariste e di guerra, le privatizzazioni dei beni comuni, la discriminazione e l’intolleranza verso immigrati e stranieri, la precarizzazione del lavoro. Il nostro Paese vive un declino politico economico, sociale e culturale che è frutto della palese incapacità delle classi dirigenti in ogni campo della società (la politica, l’economia, la cultura e i media) di dare risposte innovative, e centrate sul principio della solidarietà, della responsabilità, della cultura civile, alle sfide ed emergenze che viviamo.
Tutto ciò che di nuovo e di solido emerge nasce da una creatività e progettualità condivisa tra i movimenti, le mille forme della protesta e della proposta, e singole persone responsabili che pure nelle istituzioni riusciamo a raggiungere,ma con crescente fatica. A livello internazionale i rischi di guerra, a partire dall’Iran, e le conseguenze di un potere economico neoliberista fallimentare, ma pur sempre dominante, che alimenta povertà e diseguaglianze e concentrazione di potere in poche mani, stanno mettendo a rischio quelle esperienze e speranze di cambiamento che si sono fatte carico delle nuove e sistemiche emergenze ambientali e sociali, ma anche di disinnescare i prossimi conflitti e la corsa al riarmo, mosse con forza dalla società civile internazionale negli ultimi anni e che hanno generato, per la prima volta dopo decenni, nuove dinamiche politiche in alcune regioni del Sud del pianeta.
Dobbiamo lavorare tutti insieme, a partire dalle persone, i piccoli gruppi, reti, comitati, iniziative locali, unire le forze subito e darci un “programma minimo” assicurando centralità alle mobilitazioni locali peri beni comuni e contro le grandi opere, la devastazione del territorio, le basi militari, nello spirito del movimento di Genova, e rilanciare le nuove forme della democrazia partecipata e deliberativa e – contro ogni collateralismo o cooptazione subalterna nelle istituzioni - la proposta di una autonoma identità politica delle soggettività sociali e dei movimenti. Non c’è bisogno di una nuova organizzazione o di un coordinamento intergruppi, ma - rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza delle nostre esperienze e di ciascuno – crediamo che sia cruciale cercare legami comuni per andare oltre il frammento, e costruire tra di noi modalità nuove di relazione e di rete che ci diano più forza nella nostra pressione verso le istituzioni ed il sistema politico del paese.
Rivendichiamo la nostra autonoma soggettività politica come persone ed organizzazioni che si vogliono impegnare per il cambiamento. Fuori dai partiti e fuori dal sistema della rappresentanza –che rappresentano comunque aspetti determinanti della formazione della volontà politica generale- si sono diffuse in questi anni forme nuove di politica dal basso che hanno dato vita a sedi e spazi di democrazia partecipata: chiediamo pari dignità tra le diverse forme della politica impegnate nella costruzione del bene comune e dell’interesse generale. Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società: ed è per questo che ci sentiamo anche parimenti impegnati verso una trasformazione sociale, economica, dei comportamenti quotidiani, capace di ricostruire una politica nuova, come servizio e gratuità, come adempimento dei doveri di solidarietà e del bene comune.Perciò vogliamo proporre l’avvio di un processo condiviso per costruire uno spazio comune dove praticare e proporre forme autentiche di democrazia, aperto a quelle organizzazioni, campagne, movimenti, ed associazioni della società civile italiana che noi crediamo siano pronte per condividere azioni e strumenti di mobilitazione ed iniziative sui temi che insieme decideremo come prioritari.

Primi firmatari della società civile :Alessandro Santoro (Comunità le Piagge) Alberto Castagnola (Formin) AlexZanotelli (Missionario Comboniano) Alberto Zoratti (Fair) AntonioTricarico Andrea Baranes (CRBM) Chiara Sasso (NO-Tav) Antonio Vermigli,Sergio Lomi , Antonio Savio (Rete Radiè Resch di Quarrata) AndreaMorniroli (Cantieri Sociali ) Pierluigi Sullo (Carta) Carmela Galeone (campagna WNairobiW.) Davide Biolghini ( Res) Francuccio Gesualdi (Cnms)Monica De Sisto (Fair) Giulio Marcon, Tommaso Rondinella ,AlessandroBagnuolo (Lunaria) Gianni Fazzini (Bilanci di Giustizia) Bruno Amoroso, Rosario Lembo (UBC) Riccardo Petrella (UBC) Riccardo Troisi (Reorient) Nicola Capone (l'Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia) Gianni Mina e Loredana Macchietti (Latinoamerica e tutti i sud del mondo) Bruno Volpi (Associazione Mondo di Comunità e Famiglia) Giuseppe De Marzo(Asud) Francesco de Carlo ( Megachip Patrizia Gentilini Giovanni Malatesta, Mario Musumeci (Punto Pace del x Municipio Roma) MassimoPaolicelli (AON) Francesco Vignarca (Rete Disarmo) Giorgio Beretta(Coordinatore Campagna Banche Armate) Gianni Tarquini (Terre Madri)Antonella Rossi (Insieme nelle Terre di Mezzo onlus) Antonio Calabrò (As.Condividi)

Per segnalarci il vostro interesse a partecipare a questo percorso inviate una mail a: agirepolitico@gmail.com

Assieme alle realtà che condividono questa riflessione sceglieremo un
giorno e un luogo per incontrarci .
Andrea Morini

La questione non è se saremo degli estremisti, ma quale tipo di estremisti saremo.
(Martin Luther King)

martedì 5 febbraio 2008

E LA CHIAMARONO MOLTICUORI. Una città policentrica in cui le frazioni diventino i molti cuori della vita urbana.

Riportiamo il testo del volantino distribuito in occasione dell'assemblea di Casale

E LA CHIAMARONO MOLTICUORI. Una città policentrica in cui le frazioni diventino i molti cuori della vita urbana.


E’ ineluttabile che il destino di Prato debba essere quello diventare un tutt’uno con Firenze e Pistoia?
E’ inevitabile che Prato si caratterizzi come la periferia di Firenze? E’ altrettanto inevitabile che le realtà paesane di Vergaio, Tobbiana, Iolo, Casale, Galciana e non solo loro, diventino la periferia della periferia?
E’ già deciso che le migliaia di realtà produttive del nostro distretto debbano lasciare il posto ad un’economia di transito delle merci, con pochi addetti e tanto inquinamento?
Possibile che ancora oggi sviluppo voglia dire creare gigantesche realtà metropolitane, divise in ghetti etnici, piene di quartieri dormitorio, gravide di disagio, di infelicità e di violenza?
E’ altresì possibile che la politica dia per scontato o addirittura approvi e favorisca, l’egoismo sociale e la disgregazione dei rapporti umani, laddove ancora resisterebbe la solidarietà, l’energia lavorativa e l’intelligenza?
E ancora, com’è possibile che una comunità cinese delle dimensioni di quella che vive a Prato, operosa e vivace come poche, non possa costituire per la città una risorsa in più e un aumento della ricchezza.
Possibile che a fronte del grave problema dell’inquinamento atmosferico si continui a pensare all’incenerimento come soluzione al problema dei rifiuti, ovviamente costruendo pericolosi impianti proprio nelle periferie delle periferie? E’ mai possibile che non si investa massicciamente nel servizio dei trasporti pubblici meno inquinanti e nelle strade ciclabili, dando alternative all’uso dei motori a benzina e gasolio e fermando questo assurdo e continuo aumento degli automezzi privati?
Queste domande ce le facciamo ogni giorno. Ce le facciamo la mattina quando andiamo al lavoro e ci sentiamo fortunati solo per questo. Oppure in macchina bloccati con un occhio all’orologio e il pensiero rivolto ai nostri figli o che frequentano scuole prive di risorse economiche in edifici spesso inadeguati o addirittura pericolosi.
Ci poniamo queste domande guardando avanti a noi e constatando che l’orizzonte è cambiato: “questo palazzo prima non c’era”, “lì si andava a giocare nei campi ma adesso hanno costruito.”
Ci pensiamo anche quando scopriamo che lo svago che la periferia ci propone è quello delle multisale, delle multidiscoteche, dei grandi centri commerciali dove siamo chiamati a far girare l’economia e a berci quello che è stato stabilito dai grandi gruppi industriali.
… E in cambio cosa abbiamo acquisito?
In cambio niente; soltanto più rumore, più smog, servizi sempre più limitati, meno lavoro e…tanta più solitudine.
Per questo Municipio Verde si batte per la città dei molti cuori, della produzione creativa e dell’arte, della cultura e del lavoro, dei molti centri urbani che inventano stili di vita compatibili, contro l’insensata corsa alla crescita in cui alla fine si viene comunque schiacciati.
Municipio Verde lotta per una città che, ancora una volta di fronte alle difficoltà, si scopra “grande, altruista e compassionevole”.

Municipio Verde

giovedì 24 gennaio 2008

La carica degli "inceneritoristi del fare"

Abbiamo letto l'interrogazione - riportata in calce - sul ciclo dei rifiuti nell'area pratese che il consigliere comunale del PD Fabio Caregnato (qui una sua scheda sintetica) ha presentato alcuni giorni orsono, e che ancora è in attesa di risposta da parte dell'assessore Curcio.
Il testo, ammettiamo, è notevole, soprattutto nella parte dove si chiede " se l’Amministrazione Comunale non ritenga opportuno, in assenza di ulteriori definiti segnali da parte della Regione Toscana, concordare con l’Amministrazione Provinciale modalità e tempi per l’avvio dell’iter tecnico amministrativo per la progettazione e la realizzazione di un termovalorizzatore da collocare nel territorio comunale al fine di salvaguardare l’autonomia dell’area pratese rispetto alla soluzione del problema dello smaltimento dei rifiuti".
Ovviamente curiosi di sapere cosa risponderà l'assessore, non possiamo non sottolineare come anche a Prato il PD, dopo l'uscita dell'assessore Arrighini, torni alla carica sulla costruzione dell'inceneritore a Prato. Certo, l'ingegner Caregnato non è nuovo nel sostegno a questa ipotesi (vedi articolo su PratoBlog), ma il segnale che gli "ambientalisti del fare" (o, permetteteci, "inceneritoristi del fare") stanno inviando è chiaro: non solo non c'è l'intenzione di rispettare l'accordo che rimandava al 201o la decisione sull'inceneritore, prendendo a pretesto la situazione campana, ma non c'è nemmeno una seria volontà di prendere in considerazione ipotesi alternative!
A noi di Municipio Verde, francamente, farebbe piacere vedere un solo "incenerimento": quello, definitivo, del progetto di termovalorizzatore al Calice!

Lanfranco Nosi
Riccardo Buonaiuti


Interrogazione: Pianificazione della gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti dell’area pratese

ìPrendendo spunto dalla crisi attualmente in corso nel sistema di gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania e considerata la criticità attesa nei prossimi anni relativamente alle gestione del ciclo di smaltimento rifiuti nella nostra area, in assenza di scelte decisive sulla realizzazione degli impianti, volevo richiedere un aggiornamento puntuale e tempestivo sulla pianificazione in corso, richiamando in particolare l’attenzione sulle seguenti questioni:
1) quale è lo stato di attuazione della/delle società che dovranno gestire le fasi di progettazione, costruzione e gestione degli impianti di smaltimento dei rifiuti previsti nell’accordo interprovinciale siglato tra Prato, Firenze e Pistoia;
2) se l’Amministrazione Comunale non ritenga opportuno sollecitare una correzione del dimensionamento degli impianti previsti nell’accordo interprovinciale basati sulle previsioni elaborate dalla Regione Toscana sia in termini di riduzione della produzione dei rifiuti che di aumento della raccolta differenziata, previsioni che risultano sostanzialmente non rispondenti a realtà;
3) se l’Amministrazione Comunale non ritenga opportuno, in assenza di ulteriori definiti segnali da parte della Regione Toscana, concordare con l’Amministrazione Provinciale modalità e tempi per l’avvio dell’iter tecnico amministrativo per la progettazione e la realizzazione di un termovalorizzatore da collocare nel territorio comunale al fine di salvaguardare l’autonomia dell’are a pratese rispetto alla soluzione del problema dello smaltimento dei rifiuti;
4) se corrisponda al vero, come riportato da alcuni organi di stampa, che una parte dei rifiuti raccolti in modo differenziato nel Comune di Prato non venga destinato al recupero ma bensì smaltito in discariche autorizzate a trattare rifiuti non differenziati e, se vero, in quale misura e con quale frequenza ciò accade;
5) se sia stata sottoposta a verifica l’incidenza dei costi della raccolta differenziata e della raccolta porta a porta anche in considerazione dei benefici economici attesi;

Chiedo che la presente interrogazione venga posta all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale.

Il Consigliere Comunale
Fabio Caregnato


lunedì 21 gennaio 2008

Emergenza rifiuti: apriamo gli occhi

dal blog http://appellorifiuti.blogspot.com

Appello "verità sui rifiuti"

La gravissima situazione determinatasi in Campania è la chiara dimostrazione che il problema rifiuti non può essere risolto né con misure di emergenza né con misure settoriali, ma solo attraverso una strategia integrata che metta al primo posto, così come impone l'Unione europea, la riduzione dei rifiuti alla fonte ed al secondo posto il riciclaggio come materia.

Ed è appena il caso di evidenziare che ridurre i rifiuti alla fonte significa intervenire sulle scelte produttive e di consumo, nonché sugli stili di vita della popolazione. E che per riciclare i rifiuti come materia occorre incentivare al massimo la raccolta differenziata, in primo luogo coinvolgendo ed informando i cittadini.

Ciò è esattamente quello che non ha fatto il nostro paese che, al di là delle diverse maggioranze governative, ha invece preferito concentrarsi sulle discariche e sugli inceneritori con recupero di energia, emanando, nel contempo, leggi a ripetizione per sottrarre residui industriali alla disciplina comunitaria sui rifiuti, facendoci guadagnare il non invidiabile primato del paese più condannato in sede europea per violazione della citata disciplina.

E' per questo che non possiamo accettare il tentativo, proprio da parte delle forze e dei poteri che, rifiutando di fatto l' approccio integrato comunitario, hanno determinato questa situazione, di scaricare oggi le proprie colpe sul mondo ambientalista e sull'attuale Ministro dell'ambiente, al fine di ottenere due risultati: da un lato trovare un capro espiatorio e dall'altro eliminare ogni resistenza ad un modello, culturale ancor prima che politico, incentrato sui valori di mercato e sulle loro convenienze economiche.

Noi riteniamo, invece, che proprio il caso Campania debba essere l'occasione per affrontare finalmente il nodo del tipo di sviluppo imposto al paese e dei profondi guasti che esso sta producendo, in primo luogo sotto il profilo della salute pubblica.

Al di là delle scelte emergenziali immediate che oggi si dovranno attuare in Campania, non saranno i cd. termovalorizzatori né le discariche a risolvere realmente il problema ma solo la consapevolezza che, nell'attuale situazione di rapido esaurimento delle materie prime e di mutamenti climatici, una corretta gestione del ciclo dei rifiuti oggi potrà garantirci nuove risorse per il mondo di domani.

Per tutte queste ragioni esprimiamo la nostra solidarietà al ministro Pecoraro Scanio e chiediamo che si aprano gli occhi sulle vere ragioni che hanno portato alla situazione emergenza rifiuti in Campania.

Primi firmatari:

Gianfranco Amendola (Magistrato)
Alberto Asor Rosa (Docente universitario)
Edoardo Bennato (Cantautore)
Flegra Bentivegna (Acquario e stazione zoologica Anton Dohorn Napoli)
Donatella Bianchi (Giornalista)
Rita Borsellino (Presidentessa onoraria associazione Libera)
Giobbe Covatta (Attore)
Carmen di Penta (Attore)
Jacopo Fo (Attore)
Dario Fo (Premio Nobel)
Rosalba Giugni (Presidente associazione Marevivo)
Elio Lannutti (Presidente Adusbef)
Gianni Mattioli (Docente universitario)
Gaia Pallottino (Urbanista)
Mauro Paissan (Giornalista)
Guido Pollice (Presidente VAS)
Arnaldo Pomodoro (Scultore)
Fulco Pratesi (Presidente onorario WWF)
Franca Rame (Attrice ed autrice)
Bernardo Rossi Doria (Architetto)
Maurizio Santoloci (Magistrato)
Giuliano Tallone (Presidente LIPU)
Mario Tozzi (Giornalista)
Rosario Trefiletti (Presidente Federconsumatori)
Alessandro Zan (Presidente nazionale Linfa Lega italiana nuove famiglie)

Per firmare l'appello mandare una mail a appellorifiuti@gmail.com

domenica 25 novembre 2007

Cosa è l'Esperanto?

L’Esperanto è una lingua internazionale, cioè nata per la comunicazione fra persone e popoli di lingua diversa.
L’Esperanto è una lingua artificiale, nel senso che ha un autore e un inizio preciso: l’autore è il medico polacco L.L. Zamenhof, la data di inizio è il 1887, durante il quale venne stampato il primo libro. Da allora l’Esperanto ha raggiunto i 120 anni di vita, si è diffuso nel mondo, articolato in gruppi ed associazioni di tutti i tipi: secondo stime attendibili sono attualmente due milioni i locutori, a vario livello.
La fortuna dell’Esperanto è nella sua stessa struttura: la regolarità, la semplicità e la logicità permettono di soddisfare compiutamente i bisogni della comunicazione.
Si racconta che Tolstoj l’abbia appreso in sole due ore, ma chiunque, anche il più digiuno di conoscenze linguistiche, nel giro di un mese sarebbe in grado di leggere, scrivere e parlare correntemente: grammatica e sintassi sono logiche e lineari, il patrimonio lessicale è tratto soprattutto dalle lingue europee, badando a scegliere le radici secondo un principio di massima diffusione, per rendere quanto più immediata l’acquisizione del vocabolario.
E accanto agli aspetti linguistici gli esperantisti si propongono impegni sociali e culturali in genere: la solidarietà, la diffusione delle conoscenze, la promozione della tolleranza e della pace, realizzabili attraverso una fitta rete di comunicazioni, scambi culturali, incontri e congressi.
Nell’estate 2006 a Firenze si è svolto il 91° Congresso Mondiale di Esperanto, che ha riunito oltre 2200 esperantisti provenienti da tutto il mondo. Il tema del Congresso era “Lingue, culture ed educazione per uno sviluppo sostenibile”. Vari studiosi si sono avvicendati per sostenere che la diversità culturale è una ricchezza dell’umanità, è l’humus da cui possono sbocciare nuove idee e nuove soluzioni per i problemi del mondo; questa diversità va quindi preservata contro il rullo compressore di quanti tendono a considerare la globalizzazione un mezzo per esportare la propria lingua e la propria cultura.
L’Esperanto si pone in questo quadre come quella lingua che ha vantaggi tecnici ed ideali: dal punto di vista tecnico è molto meno costoso insegnare l’Esperanto rispetto alle altre lingue, essendo più facile e regolare; dal punto di vista ideale, essendo seconda lingua per tutti, è uno strumento neutro e paritario di “democrazia linguistica”, protegge inoltre i vari idiomi e le varie culture perché non ha un retroterra nazionale e quindi non dovrebbe diventare strumento di omologazione culturale e fagocitazione linguistica.
Per informazioni e approfondimenti sull’Esperanto non mancano certo le fonti e gli studi: può essere utile, ad esempio, il testo di U. Eco “La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea”; fra i manuali, quello classico e semplice di Bruno Migliorini; fra i vocabolari, quello più recente è lo Zanichelli Esperanto-Italiano Italiano-Esperanto, pubblicato nel 2004 a cura di Umberto Broccatelli.
In Italia esiste la Federazione Esperantista Italiana (F.E.I.), il cui indirizzo internet è:
http://www.esperanto.it

ARCHEOLOGIA E AMBIENTE NELL’AREA PRATESE. UN IMPEGNO VERDE.


La questione della città etrusca di Gonfienti, scoperta durante i lavori di scavo per la costruzione dell’Interporto, ha stimolato un grande interesse in merito al destino dei siti archeologici della nostra provincia, ponendo la questione a fianco di altre importanti e conclamate emergenze di ecologia urbana, come la ristrutturazione di piazza Mercatale, condizionata dalla costruzione del parcheggio sotterraneo, o come la costruzione della multisala di Capezzana, volano per la cementificazione di una vasta area periferica.
Nel corso degli ultimi due anni, i Verdi sono stati in prima linea nel cercare di proteggere e valorizzare i resti dell’antica città etrusca, promuovendo a fianco del WWF, di Italia nostra e dell’Associazione Culturale Camars, la costituzione di un comitato civico, organizzato da cittadini di vari quartieri, molto motivati.
Per lungo tempo si è creduto possibile essere ascoltati: il comitato ha cercato di fare pressione sugli Enti Locali interessati e sulla Sovrintendenza, perché rimettessero in moto gli scavi di Gonfienti, ormai sospesi da tempo e privi di qualsiasi tutela, portando a compimento “la più importante scoperta archeologica dell’Etruria settentrionale”.
Ma la macchina dello “sviluppo a tutti i costi” è andata avanti, molto più di quello che si pensasse e, oltre a non riprendere le ricerche a proceduto alla copertura di un'ampia fetta di terreno.
Questo aggregato politico vive ancora, sebbene la sua prima battaglia si possa in gran parte archiviare come perduta, dal momento che si sta già procedendo a coprire con il cemento una vasta porzione degli scavi, per far posto all’allargamento dello scalo ferroviario dell’Interporto.
La proposta del comitato era e rimane quella di costituire un parco archeonaturale della Calvana e del Bisenzio, includente il sito archeologico, le rive del Bisenzio e le zone umide circostanti, valorizzando il borgo e realizzando un centro didattico per la ricerca, visitabile, all’interno della villa Niccolini. Tutto questo collegato alla città con piste ciclabili e bus elettrici e da un percorso per la Calvana e le Necropoli a partire dagli abitati sulle pendici.
Certamente la decisione di allargare l’interporto e di togliere di mezzo molte importanti strutture, venute alla luce nell’ultimo periodo, fa sì che non vi siano le premesse per una libera ricerca. In questo modo si addomestica l’archeologia in modo da renderla compatibile con la corsa al cemento e capace di adattarsi a campionare degli spicchi di terreno, prelevare tutto ciò che è mobile e ricoprire rapidamente.
Si pone quindi, in modo urgente, la questione dell’indipendenza delle soprintendenze dalle pressioni degli enti locali e delle lobby dei costruttori. Pressioni finalizzate a superare il problema: “bonificare” le aree archeologiche e le aree urbane più preziose, per lasciare spazio ad infrastrutture costose e di dubbia utilità.
Il rapporto di solidarietà tra la Società Interporto e i responsabili dei Beni Archeologici è evidente a partire dalla sfrontata brochure dell’Interporto che utilizza gli Etruschi come marchio, nello stesso momento in cui si procede a bitumare una sostanziosa porzione di scavi. Oppure si palesa nei tentennamenti dei Beni culturali nel salvaguardare il giardino del Mercatale e l’ovale del Valentini.
Restando alla sola archeologia e ai numerosi siti della Provincia, ma più in generale dell’area metropolitana, ci sembra evidente il legame strettissimo che intercorre fra le ragioni della cultura e quelle della difesa dell’ambiente e del territorio in cui essi sono presenti.
La nostra proposta di Parco Archeologico a Gonfienti ha lo scopo di armonizzare la presenza umana e le attività economiche con l’ambiente naturale e di valorizzare i beni culturali, per farli diventare un valore aggiunto nell’economia di una comunità in trasformazione.

Per informazioni sul Comitato per la Città Etrusca sul Bisenzio, scrivere a maito://cittaetrusca@gmail.com/ oppure visitare il blog del Comitato

Riccardo Buonaiuti
Municipio Verde

giovedì 15 novembre 2007

"Municipio Verde" - Documento politico per l’Assemblea della Federazione Provinciale dei Verdi di Prato – 17/18 novembre 2007

Documento politico per l’Assemblea della Federazione Provinciale dei Verdi di Prato – 17/18 novembre 2007

“municipio verde”

Il partito dei cittadini ecologisti

Nel quadro politico locale i Verdi sono una piccola forza che è vissuta finora nell’alveo del centro sinistra in maniera satellitare, orbitando intorno ai due partiti che oggi compongono il neonato Partito Democratico e che costituiscono da molto tempo un blocco compatto di potere, radicato ad ogni livello della vita pubblica.
Questo ruolo, che ben poco ha permesso di trasmettere al programma di governo di questa maggioranza, è rimasto negli anni marginale, relegando il nostro partito a rappresentanza di una ristretta élite di appassionati sostenitori della difesa dell’ambiente, ricchi di cultura scientifica quanto pragmatici nell’azione di governo, consapevoli della gravità della situazione quanto possibilisti nell’attuazione di strategie veramente molto deboli di difesa del territorio, della qualità dell’aria, dell’acqua e dei beni comuni.
Questo modo di fare politica, soggiacente all’autoritarismo paternalista del Partito Democratico, degno erede del Partito Comunista, dal lato dell’arroganza e della volontà egemonica, e della Democrazia Cristiana, sul piano delle manovre sotterranee e spartitorie per il controllo dei posti chiave dell’economia pubblica, non ha portato niente ai Verdi.
La nostra forza è rimasta relegata ad una piccolissima percentuale di voti, strutturandosi come una frangia del centro sinistra, capace solo di allinearsi gratuitamente su scelte decisamente difficili da sostenere e praticare per un partito ecologista, ma anche difficilmente spiegabili ad un elettorato popolare che cerchi da noi un po’ di coerenza, di perseveranza, di continuità, nella direzione limpida della difesa dell’ambiente.
Tutti conoscono le incertezze e i balbettii che il nostro partito ha fatto su questioni di enorme importanza locale: la multisala di Capezzana, i tre inceneritori, l’interporto di Gonfienti.
Incertezze che solo la nuova presidenza regionale e il lavoro dei Consiglieri Regionali ha eliminato, spingendo con decisione la federazione pratese verso una strada di decisa e trasparente coerenza.
Queste difficoltà in cui ci siamo dibattuti hanno origini antiche ma sono state volutamente e colpevolmente perpetuate da chi, ancora a questo congresso, si presenta sostenendo tutto e il contrario di tutto, con il solo scopo di accreditarsi presso i centri del potere, ma senza alcuna seria intenzione di arginare il processo di metropolizzazione forzata, l’aumento della popolazione, la riduzione dei servizi, il degrado delle periferie. Né tantomeno di provare a suggerire un disegno, una proposta, che metta al centro del dibattito la nostra visione delle cose e soprattutto la cultura ambientalista.


Sviluppo sostenibile o sviluppo ad ogni costo.

La cultura ambientalista non è presente nel governo del nostro territorio.
Non si scambi l’obbligo che i Sindaci o il presidente della provincia hanno di attuare direttive nazionali o comunitarie, per un interesse reale.
Né è prova il comportamento degli assessori all’ambiente, passati da difensori del patrimonio e dei Beni Comuni a garanti della fattibilità di scempi legalizzati.
Incuranti dell’accresciuta sensibilità dei cittadini nei confronti della vita vegetale, che è vita e dà vita alla città e ai borghi, programmano l’annientamento di giardini monumentali, l’abbattimento di storici filari che danno un carattere ed una particolarità alle nostre strade, migliorano la qualità dell’aria e rendono più umane e gradevoli le nostre attività all’esterno.
I Verdi hanno il dovere di difendere senza incertezze gli alberi e non basta la piantumazione di nuovi individui, dal momento che gli esemplari che si vogliono abbattere costituiscono un Bene Comune già presente, storico, monumentale e affettivo, quindi inalienabile. Ciò vale certamente per la piazza del Mercatale ma anche per i pini di via Roma e non di meno per i platani di Casale.
Fare posto alle auto e consentire una maggiore velocità di transito, abbattendo gli alberi non è e non può essere accettato dai Verdi.
Ma se gli alberi sono i primi a fare le spese di una dissennata politica urbanistica, non di meno gli esseri umani che risiedono nel nostro distretto, sentono peggiorare di giorno in giorno la qualità della loro vita.
Il rapido quanto prevedibile processo di conurbazione dei piccoli centri che perdono la loro natura indipendente per diventare le periferie di una disordinata metropoli piena di quartieri dormitorio e ghetti etnici può e deve essere modificato.
Il fondamentalismo liberista della classe dirigente economica e politica che sembra schierarsi senza indugi e remore per modelli urbanistici tipici di megalopoli di paesi in via di sviluppo, può e deve essere ostacolato e corretto.
Il nostro territorio ha subìto e sta subendo una trasformazione economica che non promette niente di buono per l’ambiente, per la cultura e per le persone.
Da un’economia di trasformazione manifatturiera, il comprensorio pratese viene costretto dalla logica del profitto, così imposta dai grandi poteri finanziari, a diventare “luogo di transitodelle merci, “non luogo” della cultura e “luogo di solo rifugio notturno” delle persone.

I fatti che possiamo brevemente elencare sono noti ai presenti.
Prima di tutto la concessione d’uso o la vendita dei beni culturali e ambientali, siano essi bastioni medioevali, edifici medicei, testimonianze di archeologia industriale, aree verdi o resti della civiltà etrusca.
Secondo elemento, da valutare in una dimensione regionale, il proliferare di infrastrutture quali la TAV, i gassificatori, gli interporti, gli inceneritori. Un tipo di opere, questo che richiede da parte nostra un impegno prioritario di attenzione e di sapienza politica e strategica, giacché se ne tessono innumerevoli e menzognere lodi.
Terzo, lo spazio urbano diventa merce per la rendita fondiaria e la speculazione edilizia e la corsa a chiudere le attività produttive per vendere ai costruttori, capaci di offrire lauti e ben più facili profitti, è inarrestabile.
Unità immobiliari vengono progettate per ogni spazio libero, per finanziare qualsiasi piano o variante di interesse pubblico.
I capitali immobiliari privati, e solo essi, costituiscono la base finanziaria dei piani urbanistici, sottraendo di fatto agli amministratori gran parte dei loro poteri.
Quarto punto, l’immigrazione viene presentata come un problema e su di essa si concentra l’attenzione relativa ai problemi della legalità, della salute, della disoccupazione, mentre allo stesso tempo la si coltiva e si favorisce perché è un’importante risorsa proprio per giustificare l’allargamento della città con la costruzione di nuove case. Così per foraggiare la rendita immobiliare si attira un’immigrazione a scopo di residenza anziché di lavoro, sganciata dal tessuto sociale ed economico del nostro territorio e assente alla vita della città.
Quinto elemento: i servizi sono l’unica componente che non sviluppa in modo proporzionato al resto: i trasporti urbani ancora da piccolo centro, le piste ciclabili orientate più al cicloturismo che all’uso di utilità, la sicurezza sociale e l’edilizia scolastica lasciate all’abbandono e all’improvvisazione, la manutenzione del verde pubblico orientata ad eliminare anziché curare.
Nella nostra provincia i servizi vengono gestiti da società partecipate che sono orientate ad un perenne conflitto di interessi fra i profitti aziendali e l’interesse pubblico. I consigli di amministrazione ormai monocolore, dopo la riduzione del numero dei membri voluto dalla Finanziaria, sono il governo reale della cosa pubblica.
Consiag, Asm, Urban, Sori, Fil, Creaf, Publiacqua, Società Interporto sono solo i nomi più conosciuti, mentre meno conosciuti sono gli intrecci finanziari fra questi enti sempre indirizzati a fare la parte di chi affida il lavoro e di chi lo svolge, di chi paga e di chi riscuote.
Di fatto queste società rappresentano il vero potere politico nella nostra provincia e il veicolo più torbido della partitocrazia.
Ultimo punto ma non meno importante è l’apertura di divertimentifici, quale è la Multisala,la riminizzazione notturna della città (come nel caso dei giardini della Passerella), la rimozione della cultura, vista come ostacolo al divertimento e all’economia (vedi la devastazione della Città Etrusca e i faraonici progetti di scempio dell’Ex Banci), la corsa a sostituire il sole con il solarium, l’acqua con le piscine, la terra con i piazzali di cemento, come nel progetto degli Alcali.
Questo è solo un breve resoconto ma ci aiuta a capire quanta responsabilità ricada sui Verdi, nel compito di arginare questa involuzione sociale e di fare invertire la rotta ai governi locali della Toscana.

Il nuovo Municipio: compiti prioritari.
Il programma che la nuova maggioranza che guiderà la Federazione provinciale dei Verdi dovrà darsi, può essere sintetizzato come qui di seguito.
Costituire un insieme di strutture organizzative tali da permettere il lavoro del partito e la comunicazione con la cittadinanza. Prioritaria è la questione economica e l’acquisizione di una sede, l’istituzione di un sito web e di un numero telefonico.
Gestire il bilancio in modo chiaro e trasparente, creando le condizioni per un rispetto generale delle regole di partecipazione economica, necessario al sostentamento del Partito.

Collegare il lavoro istituzionale a quello del partito
. Riallacciare un rapporto ufficiale e creare unioni di intenti con il gruppo consigliare in Comune. Valorizzare e lavorare accanto all’assessore alle aree protette, facendo tesoro delle cose realizzate e progettando insieme l’ultima parte della legislatura.
Costruire un ruolo forte e peculiare dei Verdi nella maggioranza di governo, partendo dalla nostra agenda politica e dalla nostra forza propositiva senza cedere alla tentazione di fare i gregari davanti alle grandi tematiche ambientali o ad eventi importantissimi come il nuovo piano strutturale di Prato.
Partecipare alla costruzione di una sinistra dell’unione, forte, moderna e democratica, unita nella difesa dei diritti civili e dell’ambiente, autonoma dal centrismo estremista che si finge moderato.
Ascoltare e dialogare, senza alcun intento egemonico o elettorialistico, con la cittadinanza attiva dei comitati, forte dell’entusiasmo e del sacrificio di tanti pratesi democratici che contestano alla politica scelte sbagliate e guidate dagli interessi di pochi, contro il benessere e i diritti di molti. E’ doveroso, come sta facendo la nostra presidenza regionale che si persegua una politica di ascolto e di attenzione a questo fenomeno, che pur rimanendo minoritario nella società civile, è la rappresentanza più sana, più partecipativa, e più impegnata dello scontento popolare nei confronti della politica. Occorre dire anche che dal movimento dei comitati sono emerse conoscenze, idee e anche indignazioni che hanno imposto ai Verdi nuovi approcci e nuove strategie nella difesa del territorio.

Questo è il cambiamento che deve consentirci di arrivare pronti e rinnovati al prossimo appuntamento elettorale, fiduciosi e uniti nella costruzione di un partito più grande, ma più grande perché più coerente, più autonomo e più presente nella vita pubblica.