TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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martedì 16 giugno 2009

Lavoro. Futuro verde.

WWF: "IL FUTURO DEL LAVORO E' VERDE" LE ATTIVITÀ ECONOMICHE "VERDI" DANNO LAVORO A 3,4 MILIONI DI EUROPEI CONTRO I 2,8 DELLE "INQUINANTI". IN TESTA ALLA CLASSIFICA GERMANIA E SPAGNA. PER L'ITALIA ANCORA MOLTO DA FARE

I dati nel nuovo dossier del WWF Internazionale, presentato alla vigilia del Consiglio Europeo
Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attività economiche "verdi" stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E' quanto rivela il nuovo studio del WWF "Low carbon jobs for Europe" (Lavori a basso contenuto di carbonio per l'Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.
Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilità sostenibile e dei beni e servizi per l'efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attività estrattive, elettricità, gas, cemento e industrie del ferro e dell'acciaio. E si prevede che l'economia "low-carbon", a basso contenuto di carbonio, continuerà a espandersi in futuro mentre l'impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuerà a diminuire.
"Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie `amiche del clima' danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell'economia – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – L'economia pulita è pronta a prendere il via, e se la politica continuerà a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l'Europa dovrà affrontare costi altissimi sia per l'economia che per l'ambiente."
I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilità sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l'efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori – in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilità pubblica e settore edile – stanno registrando una crescita significativa. Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.
A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l'eolico, Germania e Spagna per l'energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.
Per L'ITALIA i numeri parlano chiaro: nel solare fotovoltaico l'Italia offre appena 1.700 posti di lavoro, contro i 42.000 della Germania e i 26.800 della Spagna; nel solare termico, siamo a 3.000 posti di lavoro in Italia contro i 17.400 della Germania. Questi dati però devono tenere conto del fatto che solo da poco nel nostro Paese sono stati introdotti adeguati meccanismi di incentivazione, sul modello di quelli che in Germania hanno permesso di far decollare il fotovoltaico. Un trend positivo si registra nel settore della mobilità, dove Francia e Italia hanno la migliore offerta di veicoli a basse emissioni di carbonio. Purtroppo però questo dato si scontra col fatto che, nel nostro Paese, è ancora assolutamente inadeguata l'offerta di trasporto pubblico capace di offrire benefici ambientali nettamente superiori a quelli del trasporto privato seppur fondato su veicoli leggermente più efficienti rispetto alla media.
Alla vigilia del Consiglio Europeo che si riunirà a Bruxelles il 18-19 giugno, il WWF chiede che l'Europa definisca impegni seri per ridurre le proprie emissioni di gas serra e orientarsi verso un'economia verde.
"Nei prossimi giorni, l'Europa ha l'opportunità di fare davvero qualcosa per migliorare la percezione comune che gli Stati membri siano bravi a fare promesse ma decisamente scarsi nel mantenerle – ha aggiunto Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – Il Consiglio deve ribadire l'impegno dell'Europa nell'attuare tagli alle emissioni tali da mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C. Così facendo l'Europa ha anche la grande occasione per lanciare davvero la nuova economia pulita e prepararsi alla Nuova Rivoluzione Industriale che permetterà di uscire dall'attuale crisi e coniugare benessere e ambiente: lavorare per la sfida del clima può rappresentare l'occasione per sviluppare i motori dell'economia e del lavoro del futuro. Come dimostra questo rapporto, l'impegno a ridurre drasticamente le emissioni costituirà anche un importante supporto alle aree in cui l'economia si sta sviluppando più velocemente e con il più alto potenziale di nuovi impieghi lavorativi."

Roma, 16 giugno 2009
Ufficio Stampa WWF Italia, 06 84497265, 213, 377 www.wwf.it/stampa

giovedì 4 giugno 2009

Tieni a mente TIEN AN MEN.

La Cina è vicina... al Cile

20 anni dopo i fatti di Tien An Men assumono una luce diversa

piazza-tien-an-men.jpgNel 1980 Milton Friedman fu invitato a Pechino per tenere dei corsi sui fondamenti della dottrina neoliberista ai funzionari statali cinesi. Le sue parole furono musica per le orecchie dei burocrati, che capirono come l'apertura ai mercati avrebbe offerto loro la possibilità di arricchirsi in modo spettacolare se in questo passaggio avessero mantenuto le redini del potere.

I cinesi sapevano benissimo che Friedman era il consulente economico più influente delle dittature militari latinoamericane, ma questo non solo non li preoccupava, anzi era proprio il modello che si proponevano: autoritarismo e liberismo.

Tra il 1980 e il 1985 vennero smantellate le comuni agricole e privatizzate le terre: 200 milioni di contadini poveri totalmente rovinati hanno dovuto trasformarsi in operai edili e di fabbrica emigrando nelle città. Nel 1988 vi furono violente rivolte per l'abolizione dei controlli sui prezzi e contro la corruzione dilagante, finché il 15 aprile 1989 gli studenti universitari iniziarono una protesta contro il partito per le crescenti disuguaglianze sociali e l'autoritarismo. I media occidentali rappresentavano le manifestazioni come uno scontro tra studenti moderni e idealisti che volevano le libertà democratiche di stampo occidentale e il veterocomunismo della burocrazia.

A scatenare la protesta fu invece lo scontento popolare per i cambiamenti introdotti da Deng Xiao Ping, che avevano provocato l'abbassamento dei salari, l'aumento dei prezzi e una grave disoccupazione. Il 26 aprile Deng accusò gli studenti di essere dei provocatori al servizio di potenze straniere. In risposta 50mila studenti scesero nelle piazze, e il 4 maggio circa 100mila persone marciarono per le strade di Pechino.

Il 13 maggio duemila studenti occuparono Piazza Tien an Men, con l'appoggio della popolazione e dei lavoratori. Molti cantavano l'Internazionale.

La protesta arrivò a coinvolgere 300 città. Il 20 maggio venne proclamata la legge marziale, ma l'esercito incontrò una forte resistenza e la situazione rimase bloccata. La notte del 3 giugno l'esercito aprì il fuoco sui dimostranti e riconquistò la piazza. Non esiste una stima precisa delle vittime. La CIA parla di 400-800 morti, la Croce Rossa di 2.600, mentre circa un migliaio di oppositori potrebbero essere stati giustiziati in seguito.

"La maggior parte degli arrestati e praticamente tutti i giustiziati erano lavoratori", scrive Maurice Mesner.

Come in America Latina il terrore spianò la strada al neoliberismo. Decine di milioni di dipendenti pubblici e lavoratori delle imprese statali furono licenziati, perdendo non solo il lavoro ma anche ogni forma di sicurezza sociale (casa, istruzione, sanità ecc.). Oggi 150 milioni di disoccupati si spostano da una città all'altra in cerca di un qualsiasi lavoro.

Nei tre anni successivi al massacro la Cina spalancò le porte agli investimenti stranieri, e sorsero in tutto il Paese le cosiddette zone franche, dove non esiste alcun diritto sindacale e il costo del lavoro è un ottavo di quello del Messico.

Nel solo 2003 sono morti sul lavoro più di 136mila operai. La Cina estrae il 35% del carbone mondiale ma ha l'80% delle morti in miniera. Negli anni '90 Deng Xiao Ping proclamò che "arricchirsi è glorioso" e non è incompatibile con la dottrina socialista. Infatti secondo uno studio del 2006 il 90% dei miliardari cinesi sono figli di funzionari del Partito "Comunista". Circa 2.900 di questi nuovi mandarini controllano 260 miliardi di dollari.

Un'élite tra le 15 e le 20mila persone ha depositi bancari di almeno 8 milioni di Euro a testa.

Il 10% più ricco della popolazione si accaparra il 45% del reddito nazionale, mentre il 10% più povero solo l'1,5%.

L'imbarbarimento della società cinese ha portato con sé fenomeni inquietanti come la vendita di donne e bambini e il traffico di sangue e di organi. Ma questo processo "sta forgiando una classe operaia la cui forza potenziale non ha precedenti nella storia dell'umanità" e che coltiva "un sano odio contro la burocrazia e la borghesia".

In questi anni "la lotta di classe e la conflittualità sociale hanno raggiunto livelli mai visti da decenni". Secondo le autorità di polizia manifestazioni, scontri e rivolte sono passati dai 10.000 del 1994 ai 74.000 del 2004. Il problema principale è l'unità tra i vari settori sociali in lotta, ma in Cina sono migliaia i militanti che tengono vivo il pensiero marxista.

Ed è superfluo soffermarsi sulle ripercussioni che avrebbe anche da noi la fine dello sfruttamento semi-schiavistico nell'industria cinese.

Nello Gradirà

tratto da Senza Soste n.38

venerdì 29 maggio 2009

Immigrazione. Non ci portano via il lavoro.

da ILSOLE24ORE.COM
Gli immigrati non rappresentano un pericolo per il lavoro degli italiani
29 maggio 2009
Sono più giovani e meno istruiti. Sono necessari meccanismi di integrazione

L'aumento dei flussi migratori e la maggior partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro non rappresenta un pericolo per i salari e le prospettive occupazionali dei lavoratori italiani. La Banca d'Italia nella sua relazione annuale dedica uno specifico capitolo all'analisi delle conseguenze dell'immigrazione. È più che raddoppiato tra il 2003 e il 2008 il numero di stranieri residenti in Italia, passato a 3,4 milioni di persone, circa il 6 per cento della popolazione. Nel confronto con i principali paesi europei, gli immigrati residenti in Italia rappresentano una quota più bassa di popolazione e sono più giovani e meno istruiti. Nel triennio 2005-07 l'età media della popolazione straniera regolarmente residente era pari a 38 anni, simile a quella registrata in Spagna e molto inferiore a quella, superiore ai 50 anni, riscontrabile in Germania e Francia. Poco meno della metà della popolazione straniera residente, di età compresa tra i 25 e i 55 anni, é in possesso al più di un titolo di istruzione corrispondente all'obbligo scolastico, quota che é superiore di circa 16 punti rispetto alla media dei paesi dell'Unione europea. Ma solo il 15% ha un titolo di studio di livello universitario, contro una media europea attorno al 36 per cento.
Necessari meccanismo di integrazione. La componente straniera, sottolinea la relazione di Palazzo Koch, «contribuirà in misura significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano che sarà disponibile in Italia». Ed è per questo che «se non accompagnata da meccanismi efficaci di integrazione, questa rapida espansione aumenterà il già ampio divario nella dotazione di capitale umano del nostro paese nel confronto internazionale, poiché la popolazione scolastica straniera registra significativi ritardi che si manifestano già nella scuola primaria e si ampliano ulteriormente nei livelli scolastici successivi».
Pagano meno imposte, ricevono meno prestazioni. Le differenze nella struttura socio economica e demografica tra gli italiani e gli stranieri, spiegano ancora gli economisti di Bankitalia, «determinano significativi divari nei flussi economici da e verso la finanza pubblica. Gli immigrati pagano proporzionalmente meno imposte e ricevono meno prestazioni per previdenza e sanità».

giovedì 28 maggio 2009

Sicurezza. La vita degli operai.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere.
mv


28.05.'09
PRC: MORTI SUL LAVORO, LA VITA DEGLI OPERAI NON VALE NULLA.


In merito alle tre vittime della raffineria di Saras in Sardegna siamo di nuovo davanti a un omicidio, pesantissimo, con tre vittime.
Il primo pensiero naturalmente e' di cordoglio per le famiglie.
Detto questo, e' evidente che l'impegno sulla sicurezza nei posti di lavoro non ha la centralità che dovrebbe avere come è evidente il fatto che il governo stia continuamente riproponendo provvedimenti e modifiche della legge sulla sicurezza sul lavoro che vanno nella direzione delle depenalizzazioni dei datori di lavoro.
L'applicazione del Testo unico sulla sicurezza è irrimandabile anche per Prato.
Se verremo eletti ci impegneremo con tutti gli uomini e i mezzi disponibili per portare la sicurezza su TUTTI i luoghi di lavoro, siano essi popolati da italiani, stranieri regolari od irregolari.
Non a caso, Berlusconi e i suoi ministri hanno lavorato concretamente per smantellare il Testo unico sulla sicurezza varato più di un anno fa dal governo Prodi.
Tutti fatti che evidentemente incentivano a continuare a ritenere che la vita dei lavoratori sia un fattore secondario dentro i bilanci delle aziende e non il primo bene da tutelare, nei luoghi di lavoro.
Paolo Paoletti e Calogero Messina

giovedì 21 maggio 2009

Prato. Storia di un concorso.

Storia di un concorso, storia di Grazia
Durante la raccolta firme per la formazione della lista (PER IL BENE COMUNE) ho conosciuto Grazia Tarocchi, cuoca, residente nel Comune di Quarrata. Grazia mi ha raccontato le vicende del concorso per cuoco (assunzione a tempo indeterminato) al Comune di Prato, del 2007.
Carte alla mano, racconta di evidenti irregolarità, di pressappochismo, per cui addirittura il Consiglio di Stato ha costretto il Comune di Prato a ripetere la prova per lei, solo per lei.
Grazia la sosterrà il prossimo mese di giugno.Di questo concorso sospetto scrisse anche il quotidiano IL TIRRENO, nella cronaca pratese, il 2 febbraio 2008.
La vicenda mi ha ricordato il mio ricorso al TAR, qualche anno fa, quando furono negati soldi pubblici alla mia produzione teatrale, perché ero 'impresa' e non 'associazione'.
Altre compagnie ebbero i soldi, compagnie formalmente costituite in associazione solo per avere i soldi pubblici, e sponsorizzate dal sistema politico dominante. Il TAR alla fine non decise chi avesse ragione, e rimandò tutto al Consiglio di Stato. Io non avevo i soldi per continuare la battaglia; scelsi poi di rimanere libera, come anche mi consigliò il grande e saggio Toni Comello. Oggi i soldi per la produzione teatrale non ci sono più per nessuno. Apparentemente.
Di questi modi sospetti, per utilizzare un eufemismo, della pubblica amministrazione, non si parla in campagna elettorale. E' uno dei problemi endemici del bel suolo d'Italia.
Non basta diminuire le spese della pubblica amministrazione, come senza fantasia propone qualche candidato.
Bisogna che davvero l'amministrazione pubblica sia composta di persone che non favoriscano meccanismi illeciti o similari.
Bisogna dare a tutti coloro che meritano la possibilità di crescere.E' anche questa, alla fin fine, una bella manovra economica.
Maila Ermini

martedì 12 maggio 2009

Prato verso le aministrative. Il programma di RC -3

Terza puntata del programma di Rifondazione Comunista.
Il discorso si fa interessante e sicuramente non solo per noi di MV.

Qui a destra il manifesto della prossima iniziativa di RC con i due candidati, Paoletti e Messina.
mv

DAL DISTRETTO DEL TESSILE AL DISTRETTO DELL’AMBIENTE

Il Distretto Tessile non è più quello che conoscevamo; le confezioni hanno superato il manifatturiero, l’esportazione dei tessuti è calata del 48%,in questi ultimi anni si sono persi circa 10.000 posti di lavoro.

Occorre introdurre elementi di diversificazione rispetto al tessile.
Non vogliamo proporre soluzioni estemporanee o casuali, ma la formazione di un progetto strutturato sul territorio, che parta da analisi approfondite ed individui strategie che si consolidino nel tempo, cioè quello che si chiamerebbe Piano Strategico.

Da dove partire:
da una caratteristica peculiare del distretto pratese, che si è sviluppato sull’utilizzo degli stracci come riciclo di un “rifiuto”, e sul quale si sono innestati processi di attività specializzate che hanno prodotto la nascita di competenze specifiche ed anche innovative.


Il campo di attività:
partire dalle risorse naturali, dal riciclaggio, e creare le opportunità ed indirizzare finanziamenti per delle Energie alternative, e su queste creare attività specializzate, centri di ricerca, attività industriali, ed ad aziende artigiane, soprattutto legate alle nuove tecnologie. Creare i necessari collegamenti con i settori dell’informatica, della meccanica, dell’elettronica e della domotica.

Soggetti interessati:
le Amministrazioni Comunali e Provinciali come elemento di coordinamento e programmazione
le Organizzazioni di Categoria
l’Università, che dovrebbe assumere un ruolo fondante di tutto il processo. Sarebbe opportuno far divenire Prato, partendo dalla situazione attuale che vede la presenza dal Biennio di Ingegneria Ambientale, sede dei corsi che si occupano dell’Ambiente, e delle problematiche ad esso connesse, puntando ad una qualificazione della presenza dell’Università che potrebbe divenire un volano anche per la crescita culturale del distretto. L’Università dovrebbe assumere il ruolo di unico referente per la ricerca superando i limiti della situazione attuale basata sulla genericità delle funzioni assegnate al CREAF il cui costo è previsto in 17.000.000,00 di euro, e relativamente al quale desta preoccupazione la suddivisione in due società (una immobiliare ed una di gestione). Inoltre alle Amministrazioni ed all’Università dovrebbe essere affidato il compito di stabilire una serie di Relazioni internazionali che dovrebbero mettere in contatto la realtà Pratese con i centri più avanzati, nella ricerca del settore, delle altre realtà Europee ed Internazionali.
Altro soggetto la scuola, come scuola di specializzazione (il riferimento è alla funzione svolta in città dall’Istituto Buzzi).
L’obbiettivo è quindi: quello di realizzare, nel tempo una diversificazione del Distretto, passando dal tessile all’Ambiente.
Creare posti di lavoro qualificati e gratificanti per i giovani del nostro territorio, anziché accettare supinamente proposte relative solo a commessi di Centri Commerciali o “maschere” per le Multisale.

LAVORO
Il ruolo che gli Enti Locali possono svolgere su questo terreno è forse più importante rispetto a quanto si possa pensare. La Provincia e i Comuni devono rafforzare il proprio ruolo nelle crisi aziendali che si manifestano sul proprio territorio a tutela del lavoro e dell’occupazione sostenendo l’accesso e rafforzando gli ammortizzatori sociali con forme di sostegno al reddito per quei settori sociali colpiti dalla crisi economica.
Gli Enti Locali sono anche soggetti che erogano lavoro e quindi la lotta alla precarietà e per la sicurezza del lavoro deve partire proprio dall’interno dell’Ente superando ogni tipo di lavoro a termine verso una stabilizzazione a tempo indeterminato. Ma l’aspetto sul quale dovremo impegnarci maggiormente poiché investe in pieno gli Enti Locali è quello del lavoro nei servizi esternalizzati dei quali vogliamo prima di tutto un rigoroso rendiconto economico,ma anche un ripensamento sulla reale opportunità della esternalizzazione..
L’utilizzo di risorse interne alla dotazione organica è fondamentale per l’avvio di una corretta politica di redistribuzione del reddito, obiettivo questo che il PRC persegue anche a livello programmatico negli Enti Locali che sono anche erogatori di lavoro verso le aziende che operano sul territorio in particolare in campo edilizio e dei lavori pubblici.
Il PRC fa della lotta alla precarietà e per la sicurezza sui luoghi di lavoro, uno dei suoi assi portanti, è quindi indispensabile nei capitolati d’appalto introdurre norme premianti in materia di sicurezza con la contemporanea creazione di una banca dati per gli appalti
pubblici. E’ necessario dotare gli Enti Locali di personale professionalizzato per contrastare il lavoro nero e per il rispetto della sicurezza che non può restare solo appannaggio del personale statale poiché non è stato in grado di contrastare il fenomeno stante le poche risorse destinate. In parallelo è necessario un forte impegno da parte delle amministrazioni locali contro l’evasione fiscale comunale.

Il PRC propone che i contratti di servizio, sia a livello comunale che di Ambito Territoriale Ottimale,
prevedano alcune requisiti di base :
Stabilizzazione del lavoro almeno per la durata dell’appalto Obbligo di definizione del tipo di contratto collettivo di riferimento Rispetto dei carichi e degli orari Individuazione di requisiti per particolari tipi di servizio.

Sul nostro territorio è anche molto diffusa l’attività artigianale, spesso in crisi per le scelte operate dai proprietari verso la rendita speculativa. E’ necessario invece salvaguardare questa attività che rappresenta un valore economico e culturale per la nostra comunità.
Dovrà essere compito dei Comuni promuovere un censimento delle attività artigianali presenti sul territorio con particolare attenzione a quelle forme meno strutturate di artigianato, che vedono l’impiego quasi esclusivo di giovani, creando una sorta di “porto franco” in cui questi giovani artigiani possano produrre e vendere la loro produzione senza aggravi burocratici ed economici agevolando anche la costituzione di cooperative sociali.


ENERGIA
La questione climatica, che è connessa a quella energetica, è ormai esplosa da tempo, rendendo improrogabile la necessità di tendere a zero le emissioni di gas serra. La spinta profusa dal patto di Kyoto rimane disattesa nel caso italiano,infatti, a fronte di un impegno a ridurre del 6,5% le emissioni rispetto al 1990, ad oggi le stesse sono aumentate del 12%. L’obiettivo di emissioni zero entro 2100 pare, quindi, assai lontano. Basta pensare che il settore dei trasporti in genere contribuisce per il 25% circa, al totale delle emissioni di gas del Paese.
La direttiva della Commissione europea nel sancire il “tre volte 20 per cento” dimostra la necessita di sterzare nettamente verso un abbattimento drastico dei consumi da fonti fossili. L’Europa chiede la riduzione del 20% delle emissioni di CO2, del 20% dei consumi energetici e l’aumento del 20% della produzione da fonti rinnovabili, il tutto da perseguire entro il 2020.
L’efficienza ed il risparmio energetico rappresentano le più grandi ed innovative fonti di energia utilizzabile, risparmio che non deve essere sinonimo di limitazione, ma sia invece lo studio, la ricerca e lo sviluppo di modelli di vita che portano ad una razionalizzazione energetica maggiore, con la netta riduzione di uso di fonti fossili.
Prioritario per ogni intervento pianificato nel settore dell’energia la redazione di un Piano Energetico Comunale nel quale sia chiaro obiettivi e strategie con una verifica annuale.
Incrementare la produzione da fonti rinnovabili deve diventare l’occasione per uno sviluppo sostenibile della nostra comunità comunale e provinciale fortemente popolata. Nel nostro contesto dobbiamo prediligere, anzi sviluppare solo piccoli impianti legati ai bisogni dei territori rendendo gli stessi autonomi dalla richiesta pressante di energia Lo sviluppo del fotovoltaico, di piccole centrali a biomasse o a cogenerazione, rappresentano una grande opportunità.
A questo proposito per Prato che dispone di una superficie di edifici industriali elevata si può chiedere che gli enti locali possano concordare l’installazione dei pannelli fotovoltaici sugli edifici industriali in maniera di garantire energia pulita e a minor costo per le imprese. Proprio questa peculiarità industriale del contesto pratese potrebbe essere il luogo idoneo per gli Enti locali nel promuovere un distretto per la sperimentazione e l’applicazione delle energie rinnovabili.
Non è possibile sostenere un recupero energetico senza parlare di di edilizia. Pertanto per il comparto edile il piano di recupero energetico deve inserirsi nella progettazione complessiva. E’ insostenibile che le abitazioni in Italia consumino tra 150 e 200 chilowattora al metro quadro contro i 70 della Germania.
In virtù di questo, riteniamo positivo partire dai principi presenti nel decreto legislativo 192 del 2005 e quindi l’adozione della certificazione energetica per gli edifici, conseguentemente prevedere una proficua regolamentazione sulla metodologia e sui controlli di questi. Esperienze di altri paesi dimostrano che l’obiettivo di realizzare strutture abitative che non siano energivore ma che di contro vadano a pareggiare il bilancio energetico è ambizioso ma non impossibile. Quindi chiediamo che negli edifici pubblici si proceda a una ristrutturazione necessaria al fine di recuperare energia.
Ma è nel settore dell’energia vitale per il futuro non solo del tessile, che Prato per la conformazione industriale, può diventare un punto di riferimento. Pertanto gli Enti locali dovranno elaborare un piano energetico basato sulle energie rinnovabili,incentivare l’installazione di pannelli fotovoltaici sugli immobili industriali, impegnarsi alla realizzazione di un polo per la ricerca delle energie rinnovabili.
In sintonia con altre istanze istituzionali, verificare la fattibilità di attuazione di un polo per lo studio e la ricerca di nuove tecnologie applicabili all’industria

Scuola. Conservatori.

Ma senti questa. La gran ciarlatana della pubblica ignoranza si vanta, insieme alla sua complice Aprea, di dover lottare contro le forze della conservazione. Elementi insostituibili della banda del cavalier Retequattro. mv

Intervista sul Giornale
Sindacati, forza di conservazione.
Parola di ministro


Pesante attacco ai sindacati della scuola da parte del ministro Gelmini, intervistata da "Il Giornale".
"Gli attacchi non vengono tanto dalla sinistra - dice la Gelmini - quanto dalle resistenze sindacali. La scuola è il mondo più conservatore d'Italia. Il sindacato deve capire che non può essere sempre per la conservazione dell'esistente".
La critica del ministro Gelmini si sposa con quella dell'on. Aprea di un anno fa, quando aveva dichiarato che il sindacato è la forza di maggiore conservazione del Paese.
"La scuola è l'istituzione più difficile da rinnovare - ha aggiunto il ministro nell'intervista - I suoi sindacati sono per la sua conservazione assoluta".
Pochi giorni fa lo stesso ministro, in occasione di un contrasto con i sindacati lombardi a proposito di dati sulle iscrizioni nella scuola primaria, aveva dichiarato: "Il sindacato si rassegni. E' finita l'era del suo strapotere irresponsabile."
Il guanto di sfida è lanciato.
tuttoscuola.com
martedì 12 maggio 2009

venerdì 1 maggio 2009

No global. The Take.


Venerdì primo maggio alle ore 21,15
presso la Casa delle Associazioni Via Pomeria 90
si terrà la proiezione-presentazione di
The Take
del regista Avi Lewis e di Naomi Klein
Ingresso Libero

Con Paolo Balestri presenta e commenta Giovanni Lenzi dell'Associazione Venti di Terra
discutendo di Movimento no global e sindacati, delle cose nuove che succedono in America latina e di Crisi economica come crisi del liberismo.
Scheda documentario
Occupare. Resistere. Produrre. Nei sobborghi di Buenos Aires, trenta lavoratori disoccupati "organizzati" entrano nella loro fabbrica inattiva, tirano fuori i materassini sui quali dormire e rifiutano di andarsene. Quello che vogliono è riavviare le macchine ferme. Ma questo semplice gesto The Take ha il potere di portare alla ribalta il problema della globalizzazione. Armati solo di fionde e di un'incrollabile fede nella democrazia operaia, i lavoratori si scontrano con i capi, i bancari e l'intero sistema che vede le loro amate fabbriche come nient'altro che un pezzo di metallo da svendere.
durata proiezione 87 minuti

a seguire altri documentari:
8 maggio The nuclear comeback
15 Maggio Nazirock
22 Maggio La rabbia di Pier Paolo Pasolini
29 Maggio Genova G8

giovedì 30 aprile 2009

Lavoro. Paoletti per il Primo Maggio

Intervento di Paolo Paoletti candidato Sindaco al comune di Prato in occasione della Festa del 1° Maggio


In questi ultimi anni, con l’ascesa della finanza,la rendita ha sopravanzato il profitto,e tale subordinazione è divenuta ancora più forte nei confronti del lavoro. Ha vinto l’economia del possesso contro l’economia della produzione in una concezione che richiama alla mente” la roba “ di Giovanni Verga. La rendita finanziaria ha trascinato la gemella rendita immobiliare in un’economia virtuale basata sul mattone,che ha sostenuto anche a Prato un lungo ciclo edilizio consumando una gran quantità di suolo che avrebbe potuto essere utilizzato per riqualificare la Città ed il suo territorio. Un’alternativa poteva invece venire solo dalla produzione,dal lavoro delle donne e degli uomini inteso non solo come dimensione economica,ma anche politica,ed invece proprio su questo terreno è venuta meno la capacita di analisi della Sinistra. Nei casi migliori, come poi è successo a Prato,ce ne siamo occupati come problema della distribuzione del reddito,come regolazione della manodopera e soprattutto come relazioni sindacali. Ma il tema del lavoro è completamente scomparso come dimensione della cittadinanza,come principio ordinatore della società,come fattore costituzionale, insomma tutto ciò che è sinteticamente ma mirabilmente espresso nelle prime righe della Carta Costituzionale. L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro … non sul possesso o sulla rendita, ma sul LAVORO, e Prato è una città fondata, cresciuta e sviluppatasi sul lavoro e sull’impegno e l’alacrità dei suoi lavoratori. La subordinazione del lavoro alla rendita è la causa principale della frantumazione corporativa alla quale assistiamo ogni giorno,dell’involgarimento dello spirito pubblico e del prevalere di ogni egoismo. Paolo Paoletti Candidato Sindaco per Rifondazione Comunista

lunedì 27 aprile 2009

Conferenza Stampa. C'è anche Paolo Paoletti.

E' fissata per mercoledì 29 aprile ore 11.30 in via dell'Abbaco 7 a Prato,vicino a piazza Macelli, la conferenza stampa di presentazione dei due candidati di rifondazione comunista al comune e alla Provincia di Prato.
Il luogo della conferenza stampa della presentazione della nostra lista è presso un vecchio magazzino tessile,ormai in disuso. Scelta fortemente simbolica , significativa del baricentro della nostra proposta politica per la città e consapevole della nostra storia: IL LAVORO.
Riteniamo che ogni politica futura per questa città debba passare attraverso il rilancio del distretto industriale,abbinandolibertà,sicurezza sui luoghi di lavoro, eguaglianza di doveri e di diritti, partecipazione alle scelte urbanistiche e rilancio del distretto nel rispetto e nella valorizzazione dell' ambiente.Prato è un sistema-città industriale, dove sono pulsano miriadi di attività tessili e non solo.
Vogliamo ripartire da qua. Dalla nostra storia economica industriale,che è una ricchezza,per affrontare in maniera decisiva la crisi che sta
attraversando il nostro distretto. Siamo l'unica forza politica capace di esprimere un idea diversa della città. La candidatura di un architetto urbanista (Paolo Paoletti) e di un operaio tessile (Calogero Messina) sono garanzia di persone che conoscono direttamente il Sistema-Prato dal dentro.

Ufficio stampa - Comitato elettorale
Rifondazione Comunista Prato

venerdì 17 aprile 2009

Europa. Difendere e rilanciare lo spazio pubblico.

Elezioni : Il programma di Sinistra e Libertà per le Europee
Lupi: un nuovo modello sociale; difendere ed estendere lo spazio pubblico europeo

Firenze 17 aprile ‘09
Il cuore di una nuova politica economica e sociale europea deve essere la tutela del lavoro, della sua stabilità e continuità. Per questo Sinistra e Libertà propone un Patto europeo per l’Occupazione e un uso mirato delle risorse del Fondo sociale europeo – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana.
Poiché bassi salari e precarizzazione del lavoro sono le cause di fondo della attuale crisi, la Ue deve promuovere una politica di piena occupazione e di elevazione della qualità del lavoro; sostenere la convergenza dei salari e delle retribuzioni europee per eliminare le differenze di retribuzione per lo stesso lavoro fra zona e zona, e tra i sessi, anche grazie alla determinazione di un salario minimo orario europeo.
Occorre favorire gli accordi tra le parti sociali che si propongono di evitare e di mettere in mora i licenziamenti e combattere la precarizzazione del rapporto di lavoro, riportando la flessibilità entro confini fisiologici in base al principio che la forma normale e prevalente del rapporto di lavoro deve essere a tempo indeterminato. Vanno estese le forme di protezione del reddito, introducendo forme di salario sociale ai disoccupati di lungo periodo e agli inoccupati per favorire la ricerca di nuovi posti di lavoro. Va promossa l’estensione dei diritti nel mondo del lavoro secondo criteri universalistici e paritari e garantire l’esercizio pieno e libero dell’attività sindacale e del diritto di sciopero. Va ripreso il percorso verso una riduzione dell’orario di lavoro, in particolare nel settore manifatturiero, per liberare nuovi posti di lavoro e aumentare il tempo da destinare alla vita sociale.
Bisogna prevedere che il sistema degli aiuti alle imprese contenga vincoli, per chi li riceve, in modo che non possa licenziare e sia spinto ad innovare nel senso della sostenibilità ambientale e della sua responsabilità sociale.
Il modello sociale europeo è stato attaccato dalle destre per farlo assomigliare sempre più a quello americano, ora la nuova amministrazione statunitense punta oggi alla costruzione di un sistema sanitario pubblico.
In questo grave momento di crisi e insicurezza, é necessario difendere ed estendere lo spazio pubblico europeo, lo stato sociale, investendo per assicurare il reddito di base, la formazione e i servizi per i giovani, i disoccupati e i lavoratori precari; garantire il diritto alla pensione, ai servizi sociali via via integrati verso l'alto. In questo senso riteniamo un delitto il dirottamento dei Fondi europei per le aree sottoutilizzate (FAS) verso il finanziamento di grandi infrastrutture inutili o non prioritarie come il Ponte sullo Stretto, recentemente decise dal governo italiano. La crescita e il miglioramento della società civile europea, a partire dai paesi e dalle regioni (come il Mezzogiorno d’Italia) che più ne hanno bisogno, può e deve diventare un potente volano per l’economia nel suo complesso, sia quella pubblica che quella privata, rivoluzionando il principio di indicatori dello sviluppo qualitativo e non solo quantitativo come il PIL - ha concluso Lupi.”

ufficio stampa
Gruppo Verdi per l’Unione

domenica 12 aprile 2009

Prato. Storie di ordinaria ingiustizia.

Riportiamo questa storia di una famiglia pratese in difficoltà. Se qualcuno potesse aiutare...
Dal nostro punto di vista è tutto terribilmente chiaro, ancora una volta. L'illegalità del sistema Prato, i conseguenti riflessi sulla vita degli immigrati, la crisi della Recoplast e il sottile razzismo di operatori sociali poco preparati, dipendenti di un assessorato ante S. Vincenzo de' Paoli.
Plìn! Avanti un altro...

da il Tirreno del 12/04/09

Lui vive in macchina, la famiglia alla coop sociale
Sfrattato dopo un contratto capestro, operaio chiede aiuto al Comune

PRATO. La moglie e le tre figlie rispettivamente di otto mesi, cinque e sei anni, sono ospitate dalla cooperativa sociale Alice nella Casa delle donne, lui vive e dorme in macchina. Hamid El Rhaouat, marocchino in cassa integrazione dopo la chiusura della Recoplast, dove lavorava come operaio a tempo indeterminato, ha chiesto una soluzione al Comune per riunire la sua famiglia sotto un unico tetto ed ha chiesto giustizia verso chi lo ha sfrattato sulla base di un contratto dove c’era scritto di pagare 100 euro al mese ed invece ne ha sempre riscossi 600. Hamid ha avuto l’aiuto del Comune per la moglie e le figlie, tutte e tre nate a Prato, ma per ottenere un alloggio popolare forse non sarà né facile né breve. E anche la Giustizia purtroppo, per ora, è solo riuscita a dargli una data: 20 aprile 2011.
«Il signor El Rhaouat si è rivolto ad un legale troppo tardi. Quando ormai gran parte della sua situazione era compromessa - dice l’avvocato Andrea Lai, che adesso lo difende - Ora siamo riusciti a fare solo una opposizione al decreto ingiuntivo perchè in realtà lui ha già pagato gran parte di quelle cifre che gli vengono richieste».
Sì, perchè da quando El Rhaouat si è accorto che stava pagando sei volte di più di quello che era scritto nel contratto ha smesso di pagare l’affitto. E così è nata la morosità e il giusto pretesto per lo sfratto. In realtà il marocchino aveva anche ricevuto un aiuto economico dal Comune per pagare l’affitto arretrato ed il giudice aveva dilatato di un anno la decisione sullo sfratto. Termini scaduti senza che El Rhaouat si affidasse ad un avvocato che lo seguisse nelle varie pratiche e così, quando lo ha fatto era ormai tardi. «El Rhaouat ha le ricevute che dimostrano di aver pagato seicento euro al mese, mentre il contratto recita che avrebbe dovuto pagarne milleduecento all’anno - dice ancora l’avvocato Lai - Quando comincerà il processo cercheremo di accertare se c’è stato un errore sul contratto oppure se il proprietario dell’immobile ha commesso un illecito fiscale. Purtroppo però i tempi della Giustizia sono quelli che sono e l’udienza è fissata fra due anni».
«Cosa devo fare io fino a quella data? Io voglio stare con la mia famiglia - dice El Rhaouat - L’assistente sociale che ci segue non mi piace, ho chiesto di cambiarla. Io ricevo settecento euro al mese di cassa integrazione e credo che con un po’ di aiuto dal Comune si possa trovare una soluzione per me perchè io possa vivere sotto lo stesso tetto della mia famiglia».
Pasquale Petrella

venerdì 3 aprile 2009

Oltre il giardino. Disperazione.

Operaio cinese si fa esplodere in una vertenza sullo stipendio
agenzia Reuters

Un lavoratore cinese si è fatto esplodere ferendo altre due persone in un ufficio di Urumqi, capitale della provincia occidentale dello Xinjiang. Lo ha riferito l'agenzia di stampa Xinhua.
Han Wushun, immigrato dalla provincia dello Sichuan, chiedeva una paga di 4.500 yuan (meno di 500 euro) dalla Xinjiang Beixin Road and Bridge Construction, quando si è ucciso facendo scoppiare dell'esplosivo che aveva in una sacca.
I suicidi con esplosivo sono rari in Cina, dove le controversie salariali sono in aumento mentre molti lavoratori immigrati versano in condizioni disperate per la crisi economica.
Han aveva lavorato per tre mesi per la compagnia nel 2007 ed aveva perso una causa in tribunale con la quale aveva chiesto degli arretrati, dice l'agenzia Xinhua citando un dirigente della società, secondo il quale il lavoratore aveva avuto quanto gli spettava.

domenica 29 marzo 2009

G14. Roma: uova marce alla politica sul lavoro.

Ansa 2009-03-29 10:33
Corteo a Roma, fumogeni all'Altare della Patria

ROMA - Palloncini di vernice, uova, petardi, fumogeni, bottiglie, scarpe, contro le vetrine di banche, di un'agenzia immobiliare, del ministero della funzione pubblica, diretto da Renato Brunetta, e scritte, molte firmate con l'A di anarchia sui muri. Sono il segno del passaggio di un gruppo di ragazzi, con i volti coperti da passamontagna e caschi lungo via Cavour e piazza Venezia, dove sono stati lanciati fumogeni contro l'Altare della Patria, che hanno partecipato nel pomeriggio alla manifestazione dei sindacati di base svoltasi nel centro di Roma, da piazza della Repubblica a piazza Navona contro il G14 previsto da domani a martedì nella capitale. In tutto sono state danneggiate due filiali di Unipol, una di Carim, di Banca Intesa SanPaolo e dell'immobiliare Pirelli. Contro l'Altare della Patria sono stati lanciati quattro fumogeni finiti nelle aiuole che delimitano il monumento, mentre uno ha oltrepassato la cancellata e il cordone di forze dell'ordine schierate in tenuta antisommossa intorno al Vittoriano. Momenti di tensione tra polizia e manifestanti si sono verificati in piazza dell'Esquilino quando alcuni giovani si sono staccati dal corteo per andare a colpire con un'azione dimostrativa la sede della società assicuratrice al centro di una polemica a Roma per aver messo in vendita alcuni appartamenti dove abitano inquilini in affitto, in via Pincherle. Ma la situazione è tornata alla normalità nel giro di pochi minuti. Una manifestazione, autorizzata, che è si è contraddistinta per essere divisa in tre netti tronconi: il sindacalismo di base (Cobas, Rdb e Sdl) tra cui alcuni vigili del fuoco in divisa, che ha aperto il corteo con uno striscione con la scritta "Voi G14 con i responsabili della crisi; noi con i lavoratori, i disoccupati e i precari". Il secondo troncone, partito dall'università La Sapienza e dalla stazione Tiburtina, era composto da studenti ed universitari dell'Onda; il terzo dai movimenti per la casa ed i centri sociali, con la nutrita presenza di immigrati. Quest'ultime due parti del corteo hanno manifestato anche contro il protocollo che disciplina i cortei nella capitale e sotto il Campidoglio hanno urlato improperi contro il sindaco di Roma Gianni Alemanno che "difende i fascisti". I giovani hanno rivendicato, spesso nel corso del corteo, il fatto che il protocollo, definito "un'infamità" da oggi "non vale niente" visto che hanno potuto sfilare da Porta Pia e dall'Università La Sapienza, senza la presenza di forze dell'ordine. E proprio la scelta di non intervenire, anche durante il percorso centrale del corteo che ha attraversato strade off limits, ha consentito che una manifestazione "a rischio" non sia sfociata in incidenti. Tra i manifestanti, 50 mila secondo gli organizzatori, anche alcuni politici come il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero, l'esponente della Sinistra Paolo Cento, Russo Spena, il consigliere regionale del Lazio Luigi Nieri ed il consigliere capitolino Andrea Alzetta. "Una manifestazione - ha commentato Ferrero - che ha chiesto al governo di cambiare politica visto che sino ad ora ha fatto solo gli interessi di chi la crisi l'ha provocata e non dei lavoratori che la stanno pagando". Molti i temi affrontati dagli striscioni: "Boicotta Israele", "No Welfare no party", "Contro la crisi crea indipendenza diffondi cospirazione". Lungo via Cavour i manifestanti hanno calato una enorme bandiera della Palestina ed il corteo si è fermato urlando "Palestina Libera". Alla fine tutti in piazza Navona, dove si sono svolti alcuni interventi, tra la curiosità dei molti turisti presenti.

venerdì 20 marzo 2009

Economia. Quella verde.

lunedì 19 gennaio 2009 dal blog Ecogermania

Quasi due milioni di posti di lavoro verdi

Sarà stata anche superata dalla Cina come terza potenza economica mondiale, ma la Germania continua a guidare indisturbata la classifica dei Paesi che producono più beni ambientali, come impianti eolici o sistemi per lo smaltimento dei rifiuti. Anzi, negli ultimi anni la quota di Berlino nel commercio mondiale di prodotti verdi è aumentata, salendo al 16%. A questa conclusione giunge il "Rapporto sull'economia ambientale" del governo tedesco, presentato nei giorni scorsi.
Lo studio contiene un altro dato significativo: oggi quasi due milioni di tedeschi (1,8 milioni) hanno un lavoro "verde". Un record che potrebbe essere stracciato nei prossimi anni. Le previsioni degli esperti dell'esecutivo parlano infatti di 500.000 nuovi posti di lavoro in questo settore entro il 2020.
Ai livelli di crescita attuali l'industria della protezione dell'ambiente potrebbe scavalcare nel medio periodo settori portanti dell'economia tedesca come quello della costruzione di veicoli.

lunedì 25 febbraio 2008