TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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martedì 2 giugno 2009

Acqua. Lauti guadagni.

Chi l'avrebbe detto. La quasi ovunque imbevibile acqua dei nostri acquedotti, rende un bel po' di soldi, soprattutto se la si fa pagare tanto. Soprattutto rende questo sistema metà privato (delle banche) e metà privato (dei partiti). Chissà se questo porterà più rapidamente alla formazione del colosso dell'acqua, che per ora è in alto mare, o farà del tutto tramontare la fusione?
mv


Publiacqua nuota in 8 milioni di utile
Bilancio record per la spa, parla il vicepresidente Renzo Fagioli
il Tirreno 02.06.2009

PISTOIA. L’azienda ha fatto segnare un utile di oltre 8 milioni. Ma chi sperasse in una riduzione delle bollette, rimarrà deluso, almeno per ora. Si parla di Publiacqua, la società pubblico-privata che dal 2003 gestisce i servizi idrici della Toscana centrale. Un’attività fiorente, stando ai bilanci degli ultimi due anni. Se nel 2007 l’utile di Publiacqua, cui fanno capo anche le aree di Firenze, Prato, del Mugello e del Valdarno, era di 5 milioni e 700mila euro, nel 2008 ha superato gli 8 milioni.
Di contro, le tariffe richieste ai cittadini per accedere al servizio non sono calate di una virgola. Semmai si sono assestate su valori più alti. Abbiamo chiesto spiegazione di questo contrasto a Renzo Fagioli, vicepresidente Publiacqua. «Il capitale investito deve avere un rendimento - chiarisce - che genera un utile all’azienda, sarebbe negativo il contrario. Noi siamo riusciti a mettere a frutto i soldi degli investitori e quelli delle bollette, la gente dovrebbe essere preoccupata se fossimo in deficit, perché significherebbe che per colmare le perdite dell’anno precedente sarebbe necessario un aumento delle tariffe».
Niente sconti in bolletta. Il fatto che muove la perplessità dei cittadini è che a fronte di questa impennata degli utili, le tariffe stabilite per l’erogazione del servizio non scendono. «Non dipendono da noi - prosegue il vicepresidente Publiacqua - sono fissate dai Comuni in base ad investimenti programmati».
Ma com’è successo che Publiacqua sia riuscita a lavorare così bene da essere in grado di suddividere tra i soci investitori un totale di 8 milioni di euro? «Abbiamo migliorato la fatturazione - prosegue Fagioli - che adesso è regolare nelle scadenze e nell’ammontare dei pagamenti richiesti, poi ci siamo impegnati nel recupero crediti. Inoltre abbiamo modificato l’organizzazione interna dell’azienda, rendendola più efficiente e “verticale” e riducendo il personale che oggi conta 670 dipendenti, mentre tre anni fa ne aveva 740». E poi c’è stato il vero e propio risparmio, grazie al contenimento di energia elettrica e acqua che in passato andavano sprecate. «Portiamo avanti un intervento continuo - dice ancora Fagioli - di riduzione delle perdite nella rete idrica. Ciò porta a un risparmio perchè pompiamo meno acqua e quindi consumiamo molta meno energia elettrica e, riducendo i contatti dell’acqua con l’ambiente esterno, risparmiamo sugli agenti chimici potabilizzanti, che costano molto».
Dove finiranno i soldi. Riorganizzazione e risparmi, secondo il vicepresidente Publiacqua, hanno portato l’azienda a registrare un utile di oltre 8 milioni nel bilancio 2008 (il documento verrà presentato solo alla fine di giugno). Utile che sarà suddiviso tra gli azionisti: oltre ai 49 Comuni, che in totale detengono il 60 per cento del capitale, i soldi andranno a un gruppo di azionisti capitanati da Acea Spa (di cui fanno parte anche Monte dei Paschi di Siena e Suez Environnement Sa), che ha il 40 per cento del capitale. Al Comune di Pistoia, titolare di poco meno del 4% della società, degli 8 milioni di utile spetterà una somma netta di oltre 300mila euro.
Reinvestire in servizi per la gente. «Con la legge Galli, la formulazione della tariffa è praticamente imposta - spiega Barbara Lucchesi, assessore alle società partecipate del Comune di Pistoia -, si considerano i metri cubi totali consumati l’anno precedente e l’ammontare degli investimenti in programma, e poi i costi vengono spalmati sul numero di utenti».
Quindi dove andranno a finire quegli oltre 300 mila euro che Publiacqua darà al Comune a seguito della gestione idrica 2008? E’ ancora incerto. «Questa somma non è un guadagno per il Comune, entra in bilancio, - conclude l’assessore - e ancora non è stato stabilito come destinarla. Lo diremo chiaramente, comunque sarà reinvestita per garantire servizi».
Anna Cecchini

venerdì 22 maggio 2009

Animali. A Pistoia, niente fondi per il recupero.

“Tartaruga” a secco di fondi Provincia avara con il pronto soccorso veterinario
il Tirreno del 22.05.'09



PISTOIA. Niente fondi dalla Provincia per il recupero degli animali selvatici. A lanciare l’allarme è Lorenzo Lombardi, presidente della quarta commissione ambiente del Comune di Pistoia e attivista per la “Tartaruga”, l’associazione di volontari nata 13 anni fa che in materia di recupero e reinserimento di specie selvatiche è diventata un fiore all’occhiello a livello regionale.
Nell’arco degli anni il carico di lavoro dei volontari è aumentato così tanto che “La Tartaruga” è stata affiancata da una cooperativa sociale (prima si chiamava “Città aperta” e da alcuni mesi “Ipotesi”) composta da soggetti provenienti da percorsi di svantaggio psichiatrico. L’attività è andata a gonfie vele fino al dicembre del 2008, anno in cui sono stati fatti 1800 salvataggi di animali. Il problema è arrivato con il 2009. Per il settore di recupero animali domestici non ci sono stati grossi intoppi, visto che il Comune di Pistoia ha stanziato anche quest’anno 50mila euro e altrettanti sono arrivati dalle amministrazioni limitrofe. «L’unico neo è che ora per contattarci - dice Lombardi - bisogna chiamare i vigili urbani, è farraginoso». I
l rischio più grave lo corre il servizio per le specie selvatiche, gestito tramite i finanziamenti della Provincia. «Nel 2008 sono stati fatti 300 interventi - dice ancora Lombardi - per animali selvatici e in genere per questa branca la Provincia stanziava 8mila euro annui, ma alla fine del 2008 i finanziamenti sono stati interrotti. Visto che i soldi per le iniziative legate ala caccia vengono trovati, è assurdo non dare finanziamenti per salvare gli animali selvatici».

giovedì 21 maggio 2009

Rifiuti. Ipotesi sulla Recoplast.

Non vorremmo bollarla subito come una buona notizia ma almeno adesso sappiamo che si sta muovendo qualcosa sul salvataggio della Recoplast dal fallimento.
Cosa succederà, chi acquisterà i resti di questa azienda ormai ridotta al lumicino?
Sicuramente un gruppo privato, visto che al tavolo della Provincia di Pistoia non partecipavano le aziende municipalizzate, evidentemente disinteressate all'operazione di acquisto, anche parziale.
Niente Asm, ma presenti gli industriali pratesi. Ehm....
MV



Tre imprese per la Recoplast
Anche gruppi internazionali interessati all’acquisto
il Tirreno 20.05.'09

PISTOIA. Tre possibili acquirenti per la Recoplast. È quanto emerso dall’incontro che si è svolto ieri mattina in Provincia tra il curatore dell’azienda, dottor Spagnesi, il vicepresidente della Provincia Giovanni Romiti, il sindaco di Agliana Paolo Magnanensi, le associazioni industriali di Pistoia e Prato, e i sindacati, convocati per fare il punto sulle prospettive dopo il fallimento.
Sono tre le aziende (anche di dimensione internazionale) interessate. Almeno in un caso l’interesse potrebbe trasformarsi in un’offerta di acquisizione dell’azienda.
«In presenza - sostiene Romiti - di un piano industriale apprezzato dalle parti sociali e dalla curatela, che contempli anche gli interessi generali del territorio, non vi sarebbero ostacoli né dal punto di vista urbanistico né dal per le concessioni all’esercizio dell’attività aziendale».
La stessa Regione, ricorda Romiti, ha disposto la possibilità di contributi per gli investimenti impiantistici in queste tipologie di aziende.
L’immobile, seppure di proprietà di un’altra società, sarebbe in ogni caso disponibile, in quanto il contratto di affitto con la Recoplast è ancora in essere e, qualora non vi fossero soluzioni diverse, sarebbe trasferito automaticamente all’acquirente, consentendo in tempi brevi la ripresa dell’attività.
Sembrano esserci le premesse per una positiva conclusione della vertenza. In presenza di offerte di acquisto (che potrebbero essere formalizzate anche in tempi brevi), le parti sociali si reincontreranno per esaminarne il piano industriale e favorire la ripresa dell’attività.
È stato apprezzato dalle organizzazioni sindacali il fatto che, in tempi rapidi, siano state anticipate, attraverso la convenzione con la Regione, le prime due mensilità di Cigs da un istituto bancario, e che il Ministero abbia già emanato il decreto di approvazione della Cigs.

domenica 26 aprile 2009

Energia. Eolico devastante.

Un altro impianto eolico targato Consiag, dopo quello progettato per S. Marcello. E' un quinto del precedente come potenza ma si estenderebbe per due chilometri accanto alla riserva naturalistica dell'Acquerino, in una zona che definire importante dal punto di vista bionaturalistico è poco, senza contare il paesaggio.
Il gioco vale la candela?
Noi pensiamo che ancora una volta si stia procedendo più o meno a caso, a speculare dov'è possibile, senza che un piano serio di previsione ci faccia capire se esistono possibili alternative e quale sia l'effettivo contributo di queste centrali che vengono definite, in modo ipocrita, parchi. Ancora una volta il Re Mida dell'energia alternativa, come tocca qualcosa la trasforma in merda
mv
da il Tirreno del 26/04/09
Parco eolico del Consiag nel pistoiese
PISTOIA. Il Consiag, società pratese di servizi pubblici, vuol realizzare un parco eolico nella zona del monte La Croce, al confine tra i comuni di Pistoia e Sambuca e a un chilometro circa dal confine della Riserva biogenetica dell’Acquerino. L’idea è quella di realizzare sette piloni alti ciascuno 65 metri e dotati di pale mobili per produrre elettricità dal vento.
Il parco si estenderebbe per circa 2 chilometri, su un crinale a 1.280 metri di altezza e a 4 km dal passo della Collina. È previsto il taglio del bosco circostante per una superficie complessiva di 1,6 ettari.
La proposta è stata presentata l’11 febbraio scorso alla Regione e agli enti interessati, tra cui i Comuni di Pistoia e Sambuca, le Autorità di bacino dell’Arno e del Reno, la Comunità montana, la Sovrintendenza per il paesaggio. Anche in seguito alle risposte raccolte da alcune delle amministrazioni coinvolte, la Regione ha deciso di sottoporre l’intero progetto alla procedura di valutazione d’impatto ambientale (Via), chiedendo al Consiag una serie di integrazioni alla documentazione già presentata. Ci sarà da attendere, quindi, per riparlare del progetto e della sua eventuale applicazione.
Il parco eolico del Monte La Croce non è da confondere con l’altro parco che nei giorni scorsi è salito alla ribalta della cronaca per l’accordo siglato tra enti locali (Provincia di Pistoia in prima fila) e Solgenera srl, società del gruppo Consiag, che prevede la realizzazione di un grande impianto da 30 megawatt tra Cutigliano e San Marcello. Il progetto presentato dal Consiag sul monte La Croce è molto più piccolo, con una potenza di 6 megawatt soltanto. È vero che la zona prescelta per l’insediamento è particolarmente pregiata dal punto di vista naturalistico, vista la presenza a pochi chilometri della Riserva dell’Acquerino, e anche paesaggistico. Ma è altrettanto vero che - secondo i promotori - non ci sarebbero vincoli che impediscano la realizzazione del parco eolico negli attuali strumenti urbanistici.

domenica 19 aprile 2009

Prato. Il racket dei permessi.

Un po' di cronaca nera. Ulteriori notizie sullo sfruttamento dell'immigrazione scoperto recentemente nelle province di Prato e Pistoia e praticato da malfattori italiani e cinesi insieme (anche questa è integrazione, come dice Pennac).
mv

Tirreno 19 aprile 2009

Cinque pratesi nel racket dei permessi
Anche due donne in carriera tradite dai soldi facili dei cinesi
Una è un’assicuratrice e l’altra lavora come funzionaria in Prefettura a Firenze Ecco cosa facevano nell’organizzazione
PRATO. Restano in carcere con forti restrizioni i componenti l’organizzazione sgominata dalla polizia di Pistoia che ha gestito un grosso traffico illegale per la regolarizzazione dei cinesi clandestini. Il nocciolo dei pratesi della banda di undici arrestati, è composto da Ilaria Rocca di 43 anni, assicuratrice, Daniela Pierini, 49 anni che vive a Firenze, la cinese Gu Lijun (47) figlia dell’ex sindaco di Shangai, Vittorio Rotondo (62) originario di Bovino e Domenico Scarpino (44) originario di Verzino. Dalle indagini emerge anche che l’organizzazione si era spostata a Pistoia, perchè a Prato i controlli della questura sono più «severi».
LE ACCUSE Tutti gli arrestati sono accusati di associazione per delinquere. Associazione finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla falsificazione di documenti, alla falsità in certificazioni e autorizzazioni amministrative, al favoreggiamento della permanenza illecita in Italia di cittadini cinesi. Tutti reati commessi tra il gennaio 2007 e il giugno 2008. In pratica, secondo gli inquirenti, l’associazione si occupava di istruire e seguire le pratiche per ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini cinesi o il ricongiungimento con i familiari, procurando loro (che altrimenti non avrebbero avuto i requisiti necessari) tutto ciò che è previsto dalla legge: dalla residenza fittizia, al rapporto di lavoro subordinato inesistente, all’imprenditore compiacente fittiziamente disposto ad assumerli. Tutto a prezzi che arrivavano fino a 15.000 euro a “cliente”. Considerando che i cinesi “aiutati” sarebbero stati almeno 340, un giro d’affari da milioni di euro. Altro campo (secondario, perché sfruttabile solo una volta all’anno) coltivato dall’organizzazione, quello dei flussi d’ingresso contingentati in Italia per motivi di lavoro. Per avere un inserimento prioritario nelle liste del ministero (tramite le vie privilegiate degli sportelli unici telematici presso i sindacati) il prezzo era di 15.000 euro.
I RUOLI Lijuan Gu. La donna è ritenuta la promotrice e l’organizzatrice dell’associazione. Secondo la procura teneva i contatti con i cittadini cinesi, li accompagnava in questura o in prefettura per l’espletamento delle pratiche e incassava da loro le somme di denaro pattuite per i servizi prestati distribuendole poi tra i vari associati.
Pietro Mazzotta. Secondo la procura, il ruolo principale del consigliere comunale era quello di trovare persone disponibili ad affittare fittiziamente ai cinesi le proprie abitazioni (a volte stipulando lui stesso contratti di locazione o di comodato d’uso per sue abitazioni) nonché imprenditori disposti a dichiarare falsamente di voler assumere cinesi da far venire in Italia.
Lisetta Cobianchi. La dipendente dell’Ufficio Anagrafe è accusata, oltre della ricerca di proprietari di case e imprenditori compiacenti, anche del reato di rivelazione di segreto d’ufficio: avrebbe avvisato la Gu sui controlli effettuati dal Comune sulle residenze fittizie e su eventuali verifiche successive, cercando di pilotarne o concordarne i tempi.
Roberto Pastorelli. Viene indicato dalla procura come dipendente della Anolf-Cisl di Pistoia, ma il sindacato smentisce qualunque rapporto di lavoro o di collaborazione. Fatto sta che, secondo le accuse, presso lo sportello del sindacato, utilizzando una password in suo possesso, Pastorelli avrebbe provveduto all’inserimento per via telematica nel sito del Ministero dell’Interno delle richieste di ingresso in Italia avanzate per i cinesi per i quali era stata preparata tutta la necessaria falsa documentazione.
Daniela Pierini. Funzionaria della prefettura di Firenze, anche la Pierini, utilizzando una o più password in suo possesso, avrebbe inserito nel sito del ministero le richieste di ingresso in Italia relative ai flussi previsti per il 2007 a nome di datori di lavoro compiacenti trovati dal marito Claudio Fiaschi. E’ accusata anche di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.
Claudio Fiaschi. Oltre a trovare i datori di lavoro compiacenti, utilizzando la password della moglie inseriva lui stesso le richieste nel sito del ministero.
Sumiao Chen. Dipendente della Cisl di Firenze, anche lei, con la sua password, avrebbe inoltrato via computer le richieste.
Ilaria Rocca. L’assicuratrice avrebbe aiutato la Pierini e il marito nell’inserimento dei dati telematici, effettuando inoltre lei stessa, come datore di lavoro, la richiesta d’ingresso in Italia per due cinesi.
Vittorio Rotondo. Avrebbe svolto compiti pratici (accompagnamento, raccolta di lettere e denaro, espletamento delle pratiche...) oltre ad affittare fittiziamente lui stesso un suo appartamento.
Peidong Li. Avrebbe aiutato la Gu nei contatti con i connazionali e nella gestione delle pratiche.
Domenico Scarpino. Secondo la procura, avrebbe procurato la documentazione lavorativa e reddituale falsa (contratti di lavoro, buste paga, Cud) necessaria per istruire le pratiche, dichiarando anche che alcuni dei cittadini cinesi lavoravano nelle sue aziende.

la Nazione 19.04.'09
Cinesi migranti virtuali
Il business di Lijun & co
Permessopoli: i presunti ruoli degli arrestati

LO SCOPO principale era dimostrare che i cinesi vivevano a Pistoia, che avevano una casa, che pagavano l’affitto e che avevano un lavoro ovvero ottenere la complessa documentazione necessaria per il rinnovo del permesso di soggiorno, il ricongiungimento familiare oppure semplicemente l’ingresso durante il decreto flussi 2007. Undici persone si sarebbero organizzate per far ottenere, dietro cospicui pagamenti, tutta questa documentazione a 350 cinesi che, di fatto, a Pistoia non hanno mai messo piede. Se ne sono sempre rimasti a Prato, a lavorare, per poi riprendervi anche residenza una volta regolarizzati grazie a questo inganno. Una migrazione “fantasma”, di una ventina di chilometri del tutto virtuali, ma in grado di risolvere i loro problemi. Almeno fino a quando i poliziotti di Pistoia non si sono insospettiti di fronte a quei picchi di richieste di documenti da parte di cinesi che sapevano, probabilmente, di trovare a Prato un fronte duro, dopo le due indagini della procura proprio sui «permessi di soggiorno facili».
E così è partita l’inchiesta della Digos pistoiese che ha portato alle undici ordinanze cautelari. Gli indagati sono tutti reclusi a Sollicciano e hanno il divieto di parlare con i loro legali. Per tutti l’accusa principale è quella dell’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dei cinesi. Domattina cominceranno gli interrogatori da parte del gip Roberto Tredici. In giornata sarà trasferito a Sollicciano da Catanzaro, dove è stato arrestato, anche il consigliere comunale di Rifondazione Pietro Mazzotta, difeso dall’avvocato Andrea Mitresi del foro di Pistoia.
Non sarebbe di secondo piano, secondo l’ipotesi accusatoria della procura pistoiese, il ruolo di Mazzotta in questa vicenda, una sorta di braccio destro del “capo” dell’organizzazione, la cinese Gu Lijun, 47 anni, che abita da tempo a Prato, in via Vespucci 3, in piena Chinatown. Sarebbe lei, secondo gli inquirenti, il tramite fra i cinesi da regolarizzare e gli altri componenti del gruppo. A lei anche il compito di riscuotere i pagamenti (fino a quindicimila euro per pratica) da distribuire poi agli altri “soldali” secondo i compiti svolti.
Mazzotta, sempre secondo l’accusa, ricopriva molteplici ruoli: cercava le persone disposte a stipulare affitti fittizi ai cinesi e avrebbe anche locato ai cinesi alcune sue proprietà, ma avrebbe anche cercato datori di lavoro disponibili a compilare la richiesta d’ingresso in Italia dei cinesi, per rapporti di lavoro del tutto inesistenti.
La dipendente dell’anagrafe di Pistoia, Lisetta Cobianchi, 58 anni, avrebbe avuto il compito di verificare i controlli svolti dalle autorità competenti sulle residenze dei cinesi, oltre a raccogliere la posta inviata alle false residenze dagli uffici pubblici.
Il ruolo della funzionaria della prefettura di Firenze, Daniela Pierini, 49 anni, originaria di Prato, sarebbe stato quello di effettuare, grazie alla disponibilità della sua password, gli inserimenti telematici in riferimento al decreto flussi del 2007. Una via privilegiata, secondo l’accusa, che avrebbe consentito, con un solo invio-dati, di inoltrare al sito del ministero molti nominativi. Il ruolo del marito, Claudio Fiaschi, fiorentino, 42 anni, assicuratore, sarebbe stato di trovare i datori di lavoro disponibili alle dichiarazioni fittizie e avrebbe anche, utilizzando la password della moglie, collaborato a inserire i dati telematici. Ilaria Rocca, 43 anni, di Prato, ex collaboratrice di una compagnia assicurativa, avrebbe a sua volta, secondo l’accusa, proceduto all’inserimento telematico. Ad affiancare la Gu nelle varie mansioni pratiche, ci sarebbero stati anche il pensionato pratese Vittorio Rotondo, di 62 anni e l’imprenditore pratese Domenico Scarpino, che si sarebbe occupato della documentazione relativa ai redditi.
Infine il pistoiese Roberto Pastorelli, 58 anni, in virtù della sua frequentazione di un patronato sindacale, avrebbe anch’egli provveduto all’inserimento dati e a sollecitare le pratiche dei cinesi in corso presso la prefettura e la questura.
lucia agati

sabato 4 aprile 2009

Inceneritori. Diossina anche qui.

DATI CLAMOROSI DALL'INCENERITORE D MONTALE - LE DIOSSINE SONO NEL PIATTO - POLLI ALLA DIOSSINA ANCHE A PRATO SOTTO L'INCENERITORE DI BACIACAVALLO
I cittadini della Piana chiederanno l'intervento dei ministeri della Salute e dell'Agricoltura, della Comunità europea e si rivolgeranno alle Procure di Pistoia e di Prato per essere tutelati, visto che su 8 campioni di carne di pollo ben 5 sono fuori norma per il contenuto di diossine e, nonostante la legge preveda il divieto di consumo , nessuna autorità preposta interviene.
Le diossine sono fuori legge oltre che nella carne di pollo, anche nella carne di manzo e nelle uova di gallina, della carne di maiale non si sa nulla solo perché non è stata indagata.
A smentire le affermazioni di chi sostiene che l'inquinamento è diffuso ovunque e tenta in questo modo di assolvere l'inceneritore dalla responsabilità di inquinare pesantemente i nostri cibi, basta far osservare che i dati che sforano sono tutti nella zona di ricaduta, tranne uno che guarda caso però si trova a poche centinaia di metri dall'inceneritore di Baciacavallo.
Inquinati sono anche i prodotti vegetali: il piombo nel fieno in zona rossa è 8 volte superiore al limite massimo previsto per gli ortaggi e la frutta, prodotti che ci si è ben guardati da indagare.
Siamo preoccupati sia per i danni economici e di immagine arrecati ai produttori locali e a tutta l'economia agroalimentare del territorio, ma siamo preoccupati anche per chi giustamente vuole privilegiare il consumo dei prodotti locali e che non vede tutelata la propria salute dalle autorità competenti.
Chiediamo al Sindaco di Pistoia Renzo Berti, rientrato all'ASL come responsabile dell'igiene degli alimenti, che ne pensa del fatto che anche nel territorio che amministra, nella zona di maggiore ricaduta dell'inceneritore, al Bottegone, ci sono polli alla diossina e probabilmente anche cavoli al piombo che continuano tranquillamente ad essere mangiati.
La sfiducia nell'efficacia dei controlli e nella corretta gestione dell'impianto non può che aumentare di fronte alla constatazione che nel mese di febbraio per ben oltre 60 ore risulta che l'impianto ha funzionato senza carboni attivi. Tutto ciò è facilmente verificabile dal report mensile di autocontrollo scaricabile dal sito della provincia
(http://www.provincia.pistoia.it/AMBIENTE/InformazioneAmbientale/TermovalorizzatoreMontale/Gruppo5/REPORT_AUTOCONTROLLO_FEBBRAIO_09.pdf),
ed è potuto accadere nel totale silenzio, nonostante l'ARPAT, nella Trasmissione del Rapporto di Prova del 10 febbraio 2009, dichiarasse di "ritenere opportuno un approfondimento del sistema di monitoraggio in continuo ed in particolare della durata del campionamento", visto che nel mese di dicembre il campionamento in continuo delle diossine era durato un solo giorno contro i circa 20 previsti. .
I cittadini preso atto che la ASL non ha al momento preso alcun provvedimento a tutela della salute e della sicurezza alimentare dei cittadini, si rivolgeranno alle istanze superiori e valuteranno con i loro avvocati l'opportunità di intraprendere azioni legali mirate ad individuare e perseguire specifiche responsabilità penali non solo per omissione di atti dovuti ma anche per danni gravi a carico della salute. Visto inoltre le scarse garanzie di gestione dell'impianto e la discutibile efficacia dei controlli, chiediamo l'immediata chiusura dell'inceneritore e la bonifica dell'area.
Comitato contro l'inceneritore di Montale Coordinamento dei comitati della piana FI-PO-PT Forum ambientalista Toscano


da il Tirreno 5.4.'09
Polli alla diossina a Baciacavallo

La scoperta durante i controlli sull’impianto di Montale
I comitati all’attacco «A rischio la nostra salute ma nessuno fa niente»
PRATO. Polli alla diossina? Più che un’ipotesi è una certezza. Il limite di legge è di 4 nanogrammi di diossina e Pcb (policlorobifenile) per chilogrammo, ma i campioni raccolti lo scorso febbraio dall’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana in una delle aree a ridosso dell’inceneritore di Montale, hanno fatto addirittura registrare un valore esorbitante: 46,2 nanogrammi. Il problema è che i polli in questione appartengono ad un allevamento nel territorio pratese, posto a 7 chilometri e mezzo dall’impianto di Montale ma a poche centinaia di metri dall’inceneritore di Baciacavallo.
Logico quindi che il Coordinamento comitati della Piana, il comitato contro l’inceneritore di Montale e il Forum ambientalista toscano, si siano mobilitati chiedendo «l’intervento dei ministeri della Salute e dell’Agricoltura, della Comunità europea» e annunciando l’intenzione di rivolgersi alle Procure di Pistoia e di Prato «per essere tutelati visto che 8 campioni di carne di pollo ben 5 sono fuori norma (ma il limite più alto è proprio quello rilevato a Prato, ndr) per il contenuto di diossine e, nonostante la legge preveda il divieto di consumo, nessuna autorità preposta interviene. Le diossine sono fuori legge oltre che nella carne di pollo, anche nell carne di manzo e nelle uova di gallina, della carne di maiale non si sa nulla solo perché non è stata indagata». Adriana Pagliai, portavoce dei comitati, ricorda che il decreto legislativo 16 marzo 2006 nº 158 prevede in questi casi il divieto di uscita degli animali, il ritiro dal consumo dei prodotti derivati, l’abbattimento dei capi. Inquinato è risultato anche il fieno: il piombo è 8 volte superiore al limite massimo previsto per ortaggi e frutta, prodotti però non indagati.
Se i polli di Baciacavallo contengono diossina la colpa non sarebbe però né dell’impianto di Montale e nemmeno di quello di Baciacavallo. Infatti nel rapporto dell’Istituto zooprofilattico inviato al dottor Pietro Gabbrielli dell’Asl 3 di Pistoia, responsabile del dipartimento della Prevenzione, si afferma che «l’elevato rapporto fra Pcbs e diossine, in particolare nel campione 12p (Baciacavallo), depone a favore di un origine della contaminazione dovuta a fonti non riconducibili a processi di combustione ma piuttosto a situazioni ambientali da verificare da altri punti di vista, come l’eventuale possibilità della presenza di questi contaminanti a causa di situazioni critiche locali non chiaramente identificabili (è critica la conoscenza del modo in cui gli animali sono stati alimentati, dove hanno razzolato...)».
I comitati non credono però a questa spiegazione (che comunque prevederebbe interventi sulla commercializzazione dei polli) e si riservano di intraprendere azioni legali «per individuare e perseguire responsabilità penali non solo per omissione di atti dovuti ma anche per danni gravi della salute». Chiesta l’immediata chiusura degli inceneritori e la bonifica delle aree.
Giovanni Ciattini

domenica 15 marzo 2009

Pistoia. Fate fruttare questo divorzio!

Su coraggio, ragazzi! Ora che avete mollato il grande Bidone, fatevene qualcosa... Innanzi tutto l'inceneritore di Montale deve rimanere così, in attesa di chiudere, e si deve pensare immediatamente a salvare e potenziare la Recoplast Poi sulle ferrovie bisognerà dire qualcosina di più, no?
mv


Verdi e Sinistra correranno da soli

Un’assemblea deciderà il candidato alla presidenza dell’alleanza Infrastrutture, riduzione del numero di assessori e gestione dei rifiuti tra i motivi che hanno portato alla rottura con la candidata del Pd
MARTA QUILICI

PISTOIA. É definitiva l’uscita dei Verdi e dell’Associazione per la Sinistra dalla coalizione di centrosinistra guidata da Federica Fratoni: correranno da soli alle elezioni per il presidente della Provincia di Pistoia. Ancora nessun candidato ufficiale, ma forse già giovedì prossimo, nell’ambito dell’assemblea pubblica che si svolgerà a partire dalle 21 al circolo Garibaldi, potrebbe emergere qualche nome.
«Nel caso che i candidati risultassero più di uno - afferma Sergio Frosini dell’Associazione per la Sinistra - potremmo valutare di ricorrere allo strumento delle primarie, anche se troveremo a scontrarci con tempi molto stretti. Altrimenti il candidato potrà essere eletto in forma assembleare».
La nuova alleanza vuole puntare su quella fascia di elettorato che non si riconosce nella sinistra istituzionale e su quei cittadini che, sfiduciati dalla politica, scelgono sempre più di rinunciare al diritto di voto.
Le ragioni della rottura. La critica è trasversale: sia sui contenuti che nel modus operandi della coalizione della Fratoni, soprattutto dopo la vittoria alle primarie.
«Il tavolo della coalizione - spiega Sergio Frosini dell’Associazione per la Sinistra - è stato convocato un mese dopo le primarie. Sia alla prima riunione che alla seconda, inoltre, era assente proprio la componente più ampia, il Pd, facendo risultare gli incontri quasi del tutto inconcludenti. Ma abbiamo comunque cercato di far emergere nella discussione i nodi più critici esposti nel piano programmatico firmato il 30 dicembre da tutti gli appartenenti alla coalizione. La volontà era infatti quella di discuterli per approfondirne i contenuti, consapevoli del fatto che il piano programmatico presenta delle importanti linee guida su cui, però, è necessario entrare nel merito in maniera più incisiva, altrimenti rimangono vuote».
C’è chi sostiene che la rottura sia dovuta principalmente alla sconfitta alle primarie della candidata Cecilia Turco.
«Non è così - afferma Andrea Pacini dei Verdi -. Siamo usciti dalla coalizione perché sono mancate le garanzie di un impegno volto al cambiamento etico e programmatico e alla discontinuità con le precedenti politiche dell’amministrazione provinciale». Una decisione, però, che potrebbe indebolire la sinistra: «Il nostro obbiettivo - replica Pacini - è quello di sconfiggere il centrodestra, ma per farlo dobbiamo raccogliere e dare risposte moderne e concrete a tutte quelle voci di dissenso e sfiducia verso la politica che provengono proprio da sinistra, dai movimenti, dalle associazioni, contro quei vani conservatorismi e moderatismi presenti ancora, invece, in una certa parte del centrosinistra».
I contenuti. La questione dei rifiuti, l’attenzione ambientale nelle opere di infrastrutture, una revisione dei costi della politica con la diminuzione del numero degli assessori provinciali da otto a sei, il tema centrale del lavoro: questi alcuni dei punti focali messi in evidenza da Verdi e Associazione per la Sinistra.
«La riduzione del numero degli assessori - afferma Frosini - è un altro punto che ci ha spinto alla rottura con la coalizione della Fratoni. A questa nostra proposta ci è stato risposto che i posti da assessore sono attualmente otto proprio quante erano le forze della coalizione. Questo è un’ulteriore conferma della diversità di intendimenti nel fare politica: il nostro impegno non è rivolto ad occupare una poltrona».
Sulla questione rifiuti, centrale il tema dell’inceneritore di Montale «per il quale - afferma Simone Morosi dell’Associazione per la Sinistra - sarà necessario valutare l’opportunità del suo ampliamento soltanto se i risultati delle analisi e dello studio epidemiologico Arpat/Asl saranno confortanti per la salute dei cittadini».
Per le infrastrutture, punto importante anche nel programma della Fratoni, i temi centrali sono anche per Verdi e Associazione per la Sinistra, la costruzione della terza corsia dell’autostrada Firenze-Mare e il raddoppio della ferrovia, «ma - afferma Morosi - bisogna avere delle priorità. E per noi ce l’ha il trasporto su rotaia, piuttosto che quello su gomma, più inquinante sotto vari aspetti».

martedì 4 marzo 2008

Pistoia. Chi mangia sui controlli alle caldaie?

Lunedì scorso in consiglio comunale è stato approvato il nuovo regolamento di Publicontrolli. Tale società ha il compito di dare bollini! Praticamente per legge ogni anno la caldaia va controllata; Publicontrolli esige ogni due anni un bollino di conformità della caldaia che costa 10 euro. Ho dibattuto io in aula l’argomento avendolo seguito in commissione. Le modifiche non sono rilevanti ( molte cose tecniche ed adeguamenti alla finanziaria) ma si sono ridotti dal 10 al 5% i controlli a campione. Quindi meno lavoro per Publicontrolli e gli stessi soldi. Poi durando statisticamente una caldaia 10 anni col 5% dei controlli ci vorrebbe 20 anni per controllare tutte quelle di Pistoia, quindi alcuni non avrebbero mai il controllo per verificare se ha seguito la giusta manutenzione.
LA mia richiesta e motivazione di voto contrario è semplicemente questa: visto che tale società svolge un servizio di controllo e tassazioni su altre leggi e sostanzialmente il lavoro è assai limitato perché non chiudere Publicontrolli ( riducendo la presenza di una delle 80 partecipate del comune) e tale servizio non farlo svolgere al comune di Pistoia? Se ciò succedesse in primo luogo si eviterebbero i costi dell’apparato politico nominato dal sindaco ( Presidente, Vicepresidente, Consiglio d’amministrazione e collegio dei revisori) e soprattutto, visto che tale società è una macchina da soldi ( praticamente conferisce bollini e manda saltuari controlli, quindi ha spese bassissime contro entrate ampie) perché far guadagnare tale soldi al Comune. Tali entrate sarebbero poi ancora maggiori non essendoci stipendi di Presidenti, consigli amministrazione e company.
Un dato interessante: i "politici" in Publicontrolli sono o 4 o 6 ( Presidente, vice, cda) oltre al collegio dei revisori ( sempre nominati dal sindaco) di altri 3. Quindi 9 politici e …..17 tra operai ed impiegati! E stranamente il Presidente ( circa 18000 euro l’anno) e l’ex sindaco ds di Serravalle! ( pensionato tra l’altro).
Basterebbe che il comune smantellasse Publicontrolli ed assumesse i 17 dipendenti per fare tale servizio ( i cui stipendi sono ampiamente coperti già ora dagli utili della società). Meno costi della politica e più guadagno per il comune? Sembrerebbe tanto semplice, ma quando ci sono da piazzare i vari ex sindaci, ex assessori, trombati alle elezioni certe società ( create coi soldi nostri) fanno comodo a chi di dovere

LORENZO LOMBARDI
CONSIGLIERE COMUNALE VERDI ARCOBALENO SU PISTOIA PRESIDENTE COMMISSIONE AMBIENTE RESP. NAZIONALE DIRITTI ANIMALI GIOVANI VERDI
338 5229541