TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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sabato 13 giugno 2009

Mare. La settimana delle tartarughe.

In occasione della Giornata mondiale degli Oceani (8 giugno) WWF annuncia la TURTLE WEEK: in Italia e in tutto il mondo dal 16 al 20 giugno

WWF: “GENTE DI MARE A RACCOLTA PER SALVARE LE TARTARUGHE MARINE”
GIORNATA CLOU: “TURTLE DAY” SABATO 20 GIUGNO GRANDE FESTA CON EVENTI NEI CENTRI DI RECUPERO WWF, SULLE COSTE E NEI PORTI ITALIANI

Per leggere il programma e adottare una tartaruga marina www.wwf.it/turtleweek

Dal 16 al 20 giugno, il WWF festeggia in tutto il mondo le tartarughe marine per celebrare il centenario della nascita di Archie Carr, scienziato di fama mondiale che ha dato un fondamentale contributo alla conservazione di una delle specie simbolo dei nostri mari, la Caretta caretta, la cui sopravvivenza è fortemente minacciata, soprattutto a causa della pesca involontaria e dell’impatto con le attività umane.
Turchia, Senegal, Grecia, Malesia, America Latina e India, oltre naturalmente all’Italia: sono solo alcuni dei Paesi impegnati in progetti di tutela delle tartarughe, in cui il WWF festeggerà la Turtle Week, con mostre, liberazioni di esemplari in mare, monitoraggio delle spiagge, e soprattutto chiamando a raccolta l’intera comunità della “gente di mare” - pescatori, turisti, abitanti della costa e tutti gli amanti degli animali - per unire le forze nella salvaguardia delle 7 specie di tartarughe marine presenti negli oceani, di cui tre (la Caretta caretta, la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), frequentano anche il Mediterraneo.
Per tutti coloro che vogliono aiutare le tartarughe marine e sostenere l’azione del WWF per la loro tutela, l’Associazione lancia la campagna “ADOTTA UNA TARTARUGA”: con una donazione minima sul sito www.wwf.it/adozioni riceveranno in cambio un certificato di adozione, un morbido peluche o uno screensaver con bellissime immagini di tartaruga per il proprio computer.


LA TURTLE WEEK IN ITALIA: COSA E DOVE SUCCEDE!

I programmi potranno subire variazioni. Tutti i dettagli su www.wwf.it/turtleweek

MARTEDI’16 GIUGNO (centenario di Archie Carr) – Oasi WWF di Torre Salsa (Sicilia), inaugurazione dell’iniziativa. L’Oasi fino a settembre ospita anche un campo di volontariato per la sorveglianza delle spiagge e di eventuali siti di nidificazione a cui tutti possono iscriversi.

SABATO 20 GIUGNO – TURTLE DAY
EVENTO CENTRALE A MOLFETTA: ai pescatori verranno distribuite magliette con vignette che raffigurano come recuperare in modo corretto una tartaruga marina pescata accidentalmente. Per tutti, magliette, materiale informativo, adesivi e spille e una mostra sul Progetto Tartarughe del WWF. In collaborazione con la capitaneria di Porto di Molfetta e la Facoltà di Medicina Veterinaria.

Mostre, liberazioni di esemplari, incontri con i pescatori e iniziative speciali saranno organizzati anche al Porto di Sciacca e Porto Empedocle, in Calabria a Vibo Valentia e Monasterace Marina, dove è prevista una festa in maschera a tema, a Massa, con l’inaugurazione di un percorso naturalistico sulle tartarughe marine nell’Oasi WWF delle Dune di Forte dei Marmi. A Lampedusa, oltre alla liberazione tartarughe, grande festa con e per i pescatori, con l’inaugurazione della nuova sede del Centro Recupero Tartarughe. Mentre a Policoro (Basilicata) sarà inaugurato il nuovo ambulatorio.

UN’ESTATE CON LE TARTARUGHE I CAMPI DI VOLONTARIATO IN CALABRIA E SICILIA
Per chi volesse passare un’estate a contatto con le tartarughe marine, da maggio a settembre il WWF organizza a Palizzi (Reggio Calabria) e nell’Oasi WWF di Torre Salsa (Agrigento), i Campi di Volontariato per il pattugliamento delle spiagge, il controllo dei nidi, recupero e censimento degli esemplari spiaggiati o catturati accidentalmente dagli attrezzi di pesca. Tutte le info su www.wwf.it/turismo .

PER I PIU’ PICCOLI E LE FAMIGLIE: I CAMPI AVVENTURA A POLICORO
Per i ragazzi e le famiglie, l’Oasi WWF di Policoro, in Basilicata, offre la possibilità di una ricca vacanza al mare, praticando sport come barca a vela, canoa, equitazione e soprattutto con la possibilità di seguire ogni giorno l’attività del Centro di Recupero Tartarughe Marine che ha sede proprio nell’Oasi. Per info e prenotazioni www.wwf.it/vacanze o 02 39323388.

mercoledì 10 giugno 2009

Mare. Viva la foca!

Isola del Giglio - 9 Giugno 2009

AVVISTATO ESEMPLARE DI FOCA MONACA A GIGLIO CAMPESE
Articolo della Redazione GiglioNews, foto Marco Prete

Straordinario avvistamento Domenica mattina nelle acque antistanti la Torre di Giglio Campese. Uno splendido esemplare di Foca Monaca si è mostrato agli occhi meravigliati di numerosi turisti. Ad inviarci questi bellissimi scatti che vi proponiamo è Marco Prete, un nostro lettore.
"Domenica mattina - scrive Marco - mi sono quasi addormentato al sole di Giglio Campese, gli scogli a destra della Torre non sono il massimo della comodità, ma il tepore fa la sua. Mi sembra di sognare quando sento "...una foca..."; si sto sognando, figurati se al Giglio ci sono le foche ... vabbè, diamo uno sguardo a questo splendido mare... ma che cos'è quella roba là ???? UNA FOCA !!! Meno male che ho la macchina a portata di mano... due ore circa a fare bella mostra di sè, riemerge, si rituffa, va e viene, per fortuna la vediamo in pochi e a nessuno vien voglia di buttarsi in acqua, così può continuare indisturbata a divertirsi a pochi metri dalla scogliera: uno spettacolo!"
La Foca monaca, un raro pinnipede che viveva fino agli anni '60 in alcune isole dell'Arcipelago (sono molte le cale che si chiamano del Bue o Bove o Vacca marini, come veniva chiamata la Foca) e ne frequentava i mari, quasi certamente non si riproduce più nelle isole toscane. Però, vengono sporadicamente avvistati alcuni esemplari, probabilmente giovani erratici.
Corpo brunastro, ventre più chiaro. Testa ed orecchi piccoli. Le narici si chiudono ermeticamente durante le immersione, è dotata di baffi pronunciati e sensibili. Gli arti si sono tramutati in pinne, quelli posteriori sono all'estremità del corpo e ravvicinatissimi.
Il genere Monachus comprende 3 specie di foche: la Foca monaca del Mediterraneo (monachus monachus), la Foca monaca delle Hawaii (Monachus schauinslandi), la Foca monaca dei Caraibi (Monachus topicalis) che si pensa sia estinta; vivono tutte nei mari temperati e subtropicali. Solo la Foca monaca vive nel Mediterraneo.




Foca monaca al Giglio (nuova ecologia)
La Foca Monaca avvistata al Giglio - foto Marco Prete - Giglio News















Avvistato e fotografato un esemplare al largo delle coste dell'Arcipelago Toscano. Mazzantini (Legambiente): «Questo avvistamento conferma la bontà della protezione marina intorno alle isole minori dell’Arcipelago»

Il giornale online Giglio News dà notizia dell’avvistamento di una foca monaca (Monachus monachus) avvenuto il 7 giugno nel mare davanti alla Torre di Giglio Campese. «Uno splendido esemplare di foca monaca si è mostrato agli occhi meravigliati di numerosi turisti» scrive Giglio News, che pubblica alcune foto scattate da Marco Prete, il quale spiega: «Per due ore circa ha fatto bella mostra di sé. Riemerge, si rituffa, va e viene, per fortuna la vediamo in pochi e a nessuno vien voglia di buttarsi in acqua, così può continuare indisturbata a divertirsi a pochi metri dalla scogliera: uno spettacolo».

"Se l’avvistamento della foto verrà confermato, si tratta della più chiara attestazione non solo che il mare del Giglio meritava le 5 Vele di Legambiente e del Touring Club ma soprattutto dell’importanza dei nostri mari per la sopravvivenza di questo rarissimo pinnipede – dice Umberto Mazzantini, portavoce di Legambiente Arcipelago Toscano e responsabile nazionale isole minori del Cigno Verde – Qualche anno fa venne segnalato un altro esemplare, probabilmente un giovane durante i vagabondaggi marini che contraddistinguono questa specie nella sua fase non ancora adulta".
L’Arcipelago Toscano è del resto ancora segnato dal ricordo della foca monaca fin nei nomi di alcune località costiere come grotta della vacca o del bue marino.
"Un avvistamento eccezionale come quello del Giglio - prosegue Mazzantini - così vicino a una costa abitata, conferma la bontà della protezione marina intorno alle isole minori dell’Arcipelago Toscano che funge evidentemente da “attrattore” per i giovani erranti e, si potrebbe sperare in un reinsediamento della specie nel nostro Arcipelago. La foca apparsa al Giglio è il migliore spot pubblicitario per l’istituzione finalmente un’area marina protetta vera nell’Arcipelago Toscano, così come richiedono ben tre leggi dello Stato (la prima risalente addirittura al 1982) e che l’Unione europea ci invita a realizzare al più tardi entro il 2012, in ottemperanza degli impegni internazionali presi dell’Italia per la protezione del mare e della sua biodiversità e confermati al recente G8 Ambiente con l’approvazione della “Carta di Siracusa” proposta dal ministro Prestigiacomo".

Secondo l’Onu sono ormai rimaste meno di 350 foche monache in tutto il Mediterraneo, quasi tutte in Grecia e Turchia. Altre 150, sono stimate nella costa atlantica del nordafricana: Marocco, Madeira e Mauritania. Un animale ormai raro e protetto, ma che rimane il più minacciato dei mammiferi marini. I dati scientifici ci sono, in molti paesi sono state stabilite leggi di protezione, le norme internazionali esistono ma la perdita non si arresta. La Foca monaca viveva fino agli anni Sessanta anche in alcune isole dell´Arcipelago toscano e ne frequentava i mari, ma quasi certamente non si riproduce più nelle isole toscane.

La conferenza internazionale sulla conservazione della foca monaca che è appena terminata a Kemer, in Turchia. Organizzata dal Centro comunicazione e informazione del Programma ambiente mediterraneo delle Nazioni Unite (Info/Rac) ha segnalato che per porre un freno all’estinzione della foca monaca servono almeno 6 milioni di euro l’anno da impiegare in progetti di sviluppo locale.
(la nuova ecologia)

venerdì 5 giugno 2009

Mare/Animali. Balene del Tirreno.

Tirreno centrale: "ben ritrovate balene"

“Ben ritrovate balene”, questa è stato il primo pensiero dei ricercatori imbarcati sui traghetti di linea che percorrono il Tirreno centrale alla ricerca delle balenottere.

A maggio, infatti, è ripreso il monitoraggio estivo dei cetacei lungo il transetto che va da Civitavecchia a Golfo Aranci e già dalla prima traversata sono state avvistate otto balenottere (tra cui due coppie madre-piccolo) e numerose stenelle.

Dal 2007 l’Accademia del Leviatano ha ripreso questo tipo di monitoraggio già condotto fra il 1989 ed il 1992 nel Tirreno centrale a bordo di traghetti. Il principio è piuttosto semplice e soprattutto molto economico. I traghetti viaggiano in maniera periodica, hanno una elevata altezza del ponte per osservazioni ottimali, mantengono rotta e velocità costante permettendo di coprire lunghe distanze con una ripetitività non pensabile per altri mezzi solitamente utilizzati nella ricerca. In questo modo con bassissimi costi, e molto impegno da parte dei ricercatori, è possibile monitorare ampi tratti di mare per lungo tempo. La ricerca permette anche di comprendere le correlazioni fra la presenza dei cetacei ed altri parametri oceanografici o il traffico nautico e le collisioni, fornendo indicazioni utili per eventuali azioni di tutela.

Durante le circa sei ore di navigazione esperti osservatori scrutano l’orizzonte del mar Tirreno dal ponte di comando dei traghetti della Corsica-Sardinia Ferries in partenza dal porto di Civitavecchia. I cetacei sono specie protette da numerose convenzioni ed accordi internazionali, ma sono ancora molti i dati di cui abbiamo bisogno per poter comprendere quali siano le loro abitudini, il loro stato di salute ed i rischi che corrono. Informazioni indispensabili per poter pianificare azioni di conservazione.

L’efficacia del metodo e il sostegno della compagnia dei traghetti ha fatto si che dal 2008 altri enti partecipino su diverse tratte ad un monitoraggio in contemporanea di altre aree nel Tirreno e nel Mar Ligure (incluso il Santuario dei cetacei). Il network, coordinato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) include il Dipartimento di Biologia dell’Università di Genova, Biologia Marina dell’Università di Pisa, la cooperativa CRAB e la fondazione CIMA.

Dai primi risultati dell’estate 2008 (Atti presentati al Convegno Europeo sulla Ricerca sui Cetacei) emerge che nel Tirreno centrale si avvistano numerose balenottere, soprattutto in un’area ad est della Sardegna. L’area in questione è caratterizzata da un relativo basso traffico navale, fondali profondi e presenza di una locale elevata disponibilità alimentare (produzione primaria).

Per seguire in diretta settimanale gli avvistamenti dei leviatani ciccate su: http://lericerchedelleviatano.blogspot.com/.

venerdì 22 maggio 2009

Energia. Tetti e porti verdi.

Energia : risparmio energetico e riduzione inquinamento nei porti toscani Lupi : vogliamo più pannelli possibili sui tetti industriali, vogliamo l’eolico nei porti, vogliamo i porti verdi.


Firenze 21 maggio ‘09

Per la prima volta nel porto di Anversa una nave oceanica all'ormeggio ha potuto spegnere i motori di bordo utilizzati per generare energia elettrica che ha invece ottenuto collegandosi alla rete di terra. Ciò è avvenuto nell'ambito di un progetto sperimentale realizzato dalla Port Authority dello scalo belga con la Comunità Fiamminga e con l'Independent Maritime Terminal (IMT), società terminalista della compagnia di navigazione Independent Container Line (ICL) che opera un servizio transatlantico tra Anversa, Liverpool, Chester e Wilmington. Lunedì scorso il ministro-presidente della Comunità Fiamminga, Kris Peeters, ha azionato il dispositivo per connettere per la prima volta una nave oceanica alla rete elettrica di terra.
“In questo modo si ottiene una fortissima riduzione dei fumi e dell’inquinamento atmosferico nei porti ; – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana - facciamo un invito a che molte altre realtà portuali ne seguano l’esempio. Oggi vogliamo più pannelli possibili sui tetti industriali, vogliamo l’eolico nei porti, vogliamo i porti verdi. A Livorno abbiamo lanciato diverse idee: queste faranno dell’area portuale il primo porto a energia eolica d’Italia.
Anche a Piombino vorremmo vedere nascere nuovi settori e nuove tecnologie relazionate alla siderurgia..come ad esempio proposte per costruire pale eoliche ed acquisizione di know how. Inoltre la posizione portuale di Piombino è favorevole: ce lo insegnano città portuali europee come Lubecca. Noi potevamo iniziare dal cantiere navale di Livorno ai primi segnali di crisi del settore ma i nostri inviti sono rimasti vani, lo riproponiamo oggi per Piombino invitando a guardare lontano, a sviluppare nuove strategie e nuove attività partendo dall`esperienza. Occorre che anche la nostra portualità passi dai programmi e progetti di greenport a realizzazioni di impianti eolici, applicazioni di pannelli e solare sui capannoni porto e interporto…a rendersi autosufficiente dal punto di vista energetico producendo energia per abbattere i costi di gestione, non inquinare ed essere competitivi a livello internazionale…è questa “l’altra via” possibile..quella dello sviluppo sostenibile e della Qualità. I Verdi – ha concluso Lupi – continueranno a fornire idee e proposte per migliorare la competitività dei porti toscani in un’ottica di un’altra Europa, quella confinante con i mari asiatici e atlantici.”

Mare. Un incontro eccezionale.



18/05/2009 Eccezionale ritrovamento di Tartaruga Verde nel basso Adriatico
da Terra Futura




Eccezionale ritrovamento di Tartaruga Verde oggi nel basso Adriatico. Un esemplare di Chelonia mydas è stato, infatti, pescato accidentalmente al largo di Mattinata da un pescatore di Manfredonia ed è ora affidato al Centro di Recupero Tartarughe marine di Legambiente nell’oasi di Lago Salso, nel parco nazionale del Gargano.
“L’esemplare è stato ritrovato nella rete da strascico durante una battuta di pesca dal pescatore che ha immediatamente avvisato e consegnato l’esemplare alla Capitaneria di Porto di Manfredonia – racconta Giovanni Furii, responsabile scientifico del Centro di recupero tartarughe marine di Manfredonia -. La Tartaruga, che pesa 4,5 Kg, è lunga 33,5 cm e larga 31,3 cm si trova al CRTM per essere sottoposta a tutte le indagini necessarie a valutarne le condizioni di salute e per le attività di ricerca”.
Il ritrovamento di esemplari di Chelonia mydas è un evento piuttosto raro nel Mediterraneo. Secondo dati pubblicati dalla Regione Puglia nel decennio 1996-2006 sono stati segnalati solo 12 esemplari appartenenti a questa specie lungo le coste pugliesi. I Centri di Recupero della rete Tartanet hanno censito solo due esemplari di Chelonia mydas nel periodo 1999-2009 (Gallipoli Lecce 2008 - Loano Savona 1999).
“Questo ritrovamento – commenta Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente - è la prova di quanto sia utile il lavoro fatto in questi anni dal CRTM di Manfredonia, che negli anni è divenuto un punto di riferimento delle marinerie del basso Adriatico le quali sono ormai parte attiva della strategia di recupero e conservazione delle tartarughe marine. Qualsiasi strategia si voglia mettere in atto nel nostro Paese per la conservazione delle tartarughe marine - aggiunge Nicoletti - non può non tener conto dell’apporto e del coinvolgimento di tutti gli attori del territorio, e dei pescatori in primis, oltre che degli enti di ricerca e delle associazioni”.
L’esemplare di Chelonia mydas è la 138-esima tartaruga marina recuperata dal CRTM di Manfredonia dal 2007 a oggi. Considerando anche gli esemplari ritrovati morti sono in totale 181 le tartarughe marine censite dal Centro.
La Chelonia Mydas vive nei principali oceani della Terra e raramente è stata osservata lungo le coste africane del Mediterraneo, sembra infatti preferire le acque più fredde del nordeuropa. Può raggiungere 300 Kg e 1 m e mezzo di lunghezza del carapace che solitamente presenta un colore verde-bruno con disegni e marmorizzazioni degli scudi, mentre il piastrone è molto chiaro. Vive nella fascia litoranea, ma in occasione della migrazione periodica verso le zone di deposizione, può spingersi in mare aperto compiendo spostamenti anche di 2000 Km.

domenica 17 maggio 2009

Inquinamento . Questa benedetta Solvay

Ambiente : emissioni inquinanti e anomale presso stabilimenti Solvay
Lupi: aprire una discussione sui grandi poli industriali presenti nella provincia di Livorno


Firenze 16 maggio ‘09
“Nei giorni 18 e 19 marzo 2009, in seguito alla mancata fornitura d’energia elettrica, si sono verificate emissioni anomale di sostanze inquinanti dalle torce di sicurezza degli stabilimenti Solvay ed Ineos di Rosignano Solvay (Li), (emissioni anomale verificatesi anche il 19 giugno 2007 e 23 giugno 2008 per il medesimo motivo), per questo – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana - ho presentato una interrogazione orale urgente (vedi allegato) che solleva il problema “sulla base delle suddette notizie d’illeciti da parte di Solvay riguardanti l'inquinamento delle acque, il deturpamento delle bellezze naturali e le emissioni di sostanze inquinanti, nonché di altri reati connessi all’irregolare gestione di rifiuti industriali”.
Già una “comunicazione Arpat del 15 aprile 2009 conclude affermando: “le modifiche da apportare alla gestione della problematica dell’approvvigionamento di energia elettrica e di vapore degli stabilimenti Solvay e Ineos e la gestione conseguente delle torce di sicurezza (compreso anche il loro corretto dimensionamento) sono quindi già oggetto di valutazioni approfondite ed è auspicabile, nonché prevedibile, che da tali procedimenti scaturiscano prescrizioni formali sia impiantistiche che gestionali tali da rendere tali eventi non più "ordinari" come definiti attualmente dalle due Società ma rari e il loro effetto, in termini di ricadute ambientali e di visibilità delle emissioni dalle torce da parte della popolazione, del tutto trascurabile”.
L’interrogazione chiede alla Giunta Regionale “quali prescrizioni formali, sia impiantistiche sia gestionali, s’intendono sollecitare al fine di far cessare le emissioni anomale dalle torce, eliminando così ogni pericolo di ricadute ambientali per la popolazione della zona interessata.”
E’ il momento di aprire una discussione sulla problematica e sulla crisi dei grandi poli industriali presenti nella provincia di Livorno – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana – L’Eni di Stagno, la Lucchini di Piombino, la presenza storica della Solvay a Rosignano e in val di Cecina: sono tutte realtà industriali di grandi dimensioni che seguendo le regole del mercato non tengono in giusta considerazione il territorio, secondo ferree logiche di impresa. Di questo si sono sempre lamentati i lavoratori e i sindacati mentre manca una strategia di impresa di lungo termine. Occorre – ha concluso Lupi, – metterci nella condizione di pensare anche al dopo, alle riconversioni, al futuro dell’economia e di uno sviluppo sostenibile della costa toscana.”

Clima/Biodiversità. I coralli.

CON I CORALLI, IN GIOCO SOPRAVVIVENZA MILIONI PERSONE


(ANSA) - ROMA - Il Triangolo dei Coralli, che si estende tra le coste, le barriere coralline e i mari di sei paesi indonesiani, Filippine, Malesia, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Timor Leste, pur essendo appena l'1 % della superficie della Terra comprende il 30% delle barriere coralline mondiali. In questa ampia zona e' racchiuso il 76% delle specie dei coralli presenti in tutto il mondo che ospitano oltre il 35% delle specie di pesci presenti nelle barriere coralline. Una biodiversita' e ricchezze naturali che, nell'area, da vivere a piu' di 100 milioni di persone. In occasione della Conferenza Mondiale degli Oceani, che si e' aperta ieri a Manado (Indonesia), il Wwf ha presentato uno studio su quest'area - ''Il Triangolo dei coralli e i cambiamenti climatici: ecosistemi, persone e societa' a rischio di estinzione'' che - sulla base di oltre 300 analisi scientifiche il lavoro di piu' di 20 esperti nei campi della biologia, economia e scienza della pesca - lancia un allarme sul rischio che queste barriere scompaiano e, con esse, la fonte di vita e sostentamento per milioni di persone ''L'analisi mostra chiaramente - sottolinea il Wwf - come le barriere coralline potrebbero sparire dal cosiddetto Triangolo dei Coralli entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici, vale a dire rapido aumento della temperatura degli oceani, del livello dell'acqua e della sua acidita', siccita' e burrasche''. ''Se la comunita' internazionale non correra' ai ripari nella lotta ai cambiamenti climatici, potrebbe svanire l'ambiente marino piu' ricco di biodiversita' al mondo e le conseguenze ricadrebbero sulle popolazioni della regione: circa 100 milioni di persone di fatto non avrebbero piu' fonti di sostentamento''. Una perdita di cosi' vaste proporzioni, secondo l'organizzazione ecologista, potrebbe essere evitata se ''da subito'' si intraprendesse un'azione globale sul riscaldamento del pianeta, ma anche ponendo una maggiore attenzione all'eccesso di pesca e al controllo delle fonti d'inquinamento. ''In uno dei due possibili scenari futuri presi in esame nello studio (quello peggiore, ndr.), si prevede la continuazione di questo andamento negativo del cambiamento climatico e si presume uno scarso impegno per proteggere l'ambiente costiero'', ha detto il Professor Ove Hoegh-Guldberg dell'Universita' di Queensland, a capo del team di esperti autori dello studio. ''In questo scenario, la gente vedra' distruggere i tesori biologici del Triangolo dei Coralli nel corso di questo secolo a causa dei rapidi aumenti della temperatura degli oceani, del livello dell'acqua e della sua acidita', mentre diminuira' la capacita' di ripresa dell'ambiente costiero a causa di una cattiva gestione delle coste. La poverta' aumentera', sparira' la sicurezza del cibo, l'economia soffrira' e i popoli della costa dovranno emigrare sempre piu' verso aree urbane''.
13/05/2009

sabato 9 maggio 2009

Mare/Cemento. Cala de' Medici.

In occasione dell'estate, noi gente dell'entroterra che sciamiamo verso la costa in cerca di sole e di mare, ci rendiamo conto di cosa è successo mentre languivamo nella città invernale. E sono sempre brutte sorprese. I porti turistici e i pontili spuntano come funghi. Cemento a cascata per far ricchi pochi e mettere tutti in ginocchio domani, quando scopriremo di esserci giocati il nostro bene più prezioso, convinti di poter fare maggiori guadagni. mv

Tirreno 9/5/'09

dal nostro inviato Elisabetta Arrighi
Gli yacht sulle scogliere di arenaria
La gente è delusa: il porto turistico non ci ha portato niente
...

C’è anche chi apprezza il Cala de’ Medici: «Almeno le barche dei ricchi hanno portato un po’ di vivacità»


ROSIGNANO SOLVAY. «Giocavamo sulla scogliera di Crepatura prima che arrivassero i villeggianti. Giugno e settembre erano mesi fantastici: cercavamo granchi e bavose nelle buche e ci divertivamo un sacco. Ora è tutto cambiato, perchè il cemento ha cancellato un pezzo di storia della nostra vita». Fabio e Andrea, nel 1977, avevano rispettivamente 10 e 12 anni: già si parlava dell’ipotesi di porto turistico, diventato realtà operativa solo all’inizio del Duemila. Ormeggiate alle banchine del Cala de’ Medici si sono barche da 8 a 24 metri e quel pizzico di lusso che gira attorno al mondo degli yacht.
Molti abitanti del paese, nato all’ombra delle ciminiere dello stabilimento chimico Solvay, lo vivono con soggezione anche se la direzione del Marina ha intrapreso una politica di coinvolgimento del territorio con varie iniziative.
«Il porto turistico non è stato quello che molti speravano. Il danno era stato ormai fatto e la gente del posto coltivava almeno la speranza che potesse diventare un volano per l’economia del territorio. Forse lo diventerà - commenta Gianluca Gentili, esponente dei Verdi e consigliere provinciale - ma per adesso questa dinamica non viene percepita». La costa fra Castiglioncello e Chioma è stata definita da Alberto Asor Rosa oggetto di “cementificazione selvaggia” e per quanto riguarda il tratto di Rosignano Solvay parla dell’“enorme e anonimo porto turistico” che ha distrutto “bellissime scogliere arenarie”.
«Belle lo erano sicuramente, ma anche molto scomode - chiosa Piero F., 77 anni, pensionato - E troverete cemento anche guardando la collina».
E’ vero, di palazzine da quattro-sei appartamenti con giardino e vista mare, negli anni ’80-’90 ne sono state costruite tante fra Rosignano e Castiglioncello. E ancora, nonostante il blocco dell’edilizia conseguente l’adozione del piano strutturale e del nuovo regolamento urbanistico che diminuisce la pressione nella parte a mare del territorio comunale di Rosignano, alcune gru svettano fra Serragrande e Pel di Lupo dove si costruiscono gli ultimi spiccioli dei progetti elaborati anni fa. Altro cemento sarebbe poi previsto per Monte Pelato, o Poggio come lo chiamano da queste parti, che con la sua vetta a punta è una caratteristica del profilo di Castiglioncello.
«E’ inquadrato nella rete delle strade bianche protette dalla Regione per le loro peculiarità. E’ vero che ha bisogno di essere sistemata la sentieristica, ci dovrà passare anche un tratto di ippovia, ma è impensabile - racconta Gentili - far passare una strada asfaltata».
«Forse sarebbe positivo aprirla, anche perchè Poggio Pelato è piuttosto abbandonato e poco sfruttato. Avere parcheggi e aree attrezzate potrebbe influire economicamente. Quanto al porto - spiega Paolo Biasci, agente immobiliare di Emmequadro - nel nostro settore ha influito poco. I valori di mercato sono rimasti invariati. Qui ci sono un po’ di seconde case e il nuovo piano strutturale non credo proprio che cementificherà il territorio».
Secondo altri, invece, la presenza del Cala de’ Medici qualche effetto l’ha avuto: «Ha portato un pizzico di vivacità - sottolinea Fabio Bandini di Monte alla Rena Immobiliare - Gli immobili vicini hanno avuto una rivalutazione. L’incremento è stato fra il 15 e il 20% e il mercato si è allineato sui valori di Caletta». Sul mare di Rosignano Solvay - a cui arrivando da nord si accede dal viale Trieste, da tempo abbandonato a se stesso, senza marciapiedi né arredi urbani - il cemento ha solo frazionato e trasformato villone (di inizio ’900) e villette. Si acquista, ristrutturato, a 3mila euro al metro quadrato.
I due agenti immobiliari confermano che qualcuno, dopo aver comprato il posto barca, si è “fatto” anche la casa. «Di solito appartamentini da 45-65 metri quadrati» spiega Bandini. E la crisi - nella zona - non si è fatta sentire in maniera forte sul mercato immobiliare che dà già qualche segno di ripresa. «I prezzi sono comunque fermi da due anni» precisa Biasci.
E il commercio? «Il porto non ha portato giovamenti, perchè è stato strutturato in modo che i proprietari di barche possano trovare all’interno quello di cui hanno bisogno - spiega Fedi Brigida di Confesercenti - Anche l’uscita non porta verso il centro del paese. Offre tanti fondi, ma sono poche le attività commerciali effettive. E fuori, alle Morelline, lo sviluppo c’è stato solo per i servizi legati alla nautica».

venerdì 8 maggio 2009

Cemento. La colata sulla costa


Da il Tirreno 8/5/'09 Articoli sulla cementificazione delle località marittime della costa toscana. mv




Non bastava il porto ora c’è anche Rimigliano

SAN VINCENZO. Il programma di completamento delle opere pubbliche e la previsione di espansione urbanistica di San Vincenzo per il futuro più prossimo sono concentrati sul porto da circa 350 posti per barche medie e grandi, e sugli interventi nella tenuta di Rimigliano. Accanto a questi due progetti, procedono più o meno rapidamente una serie di interventi più ridotti di espansione residenziale. Case, come sostiene il sindaco Michele Biagi, destinate a residenti veri e a giovani coppie nel quadro di un lento ma costante aumento della popolazione sanvincenzina. Sul fronte del porto sono tuttora in corso i lavori di completamento dei parcheggi interrati, delle aree commerciali, dello Yacht Club e quelli relativi alle opere marittime. I lavori dovrebbero terminare il prossimo anno.
La previsione sulla tenuta di Rimigliano (ex proprietà Tanzi-Parmalat) è al momento ferma in attesa dell’adozione del piano strutturale, ma ha già superato vari gradi dell’iter autorizzativo. Qui saranno recuperati i numerosi poderi e case coloniche esistenti e saranno aggiunti circa 12.500 metri quadrati di nuovi edifici.
Ricorsi a raffica contro la residenza turistica
CAMPIGLIA. Il progetto per una residenza turistico alberghiera a Fonte di Sotto (nella foto come dovrebbe essere alla fine dei lavori), lungo la strada fra Campiglia e San Vincenzo, risale al 2004 e nel tempo ha subito varie modifiche.
Nell’ultima versione, definitivamente approvata dal consiglio comunale e per la quale c’è già il permesso per avviare i lavori, la rta “Borgo Novo” si svilupperà su 10mila metri cubi e prevede un complesso su tre linee in parallelo, per una capacità ricettiva di oltre 100 posti letto. A costruire l’opera sarà la Fonte di Sotto srl, società con unico socio la Cogero spa dell’imprenditore Luca Olivetti. I lavori dovrebbero iniziare fra una quarantina di giorni.
Contro questo progetto è da tempo attiva l’opposizione messa in atto da un Comitato di cittadini che ha presentato vari ricorsi sia al Tar che alla magistratura e alla Soprintendenza. Per l’amministrazione comunale, la realizzazione di questa rta colmerà l’assenza di strutture turistico ricettive su Campiglia e potrà essere un elemento di sviluppo dell’economia del paese nonché fonte di alcuni posti di lavoro.
C’è poi la questione delle cave campigliesi. Due le più grandi e importanti su un territorio storicamente votato all’attività estrattiva: quella di calcare a Monte Calvi, confinante col parco archeominerario di San Silvestro, e gestita dalla società Cave di Campiglia; e quella di inerti di Monte Valerio gestita dalla società Sales. Diffusa, e non solo nel mondo ambientalista, l’opposizione all’attività estrattiva sulle colline campigliesi.

Maxi-lottizzazione da 417 appartamenti
DONORATICO. Nel mirino c’è la lottizzazione tra la pineta di Marina di Donoratico, la variante Aurelia ed il torrente Seggio (nella foto il cartello che annuncia l’intervento). Si tratta di 417 alloggi, tipologia seconda casa, con metrature variabili dai 40 ai 60 metri quadrati.
Le case sorgeranno su oltre 120mila mq di terreni. L’iter autorizzativoè concluso: dopo l’ok all’intesa di pianificazione del 2006 e il disco verde (tra le polemiche) della Regione, spetta al Comune di Castagneto rilasciare le concessioni.
I contrari: ambientalisti e Pdl. Per Legambiente è uno stuolo inutile e dannoso di seconde case. Si lamentano problemi per l’emungimento d’acqua in una zona dove i pochi pozzi faticano ad avere una risorsa potabile. Il consigliere regionale del Pdl, Marcella Amadio, si è rivolto ad Asor Rosa.
I favorevoli: per il sindaco di Castagneto Fabio Tinti si tratta di una vecchia previsione di Prg che la sua giunta ha ridotto nelle dimensioni. Ma è anche un’occasione per mettere in sicurezza Donoratico perché a carico dei lottizzanti c’è la messa in sicurezza del Fosso dei Mulini.


Poggio Pelato, divisi sulla colata d’asfalto
ROSIGNANO. Il porto di Rosignano targato Teseco-Cala de’ Medici (Nella foto) è un’opera voluta dall’amministrazione dell’ex sindaco Simoncini: ha 670 posti barca ed un piccolo cantiere per le riparazioni. Osteggiato da Verdi e ambientalisti che lo hanno giudicato troppo impattante, ne è stata contestata la collocazione.
I contrari dicono che non porta sviluppo e ha interessato un bel tratto di costa con scogliere di pregio. Per il Comune di Rosignano è sempre stato visto come un’occasione di sviluppo e rilancio turistico.
Il progetto di riqualificazione di Poggio Pelato, la collina sopra Castiglioncello, per cui giunta di Rosignano ha commissionato uno studio all’università di Pisa, prevede 2 parcheggi per 56 più 68 posti, 9 posti camper e 2 stalli per pullman. Parcheggi dotati di servizi igienici. E l’utilizzo di asfalto “ecologico” per la strada che collega Castelnuovo a Castiglioncello. Il progetto fa discutere (anche dentro il Pd e la maggioranza che lo sostiene).
Sono favorevoli: la giunta che lo vede come un’opportunità per rendere fruibile la collina altrimenti impraticabile.
Sono contrari: un fronte trasversale composto da Verdi, una parte del Pd, socialisti, cacciatori e tanti residenti. Un sondaggio con ottocento questionari commissionato dal Comune di Rosignano ha evidenziato una netta prevalenza dei contrari al progetto ritenuto come un pericolo inizio di “cementificazione” della collina.

Immigrazione. L'avanguardia della disumanità.

Alessandro Dal Lago

il Manifesto 6.5.2009
Aggressione all'umanità, siamo all'avanguardia


Quando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso. Questo almeno sostengono le mitologie religiose. L’umanità, prima ancora di un’astrazione filosofica, è l’espressione di questo riflesso. Anche se non crediamo al diritto naturale e tanto meno alla retorica dei diritti umani, soprattutto nell’epoca delle guerre umanitarie, sappiamo che il limite minimo della comune condizione umana è definito da quell’imperativo. Rinviando i barconi dei migranti in Libia, il governo italiano ha deciso di rinunciare di fatto e di diritto a qualsiasi minima considerazione umana. O meglio: ha stabilito che la cittadinanza, italiana o occidentale che sia, è il requisito indispensabile perché qualcuno sia trattato da essere umano. E dunque che abbia diritto a vivere, a essere curato e trattato come una persona.Tra i migranti respinti senza nemmeno mettere piede sul nostro sacro suolo ci sono persone in fuga dalla guerra, dagli stermini e dalla fame. Impedendo loro persino di chiedere asilo e riconsegnandoli ai porti d’imbarco, l’Italia li condanna alla detenzione, alle angherie e, come è già documentato da anni, alla morte. Così nel nome della difesa paranoica della nostra purezza territoriale che accomuna la maggioranza di destra e parti consistenti dell’opposizione, noi rispediamo nel nulla i nostri fratelli, uomini, donne e bambini. Proprio come, a diecimila chilometri di distanza, in nome della nostra sicurezza, le nostre pallottole uccidono i bambini e le nostre bombe cancellano dalla faccia della terra cento civili in un colpo solo.A questo punto, non c’è nemmeno bisogno di insistere nelle analisi. Il quadro appare chiaro. Dentro la nostra fortezza, norme discriminatorie, che si appoggiano a una cultura trionfante della delazione pubblica e privata, tengono in riga, nell’ombra e nello sfruttamento, gli stranieri di cui abbiamo bisogno. Fuori, c’è l’espulsione preliminare, concordata con la Libia. Curiosi ricorsi storici: i nostri ex colonizzati, a suo tempo decimati e rinchiusi nei campi di concentramento di Graziani, si incaricano, in cambio di soldi, contratti e autostrade, di respingere e internare i profughi e gli affamati di un continente. Qui le leggi razziali, rispolverate da qualcuno, non c’entrano proprio. C’è invece quella linea, profonda come la faglia di Sant’Andrea, che separa il mondo sviluppato dal resto della terra. In un romanzo di Saramago, la penisola iberica si staccava dall’Europa. Ma ora è questa che scava un fossato incolmabile con la povertà esterna; la Lega è la punta estrema e paranoica di questa cultura del respingimento. E in Italia, ventre d’occidente, non valgono nemmeno le finzioni umanitarie di burocrati e giuristi europei. Qui da noi, mentre la stampa si affanna intorno ai casi privati del padrone, tutto è divenuto possibile. Ma ci si sbaglierebbe a credere che la nostra sia un’eccezione. Dopotutto, il fascismo è nato in una pianura tra le Alpi e gli Appennini. Oggi, l’Italia è l’avanguardia di un’aggressione all’umanità.

giovedì 7 maggio 2009

Mare. Compratevi un bollino.

Le solite certificazioni comprate, a cui siamo abituati ormai da anni. E' un sistema ridicolo e nemico dell'ambiente. mv

Nostre le spiagge più pulite Sedici bandiere blu: un record. Pietrasanta new entry Elba assente: i Comuni non fanno domanda per il riconoscimento il Tirreno 7.5.'09


L’Italia dalle spiagge pulite e dal mare azzurro è al quinto posto nel bacino mediterraneo, con un primato regionale che spetta alla Toscana, seguita da Marche e Liguria. Sono 277 le bandiere blu assegnate per il 2009 a 113 comuni rivieraschi del nostro paese dalla Foundation for Environmetal Education (Fee) in collaborazione con il Cobat (Consorzio nazionale batterie esauste). Meno rifiuti sui litorali e mare più pulito secondo l’analisi Fee che premia 12 spiagge in più (e 9 comuni in più) rispetto allo scorso anno, per un totale che è pari al 10 per cento di quelle riconosciute a livello internazionale.
Bandiera blu anche a 60 approdi turistici, contro i 56 dello scorso anno. Risultati che attestano l’aumento dell’impegno da parte delle amministrazioni locali nella difesa dell’ambiente. Guardando agli altri paesi del bacino del Mediterraneo, l’Italia si piazza al quinto posto in graduatoria, dopo Spagna, Grecia, Turchia e Francia. Mentre a livello regionale tra i 113 comuni più virtuosi della nostra Penisola, spiccano quelli di Toscana e Marche che conquistano 16 bandiere, aggiungendo alle 15 spiagge del 2008 anche Pietrasanta e Mondolfo (Pesaro Urbino); 16 vessilli anche per la Liguria che raggiunge le altre due regioni grazie a Savona-Fornaci e Ameglia-Fiumaretta (La Spezia).
Venendo in particolare alla nostra regione, la mappa comprende: Forte dei Marmi, Pietrasanta, Camaiore e Viareggio (Lucca); Marina di Pisa-Tirrenia-Calambrone (Pisa), Antignano-Quercianella (Livorno), Castiglioncello-Vada (Rosignano Marittimo), Cecina, Marina di Bibbona, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Parco naturale della Sterpaia (Piombino); Follonica, Castiglione della Pescaia, Marina-Principina di Grosseto, Monte Argentario. Spicca ancora una volta l’assenza dell’isola d’Elba: succede ormai da qualche anno perché nessuno dei comuni elbani ne fa richiesta. Del resto difficilmente le amministrazioni isolane potrebbero ottenere il riconoscimento e certo non per la cattiva qualità di acque e spiagge: quello che manca sono le risorse economiche, dato che la bandiera rilasciata dalla Fee ha un costo, ma anche i servizi e la pianificazione territoriale.

Immigrazione. Go home!

Un momento storico... è vero, speriamo che sia breve, oltre che storico.
mv


Respinti in Libia migranti presi in mare, Onu preoccupata


Notizia Reuters

Tre barconi con a bordo clandestini provenienti dalle coste libiche, intercettati ieri dalle motovedette italiane, sono giunti questa mattina nel porto di Tripoli.


Un'operazione che il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha definito "storica" e frutto dell'intensa attività diplomatica con la Libia in materia di immigrazione, mentre l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite (Unhcr) e l'ong Medici Senza Frontiere (Msf) hanno commentato con preoccupazione.
"Per la prima volta nella storia siamo riusciti a rimandare direttamente in Libia i clandestini che abbiamo trovato ieri in mare su tre barconi. Fino ad adesso dovevamo prenderli, identificarli, mandarli nelle nazioni di origine...per la prima volta la Libia ha accettato di prendere cittadini extracomunitari che non sono libici ma che sono partiti dalle coste della Libia", ha detto oggi il ministro Maroni intervenendo a una trasmissione tv, confermando l'attracco dei tre barconi con 227 migranti a bordo, scortati dalle motovedette italiane.
"Abbiamo lavorato per un anno intero. (Si tratta di) un risultato storico e mi auguro prosegua così questo comportamento leale della Libia nei nostri confronti", ha detto Maroni, aggiungendo che il merito "è degli accordi fatti e dell'intensa attività diplomatica".
IL VIMINALE: "NESSUNA VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE"
Maroni ha annunciato poi in una conferenza stampa che il respingimento in Libia dei clandestini partiti dalle sue coste e soccorsi in acque non italiane sarà d'ora in poi la regola e che questo non costituisce alcuna violazione del diritto internazionale.
"Il respingimento dei clandestini prima che mettano piede nel territorio italiano prescinde dai motivi per cui questi sono venuti", ha detto Maroni rispondendo a una domanda se le azioni di ieri notte non violassero i diritti dei richiedenti asilo politico, tanto più che sono stati riportati nel porto di Tripoli a bordo di navi italiane.
"Tutto si è svolto in modo conforme ai trattati internazionali. Con il respingimento al di fuori delle acque italiane, l'asilo non può essere una preoccupazione del nostro governo".
"Gli immigrati respinti torneranno in Libia e lì le organizzazioni presenti verificheranno se ci sono richieste di asilo".
Il ministro ha aggiunto che, nel quadro degli accordi stipulati con Tripoli, il 14 maggio partiranno da Gaeta sei motovedette italiane destinate al pattugliamento congiunto delle coste libiche per prevenire il traffico di clandestini.
Queste navi batteranno bandiera libica e avranno a bordo "personale operativo libico affiancato da addestratori italiani".

PREOCCUPAZIONI DI ONU E MSF

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha però espresso "grave preoccupazione" per la sorte dei migranti, soccorsi nella zona marittima SAR (Search and Rescue) di competenza maltese "e ricondotti in Libia senza un'adeguata valutazione delle loro possibili necessità di protezione internazionale", come è scritto in un comunicato dell'Unhcr.
L'agenzia dell'Onu ritiene infatti probabile che fra le persone respinte "ci siano individui bisognosi di protezione internazionale".
"Questo incidente mostra un radicale mutamento nelle politiche migratorie del governo italiano e rappresenta fonte di grave preoccupazione", ha detto l'Alto Commissario António Guterres nel comunicato. "L'Unhcr esprime profondo rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato lo svolgersi di questo episodio".
Critiche sul rimpatrio di migranti provenienti dalla Libia sono venute anche dall'ong Msf.
"Per noi il fatto che 227 persone siano state rimpatriate forzatamente in Libia non è un risultato storico, dal nostro punto di vista è un fatto che dovrebbe essere duramente condannato come è già avvenuto in precedenza", ha commentato Loris De Filippi, direttore di Msf Italia, sottolineando che la Libia è un Paese che "non riconosce la convenzione di Ginevra".
"Vogliamo capire dal governo italiano se questo è il nuovo trend, perché se lo è, è molto preoccupante", ha aggiunto De Filippi.
Intanto, la polizia ha reso noto oggi che nel 2008 sono stati "effettivamente allontanati" 24.234 immigrati irregolari e 8.340 sono stati riammessi nei Paesi di provenienza, mentre sono stati organizzati 38 voli charter per i rimpatri.
Affrontando la questione dei rapporti con Malta in materia di immigrazione, Maroni ha auspicato una maggiore collaborazione del governo della Valletta.
"Noi siamo andati oltre 600 volte a recuperare migranti in acque maltesi. Ho deciso che da ora in avanti ciò che è compito nostro lo faremo e ciò che non lo è non lo faremo".
Malta contesta la versione italiana dicendo che il diritto internazionale a cui si è vincolata prevede che gli immigrati vadano portati nel porto più vicino, che nella maggior parte dei casi è quello di Lampedusa.
Il mese scorso Italia e Malta sono state protagoniste di un braccio di ferro per accogliere i 140 migranti salvati nel Mediterraneo dalla nave turca Pinar, in un impasse che ha visto i due Paesi rimpallarsi la responsabilità fino a quando l'Italia non si è detta disponibile a farli sbarcare in Sicilia.

giovedì 30 aprile 2009

Mare. Posidonia e fondali.

Ambiente : decreto sulla Posidonia Oceanica Lupi: è un elemento naturale antierosione e “nursery” per la fauna ittica

Firenze 29 aprile ‘09
“E’stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un decreto che rivede la disciplina in materia di fertilizzanti e che considera finalmente la Posidonia Oceanica tra i materiali compostabili – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana – Si ha così una ulteriore risposta allo spreco di una risorsa pregevole dato che la Posidonia Oceanica è una pianta ricca di oligoelementi e sali minerali.
Da anni i Verdi lavorano e propongono soluzioni soprattutto nella provincia di Livorno, dove è emerso che il fenomeno dello spiaggiamento interessa prevalentemente gli arenili ricadenti nei comuni di Rosignano Marittimo, San Vincenzo, Piombino, Portoferraio, Marciana e Campo nell’Elba. Qui, in prossimità della stagione estiva, si riproponeva ogni anno il problema della rimozione delle “banquettes” accumulate sulle spiagge di particolare interesse turistico dato che su tali spiagge i bagnanti non gradiscono la presenza delle foglie morte di Posidonia; per cui i gestori degli stabilimenti balneari richiedevano tutti gli anni alle Amministrazioni comunali la loro rimozione per offrire una ottima fruizione degli arenili. La maggior parte delle Amministrazioni interveniva con mezzi meccanici asportando la Posidonia insieme a notevoli quantitativi di sabbia e rifiuti solidi urbani, sostenendo costi notevoli per la successiva rimessa in discarica. Già dal giugno 2005 presentammo un quesito normativo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio per l’avvio di una sperimentazione di soluzioni tecniche individuate e il 29 marzo 2006 con circolare n. 8123/2006 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio forniva una prima risposta con tre possibilità per la gestione delle banquettes di Posidonia: 1) mantenimento in loco per valorizzare il ruolo ecologico e di naturale barriera contro l’erosione costiera; 2) spostamento degli accumuli lontano dalla linea di battigia; 3) rimozione permanente e trasferimento in discarica. Prendendo atto di questa prima circolare ministeriale, la Provincia di Livorno stabiliva le linee guida per la corretta gestione della Posidonia accumulata su spiagge di particolare rilevanza economica. Tale iter si è concluso con l’approvazione, con atto del Consiglio Provinciale di Livorno n.221 del 21 dicembre 2006, del “Programma di interventi per la gestione integrata della Posidonia” nelle apposite Linee Guida. Si può dire – ha proseguito Lupi - che il primo intervento della Provincia di Livorno suggeriva di mantenere le banquettes in loco sulle spiagge di valore naturalistico, mentre sulle spiagge di particolare interesse turistico era preferibile movimentarle all’interno della stessa spiaggia con mezzi meno invasivi rispetto alle ruspe, ad esempio posizionandole sul punto di massimo espansione dell’onda, in modo da facilitare di nuovo il trasporto a mare e di vagliare sempre il materiale da destinare in discarica. Nel loro complesso le praterie sottomarine sono in uno stato di vulnerabilità: gli impatti dei cambiamenti climatici minacciano da vicino le praterie di piante sottomarine, tra cui le posidonie: ambienti di grande valore ambientale ed economico dato che sono “nursery” naturali per la produzione di fauna ittica come pesci e crostacei. E’ il momento di comprendere il vero valore di questa preziosa risorsa naturale - ha concluso Lupi - Le praterie sottomarine forniscono riparo a molti animali, tra i quali pesci e molluschi, e possono essere una fonte di cibo diretta per uccelli marini, tartarughe, ricci di mare. Occorre proteggere gli ultimi rifugi delle praterie e connetterli con gli habitat adiacenti, come le mangrovie e le barriere coralline negli oceani, e questo aumenta considerevolmente la loro possibilità di sopravvivenza. La posidonia oceanica, endemica del Mediterraneo, è presente soprattutto intorno alle isole italiane dove le praterie di posidonia mostrano spesso buona salute, una salute da difendere e preservare per tutelare il futuro del mare e del pianeta e gli stock commerciali di pesci, crostacei e molluschi.”

mercoledì 15 aprile 2009

Clima. Mare troppo caldo.

CLIMA: SALE FEBBRE MEDITERRANEO, MUOIONO SPUGNE E CORALLI
(ANSAmed) - MADRID - L'estate marina si e' allungata di oltre trenta giorni e l'aumento della temperatura del mare registrato fra il 1974 e il 2006 nel Mediterraneo ha provocato episodi di mortalita' di massa di organismi che abitano il fondo marino. E' quanto emerge da uno studio spagnolo del Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche (Csic) pubblicato sulla rivista Proceedings dell'Accademia nazionale di scienze statunitense, secondo il quale la mortalita' di organismi invertebrati e' il prodotto del riscaldamento globale. Il lavoro segnala infatti che, in periodi estivi estremamente lunghi e caldi, come quelli registrati dal 1999 al 2003, si sono prodotti processi di mortalita' di massa sui fondali del Mar Ligure e in quasi tutto il Mediterraneo nord occidentale. I ricercatori sottolineano nell'indagine che l'allungamento delle condizioni estive nel mare, provocato dal riscaldamento globale, e' dovuto all'incremento nella durata e intensita' della stratificazione o mancanza di mescolanza fra le acque profonde, piu' fredde e ricche, e quelle superficiali. In altre parole, durante il periodo estivo lo strato superficiale del mare si riscalda progressivamente, per cui aumenta il contrasto termico con gli strati inferiori. Questa situazione di stratificazione e di mancanza di mescolanza fra le acque del fondo e della superificie si sviluppa da maggio ad ottobre. Diversi tipi di invertebrati, inclusi coralli e spugne, risultano danneggiati spesso in maniera mortale dalle condizioni prolungate dell'estate. ''Sopportano una durata normale delle condizioni avverse rappresentate dal periodo estivo - spiegano gli scienziati del Csic, guidati da Rafael Coma, del Centro di studi avanzati di Blanes (Girona) - ma non possono superare un prolungamento anomalo, specialmente se questo si produce in combinazione con temperature elevate in maniera anormale''. Coma evidenzia che ''la causa della mortalita' di questi organismi e' lo stress fisiologico dovuto alle limitazioni energetiche''. Le alte temperature comportano infatti ''un maggiore sforzo respiratorio e non c'e' molto alimento disponibile, dato che gli elementi nutritivi non salgono dalle acque profonde piu' fredde a quelle superiori, piu' calde''. Marta Ribes, ricercatrice dell'Istituto di Scienza del Mare del Csic, sottolinea che ''l'aumento di episodi di mortalita' produrra' cambiamenti profondi anche nella composizione delle comunita' litorali che vivono negli strati superiori del mare''. I ricercatori assicurano che, per potere quantificare e limitare gli effetti del cambio climatico globale sugli ecosistemi, e' indispensabile l'istituzione di osservatori per il rilevamento costante di dati ambientali. (ANSAmed). 09/04/2009

martedì 7 aprile 2009

Cemento S. Vincenzo deturpato.

SAN VINCENZO DETURPATA FERMATE QUEL CEMENTO
SALVATORE SETTIS

Illustre signor sindaco di San Vincenzo, da alcuni anni sono cittadino, felice e preoccupato, del Comune di San Vincenzo. Felice per la bellezza del luogo, per la cordialità degli abitanti, per l’aria, il paesaggio, le viste sul mare. Preoccupato, perché non vedo traccia di un progetto sul futuro di San Vincenzo che non sia la spietata cementificazione del suo territorio, e cioè la progressiva distruzione di quella bellezza del luogo che ha indotto me e tanti altri a prendervi casa.
A me risulta che gli abitanti di San Vincenzo siano oggi poco meno di 7.000, cioè circa seicento in meno dei 7.558 che risultano dai dati Istat per il 1981. Eppure, nei 28 anni trascorsi, non si è fatto che costruire! Mi risulta che in territorio di San Vincenzo vi siano 2.756 case “occupate” da residenti, a fronte di ben 3.296 case “non occupate”, cioè seconde case. Il piano strutturale del 1998 stimava in poco più di 3 milioni di metri cubi l’edificato sul territorio comunale, prevedendo un incremento massimo di mezzo milione di mc. Non ho dati aggiornati ad oggi, ma è facile congettura che quel “tetto” sia stato ampiamente superato, e ciò in meno di 10 anni. Mi chiedo se vi siano meccanismi di monitoraggio dell’attuazione di quel piano, e quali. Mi chiedo che cosa si debba prevedere per il futuro, dopo l’edificazione di due nuovi quartieri, dopo l’aggressione selvaggia alle campagne di cui si vedono i “progressi” di settimana in settimana. Il consumo del suolo, che in Toscana ha una media del 4% e in cui la provincia di Livorno, col suo 7.50%, certo non si distingue per virtù, ha a San Vincenzo una punta difficilmente calcolabile, ma presumibilmente intorno al 15%.
Con questa situazione, che a mio avviso già si è spinta troppo oltre, sarebbe ragionevole aspettarsi quanto meno una moratoria. Fermarsi, per non distruggere definitivamente la bellezza dei luoghi. Sento dire invece che nuovi interventi edilizi per 12.500 mc. sono previsti nel parco di Rimigliano. Sento dire che i nuovi progetti della Sua amministrazione comportano “il potenziamento degli assi trasversali e il ruolo del villaggio industriale di San Carlo”, formula che sembra preludere alla costruzione di nuove strade, necessarie alla massiccia cementificazione della splendida zona fra San Carlo e la costa.
Le vecchie cartoline di San Vincenzo che erano in mostra l’estate scorsa mostravano un luogo molto più affascinante, molto più bello, molto più accogliente. E’ quella San Vincenzo che ha attratto qui tanti visitatori, tante persone che hanno voglia di trascorrere qui il proprio tempo. La San Vincenzo di oggi è meno bella, più confusa, più affollata, più rumorosa (lo sarà ancor di più dopo il completamento del porto turistico). Il centro storico è in più punti degradato e mal tenuto, persino la facciata del Municipio è coperta da anni da impalcature sempre più arrugginite e fatiscenti, le campagne sono sempre più affollate di gru, di impastatrici, di ville e villette spesso di bassa qualità architettonica. E’ un processo generale che interessa tutta Italia, anche la Toscana (basta sfogliare in Internet il sito Toscana Infelix). Ma perché San Vincenzo non potrebbe essere una felice eccezione?
Capisco bene che non si può tornare indietro, alle vecchie cartoline e al loro intatto fascino. Ma non sarebbe il momento per una pausa di riflessione? Non sarebbe il momento di innescare una discussione a fondo fra i cittadini, un processo di progettazione dello sviluppo del territorio in termini di qualità dell’abitare e della vita, e non di quantità dei metri cubi edificati? Non si potrebbe pensare a una fase di presa di coscienza, a un concorso di idee per recuperare il recuperabile, per salvare il salvabile? E’ la speranza di un neo-cittadino di San Vincenzo, Signor Sindaco. Spero che sia anche il Suo progetto, in questo scorcio di legislatura e nella prossima.
Salvatore Settis
da il Tirreno 7/4/'09

domenica 15 marzo 2009

Mare. Oceani acidi.

CLIMA: ACIDIFICAZIONE OCEANI, ALLARME DA SUMMIT SCIENZIATI

(ANSA) - BRUXELLES - La rapida acidificazione degli oceani, causata dalla crescente pressione dell'anidride carbonica, potrebbe ricreare condizioni mai viste nei mari dai tempi dei dinosauri. Queste le conclusioni di un recente studio dell'Universita' di Bristol - riferisce il quotidiano The Guardian - presentato oggi alla tre giorni del Congresso scientifico mondiale sui cambiamenti climatici, partita a Copenaghen. I ricercatori hanno confrontato il tasso di acidificazione attuale dei mari con il gigante rilascio in era preistorica di gas serra, che i geologi ricordano perche' causo' l'estinzione generalizzata delle specie delle acque profonde. Proprio l'acidificazione dei mari e' uno degli argomenti clou della Conferenza in corso a Copenaghen, dalla quale si attende un aggiornamento del lavoro scientifico condotto nell'ultimo rapporto degli esperti Onu dell'Ipcc (il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici), pubblicato nel 2007. L'aggiornamento sara' la base scientifica del vertice Onu sul clima di dicembre, che si terra' sempre a Copenaghen, dal quale dovrebbe nascere il nuovo accordo globale successivo al protocollo di Kyoto, che scade nel 2012. (ANSA).
10/03/2009