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La mer, la fin...

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sabato 13 giugno 2009

Indigeni. Hawai.

Il presidente è nato e cresciuto nello isole del Pacifico

Hawai, grazie a Obama gli indigeni tornano a sostenere i loro diritti
Potranno avere un proprio governo e possedimenti ma c'è già chi si prepara a una guerra giudiziaria


WASHINGTON - Grazie a Obama, che è nato e cresciuto nel loro stato, gli indigeni delle Hawai otterranno quest’anno la loro rivincita, come l'hanno ottenuta gli indiani di America. Potranno cioè avere un proprio governo, con una certa autonomia, al pari dei pellerossa, e i propri fondi e possedimenti, un tempo appartenenti alla monarchia delle grandi isole del Pacifico. Lo dichiara Neil Abercombe, il deputato delle Hawai alla Camera a Washington. Gli scorsi anni, spiega Abercombe, la Camera approvò due volte una legge in merito, ma il Senato la respinse. Per riguardo a Obama, tuttavia, questa volta anche il Senato è disposto ad approvarla: Obama è dalla parte degli aborigeni polinesiani al contrario del predecessore Bush. Sarà una doppia festa perché le Hawai divennero uno stato americano esattamente 50 anni fa.

LA CAUSA DEGLI INDIGENI - In America, gli anni scorsi risarcimenti e territori furono assegnati a molte delle 562 nazioni o tribù indiane vittime della colonizzazione. Alle Hawai, un paradiso turistico, non è mai stato possibile a causa degli enormi interessi economici in gioco. Ma nel 2005, Daniel Akaka, un senatore di estrazione indigena, presentò il progetto legge su cui il Senato voterà nei prossimi mesi. Da allora, dice Abercombe, questa causa ha trovato sempre più sostenitori. Il più potente è proprio Obama, che studiò alle Hawai, e vi è spesso ritornato in vacanza, l’ultima volta prima dell' ingresso alla Casa Bianca, con la first lady Michelle e le figlie Malia e Shasha. I discendenti degli aborigeni polinesiani sono oltre 400 mila, di cui due terzi vivono nelle isole.

POTERI LIMITATI - Il loro governo avrà poteri limitati dovrà trattare con le autorità statali e con Washington. Ma Akaka non dubita che i veri hawaiani riceveranno lo stesso trattamento degli indiani d’America, saranno parzialmente automi, indennizzati e in possesso di terre loro sottratte. Terre preziose, grazie al continuo boom edilizio e turistico. Come accadde con i pellerossa che tornarono alle loro tribù, sostiene, molti indigeni o “natives” oggi sul continente americano rientreranno nella isola, dove la loro cultura è sempre stata protetta. Le Hawai, scoperte nel secolo XVIII dal capitano Cook, il grande navigatore inglese, furono annesse agli Stati uniti oltre un secolo fa, con la detronizzazione della loro ultima regina, e poi qualificate come territori, al pari dell’Oklahoma e di altri futuri stati americani. I grandi interessi economici si preparano a una guerra giudiziaria contro gli indigeni sui cui fondi e possedimenti cercano di mettere le mani. Sostengono che il reso della popolazione, in gran parte bianca, non può essere discriminata sulla base della razza.

Ennio Caretto
12 giugno 2009 da il corriere.it

domenica 15 marzo 2009

Scuola. Vacanze tedesche.

In Trentino nuovo calendario delle lezioni. Più pause e inizio anticipato La Provincia: basta schemi rigidi, il nostro territorio ha esigenze diverse "Troppe ferie estive fanno male" Trento, a scuola il metodo tedesco.

di CINZIA SASSO

Partirà dal Trentino la rivoluzione delle vacanze scolastiche. Basta con l'abitudine centralista di chiudere le scuole e di far stare a casa gli studenti per tutta l'estate. In tempi di federalismo è ora che ognuno faccia da sé, soprattutto è ora che ogni regione decida in base alla proprie esigenze, a partire da quelle climatiche, come del resto già avviene in molti altri paesi, a cominciare dalla Germania.
La giunta della provincia autonoma di Trento, guardando ai vicini Lander della repubblica federale, ha deciso così di importare le "ferie alla tedesca": stesso numero complessivo, ovviamente, di giorni di lezione (204), ma distribuiti in modo autonomo e diverso. E dunque, in una zona dove l'inverno si va a sciare e il caldo estivo si fa sentire per un breve periodo, non saranno più in programma tre mesi consecutivi di riposo. Il nuovo calendario prevederà un periodo più breve di ferie estive e diverse settimane di vacanza distribuite nell'anno.
La novità entrerà in vigore dall'anno scolastico 2010-1011 (il prossimo anno, dunque, continueranno a essere seguite le "regole" nazionali, con apertura il 14 settembre e chiusura il 5 giugno) e presto comincerà a essere discussa con i protagonisti del mondo della scuola. Ma il presidente Lorenzo Dellai, che già ha vinto le elezioni con una coalizione che è stata uno strappo rispetto agli equilibri politici nazionali, non ha alcun dubbio. "È arrivato il momento - dice - di guardare alle specifiche esigenze territoriali e noi intendiamo riorganizzare le vacanze con uno schema differente". "Non è detto - aggiunge l'assessore all'istruzione, Marta Dalmaso - che una vacanza così prolungata, com'è oggi, abbia solo effetti positivi; anzi, crediamo che possa anche risultare eccessiva, procurando un danno educativo".
Soprattutto, in Trentino pensano che sia utile non solo agli alunni ma anche all'economia generale, che le famiglie possano avere a disposizione più spezzoni di vacanza durante la stagione invernale.
Il dibattito non è affatto nuovo: nel 2007, a ricordare la parole dell'allora vicepremier Francesco Rutelli, che aveva convinto anche il ministro dell'istruzione Giuseppe Fioroni, sembrava cosa fatta. L'Italia, sosteneva Rutelli, si è fermata agli anni Sessanta, quando la vita era scandita dalla chiusura delle fabbriche e dall'obbligo della villeggiatura in agosto. Ma poi non se ne era fatto niente. E i calendari scolastici sono rimasti rigidi.
Non avviene così negli altri Paesi. In Germania, che è il modello a cui si ispirano in Trentino, d'estate si sta a casa per non più di un mese e mezzo; poi c'è una pausa tra ottobre e novembre (si chiama kartoffelferien, perché coincide con il momento della raccolta delle patate); naturalmente a Natale; ancora a febbraio, a Pasqua e infine tra maggio e giugno. Non esiste, in Germania, un calendario nazionale, ogni regione adatta le vacanze alle proprie specifiche esigenze, ma la filosofia di fondo, che si ispira a ragioni pedagogiche oltreché economiche, è quella di non lasciare gli studenti lontani dalle aule troppo a lungo e di non lasciare tutti a casa negli stessi periodi.
(15 marzo 2009 la Repubblica.it)