TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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mercoledì 17 giugno 2009

Etruschi/Gonfienti. Il Marasma.

Riceviamo e con piacere pubblichiamo.

mv

Marasma a Gonfienti


A proposito di Interporto, leggendo nella cronaca de “Il Tirreno” di oggi l’ennesimo proclama di sviluppo della piattaforma intermodale, viene da chiedersi come mai queste enfatiche precisazioni avvengano sempre il giorno dopo che da parte di una crescente moltitudine di cittadini – così com’è avvenuto venerdì sera nel corso della manifestazione “Gonfienti in festa” - si reclamano i diritti primari dell’ambiente, ovvero la tutela del paesaggio e dei beni archeologici - qui riconosciuti di particolare importanza e pregio - , diritti continuamente calpestati proprio a causa dell’interporto che ormai da anni sembra muoversi per la loro totale dissoluzione.

La prevaricazione e l’arroganza autoreferenziale della Società Interporto, ribadita nell’assolutistico ed unilaterale annuncio odierno, si sottrae così agli adempimenti costituzionali nei confronti dei diritti all’ambiente e persino, ai dispositivi normativi stabiliti dagli strumenti urbanistici vigenti.

Sul piano normativo, infatti, la salvezza delle testimonianze archeologiche di Gonfienti passa anche attraverso il rispetto di quanto fu deliberato nel 2003 dall’Amministrazione Comunale di Prato che, predisponendo una Variante allo Strumento urbanistico allora vigente, mise nero su bianco, in vista della costituzione di un futuro parco archeologico, sul rispetto paesaggistico assoluto da garantirsi in quei luoghi su di una superficie di quasi 17 ha, confinando l’invasività territoriale dell’interporto entro ben precisi limiti. Oggi questi limiti sono stati arbitrariamente superati, alterando non solo il profilo paesaggistico dell’intorno e del territorio che si sarebbe dovuto salvaguardare, ma anche invadendo direttamente terreni posti, fin dal 2006, in regime di tutela per avviso di Decreto emanato dal Direttore Regionale dei Beni Culturali, ai sensi del D. Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio).

La popolazione di Gonfienti e non solo quella, non urlando, ma di certo sostenendo a viva voce questi diritti, ha inteso sottolineare l’esigenza primaria di garantire, anche in mancanza di controllori in grado di farlo adeguatamente, dignità di sopravvivenza per quel territorio, per la tutela della qualità di quell’ambiente e per tutte le straordinarie testimonianze archeologiche di Gonfienti. Nel corso di un pubblico dibattito, ripreso nella cronaca del quotidiano “Il Tirreno” di ieri , i residenti hanno sottolineato l’irrinunciabilità al rispetto e alla salvaguardia di questi beni culturali ed ambientali che appartengono a tutta la comunità e non già all’Interporto.
Per tutta risposta oggi si ribadisce che Interporto continuerà la sua legittima azione in vista dell’allaccio intermodale, senza però dire che l’apertura dello scalo merci, non ha niente a che vedere con la mutilazione che quella stessa società sta procurando alle zone di pregio paesaggistico ed archeologico. L’aberrante mistificazione in atto rende davvero acre il sapore di una convivenza che si dice di volere solo a parole ma che, nella realtà dei fatti, si nega sempre più, ogni giorno che passa. Anche per queste ragioni, Interporto non può, in nessun modo, appropriarsi di terreni non inclusi nel Piano di Utilizzo, varato nel dicembre 2006, costruendovi sopra torri metalliche, sbranando i suoli con scassi per creare nuove servitù e cablaggi di controllo ad uso proprio, recintando in modo del tutto avulso dal contesto paesaggistico, su di un confine che dal 2003 è stato cancellato dalla sua giurisdizione, semmai sovrapponendo plinti e pali cementati sopra suoli delicatissimi, già inseriti in aree archeologiche conclamate e vincolate dalla legge. Dove sono i progetti di tutto questo? Quale iter burocratico hanno seguito questi interventi? Con quale diritto si è agito per realizzare queste opere?

Un principio deve essere chiaro al cittadino: la legge è uguale per tutti ed il diritto dei beni culturali ed ambientali non può essere piegato arbitrariamente ad azioni utilitaristiche di parte, stabilite cioè fuori dalle procedure e dai protocolli, così come avvenuto per quelle sopra descritte, dannose ed irresponsabili. Se poi, guardiamo lo stato di degrado e di abbandono nel quale giacciono da due anni a questa parte le strutture archeologiche da tutelare e mettere in valore per la fruibilità futura dei cittadini, al danno procurato si aggiunge la beffa di veder assottigliare l’area del futuro parco, e non già per metterlo in sicurezza gli scavi (considerate le miserevoli condizioni in cui è stato lasciato il sito), bensì per sottrarlo alla vista, forse a possibili contestazioni e alla denuncia di inadempienze che scaturiscono da un sacrosanto diritto del cittadino e dalla gestione democratica del territorio.

Giuseppe Centauro

lunedì 15 giugno 2009

Prato. Ancora sulle Cascine di Tavola

Mentre si avvicina l'anniversario del fermo al cantiere, "riaffaccia" la questione della messa in sicurezza della Fattoria medicea delle Cascine di Tavola.
Ancora una volta, non è niente di più del ping pong tra la Soprintendenza e le associazioni che hanno promosso l'esposto.
Vogliamo però ricordare che se siamo arrivati a questi punti ci sono delle precise responsabilità - politiche, sia chiaro: la magistratura al momento non ha indagato alcun funzionario del comune o amministratore - della precedente amministrazione, e della precedente legislatura, che ha concesso la possibilità di realizzare questo intervento.
E di questo, oltre che delle coperture a tutela del bene, non possiamo dimenticarcene!
MV

da il Tirreno del 15/06/09
La Fattoria va messa in sicurezza

La Soprintendenza ha accolto l’appello delle associazioni ambientaliste
PRATO. I sigilli al cantiere sono fermi da quasi un anno. Un anno di passione e di proteste per cercare di difendere quel bene architettonico dal quale si voleva ricavare un residence di lusso immerso nel parco delle Cascine di Tavola. E non è ancora finita: l’ultima parola sul complesso della fattoria medicea spetterà alla Procura che ha avviato un’inchiesta giudiziaria (ormai alle ultime battute), prima di decidere il daffarsi sul futuro della villa. Nel frattempo, si sta ammorbidendo il braccio di ferro tra i comitati pratesi di Legambiente e Italia Nostra e la Soprintendenza ai beni architettonici, dopo il colloquio a palazzo Pitti tra i rappresentanti delle due associazioni e la stessa soprintendente Paola Grifoni.
Assente la funzionaria Fiorella Facchinetti, indagata dall’estate scorsa per aver autorizzato il progetto destinato a trasformare l’antica fattoria medicea in un albergo e in una quarantina di miniappartamenti.
Certo, non sono state tutte rose e fiori durante l’incontro tra gli ambientalisti e la numero uno della Soprintendenza, ma su un punto entrambe le parti si sono trovate d’accordo: la necessità di porre riparo alla struttura pericolante della villa, mettendo in sicurezza il manufatto storico ormai privo di copertura da due anni.
«Abbiamo preso atto con soddisfazione che anche la soprintendente Paola Grifoni aveva da tempo richiesto ai proprietari la messa in sicurezza dell’immobile», fanno sapere Franco Di Martino di Legambiente e Fulvio Batacchi di Italia Nostra.
Il cerchio si stringe dunque intorno alla proprietà, la società Fattoria Medicea, di cui il 60% è nelle mani della Re Sole srl. Tanto più che non molto tempo fa, esattamente a fine aprile, la Procura aveva assicurato la tempestiva autorizzazione di qualsiasi intervento volto a mettere in sicurezza il cantiere. Su sollecitazione, a questo punto, anche della stessa Soprintendenza, così come emerge dall’incontro chiarificatore con Legambiente e Italia Nostra. «Era l’ora - fa notare Franco di Martino, presidente di Legambiente di Prato - visto che il dovere della Soprintendenza era quello di tutelare il bene in questione».
Meglio tardi che mai, insomma. Così come sarebbe arrivato in ritardo, secondo Legambiente e Italia Nostra, il no della commissione comunale edilizia alla richiesta di variante avanzata dalla proprietà, in attesa degli esiti dell’esposto. «Almeno hanno avuto il pudore di opporsi alla volontà di ampliare la superficie residenziale degli edifici, visto che si voleva aggiungere un piano alla struttura. Tutto questo - osservano le sue associazioni - dimostra quanto la commissione edilizia avrebbe potuto esercitare il potere di controllo che le spetta per sua natura anche in passato».
Maria Lardara

sabato 13 giugno 2009

Etruschi. Aree vincolate... immagini del NON-PARCO

E queste sono le aree archeologiche vincolate del futuro parco! Come tutti possono ammirare …
mv & friends











lunedì 8 giugno 2009

Firenze/Cultura. Un regalo dall'Oriente.

2009-06-08 Firenze, prof. giapponese dona eredita' per Santa Croce La cappella maggiore della basilica sara' del tutto restaurata

(ANSA) - FIRENZE, 8 GIU -La cappella maggiore della basilica di Santa Croce potra' essere restaurata grazie alla donazione di un professore universitario giapponese. Takaharu Miyashita, appassionato di pittura italiana, ha devoluto tutta l'eredita' (12 milioni di yen, 90 mila euro) ricevuta dai genitori morti di recente, per far restaurare all'Opificio delle pietre dure le pitture delle fasce laterali esterne che delimitano la cappella, i cui lavori di recupero durano da 5 anni circa e finiranno l'anno prossimo.

sabato 6 giugno 2009

Archeambiente. Tavolaccio.

Riceviamo e pubblichiamo.
Al Tavolo di cui si parla nel comunicato non hanno mai aderit né il Comitato Città Etrusca sul Bisenzio, né la Primavera di Prato, né Municipio Verde.
mv

COMUNICATO STAMPA


In relazione al comunicato sulla situazione della zona archeologica di Gonfienti, la cui paternita' e' attribuita al "tavolo" costituito presso l'ARCI pratese, ci preme precisare come il Comitato Nazionale del Paesaggio, associazione che fa parte del suddetto "tavolo", non ha, questa volta, sottoscritto il documento.
Che ci appare del tutto improvvisato per ragioni consolatorie-elettorali che non condividiamo.
Il "tavolo" non sara' "naufragato", come sostengono i redattori della presa di posizione. Sicuramente, pero', gli obbiettivi minimi che le associazioni si erano date, risultano non solo non raggiunti, ma neanche raggiungibili in seguito. Le ultime notizie in nostro possesso e ben conosciute anche dall'ARCI, sono che la societa' Interporto, con il conforto della Soprintendenza, si appresta a riseppellire gli scavi della domus etrusca ed a costruirci sopra un impianto fotovoltaico. Mettendo un orribile epitaffio sulla citta' etrusca di Gonfienti e sulla sua fruibilita' da parte dei cittadini , dei turisti e degli archeologi.
Pare, infine, che sugli scavi etruschi, gia' abbandonati da due anni e distrutti da fango e vegetazione, Interporto stia realizzando nuovi devastanti plinti in cemento armato per installarvi piloni per le telecamere che dovranno monitorare tutta l'area logistica dell'Interporto!
Stando cosi' le cose il "tavolo" non sara' naufragato ma sicuramente e' stato sconfitto. Tant'e' che alcuni partecipanti hanno gia' annunciato la loro indisponibilita' a partecipare ancora a quell'esperienza.

COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO-PRATO

giovedì 4 giugno 2009

Etruschi. Sepolti da asfalto erbacce e ipocrisia.

Un articolo sicuramente encomiabile, trattandosi del periodo elettorale. Ma a ben guardare anche questa volta vi è contenuta una manipolazione. Si tende ancora una volta a discolpare i governi locali dalla Circoscrizione al Comune, dalla Provincia alla Regione, e ad attribuire tutte le responsabilità nell'ambito della Sovrintendenza ai Beni Archeologici. Seppure è vero che i responsabili degli scavi sono i primi nella graduatoria dei Terminators della città etrusca, è altrettanto vero (e visto che siamo a pochi giorni dal voto, è ancora più vero) che la politica locale, priva di un qualsiasi progetto sulla cultura, ha determinato attivamente lo stato attuale delle cose e l'insostituibile perdita di un prezioso e unico Bene della collettività. Inutile piangere per il fallimento del tavolo dell'Arci perchè è chiaro che esso nasceva su ambigue basi elettoralistiche e tendeva a dimostrare all'ultimo minuto l'innocenza delle amministrazioni locali, cercando di strappare improbabili promesse dal prossimo sindaco. Ma cosa potrà mai fare un sindaco che ha come sostenitrice di primo piano proprio Ambra Giorgi, colei che prima ha portato Gonfienti al rango dell'eccellenza regionale e poi l'ha lasciata in mano agli interessi immobiliaristici di Napolitano (Presidente di Interporto Spa) e all'ignoranza degli assessori in carica? Ancora una volta ci tocca sentire interventi parziali e privi di riferimenti cronologici sufficienti. Noi, ad esempio, che seguiamo la situazione da anni, non veniamo mai sentiti. Il motivo è che cantiamo una canzone che non si vuol sentire. Si intitola il Grande Bidone ed ha per protagonisti non gli etruschi ma l'Interporto.

MV

da il Tirreno del 04/06/09

LA VERGOGNA DI GONFIENTI

Una selva ricopre la città etrusca Da due anni il cantiere è fermo, compromessa l’area archeologica «Queste piante rovineranno anche gli scavi. Eppure c’è un vincolo di tutela dal 2006»


PRATO. Su un cartello sbiadito dal sole si legge a malapena la data degli ultimi lavori, che risalgono al 16 luglio del 2007. Poco più in là, oltre la recinzione di plastica, lo sguardo si ferma su ciò che resta dei 1.400 metri quadrati di domus etrusca rinvenuta oltre dieci anni fa. Dove ora è tutto un fiorire di sterpaglie ed erbacce. Perfino le pannocchie di mais hanno costruito la loro piantagione, approfittando dell’umidità della falda della Calvana. Benvenuti nell’area archeologica di Gonfienti, quella che nel 2007 era ancora visibile dal satellite nelle mappe di Google Earth.
Oggi l’accerchiano i capannoni dell’Interporto, che pochi giorni fa ha annunciato la volontà di mettere in sicurezza l’area con 46 telecamere e una recinzione di sbarramento lungo il perimetro dell’asse logistico. Ma siamo in terra di Etruschi, «quella su cui pende un vincolo di tutela dei beni culturali dal 2006», come fa notare il professor Giuseppe Centauro, uno dei massimi esperti di Gonfienti.
Eppure è impossibile non accorgersi dei lavori che, proprio alle spalle della città etrusca, si stanno consumando. Qui la mano dell’uomo è già intervenuta. E non per proteggere dalla forza di madre natura quel gioiello del passato su cui oggi proliferano piante di tutti i tipi (persino alberi da frutta, cardi e gramigna). Cabine e pali elettrici circondati da lastre di cemento spuntano qua e là, lasciando presagire le operazioni di messa in sicurezza a cui stanno lavorando i tecnici dell’Interporto.
Che ne sarà del progetto di parco archeologico? «Se ne parlava già in una delibera comunale del 2003», ricorda Centauro. Il docente di restauro architettonico all’università di Firenze, teme danni incalcolabili per il tesoro etrusco. «Intorno ai resti della gloriosa domus, prolifera una particolare specie di vegetazione, denominata ailanto, considerata un nemico mortale per le malte di calce. In poche parole, i muri a secco consolidati durante gli ultimi lavori della Soprintendenza, rischiano di spaccarsi». Fatica buttata via, insomma. E gli Etruschi si rivolterebbero dalla tomba se sapessero che la loro città si trova in balia delle intemperie.
«Questa vegetazione infestante - prosegue Centauro - ha la particolarità di crescere in altezza, rilasciando un enzima che la fa riprodurre continuamente». L’acqua piovana dello scorso inverno è stata nutrimento per questa fitta vegetazione. Tanto è vero che gli Etruschi si erano fatti per bene i propri calcoli, scegliendo di costruire il loro quartier generale ai piedi della Calvana, dove il terreno era più fertile.
«Ormai tutti i reperti archeologici, rinvenuti durante gli scavi - spiega Mauro Franceschini, campione di tante battaglie in difesa di Gonfienti - sono stati portati a Villa Niccolini». Ed è lui a gridare allo scandalo: «La Soprintendenza non si fa più vedere da queste parti dal 2007. Questo ormai non è più uno scavo archeologico, ma un cantiere abbandonato».
Tutto è fermo dal 2007, insomma. Recentemente, in occasione della presentazione della carta archeologica della Provincia, la Soprintendenza si era pronunciata su alcune ipotesi per Gonfienti, senza escludere un interramento degli scavi. Il futuro dell’area archeologica, visto in chiave di opportunità culturale e turistica, riecheggia nel programma di quasi tutti i candidati politici. Ma nelle condizioni attuali, il sogno di una città etrusca resa fruibile per il pubblico, sembra essere sempre più difficile da realizzare.
Maria Lardara

Naufragato anche il “tavolo”. Giorgi: «Sbloccare la situazione» I soldi ci sono, vanno spesi
PRATO. I ventimila euro ci sono già: sono quelli stanziati dall’Interporto per restituire una parvenza di dignità all’area archeologica. Ma le ruspe per ripulire la domus etrusca dall’insidioso manto di erbacce, non sono mai entrate in azione. Per non parlare della tettoia che dovrebbe proteggere il sito. E che non è stata mai costruita.
«Dalla Soprintendenza abbiamo trovato solo un muro di gomma», attacca Mauro Franceschini, riferendosi al tavolo di lavoro su Gonfienti al quale nei mesi scorsi hanno partecipato (oltre a lui stesso), anche Arci, Legambiente, Wwf, Italia Nostra, l’associazione Narnali Insieme e Cgil. «Quattro mesi di incontri non sono serviti a nulla: non si comprende - fa osservare Franceschini - perché ancora la Soprintendenza non abbia autorizzato l’intervento, se l’Interporto si è addossato la spesa delle operazioni, come ha dichiarato qualche giorno fa il presidente Napolitano». Stando ai fatti da lui riportati, nel febbraio scorso le associazioni ambientaliste sarebbero state ricevute dal sindaco Marco Romagnoli che, messo al corrente dello stato di degrado in cui versano gli scavi archeologici, si sarebbe a suo volta messo in contatto con Gabriella Poggesi, responsabile della Soprintendenza regionale per Gonfienti.
«Si vocifera - conclude Franceschini - che la dottoressa non sia riuscita a trovare l’archeologo cui affidare l’incarico, o per lo meno questa è stata la sua giustificazione. La mia idea è che 20mila euro non potrebbero bastare per bonificare tutta l’area archeologica».
A chiedere che la situazione venga al più presto sbloccata è anche Ambra Giorgi, presidente della commissione Cultura regionale e da poco anche dell’Amat (associazione musei archeologici della Toscana): «L’intervento di bonifica deve essere eseguito quanto prima: le risorse che sono disponibili vanno utilizzate per valorizzare il sito archeologico».
Ma. La.

giovedì 28 maggio 2009

Prato. Castello disco-bar?

Questo è il comunicato del candidato alla Presidenza della circoscrizione centro, Massimo Taiti, per la salvaguardia del Castello dell'Imperatore dal divertimentificio riminese notturno. Il testo ha scatenato qualche dissenso nello stesso schieramento di destra. Abbiamo pubblicato la notizia stamane nella rassegna stampa.
mv


Tra qualche settimana riaprirà al Castello dell'Imperatore la tradizionale rassegna estiva di cinema.
Anche quest'anno gestirà la manifestazione della Pratestate l'associazione Scuola di cinema Anna Magnani che da qualche anno ha preso il posto della consorella cooperativa Il Terminale.
Circola in città la notizia che quest'anno la rassegna cinematografica che conclude normalmente la sua attività dopo la proiezione del film sarà seguita dall'apertura, sempre all'interno del Castello, di una specie di pub o discoteca notturna, per la quale, pare, si stiano già predisponendo arredi particolari.
Se così fosse verrebbe a realizzarsi un utilizzo improprio, scorretto ed illegittimo di uno dei maggiori monumenti cittadini. Il prolungamento dell'attività del Castello sarebbe naturalmente subappaltato dalla associazione Anna Magnani ad altra organizzazione, a noi, per ora, sconosciuta. Che sarebbe legittimata a trasformare in luogo di movida notturna l'interno del Castello. Entrando, tra l'altro, in pesante conflitto con gli esercizi che nel Centro Storico svolgono la medesima attività commerciale. Sarebbe in sostanza una sorta di "Passerella2". Non pare, tra l'altro, che la convenzione tra il Comune di Prato e l'associazione Anna Magnani possa supportare questo utilizzo privato e particolare del monumento federiciano. Il Castello, infine, era già stato oggetto di nostre passate attenzioni specialmente al riguardo della sistemazione dell'ingresso principale. Che con l'intenzione, almeno dichiarata, di renderlo agibile ai disabili, è stato dotato di una esteticamente inguardabile piattaforma. Non essendo, tra l'altro, per adesso, neppure installato l'ascensore che agevoli l'accesso dei disabili. Può essere che i lavori effettuati siano stati allora pensati per favorire non tanto gli ingressi alla rassegna cinematografica ovvero alla fruizione turistica, quanto ad un prevedibile massiccio richiamo di giovani in virtù dell'attività notturna che si andrebbe pianificando. E che, ribadiamo, riteniamo del tutto incompatibile con la salvaguardia della dignità e della sicurezza del monumento medievale, unico nel suo genere in tutta l'Italia Centrale e Settentrionale.

Prato, 26.05.2009

Avv. Massimo Taiti

mercoledì 22 aprile 2009

Archeoambiente. Ora basta.

Che vergogna. Oggi si legge sui giornali che la Provincia di Prato spende 80 mila Euro per la carta archeologica realizzata dalla Soprintendenza, e non riesce a trovare 20 mila euro per tagliare la sterpaglia che domina la città etrusca sul Bisenzio. Lo farà l’Interporto. Anche la cura dei reperti uscirà dal cappello magico dell’Interporto.
Insomma, si creano ancora servitù e intrecci, come se non bastassero quelli che finora sono stati creati, fra Interporto, Soprintendenza, Comune e Provincia.
La signora Poggesi, Ispettrice, che mai è stata vista alle nostre numerose proiezioni su Gonfienti muore e Gonfienti è morta, video determinanti per il dibattito in corso e che da mesi segnalano alla pubblica opinione l'attuale stato della città etrusca, addirittura contempla "sempre di più l'ipotesi di un "insabbiamento" della città etrusca per non dover rimettere mano ogni anno alla spesa di 20 mila euro di manutenzione dell'erba", quando è noto che associazioni competenti lo avrebbero fatto volontariamente.
So che recentemente, in un consesso archeologico internazionale a Bonn, e lo so perché leggo il tedesco, la signora Poggesi si fa vanto della città antica, parlando di tutt’altro che di sabbia da buttare sulla NOSTRA città.
Per questo dubbio uso che viene fatto di un bene collettivo, chiedo le dimissioni della Ispettrice con delega per il Territorio di Prato della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Gabriella Poggesi, ormai evidentemente incapace di gestire ciò a cui è preposta.
E’ l’ora di far sapere anche a Bonn cosa veramente succede a Prato.

Maila Ermini
Lista civica Per il Bene Comune

giovedì 16 aprile 2009

Autostrada Tirrenica: DEVASTANTE!

Questo Giuseppe Scalera del PD deve aver imparato a leggere in questi giorni e si è imbattuto in un libro dove si spiega cosa distruggerà l'autostrada Tirrenica nel tratto Toscano.
Meglio tardi che mai, anche per cambiare partito...
mv


L’autostrada in Maremma

Tirrenica, dubbi nel Pdl: così è devastante
da il Tirreno 16 Aprile 2009

ROMA. Chiedere all’ufficio progettazione dell’Anas di verificare il tracciato dell’autostrada tirrenica alla luce delle considerazioni fatte da Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali sulla devastazione che ne verrebbe per il patrimonio archeologico nazionale e in particolare della Valle d’Oro nel cuore della Maremma: è la richiesta contenuta in un’interrogazione parlamentare ai ministri dei Beni culturali e dell’Ambiente presentata da un gruppo di deputati del Pdl, primo firmatario Giuseppe Scalera.
Carandini, nel libro “Paesaggi d’Etruria”, aveva scritto tra l’altro: «Considerando queste campagne e in particolare il loro cuore, rappresentato dalla Valle d’Oro, resto ancora oggi pieno di ammirazione per la sorte toccata a questa parte d’Italia risparmiata quasi d’incanto alla cementificazione». Carandini è uno dei massimi archeologi europei e proprio nella zona dove è previsto il passaggio dell’autostrada ha lavorato per molti anni.
Sulla concessione della Sat, la Società autostrada tirrenica, pende anche un’interrogazione del gruppo verde, prima firmataria Monica Frassoni presso la Commissione europea.
E nelle prossime settimane si esprimerà anche il Tribunale amministrativo del Lazio in seguito a un esposto che è stato presentato dal Codacons.

sabato 28 marzo 2009

Prato. Verde urbano: manutenzione irrazionale.

Lettera al Tirreno del 28.03.'09

mv


AL CASTELLO

Taglio delle piante si poteva fare meglio


Volevo intervenire a proposito del recente - radicale - taglio delle siepi attorno al Castello: l’intervento in sè si poteva fare con meno fretta e meglio.

Perchè non prevedere da subito la rimozione dei ceppi delle siepi, che ora fanno bella mostra di sé? Sentire l’assessore che parla di “futura semina” del prato fa ridere: non si poteva fare tutto assieme? Era proprio necessario lasciare per chissà quanto questi “scheletri” a vista? Il colpo d’occhio, (visto che si tira in ballo l’estetica) è decisamente più brutto di quando c’erano le siepi. A proposito delle potature, ricordo poi all’assessore che lungo via De Gasperi la ciclabile è in più punti invasa dalla siepe che la divide dalla strada carrabile. La cosa grottesca è che un anno fa fu tagliato ordinatamente il prato sul “lato fiume” della ciclabile, ma fu ignorato il lato su via De Gasperi lasciando le siepi così com’erano.

Il risultato? Per scambiarsi tra ciclisti in quel punto c’è bisogno del semaforo. Forse fare “manutenzione spicciola” è meno spettacolare, ma ugualmente necessario. E spero che non vengano fuori discorsi sulle competenze rispettive, perchè i due lati della pista ciclabile di via De Gasperi sono suolo comunale entrambi.

Simone Centauro