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martedì 5 maggio 2009

Europa/Animali. La vivisezione è ancora considerata normale.

Comunicato Stampa - Strasburgo, 5 maggio 2009
Protezione animali

Frassoni: "Insoddisfacente il voto in prima lettura sulla proposta di revisione della Direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici".
Oggi il parlamento europeo ha votato (550 a favore 49 cotnrari) il rapporto Parish in merito alla proposta di Direttiva della Commissione UE in materia di protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Ora il testo passa al Consiglio che potrebbe approvarlo a sua volta in prima lettura.
Monica Frassoni, capolista di Sinistra e Libertà per il Nord Ovest, e Presidente dei Verdi/ALE al Parlamento Europeo ha dichiarato:

"Più di 12 milioni di animali sono adoperati annualmente per la ricerca scientifica nell'UE. La proposta iniziale della Commissione riconosce la necessità di ridurre la dipendenza delle industrie farmaceutiche e cosmetiche dalla sperimentazione animale. Su quanto effettivamente si debba fare per raggiungere questo obiettivo si è scatenata però una pesante battaglia, a colpi di emendamenti, tra chi ritiene che la limitazione di questo tipo di sperimentazione non possa che condurre alla perdita di capacità di ricerca in Europa, in favore di paesi più tolleranti, e di chi, ed è il caso dei Verdi, degli ambientalisti e delle associazioni ambientalisti, ritiene che vi siano già sufficienti alternative per ridurre sostanzialmente il ricorso alla sperimentazione animale e che si possa evitare loro sofferenze e crudeltà."
"In occasione del dibattito sul testo in Commissione Agricoltura avevo presentato una serie di emendamenti migliorativi proposti dalla Lega Anti Vivisezione (LAV), che su questo tema ha lavorato lungamente in seno ad un tavolo di lavoro tecnico. Visto l'esito sfavorevole le proposte più significative, tra cui l'esclusione dei grandi primati dalla sperimentazione e lo scambio di dati per evitare inutili duplicazioni di esperimenti sono state ripresentate dal Gruppo vedere al voto odierno."
"Alcuni miglioramenti sono stati introdotti nel testo approvato ad esempio per quanto riguarda lo scambio di informazioni e la trasparenza ma il risultato complessivo" conclude l'esponente di Sinistra e Libertà "è sotto le nostre attese non sottolineando a sufficienza la necessità di giungere sempre più a considerare la sperimentazione animale un eccezione e non la normalità."

sabato 4 aprile 2009

Animali. Vivisezione: nessuno scopo è così alto per giustificarla.

dal Corriere della Sera
mv
«L'uso dei primati essenziale per malattie come l'Aids»
Animali, dodici milioni di cavie
Ue: «Scienza trovi alternative». L'eurodeputata Murko: «L'industria non vuole regole più severe».Tempi lunghi.
dal nostro corrispondente Luigi Offeddu

BRUXELLES — Chissà se aveva davvero ragione lui, Publio Ovidio Nasone detto Ovidio: «Crudelitas in animalia est tirocinium crudelitatis contra homines», «la crudeltà contro gli animali è un apprendistato della crudeltà contro gli uomini». O il professor Albert Einstein: «Vivisezione, nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni». Sono frasi assai citate dagli animalisti. Ma che Ovidio ed Einstein avessero ragione o no, il loro pensiero non sembra aver cambiato l'Europa: la sperimentazione animale è ancora oggi il perno della ricerca scientifica.
Dice Stavros Dimas, commissario europeo all'Ambiente: «È di cruciale importanza metter fine agli esperimenti sugli animali». I numeri dicono però che ci vorrà ancora molto tempo. Ogni anno, nei laboratori dell'Unione europea, si compiono esperimenti su oltre 12 milioni di animali. Dati del 2005, gli ultimi disponibili: su 12,1 milioni di animali in generale, 6.430.346 topi, 2.336.032 ratti, 31.535 criceti, 312.681 conigli e lepri, 3.898 gatti, 24.119 cani, 5.312 cavalli e asini, e così via. E ancora: proscimmie e scimmie di piccole-medie dimensioni come le «saimiri» brasiliane, 10.443; grandi scimmie antropomorfe come l'orango, lo scimpanzé e il gorilla: zero (da anni, la Ue vieta ogni esperimento su di loro); serpenti e tartarughe, 2.477; pesci, 1.749.178. Negli Stati della zona euro, dal 2002 al 2005 il numero degli animali-cavia è aumentato di 399.279 unità, pari al 3,1%. I roditori sono il 77,5% del totale. Seguono gli animali a sangue freddo (15%) e gli uccelli (5,4%). Alcune specie sono calate: criceti, capre, proscimmie, quaglie e rettili erano prima il 40% del totale e sono ora il 22%. È invece aumentato del 36% il numero dei bovini. E sono comparsi «nuovi» animali: foche, lontre, scoiattoli, pappagalli, uccelli diamantini. In due parole: nei laboratori si agita un mare di pellicce, gusci, pelli e scaglie, che per gli animalisti cela un massacro intollerabile, e per i ricercatori è una miniera di conoscenza indispensabile per battere le malattie.
Lo scontro ruota su due domande: è giusto, eticamente, far soffrire un essere capace di soffrire? E quanto questa sofferenza può essere giustificata dalla sua utilità scientifica? Una prima risposta è appena giunta da Bruxelles, con il bando dei test nel campo dei cosmetici. Per il resto, ogni Paese ha le sue norme, spesso simili alle «gride» manzoniane. La Ue sta come sempre nel guado, e deve mediare. A volte, fin nei minimi dettagli: in questi giorni, alcuni eurodeputati chiedono alla Commissione Europea di «metter fine immediatamente alla spennatura delle oche vive, causa di irragionevoli dolori». La stessa Commissione propone di aggiornare la direttiva già esistente sulla sperimentazione animale: se verranno accolte le sue proposte, diverrà obbligatoria una «valutazione sofferenza-utilità scientifica», da parte di comitati etici, per ogni ricerca; verrà confermato il bando agli esperimenti sulle grandi scimmie, permessi «eccezionalmente» solo in caso di epidemie mortali. E infine, si promette di migliorare le condizioni ambientali nei laboratori.
Oggi, ammette la proposta Ue, «è impossibile vietare completamente l'uso di animali nelle prove di innocuità o nella ricerca biomedica». E perciò, spiega il commissario Dimas, «la ricerca deve fare il possibile per trovare metodi alternativi e, in assenza di tali metodi, la situazione degli animali ancora impiegati per esperimenti deve essere migliorata». Per gli animalisti non basta, puntano il dito contro «le lobbies farmaceutiche». L'eurodeputata slovena Mojca Drcar Murko, incaricata di stilare il rapporto parlamentare sulle nuove norme, ha ritirato il suo nome dal documento: «L'ambiente dell'industria e della ricerca ha svolto un'intensa azione di lobby contro le regole più severe per i test che causano "severa e prolungata sofferenza". E io mi sono sentita accusare di "avere ucciso la ricerca, dunque i bambini"...».
La Ceaea, Coalizione europea per l'abolizione degli esperimenti sugli animali, vorrebbe vietare i test su tutte le scimmie, grandi e piccole. Troppo presto, dicono gli esperti incaricati dalla Ue: secondo il Comitato sui rischi ambientali e sanitari, copresieduto da uno scienziato tedesco e da un'italiana, Emanuela Testai, «oggi l'uso di primati non umanoidi è essenziale per il progresso scientifico in diverse aree importanti della ricerca sulle malattie». In particolare, «nella comprensione della pato-fisiologia di malattie infettive come l'Hiv-Aids», per le quali queste scimmie sono «l'unica specie suscettibile» (di contrarre il virus, ndr) e perciò «l'unico modello animale utile per studiare la malattia, e per sviluppare vaccini e terapie sicuri ed efficaci». Il Comitato riconosce che «vi sono sviluppi promettenti, per sostituire l'uso delle scimmie, e certi metodi alternativi, come lo studio in vitro o l'uso di altri animali, sono stati sviluppati nell'ultimo decennio».
Conclusione: «Gli animali dovrebbero essere usati nella ricerca medica quando è inevitabile e quando non sono disponibili validi metodi alternativi»: ma giungere a rimpiazzarli nei laboratori sarà «un processo lungo e difficile». Le posizioni sono dunque ancora distanti. Ma c'è anche chi intravede un compromesso. Per esempio Andrea Chiti-Batelli, autore di uno dei libri più completi sul tema (Sperimentazione animale, problema europeo, Cedam), propone dei comitati etici aperti ad esperti esterni, e soprattutto la centralizzazione dei test: «È vero che molti esperimenti sono ancora utili e si devono fare (ma se ne fanno anche di molti inutili). E molti dovranno, per varie ragioni, essere ripetuti. Ma perché farli contemporaneamente in più centri di ricerca? Ce ne sono una cinquantina, o poco meno, solo a Milano, e pochi hanno le attrezzature adatte e moderne...».
30 marzo 2009