Riceviamo da un gruppo di cittadini del centro storico (non seguono firme), e volentieri pubblichiamo.
Senza avere la pretesa di rispondere adeguatamente con un commento, faccio presente che la posizione espressa nella lettera è identica a quella di tanti nostri amici che militano in Sinistra e Libertà.
Questi compagni hanno scelto da subito di sostenere il Partito Democratico nel progetto di ricomposizione del suo potere pluto-masson-cattolico, affidato di malavoglia alle cure del buon Carlesi.
Lo fanno con sincera convinzione, ci mettono la faccia e il nome, le energie personali e il tempo e pensano che sia il loro primo dovere arginare il Male, incarnato dalla destra mefitica.
Noi abbiamo denunciato con altrettanta forza e con il nostro lavoro, la balla di Cenni uomo libero e ragionevole, fuori dalle ideologie e autonomo da partiti e banche. Abbiamo anche fatto una piccola inchiesta sulle cattive amicizie della Sasch e, da quando esiste questo blog, ogni mattina abbiamo attaccato senza riserve gli industriali e le loro strategie e analisi, quelle esplicite e quelle subdole e nascoste.
Ma dal primo istante in cui si è parlato di elezioni, abbiamo dichiarato un progetto politico. Molto semplice. Far crescere una forza autonoma, ecologista e umanista che proponga davvero un'ipotesi di cambiamento.
Questo processo nel nostro paese ha avuto negli ultimi anni un nemico giurato: il Partito Democratico.
Il caso vuole che sia lo stesso partito che ha seppellito la città etrusca, ha innescato una corsa al consumo di territorio, non ha sviluppato una politica adeguata dell'accoglienza per gli stranieri, si alimenta nel potere delle aziende municipalizzate, mantiene una casta di funzionari potenti e vanitosi e...
Io comunque invito gli scriventi ad iscriversi a sinistra e libertà e a dare una mano a quei compagni che tanto si impegnano ad imbellettare il cadavere...
Riccardo Buonaiuti
In risposta al testo di Municipio Verde del 10 giugno 2009 sul ballottaggio alle amministrative
Caro MV,
non capiamo come non si possa dire semplicemente che il Cenni vince a Prato perché corrisponde ad un movimento di opinione europeo e a un movimento di interessi locali. Un movimento di opinione che invece di sentire disgusto e sofferenza e dubbio, approva ed è soddisfatto di veder respinti in mare 250 ragazzi africani verso i carceri della Libia (senza neanche farli salire a bordo di una nave per controllare le loro provenienze) e senza percepire l’eroismo e la dimensione umana della loro disperazione. Un movimento di opinione che converge con l’interesse di certi industriali pratesi di mantenere (non di conquistare) uno spazio d’azione e di partecipare ad affari utili, assai utili soprattutto ora che (quasi) non si può più costruire sui vecchi magazzini. Il desiderio di cambiamento di una parte dell’elettorato dà un aiuto, ma non avrebbe avuto esito se non vi fosse chi questo desiderio cerca di strumentalizzarlo e di sollecitarlo, se non vi fosse chi si propone rimanendo nell’ombra, nascondendo le sue vere intenzioni. Se si dicessero queste semplici cose, semplici e obiettive, nessuno che ama la democrazia dovrebbe aver dubbi su come comportarsi quanto al voto del 21 giugno.
Lo slogan elettorale del Cenni dice infatti il contrario della realtà: si dovrebbe votare per lui per non cambiare affatto! Perché nei sessant’anni di politica pratese le responsabilità sono sì della classe dirigente che stava in via Frascati, ma anche di quegli industriali che hanno sempre ottenuto tutto quello che volevano: l’acqua, quando il Bisenzio cambiava colore, a seconda delle esigenze del così detto mercato libero; gli indici di fabbricabilità quando l’accondiscendenza di alcuni consentiva ad altri di costruire secondo le esigenze del così detto mercato. Gli attori di questa politica e i loro eredi rimarranno in campo, se Cenni vince, operando magari un adeguamento nell’iniziativa di alcuni gruppi industriali, nel senso che dopo aver per tanti anni guadagnato godendo di impunità ecologica e costruendo residenze integrate con servizi, ora guadagneranno con la partecipazione più diretta ai meccanismi istituzionali e alle ex-municipalizzate dei servizi e dell’energia.
E’ vero che si potrebbe fare l’elenco delle cose che non vanno nel programma del Carlesi, ma con il Carlesi sindaco un interlocutore è presente, un interlocutore che non è l’icona di gruppi non del tutto evidenti. Con lui non si contratta sul potere alla vigilia del ballottaggio, ma con lui si potrà discutere sui contenuti della politica, se venisse eletto. E non ci pare che valga la pena ostacolarlo. Con i nostri sensi di colpa per-non-aver-cambiato-il-mondo e i conseguenti rifugi utopici, noi rischiamo di pregiudicare anche quel piccolissimo cambiamento che il Carlesi può rappresentare. Lo si può aiutare continuando a pensare a un altro ordine del mondo, soprattutto se lo si aiuta senza attendere alcun contraccambio. Non sostenendo il Carlesi noi rischiamo invece di agevolare un personaggio obiettivamente non chiaro, affidandogli di organizzare la città e i servizi energetici che le servono.
Cenni è obiettivamente non chiaro, perché tale è chi si dice disponibile ad accordi con gli esperti leader di Rifondazione e insieme ha al suo interno forze che si riferiscono alla destra più estrema; è non chiaro chi non si impegna su nessun punto programmatico, chiedendo semplicemente fiducia per la sua persona, persona obiettivamente abbastanza difficile da decifrare, dato che fino ad ora (giustamente) impegnata soprattutto a fare procedere i propri affari di industriale (affari che appunto hanno bisogno di riservatezza per raggiungere il loro successo nella dura-vita-moderna); non chiaro è chi si presenta come signorino elegante del tutto indipendente da gruppi di potere, in una situazione in cui i poteri sono precisamente in gioco e con un passato nel quale con i poteri ha dovuto per l’appunto confrontarsi.
Crediamo che sia un dovere della cultura politica di sinistra cercare di essere concreti. E’ una questione di stile. Siamo in un momento in cui non si riesce a capire come in una parte importante dell’opinione pubblica l’evidenza delle cose non si affermi. Non si afferma neanche l’evidenza che il prevalere delle Destre comporta gravi danni per molti degli stessi che le votano; non si afferma l’evidente assurdità delle parole d’ordine che la Destra fa circolare. Si crede nel merito senza rendersi conto che è proprio la subcultura dei dirigenti che dovrebbero sancire il merito ad aver dato un grosso contributo a portare il Paese in una situazione catastrofica. Si ascolta il capo degli industriali come se rappresentasse la luce nelle tenebre, dopo che gli industriali italiani si sono distinti in un incredibile susseguirsi di disastri. Passano pochi mesi e nessuno ricorda più l’affare FIAT, dove non si capisce come alcune banche abbiano potuto sanare un debito colossale senza garanzie; l’affare Parmalat, dove la totale irresponsabilità ha governato l’operare dell’azienda; l’affare Telecom, bancarottiere e spione; l’affare Alitalia truffaldino, l’affare Malpensa; l’affare Mediaset ecc. ecc. ecc. e ancora ecc., e ancora si crede negli industriali promotori della civiltà e intanto si attacca il pubblico impiego, che è quello dal cui lavoro provengono le risorse per costituire ammortizzatori sociali, di cui gli industriali si approfittano per agevolare il loro disimpegno produttivo. Si desidera sicurezza e si dimentica l’insicurezza tragica delle condizioni del lavoro e si è soddisfatti per soluzioni che (a parte il disgusto che dovrebbero generare in una democrazia), in realtà minano la sicurezza pubblica gravemente, come l’istituzioni di ronde, come l’allontanamento degli emigrati dai servizi sanitari e scolastici, con tutti i rischi che queste esclusioni comportano, per l’anima e per il corpo dei presunti rassicurati. Si chiede una scuola libera e si pongono le premesse perché l’ingresso all’Università sia condizionato nelle classi meno agiate dalla necessità di stipulare un mutuo (per le banche bisognose) e si favoriscono processi che portano il governo delle Università in mano ai partiti e ai gruppi di potere locali e grazie ai quali i suoi beni immobili potranno transitare nelle casse di quei gruppi di cui si parlava prima (mentre i debiti delle Università saranno pagati dallo Stato, come quelli di Alitalia). E non è che queste siano parole da anarchici e da comunisti, e anche sappiamo bene che il PD di ieri e di oggi non è una soluzione soddisfacente, incapace com’è di impostare anche solo una politica sulle autorità di garanzia. Diciamo solo che se vince Cenni (e anche, sigh!, se vince l’Attucci) per Prato è peggio. E non mi pare che ci si possa prendere il lusso di disinteressarsi al meno peggio. E Muncipio Verde farebbe meglio a dirlo chiaro e tondo.
Un gruppo di residenti di Prato Centro