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La mer, la fin...

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domenica 15 marzo 2009

Proibizionismo. Sintonia a favore dei narcotrafficanti.

C’è piena sintonia con Giovanardi per rivedere le quantità minime «Non esiste il diritto a drogarsi» Fini a Trieste difende la sua legge


TRIESTE. «No, non mi sono mai pentito di aver fatto, insieme a Giovanardi una legge che parte dal presupposto che detenere sostanze stupefacenti è illegale. Perchè non esiste un diritto a drogarsi, esiste un diritto a essere liberi dalla droga». Gianfranco Fini non ha avuto ripensamenti.
Ai margini della Conferenza nazionale sulla droga, ripete le sue convinzioni. Compresa l’importanza della prevenzione e senza dimenticarsi un impegno dello Stato sulle risorse. «Ineludibile» secondo Fini, e senza il quale «la guerra è ad armi impari». In sintonia dunque con Giovanardi che annuncia l’intenzione di ripristinare il fondo nazionale per la lotta alle tossicodipendenze.
Ma in piena sintonia con Giovanardi, Fini lo è anche sull’aggiornamento delle tabelle per adeguarle alle nuove sostanze che sono comparse sul mercato degli stupefacenti, come ad esempio le spice drug, il popper o il Gbl. Oppure per rimettere mano, in senso restrittivo, alle cosiddette «soglie» che fanno la differenza tra quantità per uso personale o per spaccio. Nel mirino ci sarebbero soprattutto la cocaina e l’ecstasy, ma una scelta definitiva è stata rimandata a un confronto con i tossicologi.
Fini ribadisce ovviamente la storica contrarietà alla legalizzazione delle droghe. «Resto dell’idea - sottolinea - che considerare la produzione, lo spaccio e il consumo di droghe illecito, ovviamente con livelli diversi di illegalità, sia un dovere se si vuole per davvero combattere quella che viene chiamata la cultura della morte». E avverte che gli Stati che hanno sperimentato politiche antiproibizioniste «le stanno ripensando», perchè la loro scelta non ha toccato «neanche di striscio» il narcotraffico.
Ha comunque invitato a non scegliere solo la repressione, ma ad andare in profondità sulle motivazioni che portano giovani e non giovani a usare le droghe. Avverte che l’uso di sostanze eccitanti si diffonde oggi anche «tra i manager, i professionisti, i giovani che vogliono fare bella figura, superare un esame, ma anche tra i politici e gli stessi giornalisti». Ed è inquietante che, rispetto al passato, «la percezione sociale del fenomeno droga è oggi più tollerata culturalmente».
Furio Baldassi

Proibizionismo. Conclusa la conferenza sulla droga.

Droga. Cappato: Conclusa la conferenza, la mafia ringrazia il regime Dichiarazione di Marco Cappato, Deputato europeo radicale

Si è finalmente conclusa la Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, con la conferma della stessa fallimentare politica di sempre: quella della guerra proibizionista alle droghe, una guerra che produce morte e che arriva ormai a destabilizzare non soltanto Paesi come l’Afghanistan o la Colombia, ma persino come il Messico.
Anche in Italia, lo slogan finale della Conferenza potrebbe essere: LA MAFIA RINGRAZIA IL REGIME. La mafia (e la camorra, e la ‘ndrangheta, e la sacra corona unita, e la criminalità politica e comune) non possono che ringraziare il Governo Berlusconi-Giovanardi per mantenere ferma la barra di politiche criminogene, ringraziare l’opposizione ufficiale di regime (dal Pd e all’Italia dei Valori passando per l’UdC) per aver condiviso esplicitamente o accettato tacitamente la linea del Governo; ringraziare RAI e Mediaset per essere riusciti a censurare ogni informazione e ogni voce alternativa (ad esempio quella di numerosi economisti pubblicata dall’Economist) sul fallimento mondiale della strategia proibizionista, e per aver cancellato ancora una volta l’unica vera opposizione, fatta di disobbedienze civili, processi, condanne, ineleggibilità: l’opposizione dei Radicali.
(radicali.it)