TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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sabato 6 giugno 2009

Scuola. Una scuola iraniana!

Il caso di un prof che aveva distribuito un questionario agli studenti sull'insegnamento della religione. Facciamo notare che tutti gli istituti scolastici sono obbligati ad offrire insegnamenti alternativi all'ora di religione. Quindi semmai era il caso di sanzionare la scuola che non era evidentemente in regola.
mv


Le motivazioni nella nota di sospensione: disordinato, pochi voti sul registro
Si fa solo cenno al questionario sulla religione che in realt
à ha aperto il caso Cesena, così è stato punito il prof I docenti: sono 'reati' di tutti La protesta di Cgil e Cobas: "Sei mesi neppure a docenti condannati per pedofilia"
di SALVO INTRAVAIA

Cesena, così è stato punito il prof I docenti: sono 'reati' di tutti
"Colpirne uno per dissuadere tutti i collegi dei docenti italiani dal discutere qualsiasi questione che riguardi l'ora di Religione". Il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi, sulla vicenda del prof sospeso per avere rivolto una semplice domanda - ma sulla Religione cattolica - ai propri alunni è lapidario. In tre giorni, la vicenda è diventata un caso. Poche ore dopo la pubblicazione della notizia su Repubblica.it, l'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna, guidato da Luigi Catalano, ha addirittura diffidato gli organi di informazione dal "travisare i fatti". Mentre i deputati Radicali presentano una interrogazione parlamentare al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, perché al docente "venga immediatamente reintegrato" almeno lo stipendio.

"E' infondato - si legge nella nota di smentita dell'Ufficio scolastico regionale - che tale sospensione sia stata comminata per le ragioni riportate dalla stampa. (...) Il docente - spiega il comunicato - è stato sanzionato per una molteplice serie di comportamenti concernenti i doveri di ufficio e la dimensione relazionale e cooperativa, che costituisce un valore irrinunciabile per la scuola". Per queste ragioni, l'ufficio di Catalano diffida "gli organi di stampa e televisivi dal continuare a dare una rappresentazione capziosa dei fatti", minacciando azioni giudiziarie.
Peccato che il comunicato non citi i gravi comportamenti di cui si sarebbe macchiato Alberto Marani, docente di Matematica e Fisica del liceo scientifico Righi di Cesena. Ma andiamo con ordine. Marani sarebbe stato sospeso per due mesi per avere chiesto ai 70 alunni delle tre classi dove insegnava quanti avrebbero scelto l'ora di Religione se la scuola programmasse anche una materia alternativa, obbligatoria per legge.
Alla base della dura punizione, però, c'è altro. Repubblica.it ha ottenuto il documento con il quale, lo scorso 6 febbraio, il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Forlì-Cesena, Gian Luigi Spada, contesta all'interessato le sue colpe. "La S. V. non tiene con la dovuta cura la documentazione relativa all'attività di docente", si legge nella contestazione. Insomma: Marani sarebbe un uomo, professionalmente parlando, disordinato. "Non ha ancora prodotto la Programmazione didattica della disciplina insegnata", "non ha ancora fornito ai propri alunni i risultati" del compito svolto alcuni mesi prima e "dopo oltre un mese nel registro personale sono annotate soltanto assenze ed una prova scritta". Ma non solo: il "disordinatissimo" docente di Matematica è anche "reo" di avere sbagliato a trascrivere il nominativo di una alunna sul registro personale "ingenerando dubbi sull'attribuzione dei voti".
E ancora: "il prof non ha ancora consegnato la Dichiarazione dei servizi pre-ruolo" (un documento che è interesse dello stesso insegnante produrre) e ha firmato, in qualità di rappresentante Cobas un "atto di diffida usando termini non consoni" e "un atteggiamento supponente". Solo incidentalmente, tra i rilievi, si cita che il prof "ha sottoposto ai suoi alunni un questionario riguardante una materia di insegnamento diversa da quella propria e successivamente indirizzato ai colleghi una proposta di modifica del Piano dell'offerta formativa". E che "ha usato materiali e strumenti dell'Istituzione scolastica per diffondere comunicazioni aventi carattere sindacale e argomenti di attualità comunque estranei ai propri compiti istituzionali".
Secondo Domenico Pantaleo, leader della Flc Cgil, "si ha l'impressione di una punizione eccessiva rispetto ai fatti contestati. Si è voluto stigmatizzare - continua Pantaleo - la vicenda del questionario sulla Religione". "Fatti come quelli contestati al collega - rilancia Bernocchi - farebbero sospendere quattro quinti degli insegnanti italiani. Si ricorda inoltre che neppure a insegnanti condannati per atti di pedofilia a scuola sono stati comminati sei mesi di sospensione dal servizio, pena richiesta dall'ufficio scolastico regionale. La verità è - continua il portavoce dei Cobas - che si è toccato un tasto delicato: il questionario evidenzia che, in presenza dell'ora alternativa, la Religione verrebbe seguita dal 10 per cento degli studenti. Per questa ragione le scuole se ne guardano bene dall'organizzarla".

Il risultato del questionario in effetti è stato sorprendente: l'11 per cento degli alunni sceglierebbe comunque l'ora di Religione, la restante parte opterebbe per Storia delle religioni o Diritti umani. Esito che, secondo la ricostruzione dello stesso Marani, ha fatto andare su tutte le furie il collega di Religione. Anche se il collegio dei docenti ha successivamente approvato la proposta dell'insegnante di Matematica di organizzare una attività alternativa alla Religione. Marani, inoltre, dà una risposta a tutte gli altri addebiti. Spiega che il compito in classe non corretto è stato annullato e la decisione immediatamente comunicata agli studenti. E riguardo alle documentazioni non prodotte in tempo, lo stesso prof ricorda di esser stato quasi due mesi (novembre e dicembre) assente per malattia e di avere privilegiato al rientro le attività di verifica e gli scrutini. Insomma: di non avere avuto il tempo materiale per produrre le varie documentazioni mancanti. Ma queste giustificazioni non sono bastate.
(5 giugno 2009 Repubblica.it)

martedì 2 giugno 2009

Prato/Scuola. No ai tagli!

Mercoledì 3 giugno 2009
Ore 21.15
Auditorium Gramsci-Keynes
Via di Reggiana, 106, loc. San Giusto, Prato

La Scuola non deve essere tagliata

La cosiddetta “razionalizzazione” si traduce in una sola azione: tagli a risorse umane e finanziarie.
Nel corso del dibattito, al quale sono vivamente invitati genitori, studenti, docenti, dirigenti scolastici, rappresentanti sindacali della provincia di Prato e delle altre Province si discuteranno eventuali proposte finalizzate ad ostacolare la politica di tagli che sta investendo la scuola secondaria di primo e secondo grado.

sabato 30 maggio 2009

Animali/Bambini. Insegnanti contro gli zoo.

Gli insegnanti che desiderano sottoscrivere l’appello, possono mandare una mail con oggettoSottoscrivo il documento” all’indirizzo insegnantinozoo@libero.it specificando nome e cognome, la città e l’Istituto scolastico di appartenenza.
Al medesimo indirizzo potete richiedere il banner e il relativo codice per promuovere l’iniziativa sulle Vs pagine web.

Appello sul carattere diseducativo dei cosiddetti parchi faunistici

Premesso

che ogni animale è un individuo senziente dotato di dignità propria quale essere vivente;

che le relazioni che stabiliamo con loro sono elementi che incidono profondamente sul carattere e sul pensiero umano, con particolare riguardo quindi al periodo della formazione e della crescita nei bambini e nei ragazzi;

i sottoscritti insegnanti

esprimono preoccupazione per la probabile realizzazione di un parco faunistico a Ravenna, in zona Standiana, in cui centinaia di animali, rinchiusi in recinti o in gabbie, verranno mostrati a pagamento. In questa struttura essi passeranno il resto della loro vita, lontano dal loro habitat naturale e privati della libertà.

E’ oramai indiscusso che la cattività, indifferentemente dalla specie, è fonte di elevato stress e il protrarsi di questa degenera in evidenti e disastrosi malesseri sia sul piano fisico che psichico per l’animale stesso.

Considerato che

la frequentazione di questi luoghi da parte dei bambini e dei ragazzi ha conseguenze sul loro piano pedagogico, formativo e psicologico e in particolare, come sottolineano molti psicologi italiani in un documento sottoscritto per ora da circa 600 professionisti;

questi contesti, lungi dal permettere ed incentivare la conoscenza della realtà animale, sono veicolo di un’educazione al non rispetto per gli esseri viventi; inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza e ostacolano lo sviluppo dell’empatia in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia;

i sottoscritti insegnanti

attenti a promuovere il benessere psicologico dei bambini e dei ragazzi, non approvano la realizzazione del suddetto parco faunistico e si impegnano a non organizzare gite scolastiche, visite guidate o altre collaborazioni con quest’ultimo, estendendo tale proposito verso ogni struttura che esponga animali in cattività.

venerdì 29 maggio 2009

Scuola. Una crepa nella storica omertà dei dirigenti scolastici.

Perso il titolo, i 10 mila dirigenti scolastici italiani devono anche svolgere nuovi compiti
Costretti a diventare manager, anzi, economi per gestire l'emergenza in tempi di tagli
C'era una volta il preside
La dura vita di chi dirige una scuola
Il ministro consiglia a "chi non è capace" di cambiare mestiere.
Ma loro non ci stanno
"Ci mancano i soldi pure per la carta igienica.
Ci sentiamo soli assediati e accusati."

di MARIA NOVELLA DE LUCA

C'era una volta il preside
La dura vita di chi dirige una scuola

La loro trincea è fatta di aule cadenti, di fotocopiatrici scassate, di bagni senza sapone, di bimbi che nello zainetto oltre al panino si portano la carta igienica, di caldaie a secco, di computer rotti, di laboratori in pezzi, di allievi abbandonati a se stessi perché la cassa è vuota e la supplente non c'è. Sono cronache da una bancarotta quelle che i dirigenti scolastici italiani raccontano, da scuole che sembrano fortini assediati dall'emergenza, mentre il ministero eroga "zero euro" per il funzionamento ordinario degli istituti, e le famiglie si tassano per affrontare, almeno, la quotidianità.


Dopo le 41 mila lettere inviate da 300 presidi del Lazio ai genitori dei loro alunni "per denunciare la grave situazione finanziaria della scuola", e la durissima risposta del ministro dell'Istruzione Gelmini ("chi non sa dirigere cambi mestiere"), i capi d'istituto si organizzano, replicano, provano a difendere l'orgoglio di un ruolo un tempo illustre, rispettato, riconosciuto. È un'Onda, una nuova Onda, seppure più pacata di quella degli studenti, ma arriva da tutta Italia, con l'indignazione di chi teme di non poter più garantire la sicurezza ai ragazzi che gli sono affidati.
Storie di presidi. Vite di funzionari dello Stato. Che dopo la riforma del 2001 si chiamano "dirigenti scolastici" e della scuola sono diventati anche manager. "Ci sentiamo soli, assediati, accusati di non saper fare il nostro lavoro semplicemente perché chiediamo i mezzi per farlo", dice con chiarezza Rita Coscarella, preside della scuola media "Virgilio" di Palermo, 960 allievi. "Da anni siamo costretti a chiedere contributi alle famiglie per la gestione ordinaria, ma la cosa più grave è che non abbiamo più i soldi per chiamare e pagare i supplenti. Così i ragazzi, se un docente manca, devono fare gli "ambulanti" di classe in classe, con grave rischio per la sicurezza. E l'anno prossimo sarà ancora peggio: se non arriveranno i fondi richiesti saremo costretti a far uscire i ragazzi prima dalla scuola. Ma questo vuol dire derubarli del loro diritto allo studio. Vi sembra giusto?".

Parole amare, sofferte. Dopo la "base" è la dirigenza della scuola italiana a sentirsi incompresa, accusata ingiustamente. I dirigenti scolastici in Italia sono circa 10 mila e guadagnano in media 2.700 euro al mese. Si diventa presidi per concorso, di solito dopo lunghi anni di insegnamento. Un ruolo delicato e faticoso. "Noi siamo responsabili di tutto - spiega Armando Catalano, dirigente da 20 anni, e rappresentante di 2.200 presidi della Cgil - dobbiamo rispondere di ogni atto e di ogni decisione. Questo vuol dire entrare a scuola la mattina e uscirne la sera, quando si hanno anche novecento o mille allievi è impossibile fare diversamente. Non c'è tensione, difficoltà, criticità che non approdi nella stanza del preside. È giusto così, il rapporto con gli studenti e le famiglie è la vita della scuola. Ma la nostra autonomia è stata ridotta a fare lo slalom tra casse vuote e problemi immensi, non abbiamo i soldi per le pulizie, per i tecnici della sicurezza, e poi il ministero ci scarica addosso incombenze amministrative, come la ricostruzione delle carriere, impedendoci di lavorare sulla didattica". "Più che presidi - incalza Armando Catalano - ormai siamo dei tecnici dell'emergenza, facciamo economia domestica e la verità è che laddove le famiglie possono tassarsi la scuola sopravvive, ma nei quartieri a rischio, più poveri, è destinata alla bancarotta".
Una forbice che sarà sempre più larga. Di qua i figli delle classi benestanti, di là i bambini del ceto medio impoverito, gli immigrati. L'edilizia scolastica italiana è tra le peggiori d'Europa, e così la preparazione dei ragazzi, scivolati al trentatreesimo posto della Ue, quando fino a pochi anni fa eravamo tra i primi dieci. Livia Cangemi è la preside di un grande istituto comprensivo nel centro di Roma, nel cuore di Trastevere, la "Regina Margherita", 700 allievi tra infanzia, elementari e medie. Un istituto all'avanguardia, ricco di iniziative e di progetti, e dove ci si mette in fila per iscrivere i propri figli. E dove ogni classe, grazie alle famiglie, ha carta igienica, sapone, asciugamani. "Eppure - dice con amarezza Livia Cangemi, una tra le firmatarie della lettera dei presidi del Lazio inviata alle famiglie - potrei dire che non c'è rimasta che la passione a far funzionare le cose. La nostra di insegnanti e quella dei genitori, che qui, alla "Regina Margherita" sono presenti, sia economicamente che come supporto all'attività didattica. E finora ce l'abbiamo fatta. Laboratori, campi scuola, uscite, l'anno prossimo avremo tra i primi le lavagne interattive. Ma è tutto sulla buona volontà. Pur di fare la gita l'insegnante rinuncia a quello che dovrebbe percepire in più, il materiale lo pagano i genitori".

Perché anche qui non ci sono più i soldi per pagare le supplenze, "e se un docente si ammala il bilancio della scuola va in rosso e la classe resta scoperta. "Forse il ministro Gelmini dovrebbe conoscere meglio quanta dedizione c'è nel nostro lavoro. Ognuno di noi sente di far parte dello Stato. Come si può rispondere ad un grido di dolore dicendo che non sappiamo fare il nostro mestiere? Faccio la dirigente scolastica soltanto da due anni, e ci credo davvero, nonostante la burocrazia, i tagli, le difficoltà. Passo la mia giornata qui dentro, ma se ci si impegna i risultati si vedono. Perché vanificare esperienze così ricche?". Storie di funzionari che lavorano. Nel silenzio e senza clamori. In uffici dove sulla porta c'è ancora scritto "Presidenza" visto che nessuno ha cambiato né targa né vernice. Tra i bimbi disabili senza più insegnanti di sostegno, i ragazzi immigrati in cerca di integrazione, e gli insegnanti sottopagati. Una frontiera dove spesso manca la luce, a volte l'acqua, e si fa lezione con il cappotto. "Noi resistiamo però - dicono i presidi-manager - fino ai prossimi tagli...".
(29 maggio 2009 Repubblica.it)

martedì 26 maggio 2009

Scuola. Gendarmi di regime.

Censura della polizia sulla protesta degli insegnanti a Milano. ci auguriamo che questi cartelli INFORMATIVI vengano esposti anche nelle nostre scuole pratesi, in modo che la cittadinanza sia informata sui concreti effetti della cosiddetta riforma.
mv


La polizia spegne la protesta anti-Gelmini

Quattro agenti in borghese chiedono ai dirigenti dell'elementare di viale Puglien di rimuovere i cartelli esposti sull'edificio.
Mercoledi protesta al provveditorato

di Franco Vanni
La protesta anti-Gelmini scompare da scuola, su invito della polizia. Ieri mattina quattro agenti in borghese hanno fatto visita alla elementare di viale Puglie, in zona Corvetto, dove le insegnanti avevano esposto cartelli alle finestre con scritto “meno 1”. Una protesta contro il fatto che nell’istituto, per effetto dei tagli all’istruzione, l’anno prossimo ci sarà un insegnante in meno. «Sono arrivati all’inizio delle lezioni dicendo che i cartelloni li avremmo dovuti mettere fuori da scuola, non appesi ai vetri - raccontano le insegnanti - due di loro hanno detto di essere della Digos». Dopo avere chiesto le generalità alla vicepreside, gli agenti le avrebbero chiesto di fare rimuovere i cartelli.

Avvisata del fatto, la preside ha ordinato che tutti i fogli fossero fatti sparire, lì e nell’altra scuola elementare che dirige, nella vicina via Martinengo. La notizia, confermata da diverse maestre presenti all’arrivo della polizia, è comparsa sul sito internet Retescuole.net, portale animato da famiglie e insegnanti impegnati «in difesa della scuola pubblica». Alberto Ciullini, genitore e coordinatore di Retescuole, denuncia: «Simili episodi sono gravi, speriamo siano solo conseguenza del clima da campagna elettorale. Noi comunque faremo sentire la nostra voce». Mentre le insegnanti delle due scuole stanno decidendo come protestare, già si organizza una manifestazione per mercoledì prossimo sotto il provveditorato, «contro i tagli di personale e per la libertà di espressione».
(23 maggio 2009 la Repubblica Milano.it)

martedì 19 maggio 2009

Scuola. Fermare i tagli: tavolo regionale.

TAVOLO REGIONALE PER LA DIFESA DELLA SCUOLA STATALE


La concomitante campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative ha oscurato la drammatica situazione della scuola; i tagli agli organici vanno avanti anche se mancano regolari regolamenti e decreti, la PdL Aprea procede in modo spedito senza alcuna forma di reale opposizione, le iniziative promosse dal PD sono sempre più evanescenti. Il Consiglio Comunale di Firenze per iniziativa della consigliera Anna Soldani di Sinistra per la Costituzione ha approvato una risoluzione che impegnava l'Amministrazione comunale a contrastare la politica dei tagli agli organici; non ci risulta però che siua stata presa alcuna inizisativa concreta.
La realtà è che i genitori ed i docenti che si erano molto generosamente impegnati sono stati lasciati soli.
A questo punto dobbbiamo decidere conme proseguire il nostro impegno per la difesa della scuola statale e più in concreto come contrastare le politiche dei tagli e della tendenziale privatizzazione della scuola statale.A tal fine abbiamo ritenuto opportuno convocare una riunione del tavolo per
venerdì 22 maggio alle ore 16 a Firenze presso il Circolo ARCI ,via delle Porte Nuove ,n. 33

con il seguente odg:
- Stato della vertenza sugli organici e posizione della Regione Toscana
- Ricorsi al TAR del Lazio
-Agibilità democratica nelle istituzioni scolastiche

- Discussione sull'iter della PdL Aprea e possibili iniziative

Ovviamente sono invitati i genitori, gli insegnanti e studenti nonchè i rappresentanti delle associazioni ed organizzazioni sindacali e professionali e delle forze politiche democratiche.

mercoledì 13 maggio 2009

Scuola. La bancarotta di cui nessuno parla.

Dicerie: TAGLI ALLA SCUOLA: ECCO QUELLI NASCOSTI

Retescuole: E' un dovere parlarne
Purtroppo i tagli non riguardano solo gli organici del personale, ma drasticamente anche i finanziamenti dovuti; nel 2009: zero euro per il funzionamento amministrativo e didattico, zero per le ore di sostituzione dei colleghi, riduzione del Fondo di Istituto per i compensi accessori al personale, il budget per gli stipendi dei supplenti assolutamente insufficiente e con possibilità di reintegro solo fino al 50% della misura iniziale.
L’azzeramento di queste risorse è del tutto arbitrario rispetto al Decreto Ministeriale n. 21 del 1/3/2007, che fissava la consistenza della dotazione ordinaria riconosciuta a ciascuna scuola, e il problema più grave è quello delle supplenze.
Succede che molte scuole già ad aprile (o anche prima) hanno consumato tutto il budget annuo degli stipendi, compresa l’integrazione del 50%. Ma le supplenze continuano anche nei mesi successivi e i supplenti rimangono senza stipendio e senza certezza di quando lo riceveranno. Certo rimane il loro diritto: questo principio non è in discussione, ma come si fa concretamente a pagarli è un problema da riguardare con attenzione.
Le scuole che si sono trovate in difficoltà, hanno chiesto al ministero un’integrazione straordinaria di fondi, interpellando anche gli Uffici scolastici regionali; hanno ricevuto solo risposte evasive e tranquillizzanti, “ perché vi preoccupate”, “ Pagate, se avete cassa, per non accendere contenziosi”, e addirittura nessuna risposta da parte del ministero.
Bisogna però precisare che il Regolamento di contabilità non consente una spesa maggiore dell’ entrata del capitolo (è anche una logica di buon senso), perciò a budget finito non sarebbe possibile pagare i supplenti neanche se si ha disponibilità di cassa: è necessario che il ministero disponga un nuovo stanziamento. In assenza di questo ogni anticipazione di cassa diventa rischiosa, perché va a mangiare risorse destinate ad altro e senza possibilità di reintegrarle. Ma sempre più il Ministero conta su quella…. finanza creativa che sono gli anticipi di cassa, che, come dimostra l’economia mondiale, non funzionano all’infinito.
Le scuole infatti devono ricevere dal ministero somme ingenti anche per gli anni passati. Il debito maturato dal ministero nei confronti delle scuole è stato recentemente quantificato nella seduta parlamentare dell’8 aprile 2009 (Risoluzione in commissione n. 7/00145): debito 560 milioni di euro, ripianato solo per 200 milioni!. Le scuole devono continuare a metterle in bilancio quali crediti attivi, per permettere un (sulla carta) pareggio di bilancio. Ma il ministero non le sta accreditando, anzi è successo che alcuni Uffici scolastici regionali hanno comunicato alle scuole che dei crediti non sono più esigibili: “radiate i residui attivi”.
Nel momento in cui fosse generalizzata la parola d’ordine “radiate i residui attivi”, la scuola pubblica si troverà in bancarotta.
Nulla trapela sugli stanziamenti occorrenti, soprattutto per le supplenze temporanee del 2009.
In questi giorni, proprio in seguito alle sollecitazioni pervenute dalle scuole, il ministero ha inviato una comunicazione (prot. 3545 del 29/4/09) oltremodo preoccupante, perché nel segnalare che va comunque assicurato il diritto allo studio con “l’ordinato svolgimento delle attività di istruzione, formazione , orientamento”, nulla dice sui finanziamenti necessari a sostenerlo.
Realisticamente andrà a finire che per pagare gli stipendi dei supplenti si attingerà al Fondo di istituto (con il quale sono retribuite le numerose attività aggiuntive richieste al personale) ed anche, soprattutto per le scuole superiori, ai contributi delle famiglie, che da anni, da volontari che erano (legge Berlinguer sull’autonomia) sono diventati di fatto obbligatori e vengono ogni anno alzati per rimpinguare le casse. La cosa è assolutamente impropria, una distrazione di fondi, che va a ledere il diritto di altre lavoratrici e lavoratori e anche quello delle famiglie all’istruzione pubblica. Tuttavia è quello che realisticamente si può prevedere avverrà.
La priorità del pagamento degli stipendi è fuori discussione: lo stipendio è fonte primaria di sostentamento, da garantire in primis. Ma con cosa sarà fatta l’anticipazione di cassa?
Nella cassa della maggior parte delle scuole, di certo in quelle degli istituti comprensivi, ci sono soltanto i soldi del Fondo di istituto 2009, gli unici che il ministero sta accreditando. Perciò pagare le supplenze vorrà dire compromettere il pagamento tempestivo dei compensi accessori spettanti per l’a.s. 2008/2009, compensi già contrattati con le RSU, per un lavoro ormai già svolto.
Inoltre un’anticipazione di cassa effettuata in fiducia della provvidenza, se questa poi non si manifesterà, diventerà di fatto una erosione totale dei 4/12 del Fis accantonati, come da regola, per il quadrimestre settembre-dicembre dell’a.s.2009/2010.
E’ iniquo che si mettano in concorrenza lavoratori che hanno uguali diritti.
Inoltre distrarre il Fondo di istituto dalla sua originaria destinazione significa non riconoscere il lavoro aggiuntivo, sempre di più richiesto e svolto dal personale, e distruggere l’autonomia degli istituti. E contare sul contributo delle famiglie per ripianare i debiti del ministero, significa distrarre fondi destinati alla realizzazione della progettualità e dell’autonomia delle singole scuole, per pagare tutt’altro. La scuola pubblica viene di fatto distrutta.
Il governo deve rivedere la distribuzione delle risorse nazionali complessive, per garantire alla scuola pubblica almeno di sopravvivere.
Se poi i dirigenti scolastici, per non rischiare in proprio, dal prossimo settembre non disporranno più supplenze nei casi di assenza dei docenti, visto che anche le sostituzioni interne sono inibite (fondi zero), la soluzione praticata diventerà quella di spalmare gli alunni qua e là con lo sdoppiamento delle classi. Didattica addio. Avremo solo uno zoo con guardiani.
Nelle scuole si stanno sprecando molte energie aggiuntive per gestire questa situazione; c’è dunque un aggravamento del lavoro amministrativo, che per la gran parte è lavoro femminile. Gli straordinari sono all’ordine del giorno e diventa sempre più difficile conciliare il lavoro con i tempi di vita. Altro che pubbliche impiegate fannullone.
Come abbiamo raccontato, la questione non riguarda solo noi: riguarda tutti.
Paola e Marina Direttrici dei servizi generali e amministrativi, di scuole pubbliche
Postato il Mercoledì, 13 maggio 2009 su Consorzio Aetnanet

venerdì 17 aprile 2009

Scuola. Cobas di nuovo in lotta.

Scuola, i Cobas scioperano il 15 maggio


Per il 15 maggio, i Cobas hanno convocato uno sciopero generale per l'intera giornata di tutto il personale della scuola e una manifestazione nazionale a Roma.
Il portavoce nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi invita "i lavoratori della scuola a queste iniziative di lotta, per impedire il taglio di 57.000 posti di lavoro di docenti ed ata per il prossimo anno; per cancellare le proposte di legge Aprea e Cota e il regolamento Gelmini sulla formazione, che gerarchizzano i docenti, trasformando le scuole in fondazioni private e dando ai capi di istituto il potere di assumere e licenziare il personale; per evitare l'espulsione in massa dei precari e richiedere la loro assunzione a tempo indeterminato sui posti vacanti".
Docenti ed Ata, annunciano i Cobas, sciopereranno e manifesteranno a Roma (ore 10) anche per dire "no alla maestra unica, all'abolizione del modulo e delle compresenze, alle riduzioni di orario in tutti gli ordini di scuola" e per chiedere "massicci investimenti per la messa in sicurezza delle scuole".
Tra le iniziative di protesta contro il governo, va anche ricordato il sit-in in programma il prossimo 21 aprile di fronte il Ministero dell'Istruzione a Roma, contro il taglio delle risorse alle scuole, organizzato dai dirigenti scolastici aderenti alla Flc-Cgil. Il comunicato del sindacato di via Lepoldo Serra spiega che "sono stati azzerati i fondi per il funzionamento amministrativo e didattico, tanto che quest'anno, nell'esercizio finanziario 2009, per la prima volta nella storia le scuole sono state costrette a fare un bilancio senza le risorse specifiche; sono stati dimezzati i fondi per le supplenze", e inoltre "non vengono restituiti i crediti che le scuole vantano per gli anticipi di casa erogati per pagare le stesse supplenze e si impongono gli accertamenti fiscali obbligatori ma non si danno i soldi per pagarli".

tuttoscuola.com giovedì 16 aprile 2009