TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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giovedì 4 giugno 2009

lunedì 1 giugno 2009

Terra Futura. Bio novità

Le novità: dalla birra “bio” all’intimo in fibra naturale
da il Tirreno 31 maggio 2009

FIRENZE. «Le fiere delle idee e dei progetti futuribili sono da ricercarsi altrove; qua ogni anno, vengono esposte soltanto realtà di buone pratiche già ampiamente consolidate». Così il padrone di casa Claudio Martini, sintetizza il perché della VI edizione di Terra Futura, la mostra-convegno internazionale sulla eco-sostenibilità che si chiude oggi alla Fortezza da Basso di Firenze. Di seguito le più innovative buone pratiche esposte quest’anno fra i padiglioni della storica fortezza medicea, a cominciare dalla birra a impatto zero.
Prodotta quest’ultima da tre anni nel comune di San Godenzo, in provincia di Firenze, utilizza materie prime del luogo di produzione. Oltre all’impiego del fotovoltaico per la produzione dell’energia elettrica necessaria all’imbottigliamento, richiede ad ogni cliente la restituzione del vuoto per ogni nuova partita di birra acquistata.
Intimo bio. Prodotto da “Made in No”, impresa artigianale nata tre anni fa a Novara, utilizza per i suoi prodotti cotone acquistato direttamente da coltivatori diretti brasiliani. Un completo da donna, in fibra al 100% naturale e non decolarata tramite agenti chimici, viene immesso sul mercato al prezzo di 21 euro.
Diario eco friendly. Da una grafica moderna e accativante, l’agenda 2009-2010 realizzata da Fiba-Cisl e destinata agli studenti medi della nostra regione, raccoglie per ogni giorno dell’anno una massima di vita consegnataci dai più grandi personaggi della storia. Chiunque fosse interessata a riceverla gratuitamente, può farlo inviando una mail a toscana@fiba.it.
Asilo in legno. Dalla superficie di 700 metri quadri e destinato ad accogliere 44 bambini, sarà realizzato a Poggio Picenza, comune dell’acquilano devastato dal terremoto del 6 aprile scorso. «Abbiamo ricevuto la concessione edilizia martedì; puntiamo a completarlo entro il 30 settembre prossimo», assicura Enrico Martini della Service Legno, impresa trevigiana specializzata nella bio-edilizia.
Ga.Fi.

venerdì 22 maggio 2009

Energia. Tetti e porti verdi.

Energia : risparmio energetico e riduzione inquinamento nei porti toscani Lupi : vogliamo più pannelli possibili sui tetti industriali, vogliamo l’eolico nei porti, vogliamo i porti verdi.


Firenze 21 maggio ‘09

Per la prima volta nel porto di Anversa una nave oceanica all'ormeggio ha potuto spegnere i motori di bordo utilizzati per generare energia elettrica che ha invece ottenuto collegandosi alla rete di terra. Ciò è avvenuto nell'ambito di un progetto sperimentale realizzato dalla Port Authority dello scalo belga con la Comunità Fiamminga e con l'Independent Maritime Terminal (IMT), società terminalista della compagnia di navigazione Independent Container Line (ICL) che opera un servizio transatlantico tra Anversa, Liverpool, Chester e Wilmington. Lunedì scorso il ministro-presidente della Comunità Fiamminga, Kris Peeters, ha azionato il dispositivo per connettere per la prima volta una nave oceanica alla rete elettrica di terra.
“In questo modo si ottiene una fortissima riduzione dei fumi e dell’inquinamento atmosferico nei porti ; – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana - facciamo un invito a che molte altre realtà portuali ne seguano l’esempio. Oggi vogliamo più pannelli possibili sui tetti industriali, vogliamo l’eolico nei porti, vogliamo i porti verdi. A Livorno abbiamo lanciato diverse idee: queste faranno dell’area portuale il primo porto a energia eolica d’Italia.
Anche a Piombino vorremmo vedere nascere nuovi settori e nuove tecnologie relazionate alla siderurgia..come ad esempio proposte per costruire pale eoliche ed acquisizione di know how. Inoltre la posizione portuale di Piombino è favorevole: ce lo insegnano città portuali europee come Lubecca. Noi potevamo iniziare dal cantiere navale di Livorno ai primi segnali di crisi del settore ma i nostri inviti sono rimasti vani, lo riproponiamo oggi per Piombino invitando a guardare lontano, a sviluppare nuove strategie e nuove attività partendo dall`esperienza. Occorre che anche la nostra portualità passi dai programmi e progetti di greenport a realizzazioni di impianti eolici, applicazioni di pannelli e solare sui capannoni porto e interporto…a rendersi autosufficiente dal punto di vista energetico producendo energia per abbattere i costi di gestione, non inquinare ed essere competitivi a livello internazionale…è questa “l’altra via” possibile..quella dello sviluppo sostenibile e della Qualità. I Verdi – ha concluso Lupi – continueranno a fornire idee e proposte per migliorare la competitività dei porti toscani in un’ottica di un’altra Europa, quella confinante con i mari asiatici e atlantici.”

giovedì 14 maggio 2009

Nucleare. Antidemocratico.

NUCLEARE:
FRANCESCATO, E' RITORNO A PASSATO E ANTIDEMOCRATICO (ANSA)
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FIRENZE, 14 MAG - ''Il nucleare e' un ritorno al passato, ed e' anche antidemocratico dato che lo si vuol calare dall'alto sui territori senza che le Regioni possano dire qualcosa, alla faccia del tanto declamato federalismo''. Lo ha detto il segretario nazionale dei Verdi Grazia Francescato intervenendo oggi a Firenze a un'iniziativa elettorale insieme al candidato per le europee Giovanni Cimini, imprenditore marchigiano del settore delle energie rinnovabili. ''Al nucleare - ha aggiunto Francescato - diciamo convintamente no, perche' non e' stato ancora risolto il problema delle scorie, perche' e' costoso dato che una centrale media costa 6 miliardi di euro, e perche' ci condanna nuovamente alla dipendenza energetica da altri paesi visto che l'uranio non si trova qui da noi''. Secondo il segretario verde ''l'efficienza energetica e le rinnovabili messe insieme potrebbero invece ridurre la nostra bolletta del 50% e creare molti posti di lavoro. In quest'ottica i Verdi europei hanno presentato un piano chiamato 'New deal verde' e calcolato che con lo 0,75% del prodotto lordo europeo, circa 500 miliardi di euro, si potrebbero creare in 5 anni 5 milioni di posti di lavoro. Non e' un'utopia, e anche per questo abbiamo deciso di mettere in lista un rappresentante di questi lavoratori come Giovanni Cimini''. (ANSA)

martedì 12 maggio 2009

Prato verso le aministrative. Il programma di RC -3

Terza puntata del programma di Rifondazione Comunista.
Il discorso si fa interessante e sicuramente non solo per noi di MV.

Qui a destra il manifesto della prossima iniziativa di RC con i due candidati, Paoletti e Messina.
mv

DAL DISTRETTO DEL TESSILE AL DISTRETTO DELL’AMBIENTE

Il Distretto Tessile non è più quello che conoscevamo; le confezioni hanno superato il manifatturiero, l’esportazione dei tessuti è calata del 48%,in questi ultimi anni si sono persi circa 10.000 posti di lavoro.

Occorre introdurre elementi di diversificazione rispetto al tessile.
Non vogliamo proporre soluzioni estemporanee o casuali, ma la formazione di un progetto strutturato sul territorio, che parta da analisi approfondite ed individui strategie che si consolidino nel tempo, cioè quello che si chiamerebbe Piano Strategico.

Da dove partire:
da una caratteristica peculiare del distretto pratese, che si è sviluppato sull’utilizzo degli stracci come riciclo di un “rifiuto”, e sul quale si sono innestati processi di attività specializzate che hanno prodotto la nascita di competenze specifiche ed anche innovative.


Il campo di attività:
partire dalle risorse naturali, dal riciclaggio, e creare le opportunità ed indirizzare finanziamenti per delle Energie alternative, e su queste creare attività specializzate, centri di ricerca, attività industriali, ed ad aziende artigiane, soprattutto legate alle nuove tecnologie. Creare i necessari collegamenti con i settori dell’informatica, della meccanica, dell’elettronica e della domotica.

Soggetti interessati:
le Amministrazioni Comunali e Provinciali come elemento di coordinamento e programmazione
le Organizzazioni di Categoria
l’Università, che dovrebbe assumere un ruolo fondante di tutto il processo. Sarebbe opportuno far divenire Prato, partendo dalla situazione attuale che vede la presenza dal Biennio di Ingegneria Ambientale, sede dei corsi che si occupano dell’Ambiente, e delle problematiche ad esso connesse, puntando ad una qualificazione della presenza dell’Università che potrebbe divenire un volano anche per la crescita culturale del distretto. L’Università dovrebbe assumere il ruolo di unico referente per la ricerca superando i limiti della situazione attuale basata sulla genericità delle funzioni assegnate al CREAF il cui costo è previsto in 17.000.000,00 di euro, e relativamente al quale desta preoccupazione la suddivisione in due società (una immobiliare ed una di gestione). Inoltre alle Amministrazioni ed all’Università dovrebbe essere affidato il compito di stabilire una serie di Relazioni internazionali che dovrebbero mettere in contatto la realtà Pratese con i centri più avanzati, nella ricerca del settore, delle altre realtà Europee ed Internazionali.
Altro soggetto la scuola, come scuola di specializzazione (il riferimento è alla funzione svolta in città dall’Istituto Buzzi).
L’obbiettivo è quindi: quello di realizzare, nel tempo una diversificazione del Distretto, passando dal tessile all’Ambiente.
Creare posti di lavoro qualificati e gratificanti per i giovani del nostro territorio, anziché accettare supinamente proposte relative solo a commessi di Centri Commerciali o “maschere” per le Multisale.

LAVORO
Il ruolo che gli Enti Locali possono svolgere su questo terreno è forse più importante rispetto a quanto si possa pensare. La Provincia e i Comuni devono rafforzare il proprio ruolo nelle crisi aziendali che si manifestano sul proprio territorio a tutela del lavoro e dell’occupazione sostenendo l’accesso e rafforzando gli ammortizzatori sociali con forme di sostegno al reddito per quei settori sociali colpiti dalla crisi economica.
Gli Enti Locali sono anche soggetti che erogano lavoro e quindi la lotta alla precarietà e per la sicurezza del lavoro deve partire proprio dall’interno dell’Ente superando ogni tipo di lavoro a termine verso una stabilizzazione a tempo indeterminato. Ma l’aspetto sul quale dovremo impegnarci maggiormente poiché investe in pieno gli Enti Locali è quello del lavoro nei servizi esternalizzati dei quali vogliamo prima di tutto un rigoroso rendiconto economico,ma anche un ripensamento sulla reale opportunità della esternalizzazione..
L’utilizzo di risorse interne alla dotazione organica è fondamentale per l’avvio di una corretta politica di redistribuzione del reddito, obiettivo questo che il PRC persegue anche a livello programmatico negli Enti Locali che sono anche erogatori di lavoro verso le aziende che operano sul territorio in particolare in campo edilizio e dei lavori pubblici.
Il PRC fa della lotta alla precarietà e per la sicurezza sui luoghi di lavoro, uno dei suoi assi portanti, è quindi indispensabile nei capitolati d’appalto introdurre norme premianti in materia di sicurezza con la contemporanea creazione di una banca dati per gli appalti
pubblici. E’ necessario dotare gli Enti Locali di personale professionalizzato per contrastare il lavoro nero e per il rispetto della sicurezza che non può restare solo appannaggio del personale statale poiché non è stato in grado di contrastare il fenomeno stante le poche risorse destinate. In parallelo è necessario un forte impegno da parte delle amministrazioni locali contro l’evasione fiscale comunale.

Il PRC propone che i contratti di servizio, sia a livello comunale che di Ambito Territoriale Ottimale,
prevedano alcune requisiti di base :
Stabilizzazione del lavoro almeno per la durata dell’appalto Obbligo di definizione del tipo di contratto collettivo di riferimento Rispetto dei carichi e degli orari Individuazione di requisiti per particolari tipi di servizio.

Sul nostro territorio è anche molto diffusa l’attività artigianale, spesso in crisi per le scelte operate dai proprietari verso la rendita speculativa. E’ necessario invece salvaguardare questa attività che rappresenta un valore economico e culturale per la nostra comunità.
Dovrà essere compito dei Comuni promuovere un censimento delle attività artigianali presenti sul territorio con particolare attenzione a quelle forme meno strutturate di artigianato, che vedono l’impiego quasi esclusivo di giovani, creando una sorta di “porto franco” in cui questi giovani artigiani possano produrre e vendere la loro produzione senza aggravi burocratici ed economici agevolando anche la costituzione di cooperative sociali.


ENERGIA
La questione climatica, che è connessa a quella energetica, è ormai esplosa da tempo, rendendo improrogabile la necessità di tendere a zero le emissioni di gas serra. La spinta profusa dal patto di Kyoto rimane disattesa nel caso italiano,infatti, a fronte di un impegno a ridurre del 6,5% le emissioni rispetto al 1990, ad oggi le stesse sono aumentate del 12%. L’obiettivo di emissioni zero entro 2100 pare, quindi, assai lontano. Basta pensare che il settore dei trasporti in genere contribuisce per il 25% circa, al totale delle emissioni di gas del Paese.
La direttiva della Commissione europea nel sancire il “tre volte 20 per cento” dimostra la necessita di sterzare nettamente verso un abbattimento drastico dei consumi da fonti fossili. L’Europa chiede la riduzione del 20% delle emissioni di CO2, del 20% dei consumi energetici e l’aumento del 20% della produzione da fonti rinnovabili, il tutto da perseguire entro il 2020.
L’efficienza ed il risparmio energetico rappresentano le più grandi ed innovative fonti di energia utilizzabile, risparmio che non deve essere sinonimo di limitazione, ma sia invece lo studio, la ricerca e lo sviluppo di modelli di vita che portano ad una razionalizzazione energetica maggiore, con la netta riduzione di uso di fonti fossili.
Prioritario per ogni intervento pianificato nel settore dell’energia la redazione di un Piano Energetico Comunale nel quale sia chiaro obiettivi e strategie con una verifica annuale.
Incrementare la produzione da fonti rinnovabili deve diventare l’occasione per uno sviluppo sostenibile della nostra comunità comunale e provinciale fortemente popolata. Nel nostro contesto dobbiamo prediligere, anzi sviluppare solo piccoli impianti legati ai bisogni dei territori rendendo gli stessi autonomi dalla richiesta pressante di energia Lo sviluppo del fotovoltaico, di piccole centrali a biomasse o a cogenerazione, rappresentano una grande opportunità.
A questo proposito per Prato che dispone di una superficie di edifici industriali elevata si può chiedere che gli enti locali possano concordare l’installazione dei pannelli fotovoltaici sugli edifici industriali in maniera di garantire energia pulita e a minor costo per le imprese. Proprio questa peculiarità industriale del contesto pratese potrebbe essere il luogo idoneo per gli Enti locali nel promuovere un distretto per la sperimentazione e l’applicazione delle energie rinnovabili.
Non è possibile sostenere un recupero energetico senza parlare di di edilizia. Pertanto per il comparto edile il piano di recupero energetico deve inserirsi nella progettazione complessiva. E’ insostenibile che le abitazioni in Italia consumino tra 150 e 200 chilowattora al metro quadro contro i 70 della Germania.
In virtù di questo, riteniamo positivo partire dai principi presenti nel decreto legislativo 192 del 2005 e quindi l’adozione della certificazione energetica per gli edifici, conseguentemente prevedere una proficua regolamentazione sulla metodologia e sui controlli di questi. Esperienze di altri paesi dimostrano che l’obiettivo di realizzare strutture abitative che non siano energivore ma che di contro vadano a pareggiare il bilancio energetico è ambizioso ma non impossibile. Quindi chiediamo che negli edifici pubblici si proceda a una ristrutturazione necessaria al fine di recuperare energia.
Ma è nel settore dell’energia vitale per il futuro non solo del tessile, che Prato per la conformazione industriale, può diventare un punto di riferimento. Pertanto gli Enti locali dovranno elaborare un piano energetico basato sulle energie rinnovabili,incentivare l’installazione di pannelli fotovoltaici sugli immobili industriali, impegnarsi alla realizzazione di un polo per la ricerca delle energie rinnovabili.
In sintonia con altre istanze istituzionali, verificare la fattibilità di attuazione di un polo per lo studio e la ricerca di nuove tecnologie applicabili all’industria

domenica 26 aprile 2009

Energia. Eolico devastante.

Un altro impianto eolico targato Consiag, dopo quello progettato per S. Marcello. E' un quinto del precedente come potenza ma si estenderebbe per due chilometri accanto alla riserva naturalistica dell'Acquerino, in una zona che definire importante dal punto di vista bionaturalistico è poco, senza contare il paesaggio.
Il gioco vale la candela?
Noi pensiamo che ancora una volta si stia procedendo più o meno a caso, a speculare dov'è possibile, senza che un piano serio di previsione ci faccia capire se esistono possibili alternative e quale sia l'effettivo contributo di queste centrali che vengono definite, in modo ipocrita, parchi. Ancora una volta il Re Mida dell'energia alternativa, come tocca qualcosa la trasforma in merda
mv
da il Tirreno del 26/04/09
Parco eolico del Consiag nel pistoiese
PISTOIA. Il Consiag, società pratese di servizi pubblici, vuol realizzare un parco eolico nella zona del monte La Croce, al confine tra i comuni di Pistoia e Sambuca e a un chilometro circa dal confine della Riserva biogenetica dell’Acquerino. L’idea è quella di realizzare sette piloni alti ciascuno 65 metri e dotati di pale mobili per produrre elettricità dal vento.
Il parco si estenderebbe per circa 2 chilometri, su un crinale a 1.280 metri di altezza e a 4 km dal passo della Collina. È previsto il taglio del bosco circostante per una superficie complessiva di 1,6 ettari.
La proposta è stata presentata l’11 febbraio scorso alla Regione e agli enti interessati, tra cui i Comuni di Pistoia e Sambuca, le Autorità di bacino dell’Arno e del Reno, la Comunità montana, la Sovrintendenza per il paesaggio. Anche in seguito alle risposte raccolte da alcune delle amministrazioni coinvolte, la Regione ha deciso di sottoporre l’intero progetto alla procedura di valutazione d’impatto ambientale (Via), chiedendo al Consiag una serie di integrazioni alla documentazione già presentata. Ci sarà da attendere, quindi, per riparlare del progetto e della sua eventuale applicazione.
Il parco eolico del Monte La Croce non è da confondere con l’altro parco che nei giorni scorsi è salito alla ribalta della cronaca per l’accordo siglato tra enti locali (Provincia di Pistoia in prima fila) e Solgenera srl, società del gruppo Consiag, che prevede la realizzazione di un grande impianto da 30 megawatt tra Cutigliano e San Marcello. Il progetto presentato dal Consiag sul monte La Croce è molto più piccolo, con una potenza di 6 megawatt soltanto. È vero che la zona prescelta per l’insediamento è particolarmente pregiata dal punto di vista naturalistico, vista la presenza a pochi chilometri della Riserva dell’Acquerino, e anche paesaggistico. Ma è altrettanto vero che - secondo i promotori - non ci sarebbero vincoli che impediscano la realizzazione del parco eolico negli attuali strumenti urbanistici.

martedì 14 aprile 2009

Economia. Capitalismo verde (soprattutto annunciato)

Tra storia e leggenda, si parla piuttosto di frequente dell'espansione dell'economia verde, energia alternativa, bioedilizia e via così.
In Italia se ne parla e basta, senza affrontare mai l'argomento più generale del funzionamento del sistema produttivo e della proprietà dei mezzi di produzione: sarà capace questo capitalismo di portarci ad una diversa economia? Certo, sostituendo veleno a veleno, cemento a cemento, squilibrio a squilibrio...
mv

da La Nazione, 14.04.'09
Crisi, la carica dei colletti verdi
Dal solare ai rifiuti: venti milioni di posti in dieci anni
di ELENA COMELLI
— MILANO —
NON CI SONO solo tagli all’occupazione. Le previsioni, è vero, sono negative: il numero dei disoccupati in Italia aumenta, entro fine anno potrebbero essere due milioni. Ma in questo panorama c’è chi va controcorrente: il settore dell’energia, ad esempio, con le fonti rinnovabili in pole position nelle assunzioni. L’Enel, ad esempio, ha pianificato ben tremila assunzioni nei prossimi treanni, di cui mille nel 2009. A livello globale, il mercato del «lavoro verde» è destinato a espandersi oltre il limite di 20 milioni di lavoratori entro il 2020, di cui circa mezzo milione solo in Italia. Il business delle energie verdi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, «Green Jobs: Towards Decent Work in a Sustainable, Low-Carbon World», avrà un impatto sostanziale sull’orizzonte professionale dei vari Paesi.
Dalla filiera di produzione delle bioenergie — intese come energia ottenuta dalla combustione di biomasse o di biocarburanti — l’Onu si attende l’apporto maggiore: 12 milioni di posti di lavoro (rispetto ai 2 milioni attuali), di cui quasi 300mila in Italia. Nella fabbricazione, installazione e manutenzione di pannelli solari saranno impiegati, entro il 2020, circa 6,3 milioni di lavoratori (rispetto ai 170mila attuali). Due milioni, invece, saranno coinvolti nel settore dell’eolico (oggi 300mila). E poi c’è la strada dell’efficienza energetica nell’edilizia, del riciclaggio dei rifiuti e quella dello sviluppo di veicoli ecologici. Alla fine dell’elenco, 20 milioni di lavoratori sembra addirittura una cifra riduttiva.
Così alle tute blu, ai colletti bianchi, ai colletti grigi di chi non vuole andare in pensione, alle quote rosa e alle tute arancioni degli esploratori della net economy, oggi bisogna aggiungere un colore nuovo all’arcobaleno del mercato del lavoro: quello dei «colletti verdi», che ormai si aggirano in modo trasversale in diversi settori, dall’agricoltura all’impiantistica industriale, dall’architettura a impatto zero fino al managment ambientalista. Il problema, semmai, è la mancanza di skill professionali dedicati. «Nel mondo delle energie alternative c’è molto bisogno di manodopera specializzata e di manager con un’esperienza nel settore, ma abbiamo grandi difficoltà a trovare le competenze giuste», spiega Pietro Valdes, cacciatore di teste per Michael Page, specializzato nel mondo dell’engineering.

I «COLLETTI VERDI», infatti, spaziano fra diverse figure professionali, dall’ingegnere meccanico che si dedica alla progettazione di impianti a biomasse, all’operaio eolico addetto alla manutenzione delle turbine. Cresce anche il numero di aziende che assumono figure in grado di provvedere alla razionalizzazione dei consumi e all’efficienza energetica, ricoprendo il ruolo di energy manager o di esperti del riciclo. I liberi professionisti, a partire dall’agronomo fino al consulente «verde», si stanno attrezzando per riuscire a rispondere efficacemente alle esigenze del settore, con competenze specifiche. Nasce un vero e proprio sistema verde, dunque, che in alcuni casi arriva a comprendere perfino l’idraulico ambientalista, che decide di specializzarsi nelle caldaie a biogas, o l’elettricista che installa pannelli solari, abbandonando il vecchio scaldabagno. Anche fra gli artigiani, dunque, c’è chi sceglie di legare i propri affari alla diffusione delle fonti alternative.

martedì 1 aprile 2008

Rubbia. Il sole non è soggetto a monopoli

Se a qualcuno fosse sfuggita questa intervista al premio Nobel Rubbia, ve la riportiamo qui sotto. Contiene delle affermazioni importanti e tante conferme per noi Verdi.
mv

Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"
di GIOVANNI VALENTINI

GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare?
Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.
Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, " con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.
Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.
Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.
Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".
Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.
Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.
Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia?
Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".
Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare.
Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico.
Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".
Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile:
e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".
In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".
Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".
Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità.
Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".
E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo
18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".
Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".
Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".
Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".

da La Repubblica 30 marzo 2008)