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La mer, la fin...

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martedì 16 giugno 2009

Lavoro. Futuro verde.

WWF: "IL FUTURO DEL LAVORO E' VERDE" LE ATTIVITÀ ECONOMICHE "VERDI" DANNO LAVORO A 3,4 MILIONI DI EUROPEI CONTRO I 2,8 DELLE "INQUINANTI". IN TESTA ALLA CLASSIFICA GERMANIA E SPAGNA. PER L'ITALIA ANCORA MOLTO DA FARE

I dati nel nuovo dossier del WWF Internazionale, presentato alla vigilia del Consiglio Europeo
Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attività economiche "verdi" stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E' quanto rivela il nuovo studio del WWF "Low carbon jobs for Europe" (Lavori a basso contenuto di carbonio per l'Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.
Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilità sostenibile e dei beni e servizi per l'efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attività estrattive, elettricità, gas, cemento e industrie del ferro e dell'acciaio. E si prevede che l'economia "low-carbon", a basso contenuto di carbonio, continuerà a espandersi in futuro mentre l'impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuerà a diminuire.
"Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie `amiche del clima' danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell'economia – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – L'economia pulita è pronta a prendere il via, e se la politica continuerà a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l'Europa dovrà affrontare costi altissimi sia per l'economia che per l'ambiente."
I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilità sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l'efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori – in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilità pubblica e settore edile – stanno registrando una crescita significativa. Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.
A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l'eolico, Germania e Spagna per l'energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.
Per L'ITALIA i numeri parlano chiaro: nel solare fotovoltaico l'Italia offre appena 1.700 posti di lavoro, contro i 42.000 della Germania e i 26.800 della Spagna; nel solare termico, siamo a 3.000 posti di lavoro in Italia contro i 17.400 della Germania. Questi dati però devono tenere conto del fatto che solo da poco nel nostro Paese sono stati introdotti adeguati meccanismi di incentivazione, sul modello di quelli che in Germania hanno permesso di far decollare il fotovoltaico. Un trend positivo si registra nel settore della mobilità, dove Francia e Italia hanno la migliore offerta di veicoli a basse emissioni di carbonio. Purtroppo però questo dato si scontra col fatto che, nel nostro Paese, è ancora assolutamente inadeguata l'offerta di trasporto pubblico capace di offrire benefici ambientali nettamente superiori a quelli del trasporto privato seppur fondato su veicoli leggermente più efficienti rispetto alla media.
Alla vigilia del Consiglio Europeo che si riunirà a Bruxelles il 18-19 giugno, il WWF chiede che l'Europa definisca impegni seri per ridurre le proprie emissioni di gas serra e orientarsi verso un'economia verde.
"Nei prossimi giorni, l'Europa ha l'opportunità di fare davvero qualcosa per migliorare la percezione comune che gli Stati membri siano bravi a fare promesse ma decisamente scarsi nel mantenerle – ha aggiunto Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – Il Consiglio deve ribadire l'impegno dell'Europa nell'attuare tagli alle emissioni tali da mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C. Così facendo l'Europa ha anche la grande occasione per lanciare davvero la nuova economia pulita e prepararsi alla Nuova Rivoluzione Industriale che permetterà di uscire dall'attuale crisi e coniugare benessere e ambiente: lavorare per la sfida del clima può rappresentare l'occasione per sviluppare i motori dell'economia e del lavoro del futuro. Come dimostra questo rapporto, l'impegno a ridurre drasticamente le emissioni costituirà anche un importante supporto alle aree in cui l'economia si sta sviluppando più velocemente e con il più alto potenziale di nuovi impieghi lavorativi."

Roma, 16 giugno 2009
Ufficio Stampa WWF Italia, 06 84497265, 213, 377 www.wwf.it/stampa

lunedì 15 giugno 2009

Interporto. Tutta colpa degli Etruschi...

Il presidente della società Interporto (foto), conquista finalmente uno spazio sul Tirreno che da tempo lo trascurava. Gli telefona Cristina Orsini per permettergli di rispondere alle critiche del centrodestra. Per anni l'interporto ha succhiato soldi pubblici senza rendere niente alla città, ha gradatamente rispedito agli inferi gli etruschi e periodicamente si tira fuori qualche nuova trovata, come la costituzione di Interporto service, evidentemente una derivata della società immobiliare che Napolitano ha presieduto fino ad ora a spese dei pratesi. L'idea, come avrete capito, è quella di potenziare al massimo un'economia di transito, a grande impatto ambientale e con poca occupazione. Prato sarà il retroporto di Livorno! Chi è d'accordo alzi la mano... No Gestri, lei può abbassarla lo sappiamo come la pensa e anche come la racconta. Persino peggio della disorientata Attucci.
Quando finiremo di essere il retro di qualcosa?
MV



da il Tirreno del 15/06/09

Interporto sulla pista di decollo Ora si cerca l’area per le operazioni doganali dei container “livornesi”
Pronta la piattaforma e binari già in funzione
Misure antiterrorismo in tutta la zona
CRISTINA ORSINI

PRATO. Antonio Napolitano, presidente di Interporto, non ci sta. Non ci sta a “tenersi” l’accusa di inefficienza sul fronte della logistica pratese. «Credo non si possa “sparare” su Interporto solo perchè siamo in campagna elettorale». Il riferimento di Antonio Napolitano, ovviamente, è ai giudizi espressi recentemente dal centrodestra.
Presidente, la piattaforma serve o non serve, è partita o langue?
«Facciamo chiarezza. Il nodo logistico intermodale pratese è il più grande e il più funzionale del centro-nord, dal Brennero a scendere ed è pronto a partire».
In che direzione?
«L’obiettivo primario è di svolgere un ruolo strategico all’interno della piattaforma logistica Tirreno-Adriatico-Centro. Mi spiego meglio all’interno del disegno della logistica nazionale, il ruolo predominante, nell’area centrale, lo avrà l’interporto di Prato».
Come?
«L’anno scorso, il 14 luglio, abbiamo firmato assieme alle dogane dell’Italia centrale e all’autorità portuale di Livorno, un accordo, che è il primo in Europa, che ha come punto fondamentale il rilancio del sistema portuale nazionale. L’accordo prevede che le merci in arrivo al porto di Livorno, non vengano stoccate sul posto, ma che raggiungano la piattaforma pratese per poi partire per il mondo».
Per quale motivo? Livorno non ha lo spazio sufficiente per creare un’area di sosta per camion e container?
«Esattamente. Il porto di Livono non è come quello di Barcellona, per esempio, che dispone di ettari e ettari di terreno nell’area portuale. Sarà Prato a diventare il “retroporto” di Livorno. Anche per le procedure doganali. In pratica la merce passerà i controlli doganali nel nodo di Gonfienti».
Che, evidentemente, si sta attrezzando?
«Certo. La piattaforma è finita, i sette binari sono in funzione, quindi stiamo individuando un’area da destinare alle operazioni doganali. Verrà chiusa e attrezzata con gli scanner perchè in base alla nuova normatica antiterrorismo, camion e container devono essere passati ai raggi X».
Chi avrà la gestione del servizio?
«L’Interporto Service la società di gestione costituita da qualche mese e nella quale è entrata anche la Camera di Commercio con un pacchetto di quote. Se ci sarà necessità di reperire fondi, anche grazie a loro, saremo in grado di trovarli».
I tempi?
«Il servizio partirà entro il 31 dicembre».
Presidente accusano Interporto di troppi ritardi. Lei cosa risponde?
«Sì ci sono stati, è indiscutibile. Ma non si può dimenticare che Interporto ha convissuto e continua a convivere con una delle aree archeologiche più importanti del territorio. Per fare ogni e qualsisi tipo di intervento noi abbiamo bisogno del nullaosta della Soprintendenza. E queste pratiche portano via anni».

giovedì 4 giugno 2009

Europa I Verdi in UK


INTERVISTA dal Manifesto del 2/6/'09 di Paolo Gerbaudo - LONDRA
La via verde contro la crisi La leader degli ecologisti britannici: Un «Green New Deal» anti-recessione

Le istituzioni del Regno unito attraversano una crisi storica, che sta incrinando l'autorevolezza di conservatori e laburisti, i grandi partiti che si sono palleggiati il controllo del paese in epoca moderna. E ad approfittare di questo sconquasso degli equilibri politici nelle prossime elezioni, non saranno solo i liberaldemocratici di Nick Clegg, gli xenofobi del British National Party di Nick Griffin e gli anti-europeisti dell'Uk Independence Party. Stando agli ultimi sondaggi, questa tornata elettorale potrebbe anche arridere alla sinistra, e potrebbe rappresentare una svolta storica per i Verdi. Questi ultimi sarebbero destinati, secondo gli ultimi sondaggi ad ottenere addirittura il 9% dei voti. Per Caroline Lucas, segretario del partito ecologista, la scadenza elettorale potrebbe rappresentare un trampolino di lancio per portare finalmente rappresentanti verdi al parlamento di Westminster, alle prossime elezioni nazionali.

Stando ai sondaggi questa tornata elettorale potrebbe essere un passaggio storico per il vostro partito. Ma quanto conta veramente l'Europa per portare avanti le politiche che vi stanno a cuore?
L'Europa ha un ruolo fondamentale nella lotta al cambiamento climatico e nello sviluppo di un'economia verde per uscire dalla crisi. Noi proponiamo un Green New Deal, una proposta di economia sostenibile, come soluzione all'attuale impasse economica e pensiamo che questo programma debba essere sviluppato a partire dal parlamento di Strasburgo. L'Unione europea dispone di possibilità di investimento molto più ampie delle singole nazioni, anche grazie alla sua possibilita di accesso ai fondi della Banca centrale europea. Questo e un programma che viene sostenuto non solo da noi verdi inglesi ma dal gruppo dei verdi al parlamento europeo.

Lei e veramente convinta che questo tipo di programma sia in grado da solo di fermare la crisi economica e creare nuovi posti di lavoro?
Il Green New deal è un riconoscimento del fatto che non stiamo affrontando una singola crisi ma ci troviamo di fronte a crisi molteplici. Oltre alla crisi economica, siamo di fronte ad una crisi ecologica ed una crisi energetica. Queste tre crisi sono profondamente correlate e se noi non le affrontiamo assieme rischiamo di non riuscire a risolverne nessuna. Il Green New Deal parte dall'idea che la maniera migliore per creare nuovi posti di lavoro e mantenere i posti di lavoro esistenti sia l'investimento in energie alternative, e la creazione di green collar jobs (lavori dei colletti verdi). Dato che il governo inglese sta mettendo tanti soldi nell'economia, noi siamo dell'idea che dovrebbe metterli nelle aree dove si potrebbero rivelare piu produttivi. Per questo motivo vorremmo vedere investimenti consistenti in energie rinnovabili ed in efficienza energetica. Questo perché l'energia alternativa e molto piu efficace nella creazione di posti di lavoro di quanto sia la produzione di energia da carburanti fossili. Purtroppo i governi europei sembrano molto più interessati a far ripartire l'industria nucleare. Questa è una scelta sbagliata se l'obiettivo e creare posti di lavoro. Ci sono dati secondo i quali l'industria nucleare produrrebbe solo 70 posti di lavoro all'anno per Watt/ora mentre con le energie alternative il numero di posti di lavoro sarebbe tra 900 e 2000.

L'avvento della crisi economica sembra avervi spinto a riadattare le vostre proposte, mostrando anche l'aspetto positivo in termine economico di proposte ecologiste...
Sono cambiati i messaggi che noi adottiamo ed è mutato il linguaggio. Noi siamo piu che mai convinti dell'importanza della lotta al cambiamento climatico, il quale - continuiamo a credere - rappresenta la più grande minaccia che ci troviamo di fronte. Ma quanto ai messaggi che riescono a raggiungere meglio il pubblico è meglio sottolineare l'importanza della lotta al cambiamento climatico per creare nuovi posti di lavoro piuttosto che come una cosa a se stante. Per molti il cambiamento climatico continua a rimanere una minaccia lontana e per questo motivo è importante sottolineare le conseguenze piu immediate di una politica contro il cambiamento climatico.

Alla vigilia di queste elezioni lei ha spesso parlato di una maturazione dei Verdi inglesi. Ha in mente un processo simile a quello intrapreso dai Verdi tedeschi prima di salire al governo?
No, è un processo differente. Come risultato del loro processo di maturazione i Verdi tedeschi hanno modificato anche la loro piattaforma politica. Questo non è il nostro caso. Cambiare programma non è qualcosa che noi intendiamo fare. Noi manterremo il nostro programma e i nostri ideali ma allo stesso tempo intendiamo modificare la maniera con cui ci relazioniamo con la gente comune.

Mentre al parlamento europeo grazie al sistema proporzionale riuscite ad eleggere rappresentanti, in Gran Bretagna siete tenuti fuori dal parlamento a causa del sistema maggioritario. Qual è la vostra strategia per rispondere a questa situazione?
Quello che vogliamo fortemente e riuscire a entrare finalmente a Westminster. Ma certamente entrare nelle autorità locali, nei consigli comunali e nelle assemble regionali è stata una parte importante della nostra strategia in questi anni. In particolare in Inghilterra dove i media sono cosi concetrati su quello che succede al parlamento nazionale, per avere un impatto sul dibattito pubblico e fondamentale fare breccia a Westminster. Alle prossime elezioni nazionali abbiamo tre collegi elettorali che speriamo di riuscire a portare a casa. Uno di questi college e quello di Brighton Pavillion dove io sono la candidata. A Brighton alle ultime elezioni locali siamo arrivati primi con oltre il 30 per cento dei voti. Osservatori indipendenti prevedono che otterremo la nostra prima vittoria in parlamento in quel collegio. Questa vittoria potrebbe essere una svolta fondamentale nella storia del nostro partito.

mercoledì 3 giugno 2009

Prato. Lettera a Papi (seria) di RC

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
mv

Lettera aperta al Presidente del Consiglio .

Rifondazione Comunista ritiene che la competizione elettorale debba svolgersi su un piano democratico ed attraverso il confronto, anche aspro, di progetti e proposte politiche ben definite.
Non ci interessano nè il g
ossip nè i pettegolezzi , ed in questa ottica avanziamo le seguenti riflessioni.

La crisi non è un’invenzione della Sinistra; uno studio significativo della realtà economica toscana,elaborato dall’IRPET riporta alcuni dati dell’ultimo periodo : “ Meno 10% della produzione industriale; crollo delle esportazioni interne ed internazionali;meno 8% degli ordini interni ed esteri;diminuzione del 2% dell’occupazione e Cassa Integrazione al più 163 % “.
La flessione produttiva maggiore in Toscana avviene a Prato ( meno 8,3% ) . I recenti dati nazionali confermano le previsioni più nere: Febbraio 2009 Cassa integrazione a più 553% :Un vero e proprio crollo economico e produttivo all’interno del quale il dato locale è peggiore di quello nazionale.
In questi anni a Prato sono scomparse circa 2200 Imprese e si sono persi più di 10.000 posti di lavoro.
Questi dati confermano la necessità di porre al centro del dibattito la questione del lavoro come priorità assoluta per il destino di decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori e per la sopravvivenza di tante piccole imprese,e per il futuro delle giovani generazioni costrette a forme sempre più estese di precariato.
Il Governo da Lei presieduto non ha fino ad oggi presa alcuna iniziativa rivolta a garantire ammortizzatori sociali certi, a combattere la precarietà del lavoro,nè a promuovere progetti imprenditoriali,degni di tale nome ,nè a garantire forme agevolate di credito nei confronti di imprese e piccole aziende.
Rifondazione Comunista ribadisce la necessità di adottare misure che riportino la produzione di reddito come conseguenza del lavoro e non più della rendita.
A differenza di Lei, crediamo che l’uscita dalla crisi non possa venire che dal rilancio della produzione, e dal lavoro delle donne e degli uomini, come dimensione non solo economica ma politica.
La subordinazione del lavoro alla rendita finanziaria è la causa principale del prevalere di ogni egoismo e dell’imbarbarimento dello spirito pubblico .

Paolo Paoletti Candidato Sindaco di Prato
Calogero Messina Candidato Presidente alla Provincia.

sabato 30 maggio 2009

Prato. Cosa c'entra Annibale Viscomi con la Sasch?

Le vicende giudiziarie della Sasch, nella persona dell'amministratore Rosati, invadono le pagine della cronaca locale e diventano, grazie all'interessamento di politici di rilievo del PDL, caso nazionale, da inserire nel calderone ribollente della lotta fra il governo e la magistratura che soffoca con il suo fetido vapore la vita politica del nostro povero paese.
Ma pur volendosene disinteressare, ci corre l'obbligo di assecondare la memoria, che ancora ci funziona abbastanza, e di approfondire un particolare della storia che ci lascia a dir poco perplessi.
Apprendiamo che:
"Tutto nasce da una verifica della guardia di finanza, che nei suoi periodici controlli decide di controllare i conti della Sasch (la sede legale è a Prato in via Fra’ Bartolomeo nello studio del commercialista Annibale Viscomi).I finanzieri tornano a casa con un po’ di materiale e di lì a poco contestano all’azienda di aver usato fatture per operazioni inesistenti per abbattere l’Iva. L’evasione fiscale viene quantificata in oltre due milioni di euro e sarebbe relativa agli anni fiscali 2002 e 2003. In particolare si parla di fatture provenienti dall’area asiatica, Thailandia, Bangladesh e altri paesi della regione." (il Tirreno del 28.05.'09)

Su questo breve stralcio di articolo ci siamo chiesti:
Chi è questo Annibale Viscomi, nel cui studio vi è la sede legale della Sasch?

Qui di seguito vi proponiamo alcune istruttive letture che guidano nell'avventurosa vita del personaggio, da quando fu arrestato per corruzione di un giudice insieme all'imprenditore Franceschini, quello dell'Euromercato di Calenzano, che aveva acquistato il mobilificio Aiazzone di Biella, gli aveva cambiato nome (mobilificio Piemonte) e lo aveva fatto fallire nel giro di tre anni, fino ad oggi. Il giudice corrotto era Mario Conzo, un magistrato che Viscomi conosceva bene dai tempi in cui questi era giudice fallimentare al Tribunale di Prato; così come conosceva bene entrambi l'avvocato Vincenzo Cristiano, mediatore fra i due e anch'egli operante nel foro di Prato.

Il processo a Viscomi è andato per le lunghe e vedeva come legali della difesa il famoso avvocato di Milano, Corso Bovio, suicidatosi dopo un incontro a Prato proprio con il nostro personaggio, e Gaetano Berni, attuale difensore proprio dell'amministratore della Sasch, Antonio Rosati (oltre che di Mamma Ebe, di Vittorio Cecchi Gori e della Banca Romanelli per bancarotte fraudolente, falsi in bilancio e appropriamenti indebiti), al posto del fedele Cristiano, anche lui indagato.
Dalla tragica morte di Bovio, avvenuta nell'estate 2007, di Viscomi si sa ben poco. Dopo essersi allontanato da Forza Italia, (prima era stato consigliere comunale a Prato per la DC e nelle liste della P2, lo troviamo oggi fervente anticlericale, sostenitore dell'associazione Luca Coscioni, a cui versa piccole cifre, e come amico-elettore di Marco Cappato, parlamentare europeo radicale e segretario dell'associazione Luca Coscioni, conosciuto dal nostro ad una manifestazione a Roma per l'amnistia.
Un'altra cosa desta la nostra curiosità: l'agenzia marittima di trasporti internazionali Savino Del Bene Spa, della quale il commercialista pratese era, ai tempi dei reati di Rosati, il presidente del collegio sindacale, lavora intensamente con l'estremo oriente e in particolare con la Thailandia. Potrebbe entrarci qualcosa con le fatture di Rosati, provenienti dal paese asiatico?
Leggetevi questi ripescaggi giornalistici, dormiteci sopra e poi ne riparliamo.
mv



Corruzione in tribunale indagato anche un avvocato
Repubblica — 05 ottobre 2003
pagina 4 sezione: FIRENZE


C' è anche un avvocato nell' inchiesta per corruzione in atti giudiziari che è costata il carcere all' imprenditore Francesco Franceschini, fondatore dell' omonimo Euromercato di Calenzano, e al commercialista Annibale Viscomi. Si tratta dell' avvocato Vincenzo Cristiano del foro di Prato, legale di Franceschini. Fu lui, secondo le ipotesi di accusa, a prendere contatto nel 2001 con il giudice Mario Conzo, presidente del tribunale di Biella e in precedenza giudice fallimentare a Prato, e ad annunciargli una visita di Annibale Viscomi, che Conzo conosceva dai tempi di Prato. Fu, stando alle accuse, «un incontro prodromico alla successiva vicenda corruttiva». Viscomi spiegò al giudice che un suo cliente pratese - Franceschini - aveva rilevato nel ' 97 il marchio Aiazzone. Il mobilificio Aiazzone di Biella aveva cambiato nome, divenendo mobilificio Piemonte, e nel 2000 era fallito. La curatela vantava forti crediti con Franceschini. Quest' ultimo proponeva una transazione. A Conzo, nella sua qualità di presidente del collegio fallimentare, si chiedeva un interessamento per accogliere la proposta. Il 3 gennaio 2002 Mario Conzo andò a Prato, nello studio di Viscomi, e ritirò una busta sigillata che, secondo le accuse, conteneva 15 mila euro. Lo stesso giorno il giudice versò in contanti 9.800 euro presso la Banca Intesa di Prato, con contestuale bonifico di pari importo su un suo conto presso la Biverbanca di Biella. In quegli stessi mesi Conzo aveva ricevuto anche un' altra proposta corruttiva. Gli avevano offerto una cintura con una fibbia in platino e diamanti e la partecipazione a un business di articoli da regalo. Lui aveva rifiutato. Il 5 luglio fu convocato a Milano, dove era stata aperta un' inchiesta per il tentativo di corruzione. Tornò a Biella spaventatissimo. Temeva che potessero scoprire che mesi prima aveva accettato del denaro. Si confidò piangendo con la moglie. Le parlò dei 15 mila euro incassati a Prato. In settembre decise di andare in pensione. Qualche mese più tardi, il 28 marzo 2003, la signora si presentò in procura a Biella a denunciare la faccenda. Raccontò che il marito aveva versato una parte della tangente in banca e che le aveva detto di aver gettato il resto del denaro nella spazzatura. «In realtà penso che siano stati dati alla sua attuale amante, che già frequentava all' epoca», aggiunse secca la signora. Immediata la trasmissione degli atti alla procura di Milano, competente per i giudici in servizio in Piemonte. Conzo inizialmente ha negato tutto, sostenendo di essere vittima di una calunnia da parte della moglie (alla quale inviò un Sms di minacce), ma il 14 luglio scorso, messo alle strette, ha ammesso di aver ritirato la busta sigillata nello studio Viscomi, negando però di aver favorito Franceschini (la cui proposta di transazione, in effetti, era stata respinta il primo luglio 2002). Le ammissioni e le precedenti dimissioni dalla magistratura lo hanno salvato dall' arresto. Non è andata altrettanto bene a Franceschini e a Viscomi che, secondo il Gip di Milano Andrea Pellegrino, hanno dimostrato «una capacità corruttrice elevatissima». Intuibile il sollievo in Forza Italia, da cui Annibale Viscomi si è dimesso due settimane fa. Ex Dc ed ex apprendista nella Loggia P2, era considerato uno dei grandi elettori in provincia di Pistoia. A Sandro Bondi, neo-coordinatore del partito, da lui appellato «caro compagno», ha inviato una lettera sferzante lamentando «fatti e circostanze scandalose» nel partito e l' ascesa ai vertici di «ex comunisti». -
FRANCA SELVATICI


Viscomi ammette la mazzetta
'Così detti il danaro al giudice'

Repubblica — 07 ottobre 2003
pagina 5 sezione: FIRENZE

FRA i 40 e i 50 milioni di lire. Tale sarebbe stata la richiesta di Mario Conzo, ex presidente del tribunale di Biella, per favorire una transazione proposta da Francesco Franceschini, fondatore dell' omonimo Euromercato di Calenzano, nel fallimento del mobilificio Piemonte, già Aiazzone, di cui nel ' 97 aveva acquisito il marchio. La circostanza è emersa ieri nel corso dell' interrogatorio del commercialista di Prato Annibale Viscomi, arrestato venerdì per corruzione in atti giudiziari insieme con Francesco Franceschini, di cui era consulente nella vertenza Aiazzone. L' inchiesta è condotta dai Pm milanesi Corrado Carnevali e Maurizio Romanelli, competenti nelle indagini sui magistrati in servizio in Piemonte. Incastrato dalla moglie tradita, che il 28 marzo 2003 spifferò ai magistrati della procura di Biella la storia della tangente, il 14 luglio scorso il giudice Conzo, che nel settembre 2002 era andato prudentemente in pensione, ha ammesso di aver incassato da Viscomi il 3 gennaio 2002 l' equivalente in euro di 30 milioni, negando però di aver favorito Franceschini nella vertenza Aiazzone. Ieri mattina Annibale Viscomi, interrogato dal Gip Andrea Pellegrino, ha fornito la sua versione dei fatti. Il giudice Conzo, che prima di arrivare a Biella nel ' 95 era stato giudice fallimentare a Prato, andò a ritirare la bustarella il 3 gennaio 2002 nello studio pratese di Viscomi. «Nello studio ci sarà stato al massimo 10 secondi, giusto il tempo di prendere i soldi», ha ricordato il commercialista. «Gli ho dato 30 milioni e gli ho spiegato che era il massimo che gli potevo dare. E lui mi ha detto che me li avrebbe restituiti». Viscomi esclude di aver promesso un' ulteriore tranche di denaro e sostiene di aver tirato fuori i soldi «dal suo portafoglio». Franceschini, di cui era consulente per il fallimento, non gli chiese mai di avvicinare il giudice. Fu un' idea sua. Una fesseria. Viscomi si è dato dell' «ingenuo». Aveva già avuto problemi con Conzo quando era giudice a Prato. Non avrebbe più dovuto riprendere i contatti con lui. L' avvocato Gaetano Berni, che assiste Viscomi insieme con il collega milanese Corso Bovio, ha dichiarato che sarebbero state estrapolate e rese pubbliche solo alcune parti dell' interrogatorio, ma non ha voluto fornire ulteriori chiarimenti per non violare il segreto investigativo. Quanto a Francesco Franceschini, che probabilmente ora starà maledicendo la decisione di acquisire il marchio Aiazzone che gli ha procurato solo una montagna di guai, ha respinto le accuse, ha spiegato che si era rivolto a Viscomi solo per una consulenza e ha detto: «Non so perché avrebbe dovuto pagare il giudice». L' inchiesta sull' ex presidente Conzo include anche un altro tentativo di corruzione, proveniente da una persona vicina alla signora Rosella Piana, vedova Aiazzone. L' uomo, buon conoscente di Conzo, andò dal magistrato a sollecitare lo sblocco dei capitali della signora Aiazzone, che in tal modo avrebbe potuto acquistare l' esclusiva per la vendita di cinture con fibbie di oro zecchino, platino e diamanti su 300 navi passeggeri della Costa e Festival. Il giudice ci avrebbe guadagnato un vitalizio non inferiore ai 4 milioni di lire al mese. L' offerta fu respinta. -
FRANCA SELVATICI




Corso Bovio suicida a Milano. L'ultima lettera alla moglie
Documento del: 10/07/2007

Fonte: Secolo XIX,

Il celebre avvocato aveva 59 anni Si è sparato un colpo in bocca con la sua 357 Magnum. L'ultimo messaggio consegnato a un collega di studio 10/07/2007 Milano. Un colpo, un solo colpo di terrificante potenza, esploso a bruciapelo, la canna della poderosa 375 Magnum (custodita nel cassetto della scrivania) puntata dritta alla bocca. Si è tolto la vita così, ieri pomeriggio nel suo studio milanese di via Podgora 13, l'avvocato Libero Corso Bovio, uno dei più illustri penalisti italiani, docente universitario, autore di pubblicazioni di carattere giuridico, giornalista pubblicista. Aveva 59 anni. Restano misteriosi i motivi che lo hanno spinto al gesto estremo. Ad un suo collaboratore, Bovio aveva consegnato una lettera, indirizzata alla moglie, Rita. "Poi ti darò istruzioni su quando consegnarla", gli aveva detto prima di rinchiudersi nello studio e premere il grilletto. Il collaboratore ha sentito un colpo di pistola, uno solo, e si è subito precipitato nella stanza dove si trovava Bovio. Lo ha visto disteso a terra, supino, in un lago di sangue. I carabinieri non hanno dubbi sulla dinamica dei fatti, ma non trapelano indiscrezioni sulle ragioni del gesto. Nello studio, oltre alla 357 Magnum, il legale conservava altre armi, regolarmente denunciate. In giornata la salma è stata rimossa e lo studio legale è stato posto sotto sequestro per ordine della procura. Gli investigatori intendono passare al vaglio la documentazione e le carte rinvenute e accertare se Bovio avesse rivevuto lettere minatorie.La zia del legale, Gianna, sorella della madre, ipotizza che non si tratti di motivi di salute o familiari ma che siano legati a vicende professionali. Il legale era appena rientrato a Milano da Prato, dove aveva difeso, in tribunale, il commercialista Annibale Viscomi, accusato con l'imprenditore Francesco Franceschini di aver corrotto il giudice fallimentare Mario Conzo, nella vicenda del fallimento dell'ex mobilificio Aiazzone. "Era tranquillissimo, ci siamo abbracciati affettuosamente", ha rievocato l'avvocato Gaetano Berni che con lui aveva difeso il commercialista Annibale Viscomi. "Era arrivato ieri sera (domenica sera per chi legge, ndr) e ci eravamo visti per discutere la causa. Era tranquillo", ha ripetuto il legale, commosso e sconvolto. Ieri mattina a Prato, Bovio aveva chiesto di parlare per primo, in apertura d'udienza, e aveva svolto la propria arringa a favore di Viscomi, per il quale aveva chiesto l'assoluzione. Nel pomeriggio il tribunale ha emesso la sentenza: condanna a due anni per Viscomi, assolto Franceschini. Quando la notizia del suicidio è arrivata in aula, poco prima che venisse emessa la sentenza, l'avvocato Pier Matteo Lucibello, difensore di Franceschini, lo ha commemorato. A Milano, intanto, una piccola folla di avvocati, giornalisti, amici del legale e qualche magistrato, si è radunata sotto le finestre dello studio, a pochi passi dal palazzo di giustizia. Le indagini sono condotte dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci, che è stato raggiunto sulla scena del suicido dal sostituto procuratore generale Gaetano Santamaria Amato. Luigi Cerqua, presidente della prima corte d'Assise, stava passando nei paraggi. "Sono sconvolto - ha dichiarato - Gli ho parlato una quindicina di giorni fa e mi aveva mandato uno scritto simpaticissimo sulla tutela penale degli avvocati, in particolare i pesci. Non ci posso credere. Io voglio ricordarlo non solo come avvocato di valore ma anche come uomo di grande spirito". Tra i primi ad accorrere sotto le finestre di via Podgora, l'avvocato Jacopo Pensa, che aveva incontrato Bovio cinque volte almeno negli ultimi giorni. "Certo non era allegro - ha osservato - ma non era allegro come non lo è uno a luglio, costretto a lavorare anche il sabato e la domenica. Certo che è pazzesco non sapere che cosa passa per la mente dei nostri "fratelli"..". Improntati a commozione e incredulità i commenti dei colleghi e di quanti lo avevano frequentato per motivi professionali. In lacrime l'avvocato Caterina Malavenda, una delle sue più strette e antiche collaboratrici, si è lasciata andare ad un umanissimo sfogo: "Se solo avessi capito qualcosa, non sarei stata a guardare...", ha detto ai giornalisti. "Era una persona serena e tranquilla e un eccellente professionista". Scesa dal quarto piano del palazzo di via Podgora che ospita lo studio, Malavenda ha chiesto ai giornalisti "nei limite del vostro lavoro, un po' di tranquillità". Ha raccontato di essersi trovata in studio al momento dello sparo ma in un'altra camera e di non aver sentito alcun rumore. "Per me era come un fratello. Era un grande uomo, un grande amico, era un grande professionista". Il presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro, ha espresso il suo sgomento: "Sono dispiaciutissima, conoscevo da anni l'avvocato Corso Bovio, era un professionista molto stimato, professionalmente e umanamente. Non posso aggiungere altro se non il grande dispiacere per una vita finita così". Nato a Milano il 5 maggio 1948, Bovio era l'ultimo discendente di una grande famiglia di avvocati e giuristi di origine meridionale. Tra i suoi antenati, il filosofo Giovanni Bovio, il bisnonno, nato a Trani ma napoletano d'adozione. Il nonno, Libero Bovio, era stato poeta, giornalista ed editore a Napoli. Aveva scritto le parole di "Reginella", uno dei motivi cult della canzone partenopea. Il padre, Giovanni (scomparso negli anni Settanta) era un affermato avvocato penalista del foro di Milano. Laureato a 23 anni, iscritto all'albo degli avvocati a 27, Libero Corso Bovio era patriocinante in Cassazione dal 1975. Si occupava in particolare di reati societari, ambientali e contro la pubblica amministrazione. Era il titolare dello "Studio Legale Bovio e Associati", uno dei più importanti di Milano. Tra i massimi esperti di diritto dell'informazione e della stampa, Bovio ha tenuto corsi e seminari all'IFG dell'Ordine di Giornalisti di Milano e alla scuola di Giornalismo dell'Università di Urbino. Per conto dell'Ordine dei Giornalisti ha curato il manuale Diritto-Informazione, un testo di preparazione all'esame di abilitazione professionale. Giornalista pubblicista dal 1970, collaboratore del Corriere della Sera, Corso Bovio nel corso degli anni ha prodotto una ricca collezione di articoli e commenti, curando diverse rubriche giuridiche. Renzo Parodi 10/07/2007 Milano. Incredulità e scoramento all'interno del palazzo di giustizia milanese, semivuoto ieri pomeriggio. Nicola Cerrato, procuratore aggiunto a Milano: "Oltre ad essere un grande avvocato, Bovio era anche una persona di grande lealtà e correttezza. Era uno degli avvocati che onorava, nel solco del padre, il foro milanese e italiano". Da Roma è giunto il cordoglio dell'avv. Vincenzo Siniscalchi, ex presidente dell'ordine forense di Napoli, e attuale componente laico del Consiglio Suiperiore della Magistratura. Vecchio amico di Bovio, Siniscalchi si è detto "attonito". "La tragica morte di Corso Bovio spegne una delle luci più intense dell'avvocatura italiana ed interrompe una carriera esemplare anche nel giornalismo e nella sua rappresentanza. Ho condiviso con Bovio difficilissimi impegni professionali e la vita degli organismi rappresentativi dell'Ordine dei giornalisti e della Fnsi - ha proseguito Siniscalchi - In tutte le sue attività si prodigava oltre ogni misura, profondeva il suo acume giuridico, la sua eccezionale capacità organizzativa, la sua creatività incessante". Bovio aveva proseguito "con grande stile, il tragitto esemplare già segnato dal padre Giovanni, maestro riconosciuto del Foro italiano, e dagli antenati, grandi protagonisti della scuola filosofica italiana". Dai colleghi di studio, l'accorato ringraziamento "a tutti coloro che in queste ore terribili hanno manifestato sentimenti di amicizia e incredulità per quanto è successo", e il ricordo, affettuoso e addolorato, di "un grande amico e maestro".
10/07/2007.

venerdì 29 maggio 2009

Immigrazione. Non ci portano via il lavoro.

da ILSOLE24ORE.COM
Gli immigrati non rappresentano un pericolo per il lavoro degli italiani
29 maggio 2009
Sono più giovani e meno istruiti. Sono necessari meccanismi di integrazione

L'aumento dei flussi migratori e la maggior partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro non rappresenta un pericolo per i salari e le prospettive occupazionali dei lavoratori italiani. La Banca d'Italia nella sua relazione annuale dedica uno specifico capitolo all'analisi delle conseguenze dell'immigrazione. È più che raddoppiato tra il 2003 e il 2008 il numero di stranieri residenti in Italia, passato a 3,4 milioni di persone, circa il 6 per cento della popolazione. Nel confronto con i principali paesi europei, gli immigrati residenti in Italia rappresentano una quota più bassa di popolazione e sono più giovani e meno istruiti. Nel triennio 2005-07 l'età media della popolazione straniera regolarmente residente era pari a 38 anni, simile a quella registrata in Spagna e molto inferiore a quella, superiore ai 50 anni, riscontrabile in Germania e Francia. Poco meno della metà della popolazione straniera residente, di età compresa tra i 25 e i 55 anni, é in possesso al più di un titolo di istruzione corrispondente all'obbligo scolastico, quota che é superiore di circa 16 punti rispetto alla media dei paesi dell'Unione europea. Ma solo il 15% ha un titolo di studio di livello universitario, contro una media europea attorno al 36 per cento.
Necessari meccanismo di integrazione. La componente straniera, sottolinea la relazione di Palazzo Koch, «contribuirà in misura significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano che sarà disponibile in Italia». Ed è per questo che «se non accompagnata da meccanismi efficaci di integrazione, questa rapida espansione aumenterà il già ampio divario nella dotazione di capitale umano del nostro paese nel confronto internazionale, poiché la popolazione scolastica straniera registra significativi ritardi che si manifestano già nella scuola primaria e si ampliano ulteriormente nei livelli scolastici successivi».
Pagano meno imposte, ricevono meno prestazioni. Le differenze nella struttura socio economica e demografica tra gli italiani e gli stranieri, spiegano ancora gli economisti di Bankitalia, «determinano significativi divari nei flussi economici da e verso la finanza pubblica. Gli immigrati pagano proporzionalmente meno imposte e ricevono meno prestazioni per previdenza e sanità».

giovedì 28 maggio 2009

Sicurezza. La vita degli operai.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere.
mv


28.05.'09
PRC: MORTI SUL LAVORO, LA VITA DEGLI OPERAI NON VALE NULLA.


In merito alle tre vittime della raffineria di Saras in Sardegna siamo di nuovo davanti a un omicidio, pesantissimo, con tre vittime.
Il primo pensiero naturalmente e' di cordoglio per le famiglie.
Detto questo, e' evidente che l'impegno sulla sicurezza nei posti di lavoro non ha la centralità che dovrebbe avere come è evidente il fatto che il governo stia continuamente riproponendo provvedimenti e modifiche della legge sulla sicurezza sul lavoro che vanno nella direzione delle depenalizzazioni dei datori di lavoro.
L'applicazione del Testo unico sulla sicurezza è irrimandabile anche per Prato.
Se verremo eletti ci impegneremo con tutti gli uomini e i mezzi disponibili per portare la sicurezza su TUTTI i luoghi di lavoro, siano essi popolati da italiani, stranieri regolari od irregolari.
Non a caso, Berlusconi e i suoi ministri hanno lavorato concretamente per smantellare il Testo unico sulla sicurezza varato più di un anno fa dal governo Prodi.
Tutti fatti che evidentemente incentivano a continuare a ritenere che la vita dei lavoratori sia un fattore secondario dentro i bilanci delle aziende e non il primo bene da tutelare, nei luoghi di lavoro.
Paolo Paoletti e Calogero Messina

Scuola. I presidi ribelli.

Polemica dopo la lettera dei dirigenti scolastici alle famiglie "Scuole senza soldi? Basta far politica, se non siete capaci cambiate lavoro" Gelmini attacca i presidi ribelli "Chi non sa dirigere se ne vada" La replica di Maria Coscia (Pd): "E' fuori di senno, se ne vada lei"

di ANNA MARIA LIGUORI

ROMA - "Chi non sa dirigere cambi mestiere". Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha commentato così la vicenda dei presidi del Lazio che hanno denunciato, in una lettera inviata alle famiglie, la carenza di fondi degli istituti scolastici. Sono state oltre 41.739 le lettere spedite da circa 300 presidi del Lazio aderenti all'Asal (Associazione scuole autonome del Lazio) per dare le cifre della scuola al collasso a causa dei tagli inferti dal governo: non ci sono i soldi per i supplenti (fondi ridotti del 40 %) né per le visite fiscali obbligatorie; da settembre non saranno più garantiti i servizi previsti per legge, come la copertura dell'ora alternativa alla religione. Ma la sortita del ministro non è piaciuta all'opposizione: "Che sia la Gelmini a cambiare lavoro".

Il ministro però è stato chiaro: "A un dirigente scolastico - ha affermato la Gelmini - è richiesto di dirigere una scuola e io credo che debba assumersi oneri e onori. Deve finire l'abitudine a fare politica, a fare comunicazione, a scaricare sul ministero le responsabilità. Chi non sa dirigere, cambi mestiere. Chi lo sa fare vada avanti e risolva i problemi. Molte volte apprendiamo dai giornali i problemi che non ci vengono neppure segnalati. Io sono per la collaborazione ma anche per la corresponsabilità".

Parole che hanno subito sollevato pesanti repliche. Primo fra tutti il capogruppo del Pd in Commissione Istruzione, Antonio Rusconi: "Oggi tocca ai presidi. Dal 1 settembre saranno i genitori a constatare le conseguenze dei tagli del duo Gelmini-Tremonti".

Più duro il commento della collega di partito Maria Coscia secondo la quale il ministro Gelmini "è completamente fuori di senno e propone fantasiosi codici di condotta civica per cui ai presidi, differentemente dagli altri cittadini, sarebbero preclusi i diritti costituzionali di "impicciarsi della cosa pubblica"". E continua: "Su una cosa però la Gelmini ha ragione, chi non sa dirigere dovrebbe andare a casa. E allora, visto il disastro in cui il ministro ha gettato la scuola pubblica italiana, non sarebbe il caso che proprio lei cominciasse ad andarsene?".

D'accordo con la Coscia i presidi aderenti alla Flc-Cgil: "Per la prima volta nella storia della Repubblica le scuole hanno dovuto fare i bilanci senza fondi per l'ordinario funzionamento; sono costrette a inviare visite fiscali anche quando non servono (su decisione del ministro Brunetta, ndr) e poi le devono pagare coi propri bilanci; vengono tagliate le risorse per i recuperi dei debiti scolastici; le istituzioni avanzano dal ministero più di 1 miliardo di euro per supplenze conferite e pagate con fondi diversi da quelli specificamente dedicati. Per non parlare del depauperamento di personale che la sua riforma sta provocando nel sistema scolastico. E il Ministro cosa fa? Non trova niente di meglio che attaccare i dirigenti scolastici perché denunciano questo stato di cose".
(28 maggio 2009 la Repubblica)

martedì 26 maggio 2009

Prato verso le amministrative. RC

Domani mattina, mercoledì 27 maggio, dalle ore 9 i candidati sindaco e presidente della provincia di Rifondazione Comunista Paoletti e Messina saranno alla sede INPS in via Valentini per parlare con cassaintegrati e lavoratori disoccupati circa la crisi economica e come uscirne
Domani pomeriggio i candidati sindaco e presidente della provincia di rifondazione comunista Paoletti e Messina effettueranno un volantinaggio presso i commercianti del centro storico sulle problematiche legate alla sicurezza e sul peggioramento delle condizioni economiche future e della qualità della vita dopo l'apertura della multisala , dell'ipercoop e dei collegati 100 negozi.
Ufficio stamapa Prc Prato

domenica 24 maggio 2009

Prato. Mafia e poteri occulti -2

Il materiale che segue è del 2007. Partendo dal fenomeno pesantissimo dei numerosi suicidi che avvenivano nella nostra città e facendo riferimento al lavoro della commissione antimafia, presediuta da Tano Grasso, si analizza la complessa evoluzione dell'illegalità nel nostro distretto.
I giornali di ieri riportano le cronache di nuove indagini e arresti di personaggi in parte già noti come delinquenti, e in parte nuovi. Ci pare interessante capire realmente quale sia la reale situazione del nostro territorio al di là di dannose semplificazioni elettoralistiche e di un giornalismo frammentario e superficiale.
MV

CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINALI
Quest'articolo è stato redatto al terzo suicidio, poi i fatti -purtroppo!- si sono evoluti confermando la criminogenesi


Mutazione e crisi d'identità endogena come fattori criminogeni
Prato, tre suicidi in 15 giorni
Si chiudono aziende e si aprono banche
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica, Docente Università di L'Aquila)


PRATO 8 GIU. - Il primo suicidio è avvenuto il 27 Maggio, nella zona residenziale, dove una donna di 38 anni madre di cinque figli, s’impicca nella propria villetta. Ieri, due suicidi: il primo in carcere, dove un trentenne pratese, Gianluca Tortomasi, arrestato per rapina, si è impiccato usando i lacci delle scarpe, alla finestra del bagno di una delle celle dove vengono temporaneamente sistemati i detenuti in attesa dell'ingresso vero e proprio nel penitenziario. La Procura di Prato ha aperto un'inchiesta. L'altro, in un'azienda artigiana, dove un artigiano si è impiccato. Tre suicidi in due settimane, cosa succede nella città che è stata la più grande area tessile del mondo?
Qui, fino a qualche anno addietro le famiglie si tramandavano i telai da padre in figlio. Anche dal punto di vista urbanistico è una città "imbottigliata", perché prima si costruiva il capannone e poi la strada.
Prato ha perso la sua identità: si sa bene cosa è stata, non si sa più che cos’è e dove vuole andare per il futuro. In questa mutazione, scoppiano le contraddizioni. La più emblematica è questa: si chiudono circa 300 aziende all’anno, ma si aprono sempre più filiali di banche. L'altra, mentre emergono nuove povertà insieme all'inimmaginazione del proprio futuro, s'assiste allo spropositato acquisto di beni di lusso.

Un problema criminologico:
IL CRIMINE C'E' MA NON SI VEDE

Leggiamo brevemente gli atti della Commissione Antimafia, seduta n° 22 della XI Legislatura[1]. Ha la parola GIOVANNI FERRARA SALUTE, si rivolge al Dottor Vigna -capo della superprocura antimafia- e chiede: «Nel corso delle vostre indagini, in che misura potete ricostruire la gravità del fenomeno del riciclaggio in Toscana? Vorrei inoltre sapere se i fenomeni di compromissione di soggetti del mondo bancario siano effettivamente soltanto episodici, oppure se si possa pensare che vi siano guasti più profondi del sistema complessivo del credito in Toscana (…).
Nella Valle dell'Arno, fra le province di Firenze e di Prato, esiste il singolare fenomeno dell'insediamento di crescenti masse di asiatici. Poiché uno dei problemi della mafia è quello dell'infiltrazione e soprattutto dell'utilizzazione della manovalanza legata alla povertà, alla disoccupazione, alla non occupazione, all'emarginazione sociale ed alla clandestinità, vi sono tracce di una qualche intenzione da parte delle organizzazioni criminali di sfruttare eventuali situazioni drammatiche di queste comunità?».
TANO GRASSO, osserva: «Tempo fa mi sono trovato a Prato, una città che ha costruito le sue fortune sul "disordine" economico, senza con ciò esprimere giudizi di valore. In quella città ho avuto modo di conoscere il fenomeno della mafia del tessile, che mi è sembrato assai inquietante perché esemplare ed esemplificativo del modo in cui in una realtà ricca si possa determinare una penetrazione mafiosa nell'economia. A livello di imprenditori economici ho tratto anch'io l'impressione non di una sottovalutazione bensì dell'accettazione dell'idea che si debba necessariamente convivere con fenomeni di questo tipo. La sottovalutazione dipende da un fatto di ignoranza, ma in questo caso vi è qualcosa di più. (…) Chiedo notizie sul livello di penetrazione dal punto di vista qualitativo e quantitativo e sul modo in cui rispetto a questo fenomeno si collochi l'attività delle finanziarie o di gestione del credito in quella città. Sempre a proposito di Prato, desidero sapere se si possa parlare di associazioni o di forme di aggregazione di tipo occulto che sono dietro a cooperazioni del credito, non necessariamente di connotazione mafiosa…».

Un problema socio-economico:
COSTA PIU' CHIUDERE CHE APRIRE UN'AZIENDA

Sotto il profilo antropologico, "la variabile più generale caratterizzante la differenza tra società contadina e società industriale, è individuabile nella diversa velocità del loro cambiamento. All'estrema lentezza del mondo rurale tradizionale si contrappone la velocità elevata, ed entro certi limiti esponenziale, delle società industriali" (Gavino Musìo, 1992).
Quando la società agricola subì la mutazione in società industriale, si registrarono una serie di crimini: violenze in famiglia, divorzi, alcolismo, suicidi. Prato, si capisce bene che ormai non è più una società produttiva artigianale.
Tuttavia, per altri versi, Prato registra acquisti di beni di lusso (Ferrari, ecc.) che a giro con l'occhio si fa fatica a contarle. C’è un certo benessere concentrato in alcuni settori sociali, ma poiché l’artigianato è stato messo in ginocchio, insieme alle attività commerciali (stroncate dagli ipermercati e così via), ormai è divenuta una città dove costa più chiudere un’attività che aprirla.
Sotto il profilo criminologico c'è da chiedersi: tutti gli artigiani che chiudono la propria azienda, i loro figli che dalla prosperità vedono i genitori sprofondare nella crisi e nel fallimento, tutti coloro i quali non riescono ad apprendere i nuovi alfabeti ed ignorano persino quali siano, ebbene, chi darà loro una risposta? Come riusciranno ad immaginare il futuro?


Un problema antropologico culturale:
LA FORMAZIONE DI QUALE CULTURA?

Una colonia di emigrati per lo più cinesi, ma non solo (ossia, di culture dove l'impossibile prevale sul possibile), si è mescolata (quindi, non integrata!) alla cultura pratese, alla quale decenni di sviluppo produttivo non hanno mai negato nulla.
La cultura dell'impossibile che prevale sul possibile, si è mescolata con quella del possibile che prevale sull'impossibile. La differenza è che si rischia un ribaltamento di ruoli. Il rischio criminogeno è che prevarrà la cultura del "devi perché è possibile". E nell'alternativa tra l'osare e il non-osare, prevarrà sempre la seconda.
Afferma l'antropologo Musìo: "La coesione di una cultura appare tanto potente quanto lo sono sovente le energie distruttrici attorno ad essa. Potrà bastare ricordare che nella condizione moderna odierna del mondo, specialmente in quella occidentale, nella quale tenderebbe a prevalere la presunta livellazione delle culture umane mediata dalla tecnologia, si sta osservando che il recupero della propria individualità culturale da parte delle varie culture, sia anche disperse, sembra essere attualmente la risposta della morfologia umana storica al pericolo della perdita del proprio principium individuationis".


Un problema antropologico criminale:
NON C'E' INTEGRAZIONE MA L' "INSALATA" D'IMMIGRATI

Aver consentito la concentrazione ad "insalata" (come si usa definire in sociologia la mescolanza ma non l'integrazione) dei cinesi, ha generato un macro fattore criminogeno che può condurre dritto ad un punto di rottura. Lo scenario è che i cinesi non sono come gli italiani, che con la valigia di cartone si recavano in America e imparavano subito l’inglese (sia pure “maccheronico”). Questi vivono come tribù e seguono un loro codice: morale, civile, economico, affaristico, antropologico e criminologico. Fino ad oggi il pratese era titolare d’azienda e il cinese dipendente, da domani sarà esattamente l’opposto. Già avviene nell’edilizia, presto in altri settori. Queste dinamiche però non significano integrazione, anzi!

Un problema di politica criminale:
LA CRISI D'IDENTITA’

Prato ha la necessità e l’urgenza di ritrovare una nuova identità. Ha necessità di comprendere il proprio passato recente per formarsi un’idea dell’attualità e dunque del futuro. I presupposti socio-criminogeni attuali sono tali, che lasciano presupporre rischi di nuovi suicidi o di crimini aggressivi, generati in senso antropologico criminale dalla perdita dell’identità endogena della città e resi poi evidenti su delle motivazioni apparenti e di mera circostanza.



[1] XI Legislatura, Audizione del Procuratore della Repubblica di Firenze, Dott. Pierluigi VIGNA, e dei Magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, Presidenza del Presidente Luciano Violante e Vicepresidente Carlo D’Amato, pubblicati all’indirizzo: http://www.liberliber.it/biblioteca/i/italia/verbali_della_commissione_parlamentare_antimafia/html/index.htm


Morti a Prato
per cause violente nel 2006

Cause violente 40
Cause accidentali 21
Infortuni sul lavoro 2
Suicidi 16
Omicidi 1

Prato. Mafia e poteri occulti.

Recenti arresti per crimini di mafia, hanno portato agli onori della cronaca, varie figure di pratesi collegati alla mafia di Antonino Vaccaro, imprenditore edile (residente a Prato) e boss della mafia del tessile (comparto mafioso che negli anni '90 ha messo in ginocchio diverse imprese).
In campagna elettorale alcuni candidati fanno accenni schizzoidi sulla legalità, tendenti come al solito ad acquisire simpatia e consenso. Si guardano bene dal dire che la mafia cinese è un portato della mafia nostrana e che Prato è stata una bella e sicura terra di conquista, non solo per l'impreparazione delle forze dell'ordine rispetto al fenomeno, ma per una strutturale situazione di disordine economico della nostra città, funzionale all'evasione contributiva e ai traffici illeciti, e che oggi offre, come frutto esotico, la mafia cinese. Il repechage che proponiamo cerca di storicizzare, in sintesi, lo sviluppo della criminalità mafiosa a Prato e in Toscana.
mv


La mafia in Toscana

Casa della Legalita' e della Cultura - Onlus
martedì 08 novembre 2005

La mafia in Toscana
di Lorenzo Frigerio


Un tessuto economico e produttivo florido, in grado di offrire enormi possibilità per il riciclaggio di "denaro sporco", la posizione strategica, e lo scarso livello di attenzione da parte delle forze dell'ordine e dell'opinione pubblica: i tre fattori principali che, combinandosi tra loro a partire dagli anni Sessanta, fecero della Toscana una tra le regioni più soggette all'infiltrazione delle cosche.

Anni 60-70: il propagarsi delle cosche grazie al soggiorno obbligato
In questo decennio, lo scioglimento della Cupola mafiosa prima e l'attuazione dei provvedimenti di soggiorno obbligato poi, spinsero i mafiosi fuori delle loro terre d'origine, in una diaspora che finì per contagiare regioni fino allora immuni come Toscana, Lombardia e Veneto.
Nel giro di un decennio, la Toscana raggiunse il terzo posto nella graduatoria delle regioni con il maggior numero di esponenti mafiosi inviati al soggiorno obbligato. Le successive testimonianze di Gaspare Mutolo e Leonardo Messina confermarono le ipotesi investigative e storiche, secondo le quali fu proprio l'abile e strumentale sfruttamento dell'obbligo di soggiorno a permettere, prima a singoli mafiosi e poi ad intere cosche, la rapida e proficua espansione delle attività
illegali.
Nel giro di pochi anni la regione divenne così uno dei principali luoghi di transito delle rotte del contrabbando di tabacchi e stupefacenti.

Anni '70-80: l'Anonima sequestri dei sardi
Oltre al traffico di droga e al riciclaggio, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, le organizzazioni criminali presenti nell'Italia centrale si dedicarono alla redditizia pratica del sequestro di persona. Le forze dell'ordine si trovarono così a fronteggiare l'emergenza sequestri che collocò la Toscana in cima alla lista delle aree più colpite da questo crimine, finendo con il distogliere l'attenzione dai traffici criminali già avviati. Furono circa trenta i sequestri di persona portati a termine in Toscana, di cui quattro si conclusero nella regione dopo che la fase iniziale era stata consumata o in Emilia o nelle Marche. Il primo sequestro, in data 3 luglio 1975 in località Rignana di Greve in Chianti, fu ai danni di Alfonso De Sayons, il cui cadavere non fu mai ritrovato.
Successivamente, in sede processuale, la maggior parte di questi sequestri furono attribuiti a diverse bande composte da elementi sardi, per lo più latitanti, stabilitisi nelle regioni centrali del paese, al seguito del flusso migratorio proveniente dalla Sardegna fin dagli anni Cinquanta.

Anni 80: i traffici di droga e armi e i business dell'estorsione e del riciclaggio
La vera svolta criminale si ebbe però all'inizio degli anni Ottanta, quando la Toscana smise di essere semplicemente uno dei tanti crocevia delle attività illecite delle cosche, finendo per destare l'attenzione delle forze dell'ordine sul grado di pericolosità raggiunta in termini di ordine pubblico.
Infatti, in quegli anni, da un lato scoppiò in tutta la sua drammaticità l'emergenza droga e dall'altro si ebbero le prime conferme investigative e giudiziarie sulle manifestazioni di fenomeni inquietanti quali l'estorsione e il riciclaggio di denaro sporco. Anche il traffico di armi, da sempre tra le attività più praticate dal crimine organizzato nella regione, assunse proporzioni rilevanti.
Fu sempre in questo periodo che agli uomini d'onore si unirono diversi elementi locali che, attirati dalla facilità di guadagno loro prospettata dall'enorme giro di denaro controllato dalle cosche, assimilarono ben presto i codici di comportamento e le modalità operative delle mafie tradizionali.
Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, emersero i gruppi mafiosi e criminali facenti capo a Domenico Casale, Salvatore Privitera, Pietro Pace, Antonino Vaccaro e Giacomo Riina: questi ultimi due, tenuti sotto controllo dagli uomini del GICO di Firenze, diedero, del tutto involontariamente, il via ad una indagine che scatenò roventi polemiche tra i giudici di Firenze e quelli di Milano.

1992: le indagini sull'autoparco di Milano
Il 17 ottobre 1992 si aprì un caso destinato ad innescare un grave conflitto tra la procura della repubblica di Milano e quella di Firenze: in quella mattinata, infatti, gli uomini del GICO di Firenze irruppero all'interno dell'autoparco di via Salomone a Milano e arrestarono i componenti del clan mafioso che da tempo vi avevano insediato la loro base operativa.
La relativa inchiesta svelò le coperture di cui avevano goduto i mafiosi dell'autoparco che avevano potuto operare indisturbati sulla piazza milanese per molti anni. La segretezza dell'operazione, con il mancato coinvolgimento della procura milanese, fu motivata dall'eccezionalità delle rivelazioni di alcuni collaboratori che parlarono degli aiuti forniti agli uomini dell'autoparco da esponenti delle forze dell'ordine e forse anche della magistratura. Ne nacque una polemica che vide coinvolti in prima persona il procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli e il suo collega fiorentino Pierluigi Vigna. Successivamente le ombre gravanti sul caso furono spazzate via da una comune presa di posizione pubblica delle due procure interessate.

Casa della Legalita' e della Cultura - Onlus
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Anni '90: cosche mafiose, bande locali e Triadi cinesi
L'elemento caratteristico della realtà mafiosa oggi in Toscana è universalmente individuato nella contemporanea presenza di cosche mafiose, per lo più sicule e campane e di bande formate da soggetti autoctoni che, in seguito ad un lungo e complesso processo di interazione, hanno finito con il riproporre modelli di comportamento e attività criminali proprie delle mafie tradizionali.
Se a quest'elemento si lega il dato del profondo intreccio con la massoneria, emerso fin dai tempi della vicenda Sindona e della Loggia P2 e ancora nel corso di alcune recenti indagini, il quadro che ne emerge è davvero preoccupante.
Un ulteriore elemento di allarme fu dato dalla scoperta, avvenuta all'inizio dell'attuale decennio, della presenza distanziamenti criminali delle Triadi cinesi che, dopo aver operato inizialmente all'interno delle comunità originarie,allargarono progressivamente la loro sfera di influenza.

Anni '90: le aree a rischio
Attualmente le aree più soggette a rischio di infiltrazione mafiosa sono la città di Firenze, il Valdarno fiorentino e la Val di Nievole, con la presenza di clan di diversa origine. A Campi Bisenzio (FI), secondo le dichiarazioni di alcuni collaboratori, sarebbe da tempo operativa una decina mafiosa; a conferma di ciò sta il fatto che lungo l'asse Firenze - Prato, negli ultimi anni, sono state scoperte attività illecite riconducibili a Giacomo Riina e Giuseppe Madonia.
A Prato, nel giugno 1991, le indagini delle Fiamme gialle portarono alla luce la cosiddetta "mafia del tessile", che, guidata da Antonino Vaccaro, della famiglia palermitana di Corso dei Mille, si era specializzata nello spingere progressivamente al fallimento una serie di aziende manifatturiere per poi rilevarne la proprietà.
Oggetto di attenzioni mafiose negli ultimi decenni anche la Versilia, la fascia tirrenica compresa tra Viareggio e Marina di Massa, dove si sono riscontrati diversi casi di estorsione ed usura, legate all'intensa e sempre più sofisticata attività di riciclaggio. All'inizio degli anni Novanta, la Versilia fu teatro del feroce scontro tra le bande rivali capeggiate una da Silvio e Carmelo Musumeci e l'altra da Lodovico Tancredi che si batterono per il controllo del traffico di droga e del gioco d'azzardo, del racket delle estorsioni e dei proventi del riciclaggio.
Ad Arezzo e provincia sono state invece scoperte rilevanti operazioni di riciclaggio, alcune delle quali per opera del "cassiere della mafia" Pippo Calò. Negli ultimi anni sono emerse le tracce della presenza di uomini della 'ndrangheta. Le attività oggi prevalenti sono ancora i traffici di droga e di armi: gli uomini delle cosche e le bande locali, che spesso concludono insieme le operazioni più complesse, oltre a sfruttare certamente la ricchezza di collegamenti via terra con il resto dell'Italia e l'Europa, possono contare anche sulla conformazione particolarmente favorevole delle coste toscane che offre molti porti naturali alle flottiglie delle cosche. I proventi di questi traffici sono ripartiti tra una pluralità di organizzazioni che, insieme alle bande criminali locali, gestiscono le spedizioni in uscita e le partite di droga in entrata.

Toscana a rischio mafia
07/11/2005 - La mafia non e' un problema esclusivo della Sicilia ma riguarda tutto il Paese, anche la Toscana che negli tempi ha registrato una crescita della malavita organizzata sia italiana che straniera, in particolare quella russa e cinese.
L'allarme e' stato lanciato oggi a Firenze da Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto e da Renato Scalia, segretario regionale Silp, il sindacato delle forze di polizia aderente a CGIL. Nel mirino della mafia risultano la Versilia, buona parte della costa toscana, Montecatini e Firenze, in particolare nella zona di San Lorenzo, il quartiere dove si concentrano attivita' di vendita ambulante di fiori, di merce contraffatta, parcheggi abusivi, prostituzione, spaccio e investimenti immobiliari di larga portata. Si tratta di un fenomeno in espansione che non va sottovalutato, che richiede un attento monitoraggio per il quale e' necessario l'impiego di numerose persone. In Toscana si contano solo 800 poliziotti, un numero non sufficiente a controllare il sistema degli appalti pubblici, i piu' svariati sistemi di copertura, il riciclaggio di denaro sporco mentre la Finanziaria prevede tagli del 20% per le risorse destinate alle forze dell'ordine.
L'invito dunque e' a non abbassare la guardia, un invito che sara' ricordato anche domani in occasione del congresso regionale Silp Cgil a Firenze.

sabato 23 maggio 2009

Prato verso le amministrative. Faccia a faccia per i giovani.

Anche La Nazione relaziona sull'incontro svoltosi a Officina Giovani. Punti salienti oltre alla cravatta di Cenni: immigrazione, legalità, crisi economica.
Visto che i giovani chiedono di essere inclusi nella politica, (e di partecipare) speriamo che dal dibattito sia emerso qualche contenuto interessante perchè a leggere dal giornale (noi non eravamo presenti) il piatto è sempre il solito riscaldato.
Altro che giovani!
mv




Faccia a faccia a «Officina» ‘Candidati, pensate ai giovani’

da La Nazione 23/5/'09

COME Berlusconi, che firmò il «patto con gli italiani», così sette dei nove candidati sindaco ieri pomeriggio hanno firmato il patto con il «Comitato autonomo pratese», che ha organizzato il primo incontro-scontro nella sede di Officina Giovani. Un patto con il quale, in caso elezione, si impegnano a coinvolgere maggiormente i giovani nelle scelte, nell’organizzazione di eventi e iniziative. Un modo, a detta del comitato, per «valorizzare il ruolo dei giovani, ancora troppo esclusi dalla politica e dalle scelte di Palazzo». A parte la firma del patto che ha movimentato il caldissimo pomeriggio agli ex macelli, il dibattito è scorso via senza grossi colpi di scena. Look disinvolto e informale per tutti i candidati, a parte Cenni l’unico a vestire la cravatta, tre minuti a testa per rispondere alle domande del Comitato e del pubblico che, oltre ad avere la facoltà di porre quesiti, poteva esprimere il proprio appoggio o meno per le risposte dei candidati alzando un cartellino verde in segno di condivisione, giallo intermedio e rosso come completa disapprovazione.
Ad aprire il dibattito, seguito da circa un centinaio di giovani rappresentativi di un po’ tutti gli schieramenti (dai leader di Azione giovani fino a Rifondazione), è stata la classica domanda sulla crisi seguita a ruota dal problema cinesi. Ad incassare i maggiori favori del pubblico sono state le proposte di avviare una seria integrazione tra italiani e orientali: tesi in parte bocciata da Cenni e Milone, che invece hanno parlato di combattere con strumenti più incisivi l’illegalità diffusa. E’ Fausto Barosco (Lista Beppe Grillo) a paventare il pericolo della mafia gialla, che secondo lui avrebbe messo radici a Prato a causa di responsabilità politiche che non sono state prese. Tra le proposte emerse, il cinese Wong ha chiesto di valorizzare la comunità orientale, mentre altri, sull’onda fiorentina, hanno proposto un assessorato alla partecipazione. Infine, c’è stato anche chi ha chiesto ai candidati sindaco di collaborare con la Guardia di finanza per contrastare il flusso di evasione, non della comunità cinese, ma degli imprenditori italiani.

martedì 19 maggio 2009

Prato verso le amministrative. Rifondazione e la crisi del distretto.


Giovedì 21 maggio 2009 "La crisi nella crisi: il distretto tessile di Prato. Quali prospettive ?" Sala riunioni della Circoscrizione Centro - Via dell'Accademia, 42 Prato

Intervengono:
Rosa Rinaldi candidata al Parlamento Europeo per il PRC/se - Lista anticapitalistica
Piero Ciambotti Segretario Nazionale Filtea CGIL

Roberta Fantozzi Responsabile Lavoro Segreteria Nazionale PRC
I Candidati a sindaco Paolo Paoletti e alla presidenza della provincia Calogero Messina

Scuola. La crisi della privata in Inghilterra.

Chiudono molte scuole private per la crisi. In Inghilterra

La crisi economica sta colpendo le scuole private britanniche. In una settimana 30 istituti hanno annunciato che chiuderanno a causa del calo delle iscrizioni e dell'indebitamento con le banche. Negli anni passati le scuole private hanno investito sull'ammodernamento delle strutture per potersi aggiudicare i migliori studenti. Le scuole per dotarsi di alloggi, caffetterie, teatri e impianti sportivi di lusso hanno dovuto chiedere alle banche dei prestiti che ora fanno fatica a ripagare.
A causa dell'indebitamento hanno aumentato le tasse scolastiche a carico dei genitori, provocando un calo di iscrizioni. A rischiare maggiormente la chiusura sono le scuole più piccole, quelle di campagna e quelle che hanno solo studenti maschi o studentesse femmine.
A questi problemi finanziari, si aggiunge anche la pressione delle autorità che sovrintendono alle organizzazioni senza fini di lucro - come sono molte scuole private - che chiedono maggiori garanzie per l'emissione dei fondi, e la norma che prevede che le private accantonino una quota dei loro introiti a favore di borse di studio e di aiuti per le scuole statali.
tuttoscuola.com
lunedì 18 maggio 2009

sabato 16 maggio 2009

Prato. Paoletti e i furbetti all'estero.

Riceviamo e con piacere pubblichiamo. mv

"Aiuti solo per chi ama Prato e non per i furbetti", così si è espresso recentemente Massimo Carlesi.
L'intenzione è certamente lodevole ma , a mio parere, i " furbetti",(ma siamo proprio sicuri che questo sia il termine giusto?) hanno abbandonato il Distretto ormai da un bel pezzo. Qualcuno ha delocalizzato da anni,vedi il candidato del Centrodestra Roberto Cenni. Il Presidente della CCIA annuncia che affitterà ai Cinesi, così il suo affitto contribuirà ad incrementare, per le statistiche, la voce relativa al Terziario,come faceva notare recentemente Casini Benvenuti, qualcuno potrà così dichiarare che a Prato sta crescendo il terziario,magari avanzato. Altri imprenditori invece, trovando una sponda nella sciagurata politica di cementificazione del territorio portata avanti dalla passata Amministrazione, hanno chiuso l'azienda, trasformata la fabbrica in appartamenti e mandato a casa gli operai.
Mentre si attende il tavolo del Governo, promesso da Bonaiuti , la cronaca riporta quotidianamente lo stillicidio continuo ed inarrestabile di lavoratori messi in mobilità e di Aziende in difficoltà. Ma non è tutto, dati recenti evidenziano che su 100 contratti di lavoro, il 65% circa sono contratti a termine,e chi ha un lavoro fisso difficilmente supera le 30 ore settimanali.
E' ormai evidente che ad essere pesantemente " de localizzati " sono i lavoratori che pagano il prezzo più alto della crisi del Distretto,che assomiglia sempre più ad un tunnel del quale non si riesce a vedere la fine.
Ritengo indispensabile che la politica recuperi ed esprima, al di fuori della solita e vuota ritualità, la capacità di governance dei processi in atto nel nostro territorio,e si confronti con i problemi veri,se non vogliamo che la decadenza politica divenga un'aggravante della crisi economica.
Il primo obbiettivo,irrinunciabile,è certamente la tutela dei lavoratori ed il sostegno ai singoli,alle famiglie ed alle Aziende in difficoltà,ma occorre anche individuare possibili percorsi per superare la situazione attuale.
Rifondazione Comunista ha avanzato la proposta del DISTRETTO DELL'AMBIENTE,un processo strutturato che dovrebbe coinvolgere l'Amministrazione,le Organizzazioni di categoria,l'Università ,i Centri di ricerca,ecc. E' un progetto sul quale ci vogliamo confrontare sia con i cittadini,che con gli altri candidati e con le forze politiche.
E' quindi intorno alle problematiche del lavoro,del territorio e dell'ambiente che Rifondazione vuole porsi come centro di aggregazione di tutte le forze interessate ad un progetto , che recuperi appieno il senso di Essere Città,ma partendo dalla difesa delle fasce sociali più deboli.

Paolo Paoletti
Candidato Sindaco di Prato

lunedì 11 maggio 2009

Prato verso le amministrative. IdV ed economia locale.

Riportiamo qui un primo stralcio del programma dell'Italia dei Valori per le elezioni amministrative nel Comune di Prato. Ricordiamo a tutti che IdV fa parte dell'alleanza di centrosinistra che sostiene il candidato sindaco Massimo Carlesi, insieme a PD, Sinistra e Libertà e Comunisti Italiani.
Di questa parte vorremmo sottolineare il paragrafo relativo alla fiscalità . Con IdV si presenta un amico di Municipio Verde, Mario Tognocchi, impegnato da tempo sul fronte della giustizia fiscale, con la sua associazione.
mv


LO SVILUPPO ECONOMICO E’ LA RICCHEZZA DI TUTTI


TESSILE

La Camera di Commercio di Prato denuncia: “La grande reputazione acquisita in tutto il mondo dal Made in Italy è derivata, in larga misura, dalla lunga tradizione di qualità e di originalità dei prodotti dell'industria tessile nazionale. Per mantenere livelli di eccellenza, le aziende tessili italiane hanno investito ed investono ingenti risorse nello studio e nella realizzazione di nuovi prodotti. Spesso, però, questi investimenti non hanno prodotto un ritorno adeguato, a causa del fenomeno della sistematica imitazione o della vera e propria contraffazione dei prodotti di successo.
La stagione 2007-2008 si è infatti conclusa per il tessile con risultati non certo apprezzabili.”
Crediamo che il settore tessile possa rilanciarsi incentrandosi esclusivamente su prodotti di alta qualità, con marchio “ Made in Prato” ed è compito della politica creare opportunità formative, favorire il credito alle imprese che intenderanno investire sulla innovazione di alta qualità e sulla realizzazione del ciclo completo della filiera produttiva: dal filato, al tessuto, alla confezione.
Compito della politica - in particolare in questo momento storico - sarà attivare tavoli per lo studio di quali siano le forme migliori di incentivazione e creazione di un prodotto che, avendo le caratteristiche di ‘unicità‘, possa rendersi difficilmente riproducibile. Pensiamo alla creazione di un marchio specifico ed alla realizzazione di cataloghi, depositati presso la Camera di Commercio, in regime di convenzione, di prodotti che presentino fattezze e rintracciabilità per tutto il loro percorso di produzione per verificarne la originalità e la cui Unicità sarà garantita da un codice (algoritmico).
Prato ha una tradizione tessile conosciuta in tutto il mondo, cui si lega il lavoro di artigiani altamente qualificati nella produzione di beni preziosi di alta moda. Ottimi artigiani che da anni lavorano per grandi firme e fanno del Made In Italy il prodotto più richiesto anche dai Paesi in via di sviluppo. Gli stessi che oggi sono percepiti come pericolo per la nostra economia.
Le Amministrazioni Comunali e Provinciale, dovranno impegnarsi nel far emergere le risorse qualificate già presenti e attive sul territorio e potenziarne le opportunità di rilancio e sviluppo. Costituire, anche con la collaborazione di artigiani usciti dal mondo produttivo,Centri Formativi di alta specializzazione creando opportunità concrete di inserimento lavorativo. Dobbiamo realizzare una politica di incentivi per tutte quelle Aziende che investono nell’innovazione tecnologica e nella riqualificazione.
Un appello convinto, quindi, agli imprenditori di non abbandonare il Distretto, perché un nuovo sviluppo è possibile.

ETICA D’IMPRESA e LEGALITA’
Siamo convinti che la certificazione “SA 8000”, finalizzata all’abolizione del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro minorile e al rispetto delle norme, sia indispensabile per tutte le Aziende.
L'impegno etico e sociale di un'impresa oltre ad essere testimoniato dal proprio Codice etico e dal Bilancio sociale, può e deve anche essere certificato.
Questo nuovo standard internazionale di certificazione vuole garanti:
il rispetto dei diritti umani
il rispetto dei diritti dei lavoratori
la tutela contro lo sfruttamento dei minori
le garanzie di sicurezza e salubrità sul posto di lavoro
Così come l’estensione del DURC (documento di regolarità contabile) a tutti i tipi di Ditte, sarà garanzia del rispetto dei termini di versamento contributivo e di lotta contro la concorrenza sleale.

FISCALITA’
ARTICOLO 53 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
La situazione della fiscalità in Italia è notoriamente tra le più onerose a livello europeo. La visione, più volte espressa dal Presidente dell’IdV Antonio Di Pietro, è quella di attuare una più equa disciplina delle imposte incidendo, in maniera determinante, sulle detrazioni fiscali.
L’IdV di Prato condivide la battaglia portata avanti dall’Associazione “Scaricare tutto tutti” che ha depositato una proposta di legge di iniziativa popolare alla Corte Suprema di Cassazione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.ro 196 del 24 agosto 2007 con il seguente titolo: “ ATTUAZIONE DEL DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA DEDUCIBILITA’ TOTALE DI ONERI E SPESE NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI DEI CITTADINI – Legge per la Tutela dei diritti economici della persona e per la semplificazione fiscale”
Il sogno, da trasformare in realtà, è quello di un Paese dove tutti i cittadini possano vivere alla luce del sole con il proprio reddito, con i frutti del proprio lavoro, un Paese dove lo Stato non mette le mani nella busta paga PRIMA degli stessi cittadini. Un Paese dove tutti i cittadini possano provvedere con il proprio reddito alle spese che gli sono necessarie per la loro vita e per il proprio progresso.
Un Paese dove l’evasione fiscale non ha senso perché hanno tutti l’uguale diritto e le uguali utilità di chiedere “LA RICEVUTA FISCALE”.
L’Idv di Prato vuole credere che questo sogno possa diventare realtà e porterà a tutti i livelli del Partito questa proposta per una crociata nazionale che apra la strada al “PAESE VERAMENTE CIVILE”, impegnandosi contemporaneamente a ricercare, già nella gestione delle realtà locali, strumenti che aprano la strada alla realizzazione di una nuova fiscalità .

domenica 10 maggio 2009

Rifiuti. Enjoy spazzatura.

La Coca-Cola fa dire a questa ricerca per niente pilotata che i rifiuti solidi da imballaggio non sono un problema e che ormai riciclare è un bel business. A noi purtroppo non risulta, ma perchè Coca-Cola si interessa ai rifiuti?
mv



RIFIUTI: BOTTIGLIE ACQUA E LATTINE OPPORTUNITA', STUDIO LUISS


(ANSA) - ROMA, 6 MAG - I rifiuti, in particolare quelli derivanti dagli imballaggi delle bevande analcoliche e delle acque minerali, devono essere visti non piu' come un problema ma come un'opportunita' economica, crescita e sviluppo. Una quota rilevante dei rifiuti solidi urbani e' rappresentata dagli imballaggi utilizzati nella distribuzione di prodotti a largo consumo, in cui rientrano le bevande analcoliche e le acque minerali. In Italia il volume complessivo degli imballaggi era, nel 2007, di oltre 12 milioni di tonnellate. Sono dati che emergono da una ricerca commissionata dalla fondazione Coca-Cola Hbc italia all'universita' Luiss, i cui risultati sono stati presentati oggi a Roma. ''Dal 2002 al 2006 - rileva lo studio - la quota di recupero dei materiali da imballaggi per le bevande analcoliche e acque minerali e' cresciuta del 7% raggiungendo le 348 mila tonnellate, pari al 38% del totale dei rifiuti da imballaggi per bevande emessi sul mercato'', con le prime quattro regioni in classifica - Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana - che rappresentano il 79% della quota totale. Appare chiaro pero' che ''soltanto con un intervento deciso da parte delle regioni ancora in retroguardia in materia di rifiuti sara' possibile rafforzare ulteriormente i pur positivi risultati perseguiti complessivamente dal paese''. ''Il ruolo del rifiuto non e' piu' vissuto come un problema ma come un'opportunita' - dice Attilio Consonni, presidente della Fondazione Coca-Cola Hbc Italia - rappresenta infatti un bene le cui operazioni di trattamento producono vantaggi sia dal punto di vista ambientale, perche' riducono il consumo e la dispersione incontrollata, sia dal punto di vista economico, perche' generano importanti opportunita' di business, crescita e sviluppo per tutta la filiera coinvolta''. (ANSA).
06/05/2009

Salute. Traffici di principi attivi.

Farmaci irregolari dalla Cina, indagati i vertici Menarini L’accusa: importavano princìpi attivi coperti da brevetto.
L’azienda nega. Perquisita la sede dello stabilimento fiorentino


L’inchiesta porta un nome abba­stanza delicato — «Farmaco Scarlat­to » — ma la sostanza è ben diversa. O per lo meno è quello che spunta da un’indagine ben precisa. La magistra­tura fiorentina, diretta dal procurato­re capo Giuseppe Quattrocchi, sta in­fatti facendo luce su un presunto traf­fico internazionale di «principi atti­vi». Un giro di farmaci che, a detta dell’accusa, ruota attorno all’Italia, Honk Kong, la Svizzera e la Norvegia. A coordinare l’inchiesta è il sosti­tuto procuratore Luca Turco, che ha la fa­ma di magistrato duro e inflessibile. È stato lui che, ieri mattina, ha man­dato i carabinieri del Nas a perquisi­re diverse aziende farmaceutiche.

LE PERQUISIZIONI - A Firenze i militari hanno passato al se­taccio la Menarini, azienda leader del settore in Italia, secondo i rating diciannovesima in Europa (su 2.311 concorrenti) e trentaseiesima nel mondo (su 4.641 aziende). La procura fiorentina ha aperto un fascicolo in cui si ipotizza il reato di truffa. La vicenda ha per oggetto un presunto traffico internazionale di «principi attivi» protetti da brevetto. Secondo i primissimi risultati degli inquirenti, dietro ci sarebbe un mec­canismo ben preciso. Di fatto, alme­no secondo l’accusa, esiste una hol­ding capofila che ha sede a Lugano (Svizzera), che a sua volta si avvale per i suoi scopi di alcune società con­trollate da una terza società, diretta da due svizzeri. Un gioco a incastro, un puzzle che gli inquirenti hanno ri­costruito dopo diverso tempo. Sempre secondo l’accusa, la socie­tà luganese gestisce, per conto della Menarini, l’intero commercio delle materie prime attraverso una secon­da società, che per gli inquirenti rap­presenterebbe una sorta di «paraven­to ». Questi i dati che sono serviti a in­crociarsi con quelli di un contratto av­venuto alcuni anni fa proprio tra l’azienda farmaceutica fiorentina e un’altra società: quel contratto preve­de che venga concessa la licenza per due «princìpi attivi» ben precisi. Ov­vero la pravastatina e il fosinopril. Quel contratto, almeno secondo gli inquirenti, prevede che l’approvi­gionamento dei princìpi attivi avven­ga esclusivamente da una casa farma­ceutica. Ma è qua che il percorso de­via, sempre secondo quanto ipotizza­to dagli inquirenti: l’approvigioba­mento sarebbe avvenuto tramite un’altra società che ha sede in Nuova Zelanda. Con prodotti che arrivano direttamente da Honk Kong. La complessità dello schema delle varie società rappresenta molto bene un intreccio che deve essere ancora approfondito. Ed è per questo moti­vo che ieri mattina, oltre a perquisire la sede centrale della Menarini, i cara­binieri del Nas hanno perquisito an­che le abitazioni private di una deci­na di persone.

GLI INDAGATI - Sul registro degli inda­gati sono così finiti i vertici della casa farmaceutica del capoluogo toscano: il presidente del gruppo, il cavaliere del lavoro Alberto Aleotti, e gli assi­stenti del presidente, Lucia Aleotti e Alberto Giovanni Aleotti. Si tratta, ov­viamente, di un atto dovuto. L’azienda replica: «Respingiamo nella maniera più decisa e categori­ca qualsiasi illazione in merito a una presunta importazione illegale di un principio attivo dalla Cina e alla violazione di qualunque diritto di brevetto». Al momento gli inquirenti fanno un’ipotesi ben precisa: grazie a que­sto presunto meccanismo, la fattura­zione dei prodotti importati sarebbe risultata superiore a quella reale. Ec­co perché accanto ai carabinieri del Nas ci sono anche i funzionari delle Agenzie delle Entrate, che stanno fa­cendo accertamenti per conto della magistratura. È chiaro che l’indagi­ne è appena all’inizio. E che tutto il materiale sequestrato sarà passato al setaccio del Nas. Non fosse altro per l’importanza dell’azienda che na­sce oltre un secolo fa (esattamente nel 1886) in un piccolo laboratorio della Farmacia Internazionale di Na­poli e si trasferisce a Firenze nel 1915, dove tuttora ha la sua sede cen­trale. Una storia importante come i dati stessi dell’azienda che, non più tardi di tre anni fa, dava lavoro a ol­tre diecimila dipendenti sparsi in tut­ta Italia. Produce 450 milioni di con­fezioni di medicinali all’anno nei due stabilimenti di Firenze, nel nuo­vo stabilimento di L’Aquila, e in quelli di Pisa, Lomagna , Barcellona, Istanbul e Berlino. Nel gennaio 2006 Menarini ha acquisito l’impianto far­maceutico AWD Pharma di Dresda che le ha permesso ti potenziare la propria presenza sui mercati dell’Eu­ropa centrale e orientale.

Simone Innocenti
08 maggio 2009
Corriere.it