TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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sabato 4 aprile 2009

Inceneritori. Diossina anche qui.

DATI CLAMOROSI DALL'INCENERITORE D MONTALE - LE DIOSSINE SONO NEL PIATTO - POLLI ALLA DIOSSINA ANCHE A PRATO SOTTO L'INCENERITORE DI BACIACAVALLO
I cittadini della Piana chiederanno l'intervento dei ministeri della Salute e dell'Agricoltura, della Comunità europea e si rivolgeranno alle Procure di Pistoia e di Prato per essere tutelati, visto che su 8 campioni di carne di pollo ben 5 sono fuori norma per il contenuto di diossine e, nonostante la legge preveda il divieto di consumo , nessuna autorità preposta interviene.
Le diossine sono fuori legge oltre che nella carne di pollo, anche nella carne di manzo e nelle uova di gallina, della carne di maiale non si sa nulla solo perché non è stata indagata.
A smentire le affermazioni di chi sostiene che l'inquinamento è diffuso ovunque e tenta in questo modo di assolvere l'inceneritore dalla responsabilità di inquinare pesantemente i nostri cibi, basta far osservare che i dati che sforano sono tutti nella zona di ricaduta, tranne uno che guarda caso però si trova a poche centinaia di metri dall'inceneritore di Baciacavallo.
Inquinati sono anche i prodotti vegetali: il piombo nel fieno in zona rossa è 8 volte superiore al limite massimo previsto per gli ortaggi e la frutta, prodotti che ci si è ben guardati da indagare.
Siamo preoccupati sia per i danni economici e di immagine arrecati ai produttori locali e a tutta l'economia agroalimentare del territorio, ma siamo preoccupati anche per chi giustamente vuole privilegiare il consumo dei prodotti locali e che non vede tutelata la propria salute dalle autorità competenti.
Chiediamo al Sindaco di Pistoia Renzo Berti, rientrato all'ASL come responsabile dell'igiene degli alimenti, che ne pensa del fatto che anche nel territorio che amministra, nella zona di maggiore ricaduta dell'inceneritore, al Bottegone, ci sono polli alla diossina e probabilmente anche cavoli al piombo che continuano tranquillamente ad essere mangiati.
La sfiducia nell'efficacia dei controlli e nella corretta gestione dell'impianto non può che aumentare di fronte alla constatazione che nel mese di febbraio per ben oltre 60 ore risulta che l'impianto ha funzionato senza carboni attivi. Tutto ciò è facilmente verificabile dal report mensile di autocontrollo scaricabile dal sito della provincia
(http://www.provincia.pistoia.it/AMBIENTE/InformazioneAmbientale/TermovalorizzatoreMontale/Gruppo5/REPORT_AUTOCONTROLLO_FEBBRAIO_09.pdf),
ed è potuto accadere nel totale silenzio, nonostante l'ARPAT, nella Trasmissione del Rapporto di Prova del 10 febbraio 2009, dichiarasse di "ritenere opportuno un approfondimento del sistema di monitoraggio in continuo ed in particolare della durata del campionamento", visto che nel mese di dicembre il campionamento in continuo delle diossine era durato un solo giorno contro i circa 20 previsti. .
I cittadini preso atto che la ASL non ha al momento preso alcun provvedimento a tutela della salute e della sicurezza alimentare dei cittadini, si rivolgeranno alle istanze superiori e valuteranno con i loro avvocati l'opportunità di intraprendere azioni legali mirate ad individuare e perseguire specifiche responsabilità penali non solo per omissione di atti dovuti ma anche per danni gravi a carico della salute. Visto inoltre le scarse garanzie di gestione dell'impianto e la discutibile efficacia dei controlli, chiediamo l'immediata chiusura dell'inceneritore e la bonifica dell'area.
Comitato contro l'inceneritore di Montale Coordinamento dei comitati della piana FI-PO-PT Forum ambientalista Toscano


da il Tirreno 5.4.'09
Polli alla diossina a Baciacavallo

La scoperta durante i controlli sull’impianto di Montale
I comitati all’attacco «A rischio la nostra salute ma nessuno fa niente»
PRATO. Polli alla diossina? Più che un’ipotesi è una certezza. Il limite di legge è di 4 nanogrammi di diossina e Pcb (policlorobifenile) per chilogrammo, ma i campioni raccolti lo scorso febbraio dall’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana in una delle aree a ridosso dell’inceneritore di Montale, hanno fatto addirittura registrare un valore esorbitante: 46,2 nanogrammi. Il problema è che i polli in questione appartengono ad un allevamento nel territorio pratese, posto a 7 chilometri e mezzo dall’impianto di Montale ma a poche centinaia di metri dall’inceneritore di Baciacavallo.
Logico quindi che il Coordinamento comitati della Piana, il comitato contro l’inceneritore di Montale e il Forum ambientalista toscano, si siano mobilitati chiedendo «l’intervento dei ministeri della Salute e dell’Agricoltura, della Comunità europea» e annunciando l’intenzione di rivolgersi alle Procure di Pistoia e di Prato «per essere tutelati visto che 8 campioni di carne di pollo ben 5 sono fuori norma (ma il limite più alto è proprio quello rilevato a Prato, ndr) per il contenuto di diossine e, nonostante la legge preveda il divieto di consumo, nessuna autorità preposta interviene. Le diossine sono fuori legge oltre che nella carne di pollo, anche nell carne di manzo e nelle uova di gallina, della carne di maiale non si sa nulla solo perché non è stata indagata». Adriana Pagliai, portavoce dei comitati, ricorda che il decreto legislativo 16 marzo 2006 nº 158 prevede in questi casi il divieto di uscita degli animali, il ritiro dal consumo dei prodotti derivati, l’abbattimento dei capi. Inquinato è risultato anche il fieno: il piombo è 8 volte superiore al limite massimo previsto per ortaggi e frutta, prodotti però non indagati.
Se i polli di Baciacavallo contengono diossina la colpa non sarebbe però né dell’impianto di Montale e nemmeno di quello di Baciacavallo. Infatti nel rapporto dell’Istituto zooprofilattico inviato al dottor Pietro Gabbrielli dell’Asl 3 di Pistoia, responsabile del dipartimento della Prevenzione, si afferma che «l’elevato rapporto fra Pcbs e diossine, in particolare nel campione 12p (Baciacavallo), depone a favore di un origine della contaminazione dovuta a fonti non riconducibili a processi di combustione ma piuttosto a situazioni ambientali da verificare da altri punti di vista, come l’eventuale possibilità della presenza di questi contaminanti a causa di situazioni critiche locali non chiaramente identificabili (è critica la conoscenza del modo in cui gli animali sono stati alimentati, dove hanno razzolato...)».
I comitati non credono però a questa spiegazione (che comunque prevederebbe interventi sulla commercializzazione dei polli) e si riservano di intraprendere azioni legali «per individuare e perseguire responsabilità penali non solo per omissione di atti dovuti ma anche per danni gravi della salute». Chiesta l’immediata chiusura degli inceneritori e la bonifica delle aree.
Giovanni Ciattini

sabato 21 marzo 2009

Inceneritore di Montale. I PCB escono eccome!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo MV


La stampa locale di venerdì 20 marzo riporta le dichiarazioni dei sindaci dei tre comuni (Agliana, Quarrata e Montale) che affermano che la "presenza di PCB non può in alcun modo essere ricondotta all'inceneritore di Montale".

Consigliamo ai tre primi cittadini una maggiore prudenza nelle loro dichiarazioni e che almeno si prendano la briga di leggere i dati pubblicati sul sito della Provincia di Pistoia , in questo modo scoprirebbero che i PCB escono (eccome!) dal camino dell’inceneritore andando a depositarsi nei terreni e quindi anche nei nostri alimenti. Per fare alcuni esempi, dal secondo forno appena revisionato, nel novembre del 2007, uscivano oltre 31 nanogrammi per metro cubo, nel marzo 2008 ne uscivano oltre 27 e durante lo sforamento del maggio 2007, a fronte di 0,64 nanogrammi di diossine, il totale dei PCB era 81 nanogrammi. Questi sono dati ufficiali che parlano da soli e che evidentemente sono sconosciuti ai proprietari/sindaci dell’inceneritore.
Chiediamo ai Sindaci, se il PCB esce in abbondanza dal camino dell’inceneritore secondo loro dove andrà a finire?
Inoltre a totale discredito delle loro affermazioni quando sostengono che dagli inceneritori non esce PCB consigliamo di controllare semplicemente su internet dove digitando su pubmed "waste incineration PCB environmental contamination" si vedrà che compaiono ben 53 voci bibliografiche che affermano l’esatto contrario.
Ancora desta stupore che ora il merito di aver fatto le analisi se lo prendano le istituzioni e si dimentiche che esse sono invece il risultato delle pressioni dei comitati e delle proteste sorte all' indomani dello sforamento nel 2007.
Per il bene dei nostri Sindaci e per la loro immagine, vorremmo anche ricordare loro che il tempo delle indulgenze è passato da un pezzo e continuando a fare difese d'ufficio degli inceneritori si corre il rischio di fare come minimo delle brutte figure….. se non peggio!!!
Gli inceneritori sono macchine pericolose, per convincersene basta scorrere con attenzione la cronaca di questi anni che dimostra come gli inceneritori sotto inchiesta siano numerosi: da Massafra a Terni, da Pietrasanta a Montale, da Collefferro a Modugno, per non parlare di Forlì, dove è in corso un processo per il caso di cancro in un bambino ormai arrivato alla ribalta nazionale.
Invitiamo i Sindaci per prima cosa a risolvere definitivamente il loro clamoroso conflitto di interesse: quando assolvono l’inceneritore lo fanno come rappresentanti del diritto alla salute dei cittadini o come fa l’oste quando difende il proprio vino ?

Coordinamento dei Comitati della Piana FI – PO – PT
Forum Ambientalista Toscano Comitato Contro l'inceneritore di Montale


a seguire l'intervento dei Sindaci che ieri non avevamo postato
mv

VENERDÌ 20 MARZO 2009 › TOSCANA
Pagina 12 - il Tirreno Toscana
Inceneritore di Montale
Ora i sindaci chiedono nuovi controlli

MONTALE. I sindaci di Agliana, Montale e Quarrata prendono posizione riguardo alle analisi effettuate nelle zone circostanti all’inceneritore di Montale dall’Asl di Pistoia, evidenziando innanzitutto che «sono state le istituzioni le promotrici di questo complesso studio condotto sia da Arpat sui terreni sia dalle Aziende sanitarie locali di Pistoia e Prato sugli animali e sull’incidenza dei tumori nella popolazione dei nostri Comuni».
«Visti i risultati emersi - continuano gli amministratori - riteniamo prioritario integrare ed intensificare i controlli e le indagini per conoscere quanto realmente sia diffusa la presenza di diossine».
Invece i comitati della Piana, che da anni si battono contro l’impianto di termovalorizzazione di Montale, chiedono la chiusura immediata dell’inceneritore e la pubblicazione di tutti i dati dei campionamenti.
«Finalmente l’Asl di Pistoia - sostengono i comitati - riconosce un allarmante inquinamento da diossina. Dai campionamenti sugli animali risultano diossina e Pcb sopra i limiti della norma europea che collocano Agliana e Montale tra le aree più inquinate d’Italia».


venerdì 20 marzo 2009

Comunicato stampa. La lezione di Montale

Gli ultimi rilievi fatti nella zona circostante l'inceneritore di Montale che, lo ricordiamo, si trova a due passi dai Comuni di Prato e Montemurlo, hanno evidenziato un'importante presenza di diossina e di altre sostanze inquinanti, negli animali prelevati nella zona. Il rapporto ufficiale che interpreta i dati, fornito dalle autorità competenti, ci appare a dir poco preoccupante ma non solo per i tassi di veleni depositati in animali destinati all'alimentazione, - cosa che purtroppo non ci stupisce - ma soprattutto per la solerzia con cui esso scagiona l'impianto di incenerimento dei rifiuti, ipotizzando altre non identificate cause di inquinamento ambientale.
La realtà però non la si può sempre facilmente coprire se non cadendo nell'assurdo e nella manipolazione: l'inceneritore di Montale è un impianto vecchio e insicuro che ha già avuto i suoi periodi di chiusura per il livello di emissioni velenose che distribuiva su tutto il territorio e che nonostante ciò, si vuole forzatamente tenere in piedi e anzi raddoppiare. Dalla sua riapertura, la situazione non è migliorata e pensiamo che i metodi con cui si monitora l'impianto non siano adeguati.
La scadenza elettorale si avvicina e chi intende competere per amministrare le città e la Piana si trova di fronte a una scelta. La prima possibilità è quella di continuare una politica dei rifiuti basata sull'incenerimento, condannando l'ambiente a ricevere subdoli e letali veleni per accontentare gruppi industriali e piccoli potentati locali.
La seconda è invece quella di puntare sul riciclo, sul riuso, sulla riduzione a monte degli imballaggi e su tutte le tecnologie senza combustione che sono già a disposizione.
E' il momento di cambiare registro e di dimostrare ai cittadini che non si intende né vendere né negoziare la salute.
Questa è la vera sfida di questo tempo difficile: costruire un limite politico, netto e invalicabile a difesa del bene comune. E l'addio agli inceneritori è una parte importante di questa sfida.

Municipio Verde

domenica 15 marzo 2009

Pistoia. Fate fruttare questo divorzio!

Su coraggio, ragazzi! Ora che avete mollato il grande Bidone, fatevene qualcosa... Innanzi tutto l'inceneritore di Montale deve rimanere così, in attesa di chiudere, e si deve pensare immediatamente a salvare e potenziare la Recoplast Poi sulle ferrovie bisognerà dire qualcosina di più, no?
mv


Verdi e Sinistra correranno da soli

Un’assemblea deciderà il candidato alla presidenza dell’alleanza Infrastrutture, riduzione del numero di assessori e gestione dei rifiuti tra i motivi che hanno portato alla rottura con la candidata del Pd
MARTA QUILICI

PISTOIA. É definitiva l’uscita dei Verdi e dell’Associazione per la Sinistra dalla coalizione di centrosinistra guidata da Federica Fratoni: correranno da soli alle elezioni per il presidente della Provincia di Pistoia. Ancora nessun candidato ufficiale, ma forse già giovedì prossimo, nell’ambito dell’assemblea pubblica che si svolgerà a partire dalle 21 al circolo Garibaldi, potrebbe emergere qualche nome.
«Nel caso che i candidati risultassero più di uno - afferma Sergio Frosini dell’Associazione per la Sinistra - potremmo valutare di ricorrere allo strumento delle primarie, anche se troveremo a scontrarci con tempi molto stretti. Altrimenti il candidato potrà essere eletto in forma assembleare».
La nuova alleanza vuole puntare su quella fascia di elettorato che non si riconosce nella sinistra istituzionale e su quei cittadini che, sfiduciati dalla politica, scelgono sempre più di rinunciare al diritto di voto.
Le ragioni della rottura. La critica è trasversale: sia sui contenuti che nel modus operandi della coalizione della Fratoni, soprattutto dopo la vittoria alle primarie.
«Il tavolo della coalizione - spiega Sergio Frosini dell’Associazione per la Sinistra - è stato convocato un mese dopo le primarie. Sia alla prima riunione che alla seconda, inoltre, era assente proprio la componente più ampia, il Pd, facendo risultare gli incontri quasi del tutto inconcludenti. Ma abbiamo comunque cercato di far emergere nella discussione i nodi più critici esposti nel piano programmatico firmato il 30 dicembre da tutti gli appartenenti alla coalizione. La volontà era infatti quella di discuterli per approfondirne i contenuti, consapevoli del fatto che il piano programmatico presenta delle importanti linee guida su cui, però, è necessario entrare nel merito in maniera più incisiva, altrimenti rimangono vuote».
C’è chi sostiene che la rottura sia dovuta principalmente alla sconfitta alle primarie della candidata Cecilia Turco.
«Non è così - afferma Andrea Pacini dei Verdi -. Siamo usciti dalla coalizione perché sono mancate le garanzie di un impegno volto al cambiamento etico e programmatico e alla discontinuità con le precedenti politiche dell’amministrazione provinciale». Una decisione, però, che potrebbe indebolire la sinistra: «Il nostro obbiettivo - replica Pacini - è quello di sconfiggere il centrodestra, ma per farlo dobbiamo raccogliere e dare risposte moderne e concrete a tutte quelle voci di dissenso e sfiducia verso la politica che provengono proprio da sinistra, dai movimenti, dalle associazioni, contro quei vani conservatorismi e moderatismi presenti ancora, invece, in una certa parte del centrosinistra».
I contenuti. La questione dei rifiuti, l’attenzione ambientale nelle opere di infrastrutture, una revisione dei costi della politica con la diminuzione del numero degli assessori provinciali da otto a sei, il tema centrale del lavoro: questi alcuni dei punti focali messi in evidenza da Verdi e Associazione per la Sinistra.
«La riduzione del numero degli assessori - afferma Frosini - è un altro punto che ci ha spinto alla rottura con la coalizione della Fratoni. A questa nostra proposta ci è stato risposto che i posti da assessore sono attualmente otto proprio quante erano le forze della coalizione. Questo è un’ulteriore conferma della diversità di intendimenti nel fare politica: il nostro impegno non è rivolto ad occupare una poltrona».
Sulla questione rifiuti, centrale il tema dell’inceneritore di Montale «per il quale - afferma Simone Morosi dell’Associazione per la Sinistra - sarà necessario valutare l’opportunità del suo ampliamento soltanto se i risultati delle analisi e dello studio epidemiologico Arpat/Asl saranno confortanti per la salute dei cittadini».
Per le infrastrutture, punto importante anche nel programma della Fratoni, i temi centrali sono anche per Verdi e Associazione per la Sinistra, la costruzione della terza corsia dell’autostrada Firenze-Mare e il raddoppio della ferrovia, «ma - afferma Morosi - bisogna avere delle priorità. E per noi ce l’ha il trasporto su rotaia, piuttosto che quello su gomma, più inquinante sotto vari aspetti».

lunedì 28 aprile 2008

Montale. Il comunicato stampa integrale del Comitato contro l'Inceneritore

Pubblichiamo il comunicato stampa, in versione integrale, distribuito dal Comitato contro l'Inceneritore di Montale lo scorso 22 aprile.
Un documento ricco di dati che, ci permettiamo di consigliare, anche qualche assessore all'Ambiente pratese farebbe bene a leggersi.

MV


CONFERENZA STAMPA 22 APRILE 2008

Ci ha sorpresi la leggerezza con cui l’Assessore all’ Ambiente di Pistoia, Giovanni Romiti, ha dichiarato che lo studio dell’ Unione Europea condotto a Coriano …..del Friuli !!!, ha dimostrato che gli inceneritori non costituiscono un rischio per la salute umana.
Siamo sicuramente disposti a perdonare a Romiti l’errore in geografia (Coriano non è in Friuli, ma in Emilia Romagna), ma non certo le sue affermazioni circa lo studio Enhance Health condotto, con finanziamenti dell’ UE nel quartiere di Coriano Forlì, ove sono ubicati due inceneritori: uno per rifiuti urbani ed uno per rifiuti ospedalieri.
Lo studio ha preso in considerazione tutta la popolazione residente entro un cerchio di 3.5 km dagli impianti suddivisa in anelli di 500 metri nel periodo1990-2004.
I risultati più significativi, che riportiamo in tabelle, riguardano la salute femminile.
Si stima che nel periodo preso in esame si siano verificati ben 116 decessi in più rispetto al numero atteso.

MORTALITA’ NELLE DONNE RESIDENTI ALMENO 5 ANNI ENTRO 3.5 km DAGLI IMPIANTI PER: TUTTE LE CAUSE, TUTTI I TUMORI, ALCUNI TUMORI : RISCHIO RELATIVO (* statis. sign.)

metalli pesanti

ng/m3

Tutte

le cause

tutti

i tumori

colon-

retto

stomaco

mammella

<1.9

1

1

1

1

1

2.0-3.8

1.17*

(1.08-1.28)

1.17

(0.93-1.47)

1.32

(0.6-2.79)

1.75

(0.8-3.69)

1.21

(0.67- 2.21)

3.9-7.3

1.07

(0.98-1.16)

1.26*

(1.01-1.57)

2.03*

(1.0-4.13)

2.88*

(1.47-5.65)

1.10

(0.60-2.01)

7-4-52

1.09

(0.96-1.23)

1.54 *

(1.15-2.08)

2.47*

(1.0-6.10)

2.56*

(1.04-6-28)

2.16*

(1.10- 4.27)


Nella stessa Discussione dei risultati (pag. 23) dello STUDIO CORIANO, consultabile su www.arpa.emr.it/moniter si legge:

“l'analisi della mortalità tra le donne mostra un eccesso della mortalità totale nell'area più vicina agli impianti, in gran parte per aumento di malattie cardiovascolari, la mortalità per tumore del colon retto e tumore della mammella è più frequente nella zona più vicina agli impianti. Il quadro si conferma limitando l'analisi alle donne con più di cinque anni di residenza, l'analisi dell’incidenza dei tumori conferma l’aumento della mortalità per i tumori del colon retto nelle donne, l’analisi dei ricoveri ospedalieri mostra un aumento nella frequenza di angina, BPCO e asma negli uomini residenti nell’area più vicina agli impianti. Nelle donne risulta aumentata la frequenza di ricoveri per scompenso cardiaco e delle infezioni respiratorie acute.”

Ancora, nell’ editoriale a firma del Dott. Francesco Forestiere sul numero 1 (Gennaio –Febbraio 2008) della rivista Epidemiologia&Prevenzione si trova scritto: :” gli studi più autorevoli e condotti con metodi più moderni hanno messo in evidenza un eccesso di linfoma non Hodgkin 4,5 e di sarcoma dei tessuti molli 5-8 nelle popolazioni più esposte. D’ altra parte il grande studio inglese che aveva considerato72 inceneritori del Regno Unito9 ha riscontrato un aumento del rischio proporzionale alla distanza dagli impianti per tutti i tumori, per tumore dello stomaco, del colo retto, del fegato, del polmone e per il linfoma non Hodgkin. Sulla base di tali prove , sembra ragionevole concludere che l’ evidenza di una relazione tra impianti di incenerimento operativi tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta e aumento di alcune forme tumorali, se pur limitata, è difficilmente falsificabile. In questo quadro devono essere interpretati i risultati dello studio condotto intorno agli impianti di Coriano a Forlì” .

Ed ancora, il 2 aprile u.s. http://www.cniid.org/espace_mailing/cp_20080402.htm sono stati resi noti i risultati definitivi della ricerca condotta da La Veille Sanitarie in Francia nelle popolazioni residenti in prossimità di impianti di incenerimento. I risultati preliminari erano stati presentati nel novembre 2006 ed avevano riguardato 135.567 casi di cancro insorti nel periodo 1990-1999 su una popolazione di circa 2.5 milioni di persone residente in prossimità di 16 inceneritori di rifiuti urbani attivi tra il 1972 ed il 1990. Lo studio aveva considerato l’esposizione a diossine valutate in diversi percentili, trovando un aumento del rischio coerente col crescere dell’esposizione; in particolare nelle aree più esposte l’aumento del rischio era: sarcomi + 12.9% in entrambi i sessi, linfomi non Hodgkin + 8.4% , cancro al fegato +9.7 %, cancro alla mammella +6.9%, tutti i cancri nelle donne +4% .Orbene, le preoccupazione già a suo tempo emerse dai risultati preliminari, si sono ulteriormente rafforzate davanti ai risultati definitivi conteggiati a marzo 2008 e che evidenziano i seguenti incrementi: sarcomi + 22%, linfomi non Hodgkin + 12% in entrambi i sessi + 18% nelle femmine, cancro al fegato +16%, tutti i cancri nelle donne +6% ed ancora, dato in precedenza non rilevato, incremento del rischio di incidenza per mieloma multiplo in entrambi e sessi +16% e per i maschi addirittura + 23%. Oltretutto, a detta degli autori, il picco non è ancora stato raggiunto!
E’ assolutamente singolare e significativo che studi indipendenti e che hanno valutato inquinanti diversi ( metalli pesanti a Forlì e diossine in Francia) abbiano evidenziato risultati simili con effetti maggiori sulle donne. La particolare suscettibilità del sesso femminile agli inquinanti emessi da questi impianti è facilmente comprensibile se si pensa, ad es., che la concentrazione di diossine nel sangue delle donne di Seveso, anche a distanza di anni, era dalle due alle tre volte superiore a quella riscontrata nei maschi, che pure erano stati esposti al medesimo evento: le caratteristiche biologiche, metaboliche, endocrine rappresentano evidentemente un fattore discriminante di particolare rilievo.
Davanti a queste evidenze crediamo appaia più che comprensibile la richiesta di moratoria avanzata dal Consiglio Nazionale degli Ordini Francese, dalla Federazione Regionale degli Ordini dei Medici dell’ Emilia Romagna, (le cui motivazioni sono riportate nella lettera inviata il 1 febbraio 2008 al Ministro Turco ed alla quale si attende ancora risposta) e da migliaia e migliaia di medici liberi da conflitti di interesse di qualunque tipo ( finanziario, economico, commerciale, politico…)

Sorprende invece la leggerezza con cui la maggior parte dei sindaci e degli amministratori afferma oggi, in maniera del tutto arbitraria, che i medici e gli studi fatti, sono in grado di tranquillizzare la popolazione, perché escludono che gli inceneritori causano danni alla salute umana, quando è invece vero il contrario.
I cittadini sono stanchi del pressappochismo della politica, le questioni sono estremamente serie e come tali devono essere affrontate. Non saranno certo le accuse di remare contro la “modernità” che fermeranno la lotta di che cerca di affermare la supremazia della ragione e del buon senso, sugli interessi delle lobby inceneritoriste che invece impediscono le soluzioni semplici, come la raccolta differenziata spinta e i sistemi di trattamento del resto senza combustione e il recupero dei materiali.
Queste semplici soluzioni non sono amate da chi vuole gli inceneritori, sono infatti soluzioni troppo semplici, poco costose, creano occupazione, tagliano le gambe alle mafie locali e centrali, hanno però il difetto di non garantire gli altissimi profitti che sono invece possibili con gli inceneritori.
I cittadini si chiedono da che parte vuole stare la politica.

sabato 26 aprile 2008

Montale. Il Comitato contro l'inceneritore chiede aiuto

COMITATO CONTRO L'INCENERITORE DI MONTALE
IMPORTANTE !

il comitato si vede costretto da subito ad effettuare per conto proprio analisi sul sangue e latte materno e invita tutti i cittadini a contribuire.

Il Comitato si rivolge quindi a tutti i cittadini chiedendo un aiuto in nome della salute e della vita, un contributo economico per pagare queste analisi che sono molto costose. Per un contributo potete fare un versamento sul c/c n. 191052 della Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno agenzia di Agliana (ABI:06200 CAB: 70370 CIN:Q) intestato a Comitato Contro L'inceneritore di Montale Via Risorgimento,54/A 51037 Montale PT con la causale "contributo di partecipazione"oppure per informazioni ci potete trovare tutti i martedì sera alle 21 sotto al campanile di San Piero ad Agliana o scriverci all'indirizzo mail no.incenerit-montale@tele2.it oppure cell. 320-1592293 dalle15 alle19


Perche' fare le analisi per conto nostro?

Perché, come molti gia' sapranno, l'ASL di Pistoia ha già provveduto a fare i campionamenti al suolo per le analisi delle diossine, tutto questo è avvenuto nel massimo riserbo, senza la necessaria e doverosa trasparenza e, soprattutto senza coinvolgere minimamente i comitati e le associazioni ai quali la Provincia di Pistoia, per bocca dello stesso Presidente, aveva garantito la partecipazione di un tecnico di fiducia dei comitati stessi, individuato nella persona della Dott.ssa Patrizia Gentilini (Oncoematologa) – Vicepresidente del Comitato Tecnico Scientifico della Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia.

Facciamo inoltre presente che i campionamenti sono avvenuti senza tenere minimamente conto delle osservazioni puntuali e precise che i comitati hanno presentato.

Se gli organi competenti sono così sicuri che la zona non sia inquinata perché a maggior ragione non far presiedere alle analisi anche un tecnico in rappresentanza dei cittadini e comitati?

Per cortesia girate questa mail ai vostri contatti e spargete la voce.

lunedì 7 aprile 2008

Montale. Il Comitato No Inceneritore effettuerà per conto proprio i campionamenti

Riceviamo dagli amici del Comitato contro l'Inceneritore di Montale, e pubblichiamo.
MV


Comunicato STAMPA

Apprendiamo in questi giorni, e naturalmente solo dalla stampa, che l'ASL di Pistoia ha già provveduto a fare i campionamenti al suolo per le analisi delle diossine.
Prendiamo atto con sconcerto che, per l'ennesima volta, tutto questo è avvenuto nel massimo riserbo, senza la necessaria e doverosa trasparenza e, soprattutto senza coinvolgere minimamente i comitati e le associazioni ai quali la Provincia di Pistoia, per bocca dello stesso Presidente, aveva garantito la partecipazione di un tecnico di fiducia dei comitati stessi, individuato nella persona della Dott.ssa Patrizia Gentilini (Oncoematologa) – Vicepresidente del Comitato Tecnico Scientifico della Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia.
Facciamo inoltre presente che i campionamenti sono avvenuti senza tenere minimamente conto delle osservazioni puntuali e precise che i comitati hanno presentato.
Se gli organi competenti sono così sicuri che la zona non sia inquinata perché a maggior ragione non far presiedere alle analisi anche un tecnico in rappresentanza dei cittadini e comitati?
Dov'è finita la decantata trasparenza delle amministrazioni di cui sono piene le pagine dei giornali?
Come dice un famoso detto "A pensar male si farà anche peccato ma qualche volta …"
Per tale motivo il comitato si vede costretto da subito ad effettuare per conto proprio analisi sul sangue e latte materno e invita tutti i cittadini all'incontro organizzato dal comitato che si terrà lunedì 7 Aprile presso la sala parrocchiale Chiesa di Montale - P.zza Giacomo Matteotti dove affronteremo insieme alla Dr.ssa Gentilini proprio questo tema.
Chiunque fosse interessato è invitato a partecipare.
Faremo inoltre un punto sulla situazione attuale dell'inceneritore e sulle possibili alternative praticabili da subito e non ultimo sui pesanti aumenti della TIA di questi giorni. Partecipate numerosi.
Per info no.incenerit-montale@libero.it oppure cell. 320-1592293 dalle 15 alle 19

lunedì 31 marzo 2008

Incontro pubblico a Montale

INCONTRO PUBBLICO SULL'INCENERITORE A MONTALE
  • NO alla sua riapertura
  • NO al suo potenziamento
  • NO a nuovi impianti
  • SI alla bonifica del sito
Incontro pubblico:
Lunedì 7 Aprile 2008 ore 21.15
presso la sala parrocchiale Chiesa di Montale - P.zza Giacomo Matteotti
  • Perchè siamo tra i comuni con più bassa raccolta differenziata, solo il 23% mentre altri, come Capannori, sono oltre l’80%?
  • Perchè spendiamo 28 Milioni di € per raddoppiare l’inceneritore chiuso per le emissioni di diossina anziché investirli nella raccolta differenziata?
  • Cosa ne sarà della salute dei nostri figli?
LE ALTERNATIVE ESISTONO!!! BASTA VOLERLE!!!

Ne Parleremo con:
Dr.ssa Patrizia Gentilini - Oncoematolga ISDE
Adriana Pagliai - Coordinamento dei comitati della piana

Sono stati invitati: i Sindaci dei Comuni di Agliana, Quarrata,Montale e Montemurlo

LA CITTADINANZA E’ INVITATA A PARTECIPARE E INTERVENIRE

Per contatti:
tel. 320-1592293 dalle15 alle19
e-mail no.incenerit-montale@libero.it

mercoledì 12 marzo 2008

Montale. Lo strabismo delle associazioni imprenditoriali

Uno strabismo, purtroppo, molto diffuso, quello denunciato dal Comitato contro l'inceneritore di Montale...

Municipio Verde

da La Nazione - cronaca di Prato - del 12/03/08

IL COMITATO contro l’inceneritore di Montale accusa di «strabismo» Cna, Assindustria e le associazioni degli artigiani perché «piangono per l’aumento della Tia e al contempo plaudono il costoso sistema dell’incenerimento dei rifiuti». Incomprensibile, per quelli del comitato, l’affermazione di Aldo Piantini (Cna) secondo il quale «l’inceneritore è una risorsa per il territorio», quando «l’aumento della Tia è dovuto principalmente all’esigenza di risanare il buco finanziario del Cis di 1 milione e 650mila euro generato dall’irresponsabile gestione dell’inceneritore che dopo 30 anni di... disonorato servizio ha solo casualmente denunciato la sua autentica pericolosità». «Chi ricompenserà i cittadini ignari e inconsapevoli — si chiedono quelli del Comitato — del probabile danno causato dall’impianto? I cittadini non dovrebbero essere chiamati a pagare per le responsabilità di altri». Secondo gli esponenti del comitato, le associazioni di categoria dovrebbero difendere gli artigiani «promuovendo una raccolta differenziata porta a porta con vantaggi economici sulla Tia. Si facciano i confronti con città come Novara — esortano — dove con il porta a porta la Tia è ridotta del 12% rispetto agli aumenti medi. Le aziende sarebbero le prime a beneficiarne di una virtuosa raccolta differenziata pagando solo la quota relativa all’effettivo rifiuto prodotto». E citano l’esempio di Vedelago in provincia di Treviso dove «l’indotto creato da aziende che ricuperano e riciclano è superiore in termini di reddito e d’investimento alla termovalorizzazione» e ricordano inoltre come in Toscana «molti rifiuti speciali vengano assimilati agli urbani e trattati come rifiuti urbani».

martedì 11 marzo 2008

Appello di solidarietà al presidio contro la riapertura dell'inceneritore di Montale

Il comune di Montale ha inflitto 3400 € di multa per "occupazione di luogo pubblico" al presidio permanente contro la riapertura dell'inceneritore di Montale.
Rilanciamo l'appello diffuso dai componenti del Presidio.

Municipio Verde

Il testo dell'appello:

APPELLO DI SOLIDARIETA’

Da qualche tempo il tema dello smaltimento dei rifiuti, con tutte le varie annesse problematiche, è assurto agli onori delle cronache nazionali dimostrando, tra le altre cose, come nonostante le belle parole, il potere non ammetta né dibattito, né dissenso nei confronti delle decisioni che precipita sulle teste delle persone.
Le vicende campane -ma non solo- se vagliate più in profondità dimostrano, oltre al fatto palese di quanto sia grave il problema d’ordine sanitario legato alla “mondezza”, quale siano i mezzi principe attraverso il quale il potere decide di dirimere le questioni più spinose: la repressione e la violenza sia fisica che psicologica.
Anche a Montale, come presidio permanente, stiamo attraversando quella fase che tende a trasformare le legittime rimostranze ed i timori degli individui riguardo i problemi legati alla gestione del quotidiano, si parli di tav, basi della morte, cpt, devastazioni ambientali e sociali, lo smaltimento dei rifiuti e la presenza sul territori di impianti di termodistruzione, in problema di ordine pubblico, quindi con tutti gli annessi e connessi del caso. Si dimostra di nuovo anche in questa vicenda di quanto il potere, non solo rifiuti ogni istanza portata dal basso da quei cittadini che dice di rappresentare, ma di come non preveda assolutamente, al di fuori di se ogni tentativo di organizzazione dell’alterità.
L’amministrazione comunale che quest’estate, nella figura del sindaco Razzoli decise di rifiutare la concessione gratuita dello spazio sul quale sorge il presidio (area che, pur acquisita con scopi di interesse pubblico dal comune, dal 1984 era abbandonata a se stessa, diventando così niente più che un campo di erbacce e sterpi e che i presidianti hanno ripulito in prima persona), tutto questo nonostante la presentazione di 800 firme a favore dello stesso, ora a distanza di qualche mese ha deciso di recapitarci un’ingiunzione di sgombero con allegata un’immancabile multa di 3400 euro (gli arretrati di pagamento del suolo pubblico più la mora).
La richiesta, denota una volontà eminentemente politica che vede nell’attacco portatoci dall’amministrazione montalese il tentativo palese di tagliare le gambe a quella parte di movimento contro l’inceneritore che evidentemente, grazie alle sue azioni, ha provocato -e provoca tuttora- più di un grattacapo alla triade Razzoli/Magnanensi/Gori, ovvero i sindaci dei tre comuni proprietari del C.I.S., l’spa che gestisce l’impianto montalese.
La matrice politica di questa richiesta risulta palese anche alla luce della disparità di comportamento che i vari apparati di potere hanno denotato in questa vicenda: da una parte il presidio permanente, che non è mai stato riconosciuto come reale interlocutore politico, del quale è stata ignorata ogni richiesta –abbiamo già parlato della vicenda firme-(in più c’è da aggiungere come questa multa vada a gravare nettamente sul nostro progetto di eseguire quelle analisi sul sangue e sul latte materno delle puerpere abitanti nei pressi dell’impianto che sicuramente potrebbero mettere la parola fine sul dibattito riguardo l’effettiva nocività del termodistruttore…) di contro l’atteggiamento che lor signori hanno tenuto nei confronti di chi in maniera comprovata ha arrecato un danno reale alla popolazione, avvelenandola a mezzo diossine e che non ha subito che qualche tirata d’orecchi e, almeno in un caso, ricevuto come “tremenda punizione” una beata candidatura nelle fila del novello partito democratico.
Da un lato quindi si attacca chi lotta per la salute (e i fatti che si stanno susseguendo in tutta Italia dimostrano come inceneritori e discariche siano pericolose bombe sanitarie) e dall’altro si coprono e si premiano i responsabili diretti (ma non gli unici naturalmente) dell’avvelenamento di tanti/e cittadini/e.
dal 30 Luglio tutte le iniziative che abbiamo messo in campo, dalle cene agli incontri pubblici, dai sit-in alle semplici serate di condivisione passate sotto il tendone della struttura di via Tobagi, sono state oggetto, oltre che di condivisione di pareri e saperi (condizione sine qua non un movimento non può dirsi popolare) tra i vari individui ivi transitati, anche di particolari attenzioni da parte della forza pubblica, che per un periodo non ha lesinato visite giornaliere di “controllo” alla struttura, dimostrando come l’unica colpa degli uomini e le donne che per mesi hanno frequentato e frequentano il presidio, è quella di battersi per la tutela della propria salute e per quella dei propri cari.
Quindi questi 3400 euro di multa non sono altro che 3400 frecce scagliate contro la partecipazione degli individui nella gestione legittima del proprio esistente; scagliate contro chi rifiuta di accettare che la logica del profitto, cui il potere politico risulta sempre più palesemente asservito, sia anteposto a qualsiasi cosa; scagliate contro donne e uomini che pensano a possibilità altre di convivenza, basate non sulla gerarchia e l’asservimento ma sulla visione condivisione sia dei problemi che delle relative soluzioni. Ci teniamo a dire che non un passo indietro sarà fatto, ogni intimidazione sarà rispedita al mittente e, nonostante le speranze di chi può aver pensato di colpire la nostra lotta afferrandoci per il portafoglio, che quest’ultima non si ferma; c’è però bisogno che alle nostre voci si affianchino tutte quelle di quanti pensano che sia legittimo e doveroso lottare contro le decisioni criminali che i professionisti della politica pensano di poter precipitare sulle teste degli individui impunemente ed in virtù di una delega in bianco ricevuta a mezzo elezioni, che credono nella partecipazione.
La multa è un atto politico, risponderemo con atti politici. Quello che chiediamo a tutti coloro che ritengono importante la lotta per la salute è di fare pressione sulle istituzioni montatesi e provinciali a finché la multa sia ritirata, ma se così non fosse che almeno i soldi estorti al presidio vengano utilizzati per finanziare delle serie e doverose analisi su chi da 30 anni respira veleni…analisi che il comune ha sempre evitato di effettuare…che abbia qualcosa da nascondere?

L’assemblea del presidio permanente Giulio Maccacaro. F.I.P via Tobagi