TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

sabato 3 gennaio 2009

Musica. Faber a Radiogas!




RADIOGAS
presenta

DE ANDRE' RADIO DAYS
9,10,11 gennaio 2009.


Tre giorni dedicati al grande Faber, tra inediti, rarità novità, ospiti live e tutta la musica del cantautore scomparso dieci anni fa

Nelle celebrazioni per il decimo anniversario della morte di Fabrizio de Andrè, anche Radiogas farà la sua parte con una tre giorni di programmazione dedicata esclusivamente alla musica del grande Faber.
Il 9, 10 e 11 gennaio il palinsesto di radiogas verrà modificato proprio per fare spazio a speciali e trasmissioni che analizzeranno la musica di De Andrè e i suoi diversi periodi, e ospiteranno anche musicisti a suonare dal vivo cover del grande Faber.
Ecco la programmazione, e gli speciali:




venerdì 9 gennaio
Si parte alle 8.30 con Chiara che introdurrà i De Andrè Radio Days.
Alle 10.30 Marco Monzali condurrà la prima parte dedicata agli Album in Studio di Fabrizio de Andrè.
Alle 13 "Effedia", in cui Fabrizio De André per la prima volta racconta sé stesso, la sua vita, la nascita dei suoi più grandi successi.
Alle 14.30 David Drago condurrà una puntata speciale di "Me and The Dragon" con due band di grande talento, i Train De Vie e i Gran Progetto, che dal vivo si alterneranno nel reinterpretare le più belle canzoni di Fabrizio De Andrè.
Alle 16.30 Andrea Olmi in uno special intitolato "La buona novella".
Alle 18 Rodolfo Cambi nella sua "Capitan Uncino" si occuperà del "De Andrè Dal Vivo".
Alle 20 "Ondetonde" con Mauro Morucci sarà dedicata alle cover delle canzoni di Fabrizio De Andrè, e alle 21.30 Sandro Veronesi e Daniele Monticelli dedicheranno una puntata del loro programma a riflessioni sulla poetica e la musica del grande Faber.


sabato 10 gennaio
Alle 10.30 Marco Monzali con la seconda parte dedicata agli album di De Andrè.
Alle 13 Sara Passi con uno speciale sulla Mostra di Genova dedicata al grande cantautore.
Alle 14.30 Tommaso Nuti con un programma incentrato sulle cover più belle delle canzoni di Fabrizio De Andrè.
Alle 16.30 Marco Monzali farà il punto su Faber e la scuola genovese.
Alle 18 Fabio "Paco Andorra" Fantini condurrà "Rarities", uno speciale sulle rarità del mitico Faber, con sorprese e inediti da collezione.
Alle 19.30 Mirko e Valentina in "Trainspotter special" si concentreranno su "I primi album di De Andrè", e alle 21 Luca Perlini in "Paesaggi Immaginari" si occuperà del De Andrè "etnico" e dei suoi rapporti con la world music.
La selezione musicale notturna sarà poi dedicata interamente alla musica di Faber.

domenica 11 gennaio
Alle 8.30 "Tutto De Andrè".
Alle 10.30 terza parte del programma di Marco Monzali sugli album in studio di de Andrè.
Alle 13 Claudio Bisio in "I bambini sono di sinistra", lo spettacolo teatrale costruito con le musiche di De Andrè .
Alle 15 "L'ultimo concerto" live del grande Faber, e alle 18 Giampaolo Braga condurrà uno speciale del suo programma "No borders" dedicato al de Andrè letterario e ai suoi legami con Brassens.
Alle 19.30 Dj Maxo e Mr.Glam si occuperano degli ultimi album del grande Faber, mentre alle 21 Daniele Nuti condurrà lo speciale "Fda con i New Trolls".

Prato. Economia. La vitalità delle imprese cinesi

Un segnale, notevole, contro i "luoghi comuni" che imperano sul famigerato "distretto parallelo" del pronto moda.
La realizzazione del consorzio non è affatto scontata, ma il progetto è di quelli da seguire con interesse!
MV

da la Nazione del 03/01/09
Il «Pratotrade» versione cinese

Cinquanta ditte pronte a creare un consorzio
di MARIA LARDARA
QUALCHE imprenditore dagli occhi a mandorla ha già annusato l’affare, tanto che in queste settimane, complice il ritorno di tanti orientali nella loro città d’origine per vacanza, se ne sta discutendo negli ambienti economici di Wenzhou.
È il progetto del consorzio di tutela e promozione che chiama a raccolta una cinquantina di aziende cinesi del comparto moda attive a Prato, fiore all’occhiello di quella parte dell’imprenditoria orientale che vuole dire no all’equazione con illegalità e qualità a basso costo, rivendicando un suo ruolo all’interno dell’economia tessile pratese.
Un’aggregazione tutta nel segno del made in Italy, visto che ex assessore provinciale e ora consulente per molalcune di queste aziende lavorano per prestigiose griffe nazionali, una realtà che potrebbe decollare già verso primavera: a tessere le trame del progetto è Giancarlo Maffei,te ditte orientali, fermamente convinto della necessità di «far emergere l’eccellenza di un gruppo di aziende cinesi che rispettano le regole e accomunate dall’esigenza di riaffermare un’immagine positiva di sé».
Una sfida ambiziosa, specialmente alla luce del proverbiale individualismo che caratterizza l’imprenditoria cinese.
Ma Maffei strizza l’occhio soprattutto alle imprese dell’ultima generazione, “stanche di sentirsi sotto il tiro della finanza, finendo per ripiegare in una ‘logica di ghetto’ che non necessariamente significa assumere comportamenti illegali”. Con la creazione di una struttura consortile al servizio di questa forza produttiva, le aziende cinesi proveranno così a riscattare la loro immagine anche attraverso la partecipazione a fiere nel settore dell’abbigliamento.
Non solo: all’interno del consorzio funzionerebbe un ufficio di recupero crediti, uno strumento necessario visto che, stando almeno all’analisi di Maffei (che è stato il primo italiano a ricevere nel novembre scorso la cittadinanza onoraria di Wenzhou), non sarebbero poche le imprese cinesi ad avere difficoltà nel riscuotere i pagamenti da parte della committenza. Insomma, in una fase in cui la crisi del distretto tessile non risparmia neppure il segmento del pronto moda orientale, una risposta potrebbe essere quella di raggruppare le migliori aziende cinesi in un consorzio, una sorta di Pratotrade in versione dagli occhi a mandorla e comunque aperta anche ai pratesi. «Si tratta di imprese strutturate, che reclutano al loro interno stilisti italiani e che hanno aperto un ufficio estero nella madrepatria con l’idea di ‘delocalizzare’ proprio per fronteggiare meglio la crisi. Rispetto al mercato del pronto moda — prosegue Maffei — queste aziende stanno inoltre iniziando a lavorare in un’ottica di lavoro programmato su una fascia di qualità medio-alta».

«Siamo l’imprenditoria ‘buona’, vogliamo uscire dal ghetto»
CHE NE PENSANO gli imprenditori cinesi del progetto del consorzio?
Tra coloro che lo promuovono c’è il 23enne Alessandro Hong, titolare di una confezione in via Ciliani, dall’accento a dir poco pratese. Si è fatto le ossa questo giovane imprenditore, figlio di genitori benestanti con tanto di appartamento alla Castellina e in tasca un diploma della scuola alberghiera. Un passo importante nella sua attività imprenditoriale sarebbe l’ingresso in un consorzio di aziende, che viene così commentato: “Potrebbe essere una soluzione efficace per migliorare la nostra immagine all’esterno. Ce n’è bisogno: siamo l’imprenditoria ‘buona’ che lavora e rispetta le regole in questa città. E per questo vogliamo scrollarci di dosso l’etichetta di produzione a basso costo e di scarsa qualità che ci viene da più parti affibbiata”.

Prato. Crisi ed indigenza

Segnali inquietanti...
MV

da la Nazione del 03/01/09
Crisi uguale indigenza Prato soffre di più

L’indice è più alto della media regionale
di ROBERTO DAVIDE PAPINI
LA CRISI del tessile che picchia duro, quella finanziaria internazionale che si aggiunge pesantemente e, anche al di là delle classifiche della qualità della vita (con i loro esiti disastrosi), la netta sensazione di una Prato sempre più in difficoltà. Anche nell’indagine dell’Irpet (l’Istituto regionale di programmazione economica della Toscana) su dati Istat emerge questa situazione di crescente precarietà della provincia pratese. La ricerca si chiama “Toscana in cifre” e ancora non è stata pubblicata ufficialmente.

BASTA guardare i dati sugli indicatori di povertà assoluta suddivisi per aree geografiche (in base alle zone di competenza delle Asl) che vedono una media regionale del 2,3, mentre nel’area pratese l’indicatore è di 3. Molto di più delle varie zone dell’area fiorentina (che oscillano tra 1,2 e 1,8) , o di altre aree come l’empolese (1,4), Montagne pistoiesi (1,6), Val d’Orcia (1,5), area senese urbana (1,2) e via dicendo. Prato va meglio, invece, rispetto aa aree come Albegna-Fiora-Costa d’argento (3,8), alle Colline metallifere (3,4), alla Val di Cornia (3,2), a Massa e Carrara (3,4) e alla Garfagnana (3,1).

L’INDAGINE Irpet quantifica poi in 2mila 474 le famiglie povere della Provincia diPrato e in 9mila 335 le persone in situazione di povertà. I ricercatori Irpet precisano che la “povertà assoluta” viene misurata «sulla base del reddito necessario per disporre di beni necessari per soddisfare i bisogni minimi della sussistenza, ad esempio per una famiglia di due persone è fissata a 627 euro mensili».
Dati comunque preoccupanti, soprattutto se pensiamo che si riferiscono al 2006, il che significa che mancano anni di crisi pesanti come il 2007 e il 2008 che, con tutta probabilità, hanno aggravato la situazione.

«IN EFFETTI — sottolinea il capogruppo in Regione di Forza Italia, Alberto Magnolfi — i dati dimostrano che l’allarme che noi abbiamo lanciato ormai da molto tempo sulla situazione di particolare precarietà economica e sociale di Prato era più che fondato».
Secondo Magnolfi «questa è diventata l’area più fragile della Toscana, dove si vivono con più preoccupazione le aspettative del futuro e soprattutto dove i cambiamenti relativi che ci sonbo stati negli ultimi dieci anni sono tutti di segno negativo. C’è una crisi che ha investito tutte le componenti del vivere sociale e che è stata tardivamente individuata e ancora non contrastata».

Prato verso le amministrative. Quattro risate

Eh eh eh eh... Il "vero cambiamento"... Milone... ah ah ah ah
Eh si! "Grande" analisi politica di quattro esponenti socialisti...
MV

da la Nazione del 03/01/08
POLITICA QUATTRO DIRIGENTI SOCIALISTI PER L’EX ASSESSORE SCERIFFO: «E’ LUI IL VERO CAMBIAMENTO»

«Benvenuto Milone, può essere il ‘Guazzaloca’ pratese»
«CON Aldo Milone (nella foto) Prato potrebbe avere il suo ‘Guazzaloca’: che bella novità». Lo pensano quattro dirigenti socialisti, cioé Alessandro Zella (vicesegretario della federazione pratese), Paolo Calamai, Giampiero Delfine e Christian Corda. L’ex assessore sceriffo, oltre alle possibili intese con la Lega, anche sul fronte socialista trova ampi consensi. «La sua rottura col Pd — dicono — è dipesa da una manifesta incompatibilità su temi caldi come la sicurezza e l’immigrazione clandestina. I problemi di Prato sono molti: la crisi, la mancanza di una vera integrazione basata sulla legalità, il crescente numero di anziani che non trovano la dovuta attenzione, i giovani che non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro e i troppi privilegi non più accettabili. Davanti ad una situazione del genere tutti si sarebbero aspettati da chi governa una capacità di reazione, di esprimere tempestivamente un progetto per una Prato migliore. Questo non è avvenuto e, visto l’andazzo (vedi primarie Pd), è prevedibile che non avverrà». Ma i dirigenti Ps sono critici anche rispetto al centrodestra, «che resta in posizione d’attesa». Secondo i quattro socialisti, «la maggioranza dei pratesi vuole invece un profondo cambiamento» e trova superate le categorie di destra e sinistra. «La lista civica capeggiata da Milone — concludono — trasversale e aperta solo a chi ha un lavoro è una grande innovazione. E’ lui il primo a presentarsi a candidato sindaco, con il pregevole intento di superare l’attuale status quo, offrendo la sua disponibilità per un reale cambiamento. Insomma se questo messaggio sarà recepito, Prato potrebbe avere il suo ‘Guazzaloca’».

Prato. Rifiuti, si riparte con le solite storie

Si riparte, se mai se ne fosse sentita la mancanza, con le solite storie sulla "questione rifiuti" in Toscana, ed in particolare nell'area metropolitana, puntando a questo giro sui possibili aumenti nel 2010 per la TIA (e sull'aumento già previsto per quest'anno).
Tema molto elettorale, che ovviamente viene visto quasi sempre dal punto di vista di ASM, e mai di chi da tempo propone soluzioni alternative alla gestione del ciclo dei rifiuti.
Le campagne "capillari" di ASM sono ben lontane dall'essere così capillari, intanto, anche solo perché la diffusione radicale del porta a porta continua ad essere rimandata con scuse varie, pur sapendo benissimo che l'applicazione integrale comporterebbe una crescita immediata della raccolta differenziata e potrebbe portare l'area pratese a quel 55% posto come obiettivo del patto di area.
Una soluzione che, dove applicata, ha portato notevoli benefici in tutti i termini, dai costi di conferimento in discarica alla riduzione della TIA anche in misura consistente.
Sulla mancanza di una "filiera del riciclo", più volte abbiamo detto, e continuiamo a chiederci perché proprio ASM non abbia intrapreso, nella crisi Recoplast, i passi necessari all'acquisizione dell'impianto, magari cercando la consulenza anche del Centro Riciclo di Vedelago, per poter trasformare il "costo di smaltimento" del differenziato in una potenziale fonte di guadagno.
Ma, si sa, quello dell'inceneritore -e dell'incenerimento , tema sempre in agguato quando si parla di rifiuti - è un affare che fa gola... anche in tempi di campagna elettorale...
MV


da la Nazione del 03/01/08
Tia: aumento del 3.5%
Scongiurata la stangata Rincari solo per l’inflazione. L’incognita 2010
NIENTE stangata sulla Tia, la tariffa di igiene ambientale. Nel 2009 la bolletta dei rifiuti aumenterà per famiglie e imprese del 3.5%, cioé il tasso di inflazione. Un aumento quindi contenuto, nonostante la crescita dei costi di smaltimento, che però non è detto possa essere confermato anche nel 2010. Sul fronte dell’immondizia, infatti, i problemi restano molti.

LA BUONA notizia riguarda la raccolta differenziata: Prato ormai veleggia verso quota 43%, una delle più alte in Toscana e fra le migliori in Italia, grazie alle campagne capillari di Asm. Anche per questo risultato, la quantità di rifiuti da portare in discarica è diminuita del 6%. Così sono circa 120mila le tonnellate di rifiuti indifferenziati, 90mila delle quali smaltite nella discarica di Peccioli, 20mila in più del 2007. L’accordo con il Comune pisano nel 2010 sarà però rivisto nella parte economica — la quantità d’immondizia pratese che garantisce di assorbire resterà la stessa fino al 2012 —, e non è affatto detto che per le attuali tariffe ci si limiti ai ritocchi in base all’inflazione.

LE DISCARICHE toscane sono ormai quasi tutte vicine all’esaurimento (solo Peccioli assicura ancora buone potenzialità di conferimento) e gli impianti di smaltimento non ci sono ancora. L’accordo di programma firmato nel dicembre 2006 per l’area metropolitana prevede la realizzazione del termovalorizzatore di Case Passerini — ancora ben lontano dall’essere operativo — e nel 2010 una verifica sulla necessità di costruire anche quello ipotizzato al Calice, in zona Pantanelle. Lo stesso accordo si basava su due assunti che risultarono immediatamente velleitari e che oggi sono palesemente impossibili: la diminuzione del 15% dell’immondizia prodotta nell’area entro il 2010 (i rifiuti sono sostanzialmente stabili) e il raggiungimento per la stessa data del 55% di differenziata (Prato, la provincia più virtuosa, è al 43%). Sulla carta la capacità di smaltimento è quindi insufficiente, ma è assai improbabile che di questi temi si discuta seriamente del problema, visto che siamo di fatto già in campagna elettorale.
QUANTO alla differenziata, se l’aumento dei rifiuti conferiti in modo intelligente è certamente un vantaggio per l’ambiente, oltre che un comportamento civile, è anche vero che comporta costi di smaltimento in crescita. Asm prevede un incremento di 400mila euro per le spese di trattamento, dovuto soprattutto alle maggiori tariffe per vetro e lattine, che negli ultimi mesi sono quasi raddoppiate. La chiusura della Recoplast di Agliana non ha certo favorito l’andamento dei costi, che si prevedono in aumento anche nel 2009. Ci sono insomma molti motivi per immaginare che per la Tia nel 2010 il ritocco limitato all’inflazione non sarà sufficiente. Prima, però, c’è da votare, poi si vedrà.
Anna Beltrame

venerdì 2 gennaio 2009

Guerra. Non avevamo scelta.


Parla lo scrittore di Gerusalemme: "Bisogna isolare Hamas, non colpire la gente"
"Se si impegnano a rispettare il cessate il fuoco, con l'invio di una forza di pace, si accetti la tregua"
Yehoshua: "Non avevamo scelta ma ora Israele deve fermarsi"

DAL NOSTRO INVIATO FRANCESCA CAFERRI


Da giorni Abraham Yehoshua guarda a quello che accade nella Striscia di Gaza con angoscia. "Non avevamo altra scelta", ripete dall'inizio lo scrittore israeliano a chi lo interroga.
Non ha cambiato idea neanche ora che il numero delle vittime palestinesi ha raggiunto quota 400. "Ma - dice - se Hamas accetterà le condizioni per la tregua è il momento che Israele si fermi: i palestinesi saranno sempre i nostri vicini. E tempo di tornare a parlare: non in nome di Hamas ma della gente di Gaza".
Signor Yehoshua, come si esce da questo muro contro muro?
"Applicando a Gaza lo stesso modello del Libano. Se Hamas accetta di sospendere i lanci di razzi, si impegna a rispettare il cessate il fuoco e la comunità internazionale è pronta a mandare una forza che vigili sulla tregua e a farsi garante per una serie di condizioni che allevino la sofferenza di chi vive a Gaza, allora Israele deve accettare la tregua".
Crede che basterà una tregua a riportare la calma? I morti e le bombe non hanno già incrinato il già difficile rapporto fra gli israeliani e i palestinesi e fra gli arabi israeliani e il resto del paese?
"Gli arabi israeliani sono rimasti relativamente calmi. E i palestinesi di Cisgiordania secondo me in cuor loro sono felici per quello che sta accadendo ad Hamas. Soffrono per i loro fratelli di Gaza, ma non per Hamas. I palestinesi di Cisgiordania ricordano cosa è successo quando Hamas ha attaccato Fatah. Hamas vede i civili soffrire ma non chiede il cessate il fuoco, è un'organizzazione dotata di un fanatismo religioso tale che non gli permette di fermarsi. Hamas non è sola, ascolta qualcun altro: l'Iran. Non agisce nell'interesse della sua gente, non parla più di come risolvere il problema palestinese. Parla la lingua del fanatismo".
Lei dice che Hamas ha superato la linea. Ma sia le Nazioni Unite che la Croce rossa internazionale accusano Israele di aver dimenticato la Convezione di Ginevra. Non crede che anche Israele abbia passato il limite?
"Oggi come durante la guerra del 2006 in Libano non c'è una distinzione facile fra civili e combattenti. I missili sono nascosti nelle case dei civili. La maggior parte dei morti sono combattenti di Hamas: Israele sta provando a non fare vittime civili. Io sono contro l'azione di terra perché credo che porterebbe a un alto numero di vittime civili fra i palestinesi. Gli israeliani si preoccupano delle possibili vittime civili. Ma voglio ricordare che Hamas uccide solo civili israeliani".
Però da una parte ci sono 400 vittime e dall'altra quattro.
"Io so che le sofferenze della gente di Gaza sono maggiori di quelle che stanno vivendo oggi gli israeliani del sud. Ma non possiamo fare il paragone solo in questi termini. Non è il forte esercito di Israele contro le primitive armi di Hamas. Hamas è pronta a far soffrire la sua gente molto più di quanto Israele sia pronto a far soffrire i suoi cittadini. Pensiamo solo all'elemento suicida: lottare contro i terroristi suicidi è molto più difficile che combattere contro una società che ha scrupoli e si preoccupa dei civili. Ma ora, se Hamas garantisce che rispetterà la tregua, è tempo di fermarci: nessuno nel governo israeliano pensa davvero di poter rovesciare Hamas. E ci sono più di un milione di persone che soffrono. Se si fermeranno avremmo raggiunto l'obiettivo".
Non crede che la tregua potrebbe essere violata in tempi brevi?
"Io non credo. Se garantiremo l'accesso a Gaza e la comunità internazionale vigilerà sulla tregua alla fine di questa offensiva ci saranno condizioni migliori da entrambi i lati del confine. Basta razzi. E basta isolamento: i lavoratori palestinesi potrebbero tornare in Israele, potremmo tornare a cooperare, come in passato. Non in nome di Hamas, ma in non nome della gente di Gaza. E se violassero ancora la tregua, sanno cosa farebbe Israele".
(repubblica.it, 2.1.09)

Itinerari verdi. La via Francigena.


VIA FRANCIGENA : UNA INFRASTRUTTURA LEGGERA
Mario Lupi: il 2009 anno della realizzazione


Firenze 2 gennaio ‘09

“La Via Francigena non solo mi appassiona enormemente, ma sono convinto che, come il cammino di Santiago di Compostela in Galizia, può fare crescere enormemente l’economia toscana proprio di zone ritenute “minori” della nostra regione – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo VERDI per l’Unione e delegato per la Regione Toscana nell’ufficio di Presidenza dell’Associazione Europea delle Vie Francigene – Mi sono battuto perché nel PRS fosse inserita, a proposito della Via Francigena, la definizione di “infrastruttura leggera ecosostenibile”, importante al pari delle altre infrastrutture di cui discutiamo in Toscana come la Tirrenica o la Variante di valico.”
“Questo itinerario culturale è ormai considerato un patrimonio culturale specifico che si sposa con un turismo di qualità che è entrato a fare parte a pieno titolo della Carta Costituzionale europea ed è elemento importante della costruzione della “Società e dell’economia della Conoscenza” lanciata dal Consiglio europeo di Lisbona nel 2000.
Gli itinerari culturali come le vie Francigene – ha spiegato Lupi - hanno uno dei propri punti di forza proprio nel paesaggio, ormai considerato a sua volta bene culturale. Sono del tutto evidenti anche le ricadute turistiche di un approccio sistemico che realizzi un coagulo di bellezza, storia, memoria, ma anche di saperi e di sapori locali intorno ad ogni singolo itinerario. Si tratta di mettere in rete un patrimonio diffuso che, se lasciato a se stesso, è destinato a disperdersi, ma se collegato in un percorso storico-culturale-turistico, può essere efficacemente valorizzato e rilanciato, creando nuova ricchezza e nuove opportunità di occupazione, soprattutto per le giovani generazioni.”
“Entro la fine dell’anno – ha concluso Lupi - sarà realizzata una tabellazione uniforme dell’intero tracciato con un logo unico e condiviso, che sarà una elaborazione del simbolo ormai già conosciuto da tutti, cioè il pellegrino con la bisaccia; mentre il Ministero delle Politiche Agricole elaborerà un elenco dei prodotti tipici lungo la Via Francigena.”

ufficio stampa
Gruppo Verdi per l’Unione



SCHEDA
La Via Francigena, principale via di comunicazione tra il Mare del Nord e Roma e via di pellegrinaggio laico e religioso, entrava in Toscana dal Monte Bardone (Mons Langobardorum), nella zona dell’attuale passo della Cisa. Discendendo per la Lunigiana, la Via Francigena arrivava ad Aulla, dove si trovava l’abbazia di San Caprasio, e da lì a Luni, città episcopale, da dove si dirigeva, attraversando zone ampiamente impaludate, verso Lucca. Da Lucca il pellegrino si inoltrava di nuovo in una zona caratterizzata da vasti impaludamenti, trovando ad Altopascio un luogo di sosta e di rifugio. Da Altopascio il pellegrino proseguiva attraversando la zona del padule di Fucecchio, bonificata soltanto in età lorenese, giungendo ad incrociare la via Pisana, che congiungeva Firenze a Pisa. A questo punto il pellegrino non si dirigeva verso Firenze, ma, facendo tappa a San Ginesio, ai piedi dell’attuale San Miniato, proseguiva per la Val d’Elsa giungendo nell’area di San Gimignano e dell’attuale Poggibonsi. Da qui giungeva a Siena, altra tappa fondamentale del viaggio. Da Siena il pellegrino intraprendeva l’ultimo tratto toscano del suo viaggio, attraversando Buonconvento e San Quirico d’Orcia e, passando sotto la rocca di Radicofani, giungeva ai confini dei domini diretti della Santa Sede, per affrontare l’ultimo tratto della sua fatica.

Economia. Crolla la torre di Babele del libero Mercato

29 ottobre 2008 il manifesto

Io, il mercato, chiedo perdono

Frei Betto, Frate domenicano, esponente della Teologia della liberazione

Sono gravemente malato. Vorrei porgere pubblicamente le mie scuse a tutti coloro che hanno avuto cieca fiducia in me. Credevano nella mia presunta capacità di moltiplicare le ricchezze, e hanno depositato nelle mie mani il frutto di anni di lavoro, di risparmi familiari, il capitale dei loro investimenti/affari.
Chiedo scusa a chi vede i suoi risparmi svanire dai comignoli virtuali della borsa, e a chi si vede strangolato, incapace di pagare per gli interessi alti, per la mancanza di credito, per la recessione incalzante.
So che negli ultimi decenni ho superato i miei limiti. Come il re Mida, creai intorno a me una legione di devoti, come se avessi poteri divini. I miei apostoli - gli economisti neoliberali - giravano il mondo per diffondere il credo che la salute finanziaria di tutti i paesi sarebbe molto migliorata se ciascun paese si fosse genuflesso ai miei piedi.
Ho fatto in modo che i governi e le opinioni pubbliche reputassero il mio buon esito proporzionale alla mia libertà. Ho sciolto gli ormeggi della produzione e dello Stato, delle leggi e della moralità. Ho portato tutti gli /incassi/ valori/costi /quotazioni al casinò globale delle borse, ho trasformato il credito in prodotto di consumo, e ho convinto una parte consistente dell'umanità che sarei stato capace del miracolo di far zampillare denaro dal denaro, senza la zavorra dei beni e dei servizi.
Mi convertì alla nuova fede, convinto che in caso di turbolenza, sarei stato capace di autoregolarmi, come accadeva con la natura prima che il suo equilibrio subisse la razzìa della cosiddetta civilizzazione. Divenni onnipotente e onnisciente, mi imposi al pianeta come onnipresente. Mi globalizzai.
Arrivai persino a non dormire mai. Se la borsa di Tokio taceva di notte, io ero lì tutto euforico su quella di São Paulo; se quella di New York chiudeva in ribasso, mi ripagava il rialzo di Londra. La mia predica ha reso l'apertura di Wall Street una liturgia televisiva trasmessa in tutto il globo terrestre. Mi sono trasformato in una cornucopia dalla cui bocca molti hanno creduto che sarebbe sempre stillata ricchezza facile, immediata, abbondante. Chiedo scusa per aver ingannato molta gente in così breve tempo; in special modo gli economisti che hanno fatto i salti mortali per immunizzarmi aiuti/sussidi/sovvenzioni dello Stato. So che adesso le loro teorie si dilapidano come le loro azioni, e vivono in uno stato di depressione pari a quello delle banche e delle grandi aziende.
Chiedo scusa per aver indotto moltitudini di gente ad accogliere - come fossero santificate - le parole del mio sommo pontefice Alan Greenspan, a capo della Federal Reserve per 19 anni. Ammetto di essere caduto nel peccato mortale di mantenere gli interessi bassi, inferiori all'indice d'inflazione per un lungo periodo. Così abbiamo indotto milioni di nordamericani a realizzare il sogno della casa di proprietà.
Ottennero i mutui, comprarono gli immobili e - forte dell'aumento della domanda - io aumentai i prezzi e promossi l'inflazione. Per contenerla, il governo ha fatto salire i tassi d'interesse....e l'insolvenza si è moltiplicata come la peste, minando la presunta solidità del sistema bancario.
A un certo punto mi è venuto un collasso. I paradigmi che mi sostenevano furono inghiottiti dall'imprevisto buco nero della mancanza di credito. La fontana si è prosciugata. Con i sandali dell'umiltà ai piedi, supplico lo Stato che mi risparmi una morte ignominiosa. Non sopporto l'idea che io, e non una rivoluzione di sinistra, sia l'unico responsabile della progressiva paralisi del sistema finanziario. Non riesco ad immaginarmi tutelato dai governi, come nei paesi socialisti. Proprio adesso che le banche centrali - istituzioni pubbliche - stavano acquistando autonomia dai governi che le hanno create e prendevano posto alla tavola dei miei cardinali, guarda un po' che mi tocca vedere? È finita la solfa che senza di me non c'è salvezza. Chiedo scusa in anticipo per la voragine che si aprirà in questo mondo globalizzato. Addio credito anticipato! Gli interessi aumenteranno in proporzione all'insicurezza generalizzata.
Chiusi i rubinetti del credito, il consumatore si armerà di cautela e le aziende avranno sete di capitale. Costrette a ridurre la produzione, faranno lo stesso con i lavoratori. Paesi esportatori come il Brasile avranno meno clienti dall'altra parte del mondo: porteranno perciò meno denaro alle casse dei loro stati e dovranno ripensare le loro politiche economiche.
Chiedo scusa ai contribuenti dei paesi ricchi che vedono le loro tasse fare da salvagente a banche e finanziarie, un patrimonio che dovrebbe essere investito in diritti sociali, tutela ambientale e cultura.
Io, il mercato, chiedo scusa per aver commesso tanti peccati e per lasciarvi ora il peso della penitenza. So di essere cinico, perverso, redditizio. Non mi resta che supplicare lo Stato perché abbia pietà di me. Non oso chiedere perdono a Dio, del quale ho preteso di occupare il posto. A quest'ora Lui mi guarderà dall'alto con il sorriso ironico che aveva nel veder cadere la Torre di Babele.

(Traduzione di Valentina Manacorda)

Prato verso le amministrative. Sicurezza? Chiedete a Milone...

Ma bravi... Come sanno leggere bene i dati - ovviamente senza farsi sfuggire il nesso scarsa qualità della vita/immigrazione, giusto per ribadire come "non siano xenofobi"... - i serissimi esponenti della lista Prato Libera&Sicura.
Peccato gli sfuggano alcuni particolari. Giusto per fare un esempio, che i dati si riferiscono al 2007, quando, sempre per fare un esempio, l'assessore Milone era ancora in giunta (e se ne guardava bene dal lamentarsene, dell'appoggio dei Comunisti Italiani e dei Verdi... 'sti extraparlamentari...). Hanno provato a chiedergli di renderne conto? Forse no...
MV


da la Nazione del 02/01/09
«Città agli ultimi posti ecco perché serve la lista Prato Libera&Sicura»

CONTINUANO le polemiche e le discussioni intorno alla classifica sulla qualità della vita pubblicata dal «Sole 24 Ore», con risultati poco lusinghieri per Prato. La lista civica «Prato Libera&Sicura» (che fa capo all’ex assessore Aldo Milone) parte dai dati sulla questione della sicurezza e dell’ordine pubblico. «Prato risulta nelle ultimissime posizioni per la questione sicurezza nell’insieme — si legge in una nota — ma se andiamo nello specifico, vediamo che siamo messi così: microcriminalità (borseggi e scippi)81esima posizione; appartamenti svaligiati 82esima posizione; furti d’auto 74esima posizione; rapine 92esima posizione; minori denunciati 68esima posizione. La tendenza totale è 92esima posizione e ora non si può più parlare di insicurezza ‘percepita’ cari signori demagoghi questa è la realtà, purtroppo, e i cittadini la vivono e la pagano sulla propria pelle tutti i giorni».
Secondo gli esponenti di «Prato Libera&Sicura», «un altro elemento da evidenziare è la perdita di posizioni di alcune città, come Brescia e Modena, che hanno avuto una forte immigrazione come la nostra città, ma noi abbiamo perso ben 50 posizioni». Da qui la conclusione che «la nascita della lista civica Prato Libera&Sicura è più che mai necessaria per realizzare quei progetti, seri, atti al reale ed efficace governo della città, per la tutela dei diritti dei cittadini».

Prato verso le amministrative. PD, "pazza idea..."

Uno sindaco, Abati, l'altro presidente della Provincia, Gestri.
Ecco la grande idea della segreteria del PD pratese: il buon Lamberto, ex vicepresidente di Consiag, come candidato alla presidenza della Provincia di Prato D'altra parte, Benedetta Squittieri conosce bene entrambi i soggetti, anche solo per tutte le riunioni di maggioranza - pardon, del consiglio di amministrazione - in Consiag. E poi, anche Gestri, d'altra parte, meritava un posto di rilievo nell'amministrazione pratese, dopo lo scioglimento dell'ex Margherita nel PD... Anche solo per spirito di servizio...
Sarà da vedere la disponibilità effettiva dei due candidati attualmente in lizza, Melighetti e Panerati, a fare il famoso passo indietro, ed eventualmente a quali condizioni. In effetti, potrebbe non essere peregrina l'ipotesi di una giunta provinciale guidata da Gestri con i due "sacrificati" in squadra, mantenendo a Panerati le attuali competenze e a Melighetti le politiche del lavoro.
Nel frammentre che il PD decide chi, cosa e dove, a Sinistra ci si diletta ancora con gli "accordi programmatici"...
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da La Nazione del 02/01/09
Pd: per la Provincia verso l’accordo su Gestri

Ex leader Margherita possibile candidato unico
di ANNA BELTRAME
COMINCIA a sbrogliarsi l’intricata matassa dei Democratici. Dopo innumerevoli incontri, la notte fra il 30 e San Silvestro è emersa l’ipotesi di candidatura alla presidenza della Provincia che potrebbe unire il partito: si tratta di Lamberto Gestri, l’ultimo segretario provinciale della Margherita, prima della nascita del Pd. Di professione ingegnere, dirigente della Dc e politico di grande esperienza, potrebbe rappresentare il punto di incontro fra le anime inquiete del partito. La segretaria Benedetta Squittieri ha iniziato le consultazioni, che dovrebbero terminare oggi. Al momento non ha raccolto veti.

GLI ASPIRANTI candidati presidenti Gabriella Melighetti e Daniele Panerati sono disposti a fare un passo indietro. L’ex segretaria della Cisl, nella lettera scritta la vigilia di Natale, aveva scritto: «Ritengo che la segreteria debba rapidamente accertare se vi sono le condizioni che consentano al Pd di recuperare una sostanziale unità, per fare in modo che i riflettori si accendano sulle proposte di governo, forti ed innovative». Un atto di responsabilità, dicono in via Carraia, che non sarà certo dimenticato. Così per lei si profila un ruolo nella squadra di Paolo Abati, l’aspirante candidato sindaco. Anche Panerati sarebbe pronto a prendere la stessa decisione: nel partito la consapevolezza che il tempo dei dissidi interni è ampiamente scaduto è ormai condivisa quasi da tutti. La città soffre non solo la crisi, ma problemi sempre più gravi e l’esito delle elezioni non sarà affatto scontato, per la prima volta.

QUANTO alla coalizione, è ormai cosa fatta l’alleanza con l’Italia dei valori, che però non presenterà propri candidati alle primarie. Continuano gli incontri sul programma con la sinistra e, al momento, si profila l’accordo con Pdci, Verdi e Sinistra Democratica (già in maggioranza) e solo con i «vendoliani» di Rifondazione. Se il patto sarà siglato, la Sinistra presenterà suoi candidati alle primarie.
AD OGGI il Pd ha quindi due aspiranti candidati sindaci, cioé l’attuale presidente del Consiag Paolo Abati e l’ex assessore al traffico Massimo Carlesi. Il primo ha le firme di metà dell’assemblea provinciale, il secondo non ha raggiunto la soglia del 35% che, stando al regolamento, sarebbe il quorum da ottenere per presentarsi alle primarie di coalizione. E’ stato però lo stesso Abati, all’ultima assemblea del partito riunitasi poco prima di Natale, a proporre che la candidatura dell’avversario sia comunque valida. Quanto alla Provincia, Gestri potrebbe iniziare a raccogliere le sue sottoscrizioni già in questi giorni, visto che il termine — in teoria scaduto il 20 dicembre — è stato spostato a una data che per ora nessuno conosce e visto che, con i passi indietro di Melighetti e Panerati, di fatto la situazione delle firme sarà azzerata.

CON OGNI probabilità l’assise del Pd sarà convocata per il 7 gennaio e dovrebbe mettere la parola fine su tante cose: le candidature, i termini per le sottoscrizioni, le alleanze. Il tempo ormai stringe, non solo in vista delle primarie — in tutta la Toscana fissate per il 1° febbraio —, ma soprattutto per le proposte e le idee da presentare a una città sempre più delusa e in affanno.

Prato verso le amministrative. La Destra a Milone: profferte senza pudore!

Potevamo avere qualche dubbio???
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da la Nazione del 02/01/09
Bravo Milone Tutti insieme contro la sinistra’

«DIAMO il nostro benvenuto alla nuova lista civica Prato libera e sicura guidata dall’ex assessore del Pd Aldo Milone». E’ il commento di Sebastiano Campo, segretario provinciale de La Destra. «Ci fa molto piacere — agguinge — constatare che molti cittadini si stiano mobilitando per sostituire la classe dirigente al comando della città dal dopoguerra ad oggi, che non ha saputo gestire il declino del distretto e, ancora peggio, non ha saputo gestire il flusso di immigrazione e ha ridotto la città in uno stato di degrado e insicurezza». Secondo Campo, tutte le liste civiche nate ultimamente, il Pdl, l’Udc e La Destra «devono sedersi ad un tavolo di confronto, mettendo da parte situazioni personalistiche e diatribe di ogni genere, creare una grande coalizione (ognuno con i propri simboli e specificità) per conquistare il governo della città e creare una nuova classe dirigente, che abbia la grinta e l’entusiasmo, per dare nuova linfa alla città». Annuncia che la stessa Destra si farà promotrice del progetto: «se questo non fosse possibile — conclude Campo — potremmo anche decidere di correre da soli, perché in quel caso credo che il centro destra e le varie liste civiche dimostrerebbero di non poter essere classe dirigente per il cambiamento».

Guerra. Israele sulla via del disprezzo

Israele sulla via del disprezzo

di Giorgio Forti, Giorgio Canarutto, Paola Canarutto, Marina Del Monte, Miryam Marino, Carla Ortona, Renata Sarfati, Stefano Sarfati Nahmad, Susanna Sinigaglia, Ornella Terracini di Rete-ECO (Rete degli Ebrei contro l'Occupazione)

Israele ha attaccato Gaza con 100 aerei da combattimento, missili ed elicotteri Apache, uccidendo, all'ora in cui scriviamo, circa 350 persone tra cui un numero elevato di donne e bambini. Prima di questo, da oltre due anni ha strangolato gli abitanti (1 milione e mezzo circa) imponendo il blocco dei rifornimenti di cibo, carburante, energia elettrica. Ha bloccato l'entrata ed uscita degli abitanti compresi i malati gravi, ridotti alla fame e privi di possibilità di curarsi e lavorare. L'economia della Striscia è stata distrutta dal blocco completo di esportazioni ed importazioni: mancano i materiali (cemento, ecc) per costruire, per l'industria e l'agricoltura. I prodotti tradizionali del luogo, ortaggi e frutta, marciscono nei magazzini a causa del blocco israeliano. Anche i soccorsi delle Nazioni Unite e di alcuni Paesi europei sono stati gravemente ostacolati, ed impedita l'attività di associazioni di cooperazione.
Gaza ha tutto l'aspetto di una prigione a cielo aperto. La precaria tregua stabilita nel 2008 è stata rotta da Israele con un attacco che ha ucciso, nel novembre scorso, 7 persone.
Alcuni palestinesi ( in realtà non si sa chi siano, ma sembra giusto metterli in conto ad una parte almeno di Hamas, poiché Hamas non li ha sconfessati) hanno reagito lanciando razzi Qassam contro le abitazioni israeliane al confine con la Striscia, principalmente nella cittadina di Sderot e dintorni. Questi razzi, assolutamente inefficaci dal punto di vista militare, possono essere diretti solo con grossolana approssimazione, e sono la manifestazione di una volontà di resistenza che si esprime in modo velleitario ed assurdo, e criminale perché rivolto contro civili: essi servono soprattutto ad Israele, come pretesto per continuare il mai interrotto blocco, ed ora la strage.
Abbiamo visto i ministri israeliani parlare della necessità di difendere i loro cittadini dai razzi sparati dal territorio di Gaza, con una cinica ed inverosimile ripetizione della favola del lupo e l'agnello. La ministra degli esteri è comparsa in tv per dire che ora basta: nonostante il dolore per i bambini colpiti, «è ora di far cessare la minaccia contro Israele». Questa volta, neppure la stampa dell'Europa occidentale sembra disposta a credere a queste menzogne, salvo una parte consistente di quella italiana, assuefatta alla autoprivazione della libertà di espressione per opportunismo conformista.
La politica di Israele, con la coraggiosa eccezione di una piccola minoranza a cui va reso merito, la miriade di piccoli gruppi organizzati che esercitano una attivissima opposizione in nome degli ideali di giustizia e libertà, uguaglianza e pace ( vogliamo qui ricordarli tutti con simpatia e solidarietà: ci si permetta anche di additare i giovani e giovanissimi che rifiutano il servizio militare come occupanti ed oppressori nei territori palestinesi), è tuttora dominata dall'ideale nazionalista del sionismo che vuole, dopo stabilito lo Stato Ebraico, farlo più grande e forte, invincibile rifugio degli Ebrei dispersi nel mondo. E per questo, invece di cercare amicizia e cooperazione con il popolo palestinese che hanno cacciato dalla sua terra con la violenza ed il disprezzo, in modo continuato dal 1948 ad oggi, si affida alla forza delle armi.
L'estrema violenza ed ingiustizia di tutta la politica israeliana, dalla cacciata dei palestinesi ad oggi, è ora culminata nell'eccidio di Gaza, che ricorda altri eccidi che non vogliamo qui citare uno per uno, ma che gli israeliani e gli ebrei della diaspora dovrebbero aver ben presenti, ed insegnare alle nuove generazioni perché rifiutino la violenza nazionalista e razzista.
Ricordando l'introduzione di Primo Levi al suo esemplare libro «Se questo è un uomo», affermiamo che quando il disprezzo per lo straniero, il diverso, diventa il fondamento di una società, si arriva al lager. La strage di Gaza, insieme all'oppressione dei palestinesi nella Cisgiordania, alla loro discriminazione in Israele, è già ben inoltrata su questa strada.

giovedì 1 gennaio 2009

Riflessioni. Rumor di sciabole

Sui "rumor di sciabole", che qualcuno vorrebbe sentire anche a Prato, riprendiamo le riflessioni di Carlo Gambescia del giugno 2008.
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RUMOR DI SCIABOLE

Sull’impiego dei “militari nelle città” c’è un “adagio” che più o meno fa così: “ I soldati una volta usciti dalle caserme, difficilmente vi rientrano”…


Pertanto la decisione del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa assecondata dal Governo, di ricorrere alle Forze Armate, anche se in misura per ora ridotta, per fronteggiare le emergenze rifiuti e sicurezza è un primo passo, anche se timido, verso la “militarizzazione” della società italiana.

Su un punto però vorremmo invitare i lettori a riflettere. La scelta non ci sembra legata, o almeno non soltanto, al Dna militarista dell’attuale Ministro delle Difesa e del Governo, ma a tre fattori strutturali.

In primo luogo, alla presente situazione internazionale di guerra, asimmetrica quanto si vuole ma guerra, che vede coinvolta l’Italia. E, di regola, le situazioni in cui il ruolo dei militari rischia di diventare fondamentale, ne determinano il conseguente accrescimento di influenza e potere all’interno delle società di riferimento. Di riflesso una società occidentale, dunque inclusa anche quella italiana, che punti sulla guerra “globale al terrorismo”, non può non favorire l’ ascesa “globale” al potere dei militari, come gruppo sociale, caratterizzato da istituzioni rivolte di norma ( o comunque in ultima istanza) alla repressione armata di ogni forma di conflitto.

In secondo luogo, nelle situazione di guerra più o meno aperta, come quella in atto sul piano mondiale, si determina una polarizzazione del potere politico: in nome di una migliore gestione della situazione bellica le élite dirigenti civili impongono una centralizzazione di tutti i poteri. Ovviamente nell’interesse “supremo della nazione” o, come avviene oggi, "dell'Occidente". E all’interno di questo processo, di regola, i dirigenti militari finiscono gradualmente per sostituirsi a quelli civili, prima perché ritenuti “professionalmente” più adatti ad affrontare la situazione di “emergenza” bellica, e dopo perché divenuti insostituibili: siamo davanti al classico caso del potere che genere un altro potere, che a sua volta e nel tempo, tende a diventare predominante sul primo per ragioni funzionali, ovviamente nei limiti dei risultati positivi conseguiti. Inoltre la centralizzazione può divenire tanto più assoluta quanto più alla situazione di guerra esterna se ne affianchi una di guerra interna (ad esempio, come nel caso italiano, di “guerra” alla mafia, alla camorra, eccetera).

In terzo luogo, la graduale militarizzazione della società porta con sé la rivalorizzazione di un’etica di tipo militare fondata su valori come la gerarchia, l’obbedienza assoluta, il coraggio, l’onore. E soprattutto i primi due valori (gerarchia e obbedienza) non sono sicuramente in sintonia con quelli democratici. Di qui il pericolo di un mutamento valoriale, a danno della democrazia.

Di regola il mix tra istituzionalizzazione in ogni ambito della repressione armata, centralizzazione politica ed etica militare rafforza il potere dei militari e rende difficilissimo, come si diceva all’inizio, far “rientrare" l'esercito nelle caserme.

Naturalmente, ogni società, reagisce allo schema sociologico qui illustrato, secondo il peso delle proprie tradizioni storiche e socioculturali. Quanto più una società è democratica e pluralista (nel senso di una maggiore ricchezza sociale di istituzioni civili e contropoteri), tanto più il processo di militarizzazione può essere rallentato, perfino “bloccato”, o comunque tenuto sotto controllo.

Tuttavia, e concludiamo, per chi crede nelle democrazia (come mezzo di risoluzione pacifica dei conflitti) e nel pluralismo sociale (che implica che i militari se ne stiano nelle caserme) questo “rumor di sciabole” non promette nulla buono.

Rifiuti. Inceneritore: le conclusioni di Bianchi ed Ercolini

Riportiamo - da Ambientefuturo.org - le conclusioni di Bianchi ed Ercolini a seguito della chiusura dei lavori della commissione "mista" Comune di Campi Bisenzio/Comitati cittadini per lo studio delle alternative all'incenerimento.
Una lettura istruttiva (anche quella degli altri documenti)...
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CONCLUSIONI

Il lavoro svolto dalla commissione ha consentito di raccogliere, in concreto, importanti elementi di valutazione sulle pratiche di gestione dei rifiuti in Italia e all’estero sia in termini di prevenzioni, riduzione, recupero etc, che di scelte impiantistiche nella fase di trattamento del rifiuto tal quale.

Le buone pratiche
Le percentuali delle raccolte differenziate con il sistema porta a porta In tutte le realtà visitate nelle quali si applicano le buone pratiche, come si è visto (pag. 16) si sono registrati ottimi risultati in termini raccolta differenziata ( R.D) in tempi relativamente brevi :
-63% del Consorzio Covar 14
-66% del Consorzio CEM Ambiente
-77% del Consorzio Priula .
-82% nel Comune di Capannori ( nelle frazioni servite dal porta a porta)
In tutti questi casi viene effettuata la raccolta porta a porta.
Risultati inferiori si riscontrano nei capoluoghi delle aree visitate (Torino, Milano e Treviso). Va segnalato tuttavia che in queste città operano consorzi diversi da quelli visitati e non viene applicato in modo significativo il sistema porta a porta. Obbiettivi analoghi a quelli raggiunti nei contesti “virtuosi” si riscontrano invece in città capoluogo come Novara (70%) Asti (68% ), Reggio Emilia (50% ) ed in contesti internazionali ( Stati Uniti, Australia, Canada ecc) ed europei ( Fiandre).; dati che contraddicono l ipotesi secondo cui la resa della RD diminuirebbe in relazione all’aumentare della popolazione e/o della sua densita’.
La riduzione della quantità di rifiuto prodotto e tariffe Nelle realtà visitate la produzione di rifiuto totale, (da 364 a 474 Kg/ab/anno tabella di pag.16) è nettamente più bassa della media nazionale (550 Kg/abxa) e toscana (superiore a 700 Kg/ab/anno).
Si riscontra in prevalenza una consistente diminuzione nella produzione totale di rifiuto ( fino al 13% del Consorzio Covar) con forti accentuazioni per la frazione secca (- 59% per Covar e - 75% Priula). Anche in tal caso la cosa si verifica in tempi molto contenuti.
I maggiori costi di manodopera necessaria per la raccolta porta a porta sono compensati da una minore spesa per la riduzione dello smaltimento dei residui.

L’applicazione delle buone pratiche
E’ possibile applicare le buone pratiche anche alla Piana Fiorentina e alla Provincia di Firenze e perseguire obiettivi congruenti con la normativa vigente mediante:
- raccolta differenziata con l’ estensione del sistema di raccolta porta a porta;
-estensione della raccolta della frazione organica e incentivazione del compostaggio domestico;
-estensione significativa del numero delle isole ecologiche anche in accordo con l’associazionismo locale;
-introduzione della raccolta porta a porta anche per le attività commerciali e produttive con indebolendo progressivo dei criteri di assimilazione;
-intercettazione degli alimenti in prossimità della scadenza presso grossi esercizi commerciali, mense scolastiche etc. e loro distribuzione ad enti assistenziali;
-incentivazione del sistema di ricarica alla spina presso grossi centri commerciali;
- attivazione della tariffazione puntuale.
Con l’esecuzione di questi interventi è possibile perseguire una riduzione della produzione di rifiuti, interrompendo il trend attuale di crescita e gli obiettivi di RD ( oltre che del Piano di sviluppo regionale) della normativa statale che, come noto, indica (v. Testo Unico ambientale) un obiettivo minimo di raccolta differenziata del 65% al 2012 (45% al 31.12.2008 – 50% al 2009 etc.) pena sanzioni a carico dei comuni inadempienti.
Si stima che una azione congiunta di misure di prevenzione e di riduzione possa portare ad un riduzione del rifiuti nell’ambito di interesse, nella misura del 10- 11% al 2012 .
In valore assoluto, considerando una produzione di Rifiuti delle Provincia di Firenze di 550.000 Tonnellate /anno, le politiche di riduzione potrebbero portare una minore produzione di circa 60.000 Tonn/anno e dunque minori costi di gestione di tutta la filiera.
E’ inoltre positivamente dimostrata, la possibilità di raggiungimento, in tempo contenuti, dell’obiettivo, previsto dalla legge, del 65% di RD all’anno 2012.

Il DIMENSIONAMENTO delle tecnologie impiantistiche di trattamento del “residuo"
Assumendo valori di RD del 65% si ha un fabbisogno di trattamento impiantistico a valle delle raccolte differenziate attorno ai 180.00 tonnellate /anno in Provincia di Firenze.
Il dato è in netto antagonismo con il piano industriale che prevede (anche al netto dei rifiuti industriali - 35.000 T/anno a Case Passerini -) di incenerire attorno al 50% dei rifiuti urbani e assimilati.
Conflitto che persiste anche a ipotizzare , prudenzialmente, il raggiungimento di una RD inferiore ai minimi di legge. Segue il concreto rischio che, con l’incenerimento, venga pregiudicata la possibilità di perseguire, anche nel lungo periodo, gli obbiettivi e le priorità stabilite dalle norme vigenti.
Da questo dato, che non appare seriamente discutibile, segue che la soluzione impiantistica deve avere una flessibilità tale da garantire, da una parte una diminuzione sensibile dei volumi in discarica, e dall’ altra di non creare rigidità impiantistiche che si pongano in contraddizione con il raggiungimento degli obiettivi di
legge della RD.

Il trattamento meccanico biologico in alternativa all’ incenerimento per il trattamento della frazione residua

Il Comitato ha proposto la verifica sugli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) con la caratteristica di lavorare al recupero di ulteriore materiale, obiettivo che la stessa legge pone come priorità.
Gli impianti visitati in Spagna ( Tudela) e in Israele ( Tel Aviv), rispondono a questa esigenza .
Essi hanno costi dichiarati assai più contenuti degli impianti di incenerimento e di omologhi impianti di combustione
Entrambi gli impianti visitati operano su scala industriale, garantiscono valori di sottrazione dalla discarica tra il 55% e il 75% dei rifiuti in ingresso ; ovvero inviano in discarica tra il 25% e il 45% di rifiuti a “valle” dell’attuazione delle “buone pratiche”.
Il dato va comparato sull’ inceneritore di Case Passerini che, secondo il piano industriale, produrrebbe scorie e ceneri per circa il 25% del rifiuto in ingresso, e l’inceneritore di Rufina per il quale la valutazione sul progetto esecutivo stima un residuo del 38,8 % (al netto delle peso delle emissioni)

Tudela
L’impianto ha una capacità di trattamento di 50.000 t/a (di cui 28.000 di umido per la sezione di biometanizzazione) e la frazione avviata in discarica risulta pari a circa il 47% in peso rispetto al totale conferito (comprendendo anche l’intero flusso di “compost grigio”prodotto).
Assumendo di recuperare il 10% in peso (rispetto al totale rifiuti in ingresso all’impianto) di frazione secca, il residuo da porre in discarica stabilizzato corrisponde a non più del 44% .
In altri termini il 56% dei “rifiuti residui” a “valle” delle pratiche di riduzione-riuso RD verrebbe ulteriormente sottratto a discarica.
Con ulteriori trasformazioni e miglioramenti in atto l’azienda si propone il recupero del 60% rispetto ai rifiuti indifferenziati residui in ingresso all’impianto.
Nello scenario fiorentino si ritiene che, al raggiungimento della raccolta differenziata superiore al 50% ed un diminuzione della frazione organica, l’impianto dovrebbe recuperare materiale secco nell’ordine del 22%, oltre la parte biodegradabile presente nel rifiuto residuo.
Rimane la “criticità” del “compost grigio” prodotto di cui è realistico ipotizzare almeno in parte l’uso per ripristini ambientali e/ o di rivegetazione.
Costo dell’impianto
L’ azienda riferisce di un costo dell’impianto, chiavi in mano, di 11.000.000,00 (undicimilioni) di euro per un trattamento di circa 60.000 ton anno di RSU su un turno di lavoro.

Tel Aviv
L’aspetto principale che caratterizza il sistema “ARROW-BIO” è costituito dal processo di separazione dei rifiuti (l’impianto di Tel Aviv lavora praticamente su “rifiuti tal quali”) che avviene in acqua sfruttando la diversa densità dei flussi di scarto.
Il processo ha un’alta capacità di intercettazione di materiali e di energia contenuti nei rifiuti. Il bilancio di massa riferisce una capacità di recupero del vetro residuo, dei metalli (ferrosi e non ferrosi) e soprattutto delle plastiche che supera il 90% delle rispettive frazioni.
La sostanza organica e i materiali cartacei (che in parte, specie il cartone, vengono recuperati manualmente e/o meccanicamente ed in parte vengono avviati a digestione anaerobica) vengono sottoposti ad un processo di metanizzazione dal quale risulta acqua in eccesso (riutilizzata nel processo e infine inviata a depurazione) e un fango disidratato (dopo essere stato sottoposto a varie filtrazioni).
Non più del 39% (scenario meno favorevole ) dei rifiuti in ingresso all’impianto va in discarica. Nello scenario più favorevole (riutilizzo del residuo –“digestato”- per coltivazioni arboree o ricoperture etc.) il 25%.

Il dato riferito al nostro contesto suggerisce che, utilizzando questa tipologia di impianto ad “idropulper”, al raggiungimento di una Raccolta Differenziata del 50% (ipotesi molto inferiore agli obiettivi minimi di legge ) andrebbe in discarica meno del 20% del rifiuto totale mentre al raggiungimento degli obiettivi di legge (65% al 2012) andrà in discarica attorno al 14%. Sempre nel nostro contesto, il presumibile aumento percentuale della frazione secca e una correlata diminuzione di organico contenuto nel “residuo”, per la maggiore intercettazione della frazione umida, consente di ritenere che il quantitativo recuperato sia destinato ad aumentare sensibilmente, attesa l’efficienza del recupero della frazione secca che il sistema garantisce .
Ciò consentirebbe di ridurre drasticamente il quantitativo da avviare in discarica.
Come anche per Tudela, anche in questo caso lo scarto residuo in discarica è costituito da materiali inerti e stabilizzati e non produce particolari problematiche ambientali.

Costi

I costi relativi alla costruzione e quelli di gestione, dato il consistente recupero di materiali utili alla reimmissione nei cicli e la produzione di energia verde e rinnovabile sono nettamente inferiori a quelli degli impianti di incenerimento.
Il costo dell’impianto desunto anche da un’ offerta circostanziata fatta dall’azienda a un comune delle Puglia (Corato-Ba) è di €. 19.370.000,00.
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Il recupero delle plastiche di Vedelago
Questo impianto appare in grado di dare una risposta soddisfacente a tutta la filiera delle plastiche, comprese quelle a più problematico, riciclaggio e sembra offrire in primo luogo una risposta alternativa, su base industriale, all’invio ad incenerimento delle plastiche.
Questo sistema di lavorazione può essere utilizzato per il riciclo del materiale plastico recuperato dagli impianti TMB esaminati in questa indagine, oltre che, naturalmente, di quello recuperato con la raccolta porta a porta.

QUINDI:
SULLA BASE DEI 6 CRITERI INDIVIDUATI AL PUNTO 10 SI PUO’ RITENERE CHE LA TECNOLOGIA A FREDDO TMB, combinata con la “messa a regime” delle “buone pratiche” di RIDUZIONE, RIUSO, RECUPERO e di SCREENING- RIPROGETTAZIONE del “residuo” ed integrata con un’efficace filiera impiantistica di riciclaggio/compostaggio COSTITUISCE UNA VALIDA E CREDIBILE ALTERNATIVA ALL’INCENERIMENTO.

A cura di Beppe Banchi e Rossano Ercolini

Firenze. Libertà di culto.

Speriamo che non si scelga di consumare altro territorio con immani colate di cemento sacro. Per la libertà di culto un passo avanti, anche grazie ad un dibattito maturo.
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Ezzedine, la moschea dovrà avere il minareto
Razzanelli chiede un intervento "compatibile" con la tradizione fiorentina
di Gaia Rau
«La città è matura per avere una sua vera moschea» dice Ezzedine Elzir, imam di Firenze. Dopo la prima uscita al convegno nazionale dell´Ucoii, Elzir ribadisce la sua convinzione: «E´ una questione di spazi. Ogni volta che c´è la preghiera dobbiamo fare i turni, molti restano in strada, la gente protesta», chiarisce, riferendosi a Borgo Allegri. Ma c´è una cosa a cui Ezzedine tiene, e cioè che la richiesta di una moschea non appaia come una pretesa della comunità islamica: «Ci auguriamo un coinvolgimento dell´intera città». L´idea è di far progettare l´edificio alla facoltà di Architettura, e quindi di suscitare un dibattito il più ampio possibile. E se è ovvio che costruirla nel centro storico sarà impossibile, secondo Ezzedine la nuova moschea non dovrà essere «nemmeno troppo decentrata, ma dare l´idea di una presenza normale in città». E sia chiaro: minareto e cupola compresi. Perché è anche ovvio che «una moschea non può fare a meno dei suoi segni caratteristici». Sebbene l´aspetto complessivo «debba inserirsi armonicamente nell´insieme architettonico di Firenze». Quanto ai costi, «non li abbiamo ancora calcolati, ma come sempre la comunità islamica farà tutto con l´autofinanziamento e la trasparenza». Positive le reazioni dei candidati a sindaco del Pd. «Firenze è una città-ponte, con una lunga tradizione di dialogo e accoglienza - commenta Daniela Lastri - sarebbe sbagliato non fare i conti con una realtà ormai significativa nel nostro territorio, come dimostrano i tanti alunni musulmani nelle scuole». Ok anche al minareto: «Tutte le religioni hanno i loro simboli, le differenze sono un valore». Per Lapo Pistelli «non ha senso che 6mila persone siano costrette a pregare facendo i turni nel retrobottega». «In termini di sicurezza - continua - è preferibile una moschea a un garage, l´organizzazione condivisa all´improvvisazione. Semmai il dibattito riguarda la localizzazione. Un minareto non può certo trovare posto nel centro storico: si può individuare un´altra area e su questo la politica fiorentina deve discutere, senza preclusioni ideologiche».
«Viviamo in un paese democratico che garantisce la libertà di culto, che è uno dei pilastri della laicità - dichiara Matteo Renzi - Se arrivasse una proposta ufficiale e qualificata all´amministrazione comunale da me presieduta, sarebbe valutata senza alcun pregiudizio». Favorevole anche Tea Albini, che ricorda come sia stato il suo assessorato «a stanziare finanziamenti all´Ucoii per la sede di Sorgane». Più cauto Mario Razzanelli (Udc): «Come cittadino e cristiano non posso essere contrario alla moschea - commenta - ma la comunità islamica si deve integrare con le nostre leggi». Per poi mettere l´accento su tre punti: «Controllo, perché non si trasformi in scuola di terrorismo, dimensione correlata alle esigenze della città, ubicazione e architettura compatibili con la tradizione fiorentina». Di un problema di reciprocità parlano i consiglieri comunali Stefano Alessandri (An-Pdl) e Marco Stella (Fi-Pdl): «Occorre stabilire se la proposta dell´Ucoii si basi su accordi internazionali che permettano la costruzione di chiese nel mondo musulmano». «Perché - aggiungono - non aprire invece un dibattito sulle centinaia di piccole chiese bisognose di restauri?». Mentre la Lega Nord invoca un referendum.
(30 dicembre 2008 la Repubblica)

Armi. La guerra di capodanno con le pistole.

Anche quest'anno contiamo i caduti sotto i colpi dell'idiozia. E' un tributo di guerra.

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2009-01-01 19:22 ANSA
BOTTI E SPARI, UN MORTO E QUASI 400 FERITI

ROMA - E' di un morto e di 382 feriti, molti dei quali bambini, il tragico bilancio dell'uso irresponsabile di armi da fuoco e botti durante i festeggiamenti di Capodanno. Il morto a Napoli, ma tre persone sono rimaste ferite da proiettili vaganti in Campania (dove i feriti sono stati un centinaio), tre nel milanese ed altre in diverse citta'. Vittima di Capodanno, ma l'episodio non e' stato ancora del tutto chiarito, pure un uomo di 40 anni, gettatosi nelle acque ghiacciate di un laghetto verso le tre di stamani, dopo il cenone di fine anno a casa di un fratello. Gli investigatori stanno verificando se l'uomo soffrisse di crisi depressive. Tornando ai botti e agli spari, anche nel 2007 ci fu un morto, sempre nel napoletano, per un proiettile vagante, ma i feriti furono 473, quasi cento in piu'. In aumento quest'anno gli arresti (64 rispetto i 36 del 2007) e i sequestri di botti illegali (294 tonnellate contro 165, +78%), mentre sono diminuite le persone denunciate a piede libero: 439 (erano state 496). In calo, poi, gli interventi per i danni causati dai fuochi d'artificio, come spiegano i vigili del fuoco: sono stati complessivamente 783 contro i 1.200 che costituiva la media degli anni passati. I numerosi feriti per proiettili vaganti comunque confermano, come sottolinea il direttore sanitario dell'ospedale Cardarelli di Napoli, Giuseppe Matarazzo, che ''ormai a suscitare la maggiore preoccupazione e' il fenomeno delle armi e non quello dei botti''. Lo dimostra l'incidente di cui e' rimasto vittima Nicola Sarpa, che avrebbe compiuto 25 anni tra nemmeno un mese: e' stato colpito da un proiettile mentre era affacciato al balcone della sua abitazione, al secondo piano di Vico Lungo Trinita' degli Spagnoli a Napoli. Nicola si era affacciato al balcone per assistere ai festeggiamenti ma anche, probabilmente, per cercare alcuni amici; nessuno ha distinto il rumore dei botti da quello dei proiettili. I tre feriti da proiettili nel milanese sono tutti fuori pericolo: la situazione piu' delicata riguarda Giulia, una bambina di 11 anni raggiunta al fianco da un proiettile vagante mentre con i genitori era scesa in strada per guardare delle 'fontane luminose'; la prognosi e' riservata. A Limbiate e' rimasta ferita una donna di 39 anni, raggiunta da un colpo esploso dal convivente, una guardia giurata. Il terzo ferito, un uomo di 43 residente a Cologno Monzese, e' stato gia' dimesso dall'ospedale: e' stato raggiunto di striscio alla nuca da un proiettile che gli ha procurato solo una piccola ferita. A Roma il bilancio e' di 25 feriti; per 4 la prognosi e' superiore ai 40 giorni. Una giovane di 25 anni ha denunciato di essere stata violentata nel corso della mega festa di Capodanno (30 mila persone e super lavoro per le ambulanze del 118, a causa di numerosi malori) che si e' svolta nella nuova fiera di Roma. La giovane e' ora ricoverata nell'ospedale San Camillo. Una ventina i feriti in Puglia, tra cui due bambini di 4 e 8 anni, nel foggiano. A Taranto un colpo di pistola ha infranto la vetrata della veranda di un'abitazione al sesto piano di un edificio: solo per caso il proiettile non ha colpito una delle persone che stavano brindando in un'altra stanza. A Bologna un proiettile che ha sfondato il vetro di un'auto in sosta. Sono 20 in Calabria i feriti: tra i piu' gravi c'e' un bimbo di 5 anni che ha riportato ustioni al collo di terzo grado. A Reggio Calabria vandali hanno provocato con petardi danni ad abitazioni, all'Accademia delle Belle Arti, alla sede del coordinamento antimafia. Riferimenti, a cabine Telecom e centraline Enel, mentre a Mileto, nel vibonese, un incendio di natura dolosa ha distrutto il presepe allestito in piazza. Una bambina di 3 anni e' rimasta ferita da un petardo a Cittadella (Padova), cosi' come un bimbo di 4 anni a Palermo. Sempre in Sicilia, vicino ad Augusta, una guardia giurata ha sparato un colpo con la sua pistola d'ordinanza ferendo accidentalmente alla gamba la figlia di 15 anni anni.

TAV. Devasta anche i bilanci.

Corte dei Conti: l'Alta Velocità devasta il bilancio dello Stato


La denuncia su quanto la Tav sia devastante per il bilancio dello Stato trova una conferma autorevole nell'ultima relazione della sezione centrale di controllo della Corte dei Conti: la Tav, che serve attualmente meno del 5% dei passaggi ferroviari in Italia, rappresenta un'operazione di «cosmesi contabile», costi caricati in maniera iniqua sulle generazioni future fino al 2060, una gestione finanziaria approssimativa, scelte politiche non efficienti e scelte contabili che sembrano fatte apposta per ingenerare confusione. E, da ultimo, 44 miliardi di debiti contratti dalle Ferrovie e accollati allo Stato nonostante la vecchia holding sia stata ufficialmente privatizzata fin dal 1992.

"Denunciamo da almeno quattro anni quanto l'alta velocità ferroviaria sia dannosa per i conti pubblici", ha dichiarato Ornella De Zordo. "Oggi arriva la conferma della Corte dei Conti che sottolinea l'ennesimo fallimento di una privatizzazione e l'ennesimo saccheggio alle tasche dei cittadini italiani, basti pensare che la prossima finanziaria triennale raggiunge i 39 miliardi di euro: un intero paese va avanti per tre anni ad un costo inferiore agli sprechi della Tav, che hanno l'aggravante di indebitare le future generazioni per cinquant'anni." "Una responsabilità grande in questo contesto è a carico di Comune e Provincia di Firenze e di Regione Toscana - continua De Zordo - che testardamente si ostinano a voler costruire un sottoattraversamento inutile e dannoso sotto la città. Un progetto faraonico che costa oltre sei volte l'attraversamento di superficie che però è osteggiato oltremisura dalle amministrazioni locali e fulcro invece della proposta dei cittadini organizzati nel Comitato contro il sottoattraversamento. Non bastano un paio di vetrate sui cantieri, come annunciato dall'assessore Riccardo Conti, a rendere trasparente un'opera inutile, dannosa per l'ecosistema e dai costi esagerati che favoriranno anche qualche cooperativa edile nell'immediato, ma che costringeranno le future generazioni a pagare i debiti di una classe politica inadeguata e improvvisata".


30/12/08 Nove.Firenze.it Quotidiano on-line

Verde urbano. 90.000 alberi per Abbado/ l'EXPO per la Moratti.

Abbado chiede alberi, Moratti risponde con l'Expo.
mv


Abbado: 90mila alberi e torno alla Scala
«Ritornerei solo per un cachet in natura»


MILANO —Un ragazzo col ciuffo, scuro e spettinato. Un capellone, si sarebbe detto in quegli anni, quando la zazzera incolta era il segno distintivo del modo di vivere e di pensare di chi voleva cambiare il mondo. E proprio mentre il mondo era tutto beat, in quel ‘68 fatidico, un trentenne milanese che amava i Beatles e Mahler, veniva incoronato direttore musicale dell’Orchestra della Scala. Aveva solo 35 anni Claudio Abbado. Un’età oggi impensabile per un simile incarico. Il podio più prestigioso del mondo era suo. Una nomina lampo, promossa dagli stessi professori d’Orchestra, che seguiva di poco il suo esordio al Piermarini, nel 1960. Le foto d’epoca ce lo rimandano con la bacchetta stretta tra le dita nervose, la lunga frangia ondeggiante sugli occhi, «dolce vita» nero alle prove, smoking di rigore alla sera. Il gesto elegante e preciso fin da allora. Uguale lo sguardo, riservato e ironico. Un giovane direttore, già con le stimmate carismatiche del grande interprete. Una stagione miracolosa la sua, lunga 18 anni, dal ’68 all’86. I tempi di «Claudio Abbado alla Scala», come dice il titolo del suggestivo volume (Edizioni del Teatro alla Scala, Rizzoli, pp.329, 60 euro) dove le curatrici, Angela Ida De Benedictis e Vincenzina C. Ottomano, ripercorrono con immagini e documenti, ricordi e testimonianze di artisti e amici (tra cui Roberto Benigni, complice di due Pierino e il lupo) quell’età dell’oro musicale rimasta incancellabile per chi ha avuto la fortuna di viverla.
E a lei Abbado, cos’è rimasto di quel periodo?
«La memoria di 18 anni intensi e curiosi - risponde il direttore, oggi 75enne -. Un periodo molto creativo per la Scala, ma anche per Milano, a quei tempi vera fucina di idee e di intelletti».
Il suo arrivo alla Scala coincise con il ’68. E anche lei mise in atto una sua rivoluzione: accostare passato e presente, classici e contemporanei, proporre musicisti inediti, dar spazio alla sinfonica... «Bruckner per esempio, non era mai stato eseguito, nè alla Scala nè in Italia. E anche Mahler. E Maderna, Donatoni, Boulez, Sciarrino... Le grandi prime di Luigi Nono e di Stockhausen. Il Festival Berg, il Festival Musorgskij. L’esperienza di "Musica del nostro tempo" con Pollini e Manzoni...»
Nomi difficili ieri, e oggi forse anche di più.
Come reagiva allora il pubblico, certo poco uso a quelle nuove sonorità sperimentali?
«In effetti non era sempre facile nè indolore. Anche parte della critica aveva da ridire. Fischi e contestazioni ce ne sono stati. Ma gli applausi via via crescevano. Via via il pubblico cambiava, più giovane, più "normale". La nascita della Filarmonica, l’esperienza di portare la musica nelle fabbriche, all’Ansaldo, alla Breda, alla Necchi, ha aperto a nuovi ascolti, ha smosso desideri di conoscere». Del resto, quando Luigi Nono varcò la soglia del Piermarini con la prima di Como una ola de fuerza y luz, il primo a esser stupito fu lui stesso.
In una lettera indirizzata ad Abbado scriveva nel suo idioma italo-veneziano: «Ti gavevi rasone: se pol smover tuto, perfin la Scala. OSTIA!! E la smoveremo insieme». Difatti. Il concetto di musica, di farla e di ascoltarla, stava cambiando a rotta di collo. Musica non più come evasione ma come impegno. Sociale, politico. Pollini che prima del concerto in Conservatorio legge una dichiarazione contro i bombardamenti Usa in Vietnam tra i fischi del pubblico. Abbado che cancella due repliche del Barbiere di Siviglia in segno di lutto per l’attentato di piazza Fontana.
E’ vero che alcuni critici vi chiamavano i NAP, acronimo di Nono Abbado Pollini, ma anche dei Nuclei Armati Proletari?
«Sciocchezze. E’ vero che tra noi c’è sempre stata una grande amicizia e una grande consonanza etica ed artistica. Per noi tutti, ad esempio, la cultura era un momento di scoperta collettiva. Per comodità alcuni mi avevano bollato come "comunista", ma io non sono mai stato in nessun partito. Naturalmente ho le mie opinioni, sostengo le cause che mi sembrano giuste».
Quei suoi anni alla Scala sono stati caratterizzati anche dalla presenza di grandi nomi della regia, da Strehler a Ronconi, da Ponnelle a Zeffirelli, da Ljubimov a Vitez...
«Vero, anche se alcuni di loro allora non erano così noti. Dodin ai tempi era quasi sconosciuto e anche Strehler era molto più famoso per la prosa che per la lirica».
Lunga la lista anche dei direttori ospiti in quel periodo, da Barenboim a Kleiber, da Bernstein a Karajan, da Maazel a Mehta, da Sawallisch a Solti...
«E Riccardo Muti. L’ho invitato io a dirigere il suo primo concerto alla Scala, nel ’70. Gli proposi anche di lavorare insieme. Certo, avevamo gusti diversi, ma avremmo potuto. Una direzione condivisa, perché no? Lui però preferì restare a Firenze, alla guida del Maggio Musicale ».
Alla Scala arriverà dopo. Nell’86, quando lei lasciò la direzione del Teatro. Allora si parlò di suoi dissapori con l’Orchestra. La stessa che costrinse poi Muti ad andarsene. E che di recente ha messo in forse la prima del «Don Carlo».
Un’Orchestra difficile?
«Non per quel che mi riguarda. Sono sempre andato molto d’accordo con l’Orchestra e con le maestranze scaligere. Le turbolenze esistono in tutte le formazioni del mondo. Però, quegli scioperi così sistematici sono un vizietto tutto italiano. Ci sono altri modi per ottenere le cose ».
Come vede la Scala di oggi?
«L’attuale sovrintendente Stéphane Lissner è molto bravo, sta facendo un buon lavoro. Immagino gli costi gran fatica vista la città. Milano di oggi non è certo un luogo dove si sostiene la cultura. E neanche il resto, date le condizioni di degrado ambientale in cui versa. Peccato, meriterebbe ben di più».
E’ per questo che lei non vuol tornare?
«Certo a Berlino l’aria è migliore...».
E’ la sua ultima parola? Cosa dovrebbero offrirle per farle cambiare idea?
«Un cachet fuori dall’ordinario. Novantamila alberi piantati a Milano. Un pagamento in natura. Se accadrà, sono pronto a tornare. A Milano, alla Scala».
Giuseppina Manin
30 dicembre 2008
I 90 mila alberi? Li pianteremo insieme
E in gennaio vertice in prefettura sui graffiti. «Non c'è pena, così continuano a imbrattare»

MILANO - «Aspetto il Maestro Abbado a Milano. Pianteremo alberi insieme». Il sindaco Letizia Moratti risponde al grande direttore d'orchestra che chiede, come condizione di un suo ritorno alla Scala, un cachet «in natura»: «Novantamila alberi a Milano».
«Abbiamo già — rilancia il sindaco — un piano per il verde e anche con il dossier per l'Expo siamo impegnati a realizzare grandi polmoni naturali. Ma se i cittadini ci daranno una mano, potremo anche accelerare i tempi di attuazione di questi progetti». In sintesi, si tratta di copiare l'esperienza di New York, dove l'istituzione mette un dollaro per ogni dollaro speso dai privati a favore dell'ambiente. «Chiedo ai milanesi — prosegue la Moratti — di organizzarsi nelle piazze, nelle vie, nei quartieri. Se daranno la loro disponibilità economica, il Comune farà altrettanto e questo ci consentirà di accelerare i tempi di un piano che già esiste».
Il piano, per intenderci, è quello che ha già regalato ventimila alberi a Milano e che ne ha promessi 25 mila per il prossimo anno. Intanto, il sindaco può sbandierare i dati di Legambiente, secondo i quali «la media di verde per abitante è 16 metri quadrati, il doppio della altre città italiane». Questo per dire che la città non è solo fatta di cemento, «anche se — ammette il sindaco — probabilmente abbiamo molti giardini condominiali o aiuole che non rendono l'idea di queste cifre». C'è poi il progetto per Expo. «La metà dei 110 mila ettari di terreno su cui sorgerà il progetto Expo dovranno essere destinati a verde. Realizzeremo — prosegue il sindaco — il più grande parco urbano del Nord Ovest, che sarà accessibile dalle due vie di acqua e di terra, lunghe ciascuna 22 chilometri». E, come ricorda sempre la Moratti, «quello che è scritto nel dossier, approvato dai commissari del Bureau, dovrà essere realizzato».
Di certo, il sindaco concorda con Abbado, «che ringrazio per la provocazione costruttiva », sulla necessità di «fare sempre più bella Milano ». Cominciando a coinvolgere gli studenti di 200 scuole elementari e di 200 medie: «Vogliamo sensibilizzare i nostri ragazzi sul senso estetico per un'educazione al bello, all'ordine, al pulito». E si arriva inevitabilmente a parlare di graffiti: «Il 14 gennaio faremo un vertice in prefettura — annuncia il sindaco — perché in questi mesi i vigili del Comune hanno fermato 33 writers colti in flagranza di reato. Ma nessuno ha dato seguito a questo fermo con provvedimenti effettivamente repressivi». Il tema è quello di «garantire un collegamento stretto fra le azioni di tutti» facendo in modo che «ciascuno si prenda le proprie responsabilità». Il resto è la chiamata in causa dei cittadini: «Se non capiamo — conclude la Moratti — che tutti dobbiamo collaborare a tenere pulita la città, continueremo a spendere decine di milioni di euro che altrimenti potremmo usare per i servizi sociali, per gli aiuti alle famiglie bisognose, per affrontare la crisi economica».
Elisabetta Soglio
31 dicembre 2008
(tutto da Corriere della Sera.it)

Guerra. L'albero di Gharqad.

Su Wikpedia abbiamo raccolto queste informazioni su Hamas. Un quadro sulle malefatte a cui segue un estratto dello statuto piuttosto significativo.

Corre per noi l'obbligo di condannare la sproporzione della reazione israeliana ma soprattutto l'ostinazione a far ricorso ad azioni belliche che provocano centinaia di morti, bambini, vecchi e malati, persone innocenti e pacifiche.
Tale comportamento continuerà a produrre altro odio e fondamentalismo.
Ci sarà mai un modo per uscire da questa eterna spirale?
Con tutto il cuore, buon anno alle tante donne e ai tanti uomini israeliani e palestinesi che cercano una strada di pace, per i loro popoli e quindi anche per noi. mv



I miliziani di Hamās, specialmente quelli delle Brigate 'Izz al-Din al-Qassām, hanno sferrato numerosi attacchi tra cui alcuni attacchi suicidi di larga scala contro obiettivi civili israeliani. Per citare i più noti: il massacro di Pesach nel marzo del 2002, in cui 30 persone furono uccise a Netanya; il massacro sull'autobus numero 20 di Gerusalemme nel novembre dello stesso anno 2002 (11 morti); il massacro sull'autobus numero 2 di Gerusalemme nell'agosto del 2003 (23 morti); e la lista potrebbe andare avanti. In totale, centinaia di civili israeliani sono stati uccisi in una lunga lista di attentati suicidi dall'anno 2000 a ora. Ḥamās ha anche usato donne-bomba, per esempio una madre di sei figli e una di due minori di 10 anni. Al contrario di al-Fath, a tutt'oggi Hamās non ha usato bambini-bomba.
Ḥamās ha anche attaccato obiettivi militari israeliani, uomini palestinesi sospettati di collaborazionismo nonché rivali di al-Fatḥ.
In tempi recenti, Ḥamās ha fatto uso di razzi di tipo "Qassām" per attaccare città israeliane nel deserto del Negev, ad esempio Sderot. La nascita dei razzi "Qassām-2" ha dato la possibilità all'organizzazione di attaccare anche grandi città israeliane quali Ashkelon; ciò ha prodotto enorme preoccupazione nella popolazione israeliana e diversi tentativi da parte dell'esercito israeliano di fermare la proliferazione e l'uso di tali razzi.
Oltre alle attività militari e terroristiche, occorre dire che Ḥamās promuove diversi programmi di previdenza sociale e istruzione. Dall'esterno, tali programmi sono considerati o come parte di una politica parastatale, o come esercizi per la propaganda e il reclutamento, o come entrambi. In ogni modo, queste attività sociali di Hamās sono profondamente radicate nella Striscia di Gaza. Includono istituti religiosi, medici e in generale aiuti sociali ai civili meno abbienti. Va specificato che il lavoro che Ḥamās compie in questi ambiti è un "in più" totalmente separato dall'assistenza umanitaria fornita dall'UNRWA (United Nations Relief Works Agency). Nel dicembre del 2001, il fondo caritatevole Holy Land Foundation for Relief and Development è stato accusato di finanziare Ḥamās.
Hamās può contare su un numero sconosciuto di fedelissimi e su decine di migliaia di simpatizzanti e aiutanti. Riceve soldi da esuli palestinesi, dall'Iran, da benefattori privati in Arabia Saudita e da diversi altri Stati arabi. Raccolte di fondi e campagne di propaganda pro-Ḥamās esistono anche in Europa, Nord America e Sud America. Analogamente al caso di Hezbollah, è ben noto che Ḥamās fa uso di spaccio di droga per raccogliere fondi necessari alle proprie operazioni.
Si ritiene che Ḥamās abbia decine di siti web; una lista aggiornata è consultabile presso l'Internet-Haganah. Il principale sito di Ḥamās fornisce traduzioni di comunicati ufficiali e propaganda in svariate lingue: persiano, urdu, malese, russo, inglese e naturalmente arabo.
Nella Striscia di Gaza, l'Autorità Nazionale Palestinese sta perdendo potere a beneficio di Ḥamās, in particolar modo nel campo profughi Jabaliyya, nelle sue vicinanze e a Dayr al-Balāh al centro della Striscia, ad Abasan e nella regione del Dahaniyeh nel sud.




Nello statuto di Hamas si afferma che la Palestina non potrà essere ceduta, anche per un solo pezzo poiché essa appartiene all'Islam fino al giorno del giudizio. Inoltre implicitamente si riconosce questo possesso anche per le terre che in passato siano state conquistate dall'Islam, come Spagna e Sicilia.
« Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un bene inalienabile (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione
. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio? Questa è la regola nella legge islamica (shari'a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani l' hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio. (Articolo 11 dello statuto) »


Inolte esprime un odio verso gli ebrei in quanto tali, derivato da alcune attribuzioni della parola di Maometto.
« [...]Il Profeta – le benedizioni e la salvezza di Allah siano su di Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: 'O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei”. (Articolo 7) »