TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

martedì 30 dicembre 2008

Prato. Oltre le classifiche...

Continuiamo a dire che non siamo dei fanatici delle classifiche, né degli "indicatori", spesso non confrontabili o costruiti secondo logiche spesso sfuggenti - ed inevitabilmente rispecchianti solo una parte di una situazione ben più complessa. Anche perché la vita di una città è ben diversa dai numeri, e spesso manca una correlazione lineare tra interpretazione, percezione, dati e realtà... In fondo, non stiamo giocando a Sim City...
Certo, quando i "dati" e l'interpretazione di questi dati diventano oggetto del dibattito pubblico, è bene farsi perlomeno una idea. E quella che emerge dalla pubblicazione del rapporto sulla qualità della vita nelle province italiane del Sole 24 Ore è perlomeno ambigua e ricca di spunti di riflessione, dato che Prato, rispetto allo scorso anno, fa un "balzo indietro" di ben cinquanta posizioni.
Perché ambigua? A parte il fatto che fotografano la situazione in momenti di tempo diversi (alcuni dati sono relativi al solo 2007, altri hanno una estensione diversa, che si spinge fino al settembre del 2008), di sicuro si nota che gli indicatori utilizzati quest'anno non sono totalmente omogenei con quelli utilizzati lo scorso anno, almeno stando a quanto consultabile anche sul sito internet del quotidinano, che vedevano Prato collocarsi al venticinquesimo posto della classifica generale. E, altro dato importante, se mettiamo a stretto confronto gli stessi indicatori "omogenei", in qualche caso notiamo che valori molto prossimi nelle due classifiche portano ad una posizione sensibilmente peggiore.
Questo può significare che, più di un "tracollo", si potrebbe parlare di "mancato miglioramento" e di stasi, di stagnazione, rispetto ad altri contesti. Idem per alcuni fattori dove, pur di fronte ad un miglioramento degli indici, la classifica peggiora (ad esempio, con un numero di rapine e di furti d'auto minori rispetto alla rilevazione 2006, entrambe le posizioni in classifica peggiorano, anche se di poco).
Se guardiamo agli aggregati per settore, possiamo notare che, contro la "vulgata" della situazione allarmante per l'ordine pubblico (che pure registra un peggioramento di quattro posizioni rispetto all'anno precedente, già non "esaltante"), i dati veramente catastrofici per Prato sono negli "affari e lavoro", nei servizi e nel "tempo libero", dove perde dalle trenta alle sessanta posizioni circa. O meglio: negli "affari e lavoro" forse il dato più eclatante è il numero di fallimenti - non riportato l'anno precedente, mentre notiamo un balzo in avanti delle iscrizioni alla Camera di commercio (13,17 ogni 100 abitanti, molto probabilmente dovuto alla vivacità delle imprese iniziate da cittadini stranieri), gli altri dati sono in linea (stagnanti, quindi) con quelli precedenti.
Ma è nei servizi e nel tempo libero che gli indicatori complessivi - che sono peraltro quelli, disaggregati, con maggiore disomogeneità rispetto alla classifica 2007 - subiscono molti segni negativi, con una serie di peggioramenti significativi, a partire dell'indice Tagliacarne (complicato aggregato per le infrastrutture che per molti aspetti sarebbe molto discutibile) al numero di incidenti stradali, o alla percentuale di laureati, alla dispersione scolastica, fino a quello che viene definito "assorbimento di libri". Anche qui, le interpretazioni possono essere varie, e potremmo pure sostenere che la situazione pratese, in qualche caso, dipende dal suo "inserimento" in un contesto metropolitano con l'area fiorentina, ma il discorso sarebbe veramente troppo lungo...
Ovviamente, le riflessioni metodologiche ed analitiche possono lasciare il posto a quelle politiche, ma mai come in questo caso la lettura dei "dati" può essere soggetta ad interpretazioni diverse, e ancor più strumentali se si limitano ad una osservazione sommaria. Per questo, poco ce ne cala se c'è chi dice che il problema è l'ordine pubblico, piuttosto che la "cultura" ed i servizi, e il giochino delle parti conseguente su di chi è la colpa e di chi è il merito, e poco ci importa di inserirci in questa diatriba.
A noi interessa molto di più cercare di lavorare per costruire un contesto migliore di quello che giorno dopo giorno sentiamo e viviamo, al di là delle classifiche.

Municipio Verde


Link allo schema di confronto dei dati 2008-2007

lunedì 29 dicembre 2008

Nucleare. Una trappola per la Francia

29/12/2008
Energia

Ondata di gelo: la Francia nucleare salvata dalla Germania no nuke
L´ondata di gelo che ha colpito la Francia sta svelando tutta la propaganda che si fa intorno all´opzione nucleare francese che garantirebbe energia sempre ed a buon prezzo, è infatti la Germania, impegnata in un percorso per uscire dal nucleare, che si basa su sole, vento ed altre energie rinnovabili (e gas russo), che sta approvvigionando gli infreddoliti francesi di elettricità.
Réseau "Sortir du nucléaire" spiega cosa sta succedendo: «La spiegazione è semplice: per la loro politica nucleare, Edf e lo Stato francese hanno proceduto all´installazione di milioni di riscaldamenti elettrici. Ora, ogni volta che la temperatura cala, il consumo dovuto ai convettori elettrici è tale che, malgrado 58 reattori, il parco nucleare francese viene largamente superato: sono allora le centrali termiche (gas, petrolio, carbone), francesi e straniere, principalmente tedesche, che vengono messe in servizio per riscaldare la "France électrique". Il fatto è che le centrali nucleari non sono del tutto adattate alle variazioni di potenza, forniscono una potenza costante... quale che sia la domanda di elettricità».
Intanto Edf continua a promuovere il riscaldamento elettrico e poi chiede più centrali nucleari e termiche a carbone e gas. Una spiegazione che rende meno contraddittorio quanto si legge nel "Rapport d´information n° 357" del 2007 del Senato francese: «la Francia, per assicurare la sua sicurezza di approvvigionamento, deve consolidare la sua media di punta. In effetti, il parco produttivo dispone di una sovra-capacità di base che autorizza l´esportazione di elettricità, ma sembra insufficiente per assicurare la punta».Gli stessi Réseau de transport de l´electricité (Rte) e Agence de l´environnement et de la maîtrise de l´energie (Ademe), sottolineano che il riscaldamento elettrico produce forti emissioni di CO2 che, anche se hanno luogo in Germania, devono essere attribuite alla Francia ed anche al poco flessibile nucleare francese». Gli antinuclearisti di oltralpe fanno notare che «Questi dati dequalificano di fatto la risposta di "buon senso" che ci viene sempre data, vale a dire... aumentare il numero di reattori nucleari: questo non risponde per nulla al problema del consumo di punta. In ogni modo, sarebbe tecnicamente pericoloso e finanziariamente suicida per Edf utilizzare reattori nucleari solamente per coprire le punte di consumo, lasciandoli fermi per il resto del tempo. Ecco la Francia molto handicappata, di fronte a forti cali di temperatura, con 58 reattori incapaci di alimentare milioni di riscaldamenti elettrici».
Da 5 anni la Germania è diventata esportatrice netta di energia verso la Francia, e non il contrario come vorrebbero far credere anche in Italia i cantori del rinascimento nucleare. E questo mentre la Grosse Koalition democristiana-socialdemocratica ha confermato e l´uscita dal nucleare...
La questione è complicata perché resta intatto il problema del riscaldamento climatico, ma il generale inverno dimostra nella patria dell´atomo civile che la soluzione nucleare non è solo rischiosa, ma anche inefficace e può aggravare le situazioni di dipendenza con una produzione "rigida". Così, mentre Sarkozy invita al risparmio energetico, questa rigidità che ha prodotto milioni di riscaldamenti elettrici al servizio dell´industria nucleare di Stato, rischia di diventare un grattacapo insolubile per la Francia che esporta nucleare civile e militare e che dovrebbe forse pensare ancora di più a riconvertire il proprio sistema energetico uranio-dipendente verso il risparmio energetico e le energie rinnovabili.
(da Green Report)

Guerra. Per favore niente tifo.



Le terribili notizie che giungono da Gaza ci costringono, ancora una volta, a chiederci come sarà possibile fermare una volta per tutte la tragica spirale di aggressione, repressione, terrorismo, violenza israeliana, interventi armati, fondamentalismo ecc. ecc.
Non ci paiono soluzioni realistiche nè risolutive gli appelli della Lega Araba, del Papa, dell'ONU, dell'Unione Europea a interrompere i reciproci attacchi e ad instaurare una nuova tregua. Così ci appaiono del tutto controproducenti e politicamente scorrette le posizioni di chi si schiera o dalla parte dei palestinesi ovvero dalla parte degli israeliani, come in una curva!
Noi siamo da sempre convinti che esiste un diritto di Israele alla sua libera esistenza come stato, tra l'altro l'unico democratico dell'area mediorientale, così come riconosciamo l'inalienabile diritto dei cittadini arabo-palestinesi ad ottenere pace, libertà, democrazia, riconoscimento. Conquiste e diritti che, per noi, non passano per l'affermazione di Hamas, organizzazione paraterroristica, fondamentalista, antidemocratica.
Forse l'unica proposta realistica è quella che i radicali e Marco Pannella vanno formulando da anni. E che è valida in mediooriente ed in Europa: il superamento degli stati nazionali per erigere una patria comune sovranazionale: l'Europa. In questa patria comune dovrebbero e potrebbero 'sciogliersi' israeliani e palestinesi, con tutti gli altri stati aderenti. E' una proposta utopica? Può essere, ma quale altra 'realistica' abbiamo a disposizione?


Vittorio Giugni


Giusta la solidarietà al popolo palestinese per l'esagerata reazione israeliana al lancio di missili, ma facciamo attenzione a non guardare da una parte sola, nel condannare Israele non si può non condannare con altrettanta fermezza lo stillicidio del lancio di missili da parte degli integralisti di Hamas.
La pace si fa solo se ognuno fa un passo indietro, ma purtroppo a me pare che nessuno dei due contendenti abbia intenzione di farlo, per questo occorre che noi leviamo la nostra voce contro chi sabota la pace, sia questo israeliano o palestinese.
Gianfranco Sciarra

Guerra. Manifestazioni a Firenze.


COMUNICATO STAMPA

I Verdi Toscani aderiscono alle manifestazioni di oggi e domani (oggi ore 16 piazza repubblica e domani ore 17,30 davanti alla prefettura a firenze) in solidarietà col popolo palestinese bombardato e condannando fermamente ogni ricorso alla violenza, da qualsiasi parte provenga, per la risoluzione delle controversie tra i popoli

Mauro Romanelli - Portavoce dei Verdi della Toscana

Cultura. Un aiuto per il "Lama Tzong Khapa".

Dichiarazione di Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, e Francesco Pullia, membro della Direzione di Radicali Italiani

La notizia dell’incendio che ha devastato un’area dell’edificio che ospita Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, causando danni per oltre un milione di euro e distruggendo irrimediabilmente testi rari, statue, tangkhe tibetane, ci ha profondamente colpiti.Situato a quaranta chilometri da Pisa, intitolato al nome del lama riformatore che nel XIV secolo avviò il lignaggio Gelugpa (cui appartiene lo stesso Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama), aderente alla Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (FPMT) creata da Lama Thubten Yesce (1935 – 1984) con lo scopo di dare continuità al Dharma in occidente, l’istituto figura tra i più considerati centri occidentali per lo studio e la pratica del buddhismo. Vi hanno insegnato e dato iniziazioni importanti maestri tra cui, più volte, il Dalai Lama, guida in esilio del Tibet e, ci preme ricordarlo, premio Nobel per la pace nel 1989.
Come radicali ci preme sottolineare, tra l’altro, l’apporto costantemente ricevuto dai monaci residenti nell’ILTK alle numerose iniziative e manifestazioni organizzate a sostegno della lotta nonviolenta del popolo tibetano, come l’appuntamento dell’otto agosto ad Assisi.

Nell’esprimere la nostra piena solidarietà alle circa trecento persone che animano la comunità di Pomaia, desideriamo rendere noto che chiunque voglia concorrere alla ricostruzione della parte distrutta può utilizzare per il proprio versamento il seguente conto corrente bancario appositamente predisposto:

Istituto Lama Tzong Khapa,

Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno, filiale di Rosignano Marittimo (Livorno),

IBAN IT 21A062005100000000000048.

Per contattare direttamente il centro:

tel. 050.685654, fax 050.685695,

email: iltk@iltk

oppure director@iltk (radicali.it)

Caccia. Sit-in dei Verdi a Firenze.


Firenze, 29 – 12 - 2008

COMUNICATO STAMPA

Caccia, Verdi : “La caccia si conferma un’attività pericolosa e incivile, che dovrà essere abolita”
Domani sit –in dei Verdi

“L’ultimo incidente mortale, l’ennesimo di una lunga serie, dimostra ancora una volta quanto la pratica della caccia sia un’attività pericolosa per l’uomo, e inutilmente crudele verso gli animali.” Commentano i Verdi Toscani per bocca del Portavoce Regionale Mauro Romanelli
“La caccia serve solo alla lobby delle armi, ad attingere alla ricca mammella dei finanziamenti pubblici considerandola ufficialmente uno sport, e a commettere abusi altrimenti impensabili, come entrare nelle proprietà private, o sparare alla cieca ad un cespuglio che si muove, salvo poi piangere sul latte (o meglio, sangue) versato, se poi per caso quel cespuglio si muoveva a causa di qualche altro cacciatore, o magari di qualche passante innocente che intendeva godersi pacificamente i boschi e le campagne”
“E nemmeno sono più sostenibili le argomentazioni rispetto alla necessità di limitare popolazioni dannose per i boschi e per l’agricoltura: tutto questo, oggi può essere fatto benissimo con catture e sterilizzazioni, e comunque dai corpi forestali deputati”
Siamo coscienti di essere ancora purtroppo isolati rispetto a tutte le altre forze politiche nel combattere questa battaglia di civiltà – concludono i Verdi della Toscana – ma siamo anche convinti che col tempo questa attività sia destinata a divenire obsoleta: noi continuiamo a batterci per questo obiettivo finale, mentre nell’immediato ci faremo carico di proposte comunque in grado di aumentare fortemente i controlli e i vincoli sull’attività venatoria, e di sanzionare duramente ogni comportamento pericoloso e irresponsabile”
Per questi obiettivi, abbiamo convocato una manifestazione pubblica domani 30 Dicembre alle 12,30 davanti al Consiglio Regionale a cui invitiamo a partecipare tutte le associazioni animaliste e ambientaliste e i singoli cittadini sensibili.

Mauro Romanelli – Portavoce dei Verdi della Toscana – cell 3341162260

Caccia. All'uomo.


Veterninario ucciso nei boschi del pisano: indagini su bracconieri
29/12/2008 - da ToscanaTV

I carabinieri stanno indagando nell'ambiente dei cacciatori per individuare il responsabile della morte di Paolo Tambini, 51 anni, veterinario, ritrovato cadavere in un bosco nel pisano, nella tarda serata di sabato. Tambini e' stato ucciso da un fucile caricato a palla, tipico della caccia al cinghiale. L'area dove e' stato ritrovato si trova all'interno di una tenuta privata dove non e' possibile cacciare se non tramite autorizzazione della proprieta'. Secondo una prima ricostruzione, l'uomo potrebbe essere stato scambiato per selvaggina da cacciatori di frodo che sarebbero fuggiti senza soccorrere il veterinario. L' assenza di Tambini era stata denunciata dalla moglie che lo aspettava di ritorno per cena. Le ricerche sono state effettuate da parenti e amici, dai carabinieri e dai vigili del fuoco. Il cadavere e' stato trovato vicino alla strada nel bosco, con il cane che lo vegliava.

Armi. Ultime vittime dell'uranio impoverito.

domenica 28 dicembre 2008
Accame, ancora un militare morto e sei ammalati
Un maresciallo dell'Aeronautica militare, Paolo Cariello, di Taranto, in servizio a Gioia del Colle (Bari), ''morto due anni fa, ma di cui solo oggi si apprende il decesso'', due carabinieri malati in Sardegna, nelle province di Sassari e Nuoro, un maresciallo di Marina malato di linfoma a Venezia e due militari veronesi ammalatisi dopo aver recuperato armi nel mare di Chioggia: sono gli ultimi casi del 2008 attribuibili a malattie provocate dall'uranio impoverito, secondo il presidente dell'associazione nazionale di assistenza vittime delle Forze Armate (Anavafaf), Falco Accame.

Del tutto incerto - sostiene Accame in una nota - resta il numero dei morti, che oscilla tra 80 e 160, e dei malati che sarebbero tra i 300 e i 2.500.

''Finalmente - conclude - la polizia giudiziaria ha inviato all'Istituto superiore della sanita' a Roma i dati ricavati dalle indagini compiute nei distretti circa i possibili casi di contaminazione, ma nulla piu' si sa circa l'esito di queste informazioni''.

sabato 27 settembre 2008
Ancora due morti. Nel silenzio
Due militari sono morti negli ultimi giorni per malattie legate a presunte esposizioni all'uranio impoverito. I due decessi sono quelli di un giovane di 26 anni, A.O., avvenuto all'ospedale di Udine, e di un colonnello medico, A.L., di 53 anni, morto a Padova.
(da vittimeuranio.com)

Armi. Il metallo del disonore.

Il ministro La Russa ammette: «L’uranio uccide»
Stanziati trenta milioni di euro per risarcire le vittime del “metallo del disonore”

di Piero Mannironi
ROMA. In poco meno di due minuti, il ministro della Difesa Ignazio la Russa ha cancellato dieci anni di ambigue verità ufficiali, di fragili smentite e di verità negate. Nel corso della conferenza stampa di fine anno ha infatti detto: «Abbiamo approvato un provvedimento che prevede in tre anni lo stanziamento di 30 milioni di euro per risarcire le vittime dell’uranio impoverito e delle nano-particelle».
Che è come dire: i proiettili all’uranio impoverito e le nano-particelle, create da esplosioni che sviluppano altissime temperature, provocano gravi malattie e possono uccidere. Esattamente ciò che è stato negato con molte incertezze dal ministro Sergio Mattarella, con decisione dal ministro Antonio Martino e infine in modo problematico dal ministro Arturo Parisi. Incredibilmente, la sostanza politica delle dichiarazioni di La Russa sembra essere sfuggita a tutti: le uniche reazioni sono state infatti finora solo qualche rara e blanda polemica sulla consistenza della cifra stanziata per i risarcimenti. E’ come se gli effetti di questa “bomba politica” si fossero silenziosamente persi nel vuoto.
Ma c’è di più: il ministro della Difesa non ha parlato solo dei militari che si sono ammalati nelle missioni all’estero, ma ha esteso i benefici del provvedimento anche a quelli che hanno prestato servizio nei poligoni italiani. Si potrebbe perciò arrivare alla conclusione che qualcosa dagli effetti letali è accaduto anche all’interno delle strutture militari del nostro Paese. Impossibile, a questo punto, non pensare alla lunga catena di sofferenza e di morte che si è sviluppata all’interno e intorno al poligono interforze del Salto di Quirra. Le parole di La Russa sembra abbiano improvvisamente spazzato via quella nebbia densa che aveva in qualche modo occultato l’origine dei tumori, soprattutto del sistema emolinfatico, che da dieci anni uccidono cittadini in divisa.
Ma ecco cosa ha esattamente detto il ministro La Russa nell’i ncontro con i giornalisti a Palazzo Chigi: «Comincio da una cosa che, almeno apparentemente, è la più è piccola, ma alla quale io dò una grande importanza, un valore morale. Siamo riusciti a portare nel Consiglio dei ministri, e ad approvare, il regolamento sui termini e le modalità di riconoscimento delle cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni all’estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali. In pratica, stiamo parlando delle vittime dell’uranio impoverito e delle nano-particelle». Con un gesto di grande aplomb istituzionale, La Russa ha poi ricordato di avere portato a compimento un percorso che era stato avviato nella precedente legislatura, grazie soprattutto alle spinte di Rifondazione Comunista.
Ha infatti detto davanti ai microfoni: «Ricordo, ed è giusto ricordarlo, che questo è un provvedimento del precedente governo, voluto da Rifondazione, ma con noi dell’opposizione favorevoli, che doveva essere tramutato, per diventare operativo, in regolamento entro marzo dello stesso anno. Il governo precedente non è riuscito a farlo e devo dire che qualche difficoltà l’abbiamo incontrata anche noi. Abbiamo dunque fatto le modifiche necessarie, assumendone poi la direzione come ministero della Difesa, intestandoci il provvedimento che prima non era intestato al nostro ministero e così nei prossimi tre anni avremo trenta milioni di euro che giustamente andranno a risarcire le vittime dell’uranio e delle nano-particelle».
Se il mondo della politica sembra non aver percepito l’incredibile e clamorosa inversione di tendenza dell’establishment militare, ne ha subito capito l’importanza Falco Accame. L’ex presidente della Commissione Difesa della Camera, oggi presidente dell’Anavafaf (Associazione nazionale di assistenza vittime delle Forze Armate) e da dieci anni in prima linea per fare chiarezza sull’impressionante escalation di malati nei ranghi delle forze armate, ha infatti preso carta e penna e ha scritto una lettera a La Russa.
«La ringrazio - scrive Accame al ministro della Difesa - anche a nome dei numerosi ammalati e parenti delle vittime dei militari deceduti in seguito alla contaminazione da uranio impoverito, per le sue ferme e chiare parole sui rischi da uranio impoverito e l’importanza dell’adozione di misure precauzionali. Auspico che l’e lenco del personale da risarcire sia reso noto alla presidenza del Consiglio dei ministri, onde poter segnalare casi non noti al ministero della Difesa. Auspico poi che i risarcimenti non siano solo di natura monetaria, ma anche di tangibile solidarietà e assistenza per chi ha dovuto affrontare, ignaro, un pericolo invisibile e non previsto».
Accame così commenta la svolta impressa da La Russa: «E’ molto importante che il ministro abbia precisato che tra i casi da risarcire ci siano quelli che riguardano poligoni e depositi in Italia. Casi che finora sono stati del tutto trascurati a favore di quelli all’estero». Potrebbe essere l’inizio di una stagione di trasparenza dopo anni di dolore e di sospetti.
Accame ha voluto concludere con gli ultimi aggiornamenti di quello che ormai da anni è un terribile bollettino di guerra. Dice infatti: «Il 2008 si chiude con notizie di altri casi di gravi infortuni. E cioé due due carabinieri malati in Sardegna, nelle province di Sassari e Nuoro, un maresciallo di Marina ammalatosi di linfoma a Venezia e due militari veronesi ammalatisi dopo aver recuperato armi nel mare di Chioggia. C’è poi la morte di un maresciallo dell’Aeronautica militare Paolo Cariello di Taranto, in servizio a Gioia del Colle (Bari), morto due anni fa, ma di cui solo oggi si è appreso il decesso».
«Del tutto incerto - conclude Accame - resta il numero dei morti che oscilla tra 80 e 160, e dei malati che sarebbero tra i 300 e i 2.500».
(28 dicembre 2008 La Nuova Sardegna)

Prato verso le amministrative. Lei, lui e l'altro...

La "vexata quaestio" su chi debba essere il prossimo candidato del PD all'incarico di presidente della Provincia, che ha visto schierarsi nientemeno che le organizzazioni sindacali (a prescindere dalle dichiarazioni di convenienza dei diretti interessati), potrebbe celare una vera e propria "lotta politica" per il controllo di quella che potremmo definire la vera grande risorsa nelle mani dell'istituzione provinciale, e cioè i settori delle politiche del lavoro e della formazione, per i quali ingenti somme vengono stanziate dal Fondo Sociale Europeo nell'articolazione dei vari obiettivi.
Grande comprimaria, ovviamente, FIL SpA, che come diretta assegnataria o come partner tecnico, solo per il 2008, sarebbe stata - dai dati rilevabili dal sito internet della Provincia, su nostra elaborazione molto sommaria (quindi sicuramente da verificare e suscettibile di errori), - al centro di un giro di finanziamenti per oltre un milione di euro su un totale di due milioni e mezzo circa assegnati.
Non sono cose da poco, tenend
o poi anche conto dell'affidamento "in house" della gestione del Centro per l'Impiego, negli ultimi anni prorogato sempre con provvedimenti "urgenti" in attesa di una risistemazione che, in linea teorica, doveva essere già pronta entro l'ottobre dello scorso anno.
Già Logli, nel 2004, metteva questa società molto particolare all'interno del panorama italiano al centro dello sviluppo delle politiche per il lavoro, e da allora non è cambiato molto.
Di sicuro, sia Melighetti che Panerati hanno ben presente di che cosa c'è in gioco.
Melighetti, in quanto segretario della CISL provinciale di Prato, ma soprattutto come membro del consiglio direttivo del Co.Ge.F.I.S., socio al 30% di FIl SpA, qualcosa del settore sa sicuramente, giusto per usare un eufemismo, così come probabilmente sa che, mentre la CGIL è "ben introdotta"- attraverso la sua struttura formativa Smile Toscana - con FIL, CISL sembra un po' più ai margini. Panerati, invece, che in questi anni è stato il referente primo di buona parte del mondo economico pratese nella sua veste di assessore allo Sviluppo economico e alla cooperazione internazionale, conosce perfettamente le potenzialità dei Fondi europei, in particolare del Fondo Sociale, e l'importanza di essere attore di riferimento per l'assegnazione di questi fondi in determinati settori.
Di certo, e non lo diciamo noi, la sfida delle politiche del lavoro rimarrà centrale nei prossimi anni, poi in un contesto in profonda trasformazione come quello pratese.
E altrettanto certamente l'orientamento che terrà la Provincia nei prossimi anni sulla questione potrebbe essere decisivo, sin dalla scelta del consiglio di amministrazione di FIL, e conseguentemente nell'orientamento delle risorse disponibili e dei partner. Questione, ribadiamo, non di poco conto...
MV

Rifiuti. Ufficiale la chiusura di Recoplast

Come far fallire un'azienda che genera utili, a detta dello stesso liquidatore, purtroppo gestita male (perché piena di debiti), e che poteva essere salvata se non gli enti pubblici, ma gli enti controllati dal pubblico (ASM per Prato, e ci si potrebbe mettere CIS sulle zone del pistoiese e Quadrifoglio per l'area fiorentina) fossero intervenuti rilevando la struttura.
Certo... Siamo curiosi di sapere chi parteciperà all'asta fallimentare...
MV

da il Tirreno del 29/12/08
Chiude la Recoplast, 50 a casa

L’annuncio del liquidatore: «Serviva un aiuto pubblico»

L’azienda di riciclaggio appartiene a note famiglie pratesi ed era piena di debiti
FRANCESCA GARRA

PRATO. «L’attività della Recoplast è cessata. L’azienda è chiusa». L’ha comunicato il liquidatore della ditta aglianese, Bruno Gori, che in questi giorni presenterà in Tribunale tutta la documentazione necessaria per l’istanza di fallimento. Nessuno è riuscito a salvare l’impresa di riciclaggio del multimateriale, così preziosa per il territorio toscano, e a mantenere i 50 posti di lavoro dei dipendenti.
«La possibilità di un intervento pubblico sarebbe stata la salvezza, ma i tempi degli enti pubblici sono troppo lunghi rispetto alle esigenze della Recoplast - ha spiegato Bruno Gori - e nemmeno i privati fino ad ora si sono dimostrati sufficientemente interessati all’acquisto». In ottobre i sindacati avevano chiesto aiuto al sindaco Romagnoli e all’Asm, che sembrava interessata a rilevare l’azienda di Agliana. Romagnoli partecipò anche a un incontro a Pistoia, ma poi il progetto non si è concretizzato.
Recoplast, una delle 28 piattaforme italiane di raccolta di materiale differenziato, chiude in gran parte per scelte errate di gestione. La ditta è in condizioni fallimentari, gli impianti sono stati trascurati e servono sostanziali investimenti per recuperare ciò che è rimasto.
La spa Recoplast un tempo aveva sede a Montemurlo ed è quasi interamente di proprietà di imprenditori pratesi. La compagine societaria è formata da Coplast e Plasturopa (della famiglia Puggelli), dalla società di servizi Tre stelle (che fa riferimento all’imprenditore Giuseppe Risaliti), da Labran (partecipata da una società lussemburghese), da Alero (famiglia Pecci), da Franco Benedetti e dalla Dife della famiglia Tissi.
Con la chiusura di Recoplast si prospetta uno scenario preoccupante nel panorama delle aziende toscane adibite al riciclo del multimateriale. Per la zona nord della regione rimane praticamente attiva un’unica piattaforma dove convogliare i rifiuti urbani di plastica, vetro e alluminio differenziati. Si tratta della Revet di Pontedera, che purtroppo già lamenta di avere i magazzini pieni di materiale da smaltire.
Eppure il mercato dei prodotti riciclati è, in realtà, florido e promettente. La stessa Recoplast, ha riferito il liquidatore, se non fosse ormai stata subissata dai debiti, registrava utili interessanti. Che le aziende di riciclo di multimateriale possano rendere lo dimostra la Vedelago di Treviso, già partner di numerosi comuni anche in Sardegna e in Sicilia.

Prato verso le amministrative. Incontro PS-UDC

In fondo, a noi poco ce ne importa... Ma giusto per dovere di cronaca, visto che seguiamo appassionatamente le vicende preelettorali...
MV

da il Tirreno del 29/12/08
Incontro Udc-Ps: obiettivi comuni e collocazioni diverse al voto




PRATO. Incontro politico e scambio di auguri natalizi tra le segreterie provinciale del Partito socialista e dell’Udc che si sono incontrate il 23 dicembre. I due partiti vengono da due esperienze diverse (in maggioranza il Ps, al’opposizione l’Udc), ma hanno avviato una riflessione sul futuro assetto politico della città e sulla propria collocazione. L’Udc ha riconfermato l’intenzione di presentarsi da sola alle prossime elezioni amministrative e con propri candidati, se non emrgeranno significative proposte alternative all’attuale governo locale. Il Ps ha ribadito l’impossibilità di qualunque rapporto politico e programmatico con il centro-destra, senza escludere una propria autonoma collocazione.



Fuori dall’ambito locale sono emerse alcune posizioni e obiettivi condivisi: la reintroduzione della preferenza a ogni livello elettivo, il rafforzamento del ruolo del Parlamento nei confronti dell’esecutivo, la salvaguardia del ruolo del presidente della Repubblica.

Prato. Why not?

Why not? la risposta sembra scontata...
MV

da il Tirreno del 29/12/08
Chiusa l’indagine, accuse a una giovane consulente

Una pratese tra le figure chiave dell’inchiesta sulla lobby Saladino
PRATO. C’è una pratese tra le figure chiave dell’inchiesta “Why not”, condotta dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris prima che le indagini gli venissero tolte, l’inchiesta che poi ha innescato il clamoroso scontro tra le Procure di Catanzaro e Salerno e che è costata il posto ai due rispettivi capi degli uffici giudiziari.
Si tratta di Cristina Sanesi, 32 anni, consulente commerciale residente alla Castellina, che nell’avviso di chiusura delle indagini risulta tra le persone indagate per associazione a delinquere insieme all’imprenditore calabrese Antonio Saladino, già presidente della Compagnia delle opere per l’Italia meridionale e sospettato di essere al centro di una estesa rete che aveva l’obbiettivo di scambiarsi favori e finanziamenti, con il coinvolgimento dei partiti politici.
Cristina Sanesi è entrata nell’inchiesta come portavoce, fino al 2007, del circolo Margo Libertà e Lavoro, uno dei circoli della Margherita per apportare alla politica il contributo della società civile. Stando alle carte depositate dalla Procura, la consulente pratese sarebbe stata incaricata da Saladino di inserire il suo gruppo «negli ambienti reputati influenti a livello di amministrazione centrale dello Stato» e «investita (dallo stesso Saladino) anche di ruoli formali nell’area politica al momento ritenuta opportuna», in cambio «anche di retribuzioni». Insomma, una sorta di ufficiale di collegamento tra il mondo della politica e quello degli affari.
Quando il nome della giovane consulente pratese emerse l’anno scorso nelle carte dell’inchiesta, gli esponenti locali della Margherita dissero di non conoscerla e negarono che fosse iscritta al partito.
Accanto al nome di Cristina Sanesi figura quello del costruttore Valerio Carducci, anche lui perquisito l’anno scorso, residente a Bagno a Ripoli e titolare della Gia.Fi. servizi, una srl con sede a Prato in via Ferrucci. Carducci ha realizzato il Museo del Tessuto per conto della Provincia e ha ristrutturato l’ex albergo Stella d’Italia in piazza Duomo. Dunque sembra ben introdotto nel tessuto economico pratese. Anche lui viene descritto come uno degli uomini di riferimento dell’imprenditore Antonio Saladino. Avrebbe tenuto i contatti con ambienti parlamentari romani dell’area prodiana per conto di Saladino.
Secondo gli inquirenti la lobby trasversale avrebbe gestito gran parte del denaro pubblico piovuto in Calabria e destinato ai settori ambientale, immobiliare, finanziario, informatico e dei servizi.

Prato. Economia: indovina chi...


Gran cosa, una Provincia che investe sulla formazione i tanti finanziamenti del Fondo Sociale Europeo!
Però, facciamo un piccolo indovinello: qual è quella società, controllata da Provincia, Unione industriale e sindacati (COGEFIS) al 60%, mentre il resto è diviso Comuni di Prato, Montemurlo, Vaiano, Camera di Commercio, CNA, Confesercenti, Unione Commercianti, e che in questi anni (sicuramente per la competenza tecnica con la quale stilano i progetti) si è vista assegnare buona parte dei finanziamenti stanziati, ovviamente sulla base delle valutazioni e dei punteggi assegnati dalla Provincia (sicuramente nella massima trasparenza)?
La risposta non ve la diciamo... E' veramente banale... E' la stessa che gestisce il Centro per l'Impiego dal 2000...
Poi, vediamo un po' la notizia: ah si, qualche soldo lo daranno pure al nuovo "Centro di ricerca" che ancora sembra piuttosto in alto mare, e finanzieranno quei famosi progetti per le energie rinnovabili che, guarda caso strano, prevedono tra le fonti anche l'incenerimento dei rifiuti.
Eh si! Se non c'era la Provincia, chissà a quest'ora come era finito il distretto.
Ringraziamo anche Panerati, che si ricandida a gestire l'ente...
MV


da la Nazione del 29/12/08
Crisi distretto, la Provincia in campo

PROVINCIA IN CAMPO per fronteggiare la crisi prima di tutto del lavoro con il bilancio di previsione. Sui capitoli della spesa per la formazione e lavoro nei tre anni la Provincia prevede di impegnare 17 milioni e 400 mila euro (per lo più del Fondo sociale europeo), 5 milioni e 600 mila euro soltanto per il 2009.
Gli investimenti previsti per il distretto per quest’anno ammontano a oltre 24 milioni e 700 mila euro. Oltre 11 milioni e 800 mila euro sono dirottati sul fronte lavoro e imprese. Saranno impiegati per il centro di ricerca, i progetti per le energie rinnovabili, trasporti, aiuti alle imprese, banda larga di secondo livello, rifiuti, turismo, agricoltura, aree protette. Altri 7milioni e passa saranno impiegati su infrastrutture e viabilità, circa 3 milioni e 200 mila euro per scuola ed edilizia scolastica, cultura. Il resto vengono trasferiti ai Comuni per l’implementazione infrastrutturale. Un bilancio di previsione che guarda in faccia la crisi, sfidando le difficoltà e sostenendo chi scommette sul futuro: questa la filosofia della manovra 2009 della Provincia, così come l’assessore al Bilancio, Andrea Monni, l’ha presentata in consiglio provinciale e con l’assessore ai Lavori pubblici, Maria Luisa Favi alla stampa. «E’ una scelta di fiducia sul distretto, di appoggio sostanziale a chi vuole scommettere sul territorio» ha detto Monni. E sul territorio scommette anche con gli investimenti infrastrutturali: la parte del leone, nel piano triennale, tocca al secondo lotto della strada regionale 325 nel tratto La Briglia-Mercatale di Vernio (impegno di circa 13 milioni di euro in tre anni di cui 2 milioni nel 2009).

domenica 28 dicembre 2008

Pace. Un presidio martedì.

PRESIDIO MARTEDI' 30/12 alle 17,30
FERMIAMO IL MASSACRO DEL POPOLO PALESTINESE A GAZA.
TOTALE CONDANNA AL GOVERNO ISRAELIANO.
TROVIAMOCI TUTTI DAVANTI ALLA PREFETTURA DI FIRENZE.


COMUNITA' PALESTINESE IN TOSCANA
ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALO/PALESTINESE
COMITATO FIORENTINO FERMIAMO LA GUERRA


invitiamo ad ADERIRE E PARTECIPARE LE ASSOCIAZIONI, LE REALTA' AUTORGANIZZATE, LE FORZE POLITICHE in solidarietà verso il popolo palestinese, per il pieno sostegno ai propri diritti,
con striscioni e bandiere.

Oltre il giardino. 30/12 Stop the Massacre of Palestinians!

Stop the Massacre of Palestinians!

Tuesday, December 30: National Day of Action
Emergency Demonstrations on Tuesday, December 30 and other days (listed below)

The ANSWER Coalition (Act Now To Stop War And End Racism), Muslim American Society Freedom, Free Palestine Alliance, National Council of Arab Americans, and Al-Awda, International Palestine Right to Return Coalition are calling for Tuesday, December 30 to be a National Day of Action to show solidarity with the Palestinian people in Gaza and to demand an immediate end to the murderous attacks carried out by the Israeli military against the people of Gaza.

In Washington, D.C., there will be a demonstration at the State Department at 4:30 pm. Demonstrations will also be held in cities around the country. See below for an initial list. If there is a demonstration in your city, email the details to info@answercoalition.org so it can be posted on the ANSWER Coalition website and listed in any future emails.


Hundreds of Palestinians in Gaza have been massacred and wounded today as Israel has launched a massive bombing campaign against the people of Gaza. The bombing rampage took place as thousands of Palestinian children were in the streets on their way home from school. Palestinian parents were running frantically in the streets looking for their children as U.S.-provided F-16s and Apache helicopters rained down more than 100 bombs and missiles on Gaza.

The U.S.-backed Israeli Occupation Force destroyed every security station in Gaza. AFP reported: "There was no space left in the morgue and bodies were piled up in the emergency room and in the corridors, as many of the wounded screamed in pain."

Because of the U.S.-backed Israeli blockade and strangulation of the people of Gaza for the past 18 months there is little or no medicine to treat the wounded, electricity for hospitals, or food or clean water for much of the population.

An Israeli military spokesperson said, "The operation is 'only just beginning'." The Israeli Defense Ministry said in a statement: "The action will continue and will widen as much as is demanded according to the evaluation of the situation by the high command of the army."

Take Action:
- Demonstrations Across the Country
- Send a letter to the State Department and Congress

Join with people around the country and around the world who are demanding an end to U.S. aid to Israel. This is an urgent situation and we must all act now. You can send a letter with our easy click and send system demanding an end to U.S. aid to Israel. Without U.S. aid, the Israeli military attacks, siege and blockade of Gaza could not be continued.

Animali. Al centro della questione ecologica.



"Attualmente, solo pochi intellettuali
sembrano aver capito quanto gli altri animali siano essenziali
per gli umani e come essi siano gli esseri più vitali della natura,
l’anima e la commozione della natura.
Gli animali sono rappresentazioni e simboli del mondo naturale e delle sue forze,
da sempre hanno alimentato la mente e la cultura umane, offrendoci
gli strumenti per comprendere il mondo. Un tempo, quando
erano considerati come nostri parenti prossimi, gli animali ci fornivano
un vincolo profondo con il resto del mondo vivente e un
senso di appartenenza al tutto. Attualmente, invece, la componente
animale della «questione ecologica» viene totalmente
ignorata se non addirittura ridicolizzata e banalizzata. Chi invece
la considera un problema importante viene apertamente
osteggiato. La «questione animale» è considerata marginale, una
sorta di futile distrazione che toglie risorse all’impegno che i
maggiori esponenti dell’ambientalismo vorrebbero fosse speso a
favore della «questione ecologica». Al contrario, chi scrive è
assolutamente convinto che la «questione animale» è parte centrale
e fondamentale della «questione ecologica». Non saremo
mai in sintonia con la natura fintantoché non lo saremo con gli
altri animali e con l’animalità, dal momento che, per la nostra
mente e per la nostra civiltà, gli animali sono la componente più
importante della natura."
Jim Mason



pp.464 - € 19,50

collana «Saggi »,

Edizione Sonda

Richiedete il libro a: acquisti@oltrelaspecie.org

Animali: caccia regale.

ANSA 2008-12-28 13:10
GB: PRINCIPE EDWARD BASTONA CANI

ROMA - "Un esempio ripugnante": è quanto ha offerto ai sudditi di Sua Maestà il principe Edward, il più giovane dei figli della regina Elisabetta, colto dal fotografo mentre si appresta a bastonare due cani da caccia che si azzuffano per la preda. Lo ha detto Barry Hugill, portavoce della Lega contro gli sport crudeli, le cui accorate parole sono riportate dalla stampa britannica.

Tutte le associazioni del Regno impegnate nella difesa dei diritti degli animali sono insorte. Poco è servito a ammorbidire le loro lamentale la precisazione di Buckingham Palace, secondo cui non è affatto detto che il principe abbia effettivamente picchiato i cani. Ciò che è stato accertato è che brandiva un bastone allo scopo di indurre i due animali a dividersi. Non c'é prova né ragione di pensare che li abbia effettivamente colpiti.Il malaugurato gesto del principe - avvenuto nella riserva di Sandringham, Norfolk - ha rinfocolato le vecchie polemiche contro la famiglia reale, l'amore dei suoi membri per la caccia alla volpe e il loro scarso sentimento animalista. Il principe Harry è stato accusato in passato perfino di avere sparato a due albanelle, specie di uccello protetta. Domenica davvero nera per chi si preoccupa della salute dei migliori amici dell'uomo.

Il Times mette in prima pagina oggi un avvertimento: non lanciate bastoni ai vostri cani, specie se giovani, perché li vadano a raccogliere dopo una bella corsa. Sono innumerevoli le ferite e le infezioni che i cuccioli si producono portando pezzi di legno in bocca. Il consiglio dell'esperto: lanciate solo finti ossi di gomma.

Dove ci sono i militari per le strade... 1

Eh si... i militari, per la sicurezza, sono fondamentali...
Milano è sempre più sicura...
MV

Milano, ucciso davanti a una discoteca
La vittima è Massimo Brancato, di 34 anni pregiudicato. E' stato colpito da vari colpi di pistola


MILANO - E' finita con un morto una lite tra due persone davanti a un locale notturno di Milano. Erano le 5 del mattino quando davanti al locale "De Sade", all'angolo di via Valtellina, è scoppiata una lite tra due persone. Massimo Brancato, di 34 anni pregiudicato, è stato colpito da vari colpi di pistola ed è deceduto all'istante. La squadra mobile si è recata sul posto per gli accertamenti ed è subito scattata la caccia all'uomo.

FERITA ANCHE UNA DONNA - Nella lite tra due uomini scoppiata davanti al locale notturno De Sade, nei pressi di via Valtellina, a Milano, terminata con l'uccisione di un pregiudicato, Massimo Brancato, di 34 anni, è rimasta coinvolta e ferita a una gamba anche una ragazza di 20 anni, italiana, che aveva trascorso la serata con la vittima. Le sue condizioni non sarebbero gravi. È stata trasportata all'ospedale Niguarda.

Toscana. Recoplast: rifiuti tanti, proposte zero.

Riteniamo opportuno ricordare che è in atto una vera crisi di prospettive per la filiera del riciclo dei rifiuti in Toscana.

Si tratta innanzi tutto della crisi della Recoplast, l'azienda aglianese che ritira i rifiuti plastici, la latta e il vetro, anche a Prato.
Ma il problema è più grave, vasto e generalizzato, visto che la Toscana si è completamente dimenticata di fare evolvere la filiera del riciclo, pensando invece a come imporre gli inceneritori ai cittadini riottosi.
Peccato che ci si trovi in posizione così arretrata su questo tema e soprattutto c'è da preoccuparsi seriamente per Prato che negli ultimi anni ha subito il colpo di grazia nella programmazione ambientale, per le carenze di questa Giunta e per l'assoluta insignificanza dell'assessorato di Camilla Curcio e del suo omologo provinciale.
La grande tradizione pratese del riciclo come fonte di ricchezza, è finita. L'unico riciclaggio rimasto è quello del denaro sporco.
Seguono le ultime chiacchiere sull'argomento, che per quello che esprimono dovevano essere fatte molto tempo fa.
E pensare che siamo ancora lontani dalle percentuali di differenziata previste per legge. Comunque per ora proposte zero.

mv



TERRITORIO
20/11/2008

'Recoplast: sistema Toscana a rischio'
da Parlamento della Toscana- quotidiano on-line del CRdT


I vertici dell’azienda in commissione speciale rifiuti. Marcheschi: “Il fermo dell’impianto potrebbe avere pesanti ricadute su tutto il ciclo. Più investimenti nel recupero, massima attenzione sui costi”


Firenze – La crisi della Recoplast di Agliana (Pt), azienda che ricicla rifiuti plastici e vetro in liquidazione da qualche settimana e le “pesanti” ripercussioni che il fermo dell’impianto potrebbe avere su tutto il sistema Toscana, è stato al centro della seduta della commissione speciale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti urbani presieduta da Paolo Marcheschi (Fi-Pdl). Una riunione “tecnica” voluta dal presidente per acquisire informazioni sullo stato di crisi di una “realtà aziendale fondamentale” che svolge un “ruolo strategico” per raccolta e lavorazione del multimateriale proveniente dalle raccolte differenziate. “La seduta ha confermato la necessità di investire sul riciclo come richiede la normativa europea” ha detto Marcheschi. “Nella nuova direttiva si parla di percentuali e di obiettivi di recupero della materia piuttosto che di raccolta. È nel riutilizzo, nella ricerca e nelle risorse che si dovrebbe intervenire”. “È del tutto inutile - ha continuato - forzare ancora sulla raccolta differenziata che rischia di essere smaltita in discarica mentre è necessario tenere alta l’attenzione sui costi a carico dei cittadini”. “Lo stop di Recoplast potrebbe far venire meno la strategia regionale che punta all’aumento della differenziata e al raggiungimento di obiettivi comunitari, nazionali e regionali”. L’azienda, attraverso accordi con società di gestione, si occupa dello stoccaggio, della lavorazione e del riciclaggio dei rifiuti differenziati per l’area empolese e le province di Prato, Pistoia, Lucca. “Lo scenario che si profila in Toscana – ha sottolineato il presidente - è tutt’altro che roseo. Già questa estate il sistema è andato in tilt. L’aumento del 40 per cento dei rifiuti nelle campane di raccolta ha portato al collasso Revet (l’altra azienda che si occupa di raccolta, trattamento e recupero di materiali destinati al riutilizzo ndr). Oggi, con Recoplast chiusa, uno stato di saturazione più o meno improvviso aprirebbe scenari emergenziali. Lo stato di sofferenza della Toscana è evidente. E ancora non abbiamo raggiunto le percentuali fissate per legge. Se non pensiamo subito ad adottare misure eccezionali, la prossima estate saremo costretti a smaltire fuori regione”. Per il presidente della commissione è necessario mettere mano, nel più breve tempo possibile, all’anello mancante del ciclo: gli impianti. “Da mesi vado dicendo che è del tutto inutile forzare ancora sulla raccolta differenziata in assenza di impianti adeguati”. Una convinzione condivisa anche dal direttore amministrativo di Recoplast Renato Niccolai: “Il porta a porta rimane una buona idea inapplicabile sotto il profilo tecnico. In Toscana gli impianti sono attrezzati solo per la lavorazione del multimateriale. È evidente che occorrono politiche di adeguamento al porta a porta che diversamente non potrà mai decollare ma anzi continuerà ad essere penalizzante per le aziende”. Secondo le stime fatte da Niccolai, non occorrono pesanti stravolgimenti per convertire la lavorazione: “siamo nell’ordine di 800mila un milione di euro a impianto”. Sulla difficile situazione di Recoplast, è intervenuto il liquidatore Bruno Gori: “Alla base di tutto ci sono errori di progettazione e valutazione di business plan. L’azienda si è portata dietro un deficit tale da impedire qualsiasi tipo di intervento. Queste carenze hanno di fatto determinato le prescrizioni di Arpat e Asl e le conseguenze che tutti sappiamo”. Secondo quanto riferito da Gori, l’impianto di Agliana “non ha mai girato a pieno regime. Abbiamo lavorato ben al di sotto delle nostre capacità tuttavia scongiurando il peggio”. Un impianto che pure aveva numeri e potenzialità evidenti. “La vocazione dell’azienda è sempre stata il riciclaggio”. Ha detto il direttore tecnico Nicola Suggi. “Dalla raccolta differenziata urbana al riciclo delle plastiche. Abbiamo iniziato l’attività alla fine degli anni Ottanta installando una doppia linea di estrusione di rifiuti, quindi una seconda linea di selezione di imballaggi in plastica, arrivando a sviluppare un’attività di selezione delle raccolte multimateriale e all’installazione di un piccolo impianto pilota”. (f.cio)







Pistoia, 11 dicembre 2008 - Entro natale la 'Recoplast' chiuderà e sono altre 50 persone senza lavoro, che vanno incontro a questa festa gioiosa con l'amaro in bocca. In realtà sei lavoratori sono già stati licenziati alla fine del settembre scorso, si tratta di quelli che lavoravano al ramo riciclo della "Recoplast ?. Ora, per gli altri 44 è questione di giorni. Dal 9 dicembre gli operai sono in ferie o in permesso retribuito, i macchinari sono fermi, i magazzini si stanno svuotando dell'ultimo materiale rimasto. Al lavoro ci sono 5 impiegati e un magazziniere, ovvero solo il personale che deve portare a termine le pratiche amministrative, la sorveglianza dell'impianto e la logistica. Da quanto si è appreso, prima di Natale il liquidatore porterà i libri contabili in tribunale e sarà nominato il curatore fallimentare. L'amarezza per i dipendenti ha diversi risvolti: nessuna garanzia di ritrovare un lavoro, vedere "una bella idea gestita male ?, come ci hanno detto alcuni, restare disoccupati in un'azienda che dovrebbe essere in espansione poiché la differenziazione e il riciclo dei rifiuti dovrebbero essere in aumento (l'hanno più volte ribadito gli operai), l'assurdità di restare disoccupati lavorando in una ditta che aveva ordini. "Noi della Recoplast ci sentiamo doppiamente penalizzati - aggiungono due impiegati, René Niccolai e Nicola Suggi -, come dipendenti e come cittadini. Ora perdiamo il lavoro, fra qualche mese probabilmente ci arriveranno bollette più salate sulla tariffa d'igiene ambientale, perché le aziende che conferivano qui dovranno sostenere costi più alti per il trasporto dei rifiuti, perché questo è l'unico impianto di selezione e riciclaggio della Piana ed è strategico per tutta la Toscana". Non è un caso infatti, che la crisi Recoplast sia approdata anche in Regione, su sollecitazione del vice presidente della provincia, Giovanni Romiti. Alla Recoplast conferivano Cis (che gestisce i rifiuti ad Agliana, Quarrata e Montale), Asm di Prato, Ascit di Capannori (portata ad esempio per avere raggiunto i massimi livelli nella differenziata), Sistema ambiente di Lucca ed Ersu di Pietrasanta. Un doppio problema sociale, dunque, non solo 50 famiglie che perdono uno stipendio, ma quasi mezza Toscana che dovrà portare i rifiuti fuori Regione. "Se non si troveranno soluzioni credo che il problema esploderà nella primavera estate - aggiunge Nicola Suggi -, perché è in questo periodo che abbiamo il picco massimo di rifiuti. In particolare perché con il maggior consumo di bevande aumentano i rifiuti in plastica".

Prato. Pantanelle: miniera d'oro per chi?

Una delle più recenti cialtronate della banda Giardi, che per fortuna tra pochi mesi se ne andrà a casa (speriamo che non debbano ritornare), è stata questa concessione ai privati di un terreno che ha lo scopo di raccogliere le acque in caso di esondazione, per farne una centrale fotovoltaica.
Consumo di territorio, pesante impatto visivo dovuto alla necessità di tenere alti i pannelli, mancanza di programmazione, improvvisazione. Questi i difetti di questa operazione che pare renderà più del previsto.
A noi sembra decisamente sospetta questa differenza di offerta fra la ditta di Latina e quelle delle altre proponenti. E' giusto accettare un accordo così fuori mercato? Oppure si dovrebbe scegliere un'altra strada? E' possibile che Consiag sia così poco competitiva rispetto alla vincitrice?
Molte sono le domande che ci poniamo e tanti sono i motivi di preoccupazione. Resta ovviamente la delusione per aver utilizzato quel pezzo di territorio per far cassa, senza alcuna piano di riconversione energetica.
MV
da il Tirreno del 27/12/08
Il Comune incasserà 2 milioni di euro grazie ai pannelli fotovoltaici

Nove aziende hanno risposto al bando L’offerta migliore è stata di una ditta di Anagni

PRATO. Terreni bistrattati: una volta ci vogliono realizzare l’inceneritore, un’altra vengono inseriti tra le aree di laminazione (ovvero utilizzabili come casse di espansione per contenere l’acqua piovana). I 27mila metri quadri acquistati dal Comune di Prato, costo 75mila euro, nella zona delle Pantanelle, adiacenti al tracciato della seconda tangenziale, tra via Castruccio e via Traversa delle Caserane, alla fine però si potrebbero rivelare un’autentica miniera d’oro. Già, perché il Comune ha deciso nei mesi scorsi di emettere un bando alla ricerca di società interessate ad occupare quei terreni per l’installazione di pannelli fotovoltaici in grado di produrre energia elettrica.
E’ vero, i terreni si potrebbero allagare, ma il Comune ha inserito nel bando che i pannelli devono partire da un’altezza di un metro e venti dal suolo, e quindi l’acqua non darebbe fastidio. Fatto sta che al bando hanno risposto nove aziende, di queste tre di Prato. Tutte hanno presentato la propria offerta indicando sia la percentuale annua dei cespiti di energia elettrica da corrispondere all’amministrazione comunale, sia la durata dell’utilizzo. I pannelli saranno installati a spese del privato.
L’offerta in assoluto più vantaggiosa è stata quella presentata dalla società Hi.de.co. Srl di Anagni (Frosinone) che ha proposto al Comune di corrispondere 100mila euro all’anno per tutta la durata della convenzione stabilita in venti anni). Fatti i due conti i tecnici del Comune sono saltati sulla sedia: in venti anni i pannelli solari frutterebbero 2 milioni di euro. Una cifra davvero inaspettata: perché quando era stata immaginata questa operazione si era pensato di incamerare 24mila euro l’anno. Una somma che nel giro di breve tempo avrebbe consentito di recuperare la spesa di 75mila euro sostenuta per l’acquisto del terreno. Nel caso dell’offerta presentata dall’Hi.de.co. sarebbe sufficiente un solo anno non solo per riprendere i soldi ma anche per mettere da parte 25mila euro di utile. Non c’è male, insomma, tenunto conto, come fa ovviamente il Comune, che l’installazione degli impianti fotovoltaici eviterebbe l’onere della manutenzione delle aree (sfalcio dell’erba e relativa rimozione, ad esempio).
Meno appetibili, secondo il Comune, le offerte avanzate dalle aziende pratesi: il Consorzio Calice di Prato ha proposto di corrispondere al Comune il 5% dei proventi dell’energia prodotta oltre a 10mila euro l’anno per l’uso del suolo (convenzione per 25 anni), Solgenera Srl (gruppo Consiag) ha offerto la corrisponsione del 4,5% del ricavato dell’energia prodotta per 25 anni, la Mubiz Energy Management ha proposto di riconoscere al Comune 13.500 euro l’anno per 25 anni.
In considerazione del fatto che il valore unitario del kilowattora ammonta a 0,36 euro, pari al contributo che il Gestore dei servizi elettrici (Gse) riconosce ad un soggetto privato produttore, il confronto economico fra le nove offerte è risultato in definitiva il seguente: Gruppo Trentino Servizi 324.190,51 euro (20 anni), Hi.de.co. srl 2 milioni di euro (20 anni), Apollo Energy srl 1.507.500,00 euro (25 anni), Solon Spa 260mila euro (20 anni), Consorzio Calice 1.414.624,00 euro (25 anni), Solgenera Srl 607.857,00 euro (25 anni), Mubiz Energy Management 337.500,00 euro (25 anni), Fedi Impianti Srl 256.000,00 euro (20 anni), Impresa Rosso Spa 290.250,00 euro (25 anni).
La giunta comunale ha quindi affidato agli uffici tecnici il compito di approfondire la duplice offerta dell’Hi.de.co. (100mila euro per 20 anni o la cessione al Comune della prerogativa di vendita dell’energia elettrica, previa cessione all’Hi.,de.co. del contributo del Gse) in modo da scegliere l’offerta più vantaggiosa.
Giovanni Ciattini

Prato. Un riconoscimento per Maila

Sulla cronaca pratese de il Tirreno è apparsa una "classifica" (la fine dell'anno si avvicina...) sul "chi sale e chi scende" a Prato.
Pur non essendo, lo abbiamo detto più volte, appassionati di classifiche, con piacere, abbiamo trovato nel "chi sale" il nome di Maila Ermini, amica e compagna di tante iniziative e battaglie - dalla questione di Gonfienti alla Primavera di Prato, per la sua coraggiosa scelta di rinunciare anche al misero contributo dato dalla Regione Toscana, pur di portare avanti con coerenza e, giustamente, dignità, l'attività di un altro patrimonio culturale di Prato quale è il Teatro la Baracca.
Nel nostro piccolo, da tempo diamo spazio agli interventi di Maila e cerchiamo di pubblicizzare gli eventi organizzati dal Teatro, e continueremo, con convinzione, a farlo!

Municipio Verde

da il Tirreno del 27/12/08
MAILA ERMINI

Rispedite al mittente le briciole della Regione

Stile e dignità. Maila Ermini, anima del teatro La Baracca, ha rifiutato i 2000 euro e spiccioli di contributo della Regione. Briciole, in un anno che ha visto l’associazione teatrale allestire spettacoli importanti, fra i quali quello di Poggio Castiglioni sugli Etruschi, e accolto compagnie provenienti da fuori provincia. Sta di fatto che La Baracca - il teatro che prende meno in Toscana - ha rinunciato all’elargizione.

Caccia. Alla cieca.

ANSA (CRO) - 27/12/2008 - 18.11.00

CACCIA: ROGGIOLANI, ARRESTO PER CHI SPARA ALLA CIECA


''Le due uccisioni, certamente colpose, nel giro di pochi giorni in provincia di Arezzo dovrebbero sollevare un'ondata di sdegno a livello nazionale; ma cosi' non e' successo''. E' quanto dice in una nota Fabio Roggiolani, consigliere regionale Verdi in Regione Toscana, commentando i due incidenti di caccia in pochi avvenuti a ridosso del Natale, e chiedendo pene piu' severe, fino all'''arresto immediato'' per chi spara alla cieca. ''Penso che dovremo porci ancora una volta la questione delle vittime della speculazione venatoria che pur di vendere fucili con tutto il loro corredo insiste a non voler regole piu' severe che davvero salvaguardino la vita umana nello svolgimento dell'attivita' di caccia. Naturalmente - ha proseguito Roggiolani - porgo la mia solidarieta' alle famiglie dei due colpiti e il cordoglio mio personale e dei Verdi toscani''. ''Io capisco! il dramma di chi ha ucciso, ma sentire affermare che una persona ha sparato nel folto del bosco senza vedere l'animale, il che avviene oggi in particolare verso gli ungulati, utilizzando fucili di potenza assurda e con rischi elevatissimi, mi fa pensare. Il primo caso e' avvenuto alla 5 del pomeriggio quando era gia' buio; il secondo, sparando alla cieca, inseguendo un rumore''. ''Senza voler creare casi espiatori - il consigliere dei Verdi -, credo che sia tempo di scrivere nuove regole per chi uccide in incidenti di caccia: bisogna che diventi reato sparare alla cieca e per chi spara nel bosco senza avere con chiarezza davanti la preda, come in questi casi, deve essere previsto l'arresto immediato''. (ANSA).

Prato. Disservizi: dalla ragione al torto...

.. il passo è breve!
E' il caso della motivatissima denuncia apparsa su il Tirreno, a proposito del Centro prelievi della ASL di Prato - che per inciso non è la prima volta che finisce agli onori delle cronache.
Se, infatti, stando alla ricostruzione della signora Marcaccini, nessuno ha avvisato della chiusura del centro e non c'erano cartelli di sorta (ricordiamocelo, la lettura dei giornali non è obbligatoria...), questa ha tutto il diritto di lamentarsi. Così come dell'incapacità della struttura nel fornire informazioni adeguate.
Non ha assolutamente ragione, e cade in una affermazione totalmente gratuita e priva di fondamento, quando sostiene che il Centro prelievi interno sta facendo delle analisi a chi "le tasse non le pagherà mai". Cara signora, questo non sarà "razzismo" nel senso proprio del termine, ma è pregiudizio xenofobo vero e proprio - e forse è pure peggio. Ha visto delle persone, e solo per quello che ha visto ha deciso che questi erano degli evasori fiscali (magari sono persone che hanno un lavoro dipendente assolutamente regolare e versano come tutti le proprie tasse "alla fonte"), che dovrebbero essere considerati, nei fatti, persone di serie B. Eppure, la struttura sanitaria stava solo applicando quelle "regole" che tutti, a parole, vogliono vedere applicate ma che si devono sempre piegare alla nostra volontà nel momento del personale (e giustificato, sicuramente) bisogno.
Un vero peccato che - per fortuna - la Costituzione italiana ancora non preveda che solo chi paga le tasse può usufruire del servizio sanitario, perchè tante persone che oggi ne usufruiscono (e tra questi la maggioranza schiacciante sono italiani) le tasse non hanno mai potuto pagarle, perché privi di reddito (per migliaia di motivi diversi). Poi possiamo ragionare quanto vogliamo sulle storture del sistema, e sugli sprechi e quant'altro: ma perlomeno, i principi sono validi!
E, ribadiamo, il passo dalla ragione al torto, in questo caso, è veramente breve!

Lanfranco Nosi
per Municipio Verde

da il Tirreno del 28/12/08
Il Centro prelievi di sangue è chiuso ma la gente è rimasta in coda al gelo

Una donna protesta: «Disservizio immotivato e nessuno si è preoccupato di mettere un cartello per avvisare i pazienti»
PRATO. Una levataccia incredibile per mettersi in fila al Centro Giovannini per il prelievo del sangue. E’ sabato 27 dicembre, siamo in pieno periodo natalizio. La signora Elena Marcaccini alle 5,30 di ieri mattina, con una temperatura di 4º, era già coda in attesa che alle 7,30 aprisse il Centro prelievi. «Siamo in sei, soldatini, assonnati e ammutoliti dal freddo - racconta la donna -, che piantonano l’entrata del Centro prelievi».

«Speriamo in un’apertura anticipata della porta di ingresso della porta di ingresso che ci permetterebbe di godere, dopo due ore di attesa del caldo tepore di un ambiente interno. Sono le 7,20 e tutto intorno a noi è rimasto intatto».
C’è qualcosa di sospetto, infatti...«Alle 7,30 - prosegue il racconto - una signora appartenente alla guardia giurata si accorge di noi e, con aria vagamente stupita, ci dice che oggi il centro è chiuso. Prego? Sì, è chiuso, forse c’è un cartello là in fondo. Controllo. No nessun cartello. Nè cartellone. Partiamo». A questo punto le considerazioni sono scontate: «Non solo il servizio era dovuto, in quanto di utilità pubblica, ma non vi era nemmeno la scusante del giorno di festa, nè vigilia di festa, e cosa ancora più grave, non era stato affisso l’avviso di chiusura. In portineria ci dicono di rivolgerci al centro prelievi interno dove stanno svolgendo il servizio solo per coloro che richiedono gli esami urgenti. Chiaramente il nostro gruppo non ne fa parte. “Noi non ne abbiamo colpa, non dipende da noi e noi non sappiamo niente di tutto questo”, ci rispondono. “Scusi ma lei lavora in ospedale o è solo di passaggio? La prossima volta che necessito di informazioni, proverò dal giornalaio o, se proprio voglio esserne certa dalla parrucchiera all’angolo della strada. Partiamo di nuovo. Altro stabilimento, altro ufficio caldo. Ufficio aperto, riscaldato, luci accese. Nessuno all’interno. Controllo. Piccolo biglietto sul banco: l’ufficio informazioni è chiuso il sabato».
Le battute sono quantomeno giustificate dall’alzataccia e dal gelo: «Dato che siamo in un periodo di crisi, almeno per il risparmio energetico, vi do un consiglio: spegnete le luci» oppure «Servizio sospeso per indigestione di dolci. Gli infermieri si esonerano dai prelievi per timore di iniettare in vena la panna con le siringhe da pasticceri, utilizzate per farcire il pandoro due giorni prima».
Le considerazioni, in stile Brunetta, alla fine non potevano che essere le seguenti: «Analizziamo la situazione: un gruppo di persone necessitanti di analisi del sangue si reca di buon mattino per un servizio pubblico (pagato con le nostre tasse) che viene sospeso senza alcun avviso, alcuna affissione che giustificherebbe la chiusura. Nonostante tutto al Centro prelievi interno questo gruppo viene respinto perché non di competenza mentre stanno eseguendo delle analisi anche a persone che - perdonate la brutale realtà - quelle tasse non le pagheranno mai. Non è razzismo - puntualizza la signora Marcaccini - è autodifesa in un mondo che discrimina coloro che pagano le tasse per beneficiare di un servizio minimo, contro coloro ai quali l’idea non sfiora nemmeno la mente ma che in un futuro prossimo potranno diventare potenziali elettori».
Non sarebbe stato male comunque, si potrebbe aggiungere, anche utilizzare in maniera più funzionale anche il sito internet dell’Asl per fornire informazioni utili come quelle relative alle aperture e chiusure degli ambulatori. Magari uno consulta il sito e resta al calduccio nel proprio letto.

Prato verso le amministrative. Milone

Pubblichiamo con piacere la nota dell'associazione radicale Liber@Mente sulla presentazione della lista "civica" dell'ex assessore Milone.
MV

da Liber@Mente
Da stamattina è ufficiale la presenza della lista civica "Prato Libera e Sicura" alle prossime elezioni amministrative. Nel corso della conferenza stampa tenutasi nel centralissimo Hotel Flora alla presenza di una decina di fedelissimi sostenitore il candidato sindaco Aldo Milone, con al braccio l'aspirante first lady, ed il presidente dell'associazione Gualtieri hanno indicato ai giornalisti le tematiche che saranno alla base del loro impegno elettorale e che, ovviamente, ricalcano il nome della lista. Tra i presenti sono stati notati anche il consigliere provinciale di AN Gianluca Bini, l'ex consigliere comunale democristiano Caiazza e qualche militante della Lega Nord. Nei capannelli che hanno preceduto la conferenza qualche sostenitore della lista ha chiaramente fatto intendere che avrebbe preferito che il candidato sindaco fosse Gualtieri, giacchè Milone è ormai sula breccia istituzionale da 12 anni, prima consigliere comunale e poi assessore. Qualcun altro ha fatto anche, malignamente, notare che Milone non ha svolto alcun ruolo di ostacolo alle decisioni urbanistiche che hanno interessato ed interesseranno il quartiere di Via Pistoiese e tutto il Macrolotto 0. Ovvero renderanno ancora più difficile la qualità della vita e la convivenza con la comunità cinese.

Prato verso le amministrative. La lista militare Milone Libero&Sicuro


Prima di commentare gli articoli di giornale usciti oggi sulla presentazione della mitica lista civica "Milone Libero&Sicuro" (no.. forse ci stiamo sbagliando sul nome...), riproduciamo un comunicato stampa diffuso dall'ex assessore il 13 settembre di quest'anno - forse altre "chiacchere senza fondamento" - ed ancora reperibile sul sito internet del Comune di Prato:
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Lista civica. La dichiarazione dell'assessore alla Sicurezza urbana e Polizia municipale Aldo Milone:
«Dopo le tante voci che si sono rincorse, in quest'ultimo periodo, circa la creazione di una lista civica capeggiata dallo scrivente, mi sembra doveroso precisare – e la cosa mi sembra ovvia e scontata – che facendo parte di questa giunta e di una formazione politica quale il Pd, mai potrei dar vita ad una lista civica e pertanto è da escludere. In quest'ultimi mesi, attraverso alcune esternazioni, ho cercato di interpretare e comprendere le difficoltà e le problematiche, legate all'illegalità, al degrado e alla sicurezza, cui sono costretti a convivere i residenti di una parte della città, nonostante il sottoscritto con la Polizia municipale, unitamente alla Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza che ringrazio pubblicamente, stia portando avanti una politica, concordata e condivisa dal sindaco, di contrasto e repressione di questi fenomeni. Sicuramente i nostri concittadini ci chiedono uno sforzo maggiore, pur riconoscendo quanto si stia facendo in questo campo, e noi dobbiamo fare in modo che la lotta all'illegalità, al degrado e la sicurezza dei cittadini diventi, unitamente alla questione-lavoro, ancora di più una delle priorità di questo fine legislatura e uno dei punti cardini del programma del Pd per le prossime elezioni amministrative. In merito a quest'ultimo punto mi auguro che al più presto si apra all'interno del Pd un vero e proprio dibattito anche per dare ai cittadini le migliori soluzioni ai problemi. Concludo dando un consiglio all'amico Silli, coordinatore comunale di Fi “Caro Giorgio, se fossi al tuo posto, penserei prima a trovare un candidato sindaco per il Pdl piuttosto che alle mie dimissioni che rientrano, almeno questo consentimelo, nell'ambito delle scelte personali”».
Certo, è sempre lecito cambiare idea, ma la sensazione che qualcuno ci abbia menato per il naso è forte, e che i famosi incontri al sole della Versilia sono stati il vero prodromo della lista civica.
Ci sarebbero da evidenziare anche le responsabilità politche della giunta e del PD, che hanno tenuto in piedi Milone fino alla sua plateale, e scontata, uscita, ma perderemmo tempo: quando mai il PD si è preso una responsabilità che fosse una?
E veniamo alla lista civica "Gualtieri Libero&Sicuro" (no.. stiamo ancora sbagliando nome... prima o poi ci verrà in mente quello giusto...).
Ovviamente, si riparte con la tiritera della trasversalità e della centralità del programma - e, detta fra noi, ci starebbe anche bene: programmaticamente, siamo agli antipodi... - per passare da un cavallo di battaglia che, in bocca a Milone, ci fa veramente ridere: il fare politica per "spirito di servizio".
Chi vuole entrare nella lista "deve avere un lavoro", e quindi un povero cristo disoccupato, un precario o uno studente, in linea teorica, non sono degni di fare politica col morigerato sceriffo: oddio, non che ce ne cali qualcosa... Certo, Milone se lo è potuto anche permettere, visto che il suo posto da dirigente pubblico non glielo toglieva nessuno...
E questo per circa quattordici anni, inclusi gli ultimi da assessore!
Poi, ecco i "fuochi d'artificio" che contraddistinguono la lista militare "Prato Libera& Sicura" (ce l'abbiamo fatta...): lotta ad illegalità e degrado, ovviamente strettamente connessi al fenomeno migratorio. Sono solo i cinesi, infatti, che evadono le tasse e impoveriscono la città.
Pensate un po'... si permettono pure di mandare dei soldi in Cina, come facevano gli italiani - qualcuno molto probabilmente anche conterraneo di Milone - negli anni d'oro dell'emigrazione italica.
All'ex assessore, tanto pronto nel proporre controlli su controlli, vorremmo chiedere, dati alla mano, quanti controlli il suo assessorato, e lui direttamente (ricordiamo i video delle ispezioni nelle aziende cinesi? ehhh... bello spot!), magari in qualcuna delle aziende terziste accusate di fare concorrenza sleale o in qualche azienda "squalo" del distretto.

Gli vorremmo anche chiedere se i vigili da lui diretti si sono impegnati, sul fronte dell'evasione fiscale e del rispetto delle regole, alla verifica del rispetto dei regolamenti del commercio, tipo quello sull'esposizione al pubblico dei prezzi nelle vetrine, etc.
Ne avremo occasione in campagna elettorale, di porgli questa come altre domande, alle quali siamo sicuri che - da brillante politico qual è - riuscirà a fornire risposte insoddisfacenti. Anche perché dovrebbe pure spiegare, lui così attento a combattere il degrado, come ha fatto a sostenere così a lungo una politica urbanistica così poco attenta alla questione. Forse lo hanno costretto?
Certo, ora si trova in migliore compagnia, con l'ex coordinatore di Alleanza Nazionale Bini e con Bruno Gualtieri del comitato Macrolotto Zero. Aspettiamo solo l'ufficializzazione della candidatura a sindaco anche da parte del PDL, e siamo a posto...
MV

da la Nazione del 28/12/08
Milone: «Ecco la mia Prato più libera e sicura»
di ANNA BELTRAME
SICUREZZA e legalità al primo posto, niente spazio ai politici di professione, ma solo a chi ha un lavoro e si vuole impegnare per la città esclusivamente per spirito di servizio e non alla ricerca di una poltrona. Ecco Prato libera & sicura, la lista civica di cui Aldo Milone sarà il candidato sindaco, il primo per ora a scendere in campo. L’ex assessore alla sicurezza del Pd l’ha presentata ieri mattina all’Hotel Flora, assieme a Bruno Gualtieri, il portavoce del comitato via Pistoiese e Macrolotto zero, e a Gianluca Bini, fino al 2004 presidente provinciale di An: «Ho ritrovato in questo progetto l’entusiasmo che mi portò tanti anni fa a impegnarmi in politica, il desiderio di affrontare i problemi quotidiani delle persone, che a Prato sono tanti e non sono di destra o di sinistra, sono problemi di tutti».

E’ STATO lo stesso Milone a ribadirlo: «Questa lista è assolutamente trasversale, accoglieremo chiunque voglia impegnarsi per Prato, non ci interessa se di destra o di sinistra, basta che condivida il nostro programma e non cerchi nell’impegno politico il modo di guadagnare indennità o gettoni, perché non è più ammissibile in questi tempi di crisi». Ci sono quattro grandi priorità nel programma e al primo posto c’è la lotta all’illegalità economica. «Nel 2007 — ha ricordato l’ex assessore sceriffo — sono partiti da Prato verso la Cina 600 milioni di euro in rimesse, se a questi si sommano i flussi di denaro in nero, si arriva all’incredibile cifra di un miliardo di euro. Buona parte della ricchezza prodotta dal distretto parallelo è il risultato di concorrenza sleale, di attività che non rispettano la legge e non pagano le tasse. Non solo. Davvero poco di questa ricchezza resta sul territorio ed è quindi la prima cosa da fare, battersi contro tutto questo, contro chi sfrutta i clandestini, evade il fisco, non rispetta le regole, impoverisce la città».

C’E’ POI il lavoro, la grande emergenza della città. «Combattere l’illegalità economica significa anche tutelare imprese e lavoratori — ha aggiunto Milone —. Il Comune non ha certo gli strumenti per affrontare la grande crisi globale, non può fare molto per le aziende tessili, ma può e deve impegnarsi perché le regole siano rispettate da tutti». Il terzo punto fondamentale del programma è la sicurezza. «Ho in mente già diversi provvedimenti — ha annunciato il candidato sindaco —, che illustrerò meglio in campagna elettorale. Ne cito uno come esempio: chiudere tutti i locali pubblici che comportino problemi di ordine pubblico. Si può fare, lo stabilisce l’articolo 54 del decreto Maroni. Ci sono molte cose che i Comuni e i sindaci possono fare. Anche accettare i militari che il governo avrebbe mandato a Prato, ma siccome lo proponeva Berlusconi, ecco che il Pd doveva dire di no. A me non interessa da dove vengono le proposte, basta che siano utili alla città. E i militari, l’ho sempre sostenuto, lo erano». Infine, la quarta priorità è la lotta al degrado. «Dal centro storico alle periferie, per non parlare del macrolotto zero — ha spiegato Gualtieri —: non è accettabile che ci siano zone della città in cui non si rispettino le regole, sporche, lasciate andare, nelle quali i pratesi non si sentono più a casa loro».

CHE ambizioni hanno Milone e la sua lista? Ieri l’ex assessore sceriffo non si è voluto sbilanciare. «Puntiamo a un risultato a due cifre», ha detto, facendo capire di voler superare il 10%. Prato libera e sicura potrebbe essere l’ago della bilancia in caso di ballottaggio (c’è da capire se la legge cambierà davvero, prevedendo il secondo turno quando nessun candidato superi il 40% e non il 50% di oggi), ma ieri nulla è stato detto su eventuali futuri apparentamenti. «Noi corriamo per vincere», ha dichiarato Gualtieri. «Noi abbiamo un programma — ha aggiunto l’ex assessore —, a cui saranno subordinate le decisioni. Dicono che finirà con un’alleanza col mio vecchio partito: chiacchiere senza fondamento». Intanto, ieri fra il pubblico c’erano ad esempio il segretario toscano della Lega Claudio Morganti, l’ex segretario del Nuovo Psi Alessandro Zella, Vittorio Giugni dei Radicali, Paolo Calamai del Partito socialista, Salvatore Giaquinta de La Destra, rappresentanti di altri comitati e gruppi civici. Ma c’era anche Marco Brachi, il direttore delle poste di via Marianna Nistri: «Non ho mai fatto politica, ma voglio bene alla mia città e sento il dovere di impegnarmi perché abbia un futuro migliore». Sono oltre 400 le adesioni al movimento di Milone & C., fra queste anche Sabatino Torella, che ha appena lasciato l’assemblea del Pd. «Le nostre porte sono aperte per tutti. Siamo una lista civica, vogliamo parlare e ascoltare i cittadini, come la politica da anni non riesce a fare più, vogliamo impegnarci per risolvere i loro problemi», hanno detto in coro Milone, Bini e Gualtieri.

da il Tirreno del 28/12/08
La lista di Milone punta alla vittoria

«C’è posto per tutti tranne che per i politici di professione»

FABIO BARNI

PRATO.Aldo Milone parte subito. Abbandonata la giunta comunale, ufficializza la candidatura a sindaco e la nascita della lista civica Prato Libera & Sicura. L’ex assessore alla sicurezza è convinto che sia inutile perdere tempo. In attesa di conoscere i nomi dei principali avversari - i candidati di Pd e Pdl - convoca sostenitori e stampa all’hotel Flora e inaugura la campagna elettorale.
Affiancato da Bruno Gualtieri, che presiede l’associazione dalla quale nasce la lista, e dall’ex presidente di An, Gianluca Bini, sgombra il campo dai dubbi. Prato Libera & Sicura, così come la candidatura di Milone, è trasversale e aperta a tutti. E non è nata per offrire un supporto al Pd, più o meno diretto come alcuni hanno insinuato. Non mira ad apparentarsi con uno schieramento o con l’altro in caso d’esclusione da un eventuale ballottaggio. Di più. Milone ha già pronti «i primi quattro o cinque provvedimenti» da sindaco. A cominciare dalla «chiusura delle attività» che creano problemi d’ordine pubblico e d’altra natura. E non è detto che siano per forza gestite da stranieri o che si tratti dei soliti call center. Laddove le richieste d’intervento alle forze dell’ordine si moltiplicano nel tempo - è il ragionamento - c’è la possibilità concreta di chiudere. Sul questo, forte delle sue esperienze passate, Milone si è già confrontato con alcuni legali. Non solo. Il primo atto sarà ovviamente il varo di una giunta «con non più di otto assessori».
Ciò detto, il candidato sparerà le altre cartucce nel corso di una campagna elettorale porta a porta. Se la immagina già intensa, visto che punta a sfidare, quanto meno in un secondo turno, il rappresentante di una delle due principali forze politiche della città e del Paese. E visto che sognare è lecito, il presidente dell’associazione si spinge oltre. «Vogliamo vincere», dice Gualtieri. E nulla gli impedisce di pensare a percentuali bulgare, perché la trasversalità, culturale e politica, «fa sì che chiunque può votarci» senza ramamricarsi d’aver favorito «l’avversario di sempre». Certo è che in politica il realismo è fondamentale. Aldo Milone, alla fine, confessa di puntare «almeno a una percentuale a due cifre» che può essere un abbordabile 10 che forse non acconterebbe del tutto come impossibile 99. L’importante è correre per vincere, tanto più che è difficile sapere come andrà a finire.
La stessa nascita di tante liste civiche, del resto, rivela lo scollamento fra politica e cittadini, partiti che non ascoltano più e persone che, ora più di prima, hanno bisogno d’essere ascoltate. Parola di Gualtieri che spiega come «nessuna zona della città sarà trascurata, dal centro storico a Santa Lucia, da Mezzana a Casale». E che sicurezza e legalità non sono tutto. Il programma, che a grandi linee è delineato e che verrà definito con la collaborazione di chi vorrà partecipare a vario titolo al progetto, non tocca soltanto i temi che la lista porta nel nome. Detto che la sicurezza e la legalità sono premesse fondamentali per una convivenza libera e civile, l’ambiente, l’urbanistica e l’economia avranno la loro rilevanza fra i punti programmatici. Aldo Milone spiega d’essere già la lavoro, insieme ai compagni di viaggio, con esperti di diversi settori.
Per il resto, largo alla partecipazione di tutti, senza distinzioni di carattere ideologico. A un patto: per entrare nella lista bisogna avere un lavoro. «Non possiamo più permetterci - ripete Milone - i politici di professione».