TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

mercoledì 29 ottobre 2008

Prato. Ogni settimana licenziati 27 lavoratori...

... e vogliamo continuare a credere alla favoletta che il lavoro lo "rubano" i cinesi (o gli immigrati in generale, o i calabresi degli anni Settanta)?
Saremmo veramente curiosi di vedere i patrimoni personali dei titolari delle aziende che hanno ridotto il personale, se sono aumentati o diminuiti negli anni; saremmo pure curiosi di vedere se le stesse attività non sono state portate all'estero, giusto per guadagnare qualche euro in più, e potremmo continuare con altri esempi.
Mentre c'è chi scarica la propria insaziabile avidità sulle spalle della comunità, facendogli reggere tutto il peso della crisi sociale che questa dinamica sta creando - impoverimento e xenofobia ormai vanno di pari passo... - oltre al "peso" puramente economico legato agli ammortizzatori quali cassa integrazione e mobilità, la politica continua a giocare "in difesa" (vedi l'ordine del giorno congiunto presentato da PD e PDL in parlamento), guardandosi bene dal tentare soluzioni innovative.
MV

da il Tirreno del 29/10/08
Ogni settimana licenziati 27 lavoratori

Aumentate del 15 per cento le mobilità nelle piccole aziende


Persi più di 1.350 posti di cui 453 tra luglio e settembre. A pagare di più sono gli under 40


PRATO. Il peggio, garantiscono gli addetti ai lavori, non è ancora arrivato. La crisi finanziaria mondiale e le ripercussioni sul credito alle imprese ha appena cominciato a ripercuotersi sul distretto pratese eppure, la situazione è preoccupante. I numeri fanno tremare i polsi: da gennaio a settembre sono finiti in mobilità 1.354 lavoratori. Ogni settimana vengono licenziate quasi 26 persone.
I NUMERI DELLA CRISI Nelle aziende con meno di 15 dipendenti nei primi nove mesi dell’anno sono stati licenziati 1.035 lavoratori, 155 in più rispetto al 2007, con un aumento percentuale di quasi il 15%. Nelle aziende più grandi i numeri sono invece leggermente meno preoccupanti: in mobilità sono andati 319 lavoratori contro i 305 dello stesso periodo del 2007. Numeri a cui però vanno sommate tutte le cassa integrazioni straordinarie che hanno riguardato le ristrutturazioni delle aziende più importanti.
Un dato rilevante arriva anche dal confronto con i primi sei mesi del 2008: nelle aziende con meno di 15 dipendenti le mobilità erano state 699. Tradotto significa che tra luglio e settembre c’è stato un balzo in avanti nei licenziamenti con 336 mobilità. Dato a cui vanno aggiunti 117 lavoratori per le aziende con più di 15 dipendenti.
NON SOLO TESSILE A fare le spese maggiori della crisi è, com’è facile immaginare, nelle piccole aziende il settore tessile con 516 lavoratori in mobilità. Anche se appare evidente come la crisi stia coinvolgendo sempre di più altri comparti: al secondo posto infatti troviamo il commercio con 144 mobilità seguito dall’edilizia, un altro settore, che sta sentendo fortemente le difficoltà con 93 dipendenti licenziati. Seguono e non con numeri bassi il settore il metalmeccanico (71), le confezioni (65 dipendenti in mobilità, di cui 24 negli ultimi tre mesi). Per le aziende più grandi invece la crisi per adesso sembra coinvolgere il tessile in maniera dominante.
GIOVANI DISOCCUPATI La grossa fetta dei lavoratori che rimangono senza un posto riguarda gli uomini. Sia nelle piccole sia nelle grandi aziende. Nelle grandi addirittura con una percentuale record che supera il 70 per cento. E ancora a fare la parte del leone sono gli operai (oltre il 75%). Tra le inversioni di tendenza c’è invece l’età dei licenziati: finiti i prepensionamenti infatti le aziende vanno a tagliare in base all’anzianità aziendale ed è quindi evidente che a farene le spese sono soprattutto i giovani. Nelle aziende più grandi il 40,44% di licenziati ha meno di 40 anni, il 31,03 tra 40 e 50 anni, il 28,53% per cento più di 50 anni. Cambiano le proporzioni ma non l’ordine nelle aziende più piccole dove i licenziati con meno di 40 anni sono il 51,50 per cento, quelli tra 40 e 50 il 29,76% e coloro che hanno compiuto i 51 anni il 18,74%.
EMORRAGIA CONTINUA A spaventare è anche un altro dato. I numeri delle persone licenziate sono in crescita e lo sono nonostante il numero degli addetti nel tessile sia sensibilmente diminuito negli anni.
Ilenia Reali

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