Un articolo del Tirreno, risalente a due mesi fa, quando ancora...
Vent’anni dopo ci riprova mister Tod’s. Tempi? «Noi siamo pronti a fare tutto in tre anni. Ora la parola passa ai politici», ha spiegato Diego. E i politici? Erano tutti lì, in prima fila, al Four Seasons: il sindaco in scadenza Leonardo Domenici, i candidati a sostituirlo, i vertici della Provincia e della Regione. Tutti in religioso e ossequioso silenzio. «E’ l’occasione per rimettere mano alla pianificazione strategica dell’area metropolitana », ha spiegato il sindaco Domenici, tirando quasi un sospiro di sollievo: finalmente qualcuno che in tre anni risolve i problemi ventennali di un’area bloccata dai veti incrociati. Anche il governatore Claudio Martini, gran tifoso viola, si è affrettato a far sapere ai Della Valle la disponibilità della Regione a rinunciare al progetto di traslocare nell’area di Castello i palazzi regionali. Anche la destra ha applaudito al progetto: «Sarà il nostro primo punto del programma elettorale», ha dichiarato Achille Totaro (An).
Tra tanti inchini e genuflessioni, una sola voce fuori dal coro: l’assessore alla cultura di Firenze Giovanni Gozzini, figlio di Mario, il padre dell’omonima legge di riforma carceraria, che in una trasmissione di “Controradio”, nella quale è solito duettare con lo scrittore Giorgio Van Straten, ha detto: «La mia opinione molto sfumata è che i Della Valle possono arrotolare il loro progetto e ficcarselo su per le trombe del così detto...». In 24 ore crisi risolta. Apriti cielo! Nella città dei guelfi e ghibellini per una volta tutti d’accordo: al rogo il reprobo Gozzini. Che 24 ore dopo si è presentato davanti al sindaco, suo grande amico (trascorrono spesso anche le vacanze insieme), e prima ancora che il Leonardo furioso aprisse bocca, il Giamburrasca fiorentino lo ha anticipato: «Ti tolgo di imbarazzo: mi dimetto». Domenici non ha battuto ciglio e 24 ore dopo ha nominato il successore, quando per sostituire il predecessore di Gozzini ci aveva impiegato 6 mesi.
La new entry si chiama Eugenio Giani, ex socialista, ora Pd, fa l’assessore allo sport ed è amico dei Della Valle. Fiorentina e non solo. Mister Tod’s sindaco ombra di Firenze? Chi lo conosce bene giura che il suo cuore si divide tra Casette d’Ete, il paese marchigiano dove i Della Valle sono nati e hanno la loro fabbrica di scarpe, Milano e Roma. Ma Firenze è una tappa fondamentale dello sviluppo dei Della Valle per almeno due ragioni. Una è legata alla Fiorentina, l’altra agli affari che possono presentarsi a Firenze e in Toscana, come lo sviluppo nell’area molto appetibile di Castello.
Firenze e la Toscana - realtà un po’ sonnecchiose - possono rappresentare per i marchigiani Della Valle anche terra di possibili affari. La Tod’s ha già uno stabilimento a Bagno a Ripoli e presto ne avrà un altro a Pontassieve. A Incisa Valdarno poi i Della Valle hanno acquistato 130 ettari per costruirci un centro sportivo con campi da gioco, piscine, centri commerciali. A Firenze inoltre hanno acquistato una parte di palazzo Tornabuoni dalla Singen dei Fratini (ex Rifle, oggi immobiliaristi, che sono anche nella cordata Alitalia) con i quali coltivano ottimi rapporti. E affari. Della Valle (con Abete) si è unito ai Fratini per l’acquisto a Roma di Edilparco, un’area di 60 ettari. Poi c’è la Cittadella. Della Valle è stato chiaro, quasi brutale, con i politici: «Per la Fiorentina finora abbiamo fatto più di quanto era nelle nostre possibilità. Questo è il piano per continuare a competere. Si scelga se si vuole essere grandi o vivacchiare». Quasi un ultimatum ai futuri padroni politici della città. Da sindaco «ombra ». Da Diego il Magnifico...
di Mario Lancisi

1 commento:
imparato molto
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