TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!
La mer, la fin...
mercoledì 19 novembre 2008
Economia. Prato: gli artigiani salveranno il distretto?
Difficile non essere d'accordo con quanto sostenuto dalle associazioni degli artigiani, su alcune dinamiche che si sono verificate nel corso degli anni a Prato.
Potremmo far notare che anche degli artigiani, in passato, hanno beneficiato di questo stato di cose, ma fa piacere, ogni tanto, vedere qualcuno che si orienta al futuro - ben sapendo magari di non poter contare su trattamenti quale quello riservato al Fedora...
MV
da il Tirreno del 19/11/08
GLI ARTIGIANI Piccole imprese salveranno il distretto
PRATO. «Saranno le piccole imprese a farsi carico di rinsaldare la coesione di cui il mondo produttivo ha bisogno per rispondere a questa crisi senza precedenti». Su questa convinta affermazione si è sviluppata la gremita assemblea unitaria dei gruppi dirigenti di Cna e Confartigianato di Prato e Pistoia, riuniti per tracciare le linee programmatiche di risposta alla crisi che attanaglia le imprese. A guidare il primo consiglio direttivo congiunto della dirigenza delle associazioni sono stati i rispettivi presidenti: Stefano Acerbi (Confartigianato Prato), Anselmo Potenza (Cna Prato), Aldo Piantini (Cna Pistoia) e Massimo Donnini (Confartigianato Pistoia). In un momento in cui la tradizionale coesione del distretto viene meno, e l’economia locale rischia di andare in pezzi, Cna e Confartigianato rispondono dunque lavorando insieme ad un progetto comune, un fatto di novità assoluta che offre così quasi un monito alla politica pratese e si candidano per la Leadership che guiderà il distretto fuori dalla crisi. «Forse conoscevamo un sistema economico diverso - hanno sottolineato i presidenti - in cui le piccole imprese lavoravano per industriali, quasi commercianti, che giravano il mondo per vendere Prato. Poi, alcuni sono andati a produrre altrove; altri hanno chiuso le fabbriche per comperare case; e oggi in pochi sono rimasti a lavorare ed investire nella produzione. Il risultato? Assenza di aziende innovative, 800 milioni di euro di export spariti dal 2001 al 2007 nel manifatturiero, stessa fine per 2.254 imprese nel tessile sempre nello stesso arco di tempo, mancanza di ricambio generazionale, istituti di credito che anziché sostenere gli imprenditori chiedono di rientrare. Per questo, come prima cosa, le piccole e medie imprese che noi rappresentiamo devono darsi strumenti di mercato per reagire ad una sorta di depressione che rischia di essere irreversibile». «Questo - concludono - vuol dire prendere atto che l’industria che può tirare,nei numeri, ormai è solo la nostra, e ai tanti proclami delle forze politiche dobbiamo, noi, imporre che conseguano fatti concreti».
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