Scritto da Secondo Protocollo
mercoledì 12 novembre 2008
Ventitré oppositori birmani, arrestati durante le manifestazioni antigovernative di agosto e settembre dello scorso anno, sono stati condannati ieri a 65 anni di carcere ciascuno in barba a qualsiasi legge internazionale. Infatti i condannati, che in pratica sono condannati a morte certa, non hanno potuto beneficiare nemmeno di una adeguata difesa. Questo è il regime che difende Pechino, un regime totalitario e spietato che non indugia a condannare giovani studenti solo perché hanno osato criticare il regime.
Tra i condannati di ieri vi è anche Nay Phone Latt, un giovane blogger che durante la ribellione pacifica condotta dai monaci tenne informato il mondo di quanto stava avvenendo in Birmania, il quale è stato condannato a 20 anni di reclusione solo per aver pubblicato sul proprio blog gli avvenimenti che si succedevano in Birmania in quei giorni.
Ora noi ci chiediamo come possa il mondo rimanere inerte di fronte a tanta ingiustizia, come possano i vari Stati che fanno affari con la Birmania, continuare a farli come se non fosse successo niente, come possa l'Onu rimanere impassibile di fronte a questa condanna a morte collettiva senza per questo alzare una lieve protesta.
Chiediamo quindi un immediato intervento delle Nazioni Unite presso il Governo Birmano affinché liberi immediatamente i 23 attivisti per i Diritti Umani e restituisca la libertà a Nay Phone Latt colpevole solo di aver divulgato la verità su quanto stava avvenendo in Birmania. Se ciò non avvenisse chiediamo l'immediata applicazione di severe sanzioni nei confronti del Governo Birmano, sia commerciali che politiche, volte a costringere la giunta militare a rispettare i fondamentali Diritti Umani.


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