Per "dovere di cronaca" pubblichiamo anche una "risposta" di CAP, apparsa sulla stampa.
MV
la Nazione del 18/11/08
Badie, battaglia continua ‘Deposito Cap pericoloso’
Il comitato rilancia: un esposto alla magistratura
«FAREMO un esposto alla magistratura per far luce sulla vicenda del deposito Cap». I rappresentanti del comitato Le Badie non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi, dopo due anni di lotta, nonostante l’azienda di autotrasporti abbia recentemente presentato il progetto definitivo della sua nuova sede e si stia accingendo a cominciare i lavori. «Purtroppo è l’ultima carta che ci rimane da giocare — spiegano i residenti del quartiere — Non avremmo voluto arrivare a tanto, ma ci è sempre stata negata la possibilità di un confronto diretto per vagliare proposte alternative o quantomeno per spiegare alcuni punti che, secondo noi, tuttora rimangono oscuri». In particolare il comitato insiste su alcune questioni ben precise per affermare che il permesso di costruzione sia stato concesso in maniera irregolare, contravvenendo a varie normative in materia e aggirando «furbescamente» molti ostacoli. «Arpat ha approvato il progetto sulla base della relazione di impatto ambientale ed acustico fatta realizzare dalla Cap – insistono dal comitato – tale relazione però non riportava la reale situazione della zona in questione, omettendo la presenza di due siti sensibili (una residenza sanitaria assistita e la scuola materna elementare delle Badie), che abbassano sotto i 50 decibel i valori di rispetto acustico previsti per le altre aree, e il futuro collegamento tra via Edison e via delle Fonti. La stessa Arpat infatti, dopo aver concesso il permesso, ha richiesto al Comune un nuovo stop ai lavori per ripetere le rilevazioni». Il lavoro paziente e certosino, tra scartoffie e documenti vari, degli attivissimi rappresentanti del comitato ha poi portato in luce altre «piccole magagne» della vicenda: «Ci sono due pozzi che forniscono acqua potabile a tutta la zona proprio nei pressi del terreno acquistato da Cap: una legge nazionale vieta assolutamente il deposito di sostanze pericolose, come potrebbero essere oli e combustibili per gli autobus, nelle immediate vicinanze di pozzi idropotabili; le volumetrie dell’edificio nella zona non potrebbero superare i nove metri di altezza, ma il futuro deposito va ben oltre questa soglia; la destinazione del terreno prevede il 60% di edifici per attività industriali e il 40% per attività amministrative, ma dal progetto non ci sembra siano rispettate queste proporzioni». Infine il comitato si concentra su alcune delle dichiarazioni rilasciate da Alberto Banci, direttore generale dell’azienda, che miravano a rassicurare i cittadini sul futuro progetto: «Continuiamo a sostenere — concludono gli abitanti delle Badie — che la zona del Macrolotto 2, nel quale fin dal 1999 erano disponibili terreni a prezzi interessanti, avrebbe avuto tutti i requisiti indicati da Banci per la scelta del terreno nel nostro quartiere e avrebbe comportato sicuramente meno problemi di viabilità e di impatto per i cittadini».
Leonardo Montaleni
Rispettiamo la zona: pianteremo 400 alberi E meno inquinamento anche elettromagnetico
QUESTA LA RISPOSTA della Cap alle ultime proteste del comitato. «Il nuovo deposito Cap è stato progettato alla luce delle più moderne tecniche costruttive in modo da minimizzare l’impatto ambientale. Sarà tra l’altro dotato di pannelli solari e sistemi per ottimizzare il risparmio energetico. Sono stati previsti interventi per minimizzare l’inquinamento atmosferico e acustico: asfalto fonoassorbente, barriere anti rumore e piantumazione di quattrocento alberi ad alto fusto. Rispetto allo spostamento del traliccio, i lavori saranno svolti da Enel nel rispetto assoluto della sicurezza dei residenti ma anche di quanti quotidianamente lavoreranno nella struttura (ricordiamo che oltre al personale di guida, un centinaio di persone lavorerà nell’officina e nel centro direzionale e commerciale). Peraltro specifichiamo che conseguenza dell’innalzamento del cavo sarà la riduzione del campo elettromagnetico con beneficio dell’edificio Cap ma anche dei fabbricati circostanti. Per quanto riguarda i pozzi, Cap precisa che i propri impianti saranno messi in opera secondo le procedure previste dalla normativa vigente. Rispetto alle legittime preoccupazioni per la casa di cura e l’asilo nido-materna, Cap afferma che anche questo fattore è stato valutato e che il progetto rispetterà i termini di legge previsti per questo tipo di strutture».

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