TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

mercoledì 4 marzo 2009

Prato. Ancora sui musei...

Scopriamo con piacere che il Tirreno ha preso sul serio i dati che abbiamo inviato nei giorni scorsi, contenuti nella nostra documentata denuncia dello stato del sistema museale pratese.
E le repliche sono veramente notevoli.
A partire dall'assessore Giugni (anche se noi speriamo seriamente in un refuso), che sostiene che il Museo Pecci non ha una collezione permanente, quando è vero il contrario - basta leggere le pagine del sito web: "Presenta inoltre un'importante Collezione permanente, composta da opere dei maggiori artisti degli ultimi 30 anni, acquisite a testimonianza della propria attività espositiva e di ricerca."
Al presidente Beccaglia, che si vanta di avere 16000 studenti visitatori, facciamo semplicemente notare che i dati che lui contesta sono quelli riportati in un documento ufficiale della Regione Toscana, e fanno riferimento al 2007. Quindi, dei due l'una: o non ha assolutamente idea di quello che fa il museo, o qualcosa nella bigliettazione ci sfugge (anche perché, se le "visite" degli studenti sono quelle collegate ai laboratori, ci potrebbe essere qualcosa da ridire...).
Ringraziamo poi l'assessore Mazzoni di averci chiarito il dubbio se gli accessi al Castello dell'Imperatore fossero inclusivi del cinema all'aperto (sul quale peraltro non abbiamo assolutamente avuto niente a che ridire)... Come se fosse una cosa fondamentale...
Più importanti erano invece i dati sui finanziamenti, e quanto costa - ed è costata - a Prato una rete museale che non c'è, e per la quale, giusto per ricordarlo, la ASEL aveva realizzato nel 2004 una guida/ricerca su "distretto museale pratese" per conto della Provincia di Prato.
In realtà, i due assessori non sanno come giustificare le carenze - per non dire l'assenza - in questi cinque anni di legislatura, di una politica culturale degna di questo come, e che vede negli scarsi dati dei musei pratesi la cartina di tornasole. Altro che "forse non tutto funziona a dovere"... Qui non funziona proprio niente!
MV

da il Tirreno del 04/03/09
Prato, cenerentola delle città toscane

L’Ecomuseo del carbonaio batte per visitatori il Centro Pecci

I luoghi della cultura della provincia sono fra i meno frequentati

PRATO. Abbiamo il Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci, il museo di Scienze Planetarie, quello della Deportazione a Figline, il museo della Natura Morta a Poggio a Caiano e quello del Tessuto in centro storico, eppure i visitatori ai musei pratesi fanno tappa di rado. Nell’ultimo rapporto, elaborato dalla Regione nel novembre 2008 sui Musei della Toscana, la nostra provincia si è classificata - per numero assoluto ed incidenza percentuale sulla rete toscana- al penultimo posto. C’è da rallegrarsi soltanto per la buona performance della Villa Medicea di Poggio.
A evidenziare la posizione pratese sul fronte musei - tutt’altro che rincuorante - è il Municipio Verde, gruppo di lavoro ecologista nato all’interno dei Verdi di Prato.
La situazione museale pratese. In base al rapporto presentato dalla Regione e relativo alle attività e alle visite nei musei toscani dal 2004 al 2007 - i musei della provincia pratese (19 strutture in toto, inclusi parchi archeologici, ville, giardini, etc) non se la passano proprio bene. Nessun monumento cittadino nella top ten dei più visitati né numeri record sul fronte degli accessi. I biglietti d’ingresso staccati nel 2007 sono stati poco più di 116mila, di cui oltre 12mila al Museo del Tessuto (con un aumento del 4,6% nel 2008) e solo 7155 al Museo Pecci. Tanto per fare un paragone l’Ecomuseo del carbonaio di Castel San Niccolò di Arezzo ne ha staccati 7.673.
Le altre cifre sono 7912 per il Museo di Scienze Planetarie; 3870 per quello della Deportazione; 3356 per i musei Diocesani e 3000 per la Galleria di Palazzo degli Alberti. Più numerose le visite invece a singoli monumenti, parchi e ville. A registrare i maggiori accessi tra questi è stata la Villa Medicea di Poggio a Caiano, con oltre 46000 visitatori censiti nel 2007 (ingresso gratuito), seguito dal Castello dell’Imperatore e dal Centro di Scienze Naturali - rispettivamente con 41000 e 36000 accessi circa. Ma nonostante qualche picco, se confrontata con altre province toscane, Prato resta comunque lontana dai flussi turistici del capoluogo, di quelli di province artistiche come Pisa e Siena e di città non proprio d’arte come Pontedera, Grosseto e Livorno.
Le osservazioni del Municipio Verde. «Ci siamo presi la briga di sfogliare il rapporto sui Musei della Toscana elaborato dalla Regione- fanno sapere i membri del gruppo pratese- elaborato dalla Regione nel novembre dello scorso anno, per vedere come è “messa” Prato, nei valori assoluti e in confronto ad altre realtà toscane. Scopriamo così che ci sono 19 strutture museali anche se i dati relativi alla bigliettazione riguardano solo 13 di queste. Prato si colloca quindi penultima tra le province toscane - ultima quella di Massa Carrara - per numero assoluto ed incidenza percentuale sulla rete museale toscana (3,1%, lontano dalla provincia immediatamente precedente, Livorno, con una incidenza del 6,9%)». «L’unico parco archeologico censito è ovviamente quello di Artimino- si legge nell’ intervento del Municipio Verde- e non si considera la presenza della città etrusca di Gonfienti - purtroppo abbandonata all’incuria e ai lavori interportuali. Il “locus” con i maggiori accessi è la Villa Medicea di Poggio a Caiano, con oltre 46000 visitatori, seguito dal Castello dell’Imperatore con 41000». «Viene da chiedersi - aggiungono infine- quanto il dato del Castello dell’Imperatore sia alterato dall’iniziativa del cinema all’aperto, ma non è concesso, in questo contesto, saperlo. Salta inoltre all’occhio che le strutture che dovrebbero essere la “punta di diamante” del tessuto museale pratese hanno un numero di accessi quasi ridicolo...».
Le istituzioni. «Quella dei musei è una missione culturale importante- interviene Paola Giugni, assessore alla Cultura della Provincia di Prato - che per le istituzioni negli ultimi anni ha significato investimenti sul turismo e sul restauro di opere o sull’ampliamento di palazzi monumentali. Penso che la modesta posizione dei musei pratesi nel rapporto regionale sia legata ad alcuni interventi sulle strutture che senza dubbio ci penalizzano. Mi riferisco ai lavori che interessano il Museo Civico e al fatto che il Pecci attualmente manca di una collezione permanente». «Certo Prato rispetto ad altre realtà su questo fronte ha ancora da imparare- continua Giugni- le strutture dovrebbe coordinarsi, i musei aprire tutti alla stessa ora e dovrebbero essere pensate formule di biglietti unici per agevolare visitatori e turisti. Stiamo lavorando in quest’ottica per il grande evento». «Forse molti si dimenticano che Prato ha cominciato ad investire sulla sua immagine culturale e turistica- aggiunge l’assessore comunale alla Cultura Andrea Mazzoni- solo negli ultimi anni. Certo non tutto funziona ancora a dovere, i lavori al Museo Civico termineranno entro l’anno e poi ci sarà da completare l’allestimento, stesso discorso per il Centro Pecci; ma le potenzialità dei nostri musei sono molte».
«Quanto al Castello dell’Imperatore- fa sapere l’assessore comunale in merito alla questione sollevata dal Municipio Verde- i numeri sono riferiti al monumento non all’attività di cinema all’aperto, che tra l’altro non altera né nuoce allo spazio ma lo valorizza ancora di più, oserei dire, come luogo di cultura».
Il presidente del Centro Pecci, Valdemaro Beccaglia, non ci vede chiaro: «Sono dati sballati: soltanto con le visite studentesche registriamo 16mila presenze. Non capisco da dove arrivi quella cifra così bassa».
Miriam Monteleone

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