TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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lunedì 15 giugno 2009

Interporto. Tutta colpa degli Etruschi 3

In merito all'articolo di oggi su

IL TIRRENO : Interporto sulla pista di decollo.

Rimango allibita di come, nell'intervista del Dott. Napolitano, la città etrusca sia messa sul banco degli imputati per il mancato sviluppo dell'area interportuale pratese. La Gonfienti antica si vede, ancora una volta, 'offesa' dal copioso strato-miraggio di euro-promesse.
Addirittura è detto che la città antica sarà -insieme all'Interporto in cui ormai è confusa e inghiottita- blindata da misure anti-terroristiche. Ma l'area non doveva essere blindata per dissuadere dal commercio sessuale?
E non si dice nulla della recinzione attorno alla zona degli scavi. E' stata autorizzata? Chi controlla tutto quello che la società Interporto sta costruendo e sui modi?
Come ex-candidata sindaco della Lista Civica Nazionale Per il Bene Comune e come fondatrice del gruppo politico Primavera di Prato, sollecito tutti i cittadini a tenere alta l'attenzione su quanto sta drammaticamente avvenendo attorno a questo nostro bene comune, la città etrusca sul Bisenzio, diventato ormai -nonostante l'ordine del silenzio - scandalo nazionale.

Maila Ermini

Interporto. Tutta colpa degli Etrschi 2

Arrivano le reazioni alle dichiarazioni scandalose di Antonio Napolitano sull'Interporto. Ovviamente le pubblichiamo e le condividiamo. Qui di seguito il Comitato nazionale per il paesaggio.
mv


E' strabiliante il contenuto dell'intervista al presidente di Interporto SpA. che a cinque giorni dal ballottaggio continua a raccontare la favola di una "partenza" (entro il 31 dicembre..) della piattaforma logistica.
Qualcuno spieghi a Napolitano che "ballottaggio" non significa "raccontare balle"!

Napolitano vuol far credere che Gonfienti diventerà il "retroporto" di Livorno. Che però ce l'ha già. E' l'altro interporto toscano di Guasticce!! (dal sito "interportotoscano.com"- Chi Siamo-Il progetto Interporto nasce negli anni 80 per dare una risposta alla crescente richiesta di aree di stoccaggio dovuta all'esplosione del traffico containerizzato che stava saturando il Porto di Livorno....)
Non si capisce il motivo per il quale, dopo averlo progettato e costruito apposta, adesso Guasticce dovrebbe cedere il passo a Prato, a 100 km di distanza. Per la bella faccia di Napolitano? E se davvero fosse come dice Napolitano occorrerebbe verificare con quale coerenza la Regione Toscana e gli enti interessati (oltrechè l'Europa che finanzia...) progettano e realizzano queste piattaforme logistiche. Magari scopriremo che Guasticce funzionerà da "retroporto" per Ravenna....Napolitano, inoltre, sostiene che a Gonfienti sono "in funzione" sette binari. Ma niente dice su quale vettore potrà (e vorrà) utilizzarli. Le Ferrovie dello Stato SpA, infatti, hanno ribadito anche di recente la loro contrarietà di lunga data ad entrare nell'Interporto Spa. Perchè continuano a giudicare economicamente non conveniente intervenire a Prato.
Il che non significa che non possano noleggiare i loro treni a chi li vorrà utilizzare. Ma ad un costo assolutamente fuori mercato tanto da rendere economicamente sconveniente il ricorso al treno FFSS da parte degli spedizionieri! Che sostenendo costi assai minori continuano, di fatto, ad affidarsi solo ai TIR!!
L'impressione è che Napolitano cerchi di prendere tempo. Se il ballottaggio darà la vittoria ai suoi compagni di cordata (Carlesi e Gestri) potrà continuare ancora per anni a raccontare verità preconfezionate. E ad accumulare decenni di ritardo. E ad incassare, comunque, decine di milioni d'euro di finanziamenti pubblici. Utilizzati anche per risotterrare la città etrusca e farla diventare un campo fotovoltaico!

COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO-PRATO

Interporto. Tutta colpa degli Etruschi...

Il presidente della società Interporto (foto), conquista finalmente uno spazio sul Tirreno che da tempo lo trascurava. Gli telefona Cristina Orsini per permettergli di rispondere alle critiche del centrodestra. Per anni l'interporto ha succhiato soldi pubblici senza rendere niente alla città, ha gradatamente rispedito agli inferi gli etruschi e periodicamente si tira fuori qualche nuova trovata, come la costituzione di Interporto service, evidentemente una derivata della società immobiliare che Napolitano ha presieduto fino ad ora a spese dei pratesi. L'idea, come avrete capito, è quella di potenziare al massimo un'economia di transito, a grande impatto ambientale e con poca occupazione. Prato sarà il retroporto di Livorno! Chi è d'accordo alzi la mano... No Gestri, lei può abbassarla lo sappiamo come la pensa e anche come la racconta. Persino peggio della disorientata Attucci.
Quando finiremo di essere il retro di qualcosa?
MV



da il Tirreno del 15/06/09

Interporto sulla pista di decollo Ora si cerca l’area per le operazioni doganali dei container “livornesi”
Pronta la piattaforma e binari già in funzione
Misure antiterrorismo in tutta la zona
CRISTINA ORSINI

PRATO. Antonio Napolitano, presidente di Interporto, non ci sta. Non ci sta a “tenersi” l’accusa di inefficienza sul fronte della logistica pratese. «Credo non si possa “sparare” su Interporto solo perchè siamo in campagna elettorale». Il riferimento di Antonio Napolitano, ovviamente, è ai giudizi espressi recentemente dal centrodestra.
Presidente, la piattaforma serve o non serve, è partita o langue?
«Facciamo chiarezza. Il nodo logistico intermodale pratese è il più grande e il più funzionale del centro-nord, dal Brennero a scendere ed è pronto a partire».
In che direzione?
«L’obiettivo primario è di svolgere un ruolo strategico all’interno della piattaforma logistica Tirreno-Adriatico-Centro. Mi spiego meglio all’interno del disegno della logistica nazionale, il ruolo predominante, nell’area centrale, lo avrà l’interporto di Prato».
Come?
«L’anno scorso, il 14 luglio, abbiamo firmato assieme alle dogane dell’Italia centrale e all’autorità portuale di Livorno, un accordo, che è il primo in Europa, che ha come punto fondamentale il rilancio del sistema portuale nazionale. L’accordo prevede che le merci in arrivo al porto di Livorno, non vengano stoccate sul posto, ma che raggiungano la piattaforma pratese per poi partire per il mondo».
Per quale motivo? Livorno non ha lo spazio sufficiente per creare un’area di sosta per camion e container?
«Esattamente. Il porto di Livono non è come quello di Barcellona, per esempio, che dispone di ettari e ettari di terreno nell’area portuale. Sarà Prato a diventare il “retroporto” di Livorno. Anche per le procedure doganali. In pratica la merce passerà i controlli doganali nel nodo di Gonfienti».
Che, evidentemente, si sta attrezzando?
«Certo. La piattaforma è finita, i sette binari sono in funzione, quindi stiamo individuando un’area da destinare alle operazioni doganali. Verrà chiusa e attrezzata con gli scanner perchè in base alla nuova normatica antiterrorismo, camion e container devono essere passati ai raggi X».
Chi avrà la gestione del servizio?
«L’Interporto Service la società di gestione costituita da qualche mese e nella quale è entrata anche la Camera di Commercio con un pacchetto di quote. Se ci sarà necessità di reperire fondi, anche grazie a loro, saremo in grado di trovarli».
I tempi?
«Il servizio partirà entro il 31 dicembre».
Presidente accusano Interporto di troppi ritardi. Lei cosa risponde?
«Sì ci sono stati, è indiscutibile. Ma non si può dimenticare che Interporto ha convissuto e continua a convivere con una delle aree archeologiche più importanti del territorio. Per fare ogni e qualsisi tipo di intervento noi abbiamo bisogno del nullaosta della Soprintendenza. E queste pratiche portano via anni».

domenica 7 giugno 2009

Ecomostro! Comunicato MV.


Comunicato Stampa- Un ecomostro a Gonfienti!

Mentre scriviamo stanno per concludersi le votazioni per il rinnovo delle amministrazioni locali e per quelle europee.

Finita la sbronza elettorale con il suo carico di vaghe e inconsistenti promesse, dobbiamo tornare al più presto a denunciare il perpetuarsi dello stato di colpevole abbandono in cui versa la zona archeologica di Gonfienti e la continua e devastante opera di cementificazione e di offesa al paesaggio e all'ambiente naturale da parte dell'Interporto della Toscana Centrale, nome altisonante e apparentemente positivo per l'ambiente, dietro cui si cela una società immobiliare a maggioranza pubblica che affitta capannoni e niente altro. L'ultimo sfregio al paesaggio, l'ultima offesa al suolo, agli etruschi e ai pratesi odierni è costituita da una costruzione di 200.000 mc, proprio a ridosso dell'area vincolata dove invece affogano nel fango e nelle ortiche le preziose vestigia dei nostri evoluti predecessori.

Questa mostruosità si staglia contro la veduta delle pendici della Calvana e infligge un colpo brutale a quel lembo di pianura che dovrebbe ospitare, secondo gli intenti tanto sbandierati dalla Regione, il Parco della Piana. Ma quale Parco assessore Conti! Lei sta dileggiando la popolazione di oltre un milione di persone che vive nell'area. Noi ci opporremo e invitiamo la cittadinanza pratese, ma anche di Calenzano, Sesto e Campi a resistere a questo scenario di devastazione inutile a cui è sottoposto il nostro territorio, l'ambiente naturale residuale e i beni archeologici, nonché alla copertura oleografica che lei vorrebbe dare a questi orrori.

Gruppo ecologista Municipio Verde- Prato

municipioverde@gmail.com

Archeoambiente. Ecomostro!

Il prof. Giuseppe Centauro ha inviato questo appello ad alcune associazioni che si occupano di tutela del paesaggio (Fai, Comitato nazionale del Paesaggio, Italia nostra...). Il gruppo ecologista di MV lo sostiene con convinzione e si impegnerà con i suoi modesti mezzi ma con ostinazione a divulgarlo. Diciamo con fermezza No all'ecomostro dell'Interporto.
mv


Per la salvaguardia del paesaggio nell’area archeologica di Gonfienti


Mi riferisco alla questione della salvaguardia ambientale dell’area archeologica di Gonfienti e dei lavori di ampliamento dello scalo merci dell’interporto che si stanno conducendo a ridosso di aree poste in regime di tutela, procurando un serio danno sotto il profilo paesaggistico per l’inaudita cementificazione che si sta producendo con edificazione di manufatti abnormi che, adesso in fase di completamento, ormai insistono direttamente su aree archeologiche vincolate.
Ritengo infatti, che l’aspetto paesaggistico, fino adesso poco o niente considerato nella questione archeologica di Gonfienti, costituisca invece uno dei capisaldi irrinunciabili da valutare per la fruizione e valorizzazione futura del sito, e ciò – si badi bene - vale in considerazione del fatto che si costituisca o meno un parco archeologico in quell’area, perché di per se stesse le n. 4 aree archeologiche vincolate con Decreti Min. emanati nel 2006, impongono comunque una tutela ed un rispetto ambientale che corrisponde, in conformità con i dettami del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ( ex D. Lgs 42/204), ad un vincolo paesaggistico.

Da questo punto di vista il mostro di cemento di 200.000 mc. che si sta realizzando a ridosso (addirittura sul confine) dell’area tutelata, già indicata come complesso della villa romana, rappresenta già - a mio avviso - un caso emblematico a livello nazionale e non solo per l’enormità dell’impatto ambientale procurato.

Segnalo dunque la questione alla attenzione della associazione affinché, su questa precipua situazione, ci si possa esprimere anche con il concorso eventuale di un gruppo di lavoro allargato al consesso nazionale che opera per la salvaguardia del nostro territorio e del paesaggio.

Giuseppe Centauro

giovedì 14 maggio 2009

Prato verso le amministrative. Rifondazione su servizi pubblici e mobilità. -5

Ecco un altro pezzo del Programma di rifondazione comunista. Ci sono altre cose interessanti e qualcosa che vorremmo approfondire. Per esempio cosa si intende per potenziamento tecnico dell'Interporto e se la citazione è basata su qualcosa che noi non conosciamo o se è una boutade da rivedere con calma. Il potenziamento tecnico di niente è un niente potenziato. Comunque sulla mobilità condividiamo molti aspetti di questo documento così come la necessità di riportare certi servizi alla loro natura pubblica.
mv


SERVIZI PUBBLICI LOCALI


Nel corso degli ultimi decenni anche negli Enti Locali si sono affermate culture e pratiche politiche liberiste che hanno trasformato la gestione dei servizi pubblici. Per questo , i servizi che per anni sono stati gestiti dai Comuni, sono passati ad una gestione privatistica (SPA) e gli stessi Enti Locali ha perso del tutto il controllo della qualità e dei costi.
Il primo obiettivo che ci poniamo è quello di evitare ogni ulteriore privatizzazione dei servizi
pubblici locali,ma il fine ultimo è quello di recuperare per tutte le partecipate la dimensione e la finalità pubblica.
Queste Aziende hanno subito trasformazioni e modifiche che in pratica hanno sottratto ai cittadini non solo il controllo,ma anche le proprietà delle stesse trasferendole in sostanza a
Gruppi legati ai partiti;occorre quindi restituire alla città quello che è della città e separare la fornitura dei servizi dalle altre attività il cui costo non dovrebbe più essere caricato sulle spalle dei cittadini.
Inoltre la proliferazione di società non appare legata a criteri di reale necessità quanto piuttosto alla moltiplicazione dei CdA e dei posti per Amministratori, Consiglieri e Sindaci Revisori.
E’ un obiettivo difficile da raggiungere poiché siamo in presenza di un Governo nazionale che ha fatto delle privatizzazioni un cardine del suo programma elettorale ed inoltre a livello locale abbiamo un PD che ha in molti casi anticipato le scelte nazionali esternalizzando e privatizzando tutto ciò che era redditizio a favore di SPA. Il caso emblematico è quello dell’acqua la cui gestione è ormai nei fatti in mano a privati. Abbiamo lanciato la sfida di ripubblicizzare il servizio idrico recependo le norme principali del disegno di legge di iniziativa popolare di cui il PRC è stato l’animatore insieme a molte associazioni , raccogliendo in Toscana oltre 40.000 firme.
Ci impegneremo quindi nel Comune sia per una diversa tariffazione dell’acqua che si basi esclusivamente sull’acqua consumata rivedendo le convenzioni che prevedono invece un reddito per le società indipendentemente dal consumo,sia per proporre un fondo nazionale per la sua ripubblicizzazione, all’interno della quale siano previsti in sede locale punti di approvvigionamento pubblico. Già da ora dobbiamo prevedere una fatto che ci porta al paradosso che se un utente fa un uso responsabile dell’acqua viene penalizzato poiché la cifra da pagare dovrà restare invariata.
In questi anni sono stati privatizzati anche altri servizi, Farmacie, Parcheggi, Piscine e ciò spesso ha comportato un aggravio oneroso per gli utenti. E‘ da sfatare il luogo comune che sia sufficiente la maggioranza di proprietà pubblica per adempiere le finalità di un servizio pubblico locale poiché è sorta subito la dualità tra il profitto e l’universalità della fruizione. E’ fuori discussione che ha prevalso il profitto.
Nel Consiglio Comunale chiederemo di fare un’indagine puntuale sul costo e sulla qualità di questi servizi. Esistono studi che dimostrano che la gestione privatistica non è stata un affare né per il pubblico né per i cittadini .
Nello Statuto Comunale deve essere introdotto un articolo che definisca i servizi pubblici locali, beni comuni privi di rilevanza economica e quindi non gestibili da società di capitali, ma da enti strumentali.
Ultima, ma non per importanza, la condizione dei lavoratori impiegati in questi servizi. Siccome l’obiettivo della privatizzazione è quello della massimizzazione del profitto
sarà nostro compito verificare tutti i contratti di lavoro delle società partecipate e pretendere che i lavoratori impegnati siano messi in regola con i contratti nazionali di lavoro. Non è né politicamente né socialmente accettabile che i profitti delle società siano pagati quasi esclusivamente dai lavoratori e dagli utenti.
Dobbiamo ribadire che i servizi pubblici non debbono essere fonte di guadagno ma piuttosto recuperare la loro tipicità rappresentata dall’universalità e dai costi “politici” dei servizi stessi.

TRASPORTO PUBBLICO E MOBILITA’

Parlare di nuova mobilità oggi significa rapportarsi ad un contesto dell’area metropolitana e inoltre ci impone di cambiare radicalmente il modello attuale di mobilità. Ciò è una scelta essenziale e nella quale gli Enti locali devono giocare un ruolo importante in quanto sono proprio i Comuni che di dotano di un piano del traffico che non può essere redatto slegato dalle scelte urbanistiche e da un interconnessione dei sistemi di trasporto.
Nel Piano del traffico essenziale sarà lo sviluppo di un sistema coordinato di trasporto pubblico locale che si basi sull’uso metropolitano della rete ferroviaria e delle future tramvie, sulla rete dei bus , potenziando il completamento di una rete utilizzabile di piste ciclabili con l’obbiettivo del ricongiungimento di tutte e che siano collegate a parcheggi scambiatori.
Il primo compito quindi di un Piano Urbano della Mobilità dovrà essere quello di limitare l’uso del mezzo privato, ma ciò potrà realisticamente avvenire solo in presenza di una forte rete di servizi.
Intendiamo precisare che le piste ciclabili dovrebbero rispondere ad un criteri generale di mobilità diffusa e non essere solamente finalizzate al “ tempo libero”
Per quanto riguarda le tramvie,va sicuramente portato avanti lo studio di fattibilità per un collegamento di dimensione metropolitana (Firenze,Prato,Pistoia), mentre va completamente abbandonato quanto previsto dalla passata giunta in riferimento ad un anello Stazione FF.SS,area ex Banci,sia per i costi esorbitanti sia per la sua inutilità ma soprattutto perché privo di uno studio approfondito sotto il profilo tecnico della sostenibilità economica e della compatibilità ambientale.
Il Piano Urbano della Mobilità dovrà tenere conto anche delle ricadute sulla salute poiché una riduzione del traffico privato porta immediatamente ad un abbattimento dei fattori inquinanti, non a caso molti Sindaci al di fuori del contesto pratese sono sotto inchiesta poiché la qualità dell’aria dei loro comuni è fuori legge.
Dovremo richiedere l’adesione al protocollo con la Regione Toscana che prevede la riduzione del traffico privato ed inquinante in cambio di incentivi ai Comuni. E’ uno strumento che va praticato e soprattutto controllare che il Comune faccia rispettare le regole previste.
In generale la scelta delle amministrazioni pubbliche di finanziare le cosiddette grandi opere ci vede nettamente contrari non per un pregiudizio ma perché le risorse devono essere investite secondo una gerarchia di priorità che per noi è il trasporto pubblico che deve invece essere finanziato. Ebbene quasi sempre le grandi opere vanno nella direzione opposta rispetto all’incremento del trasporto pubblico.
Sul tema del trasporto pubblico locale si gioca un pezzo del nostro futuro ed è quindi importante che il Comune eserciti il proprio ruolo di programmazione e quindi il PRC si sentirà impegnato affinché la discussione esca dalle sale consiliari e coinvolga i cittadini, con osservazioni e proposte. Dobbiamo quindi lavorare ad un con l’obiettivo di ridurre il traffico privato e al tempo stesso ridurre fortemente l’inquinamento delle città. E’ illusorio e demagogico credere o far credere che su una partita così importante come il riassetto viario e il potenziamento del trasporto pubblico che necessita di forti investimenti, che un Comune possa garantire esclusivamente la soluzione di questo grande problema.
Per questo chiediamo al Comune di attivarsi in sintonia con altri Enti per reperire le risorse necessarie e nel contempo si impegni affinché si realizzi la metropolitana di superficie FI-PO-PT. per dare una risposta significativa al problema del pendolarismo verso e da Firenze. Proprio su questo problema sono necessari anche interventi che tengano conto delle necessità che esprime il contesto della Vallata .
Nel breve periodo, sul territorio di Prato, vogliamo il potenziamento delle linee LAM sia come frequenze sia come ampliamento della rete in particolar modo per quanto riguarda il collegamento con le frazioni.
Per rimanere nell’ambito del trasporto pubblico appare evidente che la scelta dell’Alta velocità ha comportato, come era chiaro a noi fin dall’inizio, l’indebolimento dei servizi verso l’utenza pendolare che utilizza il treno come mezzo per raggiungere il proprio luogo di lavoro. Permane il giudizio negativo su come si sia giunti a linee separate con un dissesto ambientale enorme nel tratto Firenze-Bologna.Non esiste incoerenza tra una battaglia contro l’Alta velocità e l’obiettivo del potenziamento del trasporto per i pendolari.
Bisogna tener presente che Prato nel corso di questi ultimi ha modificato la sua struttura industriale da esclusivamente produttiva a territorio di transito merci come dimostra inequivocabilmente anche la richiesta crescente di strutture industriali con possibilità di scarico e carico per merci private. Baricentro dell’area metropolitana FI-PO-PT e collegata con le più importanti arterie autostradali del Paese e ferroviarie, Prato fa di questa sua posizione geografica un nodo strategico nello smistamento delle merci nazionale e internazionale. Ma per quanto attiene le infrastrutture e le opere pubbliche per il traffico è importante proseguire al potenziamento tecnico dell’Interporto. E’ un impegno che dobbiamo assumere così come il mantenimento della sua struttura gestionale pubblica.
Per quanto concerne il riassetto viario riteniamo che si debba portare a termine impegni già presi dalla precedente amministrazione quali la riqualificazione della Declassata e dell’area del Soccorso con il relativo sottopasso, nonché tutti gli interventi tesi a velocizzare il flusso del traffico lungo le arterie principale come le tangenziali

mercoledì 22 aprile 2009

Archeoambiente. Ora basta.

Che vergogna. Oggi si legge sui giornali che la Provincia di Prato spende 80 mila Euro per la carta archeologica realizzata dalla Soprintendenza, e non riesce a trovare 20 mila euro per tagliare la sterpaglia che domina la città etrusca sul Bisenzio. Lo farà l’Interporto. Anche la cura dei reperti uscirà dal cappello magico dell’Interporto.
Insomma, si creano ancora servitù e intrecci, come se non bastassero quelli che finora sono stati creati, fra Interporto, Soprintendenza, Comune e Provincia.
La signora Poggesi, Ispettrice, che mai è stata vista alle nostre numerose proiezioni su Gonfienti muore e Gonfienti è morta, video determinanti per il dibattito in corso e che da mesi segnalano alla pubblica opinione l'attuale stato della città etrusca, addirittura contempla "sempre di più l'ipotesi di un "insabbiamento" della città etrusca per non dover rimettere mano ogni anno alla spesa di 20 mila euro di manutenzione dell'erba", quando è noto che associazioni competenti lo avrebbero fatto volontariamente.
So che recentemente, in un consesso archeologico internazionale a Bonn, e lo so perché leggo il tedesco, la signora Poggesi si fa vanto della città antica, parlando di tutt’altro che di sabbia da buttare sulla NOSTRA città.
Per questo dubbio uso che viene fatto di un bene collettivo, chiedo le dimissioni della Ispettrice con delega per il Territorio di Prato della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Gabriella Poggesi, ormai evidentemente incapace di gestire ciò a cui è preposta.
E’ l’ora di far sapere anche a Bonn cosa veramente succede a Prato.

Maila Ermini
Lista civica Per il Bene Comune

domenica 15 marzo 2009

Archeoambiente. Non demordere.

Nella sera di sabato 14 marzo, presso il Teatro La Baracca di Casale, ha avuto luogo una nuova iniziativa promossa dallo stesso teatro, per la sensibilizzazione al problema della Città Etrusca di Gonfienti. Come nelle tante altre precedenti, è stato mostrato un nuovo video, realizzato nella stessa giornata di sabato, in cui è stato ripreso lo stato dell’arte dell’area archeologica e del cantiere della zona di ampliamento dell’Interporto. Particolarmente interessante è stata anche la similitudine che l’autrice del video, Maila Ermini, ha saputo mettere in risalto fra l’architettura del mega-hangar da 200.000 metri cubi, edificato con l’ampliamento dell’Interporto, e la Multisala di San Giusto, anch’essa ritratta nel filmato, e che da qualcuno tra gli architetti presenti nel pubblico, appositamente chiamati ad un esprimersi per un giudizio dalla Ermini, sono state definite “…volumi vuoti avvolti da un carter…”.

La proiezione del video, avvenuta a tre giorni dalla data dichiarata per la fine dei lavori, ha ancora una volta mostrato la permanente situazione di abbandono, degrado ed incuria della zona, già ritratta nel precedente “Gonfienti Muore”. Il video cattura anche qualche immagine del cantiere per la realizzazione dell’antiquarium all’interno della Villa Niccolini, dove sarà allestita l’esposizione dei reperti: la sensazione che se ne riceve, è quella di un immagine kafkiana e beffarda di una realtà in cui, per la perdita del contesto, estratti e frammenti di ciò che si è convenuto di non poter salvare dall’interramento, potranno apparire ai visitatori alla stregua sassi lunari all’interno di teche di vetro.Sensazione del resto non diversa da quella che si può riceve alla vista dell’area sottoposta a vincolo: vegetazione spontanea a parte, l’area archeologica appare come un paesaggio lunare, dove resti di recinzione e tettoie in lamiera su tubi innocenti, testimoniano l’antico passaggio di archeologi venuti per una missione dallo spazio.Come di consueto, alla presenza anche dell’immancabile Prof. Centauro, assieme alla proiezione ha fatto seguito un intenso dibattito fra i cittadini conventi, molti dei quali ancora increduli per quanto messo in mostra dal video. Fra questi anche molti esponenti di nuove forze politiche civiche, che si stanno organizzando in città assieme ai tanti comitati ed associazioni, come Lista Giovani e Famiglia, Lista Civica Comitato Le Badie, Lista Meetup Bebbe Grillo e Lista Civica per il Bene Comune. In proposito, è degno di nota l’intervento della giovane Sara Campani di Lista Giovani e Famiglia, che mette il dito nella piaga della creazione dei “non luoghi”, ovvero della creazione di strutture architettoniche ed urbane dove si verifica il passaggio delle persone senza che fra queste avvenga l’incontro: luoghi e strutture, come anche il nuovo progetto del Polo Espositivo dell’Ex-Banci o i tanti centri commerciali, punte di diamante dell’attuale politica urbanistica di Prato e non solo, portatori di preoccupanti potenzialità di alienazione ed obnubilazione dei singoli. A questo Fusto Barosco, del Meetup Bebbe Grillo, ha aggiunto di avere allo studio la possibilità di un intervento di personaggi di popolarità nazionale sul problema, come pure Savino Marseglia, Lista Civica Comitato Le Badie, ha ricordato come da tempo si stia sempre per questo personalmente impegnando nella creazione contatti a livello internazionale.

Di fronte ad una politica istituzionale dimostratasi sempre insufficiente dei fronte al problema ed in assenza di proposte incisive, la realtà di un nascente agglomerato di forze civiche, espressione dei sentimenti più puri dei comuni cittadini verso la propria città, dona nuovo vigore e sostegno a chi si è fatto sostenitore di questo angoscioso problema. Dunque, non si può che dare ragione a Maila Ermini, la quale più volte nella serata ha ricordato l’importanza di non demordere e di non farlo in ogni caso, poiché, come ben si sa, “…gutta cavat lapidem…” (“la goccia perfora la pietra”).

Francesco Fedi – Comitato Città Etrusca sul Bisenzio

giovedì 3 aprile 2008

Etruschi. Quale futuro per Gonfienti?

Continuiamo a proporvi i contributi che ci arrivano sulla questione dell'archeologia etrusca in provincia di Prato.
Quello che segue è l'intervento del prof. Giuseppe Centauro, da lui inviato alla tavola rotonda dello scorso 29 Marzo, organizzata dall'Arci.
MV

Quale futuro per la città etrusca di Gonfienti?

Oggi proprio non posso partecipare al simposio, e sinceramente mi dispiace soprattutto per gli organizzatori, l’Arci - Comitato di Prato e il Circolo ricreativo “Costa Azzurra” che tanto si sono prodigati per realizzare questa tavola rotonda. Debbo però dire a loro conforto, o sconforto secondo i punti di vista, che non ho ormai più parole da spendere per il sito di Gonfienti che non siano state già dette, né tanto meno proposte che non siano già state avanzate.

A tale proposito voglio qui, in rapida sintesi, ricordare:
- nel 2003, la proposta per un Parco Archeologico e Paesaggistico di Gonfienti fu elegantemente bocciata dall’allora Soprintendente ai Beni Archeologici, dott. Angelo Bottini perché ritenuta prematura prima di una qualsiasi declatoria di vincolo da parte dello Stato, rammento che già da quattro anni la SAT scavava con i denari della società interporto e che tale il vincolo verrà posto solo tre anni più tardi!;
- nel 2004, conosciute le risultanze positive delle indagini geo-fisiche preliminari, queste ultime pagate dagli Enti territoriali per dare un perimetro all’antico insediamento, si chiese, con esiti negativi, l’avvio di una campagna di scavi oltre i confini dell’interporto;
- nel 2005, con l’autorevole supporto di Artwatch International e del suo presidente, il compianto prof. James Beck, ottenendo un analogo diniego, fu sostenuta l’applicazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio con l’immediata messa in tutela del paesaggio storico-antropico della Città degli Etruschi sul Bisenzio minacciata dall’eccessiva invadenza delle infrastrutture ormai approdate alla fase esecutiva in proiezione urbanistica. Ricordo che per la rilevanza del caso e l’importanza archeologica del sito ne scrissero persino testate prestigiose quali il Sunday Times, il Daily Telegraph, The Economist e ci fu l’interessamento straordinario della stessa BBC che chiese di registrare uno speciale televisivo per la trasmissione “Blue Peter”, che poi sarebbe una sorta di Quark inglese, storico programma attivo fin dal 1957;
- ed ancora, nel 2005, fu ricusata l’idea avanzata da più parti di accelerare la messa in sicurezza idraulica della prima area archeologica ritrovata per poter far fruire al pubblico, in modo non saltuario ed episodico, lo scavo dell’eccezionale “casa a corte” d’epoca arcaica;
- nel 2006, tornò prontamente al mittente la raccolta di firme inviata al Sindaco di Prato da parte di molte associazioni culturali pratese, nonché dal neonato Comitato Città Etrusca sul Bisenzio e da oltre 250 cittadini che autonomamente chiedevano la ripresa degli scavi e la pronta realizzazione in situ dell’antiquarium, una struttura promessa da farsi in una porzione di villa Niccolini, nonché l’istituzione di un comitato super partes di esperti internazionali a garanzia della valorizzazione della risorsa archeologica e per promuovere una conoscenza diffusa di quanto fosse stato fino a quel momento ritrovato negli scavi, attuando una forma originale di democrazia attiva applicata ai beni culturali;
- sul finire del 2006, analoga sorte è toccata anche all’appello per salvare dall’obliterazione il cosiddetto “decumano etrusco”, reperto documentario fondamentale per capire l’origine dell’insediamento e la sua relazione territoriale nella piana; brucia ricordare che la sorte di questo grandioso “reperto archeologico” sia stata segnata dopo appena venti giorni dal Convegno “Dalle Emergenze alle Eccellenze”, promosso dalla V° Commissione consiliare della Regione Toscana e sul quale si erano fondate le speranze di rilancio per la salvaguardia del nostro patrimonio;
- come se non bastasse, nel corso del 2007, dopo pochi mesi di “bonifica archeologica” dei terreni edificabili si registra - è bene oggi ricordarlo -, quale amarissimo epilogo dell’intera vicenda, la conclusiva approvazione istituzionale dell’ampliamento dell’interporto, ora legittimamente ammesso ad occupare aree conclamate da un punto di vista della rilevanza archeologica, ma evidentemente non difendibili dalla miopia dell’uomo.
Semmai questa tavola rotonda che, il caso vuole che cada nel bel mezzo della settimana della cultura, appare ancor più beffarda di quanto si potesse solo immaginare, specie se riflettiamo sul fatto che della grande “emergenza archeologica” di Gonfienti restano, al momento, solo tracce nella rassegna stampa delle cronache cittadine o nella patinata brochure della Società Interporto.
Di occasioni di confronto, quando era opportuno e necessario farle, non c’è ne sono state; tanto meno sui temi scientifici e sugli aspetti culturali o storici primari sollevati da tale scoperta.
Parlare di futuro per il sito etrusco, dopo tutto quelle che è successo, è in tutta onestà molto difficile, parlarne adesso sembra poi un oscuro deja vù, o piuttosto un leit motive da notte dei morti viventi.
Dopo il nuovo stop agli scavi, dopo lo stop dei finanziamenti regionali, dirottati su altri siti archeologici, e soprattutto, dopo aver sacrificato una straordinaria verità archeologica come questa, da sola in grado di farci rivivere l’epopea di una grande civiltà che sta alle origini stesse del nostra storia, è un’offesa al buon senso parlare per Gonfienti di magnifiche e progressive sorti. Direi che oggi sarebbe invece opportuno dire basta alle ipocrisie, troppe ne abbiamo sentite e viste, d’altronde gli ingombranti “quattro sassi”, evocati nelle stanze, hanno già lasciato il posto al piazzale di manovra per Tir di passaggio e allo scalo merci, che altro si vuole aggiungere?
Certo nessuno saprà mai dare una spiegazione a tutto questo, salvo negando l’evidenza, anche se in futuro molti chiederanno lo stesso le ragioni di tutto questo. Non si potrà mai coprire del tutto la più grande avventura archeologica del nostro tempo, anche se dissolta nel pantano dell’interporto! Senza aver svolto un vero confronto sul piano tecnico, solo affermando - dopo avere bruciato 2 milioni di euro in indagini preliminari e saggi di scavo - che non si è potuto preservare un acciottolato stradale dalle acque meteoriche, oppure di mettere in sicurezza idraulica muri a cassaforma di fondazioni di case, interrati da oltre 2500 anni, sarà davvero difficile continuare a sostenere un tal genere di argomentazioni; come conservatore e restauratore trovo addirittura puerile che si sia dovuto escogitare motivazioni di questo tipo per giustificare scelte di altra natura, specie di fronte ad una realtà archeologica come questa, di questa importanza.
Allora non ci resta che chiedersi: dove sono finiti i tesori ritrovati nel 2003, tipo la bellissima kylix di Douris, che da sola, visto il luogo dove è stata trovata, quindi la sua inconfutabile contestualizzazione, vale non meno di 5/6 milioni di euro e che da sola avrebbe esaltato qualsiasi museo, di certo l’antiquarium della città etrusca o il nuovo museo civico di Prato?
Mi domando, se non c’è più spazio per questa realtà storica, come potrà esserci per essa un futuro?
Per questo meglio tacere e togliere il disturbo dopo l’osceno preambolo al quale abbiamo assistito nei mesi trascorsi e non essere parte in causa sia pure involontaria e a posteriori di un misfatto di questo genere … a meno che, da subito, non si cambi davvero tutto e si cominci a parlare di risorse culturali, di ambiente, di territorio come bene paesaggistico da salvaguardare e tutelare per costruire un domani diverso, sostenibile e fertile di prospettive.

Prato, 29/03/2008 Prof. Arch. Giuseppe Centauro

domenica 30 marzo 2008

Etruschi. Che la politica confermi gli impegni presi

Riceviamo queste precisazioni riguardo agli esiti della tavola rotonda sugli Etruschi che si è svolta ieri al circolo Costa Azzurra. Ovviamente la nostra relazione non poteva che essere una sintesi. Chiunque voglia aggiungere qualcosa o precisare il suo intervento è ovviamente invitato a scriverci.
R.B.
per Municipio VerdeL'intervento di Francesco Fedi

A seguito di quanto riportato da Municipio Verde, vorrei aggiungere alcune precisazioni, circa gli slanci compiuti da qualcuno fra i convenuti sui quali sarà assolutamente importante inserirsi.
1) Innanzitutto la Presidente Berti, circa la valorizzazione del sito, ha espresso il concetto del "partire con il piccolo", ovvero con interventi, (e qui voglio intendere anche iniziative) fattibili nell'immediato. Nella fattispecie il riferimento è sembrato essere soprattutto legato alla necessità di mettere in siurezza il sito e renderlo più presentabile, ma al di là di ciò, è forse il concetto che fa più ben sperare, visto che una piccola proposta, con riflessi di valorizzazione del territorio etrusco esiste già! Sotto tale aspetto, possiamo infatti dire che i vari comitati e le associazioni, che si sono uniti nel richiedere il patrocinio per la rappresentazione dello spettacolo "Laris Pulenas", nel luglio prossimo a Poggio Castiglioni, in proposito abbiano anticipato la Circoscrizione Est.
Se ci pensiamo bene, la richiesta che sta sul tavolo della Circoscrizione, come pure di altri assessorati coinvolti, si dimostra assai modesta rispetto alle opere da subito necessarie!...
Per questa, infatti, essendo fondamentalòmente a costo zero, (dunque non ci si potrà trincerare dietro il "vorrei/mi piacerebbe ma non ci sono risorse"...) tenuto conto delle affermazioni di stamani, come si potrà tirare indietro?
E'immediato che la rappresentazione di "Laris Pulenas", avvenendo su Poggio Castiglioni, richiamerà l'attenzione sul problema della fruibilità della città Etrusca, visto che non ci si potrà non chiedere il perchè questa non sia potuta avvenire a Gonfienti.
Tra l'altro, proprio in quel momento la stessa Gonfienti potrebbe essere interessata dalla consueta rassegna estiva de "Le Notti dell'Archeologia", o dalle immanncabili polemiche per la sua esclusione all'intreno di questa.
Detto questo, se per luglio Gonfienti non sarà "aperta", abbiamo l'obbligo di credere che si siano creati i presupposti per esserlo almeno metaforicamente.
Tengo a precisare che non voglio illudermi, ma crederci ( ...e soprattutto continuare a lavorarci...).
2) Il presidente Napolitano ha vavanzato l'ipotesi di un coinvolgimento del comitato e di Camars nelle valutazioni sui saggi attualmenti in corso nell'ulteriore zona di ampliamento nel territorio di Campi Bisenzio. Giustamente, il Dott. Pofferi ha chiarito che l'importanza non sta nella parteciapzione del comitato, che non può assolutamente essere competetente (vedi partecipazione su urbanistica secondo Martini..), bensì che il tutto avvenga in estrema trasparenza e che i risultati dei saggi siano sottoposti a serie ed attente valutazioni, soprattutto ricorrendoli alle valutazioni di etruscologi di fama internazionale.
In coda, Napolitano ha anche detto che presto Interporto sarà una società in attivo e che, non potendo per legge redistribuire utlili, potrà finanziare la realizzazione del Parco Archeologico:
questa il Comitato se la lega stretta al dito!
3) Il presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale, Ambra Giorgi, a fronte della richesta di un impegno programmatico sul punto della realizzazione del Parco Archeologico, ha risposto che quando ci sarà un progetto si penserà a come finanziarlo: se anche su questo punto non sarò l'unico pazzo a volerci credere, il comitato si metterà al lavoro per consegnare a chi di dovere tutto l'occorrente per passare finalmente dalle parole ai fatti!
4) Un'ultima, ma forse ancor più importante punto da annotare, è il richiamo che ho voluto fare all'importanza della tutela dei beni comuni e quello che essi siano.
Ho voluto cogliere l'occasione per ricordare a tutti che quando si interviene su vaste aree di territorio, si interviene su un bene di tutti e per questo, necessariamente, la politica deve preoccuparsi di riscuotere il più vasto consenso, oltre raccogliere ed incamerare i sentimenti della cittadinanza.
A riguardo, ho ricordato come la cittadina continuamente attribuisca spontaneamente valori importanti a luoghi, edifici o strutture, e che questi valori siano solo tardivamente recepiti dagli strumenti di tutela del bene.
Riportando l'esempio di Piazza Mercatale o dell'Ex-Banci, ho spiegato quanto sia fastidioso, discutere sui limiti o sulla sussistenza o meno di un vincolo monumentale, quando si è a conoscenza che il vero vincolo di cui che decide dovrebbe tener conto è dovrebe essere quello imposto dal sentimento popolare.
Ho spiegato che non credo che ai comitati, interessi fare l'anti o l'altra-politica, ma interessa che la politica faccia la politica, e che se questa debba spendersi per tutelare gli interessi dei cittadini tutti e non solo di qualcuno in particolare.
Francamente, è un mio desiderio profondo che la politica sia "La Casta", purchè la casta sia una casta di nobili, ma soprattutto di nobili in fatto di intenti.

Francesco Fedi - Comitato Città Etrusca sul Bisenzio

sabato 29 marzo 2008

Etruschi bene comune. Ancora vivo l'interesse per la città sul Bisenzio.

Come avevamo annunciato, stamane si è svolta la tavola rotonda organizzata da Arci Turismo in occasione dei 100 anni di vita del Circolo Costa Azzurra, avente per argomento il futuro della città etrusca di Gonfienti.
Il sito archeologico, ormai noto in Toscana perchè in più di un'occasione ne è stata proclamata l'eccellenza regionale, si trova nella stessa area in cui si è deciso, di costruire e poi di estendere le strutture dell'Interporto.
Forse gli organizzatori non si aspettavano di riempire la sala in un periodo, com'è l'attuale, di vacche magre per chi cerca di coinvolgere i cittadini su argomenti di politica culturale. Invece la questione etrusca sembra ancora in grado di interessare i pratesi che già più di un anno fa si erano dati appuntamento in piazza Duomo per una manifestazione-presidio di grandi proporzioni.

La presentazione dei relatori: da dx a sx, Claudio Pofferi (Ass. Camars), Francesco Fedi (Comitato Città Etrusca sul Bisenzio), Osvaldo Coppini (Legambiente), Ambra Giorgi (Pres. Commissione Cultura del Consiglio Regionale della Toscana), Fabio Barni (Il Tirreno)

I relatori al tavolo erano i rappresentanti delle istituzioni coinvolte ( la circoscrizione, il comune e la provincia), il Presidente della società Interporto della Toscana, dottor Napolitano, e alcuni rappresentanti delle associazioni in difesa del sito.


L'intervento di Ambra Giorgi. Alla sx del moderatore, il presidente della Società Interporto Napolitano

La presidente della Commissione Cultura della Regione, Ambra Giorgi, si è subito detta ancora disponibile a contribuire alla realizzazione del Parco Archeologico annunciato due anni fa, (nel frattempo si è permessa la copertura di diversi ettari dello stesso).
La presidente della circoscrizione Est si è impegnata a guidare una campagna di bonifica e di messa in sicurezza dell'area degli scavi e di quella circostante.
L'assessore Mazzoni, che gestisce i fondi della cultura per il Comune, è sempre impegnato sulla questione museo. Dove raccogliere i reperti (che intanto non sappiamo neppure dove sono)? Realizzare un nuovo antiquarium o portare tutto ad Artimino? Soldi non ne abbiamo perchè assorbono tutto o quasi il Metastasio e il Centro per l'Arte Contemporanea.
L'assessore al Turismo della Provincia ci ha assicurati che se si potesse puntare sul turismo archeologico sarebbe il primo a tuffarsi nell'avventura, che purtroppo attualmente è un irrealizzabile investimento.
Napolitano ha messo in chiaro che la società Interporto ha fatto tutto quello che le leggi prevedono e che ha cospicuamente contribuito alle spese per lo scavo e la ricerca. Sulle polemiche sollevate dai comitati ha lasciato la parola alla Soprintendente che però, come sempre, non era presente per partecipare al dibattito.
Per farla breve, niente di nuovo dal fronte orientale. Niente è cambiato, si è disposti a conversare amabilmente sull'argomento, dimostrando grande attaccamento alle nostre radici storiche ma niente più.
Non si parla mai di scelte politiche generali, di opportunità di riconversione economica del distretto, di rivitalizzazione della Cultura, intesa come processo di identificazione e conoscenza. Non si è parlato altro che di difficoltà tecniche e di raccordo fra le istituzioni e si badi bene che tutte le istituzioni coinvolte sono in mano allo stesso partito.
Per fortuna si è sentito anche altro.
Il Comitato ha parlato per bocca del suo coordinatore, Francesco Fedi che per la prima volta è stato chiamato a confrontarsi direttamente con le istituzioni. -Certo che se questo confronto si fosse svolto un anno fa, ha detto Fedi, ci sarebbe stata ancora la possibilità di discutere del futuro di quei significativi resti urbani, oggi tombati sotto un bello strato di asfalto o in procinto di esserlo.-
Con il suo intervento, il rappresentante del comitato ha posto l'attenzione sul valore politico e sociale dei sentimenti dei cittadini e del loro legame con la storia e la cultura della nostra città.
-Non vogliamo sostituirci alle soprintendenze, agli studiosi, agli assessori, vogliamo capire perchè si debba mai distruggere ciò che sta a cuore alla gente-.
Claudio Pofferi, studioso dell'Associazione Culturale Camars, ha tracciato la storia della scoperta e le fasi della messa in tutela dei terreni interessati dai resti di strutture urbane e abitative del mondo preromano. Con la definizione di "barbara e folle operazione" ha denunciato la copertura del cosiddetto "decumano etrusco", avvenuta nonostante i continui e diperati tentativi di salvarlo da parte delle associazioni e di molte voci della cultura.
Scetticismo riguardo alla possibilità di far convivere Interporto e Parco Archeologico è venuto dal rappresentante della Lega Ambiente, Osvaldo Coppini, il quale ha citato un altro caso di grave attacco all'ambiente e alla cultura, quello del Parco delle Cascine di Tavola in cui si è permesso la realizzazione di molti appartamenti.
Anche dal pubblico si sono fatti sentire gli interventi e, sebbene il WWF non fosse stato invitato con un proprio relatore, Carlo Magni ha fatto sentire la presenza convinta dell'associazione e il suo desiderio di continuare a coniugare la difesa dell'ambiente con quella dei beni culturali. Magni ha esortato la classe politica a non fare meri calcoli economici ma a restituire alla gente la possibilità di identificarsi in un sogno collettivo e coinvolgente.
Era fra il pubblico anche Daniela Morra, candidata della Sinistra, L'Arcobaleno alle prossime politiche, che ha dato un taglio decisamente più forte al dibattito sulla questione dell'Interporto. -Un'infrastruttura discutibile che da anni succhia soldi pubblici senza restituire un beneficio di riduzione dell'inquinamento del traffico su gomma , e che anzi lo attrae, funzionando tutt'ora come un parcheggio per Tir, di gigantesche proporzioni-.
Dal mondo della cultura si è levata la voce di Maila Ermini, regista e attrice, nonchè produttrice dei suoi spettacoli dal contenuto politico, la quale ha annunciato un progetto per la prossima estate. All'inizio di Luglio, forse a Poggio Castiglioni, luogo simbolo dell'areale etrusco che domina perfettamente l'abitato della pianura lungo il Bisenzio, verrà messo in scena per la prima volta il dramma Laris Pulenas, la storia di un sacerdote, vittima e artefice di un sistema politico corrotto imposto dai dominatori Romani.
Pierantonio Gualtieri, presidente dell'associazione Amici degli Etruschi, ha incalzato gli amministratori a spiegare perchè l'Interporto non possa venire spostato al Macrolotto uno o al Macrolotto due, cioè nelle zone industriali della città e perchè non si sia fatta questa operazione quando è venuto alla luce l'abitato etrusco.
-Non possiamo fidarci di chi sta consentendo la distruzione della più grande tomba etrusca della Toscana settentrionale- ha detto Leonardo Pampaloni, maestro di scuola - Il sito della Montagnola, a Sesto Fiorentino, è stato massacrato per permettere la costruzione della Tav-

Sì, niente di nuovo da parte delle amministrazioni e neppure è cambiata l'arroganza corporativa della Sovrintentenza ai Beni Archeologici. Ma se i cittadini, associati e singoli, lo vorranno, forse potrà riprendere il dibattito sui destini dell'archeologia pratese che era ormai soffocato, come il decumano, sotto un cospicuo strato di asfalto.
Spetta anche ad Arci, che ha rimesso in gioco la partecipazione dei cittadini, a proseguire su questa strada, senza fermarsi all'inizio del percorso.
Chissà che non possa fare qualcosa di importante per convincere il Partito Unico che governa la regione a dare importanza a quel Bene Comune, imprescindibile per l'uomo contemporaneo, che è la conoscenza.

Municipio Verde

martedì 11 marzo 2008

Città etrusca. Difficile ma non impossibile.

Interviene il coordinatore del Comitato cittadino per la difesa del sito etrusco di Gonfienti, a seguito della lettera di Andrea Abati e di altri sull'iniziativa "Il fascino di una scoperta"
MV

Leggo con il solito interesse, ma anche la tristezza di sempre, le riflessioni degli amici Abati, Bianchi, Ciolini e del Comitato Nazionale per il Paesaggio, pubblicate sul quotidiano Il Tirreno del 10 Marzo scorso. La loro delusione per quello che si è dimostrato essere l’iniziativa "Gli Etruschi: Il fascino della scoperta", non può però non rientrare in un clima più ampio di delusione e sfiducia per quello che è la realtà stessa, ed il sempre più probabile destino, dell’intero sito etrusco di Gonfienti.
"Il fascino della scoperta", appare oggi quasi come un titolo sarcastico, che con grande cinismo è stato affibbiato ad un’iniziativa, che non poteva che dimostrarsi bislacca. Il fatto è che oggi, a quasi quindici anni dalle prime segnalazioni, a Gonfienti sarebbe dovuto esistere un parco archeologico ben attrezzato e funzionante, con tanto di museo per l’esposizione dei reperti ed un centro di studi permanente, il quale, vista l’entità e l’importanza della scoperta, sarebbe immancabilmente stato in fervente attività.
In un simile clima, probabilmente un giorno, si sarebbe potuti arrivare alla ricostruzione dell’antica realtà della città etrusca di Gonfienti e del suo sistema dei villaggi pedecollinari circostante.
In un simile clima si sarebbe potuto riuscire a capire meglio e di più, conoscere quali furono le fasi del suo sviluppo, i suoi rapporti con il resto dell’Etruria, e come, quando, in che modo, avvenne la sua fine.
Mentre il tempo passa senza che niente cambi, il nostro sforzo è sempre più rivolto a credere che tutto ciò sia solo più difficile, ma non impossibile, nonostante i lavori avanzino della zona di allargamento dell’Interporto e l’area sottoposta a vincolo appaia sempre più abbandonata a sé stessa.
Alla fine è ovvio che un ritaglio di un’iniziativa di un giorno, dopo i tanti altri ritagli già avvenuti in passato per circoscrivere l’area sottoposta a vincolo archeologioco, non può che essere una delusione che si va ad inserire all’interno di una più grande delusione, alla quale però si mischiano anche rabbia
ed una profonda amarezza.

Francesco Fedi
coordinatore del Comitato Città Etrusca sul Bisenzio

lunedì 10 marzo 2008

Etruschi sminuiti e sottovalutati

E' interessante, la lettera pubblicata oggi dal Tirreno sull'iniziativa della visita al sito archeologico di Gonfienti pubblicizzata da "Prato Mese".
Interessante, perché mette in luce con quanto "entusiasmo" le amministrazioni pratesi promuovano la fruizione di una "eccellenza" toscana (ma ci vien da dire mondiale, dato l'interesse per i ritrovamenti anche da parte di Art Watch).
D'altra parte, ci vien da dire, niente di strano. I ritrovamenti archeologici nella zona dell'Interporto sono stati talmente ben accetti che, tanto per dare priorità alla cultura, si è deciso di proseguire inopinatamente nella cementificazione del tratto di decumano etrusco e nei lavori di ampliamento dello scalo merci, rendendo di fatto impossibile il proseguimento della ricognizione archeologica in un'area ben più vasta di quella attuale - e questo nonostante la mobilitazione di tanti cittadini, con il Comitato per la città etrusca sul Bisenzio, ed associazioni.
Se fossero state accolte le richieste, accorate, del Comitato, molto probabilmente gli amici sottoscrittori della lettera, durante la loro visita, avrebbero potuto vedere un "cantiere archeologico" molto più ampio, con ritrovamenti ancora più interessanti e di incredibile valore. Avrebbero, forse, potuto vedere come Camars Clusium, invece di sparire definitivamente sotto le ruote dei tir, riemergeva dal suo secolare interramento.
Oggi, invece, possono solo ringraziare la "illuminata" politica degli amministratori pratesi, e godersi i loro scempi.


Municipio Verde

da il Tirreno del 10/03/08

Con uno slogan molto allettante il periodico Prato Mese di febbraio prometteva per il 29 un appuntamento da non perdere: “Gli Etruschi a Gonfienti: il fascino di una scoperta”. Giunti all’incontro abbiamo visto tanti amanti della cultura ma, purtroppo, durante la visita stessa il fascino promesso si è notevolmente sminuito.
Come mai questa sensazione non proprio positiva? Non certo per il luogo, che anzi é di eccellenza essendo un laboratorio di restauro dove sono stati ricomposti ed integrati tanti reperti che altrimenti sarebbero stati perduti o comunque non fruibili.
Solo che è dispiaciuto constatare la fatica emersa a confrontare, valorizzandola, la città antica di Gonfienti (che sicuramente aveva un altro e più importante nome) con altre realtà dello stesso periodo. Tanto per citare un esempio, la domus regia dei Tarquini, della stessa importanza e simile per tipologia costruttiva e pianta alla nostra. Questo edificio sorgeva su una strada che si chiamava Summa via Sacra, sul Colle Palatino, in una città che per gli Etruschi si chiamava Rumax. Occorre precisare un particolare importante: la domus dei re Tarquini, nonostante sia articolata come la domus di Gonfienti, ha una superficie che è meno della metà della nostra domus (690 metri quadri contro i 1.400 di Gonfienti).
Inoltre, ha creato un certo imbarazzo, e non solo a noi, sentire la medesima fatica a valorizzare l’importanza dei ritrovamenti di Gonfienti riferendosi al fatto che l’uso delle antefisse era usuale nell’Etruria del sud, senza valorizzare allora che questa di Gonfienti è l’unico esempio nell’Etruria del Nord (e che, forse, la domus di Gonfienti era abitata da un Lucumone così importante e rappresentativo da costituire una sorta di trait d’union di tutto il mondo etrusco).
Per finire con i reperti rinvenuti durante gli scavi: secondo”Prato Mese” ci sarebbe stato riservato il “fascino di una scoperta”, invece quesa sensazione mi sembra sia stata molto fugace: abbiamo potuto vedere solo le ceramiche di uso quotidiano, ma non quelle di eccezionale fattura. Ci chiediamo allora dove sono finite le ceramiche attiche ed in particolare la kylix di Douris? Quando possiamo vederle?
Per concludere ed aumentare la delusione ci è stato fatto vedere su uno schermo piccolo, troppo piccolo una fruizione collettiva, alcune immagini degli scavi e delle operazioni di scavo: visione fugace e veloce di un abbozzo di documentazione, senza neanche soffermarsi ad evidenziare le opere ed i reperti più significativi. E’ con questo metodo che si intende valorizzare e far conoscere in Italia ed all’estero il nostro patrimonio archeologico?
Se le premesse sono queste, poveri noi... Speriamo di essere capitati in un giorno sfortunato?

Andrea Abati, Enrico Bianchi, Vittoria Ciolini e Comitato Nazionale per il Paesaggio