TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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lunedì 15 giugno 2009

Prato. Ogni tanto bisogna dare un'innaffiatina!

Oggi sono due gli articoli degni di questo nome sui giornali locali.

Il primo è quello di Maria Lardara sul Tirreno, in cui impariamo qualcosa sulla brutta storia delle Cascine di Tavola, e non si va per il sottile con il potere costituito (non nel senso che si costituisce alla polizia, o almeno non ancora purtroppo).
Il secondo è sulla Nazione, di Leonardo Montaleni e ve lo riassumo io perchè la rassegna stampa elettronica a pagamento non funziona (a' ridatece i sordi!).
Si tratta del caso di oltre cento alberi morti stecchiti perchè piantumati da Asm (criminal service in Prato) e poi abbandonati, dimenticando di fare il collegamento dell'impianto di irrigazione. Il crimine si è svolto in quel di S.Giorgio a Colonica dove la signora Curcio, miss Ambiente della Giunta del saprofago Romagnoli, ha fatto finta di ripiantare dei sostituti degli alberi abbattuti nella città densa.
Intanto il gaudente Benigni ( non il comico del PD ma il presidente più pagato da tutte le Tia e Tarsu d'Italia), si trastulla sulla sua poltrona di plastica riciclata nella sede della municipalizzata più potente, dopo il Consiag, e nessuno gli va a dire, a lui e a quel simpaticone del direttore generale, che i 70.000 euro buttati via con questa intelligentissima operazione di malgoverno del territorio, li dovrebbe ripagare lui mettendo la mano grassoccia nella gonfia tasca del suo retroporto.
Sarà difficile persino per la destra pratese (intelligenze allo sbaraglio) trovare, nel caso di vittoria al ballottaggio, qualcuno più orgogliosamente decerebrato di loro.
Finito il riassunto.
La zia Alma

martedì 2 giugno 2009

Acqua. Lauti guadagni.

Chi l'avrebbe detto. La quasi ovunque imbevibile acqua dei nostri acquedotti, rende un bel po' di soldi, soprattutto se la si fa pagare tanto. Soprattutto rende questo sistema metà privato (delle banche) e metà privato (dei partiti). Chissà se questo porterà più rapidamente alla formazione del colosso dell'acqua, che per ora è in alto mare, o farà del tutto tramontare la fusione?
mv


Publiacqua nuota in 8 milioni di utile
Bilancio record per la spa, parla il vicepresidente Renzo Fagioli
il Tirreno 02.06.2009

PISTOIA. L’azienda ha fatto segnare un utile di oltre 8 milioni. Ma chi sperasse in una riduzione delle bollette, rimarrà deluso, almeno per ora. Si parla di Publiacqua, la società pubblico-privata che dal 2003 gestisce i servizi idrici della Toscana centrale. Un’attività fiorente, stando ai bilanci degli ultimi due anni. Se nel 2007 l’utile di Publiacqua, cui fanno capo anche le aree di Firenze, Prato, del Mugello e del Valdarno, era di 5 milioni e 700mila euro, nel 2008 ha superato gli 8 milioni.
Di contro, le tariffe richieste ai cittadini per accedere al servizio non sono calate di una virgola. Semmai si sono assestate su valori più alti. Abbiamo chiesto spiegazione di questo contrasto a Renzo Fagioli, vicepresidente Publiacqua. «Il capitale investito deve avere un rendimento - chiarisce - che genera un utile all’azienda, sarebbe negativo il contrario. Noi siamo riusciti a mettere a frutto i soldi degli investitori e quelli delle bollette, la gente dovrebbe essere preoccupata se fossimo in deficit, perché significherebbe che per colmare le perdite dell’anno precedente sarebbe necessario un aumento delle tariffe».
Niente sconti in bolletta. Il fatto che muove la perplessità dei cittadini è che a fronte di questa impennata degli utili, le tariffe stabilite per l’erogazione del servizio non scendono. «Non dipendono da noi - prosegue il vicepresidente Publiacqua - sono fissate dai Comuni in base ad investimenti programmati».
Ma com’è successo che Publiacqua sia riuscita a lavorare così bene da essere in grado di suddividere tra i soci investitori un totale di 8 milioni di euro? «Abbiamo migliorato la fatturazione - prosegue Fagioli - che adesso è regolare nelle scadenze e nell’ammontare dei pagamenti richiesti, poi ci siamo impegnati nel recupero crediti. Inoltre abbiamo modificato l’organizzazione interna dell’azienda, rendendola più efficiente e “verticale” e riducendo il personale che oggi conta 670 dipendenti, mentre tre anni fa ne aveva 740». E poi c’è stato il vero e propio risparmio, grazie al contenimento di energia elettrica e acqua che in passato andavano sprecate. «Portiamo avanti un intervento continuo - dice ancora Fagioli - di riduzione delle perdite nella rete idrica. Ciò porta a un risparmio perchè pompiamo meno acqua e quindi consumiamo molta meno energia elettrica e, riducendo i contatti dell’acqua con l’ambiente esterno, risparmiamo sugli agenti chimici potabilizzanti, che costano molto».
Dove finiranno i soldi. Riorganizzazione e risparmi, secondo il vicepresidente Publiacqua, hanno portato l’azienda a registrare un utile di oltre 8 milioni nel bilancio 2008 (il documento verrà presentato solo alla fine di giugno). Utile che sarà suddiviso tra gli azionisti: oltre ai 49 Comuni, che in totale detengono il 60 per cento del capitale, i soldi andranno a un gruppo di azionisti capitanati da Acea Spa (di cui fanno parte anche Monte dei Paschi di Siena e Suez Environnement Sa), che ha il 40 per cento del capitale. Al Comune di Pistoia, titolare di poco meno del 4% della società, degli 8 milioni di utile spetterà una somma netta di oltre 300mila euro.
Reinvestire in servizi per la gente. «Con la legge Galli, la formulazione della tariffa è praticamente imposta - spiega Barbara Lucchesi, assessore alle società partecipate del Comune di Pistoia -, si considerano i metri cubi totali consumati l’anno precedente e l’ammontare degli investimenti in programma, e poi i costi vengono spalmati sul numero di utenti».
Quindi dove andranno a finire quegli oltre 300 mila euro che Publiacqua darà al Comune a seguito della gestione idrica 2008? E’ ancora incerto. «Questa somma non è un guadagno per il Comune, entra in bilancio, - conclude l’assessore - e ancora non è stato stabilito come destinarla. Lo diremo chiaramente, comunque sarà reinvestita per garantire servizi».
Anna Cecchini

Acqua. "Inaltomare"

Il colosso toscano "Inaltomare".
mv

PISTOIA. Ancora in alto mare il maxi polo toscano dell’acqua, che doveva vedere la fusione tra la multiutility Acea e tre soggetti che si occupano di gestione idrica: Publiacqua (Ato 3 Medio Valdarno), Acque (Ato 2 Pisa) e Acquedotto del Fiora (Ato 6 Siena e Grosseto). L’operazione, annunciata a fine 2007 e mai partita, doveva portare a una società con 280 milioni di fatturato e oltre 1300 dipendenti, garantendo servizi idrici a 2 milioni e mezzo di abitanti.
(il Tirreno 2.06.'09)

lunedì 1 giugno 2009

Prato. Rifiuti: ASM in numeri

Su un bilancio di circa 57 milioni di euro, le spese per lo smaltimento dei rifiuti ammontano a ben 16 milioni, mentre gli investimenti sono circa 3 milioni e mezzo di euro. L'obiettivo dovrebbe essere quello di invertire la tendenza, e puntare gli investimenti verso la riduzione dei costi di smaltimento, puntando sulla riduzione dei rifiuti in primis e sulla costruzione di una filiera del riciclo e del riutilizzo.
La volontà c'è? Ne dubitiamo fortemente e continuiamo a sperare che Asm passi in mani migliori e riduca la sua funzione di potentato economico di supporto al PD, per ridiventare un'azienda di servizio pubblico.
MV

da il Tirreno del 01/06/09
Bilancio Asm, numeri positivi

PRATO. L’assemblea dei soci di Asm, costituita da tutti i Comuni dell’area pratese, ha approvato il bilancio 2008. Positivo il risultato: fatturato, investimenti, ammortamenti e servizi registrano un incremento rispetto all’anno precedente.
L’azienda ha presentato ai soci i numeri relativi a tutta l’attività del 2008: non solo gestione dei rifiuti ma anche manutenzione del verde pubblico e della rete e della segnaletica stradale a Prato e a Montemurlo, servizi cimiteriali a Montemurlo. Il 2008 si è chiuso per ASM con 57.423.637 euro di ricavi, in aumento rispetto all’anno precedente quando i ricavi sono stati 55.486.139 euro. Il bilancio registra un utile netto di 137.337 euro. Per il Bilancio consolidato, la voce, che tiene conto anche della controllata Essegiemme (società che si occupa della gestione dei parcheggi e delle infrastrutture della mobilità) rileva 180.215 euro di utile, di cui 61.115 derivati proprio da Essegiemme.
Ecco i dettagli dei costi d’esercizio: per il personale ammontano a 12.227.581 euro con un’incidenza sul bilancio del 21 per cento; i costi di smaltimento ammontano a 15.909.640 euro e pesano sul bilancio per il 27,7 per cento; costi industriali 21.085.346 euro; costi per ammortamenti e finanziari 3.649.192 euro.
Nel 2008, Asm ha impegnato negli investimenti 3.471.254 euro. La cifra è stata destinata all’acquisto di nuove attrezzature per i servizi e all’incremento e allo sviluppo delle raccolte differenziate per le utenze domestiche (raccolta porta a porta con l’impiego di bidoncini) e non domestiche (raccolta integrale dei rifiuti con cassonetto personale).
Sul fronte del personale, di 301 è la media annuale di dipendenti nel 2008, in lieve aumento rispetto al 2007 (media 299) per effetto dell’incremento dei servizi di raccolta porta a porta.
Tra i principali risultati la raccolta differenziata è salita al 43,08 per cento contro il 38,9 per cento del 2007.
Un risultato ottenuto grazie allo sviluppo dei sistemi per le imprese e per le famiglie. Nel 2008 è stato esteso ad ulteriori 1.061 aziende il cassonetto personale.

lunedì 18 maggio 2009

Diossina. Comitati rispondono a Gida.

Coordinamento dei Comitati della Piana di Firenze Prato Pistoia
Coordinamento Comitati della Piana di Firenze-Prato-Pistoia
Via Toscana, 6/B Interno 26/27 59100 Prato (Po)
Sito: www.noinceneritori.org
Emails: ccsp-po-pt@fastwebnet.it oppure info@noinceneritori.org
TROPPA CONFUSIONE FRA CONTROLLORI E CONTROLLATI LE RISPOSTE LE VOGLIAMO DAL SINDACO
Ci stupisce che l'unico soggetto in città e in Provincia che risponde sull'emergenza diossina a Prato (località Fontanelle venuta fuori “casualmente” da un controllo sull’inceneritore di Montale, sia proprio il Presidente di quell'impianto. La sua considerazione ci fa piacere, ma noi le risposte le attendiamo dalle istituzioni, in particolare dalla Provincia sui controlli, e dal Sindaco che avrebbe il dovere di vietare immediatamente l'utilizzo e la commercializzazione di alimenti talmente contaminati da poter essere considerati, supportati in questo da ASL e ARPAT.
Comunque visto che, ad oggi, gli unici a prendere posizione su questa emergenza sono proprio quelli di GIDA S.p.a. che – ovviamente –si autoassolvono da qualsiasi responsabilità sostenendo che tutti i dati e tutti i parametri vanno bene ..... parola dell'Oste , quando sostiene che il suo vino è genuino, noi rispondiamo a loro! Per scagionare l'inceneritore di fanghi, Bruno Ferranti, cita proprio un passo del rapporto dell'Istituto Zooprofilattico che, nel prendere atto del campione con il più alto livello di diossine (appunto il campione 12P) prelevato in un allevamento della zona fra via Roma e Fontanelle (nel rapporto c'è anche il nome e l'indirizzo dell'allevatore che noi non diciamo perchè non spetta a noi fare questo), afferma che tale campione non è in area di ricaduta dell'inceneritore di MONTALE…. In effetti chiunque può constatare che questo prelievo è stato fatto in vicinanza dell’inceneritore di Baciacavallo.
E a questa conclusione sembrerebbe essere arrivata anche la ASL di Pistoia che in una nota del febbraio di questo anno, trasmessaci dalla dott.ssa Patrizia Gentilini (referente per Comitati e Associazioni nel Tavolo Istituzionale della Provincia di Pistoia) in riferimento al campione 12P testualmente si legge: “Quanto poi al risultato anomalo dell'allevamento di XXXX X XXX (il nome
dell'allevamento è riportato nel testo come pure l'indirizzo), situato nella zona di pianura, relativa all'Area di Prato , si rileva che questo, se è nella “zona bianca”, relativamente all'inceneritore di Montale, è altresì a ridosso (meno di 800 metri) dall'inceneritore di fanghi di depurazione di Baciacavallo .... quindi si permette di suggerire questa, e non altre non identificabili, “situazioni
critiche locali”, quale ragionevole spiegazione di questo dato anomalo.”
Coordinamento dei Comitati della Piana di Firenze Prato Pistoia Coordinamento Comitati della Piana di Firenze-Prato-Pistoia Via Toscana, 6/B Interno 26/27 59100 Prato (Po) Sito: www.noinceneritori.org
Emails: ccsp-po-pt@fastwebnet.it oppure info@noinceneritori.org

venerdì 1 maggio 2009

Prato/Satira. Pronto, chi guida?

Colto in fragrante mentre non telefona. Autista Lam sorpreso e fotografato in piazza Mercatale.
Tronchetti Provera: "Se si arriverà ad un processo, ci costituiremo parte civile."
Nostro servizio MV

“Un caso più unico che raro, non mi sembra se ne possa fare un dramma”, così commenta il fatto il presidente della Cap, da noi interpellato in merito al conducente della Lam fotografato da un cittadino mentre guidava senza il cellulare all'orecchio.
“Se si continua così non si sa dove si va a finire, la sicurezza stradale non è un argomento che si può tirare fuori solo quando ci fa comodo. Rischiamo che gli autobus non saltino più le fermate e non investano più i passanti.” dice la lettera di accompagnamento alle foto inviate al nostro giornale.
Preoccupato anche l'assessore Giardi che ha convocato un tavolo di lavoro per lunedì mattina, a cui parteciperanno vari tecnici dell'amministrazione, la presidente della Circoscrizione centro, Rosita Mattei e l'assessore Breschi, che tanto ha una mattinata libera e non sa che fare.
“Il fatto che l'episodio sia stato rilevato nel centro storico non significa che non possa accadere anche in periferia; non capisco queste strumentalizzazioni a cosa mirino” ha dichiarato la Mattei, ormai riconfermata dal suo partito per un altro mandato.
Intanto finisce sotto accusa il vertice di Cap che pare non abbia permesso agli autisti di tenere a bordo il caricabatterie.
“Guarda caso, queste cose vengono fuori sempre in campagna elettorale” fa notare Benedetta Squittieri, segretaria del PD, “mai che a metà legislatura si sollevino problemi di questo tipo. “Evidentemente – ha aggiunto la giovane e volitiva leader – qualcuno cerca di speculare sulla solitudine di un conducente che probabilmente non ha nessuno a cui dire al telefono: Butta la pasta, arrivo!”
Critiche come sempre costruttive vengono da Lega Ambiente che per bocca di Paolo Balestri fa sapere: " Con il tram, questi episodi non si verificano e gli autisti possono usare anche il portatile."
Sprezzante il commento di Roberto Cenni, candidato del Pdl alla poltrona di Sindaco: “Quando mettiamo in guardia la società civile dalle storture del comunismo, è questo che intendiamo. E' chiaro che il prossimo passo sarà quello di cacciare gli autisti italiani e di sostituirli con quelli cinesi”
Silenzio di Carlesi, il padre di questo servizio di trasporti urbani, che ha organizzato con i suoi una veglia di preghiera in Duomo.

domenica 12 aprile 2009

Rifiuti. Incombente disastro nella Toscana Infelix.

Gli articoli che seguono sono tratti dal Tirreno di ieri, Sabato 11 Aprile.
Parlano della grande crisi di domani. Quella causata dal malgoverno dei rifiuti in questa nazione (attualmente in mano al cavalier Trombetta e al suo baraccone di ignorantoni in doppio petto) e da quello infingardo e ipocrita del partito che comanda la nostra infelice Regione.
Come cerchiamo, molto umilmente, di spiegare sulle pagine di questo blog, si profila un terribile disastro, preparato per favorire la costruzione degli inceneritori già programmati, a Case Passerini e al Calice (PO). L'assessore Bramerini, che a quanto pare riscuote le simpatie anche dei Verdi, ha continuato l'inazione del suo predecessore Artusa, lasciando alle aziende municipalizzate (asm, publiambiente e quadrifoglio), la conduzione della politica dei rifiuti e ai loro interessi paraprivati. Il sistema di riciclo fa acqua da tutte le parti: raccolta, selezione e trasformazione. Non si investe, non si promuove, non si fa cultura. non si rinnovano i macchinari, non si sostiene la filiera e non si acquistano neppure i prodotti riciclati attraverso gli enti locali. Questa è la Regone del "un tanto al chilo". I cittadini non sanno niente dei rifiuti che producono: vedono la raccolta differenziata come un modo scomodo e misterioso di fare sparire la spazzatura, senza rendersi conto che quello che buttiamo è soggetto ad una complicata filiera di trasformazione. Non sanno collaborare perchè non conoscono i processi che seguono alla raccolta. Si pensa di cambiare le abitudini della gente distribuendo, molto tardivamente, dei bidoncini. Non vengono attivati processi di partecipazione popolare con assemblee e iniziative. Non vengono curate le campagne scolastiche, nè quelle nei posti di lavoro. Non si lavora per la riduzione a monte e sul rapporto con il settore produttivo che tanto pesa sulla quantità complessiva dei rifiuti.
La Toscana Infelix di Martini ha uno dei suoi massimi punti di forza in questa retrograda e imbelle politica dei rifiuti. Eppure la crisi economica potrebbe in questo caso essere una grande occasione di cambiamento..
Per MV
la zia Alma


La catena del riciclaggio è bloccata
Giù il mercato di carta e plastica: una montagna di rifiuti fermi La filiera si ferma sui piazzali della Revet di Pontedera, dove giacciono montagne di “balle” ANNA CECCHINI
Ore 8: ogni giovedì mattina le strade di San Pietro in Palazzi sono un cimitero di rifiuti. Nel quartiere a nord di Cecina la Rea Spa, l’azienda di igiene ambientale ha avviato da alcuni mesi la raccolta differenziata porta a porta. A quell’ora sacchi azzurri ricolmi di plastica, vetro e alluminio (in gergo, multimateriale) tappezzano i marciapiedi.
Ore 10: la zona è perfettamente linda; i netturbini hanno fermato il camion ogni dieci metri e ripulito le vie da tutti gli scarti.
Ore 12: i rifiuti sono arrivati alla discarica di Scapigliato (Rosignano), destinazione temporanea in attesa di essere riciclati.
Montagne di “balle”. Stessa ora, altro luogo. Pontedera, sede della Revet, l’azienda che si occupa di selezionare e suddividere i diversi rifiuti plastici da vetro e alluminio. Sui piazzali giacciono montagne di “balle” da riutilizzare. Cumuli di pacchettoni in plastica pressata ed etichettata (larghi un metro per 80 e lunghi 2) ammassati uno sull’altro.
La filiera si ferma. Ecco, è qui che la filiera del riciclo si ferma. Perché quella non è plastica qualunque: è quella che arriva dalle raccolte differenziate di tutta la Toscana. È destinata al riciclo per “tornare a nuova vita”, sotto forma di panchine, imbottiture per abiti e divani, filati tessili, flaconi di detersivi e bagnoschiuma e pozzetti per l’edilizia, e che invece trova sempre meno utilizzo.
Ogni parallelepipedo (300 chili di peso) contiene migliaia di bottiglie o flaconi di detersivi appositamente suddivisi per essere riciclati e poi immessi sul mercato. Ma non c’è mercato a sufficienza per i prodotti delle poche aziende che hanno fatto del riciclo il loro business.
Dove si accumula la plastica. Il capannone della Revet, che nel 2008 ha selezionato e suddiviso 102mila tonnellate tra plastica, vetro, alluminio e tetrapack provenienti da tutta la Toscana, è stracolmo di balle. Ce ne sono di tutti i generi; le balle del Pet, che poi sono le bottiglie di plastica per l’acqua minerale, e quelle dell’Hdpe, vale a dire i flaconi dei detersivi. E poi ancora balle, fatte di buste di plastica pressate o di cassette per la frutta. Sono talmente tante, soprattutto dopo il surplus di materiali arrivati in Revet l’estate scorsa, che l’azienda sta costruendo a fianco degli impianti di selezione una nuova area di stoccaggio con una tettoia ampia più di 7mila metri quadrati per sistemare temporaneamente i pacchettoni appena “strizzati”, in attesa che il Corepla, il consorzio nazionale per il recupero di rifiuti da imballaggi in plastica, gestisca i processi di acquisto.
Un mercato in crisi. «Non c’è sbocco finale dei materiali destinati al riciclo - spiega Alfredo De Girolamo, presidente Cispel Confservizi Toscana (associazione regionale delle imprese del servizio pubblico) - e quindi rimangono lì. La carta da riciclare nei mesi scorsi veniva pagata 70 euro alla tonnellata, adesso nessuno la vuole e così costa pochi centesimi. Negli ultimi tempi nelle piattaforme del Conai (il Consorzio nazionale per il recupero dei materiali da imballaggio) sono rimaste stoccate 120mila tonnellate di carta, eppure i costi per arrivare a quelle balle di carta ci sono stati, per la raccolta e la lavorazione».
Stop alle aste. Per la plastica non va meglio. Anzi. Basta dire che le aste on-line organizzate da Corepla per vendere interi lotti di balle, come quelle accumulate in Revet, alle aziende che trattano plastica da raccolta differenziata, vengono svolte sempre più di rado. «Prima le facevamo con cadenza mensile, mentre adesso ogni sei mesi - dice Gianluca Bertazzoli, responsabile ufficio stampa di Corepla - Il prezzo della plastica da destinare al riciclo è calato molto. Per esempio, nel 2008 una tonnellata di Pet (bottiglie di plastica) veniva pagata 300 euro, adesso siamo sui 60 euro». Per non parlare dei contributi che i produttori di imballaggi (in plastica, carta o alluminio) pongono sui materiali in uscita dalle loro aziende. Contributi ambientali che, sulla base di una convenzione, vengono versati al Conai. «Negli ultimi dieci anni, questi contributi ambientali sulla plastica erano di 72,3 euro a tonnellata - prosegue Bertazzoli - dal primo gennaio 2009 sono saliti a 105 euro e già è stabilito che da luglio arriveranno a 195 euro a tonnellata, almeno per tutto il 2009».
I motivi del crollo. Perché una flessione così consistente nel mercato del riciclo? «Perché c’è bisogno di materie da riciclare sempre più pulite e pregiate - spiega Leonardo Marchetti, fino a dicembre 2008 amministratore delegato Revet e per 4 anni presidente della Ferver (la Federazione europea del riciclo con sede a Bruxelles) - Il Corepla ha ristretto i capitolati di accettazione della qualità delle plastiche da destinare al riciclo, vale a dire che i contributi vengono dati soltanto alle aziende che riciclano plastica di qualità».
Impianti di selezione più moderni. Per far ripartire la filiera del riciclo una possibilità è quella di alimentarla con rifiuti plastici sempre più puliti. «In Toscana gli impianti sono fermi al 2003 - prosegue Marchetti - quando invece in Germania ci sono impianti che riescono a effettuare una selezione ottica del 40 per cento delle plastiche sporche che noi mandiamo in discarica perché è impossibile avviarle al riciclo». In alternativa si può pensare di tornare indietro, alla raccolta separata di ogni tipo di rifiuto che oggi viene inserito nella campana del multimateriale. «Di certo si avrebbero rifiuti più selezionati e meglio riciclabili - dice Marchetti - ma questa operazione peserebbe troppo in termini di costi per nuovi contenitori e aumento del personale destinato alla raccolta. Meglio ammodernare gli impianti».
I Comuni non comprano i prodotti riciclati. Un altro versante da rivedere è quello del post-riciclo. Perché alcune aziende che producono materiali da rifiuti, siano essi plastica o scarti organici, esistono. Soltanto che i loro prodotti li comprano in pochi, tantomeno gli enti pubblici che invece dovrebbero farlo per legge. «Esiste una normativa secondo cui il 30 per cento degli acquisti di Comuni, Province e Regioni devono essere verdi - sottolinea Ermete Realacci, ministro ombra Pd all’Ambiente e presidente onorario di Legambiente - ossia derivanti da riciclo, come ad esempio arredo urbano fatto di plastica riciclata o compost da rifiuti organici. Questo non avviene, ma è fondamentale che le amministrazioni, nel rispettare le normative, facciano ripartire il mercato». Tanto è vero che la Regione Toscana ha deciso di chiudere i contributi a quei Comuni che non rispetteranno la legge degli acquisti verdi.
«Tutti devono rispettare questa norma - spiega Erasmo D’Angelis, presidente della commissione rifiuti del Consiglio regionale toscano - e credo che avverrà, anche perché è stata adottata la decisione di negare i finanziamenti a quei Comuni che non acquistano almeno il 30 per cento di prodotti verdi. E poi bisogna pensare di allargare il mercato ad altri soggetti; come Regione faremo partire un progetto pilota in tre edifici scolastici toscani, che adotteranno banchi e sedie provenienti dalla filiera del riciclo».
Le contraddizioni del “porta a porta”. Nell’ultimo anno praticamente tutte le aziende di igiene ambientale della regione hanno avviato sperimentazioni di raccolta “porta a porta”. L’intento è quello di aumentare il quantitativo di rifiuti differenziati già all’origine, direttamente nelle case dei cittadini. In sè il servizio funziona correttamente. Eppure c’è chi dice che il “porta a porta” è soltanto un modo per raggiungere le percentuali di raccolta differenziata previste dalla legge (55 per cento nel 2010, 65 nel 2012), ma non per avere materiali effettivamente selezionati da destinare al riciclo. «L’Italia ha un’anomalia rispetto agli altri paesi europei. In materia di differenziata - continua Marchetti - da noi si conta la quantità dei materiali raccolti, mentre in Europa si considerano i quantitativi che effettivamente vanno al riciclo. E’ chiaro che il “porta a porta” è un modo per aumentare velocemente i volumi, ma è deteriore per la pulizia dei rifiuti. Perché in verità il 50 per cento dei rifiuti in ogni sacco prelevato con questo tipo di servizio non è assolutamente differenziato; dentro a un sacco del multimateriale trovano polli interi, abiti o pezzi di carta».
I controlli sui sacchi. Insomma, servono sistemi di verifica su quello che viene inserito dai cittadini nei sacchi per il “porta a porta”. «E’ una buona organizzazione - conclude Realacci - certo bisogna fare informazione ai cittadini su come si differenzia e poi le aziende devono fare controlli sui sacchi».



Anche la spazzatura ha il suo cimitero
Nemmeno i Comuni, che pure dovrebbero farlo per legge, comprano i prodotti riciclati
Con la crisi del mercato del riciclo il rischio è che le aree di stoccaggio provvisorio dei materiali da raccolte differenziate diventino una sorta di “cimitero dei rifiuti”. Discariche, per dirla breve.
«In genere queste aree possono tenere i materiali - dice Ermete Realacci, presidente onorario Legambiente - per un tempo abbastanza limitato. Per esempio la carta può restare in piattaforma al massimo un anno. Dopo non può essere più commercializzata. Bisogna prolungare la durata dele autorizzazioni perché altrimenti le piattaforme diventano discariche».
Dello stesso parere anche la Regione Toscana. «La plastica viene ritirata a prezzi stracciati - spiega Annarita Bramerini, assessore regionale all’ambiente - per la carta la flessione del commercio con la Cina fa stagnare il mercato, che non può essere alimentato dalle sole cartiere italiane. Il legno sembra sia abbandonato nelle piattaforme».
«Gli unici ritiri vengono effettuati per merito degli accordi tra l’Anci, l’associazione dei Comuni, e Rilegno, il consorzio che gestisce il recupero degli imballaggi in legno. Bisogna aumentare il numero di piattaforme dove stoccare tutti i tipi di rifiuto in attesa del riciclo».

Intanto si allunga la vita delle discariche
La Regione Toscana ripete da tempo che le discariche hanno vita breve, ma gli amministratori di Scapigliato (Rosignano) e Peccioli assicurano che rimarranno essenziali nella filiera del rifiuto. «Nel 2012 le discariche esauriranno i volumi fino ad oggi autorizzati - assicura Annarita Bramerini, assessore all’ambiente della Regione - bisogna puntare sugli impianti di termovalorizzazione e sull’incremento della differenziata».
Ma chi quelle discariche le gestisce, garantisce che non si arriverà alla completa dismissione. «Vanno incrementati la filiera del trattamento e il mercato del riciclo - dice Fabio Ghelardini, presidente di Rea, società che gestisce la discarica di Scapigliato - per inviare meno materiali in discarica, ma credo che anche quando questo nuovo sistema andrà a regime le discariche avranno comunque il loro peso, importante, per sistemare i residui dei trattamenti».
Anche Renzo Macelloni, presidente di Belvedere - la società che gestisce la discarica di Peccioli - spiega che «le discariche hanno una vita infinita, perché ogni forma di rifiuto ha una percentuale che non può essere riciclata e finisce in discarica. E poi sono sistemi flessibili, non divengono obsolete come gli impianti».

lunedì 17 marzo 2008

Campagne elettorali...

Cinquecento euro a testa. Tanto hanno versato, nelle casse del PD, i centodieci partecipanti alla cena per la "raccolta fondi" da destinare alla campagna elettorale.
Sullo "schiaffo morale" costituito da una cifra del genere, non possiamo che concordare con quanto scritto da Daniela Bagattini, e che riportiamo appena sotto la nostra nota.

Col senno di poi, però, la Sinistra - l'Arcobaleno dovrebbe pentirsi di non aver invitato altrettanti "vips": un paio di loro molto probabilmente sarebbero bastati per raccogliere la stessa somma raccolta con le tante persone intervenute all'Aperitivo Arcobaleno di domenica.
O, perlomeno, dovrebbe pentirsi di non aver richiesto agli assessori (pochi) e membri dei consigli di amministrazione delle partecipate (pochissimi) che alla Sinistra si richiamano la stessa cifra che il PD ha deciso di chiedere ai propri...

Perché, a ben vedere (e lo potete leggere dagli articoli dei quotidiani locali di domenica scorsa), una buona parte di questa "crema della società pratese" era composta dagli "elegantissimi" presidenti e consiglieri di amministrazione di ASM, Consiag, Interporto e via dicendo, oltre che da una robusta schiera di amministratori - ovviamente, in perfetto stile americano (come si conviene all'era Veltroniana), seduti fianco a fianco con tanti imprenditori che a questa come alle amministrazioni del passato almeno un po' di riconoscenza gliela devono. Non che in questo ci sia qualcosa di male in sé: ognuno ha il diritto di schierarsi, e di farlo pubblicamente.

Certo, se volessimo essere maligni, potremmo quasi sostenere che la campagna del PD, almeno a Prato, la stanno finanziando, inconsapevolmente, tutti i cittadini. Ma noi rifuggiamo da queste tentazioni populistiche e demagogiche: preferiamo far notare come gli stessi nomi li abbiamo trovati abbinati nella cronaca del passato e li ritroveremo abbinati anche nelle cronache del prossimo futuro - e magari anche in qualche delibera delle Giunte comunale e provinciale.

Municipio Verde

Avevo gli occhi ancora un po’ appannati, ma mi sono svegliata di colpo leggendo il giornale: cena di sottoscrizione per il pd, invitati vip, 500 euro di contributo. Mi è venuto in mente il Billionaire, ed ho controllato di aver letto bene: no, è davvero pd, non pdl (e poi, Briatore sta con la Santanchè). Non so se è l’effetto domenica mattina, ma non riesco a vedere in questi 500 euro una vicinanza tra la politica e la gente. Se il primo punto del programma sono i precari, non vi pare fuori luogo una cena che costa quanto molti di loro prendono complessivamente in un mese?

E non mi piace parlare per sentito dire. Come quanto si dice “1000 euro al mese per tutti i precari” (per un paio di cene, forse?). Perchè significa non sapere che i precari più precari (i lavoratori a progetto) non sempre guadagnano a fine mese, ma a fine lavoro. Quelli che guadagnano a fine mese sono precari solo per il comodo dell’azienda e quindi dovrebbero essere assunti e basta.
In Italia un dottorando guadagna tra gli 812 e gli 805 euro al mese. Una cena e mezzo. Se vuol vivere da solo deve pagare un affitto o un mutuo che corrisponde probabilmente a quella cifra. Se riesce a dividerlo con qualcuno può ancora sperare di sopravvivere. Se vuol vivere deve arrangiarsi e fare altri lavori, che ovviamente saranno con contratti a termine. Forse in fondo ha ragione Berlusconi. O forse è l’unico che ha il coraggio di dire quello che troppi purtroppo pensano: sposatevi un ricco. Così potete venire anche alle nostre cene. Color Pd o Pdl poco importa: servono sempre molti più soldi di quelli che voi possiate mai sognarvi.
Daniela Bagattini

da La Nazione - Cronaca di Prato - 16/03/08
Cena da 500 euro per il Pd
Ecco chi c’era all’Art Hotel


«SE AVESSIMO saputo che stasera sarebbe stato possibile vedere il presidente del Consiag Paolo Abati vestito in modo così serio ed elegante, quasi quasi avremmo potuto chiedere di più per questa cena...». E’ iniziato con una battuta che era tutto un programma l’intervento di Antonello Giacomelli alla cena di finanziamento del Pd, organizzata venerdì sera all’Art Hotel. Era della modifica cifra di 500 euro l’offerta minima richiesta ai commensali e i presenti oltre cento. Imprenditori, professionisti, pezzi grossi della politica, poche donne. Tutti finanziatori della campagna elettorale del Pd, anche quelli che, pur avendo pagato, hanno preferito non essere presenti (diverse decine, almeno così pare) e altri assenti giustificati perché fuori città. CHI c’era? Ecco un piccolo elenco. Fra gli imprenditori non poteva mancare Renato Cecchi (con le figlie) della Rifinizione Santo Stefano, ma c’erano anche Luca Tassi, Franco Ciampolini (Macrolotto 2), Franco Bini (Lineaesse), Luigi Guarducci (Lanificio Europa), Alfiero Poli (Polistrade), Elvira Trentini, Silvia Biagioli, Maurizio Brunetti e Roberto Palmucci. Nutrita anche la rappresentanza di ingegneri, con Massimo Perri, Massimo Ceccarini, Galileo Pacini, Loris Zanfranceschi, Massimo Ianniello, Federico Forasassi e Patrizio Puggelli, mentre fra gli avvocati c’erano Alberto Rocca, Maurizio Nardi, Giovanni Bardazzi, Antonio Napolitano e Leonardo Masi. Nella categoria commercialisti non poteva mancare Paolo Biancalani, socio di studio di Silvia Bocci, la candidata del Pd al Senato, e c’erano anche Roberto Natali, Giovanni Massai, Guido Mazzoni e Foresto Guarducci. Il comparto artigiani era rappresentato da Luca Rinfreschi, Giancarlo Cinci e Anselmo Potenza, quello delle cooperative da Filippo Bettarini, Franco Papini e Giuseppe Maroso. C’ERANO ovviamente i candidati, i due di elezione certa alla Camera, cioé Andrea Lulli e Antonello Giacomelli (arrivato proprio nel momento in cui i commensali-finanziatori stavano sedendosi a tavola, dopo gli aperitivi — «Sei in ritardo come sempre», gli avrebbe detto scuotendo la testa l’amico-compagno Lulli), la commercialista Silvia Bocci con la missione seggio al Senato quasi impossibile (anche l’altra sera è stata molto applaudita) e il giovane di Montemurlo Lorenzo Ciani, in lista per bandiera. Erano seduti al tavolo con la coordinatrice del Pd Benedetta Squittieri, il sindaco Marco Romagnoli, il presidente della Provincia Massimo Logli e l’ex coordinatore della Margherita Lamberto Gestri. In rappresentanza del Comune c’erano gli assessori Stefano Ciuoffo ed Enrico Giardi, della Provincia Irene Gorelli. Non potevano mancare i presidenti di Asm e Consiag Adriano Benigni e Paolo Abati, ma c’erano anche l’ex sindaco Fabrizio Mattei, il tesoriere del Pd Mario Dini, il direttore di Publiacqua Fabrizio Braschi e la presidente del Politeama Roberta Betti. Infine, fra le giovani leve del Pd, c’erano gli ormai inseparabili Emiliano Citarella (ex Ds) e Simone Monaco (ex Dl) e Matteo Biffoni. Il menu offriva polpettine e involtini di pancetta con radicchio come entrée, crespelle e risotto sui carciofi, arista e crema chantilly con panna. Non era questo però che contava.

Il Tirreno, 16/03/08
In centodieci alla cena elettorale vip Cinquecento euro a testa per finanziare la campagna del Pd
All’Art Hotel industriali, professionisti e politici, per festeggiare i candidati

PRATO.
Centodieci vip pratesi a cena, venerdì sera all’Art Hotel, per sostenere la campagna elettorale del Partito democratico. Un appuntamento che l’organizzazione ha cercato di tenere riservato il più possibile, nonostante i numeri oggettivamente importanti. Lunghissima la lista degli invitati, la crema della città. Tanti quelli che hanno accettato e hanno sborsato 500 euro, questo il costo della cena. Altrettanto numerosi - alcune decine - i sostenitori, pare soprattutto imprenditori e professionisti, che hanno versato la quota ma hanno preferito, forse per ragioni di opportunità, non presenziare. La festa, iniziata con un aperitivo in piedi (spumante, sfizietti, fritto misto, polpettine) è stata organizzata in una delle sale interne dell’hotel, allestita con una quindicina di tavoli tondi, per sette-otto commensali ciascuno. In quello centrale gli ospiti d’onore: i quattro candidati alla tornata elettorale del 13 e 14 aprile Antonello Giacomelli, Andrea Lulli e le new entry Silvia Bocci, la commercialista quarantenne collocata al 12º posto al Senato, elegantissima e brillante, e il giovanissimo Lorenzo Ciani, assieme al sindaco Marco Romagnoli, al presidente della Provincia Massimo Logli e ai due padroni di casa Benedetta Squittieri, coordinatrice provinciale Pd e l’ex segretario Margherita Lamberto Gestri. Piuttosto nutrita la rappresentanza degli industriali a partire da Renato Cecchi, patron della Rifinizione Santo Stefano, presente con tutta la famiglia (occupavano un tavolo da soli), dai vari membri di un’altra dinastia tessile Cecchi, quella di Massimo, socio di Luca Tassi, assente ieri sera, accompagnato dal figlio Alessandro, a Franco Ciampolini, imprenditore tessile ma anche tra i maggiori proprietari dei terreni del Macrolotto industriale due. Variegata la rappresentanza dell’Uip con Franco Bini ex presidente di Pratotrade, Maurizio Brunetti, responsabile del settore Edili fino a 48 ore fa e Giancarlo Mazzi, titolare della rifinizione Nuove Fibre di Montemurlo, nel consiglio direttivo dell’Unione. Al tavolo dei big dell’imprenditoria pratese anche Alfiero Poli della Polistrade, entrato nella proprietà della Multisala, e uno dei manager più vicini a Pecci, Enrico Biguzzi. In un altro tavolo Roberta Betti, presidente del Politeama, con i parenti e l’imprenditrice Elvira Trentini. Tanti i professionisti: arrivati in forze i commercialisti dello studio Biancalani dove è socia Silvia Bocci, presenti gli avvocati Alberto Rocca e Masi dello studio Giovannelli. Al tavolo anche Foresto Guarducci, commercialista, presidente del collegio sindacale della Fondazione Cassa di Risparmio. Tra medici, architetti, ingegneri, politici - della giunta c’erano gli assessori Stefano Ciuoffo e Enrico Giardi, tra i manager pubblici Paolo Abati elegantissimo, assieme alla moglie Irene Gorelli, presidente e direttore Asm Adriano Benigni e Sandro Gensini - e rappresentanti del mondo della cultura (alla cena anche Fornello della Galleria 21), un cospicuo drappello della Cna con, in testa, il presidente Anselmo Potenza, direttore e vari dirigenti, i responsabili delle cooperative edilizie Giuseppe Maroso e Franco Papini di Legacoop e Federico Bettarini di Edilcoop. Con loro anche l’ex presidente della Camera di Commercio Luca Rinfreschi. Assenti Confersercenti e Confartigianato. Tra gli ospiti anche Marco Mazzoni, dirigente Arpat, fratello del giornalista Riccardo, direttore del Giornale della Toscana e candidato di Forza Italia. Piuttosto semplice il menù affidato a un’agenzia di catering: rotoli di verdure per antipasto, due primi (lasagne al pesto e risotto ai carciofi), un piatto di arrosti misti con contorno di patate e peperoni, dolce; il tutto innaffiato da diversi vini tra i quali il più apprezzato un Chianti classico Gallo Nero. Ottimo il ricavato della cena: circa 50mila euro che andranno a finanziare la campagna elettorale in corso. E ieri sera al Politeama si è replicato. Con un altro appuntamento conviviale - tra 400 e 500 gli iscritti - ma più abbordabile: prezzo fisso 50 euro.

mercoledì 30 gennaio 2008

Dalla differenziata all'inceneritore: l'autosufficienza di Benigni

E di questi giorni la presentazione, da parte di ASM, dei risultati sulla gestione dei rifiuti e in particolare sulla raccolta differenziata, dati presentati come un grande successo, ma che meriterebbero una più attenta riflessione, e soprattutto una serie di risposte da parte del presidente della municipalizzata Adriano Benigni, al momento che si va a confrontare la situazione pratese con quella di altre realtà italiane.
Dallo stesso comunicato stampa di ASM si può infatti evincere che l'incremento esiguo della differenziazione (un misero 0,71% dal 2006 al 2007) è stato interamente dovuto a scelte inerenti il trattamento di altri rifiuti differenziabili, in assenza delle quali si sarebbe addirittura assistito ad un sensibile decremento della percentuale.
Il dato ci preoccupa, perché, stante così la situazione, e visto che non accenna a diminuirene la produzione, il rischio è che l'area pratese inizia "retrocedere", invece che segnare nuovi passi avanti in una gestione oculata dei rifiuti.
E’ per questo che ci chiediamo di quanto sarebbe potuta aumentare la differenziazione se ASM avesse intrapreso prima, e con molta più decisione, altre strade, come quella, esemplare, del comune di Capannori - aderente al progetto Rifiuti Zero - che, grazie ad una strategia coniugante una differenziazione spinta alla diffusione capillare del porta a porta e del compostaggio domestico, oggi presenta un dato del 57% di raccolta differenziata e tassi di crescita annui intorno al 4%, tanto da puntare, per il 2009, al raggiungimento del 70%. Una virtuosità che si traduce non solo in un cospicuo risparmio nei costi di smaltimento, ma anche in una riduzione sostanziosa del carico della TIA sui cittadini!
L’esempio del comune toscano (ma potremmo farne altri, come Reggio Emilia) dovrebbe spingere a riflettere su che senso abbia puntare ancora alla costruzione di un termovalorizzatore, i cui costi economici evidenti di realizzazione andrebbero a gravare proprio sulla Tariffa di igiene ambientale, e i cui costi in termini di inquinamento sono ormai evidenti (dal caso di Terni a quello di Brescia, passando per lo scandalo di Montale). Purtroppo, invece, ci ritroviamo per l'ennesima volta di fronte alla folle politica "inceneritorista", in questo caso incarnata dal presidente di ASM che, ritornando sulla teoria della "autosufficienza pratese" in tema di rifiuti, sostiene che questa sarebbe raggiungibile puntando "sulla raccolta differenziata come su il termovalorizzatore e gli impianti di compostaggio".
Forse ASM farebbe meglio, piuttosto che dedicarsi alla gestione dei parcheggi, ai progetti faraonici sulle piazze e sui “cancrovalorizzatori”, a puntare i propri investimenti e le proprie energie (che poi sono quelle dei cittadini dei comuni gestiti da ASM) verso lo studio e l’applicazione su larga scala delle soluzioni virtuose. Ed in questo percorso potrebbe essere supportata con molta più decisione anche le Amministrazioni locali, che potrebbero orientare le loro politiche nella stessa direzione, invece di indicare come utopistici (vedi le dichiarazioni dell'assessore Arrighini di qualche settimana fa) risultati evidentemente alla portata di tutti. Sempre ci sia l'intenzione di raggiungerli.

Lanfranco Nosi
Riccardo Buonaiuti

Municipio Verde

martedì 29 gennaio 2008

Municipalizzate e dintorni

E' di qualche giorno fa (22 gennaio) la notizia dell'operatività di ESTRA, la nuova società per la vendita di gas metano composta da IntesaCom (municipalizzata senese), ConsiaGas (ben nota ai pratesi) e prossimamente Eta3 (municipalizzata di Arezzo).
Un colosso, come possiamo apprendere dalle stesse fonti ufficiali, che andrà a fatturare, a regime, qualcosa tipo 320 milioni di euro.
Ovviamente, questo rappresenta solo il primo passo verso la fusione delle tre holding, Gruppo Intesa, Consiag e Coingas, ed è interessante cercare di vedere cosa si prospetta.
Per il momento, vista la composizione del CdA del nuovo soggetto, risultante né più né meno che un "monocolore" in mano al Partito Democratico (Paolo Abati, Lamberto Gestri, Nicola Moschillo... tutti nomi conosciuti, a Prato... per gli altri, basta una veloce ricerca su Google), l'unica cosa che ci viene in mente è che, per l'ennesima volta, si stia creando una struttura di gestione del potere, piuttosto che un'impresa in grado di fornire servizi alla cittadinanza, ridotta ancora di più ad un "mercato" da sfruttare.
Speriamo solo di sbagliarci...

Lanfranco Nosi
Riccardo Buonaiuti
Municipio Verde