TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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lunedì 18 maggio 2009

Val di Bisenzio. La fabbrica della partecipazione.

Ecco la seconda puntata della Fabbrica del Futuro. Questa volta l'iniziativa riguarda i comuni della vallata ma la proposta metodologica è la stessa. E' invitato anche Municipio Verde.
mv


La Fabbrica del Futuro

Un incontro con i candidati a sindaco per confrontarsi sui progetti per il futuro di Prato e avviare un percorso di partecipazione dal basso al governo della citta'

Carmignanello
21 Maggio 2009
ore 21.00
Presso Circolo ARCI


Viviamo un momento di grande crisi, una crisi finanziaria ed economica ma anche e soprattutto una crisi culturale e politica. L'unico rimedio a questa situazione di crisi è la Partecipazione. E con questo termine intendiamo un processo ché include direttamente più soggetti possibile nella presa di decisione sulle politiche locali, che parte dall'ascolto reciproco per ristabilire e mantenere nel tempo il rapporto di fiducia essenziale al funzionamento della democrazia stessa. Senza una vera partecipazione alla fine qualunque candidato finisce in mano a logiche di potere ché condizionano inevitabilmente il suo operato: l'unico contropotere alle lobbies economiche, finché c'è democrazia e' il popolo, un popolo attivo e consapevole, al di fuori di logiche di partito o di schieramento.


Soggetti invitati
Arci, Legambiente, Venti di terra, ...

Saranno presenti:
- Ilaria Bugetti, candidato a Sindaco per il Partito Democratico a Cantagallo
-Annalisa Marchi, candidato a Sindaco per il Partito Democratico a Vaiano
-Paolo Cecconi, candidato a Sindaco per il Partito Democratico a Vernio

La seratà sarà condotta con metodi di facilitazione per raccogliere proposte e critiche ai candidati a sindaco e redigere una Mappa della Partecipazione che tracci il percorso della Fabbrica del Futuro.


Per informazioni Giovanni Lenzi 3288755708 e-mail giovanni@ilterapista.it o sul blog http://lafabbricadelfuturo.wordpress.com

lunedì 11 maggio 2009

Ambiente/Democrazia. Vogliono le mani libere! -2

ROMA / 10-05-2009
ITALIA NOSTRA/ 135 deputati per una nuova legge contro le associazioni ambientaliste

ROMA (UnoNotizie.it)

La proposta di legge che la stampa con le sue semplificazioni (spesso efficaci e appropriate) ha subito registrato come “blocca ricorsi” non è tanto allarmante per l’affrettato, e forse infine innocuo, dispositivo del suo unico articolo (che va a mettere una coda velenosa nell’articolo 18 della legge istitutiva del ministero dell’ambiente), quanto per gli umori e i propositi rivelati nella relazione di presentazione e illustrazione dai 135 deputati (tutti appartenenti alla maggioranza di governo) che hanno assunto l’iniziativa legislativa. E’ quanto scrive il presidente di Italia Nostra, Giovanni Losavio nel commentare l’iniziativa.

Un vero e proprio manifesto politico della intolleranza verso la funzione di controllo di legittimità che la legge istitutiva del ministero dell’ambiente assegna alle “individuate” “associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale”, ad esse riconoscendo la legittimazione a ricorrere davanti al giudice amministrativo per l’annullamento degli atti illegittimi lesivi dei valori ambientali. Ma intolleranza innanzitutto verso le stesse garanzie di legalità - scrive Losavio - previste dal sistema per tutti i comportamenti della pubblica amministrazione, che è già stata concretamente manifestata dal “decreto anti-crisi” (convertito nella legge 28 gennaio 2009, n. 2), espressamente e non a caso richiamato nella relazione. La quale sottolinea che l’art. 20 di quel decreto solleva in pratica le opere pubbliche che siano state dichiarate “prioritarie per lo sviluppo economico del territorio” dall’onere del rispetto della legalità, non solo abolendo la “facoltà sospensiva” del giudice amministrativo investito del ricorso, ma perfino sopprimendo la sua potestà di annullare l’illegittimo atto amministrativo, impugnato, che le approva.

“Lo snellimento delle procedure non permetterà più che sia il TAR a decidere se un’opera si debba fare o meno”, così cantano vittoria i 135 proponenti della legge, che intendono dunque completare la manovra con una energica misura di intimidazione delle associazioni che si permettessero di invocare il rispetto della legalità nel governo dell’ambiente.
Quali allora le misure punitive previste per le associazioni dalla proposta di legge? Già si è detto di un unico articolo (concepito sembrerebbe da chi ha scarsa cultura e pratica dei processi) che nel primo comma riprende un istituto processuale di carattere generale e quindi applicabile a tutte le parti che abbiano agito in giudizio in mala fede o colpa grave e sono perciò tenute al risarcimento dei danni così cagionati alla parte vittoriosa. E’ istituto pacificamente operante anche nei giudizi amministrativi e dunque non v’è ragione di confermare che la responsabilità da lite temeraria, come si dice, vale anche per le associazioni. Le quali ben lo sanno, ma quel rischio non le riguarda, perché a ragione (non avventatamente o in mala fede) ricorrono alla giustizia amministrativa.

Più insidioso, odioso anzi nelle intenzioni, il secondo comma che solo per le associazioni (quindi in palese contrasto con il principio costituzionale di eguaglianza dell’art. 3) amplia la responsabilità processuale, a prescindere dalla colpa, prevedendo la condanna (anche d’ufficio del giudice, indipendentemente dalla domanda della parte pubblica) al risarcimento dei danni, quando il ricorso sia respinto perché manifestamente infondato. Si tratterebbe di un dispositivo atipico, riservato alle associazioni, mai altrimenti previsto, perché il giudizio di annullamento dell’atto amministrativo si conclude con l’accoglimento o il rigetto del ricorso; mentre la sanzione del risarcimento dei danni è fatta dipendere da un apprezzamento eminentemente soggettivo quale è quello che qualifica come manifesta l’infondatezza del ricorso. E’ chiaro insomma il proposito discriminatorio e dissuasivo, di condizionare cioè negativamente l’esercizio del diritto di agire in giudizio, che è garantito dall’art. 24 Costituzione.

Italia Nostra e le altre “associazioni di protezione ambientale” registrano con preoccupazione non solo il radicato pregiudizio e l’insofferenza (dei 135 deputati che hanno assunto questa iniziativa legislativa) verso il ruolo di controllo di legittimità ad esse riconosciuto dalla legge istitutiva del ministero dell’ambiente, ma innanzitutto la esplicita determinazione di rimuovere ogni ostacolo, anche quelli opposti dal rispetto della legalità, e dalle obbiettive ragioni di salvaguardia dell’ambiente, alla realizzazione delle opere pubbliche ritenute “prioritarie” per il malinteso “sviluppo economico del territorio”. [Italia Nostra]

Ambiente/Democrazia. Vogliono le mani libere!

Se questo terribile disegno di legge andrà avanti, magari con la convergenza del Pd, che a livello di amministrazioni locali potrebbe averne una gran voglia, costituirà una violenta ed efficace mazzata contro tutto il movimento di difesa del territorio e in particolare contro tutti gli aggregati locali di cittadini poco o per niente organizzati che non hanno alle spalle solide associazioni nazionali. Via libera quindi ad impianti velenosi, cementificazione selvaggia, speculazioni private a danno delle comunità locali. In due parole: saccheggio libero.
Noi non eravamo a conoscenza di questa proposta già avviata all'esame di una commissione parlamentare e forse la stragrande maggioranza degli interessati a contrastare le "mani sul territorio", non ne sa ancora niente.
mv


Ambiente, un ddl contro la sindrome Nimby
Le associazioni che perdono i ricorsi devono risarcire la PA
di Rossella Calabrese
da edilportale.com

04/05/2009 - È all’esame della Commissione Giustizia della Camera, un disegno di legge in materia di responsabilità processuale delle associazioni di protezione ambientale.
Le istanze ambientaliste – spiega nella relazione il proponente Michele Scandroglio – hanno contribuito alla crescita di una diffusa attenzione al «territorio di riferimento», ma hanno originato, nella società civile, comportamenti di protesta contro le scelte infrastrutturali sviluppate da soggetti pubblici e privati. Tali proteste, cosiddette Nimby (Not in my back yard), determinano ritardi del “cantiere Italia”. Secondo il “Nimby Forum” nel 2007 sono state 193 le infrastrutture oggetto di protesta (leggi tutto).
Un ricorso al giudice amministrativo – continua la relazione – è sufficiente a impedire o a ritardare la realizzazione di opere pubbliche, senza che sia previsto alcuno strumento di responsabilizzazione delle associazioni di protezione ambientale, le quali, talvolta, presentano ricorsi pretestuosi, con il solo scopo di impedirne la realizzazione. Questa originale forma di «egoismo territoriale» mantiene solo parzialmente l’originale matrice ambientalista: la sua esplicitazione in comportamenti di aperto conflitto finisce, infatti, per penalizzare la stessa realizzazione degli interventi inseriti nei programmi di politica ambientale.
Per responsabilizzare le associazioni ambientaliste e per evitare che ricorsi amministrativi, manifestamente infondati, siano presentati al solo fine di ritardare la realizzazione di opere pubbliche, il disegno di legge introduce la previsione della responsabilità delle associazioni per lite temeraria e il conseguente risarcimento del danno a vantaggio della pubblica amministrazione.

La legge 8 luglio 1986, n. 349, recante le norme in materia di danno ambientale:
1) all’articolo 13 individua le associazioni di protezione ambientale legittimate ad agire in giudizio avverso qualsiasi provvedimento che leda in modo diretto e immediato l’interesse ambientale; esse sono, pertanto, legittimate a impugnare anche atti a contenuto urbanistico purché idonei a pregiudicare il bene dell’ambiente, anche se lo specifico bene non sia sottoposto ad alcun vincolo (paesistico, archeologico, idrogeologico eccetera);
2) all’articolo 18 attribuisce alle associazioni individuate ai sensi dell’articolo 13 il potere di intervento e la potestà di impugnare gli atti illegittimi lesivi del «bene-ambiente».

Il ddl propone di aggiungere all’articolo 18 delle legge 349/1986 due commi:
- comma 5-bis. Qualora il ricorso di cui al comma 5 del presente articolo, presentato dalle associazioni, individuate ai sensi dell’articolo 13 della presente legge, sia respinto, alle associazioni soccombenti che hanno agito o resistito in giudizio con mala fede o con colpa grave si applicano le disposizioni dell’articolo 96 del codice di procedura civile.
- comma 5-ter. Qualora il ricorso di cui al comma 5 del presente articolo, presentato dalle associazioni individuate ai sensi dell’articolo 13, sia respinto perché manifestamente infondato, il giudice condanna le associazioni soccombenti al risarcimento del danno oltre che alle spese del giudizio.
La modifica della legge 349/1986 tiene conto del decreto anticrisi, DL 185/2008, convertito dalla legge 2/2009 che, all’articolo 20 prevede un iter accelerato per le opere pubbliche prioritarie, la nomina di commissari straordinari che dovranno vigilare su tutte le fasi di realizzazione dell’investimento e, soprattutto, l’abolizione della facoltà sospensiva del TAR (leggi tutto). Lo snellimento delle procedure non permetterà più che sia il TAR a decidere se un’opera si debba fare o meno: con le nuove norme vengono accorciati i tempi per il ricorso contro le decisioni del commissario straordinario delegato. Il cantiere, pertanto proseguirà nei suoi lavori e se il ricorrente dimostrerà di avere ragione otterrà un indennizzo.

giovedì 23 aprile 2009

Partecipazione. Parte la Fabbrica del Futuro.

intervento di Mv


al tavolo delle associazioni

Giovedì sera, nella sede della Circoscrizione centro, in via dell'Accademia, si è svolto un singolare meeting sul tema della partecipazione, organizzato dall'associazione Venti di Terra. La serata si è aperta dando la parola alle assocazioni impegnate sul tema del coinvolgimento dei cittadini alle scelte sui beni comuni e sulle trasformazioni urbanistiche della città. Erano presenti, oltre a Municipio Verde, Paolo Sanesi, portavoce del Coordinamento dei comitati cittadini, Paolo Balestri di Lega Ambiente, Fulvio Batacchi degli Ecodem, Luigi Rivieri per l'Arci, Fabiana Fabbri rappresentante del "Forum acqua bene comune", Boretti della rivista Crocevia e infine Nadia Solitario del gruppo organizzatore.
Tre le domande a cui eravamo invitati a rispondere:
1 Cosa salvereste del processo partecipativo fin qui attuato dall'amministrazione?
2 Cosa buttereste?
3 Cosa proponete per la nuova legislatura?
Le proposte o le considerazioni dei relatori, che erano invitati a non uscire dai sette minuti previsti per ogni intervento, venivano sintetizzati via via e proiettati alle spalle del tavolo. Su quei temi erano poi chiamati ad esprimersi i cittadini presenti, votando con dei cartoncini colorati. Con il rosso si esprimeva il completo dissenso, con il bianco la disponibilità a considerare l'idea e il verde la propria adesione. i candidati a sindaco

Dopo il riscontro del gradimento dei presenti, al tavolo sono stati chiamati alcuni candidati a sindaco della città che si sono resi disponibili: Fausto Barosco della lista Amici di Beppe Grillo, Renzo Bellandi per la Sinistra Rossoverde (formazione in cui è schierato anche il nostro Lanfranco Nosi, candidato però alla presidenza della Provincia) e infine Massimo Carlesi, del PD, candidato per la coalizione di Centrosinistra.
L'ultimo segmento della serata è stato impegnato con alcuni interventi dal pubblico (termine improprio, in un incontro in cui era richiesta una presenza attiva) e per finire dalle repliche dei candidati.
Abbiamo spiegato con una certa precisione l'articolazione dell'incontro perchè esso costituiva di per sè una proposta e non solo di metodo. Un esempio, quello di Venti di terra, decisamente contrastante con l'organizzazione del Town Meeting che, anche se non si è mai accesa una polemica aspra e i toni sono rimasti pacati e dialoganti, è stato il grande accusato della serata. Il titolo scelto per l'incontro la dice lunga: "La fabbrica del Futuro". e il futuro di cui si parla non può essere troppo lontano, oppure verrà compromessa in modo irrimediabilmente pesante ogni possibilità di recupero della fiducia della gente verso le amministrazioni locali e verso la politica in generale.
La serata non è stata solo piacevole per l'impegno di tutti a rispettare le regole e l'impostazione data ma anche per la disponibilità dei candidati a mettersi in gioco, senza ergersi su alcun piedistallo , accettando di confrontarsi in modo reale, senza ricette prefabbricate e con la voglia di
ascoltare.
Presto saranno disponibili i filmati realizzati dagli Amici di Beppe Grillo e dagli stessi organizzatori, quindi non ci dilungheremo in sintesi poco rispettose della complessità delle idee esposte. Vogliamo però soffermarci su un punto importante sollevato da Municipio Verde che ha destato un po' di contrapposizione ed è rimasto forse poco chiaro.
Il tema era: può la partecipazione dei cittadini costituire un momento deliberativo diretto, visto che la nostra democrazia prevede che le decisioni siano prese negli organi elettivi dei consigli comunali, provinciali e così via?
La nostra opinone, che qui cerchiamo di enunciare nuovamente, è che a ciò si può ragionevolmente arrivare attraverso la costruzione di un patto partecipativo, accettato dagli eletti che preveda il rispetto delle decisioni, o degli orientamenti, presi.
Il presupposto è quello di invitare i rappresentanti politici e i cittadini ad una forma di codeliberazione, che riporti questi ultimi al centro della polis, lasciando fuori dal gioco le logiche spartitorie e le dinamiche di scambio di privilegi fra poteri forti. Tutto ciò deve essere regolato da principi di correttezza sottoscritti da tutti, che pongano termine all'arroganza di chi si rifiuta di considerare i risultati dei referendum consultivi (vedi inceneritore di Case Passerini) o all'ipocrisia di chi sventola bandiere verdi, prospetta parchi naturali, agricoli e archeologici e invece semina cemento e diossina su tutto.
Perchè il vero problema con le amministrazioni toscane di centrosinistra è proprio vedere traditi quegli ideali comuni tanto sbandierati che, nel generale torpore della fiducia e della delega in bianco,
finiscono sepolti dagli interessi privati confliggenti con il bene comune, proprio mentere si presenta l'interesse pubblico come prioritario.
Qui non rifaremo elenchi conosciuti ma ci corre l'obbligo di ricordare che "l'eccellenza" città etrusca di Gonfienti giace sotto l'asfalto e che sta per arrivare al traguardo la grande truffa urbanistica della Multisala di Capezzana. E come non ricordare che con la complicità dell'opposizione di facciata della PDL, si va avanti con la Variante sull'asse del viale Leonardo da Vinci (declassata) che di fatto condizionerà tutto il piano strutturale.
Come non rammentare il fantomatico progetto di parco della piana, inventato dalla mente contorta dell'assessore Conti per fare da specchietto per le allodole e placare coloro che, fidandosi, si accontentano di parole.

MUNICIPIO VERDE


mercoledì 1 aprile 2009

Parco della Piana. Cominciamo a costruire.

I primi passi del Parco della Piana. Con dei manovratori come Conti e Gianassi, si parte dalla fine. Qualsiasi cosa per loro vuol dire "infrastrutture".
Le perplessità bussano, come la primavera.
mv
I primi passi del Parco fiorentino: oltre tremila ettari per i cittadini
Parco della Piana: firmata la convenzione per le prime opere
3.000.000 di euro di finanziamenti della Regione Toscana per i lavori

Via libera al finanziamento regionale delle prime azioni concrete per la realizzazione del Parco della Piana. Questa mattina il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, e l’assessore al territorio della Regione Toscana, Riccardo Conti, hanno sottoscritto il protocollo che stanzia risorse pari a 3.000.000 di euro per finanziare completamente le prime due opere del parco: la pista ciclabile che collegherà il Polo scientifico universitario di Sesto Fiorentino con Villa Montalvo, a Campi Bisenzio, e il recupero di un immobile che diventerà luogo di aggregazione delle associazioni e centro di documentazione del parco. “La firma di oggi – ha detto l’assessore Conti – segna un passo importante nel processo di partecipazione che vede protagonista il Parco della Piana, un’occasione unica per rendere i cittadini toscani partecipi in prima p ersona di questo patrimonio. Quest’area di oltre tremila ettari, destinata a ospitare e armonizzare entro un grande parco agricolo, rurale, ambientale anche nuovi servizi, nuove infrastrutture e nuovi impianti, richiede un attento e lungimirante governo integrato del territorio tra le amministrazioni interessate, ma anche tra i cittadini che con quelle amministrazioni devono e possono interagire stabilmente”.“Finalmente un passo concreto verso la realizzazione e il finanziamento di un’opera importantissima prevista nel programma del presidente Martini – ha commentato il sindaco Gianassi – con il protocollo firmato oggi comincia a prendere forma quel ‘vuoto’ collocato tra Firenze e Prato che è decisivo per il nostro sviluppo. Il Bosco della Piana, le dune lungo l’autostrada e il sistema dei laghi, insieme alla nuova pista ciclabile e al nuovo centro visite costituiranno l’ossatura di un grande progetto ambientale”. Il Parco della Piana sarà il primo parco metropolitano della Toscana e verrà creato attraverso un processo partecipativo già avviato che chiama in causa quattro comuni (Firenze, Prato, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio) e due province (Firenze e Prato).
Autore: Francesca Calonaci
da Toscana Notizie.

martedì 31 marzo 2009

No Dal Molin. La partecipazione negata!

27/03/2009 fonte: Presidio Permanente


Vietato esprimersi, vietato conoscere, vietato opporsi: di chi è la città? Appello alla partecipazione al convegno per la costruzione della Valutazione d'Impatto Ambientale dal basso

Pochi giorni fa, con l'ennesima sentenza imbarazzante, il Tar del Veneto ha tolto alle donne e agli uomini di Vicenza l'ennesimo diritto: quello di conoscere, attraverso una Valutazione d'Impatto Ambientale, i danni che produrrebbero le costruzioni progettate dagli statunitensi al Dal Molin.
La ragione adotta dai giudici non riguarda l'utilità della valutazione, bensì un banale scherzo del calendario o, più probabilmente, dell'Avvocatura di Stato che ha presentato una documentazione ingannevole sufficiente a giustificare l'ennesimo atto di ingiustizia: il progetto statunitense, infatti, sarebbe stato approvato 10 giorni prima dell'entrata in vigore della normativa europea sulla Valutazione d'Impatto Ambientale.
Non vogliamo soffermarci sul fatto che il progetto preso in considerazione dai giudici è quello vecchio, posizionato sul lato est del Dal Molin (mentre l'attuale ricade sul lato ovest); siamo convinti, del resto, che qualunque cavillo sarebbe stato valido per negare alla popolazione vicentina anche il diritto a conoscere le conseguenze della militarizzazione e dell'arroganza statunitense. In questi mesi, del resto, il commissario Costa ha lavorato sodo per impedire ai cittadini di esprimersi e ai suoi amministratori di rappresentare la volontà contraria della maggioranza della comunità locale.
Vogliamo, invece, denunciare l'ennesimo atto di ingiustizia che si abbatte sulla città patrimonio Unesco per le inestimabili tracce architettoniche lasciate da Andrea Palladio. Dopo che il governo ha rifiutato di tenere in considerazione la volontà di Vicenza, espressa in manifestazioni partecipate da centinaia di migliaia di persone; dopo che lo stesso Tar ha dovuto riconoscere l'illegalità e l'illegittimità di molti atti, sanati in seguito con una sentenza inqualificabile del Consiglio di Stato; dopo che ai vicentini è stato impedito anche di esprimersi, con il divieto, espresso tre giorni prima del voto, a svolgere una regolare consultazione democratica; dopo tutto ciò, ci mancava la ciliegina sulla torta confezionata dai promotori dell'installazione militare: negare una rigorosa Valutazione d'Impatto Ambientale, infatti, equivale a far calare il silenzio della censura sulle sorti del territorio vicentino e della più grande falda acquifera del nord Italia.
Non è possibile esprimersi, tanto meno conoscere: è questo il significato degli atti politici del governo e delle sentenze della magistratura sul Dal Molin. Ma una città è soprattutto il luogo dell'abitare, lo spazio della socialità, il centro del confronto e dello scambio di informazioni; rappresenta, dunque, non un contenitore vuoto che chiunque può riempire, bensì un aggregato di vita e di relazioni: è la nostra casa, la nostra quotidianità, il nostro lavoro, il nostro tempo libero; è, dunque, un luogo dei cittadini e per i cittadini.
Vicenza ha diritto di decidere e di conoscere. Di fronte all'imposizione e alla censura, Vicenza ha il diritto di opporsi e di approfondire. Per questo mercoledì 1 aprile organizzeremo un nuovo convegno. Vogliamo mettere insieme le intelligenze e le competenze della nostra città e di altri territori; vogliamo approfondire e analizzare, conoscere e informare.
Al Dal Molin non si costruirà una casa; al Dal Molin vorrebbero realizzare una base militare che consumerebbe gran parte delle risorse della città, inquinandone altre. La più grande area verde del capoluogo; la più grande falda acquifera del nord Italia; un fiume che costeggia l'area per poi scorrere sotto i ponti all'ombra della Basilica palladiana; un bosco urbano tutelato e siti archeologici di epoca romana. In gioco c'è tutto questo, ma anche la salute di quanti abitano questi borghi, la sicurezza di chi lavora in questi territori, il futuro di chi crescerà e nascerà in questa città.
A chi ci nega anche la conoscenza, risponderemo realizzando saperi e informazione. Ci appelliamo a coloro che amano questa città, a chi crede nella difesa della terra e dei beni comuni, a quanti si oppongono alla militarizzazione e alla guerra; ci rivolgiamo a ingegneri e architetti, geologi e urbanisti; a chi vuol difendere Vicenza e a coloro – gli amministratori locali – che hanno il dovere di difendere i propri cittadini.
Il 1 aprile troviamoci e diamo vita a un tavolo per la realizzazione collettiva e popolare di uno studio tecnico sui danni che produrrebbe la realizzazione del progetto statunitense. Vogliamo avere il diritto ad accedere agli atti e ai progetti; vogliamo poter effettuare sopralluoghi e studi nell'area di cantiere; vogliamo vedere garantita la possibilità, per tecnici e professionisti di valore accademico, di poter effettuare uno studio rigoroso e veritiero sulle conseguenze che potrebbero subire la falda acquifera e l'ambiente della nostra città.
L'informazione e la conoscenza sono un tassello irrinunciabile della democrazia; chi le nega vuol creare un'imposizione, chi le crea vuol favorire la partecipazione.

venerdì 27 marzo 2009

Editoriale. Terzo Paesaggio.

Come ci ha ben spiegato il professor Morisi nel primo incontro di presentazione del progetto regionale di parco della Piana, questa nuova entità territoriale, posta fra Prato e Firenze, non è un'area protetta né un parco naturalistico. Rappresenta, a detta degli esperti, una specie di “sovrainfrastruttura verde” comprendente aree verdi e zone prive di costruzioni ma anche tutto ciò che in essa è esistente di abitativo, servizi, infrastrutture vere e proprie e ovviamente strade di varia entità e funzioni. Questa identità polimorfa e polifunzionale era già nota a chi come noi aveva visionato qualche carta e letto i primi documenti istitutivi. Pertanto avevo pensato di intervenire all'assemblea, presieduta dal garante regionale per la comunicazione, con l'intervento che segue. Ma la ricchezza dei contributi presentati e il livello di consapevolezza dei convenuti, mi ha convinto ad assecondare la pigrizia e a rinviare il mio modesto discorso.
Visto però che abbiamo a disposizione il blog, ritengo che dire adesso qualcosa, possa servire a mantenere vivo il dibattito e a prevenire inaspettati balzi in avanti di chi nelle amministrazioni dei comuni e delle province non ha a cuore -o crede solo di averlo- l'equilibrio ambientale, oppure non sente il tema della biodiversità come prioritario.
Andiamo subito al dunque.

L'altra sera si è avuto un piccolo anticipo di un processo di partecipazione. Che si sia soddisfatti o meno degli esiti del confronto, che si condivida o no l'organizzazione della riunione, si è visto finalmente un incontro in cui cittadini e amministrazione sedevano dalla stessa parte e a presiedere c'era un terzo soggetto -arbitrale-, designato altrove. Un numero incredibile di gruppi, comitati, associazioni, enti che spesso non si conoscono e non si incontrano, siedeva nella stessa sala.
Ciascuno aveva con sé un bagaglio di esperienza, di competenze, di conoscenze, ma anche un portato di amarezza e di contrapposizione nei confronti dei governi locali, frutto di anni di lotte per la difesa del territorio, per la salute pubblica e per i diritti dei cittadini.
Ognuno di noi, a suo modo, e in diverse proporzioni ha passato la serata a chiedersi se ciò che stavamo facendo era la partecipazione ad una nuova fantasiosa farsa ordita dai politici per distrarci dalle nostre battaglie o era la grande occasione di unire le forze ed affrontare tutti insieme un grande progetto, capace di porre il limite a cemento e veleni e di fermare la distruzione del territorio. Io credo che in questo caso la verità stia decisamente nel mezzo e che a noi spetti di cercare di spostare l'ago dalla parte giusta.
Nella sala c'erano tutte le criticità divenute lotte per centinaia e centinaia di cittadini: la Multisala di Capezzana, l'Interporto di Gonfienti e la Città Etrusca, la soppressione del verde nella città densa, piazza Mercatale e il progetto di parcheggio sotterraneo, l'ex Banci e la Variante della Declassata, le Cascine di Tavola, Pantanelle, gli inceneritori, le discariche, i tralicci, l'aeroporto. Queste e molte altre ancora erano le spine che impedivano alla mano dei partecipanti di stringere con fiducia il pugno attorno al progetto di Parco.
Proprio mentre scrivo, arrivano al nostro blog altre segnalazioni di svendita del territorio e di continua marginalizzazione delle zone di non costruito, di continue aggressioni al suolo, all'acqua, al cono visivo del paesaggio e dell'orizzonte, alla qualità dell'aria (a S. Lucia, a Tavola, a Vergaio).
E mentre i cittadini sono così pesantemente concentrati sulle criticità ambientali e sulle loro battaglie, ecco che giunge dalla Regione un' ipotesi di sanatoria generale; di grande patto intercomunale per la pace e la collaborazione.
Nel frattempo però, niente si arresta: quello che c'è rimane, quello che si è già deciso continuerà il suo sviluppo e, naturalmente, anche i nuovi progetti andranno avanti senza che nessuno possa bloccarli in nome del Parco. Per i Comitati, tutto ciò ha il sapore di un grande condono. Sarebbe impossibile mandare giù un boccone di questo genere.
La mia opinione è che in questa proposta di processo partecipativo dobbiamo starci.
Dobbiamo starci senza cedere di un passo nelle nostre iniziative politiche, civiche e ambientaliste. Dobbiamo starci senza cedere, ma anzi con rinnovato impegno, nella lotta contro la svendita del territorio, contro i cancrovalorizzatori, contro i megaparcheggi, a favore del trasporto pubblico, delle bici e del verde urbano. Dobbiamo starci perchè è un'occasione di controllo, di conoscenza, di visione complessiva dell'area vasta su cui si muove più di un milione di persone.
Dobbiamo starci anche se, come qualcuno ha già fatto notare, si trattasse soltanto di una sorta di Piano di indirizzo territoriale in versione allargata (proprio l'area vasta).
Dobbiamo starci anche se l'altra sera, la parola più usata per descrivere il Parco è stata “infrastruttura” verde. Una parola, infrastruttura, che viene disinvoltamente usata per definire tanto un servizio, quanto un impianto o un'istallazione. E di istallazioni che di parco non hanno nulla, la piana ne ha già moltissime.
Dobbiamo starci perchè se vogliamo ottenere qualche risultato, ci corre l'obbligo di confrontarci anche nelle sale istituzionali, affinchè rimanga traccia del nostro lavoro e della nostra esperienza
In attesa che il mio assenso venga confermato o smentito dai fatti, vorrei porre subito una questione fondamentale che motiva fortemente l'operato di Municipio Verde e il suo impegno per la città.
Il Parco è costituito da tre tipi di ambiente. Potremmo anzi usare il termine di paesaggi, usando una classificazione non mia.
Il primo paesaggio è quello più propriamente urbano, occupato da costruzioni e anche al suolo coperto di asfalto e cemento. Esso è presente in modo comunque importante in quasi tutte le zone del parco.
Il secondo paesaggio, in grandissima parte ancora da recuperare, è quello rurale, destinato a colture autoctone e a basso impatto ambientale, a produzioni finalizzate alla distribuzione locale, all'agricoltura biologica.
Il terzo è l'incolto. Il luogo della natura. La parte di territorio dove si svolge la riproduzione biologica, dove volano gli stormi, dove nidificano le molte specie migratrici, dove vivono rospi lucertole e salmandre. Il paesaggio colonizzato dalle erbe selvatiche, dagli insetti, dai roditori, percorso da cervi, volpi e faine. Solcato da corsi d'acqua che formano bacini lacustri e zone umide.Il terzo paesaggio è l'incolto, il non sfruttato, il non produttivo.
E' costituito dalle zona dove avviene il gratuito processo di rigenerazione della vita, altrove aggredita, schiacciata, eliminata per far posto alle attività umane.
Con Municipio verde, io ritengo che questa frazione di territorio debba rimanere tale, non possa contrarsi ulteriormente e non debba indebolirsi a favore delle altre due. Si potrebbe adesso introdurre uno slogan come “consumo di territorio 0”, ma forse svilirebbe un discorso che ha ragioni articolate e supportate scientificamente, oltre che dal buonsenso e dalle normali esigenze umane di tutela della salute.
Per qualcuno è forse necessaria una precisazione. In questo caso l'incolto non significa, l'abbandono e l'incuria; non descrive una panchina coperta dai rovi nel giardino pubblico o la rotonda invasa dalle erbacce. L'incolto non ha funzioni strettamente legate alla vita urbana ma semmai al tempo libero e rigenerante del non lavoro.
Il Terzo paesaggio è la dannazione degli amministratori perchè viene considerato improduttivo e insicuro. Esso richiama alla mente dei politici terribili immagini di delinquenti padroni della boscaglia, spacciatori appostati fra gli alberi e stupri in quantità. Ci viene in mente subito l'abbattimento degli allori attorno al castello dell'imperatore, con la motivazione che erano rifugio dei drogati ma gli esempi di questa assurda idea di desertificare per portare il crimine allo scoperto, sono tanti.
La politica è portata a negare il terzo paesaggio perchè non riesce a controllarlo.
E siccome non è in grado di farlo lo svende e evidentemente non per mantenere la sua funzione di gratuita, lo ripeto, rigenerazione.
Io credo che Il Parco della Piana possa e debba esistere proprio in funzione della difesa del terzo paesaggio e del recupero equilibrato del rurale.
Tutto il resto non richiede un parco per esistere.
Noi saremo senz'altro disponibili a discutere e a confrontarci, senza trattare alcunchè sulle infrastrutture venefiche e distruttive che attanagliano l'uomo e gli altri animali.

Per, con e a
Municipio Verde,
Riccardo Buonaiuti

martedì 24 marzo 2009

Parco della Piana. La presentazione del progetto - 5

Prato, 23/03/09
Interventi del pubblico alla presentazione del processo partecipativo sul Parco della Piana




Intervento di Leonardo Becheri (PRC)








Venturi (Slow Food)

Parco della Piana. La presentazione del progetto - 4

Prato, 23/03/09
Intervento di Francesco Fedi, del Comitato per la Città etrusca sul Bisenzio, in occasione della presentazione del processo partecipativo sul Parco della Piana.

parte 1


parte 2


parte 3

Parco della Piana. La presentazione del progetto - 3

Prato, 23/03/09
Interventi del pubblico alla presentazione del processo partecipativo sul Parco della Piana

Intervento di Franco Aspite (Coordinamento dei Comitati Cittadini)


Intervento di Maila Ermini (Primavera di Prato)


Intervento di Amerigo Bigagli (Venti di Terra)


Intervento di Paolo Balestri (Legambiente)

Parco della Piana. La presentazione del progetto - 2

Prato, 23/03/09
Introduzione del sindaco Marco Romagnoli alla serata dedicata alla presentazione del processo partecipativo sul Parco della Piana



Parco della Piana. La presentazione del progetto - 1

Prato, 23/03/09
Massimo Morisi, Garante regionale per la Comunicazione, presenta il processo partecipativo sul Parco della Piana.

parte 1


parte 2


parte 3

lunedì 23 marzo 2009

Prato. La partecipazione sul Parco della Piana

Che l'amministrazione comunale abbia una idea un po' distorta dei concetti di partecipazione ed informazione ormai lo sappiamo da tempo.
Ci pare però significativo lo scarso risalto dato all'avvio del processo partecipativo sul nascituro Parco della Piana ( http://www.parcodellapiana.it/ ) - forse per il semplice fatto che al Town meeting metteranno una pesante ipoteca anche sugli ambiti nei quali potrebbe svilupparsi? - che ha avuto scarsissima risonanza. Talmente poca che il sindaco e l'assessore Ciuoffo non hanno nemmeno rammentato l'appuntamento in occasione dell'inaugurazione della Mostra sul Piano Strutturale di sabato scorso.
Giusto per far capire come è stata promossa la presentazione del processo partecipativo, che si terrà il 23 marzo alle ore 21,00 presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale, abbiamo scattato qualche foto alle evidenti affissioni abusive di alcune locandine per le strade di Prato (peraltro, veramente poca roba).
Possiamo dire che, per fortuna, almeno il Garante Regionale per la Comunicazione, Massimo Morisi, ha avuto il buongusto non solo di invitare tutte le realtà associative e "di movimento" pratesi, ma ha anche fornito preliminarmente del materiale molto interessante, e che dovrà essere oggetto di una profonda riflessione.
Perché sul Parco della Piana potrebbero giocarsi tante opportunità per chi allo scempio culturale, territoriale e sociale portato avanti in questi anni si è sempre opposto.

Municipio Verde


domenica 22 marzo 2009

Le mani sulla città. Il Sindaco: siamo proprio dei ganzi.

Il Tirreno sintetizza così l'incontro di ieri all'Urban Center.
Romagnoli e Ciuoffo sono contenti del loro impegno, sicuri di aver lavorato per il bene comune e di muoversi secondo il criterio della sostenibilità... Noi di sostenibilità non vorremmo più sentir parlare - visto che è un concetto così ambiguo che si può mutare a piacimento, fino a diventare un boomerang -; vi lasciamo alla lettura, ricordandovi che le promesse di sospensione non riguardano lo statuto del territorio, che avrà il suo definitivo placet sabato prossimo.
In basso abbiamo riportato anche la risposta di Carlesi alla nostra sollecitazione sul tema del Piano Strutturale (la trovate tra i post pubblicati ieri, in versione integrale). Una risposta che non promette niente di buono.
MV

da il Tirreno del 22/03/09
Niente adozione del piano strutturale Il sindaco: «Decida il nuovo consiglio»
Romagnoli: «In soli quattro anni abbiamo definito una proposta complessiva che ridisegna la città»
PRATO. «Il lavoro si fermerà alla giunta, non arriverà in consiglio comunale». L’annuncia così il sindaco Marco Romagnoli la decisione di non concludere il mandato amministrativo con l’adozione, da parte della massima assise cittadina, del nuovo Piano strutturale. Il “lavoro” cui si riferisce il primo cittadino è appunto il procedimento di revisione urbanistica, la variante generale al Piano strutturale, avviata dall’amministrazione comunale e presentata ieri dal progettista professor Gianfranco Gorelli in apertura dela mostra all’urban center di Palazzo Pacchiani, corredata con una ricca serie di tavole e di materiali informativi sulle linee della futura trasformazione della città. Spiega il sindaco: «Mancano due sedute del Consiglio alla conclusione dell’attuale mandato amministrativo. Non ci pare utile, nè opportuno, che un dibattito sul futuro della città sia inficiato dagli inevitabili elementi propagandistici della campagna elettorale, di fatto già iniziata, durante la quale si assumono posizioni in funzione del voto. Sarebbe come svilire l’imponente lavoro che abbiamo fatto». Il sindaco rivendica la giustezza di un’impostazione, derivante da una nuova “lettura” della città e dalle sue urgenze: «Non concludiamo l’iter amministrativo, ma al contempo in soli quattro anni, in maniera veloce rispetto ai tempi dell’urbanistica, è stata definita una proposta complessiva che affidiamo alla città. C’era scetticismo quando annunciammo che occorreva modificare gli strumenti urbanistici, il solo modo per un Comune di intervenire nelle cose dell’economia. C’era scetticismo perchè questa amministrazione, sin dal Piano strategico, ha avvertito la crisi, il mutamento epocale nel quale siamo immersi, e di cui solo ora si è preso coscienza, come ha dimostrato la trasmissione “Annozero”, anche se in un modo tutt’altro che soddisfacente. Ci siamo accollati una grande responsabilità, anche perché il “Piano Secchi” è del 2001 e, appena tre anni dopo, lo abbiamo messo in discussione, anche se non nelle sue linee portanti. Ma ciò è stato necessario. La crisi del disretto che in pochi, e fra questi pochi il Comune, avevano colto nella sua profondità sta a dimostrarlo». Romagnoli non lo dice, ma se non tutta la variante almeno un pezzo, quello riguardante la Declassata, è in corso, con tanto di richiesta di finanziamenti per la costruzione del “polo espositivo multifunzionale” alla ex Banci. Il sindaco sposta il bersaglio sulla questione della partecipazione: «E’ un momento cruciale di questo percorso partecipativo. Siamo la prima amministrazione che ha deciso di sperimentare la legge regionale sulla partecipazione. Una doppia sperimentazione: la nuova legge regionale urbanistica e, appunto, la legge sulla partecipazioone. Curioso l’atteggiamento su quest’ultima legge, che in generale non piace ai sindaci della nostra regione, ma a quanto pare neppure a coloro che ne dovrebbero benificiare. Sta di fatto che in due anni abbiamo messo in cantiere assemblee e incontri, che hanno fatto del procedimento di revisione urbanistica, promosso dal Comune, uno dei più partecipati e discussi, più dello stesso “Piano Secchi”. Anche da questo punto di vista siamo stati all’avanguardia». Quanto al “nuovo” piano l’assessore all’urbanistica Stefano Ciuoffo lo descrive con queste frasi: «L’idea di fondo è valorizzare le identità di Prato, la sua vocazione infrastrutturale, i suoi valori, in un nuovo contesto di sviluppo equilibrato e sostenibile, per essere protagonisti nei processi di crescita dell’area metropolitana. Rispetto a precedenti piani presentiamo una proposta che ha uno dei più bassi indici insediativi, poichè prefigura un incremento di popolazione, nei prossimi venti anni, di 20/25 mila unità. Che, poi detto chiaramente, ci sono già. Presentiamo una proposta di crescita della città già esistente. Il contrario esatto della cementificazione. Il nostro scopo è la sostenibilità: scaricare le zone ad alto impatto urbanistico, trasferendo indici là dove è possibile sorreggerli. La tutela non può significare congelamento dei processi di trasformazione urbana. Tanto più che puntiamo non alla quantità ma alla qualità architettonica e al riutilizzo per creare nuovi spazi pubblici. Ecco l’idea di fondo è questa: guidare la trasformazione urbana partendo dall’interesse pubblico».

Carlesi «Ascoltiamo i cittadini»
PRATO. Il candidato sindaco di Prato del centrosinistra, Massimo Carlesi, in merito alle recenti sollecitazioni sulle questioni legate alla variante generale, ricorda che l’amministrazione e il consiglio comunale in carica hanno portato avanti un percorso che comprende anche l’ormai imminente Town Meeting. «Ritengo che sia importante che il cammino intrapreso prosegua, attraverso il pieno coinvolgimento del nuovo consiglio comunale, delle circoscrizioni e dei cittadini, nel prossimo mandato amministrativo», aggiunge Carlesi. «Dobbiamo infatti considerare gli appuntamenti di questi giorni come tappe di un percorso che non potrà concludersi prima delle elezioni - aggiunge il candidato sindaco - Il Town Meeting stesso, di conseguenza, va visto come parte di un processo sul quale è indispensabile la massima partecipazione». «A questo scopo - prosegue Carlesi - ribadisco quanto ho già detto nelle ultime settimane, assumendomi l’impegno a mettere in piedi gli strumenti più idonei, fra i quali un “laboratorio per la partecipazione” che sarà assistito da un suo regolamento». «Sono convinto - conclude - che per quanto riguarda le scelte e la discussione sui grandi temi della città, e fra questi rientra naturalmente la variante generale al piano strutturale, occorra procedere attraverso un reale e larghissimo coinvolgimento dei cittadini, con strumenti di partecipazione concreti e aperti».

Prato. La nostra protesta


La protesta di ieri.
mv

Presidio contro la poca partecipazione
Tirreno 22.03.'09
PRATO. Iniziativa di protesta ieri mattina in occasione della conferenza inaugurale della mostra sul piano strutturale, tappa di avvicinamento al Town Meeting di sabato 28 marzo. Il Coordinamento dei comitati cittadini, in collaborazione con Municipio Verde, Lista Civica 5 Stelle per Prato, lista civica Giovani e Famiglia, Lista civica per il bene comune, ha organizzato un presidio davanti all’ingresso dell’Urban Center in via Mazzini per protestare contro lo svolgimento del Town Meeting «collocato al termine di un processo che l’amministrazione continua a definire “partecipativo” ma che tale non è stato». Anita Mucciante e Paola Bocci, rappresentanti del Coordinamento dei comitati cittadini, contestano così il cosiddetto “metodo partecipativo”. «Non c’è stata fino ad oggi una vera partecipazione e informazione - spiegano - gli incontri per illustrare i contenuti del Piano sono stati fissati alle 16, un orario proibitivo per chi lavora. Presenti c’erano solo i tecnici che utilizzavano, naturalmente, un linguaggio astruso comprensibile a pochi e con tavole indecifrabili». «Inoltre - proseguono - è aperto da mesi un contenzioso con l’authority regionale sulla partecipazione senza mai aver ottenuto dal garante una risposta. Ora ci troviamo alle soglie del “Town Meeting” senza sapere con quale criterio sono stati scelti i 150 cittadini che vi parteciperanno. Con quali informazioni andranno a decidere?». C’è poi la questione legata allo statuto del territorio. «Per arrivare alla sua stesura c’è bisogno di conoscenze maggiori, occorre ascoltare le vocazioni del territori per non incorrere in errori come quello commesso alle Cascine di Tavola. Bisogna avere il coraggio di dire no ad un’espansione illimitata, bisogno evitare di dare vita a periferie senza anima. Purtroppo non si sono ascoltati gli abitanti incalzati dall’imminente scadenza elettorale».
G.C.

sabato 21 marzo 2009

Le mani sulla città. Il presidio su Toscana TV

da Toscana TV
Il piano strutturale va avanti fra le contestazioni
21/03/2009 - 'Il futuro deciso da pochi', 'Tanti interessi privati non fanno una citta'' sono alcuni degli slogan che hanno accompagnato la manifestazione di protesta organizzata dal coordinamento dei comitati cittadini.


La protesta si e' svolta in occasione della mostra sul piano strutturale. Davanti all'Ex Marconi membri dei vari comitati, di liste civiche e del Municipio Verde hanno criticato la mancanza di un'informazione chiara e diffusa su quelle modifiche promosse dal comune, che incideranno sul piano regolatore. Secondo i manifestanti non e' stato svolto un processo di vera partecipazione, ma sono state presentate scelte gia' prese, illustrate tramite un linguaggio strettamente tecnico e quindi difficilmente comprensibile dalla maggior parte dei cittadini. Fino a sabato 4 aprile saranno visibili nell'ex Marconi la proposta di Piano e le strategie. Verranno organizzate visite guidate per le scuole, gli ordini professionali, le associazioni e per chiunque lo richiedera' al garante della comunicazione (all'indirizzo mail garantecomunicazione@comune.prato.it). Gli orari di apertura della mostra sono: giorni feriali dalle 16,00 alle 19,00, sabato dalle 10,00 alle 13,00. Il 28 Marzo e' in programma il Town meeting, un incontro a cui e' chiamato un campione rappresentativo della popolazione pratese. Il Coordinamento dei comitati tornera' a protestare in occasione dello stesso Town Meeting. La sera sara' inoltre proiettato al cinema Terminale un film dal titolo 'Le mani sulla citta''.

Prato. La Legge Fregai.

...«E' un momento cruciale di questo percorso partecipativo. Siamo la prima Amministrazione che ha deciso di sperimentare la legge regionale sulla partecipazione. Una doppia sperimentazione: la nuova legge regionale urbanistica e, appunto, la legge sulla partecipazioone. Curioso l'atteggiamento su quest'ultima legge, che in generale non piace ai sindaci della nostra regione, ma a quanto pare neppure a coloro che ne dovrebbero benificiare. Sta di fatto che in due anni abbiamo messo in cantiere assemblee e incontri, che hanno fatto del procedimento di revisione urbanistica, promosso dal Comune, uno dei più partecipati e discussi, più dello stesso “Piano Secchi”. Anche da questo punto di vista siamo stati all'avanguardia»...
Marco Romagnoli,
Prato, equinozio di Primavera.


Prato, 21.03.'09
Stamani era irritato il Sindaco, forse a causa del martellante lavoro dei vari gruppi che, riunitisi attorno al coordinamento dei comitati cittadini, contestano puntualmente l'operato della Giunta in tema di urbanistica.

Forse aveva anche un po' di traverso il fatto che Municipio Verde, nei giorni scorsi era andato all'attacco del candidato del centrosinistra Massimo Carlesi, - di cui il primo cittadino in carica si è autoproclamato mentore e a cui ha pubblicamente affidato il ruolo di continuatore -, per chiedergli, senza mezzi termini, di intervenire sulla Giunta in carica, proponendo una sospensione della deliberazione sullo Statuto del Territorio.
Gli abbiamo chiesto, in sostanza, di mandare un segnale di discontinuità nei confronti della giunta uscente, avocando a sè la responsabilità di riformare i criteri della partecipazione e di portare a termine il nuovo Piano Strutturale.

Era irritato, il Sindaco. E ha avuto una reazione semplice, da vecchio politico. Ha cercato, pacatamente di screditare l'opera dei gruppi civici, manipolando i fatti.
Romagnoli dice che i comitati sono contro la legge sulla partecipazione.
La bugia è grossa ma ha le gambe corte. Per dimostrare questa asserzione deve dirci quando mai abbiamo criticato la legge Fragai in quanto tale. Dopo di che deve spiegarci cosa c'entra la legge regionale con questo spettacolo avvilente a cui si assiste all'Urban Center da qualche mese. Poi dovrebbe dar conto pubblicamente del perchè la sua Giunta ha blindato la questione più rilevante, quella della Variante anticipatoria riguardante l'asse della Declassata, condizionando di fatto tutto il piano strutturale, e senza neanche simulare una parvenza di informazione ai cittadini.
Ma questa Giunta vuole finire secondo il suo stile. E così sia. Così trasforma la legge Fragai in legge Fregai e invece di progettare la città delle donne e degli uomini, dei bambini e delle bambine, dei giovani e dei vecchi, propone una città per le auto, per i fabbricanti di veleni, per i consumatori obbedienti e per gli speculatori edilizi.
Ma la sua amministrazione, caro Sindaco, sicuramente anche in buona fede - se si può chiamare buona fede il funesto procedere a caso, inseguendo progetti privati -, ha fatto un danno alla città che avrà bisogno di decenni per essere, se mai sarà possibile, riparato.
Parliamo di danno materiale (consumo di territorio) ma anche morale e sociale (disgregazione, scoraggiamento, solitidine, paura) ed entrambi richiedono uno sforzo che né Carlesi, né il suo partito possono sostenere.

per il Verde Municipio

la zia Alma

Le mani sulla città. Il volantino...

Tanti interessi privati non fanno una città
MV

Le mani sulla città. Romagnoli all'Urban Center

Mai contestata la legge sulla partecipazione... E il sindaco lo dovrebbe saper bene! Ma abbiamo contestato, e continueremo a contestare, le modalità manipolative con le quali questa amministrazione ha voluto "applicarla" (molto formalmente, molto poco nei contenuti!).
Certo, se poi gli strumenti per la partecipazione li aspettiamo dal Comune, stiamo freschi...

MV

Le mani sulla città. Il primo atto della protesta!

Nella mattinata di oggi (sabato 21) è iniziata la protesta che vedrà i comitati cittadini, a fianco di Municipio Verde, della Primavera di Prato e delle liste civiche di Giovani & Famiglia, Per il Bene Comune e Amici di Beppe Grillo, impegnati fino allo svolgimento del Town Meeting del prossimo 28 marzo.
Il presidio in occasione della "inaugurazione" della Mostra sugli elaborati del Piano Strutturale - dove sarebbero stati presenti gli "stati maggiori" dell'urbanistica pratese (Ciuoffo, Pecorario, Gorelli, Paba e Perrone, oltre all'immancabile sindaco Romagnoli) - è stato un vero successo!


Tanti volantini distribuiti, tanta attenzione da parte dei passanti. Addirittura un piccolo "sondaggio" (grande idea di Daniele Baldi degli Amici di Beppe Grillo) al volo sulla famigerata "Guida Piano del Cittadino", che il Comune si vanta di aver distribuito in 75ooo copie ma che sembra, in qualche caso, non sia arrivato nemmeno alle persone selezionate per il Town Meeting.


E, importante, l'attenzione dei media, con le interviste di Toscana TV e TV Prato, le foto, etc.
Ma la ciliegina sulla torta era dentro l'Urban Center di via Mazzini, dove il sindaco, commentando tra lo sprezzante e l'infastidito la nostra azione, l'ha liquidata come una iniziativa da "campagna elettorale" (quasi fosse una bestemmia...), per poi accusarci - e lui sa benissimo quanto ingiustamente, per usare un eufemismo - di essere contro la legge sulla partecipazione, quando noi ne abbiamo sempre chiesto la piena applicazione, ma con gli strumenti adeguati


Nello stesso contesto, l'assessore Ciuoffo - che ben ci conosce e sa benissimo che sul tema partecipazione e piano strutturale siamo molto ben informati, forse addirittura meglio di qualche suo compagno di partito - ripercorrendo le fasi di una partecipazione che ha visto solo lui (e forse Paba...), arriva a dire chiaramente che, in fondo, sul processo in corso siamo "poco informati".
In realtà, sappiamo molto bene che cosa c'è in gioco nel town meeting, e lo sa benissimo anche l'assessore, che lo dichiara pubblicamente: la prossima amministrazione, qualunque sia, si troverà sul tavolo il lavoro fatto e chiuso da questa. Che poi questo sia da "approfondire", nessuno lo ha messo in dubbio. Ma lo Statuto del territorio rimane, e rimangono anche, salvo non voler rimettere in discussione tutto da capo, le invarianti strutturali che questo determina e i principi generali di governo del territorio.
Ma l'assessore può stare tranquillo! Noi continueremo anche dopo il Tonw meeting nell'opera di controinformazione e di approfondimento di queste tematiche. Per il bene dei cittadini.

Municipio Verde