TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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lunedì 15 giugno 2009

Toscana. Cenni trasformista, Roggiolani a tutto campo.

Ieri sul Tirreno c'erano un sacco di cose interessanti (a parte i nostri interventi che non ci pubblicano). Qualcuno si sta accorgendo che le prospettive cambiano...
mv

Prato val bene un inceneritore

Destra a caccia del voto rosso nelle città, anche a costo di cambiare idea
Il segretario regionale Parisi detta la linea: basta ideologie, Galli è andato a parlare in una casa del popolo...
MARIO LANCISI
da il Tirreno del 14.06.'09

Roberto Cenni, industriale tessile di Prato, maggio 2005. Alla domanda di quali - tra i grandi progetti pratesi - avesse avuto bisogno la città, rispose includendo anche l’inceneritore. Ora lo stesso Cenni, da candidato del Pdl a sindaco per il centrodestra, dichiara, per strizzare l’occhio a Rifondazione e ai comitati, che «dell’inceneritore se ne può fare a meno». Cenni uno e due. Quello che gli andava bene come industriale non gli va più bene come candidato a sindaco.
Ad una settimana dai ballottaggi, che in Toscana riguarderanno dieci Comuni e tre Province, il centrodestra va a caccia del voto rosso. Dai comunisti al Prc. Dai Verdi alle liste di Grillo.
Né destra e né sinistra. «Siamo per una politica del fare. La politica del fare non è una politica di destra o di sinistra, ma una politica dei cittadini a favore dei cittadini. Per questo chiedo limpidamente il voto a tutti i cittadini di destra, di sinistra, di centro, indipendenti, civici», è l’appello di Alessandro Antichi per superare in volata il candidato del Pd Leonardo Marras, ex sindaco di Roccastrada. Antichi parte dal 41,6% contro il 48% del rivale. Si è apparentato con la Destra di Storace (2,71%), ma non basta. Da qui la caccia al tesoretto (6%) di voti presi da Rifondazione e Comunisti italiani.
Le spine di Renzi. Né di destra e né di sinistra? Meglio sarebbe dire: di destra e di sinistra. Pur di vincere nelle roccheforti rosse il Pdl le tenta tutte. Fa il pieno di alleanze nel centrodestra, salvo l’Udc abbastanza riottosa e oscillante, e tenta il corteggiamento a sinistra, persino dei comunisti. In tre modi. Il primo è quello alla luce del sole. Giovanni Galli, ex portiere del Milan e della Fiorentina, a Firenze ha invitato a cena Valdo Spini, che ha ottenuto l’8%, con una lista in cui è inclusa anche Rifondazione. Angelo Pollina, vicepresidente del consiglio regionale, grande sponsor di Galli, non ha dubbi: «Il 40% di coloro che hanno votato Spini al ballottaggio saranno dalla nostra parte. Gli altri, soprattutto quelli di Rifondazione, che detestano politicamente Renzi, resteranno a casa».
«Renzi? Meglio Galli». Forse Pollina è troppo ottimista. Forse la sua analisi è un grande spot per Galli. Fatto è che tra Spini e Renzi c’è il grande gelo. Che persino l’ex direttore dell’Unità Furio Colombo ha bacchettato l’Obama dei lungarni per essere stato troppo ruvido con Spini. Che il portavoce regionale Mauro Romanelli dei Verdi ha spiazzato tutti o quasi: «Non trovo motivi per votare Renzi, per Galli invece...». E’ vero che Romanelli è stato uno degli assessori che Renzi in Provincia mandò a casa. E’ vero Renzi non va d’accordo con i Verdi. Però quella di Romanelli è quasi una dichiarazione di voto. Per Galli. Per la destra.
Tentazioni verdi. Fabio Roggiolani, leader storico, non arriva a tanto (se non altro perché i Verdi fanno parte della giunta regionale e sono alleati del Pd in molti Comuni). Però se la prende con i democratici: «Danno per scontato che i nostri elettori alla fine votino per loro. Ma è una convinzione errata. Perché io so bene che le avances della destra sono strumentali, ma gli elettori spesso non vanno troppo per il sottile. Non mi fai l’inceneritore? E io ti voto. Poco importa se sei di destra o di sinistra», spiega Roggiolani.
Cari elettori di sinistra...Si dirà: manovre e promesse da ballottaggio. Non è così. C’è una strategia nella caccia del Pdl al voto della sinistra. Lo ha spiegato a questo giornale qualche giorno fa il ministro Altero Matteoli: «In Toscana non si vincerà mai se saremo ideologici. La sinistra la possiamo battere solo se saremo pragmatici, se ci batteremo sui contenuti, e non sulle bandiere». L’indomani il ministro è andato a Cecina, nella sua città, per fare il tifo per il suo amico candidato a sindaco e ha lanciato un appello al voto sui contenuti. «Ci sono piccoli industriali, artigiani e commercianti che hanno sempre votato a sinistra per avere la governabilità. Ma il vento è cambiato e ora possono passare dalla nostra parte», sottolinea il ministro.
E anche il segretario regionale del Pdl Massimo Parisi, stretto collaboratore di Denis Verdini, fa appello ad un voto «non ideologico». E cita il caso di Galli che è andato a parlare in una casa del popolo. «Si è aperta una nuova fase in Toscana in cui è giusto dialogare con gli elettori di sinistra. In nome di un’alternativa al potere rosso», conclude Parisi.

lunedì 8 giugno 2009

Rifiuti. Il dissociatore molecolare.

Strage inceneritori: la soluzione tecnologica e' la DISSOCIAZIONE MOLECOLARE

Scritto da Administrator, su Ecquologia.it
06-06-2009




LA NOTIZIA E’ DA PRIMA PAGINA MA SUI QUOTIDIANI NON L’HAI TROVATA!!!
Hai invece trovato chilotoni di inchiostro sulle supposte trombate di un milanese trapiantato a Roma. Che palle!
La notizia e' presto detta: a Peccioli, in provincia di Pisa hanno inaugurato il primo dissociatore molecolare, un aggeggio in grado di trattare i rifiuti in modo pulito.

INCREDIBILE!
Parrebbe proprio una bufala, l’ennesima trovata degli ecomostri, ma i promotori dell’iniziativa sono persone degne di fiducia.
L’iniziativa e' partita tre anni fa per merito del gruppo di Fabio Roggiolani, dei verdi toscani, gli stessi che hanno fatto la scelta controcorrente di candidare Cimini alle europee per il centro Italia
Questo impianto sperimentale e' stato costruito a Peccioli, il famoso comune toscano dove esiste una discarica gestita con tecnologie all’avanguardia, dove tutto il gas prodotto dai rifiuti in putrefazione viene raccolto, filtrato e usato poi per produrre elettricita' attraverso un generatore alimentato dal gas stesso. Si tratta di una discarica che non puzza, sopra la quale sono stati anche organizzati concerti.
Silvano Crecchi, sindaco di Peccioli e promotore di questo impianto, e' lo stesso che ha organizzato la prima formula italiana di impianti fotovoltaici (sopra la discarica) come forma di risparmio per i cittadini.

COME FUNZIONA: si tratta di un’evoluzione della tecnologia della pirolisi.
Sostanzialmente l’immondizia non viene bruciata con una fiamma viva. Si ha una combustione a bassa temperatura, 400 gradi, in un contenitore nel quale c’e' pochissimo ossigeno. Una combustione lenta, i rifiuti impiegano 24 ore a carbonizzarsi. A bassa temperatura i metalli non fondono, non c’e' dispersione nei fumi e quindi i metalli restano nella cenere prodotta e sono successivamente recuperabili e riutilizzabili come materia prima. In questo modo si azzerano le micro polveri e le nano polveri e diminuiscono drasticamente le emissioni nocive che successivamente vengono abbattute completamente nel processo di depurazione del gas emesso. Alla fine del processo di lavaggio otteniamo gas combustibile che viene bruciato in un generatore di elettricita'. Il gas di combustione viene poi ulteriormente filtrato in uscita. Una differenza assoluta rispetto agli inceneritori tradizionali (pietosamente ribattezzati termovalorizzatori). Li' c’e' una combustione con la formazione di composti chimici altamente tossici come le diossine e solo dopo si interviene con la depurazione dei fumi, con enormi problemi di efficienza reale del processo (e possibilita' di fare i furbi buttando nell’atmosfera i fumi senza averli filtrati a dovere). Nella dissociazione molecolare si ha un processo di per se' molto meno inquinante e il lavaggio del gas prodotto e' interno al processo in quanto se il gas non viene completamente depurato da impurita' danneggia il generatore a turbina di elettricita'.
Questo vuol dire che abbiamo in mano qualche cosa di concreto per bloccare l’installazione di nuovi inceneritori di vecchio tipo e per pretendere la conversione di quelli gia' installati. Non nascondo che dietro questa questione c’e' un grosso problema strategico. Il motivo per il quale questa notizia ha avuto un’eco nulla e' che perfino il movimento ecologista non ha voluto sostenerla.
La questione e' infatti delicata.
Da decenni siamo tutti d’accordo sul fatto che la soluzione principale della questione dei rifiuti e' l’idea di RIFIUTI ZERO.
Abbattimento del volume degli imballaggi, riutilizzo dei contenitori, vendita di latte e detersivi alla spina, riciclaggio eccetera.
Ma io credo che sia necessario ragionare sui rapporti di forza e non farsi prendere dal fondamentalismo ecologista. “O tutto o niente” non e' una soluzione.
Oggi Berlusconi sta indiscutibilmente dando il via a decine di inceneritori di vecchio tipo. Non e' realistico pensare di fermarlo con le forze ridicole che abbiamo.
E’ invece realistico spiegare alla gente di destra che questi impianti sono estremamente piu' sicuri, molto piu' convenienti economicamente, di dimensioni piccole.
E’ una cosa che anche una persona di destra puo' capire e perfino uno della direzione nazionale del Partito Democratico puo' arrivarci.
Quindi e' una soluzione fattibile.
Non un’opposizione di principio: abbiamo un’alternativa sensata! Praticabile.
E’ comprensibile che i comitati locali abbiano paura di trovarsi di fronte a un’altra fregatura, e' comprensibile che alcuni ecologisti temano di trovarsi invischiati in quisquilie tecniche che portino a deviare l’attenzione dal vero problema (RIFIUTI ZERO). Ma questo modo di ragionare ci porta a una sconfitta certa. IL PURISMO UCCIDE LE POSSIBILITA’.
Secondo me dobbiamo ragionare in un’altra maniera: oggi gli inceneritori stanno provocando migliaia di casi di tumori a causa delle diossine e delle nanopolveri emesse. Parliamo di un numero impressionante di morti.
Questa tecnologia e' stellarmente migliore, ha alle spalle ormai parecchi anni di sperimentazione, e a breve l’esperimento di Peccioli ci dara' i dati di efficienza su un prototipo di grandi dimensioni (che sono comunque piccolissime rispetto agli inceneritori tradizionali). Ho parlato con una serie di specialisti che mi hanno confermato senza dubbio che questa tecnologia e' decisamente migliore. Ovviamente anche in questo caso e' fondamentale il controllo delle associazioni sull’efficienza dei processi di lavorazione del gas e su tutti i tipi di emissioni. Ma rinunciare a questa possibilita' dal mio punto di vista sarebbe immorale. Una colpa verso le persone che ora sono condannate al rischio di sofferenze indicibili perche' stanno per costruirgli sotto casa un mostro che sputa veleno. Questo possiamo ora realisticamente impedirlo.
E vorrei aggiungere che proprio per questo e' sperabile che si crei un coordinamento nazionale dei comitati locali contro gli inceneritori tradizionali, che lancino una campagna di discussione sulla dissociazione molecolare come alternativa praticabile. Ed e' importante anche che Giovanni Cimini sia eletto e possa condurre al Parlamento europeo questa battaglia contro i termovalorizzatori, una tecnologia obsoleta e criminale.
Ma le buone notizie non vengono mai da sole.
Sempre grazie al lavoro del gruppo dei verdi di Roggiolani e Cimini e' stato installato a Massa la prima macchina in grado di trattare i rifiuti ospedalieri, considerati rifiuti speciali in quanto contengono materiale organico potenzialmente infetto. Si tratta di un apparecchio che puo' stare in una stanza che polverizza e sterilizza i rifiuti ospedalieri e che puo' diventare dotazione di ogni ospedale abbattendo il costo dello smaltimento dei rifiuti con un risparmio enorme, 90%, per le Asl.
Il Converter dei rifiuti ospedalieri e' stato installato per sei mesi all'ospedale pediatrico di Massa e i risultati sono stati certificati dal CNR di Pisa.
I rifiuti passano da un costo di smaltimento di 1,30 euro/kg a 30 cent per kg! L'impianto si ripaga investendo il 70% del risparmio. La Toscana, che ha deciso di passare a questo sistema, risparmiera' dieci milioni di euro all'anno sui 15 previsti.
Ma la cosa fondamentale e' che i rifiuti ospedalieri smettono di andare in mano alle ecomafie a spasso e smettono di arricchire gli inceneritoristi.

domenica 7 giugno 2009

Ecomostro! Comunicato MV.


Comunicato Stampa- Un ecomostro a Gonfienti!

Mentre scriviamo stanno per concludersi le votazioni per il rinnovo delle amministrazioni locali e per quelle europee.

Finita la sbronza elettorale con il suo carico di vaghe e inconsistenti promesse, dobbiamo tornare al più presto a denunciare il perpetuarsi dello stato di colpevole abbandono in cui versa la zona archeologica di Gonfienti e la continua e devastante opera di cementificazione e di offesa al paesaggio e all'ambiente naturale da parte dell'Interporto della Toscana Centrale, nome altisonante e apparentemente positivo per l'ambiente, dietro cui si cela una società immobiliare a maggioranza pubblica che affitta capannoni e niente altro. L'ultimo sfregio al paesaggio, l'ultima offesa al suolo, agli etruschi e ai pratesi odierni è costituita da una costruzione di 200.000 mc, proprio a ridosso dell'area vincolata dove invece affogano nel fango e nelle ortiche le preziose vestigia dei nostri evoluti predecessori.

Questa mostruosità si staglia contro la veduta delle pendici della Calvana e infligge un colpo brutale a quel lembo di pianura che dovrebbe ospitare, secondo gli intenti tanto sbandierati dalla Regione, il Parco della Piana. Ma quale Parco assessore Conti! Lei sta dileggiando la popolazione di oltre un milione di persone che vive nell'area. Noi ci opporremo e invitiamo la cittadinanza pratese, ma anche di Calenzano, Sesto e Campi a resistere a questo scenario di devastazione inutile a cui è sottoposto il nostro territorio, l'ambiente naturale residuale e i beni archeologici, nonché alla copertura oleografica che lei vorrebbe dare a questi orrori.

Gruppo ecologista Municipio Verde- Prato

municipioverde@gmail.com

sabato 6 giugno 2009

Toscana. La lotta biologica in difesa dei castagni.

AGRICOLTURA: CASTAGNE; PREDATORE CONTRO INSETTO-KILLER CINA


(ANSA) - FIRENZE, 4 GIU - Dopo Piemonte ed Emilia, potrebbe essere sperimentata anche in Toscana, nel Mugello, la lotta biologica al Cinipide galligeno del castagno, insetto arrivato negli ultimi anni dalla Cina con l'importazione di materiali legnosi e che si sta rivelando devastante per i castagni. E' quanto annuncia la cooperativa agricola di Legnaia (Firenze) che in una nota parla di ''gravi danni alla castanicoltura''. L'antagonista naturale individuato dall'universita' di Torino e' un altro insetto, il 'torymus sinensis', capace di cibarsi delle larve del cinipide e di limitarne cosi' la riproduzione. ''Stiamo seguendo con attenzione la sperimentazione dell'universita' di Torino - ha affermato Marina Carli dell'unita' operativa agroecosistemi e alimenti dell'Arpat - e non escludo che a breve si possa attivare la sperimentazione anche sul nostro territorio''. Secondo Simone Tofani, responsabile dell'area tecnica della Cooperativa agricola di Legnaia ''la situazione si sta facendo grave perche' il cinipide e' segnalato in molte zone della Toscana. L'area di insediamento principale e' a Massa Carrara ma i focolai si stanno moltiplicando in Valdisieve e nel Mugello.(ANSA).
04/06/2009

martedì 2 giugno 2009

Acqua. Lauti guadagni.

Chi l'avrebbe detto. La quasi ovunque imbevibile acqua dei nostri acquedotti, rende un bel po' di soldi, soprattutto se la si fa pagare tanto. Soprattutto rende questo sistema metà privato (delle banche) e metà privato (dei partiti). Chissà se questo porterà più rapidamente alla formazione del colosso dell'acqua, che per ora è in alto mare, o farà del tutto tramontare la fusione?
mv


Publiacqua nuota in 8 milioni di utile
Bilancio record per la spa, parla il vicepresidente Renzo Fagioli
il Tirreno 02.06.2009

PISTOIA. L’azienda ha fatto segnare un utile di oltre 8 milioni. Ma chi sperasse in una riduzione delle bollette, rimarrà deluso, almeno per ora. Si parla di Publiacqua, la società pubblico-privata che dal 2003 gestisce i servizi idrici della Toscana centrale. Un’attività fiorente, stando ai bilanci degli ultimi due anni. Se nel 2007 l’utile di Publiacqua, cui fanno capo anche le aree di Firenze, Prato, del Mugello e del Valdarno, era di 5 milioni e 700mila euro, nel 2008 ha superato gli 8 milioni.
Di contro, le tariffe richieste ai cittadini per accedere al servizio non sono calate di una virgola. Semmai si sono assestate su valori più alti. Abbiamo chiesto spiegazione di questo contrasto a Renzo Fagioli, vicepresidente Publiacqua. «Il capitale investito deve avere un rendimento - chiarisce - che genera un utile all’azienda, sarebbe negativo il contrario. Noi siamo riusciti a mettere a frutto i soldi degli investitori e quelli delle bollette, la gente dovrebbe essere preoccupata se fossimo in deficit, perché significherebbe che per colmare le perdite dell’anno precedente sarebbe necessario un aumento delle tariffe».
Niente sconti in bolletta. Il fatto che muove la perplessità dei cittadini è che a fronte di questa impennata degli utili, le tariffe stabilite per l’erogazione del servizio non scendono. «Non dipendono da noi - prosegue il vicepresidente Publiacqua - sono fissate dai Comuni in base ad investimenti programmati».
Ma com’è successo che Publiacqua sia riuscita a lavorare così bene da essere in grado di suddividere tra i soci investitori un totale di 8 milioni di euro? «Abbiamo migliorato la fatturazione - prosegue Fagioli - che adesso è regolare nelle scadenze e nell’ammontare dei pagamenti richiesti, poi ci siamo impegnati nel recupero crediti. Inoltre abbiamo modificato l’organizzazione interna dell’azienda, rendendola più efficiente e “verticale” e riducendo il personale che oggi conta 670 dipendenti, mentre tre anni fa ne aveva 740». E poi c’è stato il vero e propio risparmio, grazie al contenimento di energia elettrica e acqua che in passato andavano sprecate. «Portiamo avanti un intervento continuo - dice ancora Fagioli - di riduzione delle perdite nella rete idrica. Ciò porta a un risparmio perchè pompiamo meno acqua e quindi consumiamo molta meno energia elettrica e, riducendo i contatti dell’acqua con l’ambiente esterno, risparmiamo sugli agenti chimici potabilizzanti, che costano molto».
Dove finiranno i soldi. Riorganizzazione e risparmi, secondo il vicepresidente Publiacqua, hanno portato l’azienda a registrare un utile di oltre 8 milioni nel bilancio 2008 (il documento verrà presentato solo alla fine di giugno). Utile che sarà suddiviso tra gli azionisti: oltre ai 49 Comuni, che in totale detengono il 60 per cento del capitale, i soldi andranno a un gruppo di azionisti capitanati da Acea Spa (di cui fanno parte anche Monte dei Paschi di Siena e Suez Environnement Sa), che ha il 40 per cento del capitale. Al Comune di Pistoia, titolare di poco meno del 4% della società, degli 8 milioni di utile spetterà una somma netta di oltre 300mila euro.
Reinvestire in servizi per la gente. «Con la legge Galli, la formulazione della tariffa è praticamente imposta - spiega Barbara Lucchesi, assessore alle società partecipate del Comune di Pistoia -, si considerano i metri cubi totali consumati l’anno precedente e l’ammontare degli investimenti in programma, e poi i costi vengono spalmati sul numero di utenti».
Quindi dove andranno a finire quegli oltre 300 mila euro che Publiacqua darà al Comune a seguito della gestione idrica 2008? E’ ancora incerto. «Questa somma non è un guadagno per il Comune, entra in bilancio, - conclude l’assessore - e ancora non è stato stabilito come destinarla. Lo diremo chiaramente, comunque sarà reinvestita per garantire servizi».
Anna Cecchini

Acqua. "Inaltomare"

Il colosso toscano "Inaltomare".
mv

PISTOIA. Ancora in alto mare il maxi polo toscano dell’acqua, che doveva vedere la fusione tra la multiutility Acea e tre soggetti che si occupano di gestione idrica: Publiacqua (Ato 3 Medio Valdarno), Acque (Ato 2 Pisa) e Acquedotto del Fiora (Ato 6 Siena e Grosseto). L’operazione, annunciata a fine 2007 e mai partita, doveva portare a una società con 280 milioni di fatturato e oltre 1300 dipendenti, garantendo servizi idrici a 2 milioni e mezzo di abitanti.
(il Tirreno 2.06.'09)

lunedì 1 giugno 2009

Terra Futura. Bio novità

Le novità: dalla birra “bio” all’intimo in fibra naturale
da il Tirreno 31 maggio 2009

FIRENZE. «Le fiere delle idee e dei progetti futuribili sono da ricercarsi altrove; qua ogni anno, vengono esposte soltanto realtà di buone pratiche già ampiamente consolidate». Così il padrone di casa Claudio Martini, sintetizza il perché della VI edizione di Terra Futura, la mostra-convegno internazionale sulla eco-sostenibilità che si chiude oggi alla Fortezza da Basso di Firenze. Di seguito le più innovative buone pratiche esposte quest’anno fra i padiglioni della storica fortezza medicea, a cominciare dalla birra a impatto zero.
Prodotta quest’ultima da tre anni nel comune di San Godenzo, in provincia di Firenze, utilizza materie prime del luogo di produzione. Oltre all’impiego del fotovoltaico per la produzione dell’energia elettrica necessaria all’imbottigliamento, richiede ad ogni cliente la restituzione del vuoto per ogni nuova partita di birra acquistata.
Intimo bio. Prodotto da “Made in No”, impresa artigianale nata tre anni fa a Novara, utilizza per i suoi prodotti cotone acquistato direttamente da coltivatori diretti brasiliani. Un completo da donna, in fibra al 100% naturale e non decolarata tramite agenti chimici, viene immesso sul mercato al prezzo di 21 euro.
Diario eco friendly. Da una grafica moderna e accativante, l’agenda 2009-2010 realizzata da Fiba-Cisl e destinata agli studenti medi della nostra regione, raccoglie per ogni giorno dell’anno una massima di vita consegnataci dai più grandi personaggi della storia. Chiunque fosse interessata a riceverla gratuitamente, può farlo inviando una mail a toscana@fiba.it.
Asilo in legno. Dalla superficie di 700 metri quadri e destinato ad accogliere 44 bambini, sarà realizzato a Poggio Picenza, comune dell’acquilano devastato dal terremoto del 6 aprile scorso. «Abbiamo ricevuto la concessione edilizia martedì; puntiamo a completarlo entro il 30 settembre prossimo», assicura Enrico Martini della Service Legno, impresa trevigiana specializzata nella bio-edilizia.
Ga.Fi.

sabato 30 maggio 2009

Inceneritori. Veolia deve bonificare il torrente!

Continuiamo a seguire il caso dell'inceneritore di Pietrasanta che ha avvelenato un torrente con diossina e metalli pesanti.
Ci auguriamo che questa macchina infernale si spenga presto e per sempre.

mv

Diossine nei sedimenti del torrente
Prelievi Arpat vicino all’inceneritore. La Provincia interviene
di LUCA CINOTTI
il Tirreno 29.05.'09

PIETRASANTA. L’ordinanza porta la data dell’8 maggio e la firma del dirigente del servizio ambiente. Il documento, che proviene dalla Provincia di Lucca, “ordina” a Veolia, società che gestisce l’inceneritore di Falascaia, di mettere in sicurezza il tratto del torrente Baccatoio che scorre accanto all’impianto. Nei sedimenti di quel torrente le analisi dell’Arpat hanno trovato tracce, oltre i limiti, di sostanze potenzialmente nocive, come le diossine e alcuni metalli pesanti.
La zona intorno all’impianto del Pollino è da tempo tenuta costantemente sotto controllo. Dalla Provincia, innanzitutto. E poi dall’Arpat, dall’Asl. E dalla Magistratura che, dall’anno scorso sul caso-Falascaia ha un’indagine aperta che parte dal presunto “taroccamento” dei dati sulle emissioni.
Le analisi a base dell’ordinanza sono state effettuate dall’Arpat. Che ha preso in considerazione cinque punti di prelievo sul Baccatoio: 300 metri a monte rispetto allo scarico dell’impianto, 130 metri a monte dello scarico in corrispondenza di due condotte provenienti dall’area dell’inceneritore, 100 metri a monte dello scarico, in corrispondenza dello scarico e 100 metri a valle.
I rilevamenti hanno ritrovato «livelli di contaminazione superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione [...] per quanto riguarda i parametri policlorodibenzodiossine + policlorodibenzofurani, cromo, arsenico, cadmio, piombo, mercurio e zinco».
Termini scientifici che però, negli ultimi anni, sono diventati di pubblico dominio, “pietre dello scandalo” dei presunti inquinamenti dovuti all’inceneritore.
Il caso in questione, tuttavia, è assai particolare. I prelievi dell’Arpat, infatti, sono stati effettuati sui sedimenti del torrente. Questo significa che la contaminazione può risalire indietro nel tempo. Al punto che - proprio nell’ordinanza - si fa cenno ad ulteriori analisi tese «a definire il quadro ambientale residuo del tratto di torrente più a monte dell’area già indagata»: insomma, bisogna capire se ci sono altre cause dell’inquinamento, soprattutto per i punti più lontani dall’impianto.
Per quanto riguarda, invece, il tratto del Baccatoio che scorre lungo l’inceneritore e che è compreso fra i suoi due scarichi, il discorso è diverso: «è quello - spiega l’ordinanza - in cui i risultati analitici trasmessi dal dipartimento Arpat evidenziano la maggiore contaminazione» e questo fa ritenere che «il soggetto responsabile dell’evento di superamento e/o della potenziale contaminazione sia da individuare nel soggetto titolare dello scarico», ovvero la Tev controllata dalla multinazionale francese.
Sulla base di questi risultati la Provincia di Lucca (secondo quanto previsto dalle norme del testo unico ambientale) ha ordinato a Tev di provvedere alla “bonifica dei siti inquinati” per il tratto del torrente Baccatoio che scorre a fianco dell’impianto di termovalorizzazione. Il tutto in attesa di altre, più approfondite analisi.

giovedì 28 maggio 2009

Edilizia. La triade del mattone calmierato.

La triade del mattone calmierato dice che siamo in emergenza abitativa.
Vogliono continuare a costruire e a consumare territorio, senza recuperare l'esistente.
mv



«La Regione frena i piani casa»
Coop abitative e costruttori accusano: fermi i fondi per 2mila alloggi
di MONICA PIERACCINI

da la Nazione 28.05.'09


— FIRENZE —«LA REGIONE non si rende conto che la Toscana è in piena emergenza abitativa. Altrimenti non si spiega il motivo per cui ancora non abbia dato il via all’utilizzo dei 130 milioni già pronti per l’housing sociale». L’affondo arriva da Adolfo Moni, Carlo Sarri e Alessandro Giaconi, presidenti, rispettivamente, di Arcat, Federabitazione Confcooperative e Agci Abitazione Toscana, le tre centrali cooperative che da più di due mesi, ormai, insieme a Ance, Aniem Confapi, Cna costruzioni, Arcpl Legacoop, hanno presentato alla Regione un piano anticrisi che permetterebbe in pochissimo tempo di mettere sul mercato più di 2mila alloggi ad affitto calmierato. E le famiglie potrebbero finalmente tirare un sospiro di sollievo. «In un momento particolarmente difficile, con le banche che chiudono i rubinetti del credito — spiegano i presidenti delle tre centrali cooperative — realizzare in 2-3 mesi così tanti alloggi, da offrire in locazione a prezzi calmierati, sarebbe davvero un’ottima opportunità per i tanti precari e le famiglie che non arrivano alla fine del mese». Per un appartamento di 65-70 metri quadrati, full optional, con posto auto, l’affitto mensile arriverebbe infatti al massimo a 600 euro, circa il 20% delle locazioni al valore di mercato. In più, il piano anticrisi messo a punto dalle associazioni di categoria dei costruttori e cooperative di abitanti, rimetterebbe in moto l’occupazione, dando lavoro a quasi 2mila persone (450 già nel corso di quest’anno, più altre 1.300 entro il 2010).

ENTRANDO nel dettaglio, il piano, presentato a fine marzo scorso alla Regione, prevede di impiegare i 130 milioni di euro — ai quali se ne dovrebbero aggiungere altri 70 nel biennio 2009-2010, provenienti da fondi statali — per tre tipi di interventi, concentrati in particolare nei comuni capoluogo, ad alta tensione abitativa. Il primo intervento consisterebbe nella ristrutturazione e nel recupero di parte del patrimonio residenziale pubblico, attualmente inutilizzato o sottoutilizzato, per un totale di 700 alloggi, che sarebbero immessi sul mercato nel giro di qualche mese e destinati alla locazione a canone sociale.

LA SECONDA proposta, che è anche la più innovativa, prevede di mettere a disposizione dell’housing sociale, a canone calmierato, circa 800 alloggi, attualmente in costruzione o già realizzati, ma rimasti invenduti a causa della crisi del mattone. Terzo e ultimo intervento, la pubblicazione, entro l’estate, di un bando-casa «riqualificazione e affitto», simile a quello già proposto dalla Regione negli anni scorsi (l’ultimo risale al 2005), con attenzione all’housing sociale, ma destinato in particolare alla «fascia grigia» della popolazione, a coloro, cioè, che hanno un reddito troppo alto per le graduatorie pubbliche, ma troppo basso per presentarsi sul libero mercato. Il bando, secondo le stime, consentirebbe di incentivare la costruzione di nuovi alloggi — circa 600 — da realizzare entro il 2012, originando, secondo le stime, 150 milioni di attività edilizia.

mercoledì 27 maggio 2009

Toscana. Le ippovie a Terra Futura.

Ippovie : a cavallo lungo le antiche vie di Toscana Lupi: presentazione del progetto Ippovie Toscane


Firenze 27 maggio ‘09
La Regione Toscana, nei giorni 29 30 31 maggio dedicherà nell’importante appuntamento annuale di Terra Futura 2009 uno stand, realizzato in collaborazione con Fitetrec-Toscana, dove saranno presentati i primi “anelli” di percorsi a cavallo nati dall’accordo tra APT Chianciano Terme e Fitetrec-Toscana e tra i quali degni di rilievo e da citare sono “A Cavallo nel Medioevo” Casentino - Arezzo, “Anello dell’Amiata”, “ippovie del Mediterraneo” costa livornese, “Terre di Siena”, oltre a molte altre in fase di realizzazione; percorsi questi, tutti collegati o collegabili con la via Francigena e l’Ippovia del Mediterraneo, allo scopo di costruire una rete arteriosa di vie ed una mappa ufficiale delle “Ippovie Toscane” con tanto di punti di sosta, ricettività per accoglienza cavalli e cavalieri e quant’altro utile a questo tipo di turismo ivi compreso la possibilità di un contatto utenza-informazione referenziata tramite portale web. – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana.
In particolare venerdì 29 maggio 2009 alle ore 11,00 presso Sala della Polveriera della Fortezza da Basso, Firenze vi sarà un seminario “A CAVALLO LUNGO LE ANTICHE VIE DI TOSCANA”: presentazione del progetto Ippovie Toscane ; che partendo da una illustrazione del progetto interregionale sul Turismo Equestre che propone di fare il punto sulle prospettive per un rilancio di azioni e progetti che vedano nel Turismo Equestre un segmento strategico di una nuova offerta turistica improntata ai criteri di sviluppo sostenibile.
Vi parteciperanno : Mario Lupi Consigliere Regione Toscana ; Ermanno Bonomi Responsabile Settore “Politiche di Sviluppo e Promozione del Turismo” della Regione Toscana; Massimo Canino Campione Italiano 2008 attacchi singolo I grado ; Patrizio Roversi Blog “Turisti per Caso”; Giovanna De Cola esperta slow riding e transumanza ; Stefano Tacconi Vice Presidente Fitetrec-Ante Toscana ; Grazia Torelli direttore Apt Chianciano Terme Val di Chiana ; Sergio Paglialunga direttore del parco regionale Migliarino San Rossore Massacciuccoli ; Daniela Venturi Presidente Fitetrec-Ante Toscana; Fausto Faggioli Sviluppo Turismo Rurale - Consigliere Fitetrec-Ante Italia.
E’ di rilievo per la valenza politica e di programmazione territoriale della Regione Toscana, il fatto che i tracciati storici prioritari, nella fattispecie i tracciati relativi alle consolari Aurelia/Aemilia Scauri, Cassia e Clodia, alla via Francigena ed alle sue diramazioni, i tracciati legati alla difesa del territorio (via dei Cavalleggeri), le strade di Transumanza, i percorsi del lavoro e della fede (strade del ferro, del sale, del marmo), rappresentano veri e propri “strumenti di governo” per la Regione che ha prima definito questi percorsi come “Infrastrutture Leggere” nel PRS (Piano Regionale di Sviluppo) e poi li ha riportati esplicitamente quali “Itinerari Storici” nel Piano Paesistico correlato al Piano di Indirizzo Territoriale.”

martedì 26 maggio 2009

Incontri. Madre terra.

Conferenza
Madre Terra
di
Guglielmo Pepe
Direttore National Geographic Italia.

Sarà presentato il video della mostra Madre Terra allestita dal 7 febbraio al 29 marzo al Palazzo delle Esposizioni, Roma.


Firenze, Fortezza da Basso,
Terra Futura 2009
Stand Regione Toscana
Sabato 30 maggio ore 10.00-12.00

Intervengono
:
L’Assessore alle Risorse idriche, tutela del suolo, parchi e biodiversità della Regione Toscana, Marco Betti
Il Presidente della Commissione Sanità della Regione Toscana, Fabio Roggiolani
Saida Grifoni, Geografa, Italia Nostra

venerdì 22 maggio 2009

Energia. Geotermia senza le regole.

22/05/2009 da Green Report


Il centrodestra boccia la proposta di disciplinare le emissioni dell´attività geotermica



Brutta notizia per l´ambiente e per la Toscana: le emissioni e le concentrazioni delle sostanze inquinanti per le quali oggi la legge non fissa limiti, come il boro e l´ammoniaca, non saranno regolamentate.

La Camera dei deputati, con il voto contrario dei gruppi della maggioranza di centrodestra, ha infatti respinto l’ordine del giorno relativo alla geotermia sul monte Amiata, presentato dalla capogruppo dell´opposizione in Commissione ambiente e condiviso da altri deputati di opposizione, circa la disciplina dei limiti delle emissioni prodotte dalla attività geotermoelettrica.
Negativo il giudizio della Regione sul voto in aula e soprattutto delusione visto che un impegno pubblico in tal senso era stato assunto dal presidente della Commissione ambiente della Camera durante la visita della Commisisone ambiente sull´Amiata lo scorso 16 febbraio.
L´assessore regionale all´energia e all´ambiente della toscana Anna Rita Bramerini, parla di «tradimento delle promesse fatte ai cittadini dell´Amiata, di una incomprensibile atteggiamento della maggioranza di centro destra, che si dimostra incapace di mantenere la parola data». In Commissione ambiente la proposta era stata votata all´unanimità, ma ieri il pronunciamento dell´Aula è stato diametralmente opposto.
L´emendamento si proponeva di «introdurre una disciplina delle emissioni prodotte dall´attività geotermoelettrica, allo scopo di regolamentare le emissioni delle sostanze inquinanti come flussi di massa totali per ogni singolo campo geotermico e le rispettive concentrazioni, anche attraverso l´eventuale rideterminazione di valori di emissione ed immissione, tali da garantire la tutela ambientale delle aree interessate e le normali condizioni di vita della popolazione».
«La Regione cercherà in ogni modo di impegnare nuovamente il Governo - ha continuato Anna Rita Bramerini - a dare una risposta positiva alle richieste che vengono dai territori amiatini, ma che avrebbero positive ripercussioni anche nell´area geotermica tradizionale e quindi per i cittadini residenti in tutti i sedici comuni geotermici della Toscana».

Consiglio Regonale. Immigrati e integrzione partecipe.

Consiglio: Votazione sulla proposta di Legge n. 316: Norme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri in Toscana

Firenze 21 maggio ‘09

“In merito alla discussione della proposta di legge n. 316 (Norme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri in Toscana), all’esame dell’odierna seduta di Consiglio regionale non possiamo che rilevare e stigmatizzare l’atteggiamento palesemente ostruzionistico messo in atto dal centrodestra, che con la presentazione di emendamenti strumentali e l’utilizzo totale degli ampi tempi di intervento che il regolamento concede persegue lo scopo di non consentire l’approvazione dell’intero articolato nei tempi obbligatoriamente previsti per la conclusione dei lavori di seduta. La consapevolezza di tale situazione, unitamente alla ferma convinzione dell’importanza del provvedimento, che da piena attuazione alle previsioni statutarie - approvate dallo stesso centrodestra – in materia di “accoglienza solidale delle persone immigrate, secondo i principi del pluralismo delle culture, del reciproco rispetto e dell’integrazione sociale” (art. 4 comma 1 lettera ‘t’ dello statuto della Regione Toscana), motivano pertanto la scelta di rimandare il prosieguo della votazione del provvedimento alla prossima seduta di Consiglio in programma per il 27 di maggio, al fine di garantirne così l’approvazione. Una decisione, questa, assunta per non far sottostare alle strumentazioni illogiche e infondate del centrodestra un provvedimento che offrirà un fondamentale contributo alla costruzione in Toscana delle condizioni per il governo del fenomeno dell’immigrazione all’insegna di una maggiore sostenibilità e legalità, di una più forte solidarietà, di una reale diffusa tutela e garanzia dei diritti e dei doveri.”


Alberto Monaci (PD) Monica Sgherri (PRC) Pieraldo Ciucchi (PS) Alessia Petraglia (SD) Mario Lupi (Verdi) Paolo Marini (PdCI) Marco Montemagni (Misto)

giovedì 21 maggio 2009

Toscana. Un bene abusato: Biutiful Cauntri

Sabato 23 MAGGIO, ore 18,00
Centro Civico Circoscrizione Prato Centro (g. c.)
via dell'Accademia, 42
PRATO

IL NOSTRO TERRITORIO, UN BENE COMUNE ABUSATO.
Appunti a margine del documentario-denuncia
"BIUTIFUL CAUNTRI"
di

Calabria, D'Ambrosio, Ruggiero.

Intervengono:
Federico Gasperini, Responsabile Commissione Acqua Legambiente Toscana
Ecosistemi fluviali: un'altra gestione è possibile
Alessio Ciacci, Assessore all'Ambiene del Comune di Capannori (LU)
Rifiuti zero: a Capannori il futuro è adesso

Siete invitati a partecipare.

Per informazioni: acquabenecomuneprato@alice.it


Fabiana Fabbri
per il
Comitato Acqua Bene Comune Prato

domenica 17 maggio 2009

Inquinamento . Questa benedetta Solvay

Ambiente : emissioni inquinanti e anomale presso stabilimenti Solvay
Lupi: aprire una discussione sui grandi poli industriali presenti nella provincia di Livorno


Firenze 16 maggio ‘09
“Nei giorni 18 e 19 marzo 2009, in seguito alla mancata fornitura d’energia elettrica, si sono verificate emissioni anomale di sostanze inquinanti dalle torce di sicurezza degli stabilimenti Solvay ed Ineos di Rosignano Solvay (Li), (emissioni anomale verificatesi anche il 19 giugno 2007 e 23 giugno 2008 per il medesimo motivo), per questo – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana - ho presentato una interrogazione orale urgente (vedi allegato) che solleva il problema “sulla base delle suddette notizie d’illeciti da parte di Solvay riguardanti l'inquinamento delle acque, il deturpamento delle bellezze naturali e le emissioni di sostanze inquinanti, nonché di altri reati connessi all’irregolare gestione di rifiuti industriali”.
Già una “comunicazione Arpat del 15 aprile 2009 conclude affermando: “le modifiche da apportare alla gestione della problematica dell’approvvigionamento di energia elettrica e di vapore degli stabilimenti Solvay e Ineos e la gestione conseguente delle torce di sicurezza (compreso anche il loro corretto dimensionamento) sono quindi già oggetto di valutazioni approfondite ed è auspicabile, nonché prevedibile, che da tali procedimenti scaturiscano prescrizioni formali sia impiantistiche che gestionali tali da rendere tali eventi non più "ordinari" come definiti attualmente dalle due Società ma rari e il loro effetto, in termini di ricadute ambientali e di visibilità delle emissioni dalle torce da parte della popolazione, del tutto trascurabile”.
L’interrogazione chiede alla Giunta Regionale “quali prescrizioni formali, sia impiantistiche sia gestionali, s’intendono sollecitare al fine di far cessare le emissioni anomale dalle torce, eliminando così ogni pericolo di ricadute ambientali per la popolazione della zona interessata.”
E’ il momento di aprire una discussione sulla problematica e sulla crisi dei grandi poli industriali presenti nella provincia di Livorno – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana – L’Eni di Stagno, la Lucchini di Piombino, la presenza storica della Solvay a Rosignano e in val di Cecina: sono tutte realtà industriali di grandi dimensioni che seguendo le regole del mercato non tengono in giusta considerazione il territorio, secondo ferree logiche di impresa. Di questo si sono sempre lamentati i lavoratori e i sindacati mentre manca una strategia di impresa di lungo termine. Occorre – ha concluso Lupi, – metterci nella condizione di pensare anche al dopo, alle riconversioni, al futuro dell’economia e di uno sviluppo sostenibile della costa toscana.”

venerdì 15 maggio 2009

Toscana. Cemento sì, cemento no.

Due articoli del Tirreno usciti in prima pagina in perfetta par condicio. Il dibattito sulla cementificazione della Toscana si isterilisce un po' nelle argomentazioni di professori ed intellettuali, ma è comunque meglio che il silenzio. La campagna elettorale come nella migliore tradizione, serve a deformare tutto in un registro di romantica cortesia, travestita da contrapposizione politica. Le responsabilità si dimenticano, i fatti diventano più leggeri e si vaporizzano. Solo il cemento resta pesantemente a testimonianza e a futura memoria. mv

BUTTA IL CEMENTO E FUGGI
Caro direttore, cavalieri solitari attraversano le valli e le colline toscane e avvertono tutti del pericolo. Hanno prestigio, passato accademico, lunghi elenchi di importanti pubblicazioni. Ma si affannano a risalire le valli più belle del mondo per denunciare l’emergenza. Qualcuno sta per coprire questo paesaggio di cemento.
Il cemento è come la radiazioni. Si insedia dove c’era il verde, alberi, prati, acque. E non va più via. Il cemento chiama cemento. È come il condono. Una legge folle ne chiama un’altra. Ci sono sempre degli esclusi da far entrare nel paradiso del cemento, dei metri quadrati che si moltiplicano. Ogni metro quadrato ne chiede un altro sia per giustizia (perché io no?) sia per vendetta (quel cumulo di metri dell’altro mi ha tolto prato e alberi, perché non dovrei farlo anch’io ai danni di un altro?).
Inoltre ogni metro quadrato, ogni metro cubo di nuovo cemento alza il prezzo dell’immobile deformato e gonfiato dalla costruzione posticcia, neppure rivisitata dall’architetto. Ognuno corre a farlo, indebitandosi, per vendere la casa ingrandita e imbruttita.
Ma in quale mercato? Chi può, comincerà il grande esodo, via dalla bulimia di malta e mattoni, di tufo e carton gesso che intanto avrà devastato le valli. Gli abitanti di Santa Barbara, in California (una città che assomiglia talmente alla Toscana da avere un finto Palazzo Strozzi), da 105 anni, e tuttora, non possono aggiungere alla loro casa né una tegola né un canile. I sindaci vengono eletti perché siano inflessibili. I costruttori si sono assicurati brutti terreni altrove dove piazzano brutte case che però non guastano la parte di splendore esistente. A quanto pare i sindaci, in Toscana, vengono eletti perché siano flessibili.
Getta il cemento e fuggi, sembra il sussurro che passa da un proprietario all’altro, e il brusìo nei consigli municipali. Infatti chi vuol vivere col muro dell’altro più vicino, più alto, più largo del 20-30 per cento? Non tutti i sindaci sono flessibili, è vero. C’è chi con coraggio difende cittadini e natura. Ma alla fastidiosa inerzia di inutili amanti del paesaggio che non favoriscono la bulimia da cemento dei cittadini, provvede il governo della Regione Toscana.
Per mostrare che a sinistra qui nessuno si tira indietro, la Regione Toscana copia, adotta e approva fra gli applausi una delle peggiori leggi Berlusconi: il Piano Casa. Da adesso l’unico problema di chi vive in Toscana è di trovare cemento, ognuno contro l’altro. Ma rimettiamo a posto i pezzi di questa sequenza concitata.
Primo: chi sono i cavalieri solitari che gridano al pericolo? Non ci crederete, ma non hanno alcun interesse a farlo. Sono strane creature persuase che il paesaggio toscano debba restare come si vede agli Uffizi. Sono il professor Asor Rosa, il grande italianista, e il professore Settis, già alla direzione dei Beni Culturali italiani, cioè il vero tesoro di questo paese.
I due scriteriati credono che la bellezza sia un valore, che la storia conti, e insegni, e che la distruzione, con lo stesso colpo di mano, di storia (la bellezza toscana dell’arte e della memoria) e di geografia (lo scempio del territorio) sia delitto grave non rimediabile.
Secondo: Che cosa è il Piano Casa? Come è noto, Berlusconi non è uno statista, è un pubblicitario. Altrove, dovunque nel mondo, Piano Casa vuole dire: lo Stato costruisce per chi non può da solo e, se riesce, si affida, per farlo, ai migliori architetti: case per i giovani, case per i nuovi arrivati. Qui, in questa Italia, e in questa sfortunata Toscana, che sembra avere appena scampato il pericolo della Spaccamaremma (l’autostrada che avrebbe rovinato la costa e portato i TIR in spiaggia), Piano Casa vuol dire: fate voi, come credete e come volete, davanti, di lato, sul tetto, rigonfiate a piacimento di circa un terzo la vostra casa.
Si sa che una casa con spazi posticci è per forza più brutta. E che rigonfiare del 20-30 per cento lo spazio cemento di una intera regione fondata su turismo, bellezza e arte, è un imperdonabile delitto. Ma l’invito è irresistibile. Guastare, imbruttire, perché no? Butta il cemento e scappa.
Terzo: tutto ciò richiede credito, non tutti hanno ricevuto collier di valore alla festa della bambina. E dovranno indebitarsi, subito, pena la scadenza della legge bulimica. Per ingrassare e imbruttire la casa ci vuole credito. Il credito o te lo negano e te lo danno a strozzinaggio, o ci si ritrova nella famosa bolla edilizia americana. Case gonfie, niente soldi e un paesaggio imbruttito che non fa mercato.
La conclusione, come avvertono Asor Rosa e Settis, è che in questa legge toscana che sprigiona bulimia da cemento c’è qualcosa che si può riassumere così: il peggio di noi e il peggio della politica. Non è un buon modo per definire il mondo di Berlusconi? Furio Colombo


Macché, la Regione ha invertito la tendenza
È un’amara sofferenza dover leggere sui giornali continue allusioni a un territorio della nostra Toscana in via di devastazione, addirittura in via di cementificazione, e dove il personale tecnico e politico delle amministrazioni locali lavora più per favorire questo processo che per contrastarlo o bloccarlo.
Amerei che gli osservatori “scendessero da cavallo” e camminassero sul territorio, piuttosto che guardarlo dalla finestra, mentre gli “altri” lo lavorano, lo modellano e lo conservano quotidianamente. Perché questo è il nodo che deve essere sottolineato. Territorio e paesaggio sono la stessa cosa. Non esiste un paesaggio separato dal territorio: l’uno da preservare e tutelare, l’altro da trasformare e modellare.
Il territorio e i suoi caratteri paesaggistici sono un prodotto della storia e delle relazioni che gli uomini vi hanno stabilito. Chi lo produce, lo modella e lo conserva quotidianamente sono le comunità locali: agricoltori, contadini, proprietari che lo vivono e lo curano. Non c’è nessun ente funzionale centrale o periferico e nessun “sovrintendente” che riesca a preservarlo così come fanno comunità locali e i singoli cittadini.
Se i paesaggi della Toscana sono riconoscibili e conservano ancora le identità delle comunità locali insediate, lo si deve proprio a questo. Il suo mantenimento è in larga parte dovuto a una prevalenza di diffusa cultura rurale, anche in larghi strati di giovani generazioni, che determina un significativo trasferimento di redditi provenienti da altri settori economici.
Solo questo spiega la ridotta dimensione economica del settore agricolo regionale (1,9 per cento del valore aggiunto regionale al 2006, che sale al 3,8 se aggiungiamo anche il ramo della pesca - 0,1 - e quello degli alimentari e bevande: 1,8 per cento, fonte Banca d’Italia) rispetto all’immagine rurale dominante che si ha della Toscana nel suo complesso.
Le superfici destinate all’agricoltura rappresentano (dati Istat), infatti, quasi la metà del territorio regionale extra-urbano (45,2 per cento); il resto sono boschi e aree seminaturali (50,1) e solo in minima parte aree urbanizzate (4,1) e infrastrutture esterne all’urbano (0,6). Questi sono i dati veri.
Se il territorio in Toscana produce valore aggiunto è proprio per questa decennale attenzione delle popolazioni locali e dei loro governi. Non a caso la Convenzione europea sul paesaggio è stata firmata proprio a Firenze nel 2000. Nella Convenzione si sostiene che il paesaggio è una risorsa, che si estende a tutto il territorio, dagli spazi naturali a quelli rurali fino a quelli semi-urbani e urbani, in uno spirito di integrazione con le politiche e i piani territoriali e urbanistici.
Tratti, forme ed espressioni sono diventati così elementi “tipici” regionali, che di certo hanno dato riconoscibilità a un territorio, ma proprio per questo si sono tramutati in elementi di valore differenziale che, in un’economia di mercato e in un contesto sempre più globalizzato, è trasmigrato in un considerevole aumento della rendita di posizione.
Questa si governa solo con gli strumenti della pianificazione del territorio, ben sapendo che i continui tagli ai Comuni operati dai Governi, e specialmente da quest’ultimo, rendono le politiche locali fragili e le casse comunali vuote, tanto che alcuni di essi hanno usato gli oneri di concessione come leva fiscale per generare cassa. Questo è il problema.
Come si può (in parte) bloccare questo fenomeno? Reindirizzando l’attenzione del comparto edilizio verso il recupero e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente. In questo spirito deve leggersi la recente legge regionale sulle misure straordinarie sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Non consumare ulteriore suolo, ma rimodellare quelli esistenti nelle aree deboli del tessuto urbano: fuori dai centri storici e dalle aree con valore storico, culturale e architettonico; non sugli immobili storici; fuori dalle aree protette e a pianificazione attuativa; e solo tipologie edilizie mono o bifamiliare e comunque con superficie utile lorda inferiore a 350 mq. e tutto senza cambio di destinazione d’uso.
È poco? È troppo? È quanto basta per invertire una spirale verso il nuovo e un tentativo per indicare una strada ad altre regioni, dove la questione assume altro significato e ruolo.
Giuseppe De Luca Professore di urbanistica Facoltà Architettura Firenze

venerdì 8 maggio 2009

Cemento. La colata sulla costa


Da il Tirreno 8/5/'09 Articoli sulla cementificazione delle località marittime della costa toscana. mv




Non bastava il porto ora c’è anche Rimigliano

SAN VINCENZO. Il programma di completamento delle opere pubbliche e la previsione di espansione urbanistica di San Vincenzo per il futuro più prossimo sono concentrati sul porto da circa 350 posti per barche medie e grandi, e sugli interventi nella tenuta di Rimigliano. Accanto a questi due progetti, procedono più o meno rapidamente una serie di interventi più ridotti di espansione residenziale. Case, come sostiene il sindaco Michele Biagi, destinate a residenti veri e a giovani coppie nel quadro di un lento ma costante aumento della popolazione sanvincenzina. Sul fronte del porto sono tuttora in corso i lavori di completamento dei parcheggi interrati, delle aree commerciali, dello Yacht Club e quelli relativi alle opere marittime. I lavori dovrebbero terminare il prossimo anno.
La previsione sulla tenuta di Rimigliano (ex proprietà Tanzi-Parmalat) è al momento ferma in attesa dell’adozione del piano strutturale, ma ha già superato vari gradi dell’iter autorizzativo. Qui saranno recuperati i numerosi poderi e case coloniche esistenti e saranno aggiunti circa 12.500 metri quadrati di nuovi edifici.
Ricorsi a raffica contro la residenza turistica
CAMPIGLIA. Il progetto per una residenza turistico alberghiera a Fonte di Sotto (nella foto come dovrebbe essere alla fine dei lavori), lungo la strada fra Campiglia e San Vincenzo, risale al 2004 e nel tempo ha subito varie modifiche.
Nell’ultima versione, definitivamente approvata dal consiglio comunale e per la quale c’è già il permesso per avviare i lavori, la rta “Borgo Novo” si svilupperà su 10mila metri cubi e prevede un complesso su tre linee in parallelo, per una capacità ricettiva di oltre 100 posti letto. A costruire l’opera sarà la Fonte di Sotto srl, società con unico socio la Cogero spa dell’imprenditore Luca Olivetti. I lavori dovrebbero iniziare fra una quarantina di giorni.
Contro questo progetto è da tempo attiva l’opposizione messa in atto da un Comitato di cittadini che ha presentato vari ricorsi sia al Tar che alla magistratura e alla Soprintendenza. Per l’amministrazione comunale, la realizzazione di questa rta colmerà l’assenza di strutture turistico ricettive su Campiglia e potrà essere un elemento di sviluppo dell’economia del paese nonché fonte di alcuni posti di lavoro.
C’è poi la questione delle cave campigliesi. Due le più grandi e importanti su un territorio storicamente votato all’attività estrattiva: quella di calcare a Monte Calvi, confinante col parco archeominerario di San Silvestro, e gestita dalla società Cave di Campiglia; e quella di inerti di Monte Valerio gestita dalla società Sales. Diffusa, e non solo nel mondo ambientalista, l’opposizione all’attività estrattiva sulle colline campigliesi.

Maxi-lottizzazione da 417 appartamenti
DONORATICO. Nel mirino c’è la lottizzazione tra la pineta di Marina di Donoratico, la variante Aurelia ed il torrente Seggio (nella foto il cartello che annuncia l’intervento). Si tratta di 417 alloggi, tipologia seconda casa, con metrature variabili dai 40 ai 60 metri quadrati.
Le case sorgeranno su oltre 120mila mq di terreni. L’iter autorizzativoè concluso: dopo l’ok all’intesa di pianificazione del 2006 e il disco verde (tra le polemiche) della Regione, spetta al Comune di Castagneto rilasciare le concessioni.
I contrari: ambientalisti e Pdl. Per Legambiente è uno stuolo inutile e dannoso di seconde case. Si lamentano problemi per l’emungimento d’acqua in una zona dove i pochi pozzi faticano ad avere una risorsa potabile. Il consigliere regionale del Pdl, Marcella Amadio, si è rivolto ad Asor Rosa.
I favorevoli: per il sindaco di Castagneto Fabio Tinti si tratta di una vecchia previsione di Prg che la sua giunta ha ridotto nelle dimensioni. Ma è anche un’occasione per mettere in sicurezza Donoratico perché a carico dei lottizzanti c’è la messa in sicurezza del Fosso dei Mulini.


Poggio Pelato, divisi sulla colata d’asfalto
ROSIGNANO. Il porto di Rosignano targato Teseco-Cala de’ Medici (Nella foto) è un’opera voluta dall’amministrazione dell’ex sindaco Simoncini: ha 670 posti barca ed un piccolo cantiere per le riparazioni. Osteggiato da Verdi e ambientalisti che lo hanno giudicato troppo impattante, ne è stata contestata la collocazione.
I contrari dicono che non porta sviluppo e ha interessato un bel tratto di costa con scogliere di pregio. Per il Comune di Rosignano è sempre stato visto come un’occasione di sviluppo e rilancio turistico.
Il progetto di riqualificazione di Poggio Pelato, la collina sopra Castiglioncello, per cui giunta di Rosignano ha commissionato uno studio all’università di Pisa, prevede 2 parcheggi per 56 più 68 posti, 9 posti camper e 2 stalli per pullman. Parcheggi dotati di servizi igienici. E l’utilizzo di asfalto “ecologico” per la strada che collega Castelnuovo a Castiglioncello. Il progetto fa discutere (anche dentro il Pd e la maggioranza che lo sostiene).
Sono favorevoli: la giunta che lo vede come un’opportunità per rendere fruibile la collina altrimenti impraticabile.
Sono contrari: un fronte trasversale composto da Verdi, una parte del Pd, socialisti, cacciatori e tanti residenti. Un sondaggio con ottocento questionari commissionato dal Comune di Rosignano ha evidenziato una netta prevalenza dei contrari al progetto ritenuto come un pericolo inizio di “cementificazione” della collina.

mercoledì 6 maggio 2009

Piano Casa. Toscana: cambio di segno?

Cemento e vasellina.

mv

Legge regionale sull'edilizia: il commento di Giovannini e Petraglia (SD), Lupi e Roggiolani (Verdi) e Montemagni (Misto)
"La regione ha cambiato di segno a un provvedimento del Governo che non rappresenta la priorità per i ceti deboli"
Firenze 05.05.09 (db)
"La Regione, recependo nel migliore dei modi possibili un provvedimento del Governo che non risponde certo alle priorità vere dei ceti più deboli di questo Paese, ha cambiato di segno al cosiddetto Piano Casa di Berlusconi". Così i consiglieri regionali Bruna Giovannini e Alessia Petraglia (Sinistra Democratica), Mario Lupi e Fabio Roggiolani (Verdi) e Marco Montemagni (Misto) commentano la proposta di legge regionale sull'edilizia approvata oggi in aula. I consiglieri regionali sottolineano come la Toscana si sia dovuta muovere entro stretti vincoli dati dalla normativa nazionale, peraltro modificata grazie all'intervento delle Regioni rispetto alla proposta iniziale del Governo inaccettabile dal punto di vista ambientale e paesaggistico. "Deve essere chiaro - continuano Giovannini Petraglia, Lupi, Roggiolani e Montemagni - che quello del Governo non è un Piano Casa. Per dare una risposta vera al drammatico problema casa serve una legge sull' edilizia residenziale pubblica adeguatamente finanziata". Ciò detto i consiglieri regionali esprimono un giudizio positivo sulla legge regionale, per i vincoli previsti in materia di risparmio energetico, superamento della barriere architettoniche e sicurezza, oltre che per l'introduzione di elementi di semplificazione amministrativa. "Si è cercato di tenere insieme - concludono Giovannini, Petraglia, Lupi Roggiolani e Montemagni - tutela dell'ambiente, qualità del Paesaggio e delle abitazioni, tentativo di rilancio dell'economia. Il tutto nel rispetto delle normative urbanistiche attuali".

venerdì 1 maggio 2009

Zingari. Se potessi avere, mille euro per tornare...

Ci dispiace dubitare di questo sistema di rimpatrio per i Rom rumeni. Continueremo comunque a seguire la questione sia per motivi legati ai diritti umani degli interessati, che per verificare se la fiducia riposta dagli amministratori pisani sul metodo "ti pago se te ne vai" ha qualche fondamento e si basa su risultati positivi ottenuti in altre città. Per ora a noi non risulta.
mv


Pisa, le prime famiglie partono per la Romania
Dodici rom accettano il rimpatrio “pagato”
il Tirreno 30/4/'09

PISA. Sono già dodici i rumeni che hanno accettato di essere pagati per andarsene da Pisa e rientrare in Romania: otto adulti e quattro bambini, appartenenti a quattro nuclei familiari diversi, uno dei quali composto da cinque persone. Per loro, la Società della Salute e l’Asl 5 di Pisa hanno già stilato le linee di massima del contratto sociale previsto per l’operazione.
L’importo in danaro di cui le famiglie potranno beneficiare varia da un minimo di 500 ad un massimo di mille euro a nucleo, a seconda dell’ampiezza della famiglia, della presenza di minori o di persone con particolari problematiche di salute.
I dodici rumeni che per primi hanno chiesto di poter usufruire del rimpatrio volontario assistito, come prevede anche la Regione, sono stati accompagnati giovedì scorso al consolato rumeno di Milano, che li ha muniti dei documenti necessari per il rimpatrio. Si tratta infatti di famiglie provenienti dal campo abusivo di Cisanello, i cui documenti sarebbero stati in parte smarriti nelle varie calamità accadute nei campi (dai nubifragi agli incendi).
In tutto nella zona di Pisa, secondo un censimento messo in atto dalla Società della salute, i rom che si sono installati in campi abusivi sarebbero duecento.
L’accompagnamento potrà avvenire una volta approvato da tutte e due le parti in maniera definitiva l’accordo di rimpatrio, ma sarebbe questioni di giorni. I rom saranno rimpatriati in bus messi a disposizione dalla Croce Rossa, in un percorso che, compresa l’Italia, attraverserà quattro stati.
L’accordo impegna i rom a chiedere solo i benefici necessari al rimpatrio, a non rientrare in Italia almeno per un anno, pena la perdita dei benefici, e infine a rinunciare per il futuro ad accamparsi o a erigere baracche in zona in luoghi pubblici o privati che non siano destinati allo scopo.
Asl 5 e società della salute si occuperanno, con personale e mezzi della Croce rossa, al trasporto al consolato rumeno di chi eventualmente avesse bisogno di documenti, condizione in cui si trovebbero quasi tutti gli ospiti dei campi abusivi. Provvederanno inoltre alle spese e all’organizzazione del viaggio e all’erogazione del previsto contributo in danaro a ciascuna famiglia, al momento dell’arrivo alla località prescelta, mentre il beneficiario dovrà rilasciare una ricevuta.
Un’operazione che non ha mancato di suscitare polemiche a livello locale, anche da parte di chi si occupa di solidarietà.

Autostrada Tirrenica: UN DANNO ENORME:

Un articolo del Tirreno e a seguire il comunicato originale di Lega Ambiente sui danni della Tirrenica all'agricoltura e ovviamente alla vita delle persone coinvolte. Una stupidaggine che pagheremo cara.
MV


Legambiente: a rischio le produzioni biologiche
«La Tirrenica cancellerà aziende e posti di lavoro»
il Tirreno 1/5/'09

GROSSETO. “Il vero impatto dell’autostrada tirrenica”, questo è il titolo dello studio presentato da Legambiente che, secondo il proprio responsabile delle infrastrutture, Edoardo Zanchini, e i tecnici dell’associazione, dimostra che di fatto la grande opera cancellerebbe il paesaggio tra Orbetello, Magliano in Toscana e il Parco della Maremma, provocando danni incalcolabili alle aziende che svolgono attività di agricoltura biologica, con conseguenti e pesanti perdite in termini di occupazione. «Il problema - sottolinea una nota di Legambiente - evidentemente non è per qualche personaggio di Capalbio interessato a difendere le proprie ville, ed è abbastanza ridicolo parlare di autostrada ambientalizzata. La realtà è purtroppo ben diversa e l’impatto della Tirrenica sarebbe devastante per alcuni dei più straordinari e integri paesaggi della Maremma. Avrebbe come grave conseguenza quella di far chiudere attività preziose, come redditizie aziende agricole biologiche e di qualità, licenziando un gran numero di lavoratori».
Il dossier è stato presentato in una delle aziende agricole che verranno fortemente danneggiate dall’autostrada, “La Selva” di Fonteblanda, che oggi conta clienti da tutto il mondo, che ne apprezzano la qualità della produzione di ortaggi e frutta. Alla conferenza hanno partecipato, infatti, oltre al proprietario de “La Selva”, Karl Egger, anche molti imprenditori agricoli della zona. Il problema centrale, per quanti hanno investito nell’agricoltura biologica, è che i cantieri e l’inquinamento, anche acustico, che l’autostrada porterà, di fatto cancelleranno gli sforzi e il dispendio economico sostenuti da tutti loro per investire nell’agricoltura a basso impatto ambientale, come ha sottolineato lo stesso Egger: «Presto arriveranno i nostri clienti dal Giappone per controllare la qualità dei nostri pomodori. Con un’autostrada vicino nessuno vorrà più i nostri ortaggi o la nostra frutta, perciò qui rimarranno solo le persone necessarie alla cura del bestiame e alla produzione del grano. Gli altri, circa 50 persone, potrebbero perdere il lavoro». A fronte di questa prospettiva Angelo Gentili, membro della segreteria nazionale di Legambiente, ha dichiarato che l’associazione è pronta a picchettare tutti i cantieri che verranno aperti per realizzare la Tirrenica, qualora si dovesse rendere necessario».
Barbara Uloremi


30/04/2009 13:31 Autostrada Tirrenica
(comunicato stampa)

"Aziende biologiche cancellate, licenziamenti e paesaggi della Maremma stravolti":
Legambiente presenta lo studio sull'impatto ambientale della Tirrenica
"Chiediamo alla Regione Toscana di modificare il progetto. Pronti a una campagna internazionale per salvare biologico e paesaggi della Maremma"
"Il problema evidentemente non è per qualche Vip di Capalbio interessato a difendere le proprie ville, ed è abbastanza ridicolo parlare di "autostrada ambientalizzata". La realtà è purtroppo ben diversa e l'impatto della Tirrenica sarebbe devastante per alcuni dei più straordinari e integri paesaggi tra Orbetello e il Parco della Maremma. E avrebbe come grave conseguenza quella di far chiudere attività preziose come redditizie aziende agricole biologiche e di qualità, licenziando un gran numero di lavoratori, stravolgendo le storie e il futuro di tante persone che lavorano e vivono in queste zone".
Questi, in sintesi, i risultati dello studio presentato oggi da Legambiente a Orbetello, nel corso di una conferenza stampa organizzata presso l'azienda agricola La Selva, proprio una di quelle a rischio per il tracciato scelto dal progetto dell'autostrada.
"Il futuro di chi ha scelto di investire sulla qualità e di puntare sull'agricoltura biologica non può essere messo a rischio dall'autostrada Tirrenica - ha dichiarato Edoardo Zanchini responsabile trasporti di Legambiente - serve quindi una risposta chiara dalla Regione Toscana che, nella sua corsa folle per la realizzazione dell'Autostrada, si è dimenticata di tutelare questo territorio e i suoi abitanti".
Le aziende agricole biologiche Fontenuova, San Benedetto e La Selva verrebbero infatti "cancellate" dal nuovo tracciato autostradale. Complessivamente, 600 ettari di terreno coltivati a biologico sarebbero a rischio, con la conseguente perdita di lavoro per circa 100 persone e grave danno per le pregiate produzioni locali di olio, vino, carne e frutta biologiche e di qualità.
Lo studio, presentato durante la conferenza alla quale hanno partecipato anche i rappresentati delle aziende agricole biologiche che verrebbero attraversate dal tracciato, ha preso in esame la parte di progetto tra i Comuni di Orbetello e Grosseto, escludendo esplicitamente Capalbio proprio per evitare polemiche sul "rifugio dei Vip". In questo tratto di circa 45 chilometri l'autostrada viaggerebbe completamente in variante rispetto all'Aurelia, con la conseguenza di andare a interessare aree oggi ad uso agricolo e boschi.
Dal nuovo casello nel Parco della Maremma alla variante che isola nel traffico Collecchio, dallo svincolo "ammazzabiologico" di Talamone, ai viadotti e gallerie nel Comune di Orbetello, sono stati passati a setaccio con immagini e fotosimulazioni tutti i punti e gli interventi impattanti. "Questa parte di Maremma pagherebbe un prezzo pesantissimo se la scelta di tracciato fosse confermata - ha dichiarato Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente -. A Nord di Grosseto infatti, si prevede di adeguare l'Aurelia mentre nel Lazio la Regione ha imposto l'affiancamento del tracciato alla Strada Statale proprio per ridurre gli impatti. L'atteggiamento di totale chiusura da parte della Regione Toscana, rispetto a qualsiasi modifica a un tracciato in variante che avrebbe devastanti impatti, risulta quindi incomprensibile".
Legambiente ha poi ribadito il suo impegno per salvare il territorio da un inutile scempio. "Siamo convinti che fare l'interesse del territorio significhi non solo battersi per completare il Corridoio Tirrenico ma anche tutelare fino in fondo l'ambiente e il paesaggio, le storie di chi vive e di chi ha scelto di investire in produzioni di qualità in un'area di pregio" ha continuato Zanchini. Oltretutto bisogna tener presente i problemi ancora aperti e prima che anche una sola ruspa si muova ne passeranno di anni. E' infatti in corso un istruttoria da parte della Commissione europea per valutare se l'estensione della concessione autostradale a Sat fino al 2046 senza gara violi le Direttive relative. E anche sulla fattibilità economica del progetto in autofinanziamento, sono enormi i problemi relativi al recupero delle risorse.
"Nelle prossime settimane lanceremo una campagna internazionale per salvare le aziende biologiche di questo territorio e i posti di lavoro a rischio", ha quindi annunciato Gentili.
Per Legambiente l'adeguamento dell'Aurelia a sezione autostradale, secondo quanto previsto dal Progetto Anas del 2000, rimane ancora oggi la soluzione preferibile, con il vantaggio di potersi realizzare gradualmente e a partire dall'adeguamento delle tratte più pericolose ancora a 2 corsie, con costi di gran lunga inferiori a quanto richiesto dal progetto del Corridoio e la possibilità di introdurre forme moderne di pedaggio che escludano gli spostamenti locali.
I cantieri annunciati per il 2009 da Sat inoltre, riguarderebbero il tratto tra Livorno e Rosignano, ossia quello più sicuro e già adeguato a superstrada, mentre nei tratti più pericolosi si interverrebbe solo alla fine dei lavori, perché non si prevede alcun adeguamento ma esclusivamente la costruzione di un autostrada in variante con relativi espropri e opere complesse.
Legambiente chiede quindi a Governo, Regione Toscana e agli enti Locali di garantire una vera trasparenza nelle decisioni, in particolare per quanto riguarda la convenzione con la Sat, e di fare fino in fondo l'interesse di questo territorio tutelando il suo paesaggio e il sistema agricolo da un inutile scempio.