
Il sei giugno a Prato è andato in crisi un regime.
Il potere del Partito Democratico e dei suoi centri di vassallaggio politico (verdi, pdci, italia dei valori...) si è ridimensionato, lasciando spazio a un possibile processo di alternanza e a una dialettica politica "normale".
In questi giorni, come in un formicaio demolito da un piede umano, centinaia di affiliati alla sinistra pratese si stanno agitando e vagano in cerca di rassicurazioni e di punti di riferimento, non solo e non tanto psicologici, ma soprattutto occupazionali ed economici.
Pensano che la destra cattiva non li farà più mangiare alla grande tavola e che sostituirà i commensali uno ad uno.
Ovviamente questo in una certa proporzione potrebbe accadere, ma nella maggioranza dei casi basterà un cambio di casacca per poter rientrare.
Ma difficilmente Cenni vincerà al ballottaggio. Il popolo di sinistra, ancora maggioritario nella nostra provincia, dimenticherà la cementificazione, i veleni, la scarsità di servizi, accorrerà in soccorso di Carlesi e cercherà di salvare la baracca prima del crollo definitivo.
Salvando così, anche un sistema di appalti, concessioni, convenzioni, finanziamenti, collaborazioni che insieme alle municipalizzate costituiscono la vera base del consenso.
Ma con grande acume politico, il candidato della destra ha già fatto sapere che è disponibile a discutere di contenuti con le liste antagoniste e di non avere pregiudizi ideologici.
In particolare ha citato Grillini, Bene Comune e Rifondazione.
Siamo molto interessati a sapere come questi ed altri soggetti civici e di sinistra gestiranno questo passaggio, se decideranno di sostenere Carlesi per vicinanza ideale o chiederanno qualcosa da scambiare (città etrusca, inceneritore, variante urbanistica).
Le stesse cose che potrebbero, forse con maggior successo, discutere con Roberto Cenni.
Da parte nostra cerchiamo di mantenere un minimo di lucidità mentale. Lasciamo i nostri amici delle varie liste a contare i loro zero virgola come i grani di un rosario (a cominciare dalla Sinistra Rossoverde, probabilmente votata a stento anche dai parenti dei candidati) e invitiamo tutti ad una bella giornata di mare.
Anzi potremmo proprio darci appuntamento, magari a Rosignano o a Baratti e scattare una bella foto di gruppo.
La didascalia potrebbe essere:
abbiamo perso una grande occasione per contare qualcosa, frantumandoci in tante listine inutili che hanno tutte ottenuto risultati indegni;
ci siamo separati sotto la spinta dei più infantili egocentrismi individuali e di bottega;
ce ne siamo fregati del programma comune che avevamo già elaborato, portandoci via qualche brandello;
abbiamo fatto una campagna elettorale che non si sarebbe notata neppure in un villaggio di cento anime;
non avevamo soldi, uomini e mezzi (e anche la fantasia scarseggiava);
siamo sereni ma non sappiamo perchè.
Riccardo Buonaiuti
per MV





