TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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lunedì 15 giugno 2009

Ballottaggio. Milone Calissiforme.

Quanto ci schifi Milone (giudizio politico, non sulla sua ghigna da braccio violento della legge), lo sanno tutti ma questa uscita del Calissi è spettacolare davvero! Questo signore, attuale tesoriere di Lega Ambiente, che entrò nei Verdi per trovarsi un lavoro (fu proposto dai medesimi come Presidente del Consiglio di amministrazione del centro di Scienze Naturali di Galceti, per la sua straordinaria competenza), fece presto il salto della quaglia (o altro uccello ) e passò nei DS e poi ovviamente nel PD. Chiaramente il Sindaco Marco Ahum-ahum Romagnoli lo confermò al suo posto. Benedetto Calissi ma come fai a girare con quella maschera di bronzo! Farai perdere le elezioni a Carlesi per un voto: quello di chi leggerà quest'articolo.
La zia Alma per MV


Milone poco

riconoscente

La politica della seconda Repubblica ha segnato la fine delle ideologie nei Partiti. A tutti parendo bella cosa. Ma a parte i fenomeni di gestione mediatica della stessa (Porta e Porta e Matrix paiono essere la succursale di un sempre più abbandonato Parlamento) mi pare sia nato anche il malcostume del salto da uno schieramento all’altro. E non sempre per ferma convinzione ideologica. Solamente il 15 Dicembre 2008 (sei mesi fa) l’Assessore Milone responsabile in prima persona della lotta all’illegalità, abbandonava l’assessorato di cui era responsabile da 4 anni e mezzo per far nascere con incredibile solerzia e senso dei “tempi giusti” un movimento politico che ha appoggiato il centrodestra, dichiarando dopo la tornata elettorale: “ Adesso aspetto che Cenni mi chiami”. Perbacco, ma questo nostro ex amministratore che da 6 mesi sputa nel piatto dove ha tranquillamente mangiato per altri 54 mesi, senza neanche essere stato allora eletto dai cittadini, ma nominato dal nostro Sindaco, dov’era quando c’era da risolvere quegli stessi problemi che oggi lui ci dice esser pronto a risolvere? Ma che tempismo nel venir via signor Aldo Milone. E coraggio elettori. Premiamoli tutti questi equilibristi degli schieramenti politici. Mastella docet.
Massimo Calissi

mercoledì 10 giugno 2009

Rifiuti. Riciclare gli inerti delle demolizioni.

AMBIENTE: CAVE; CON RICICLO PIU' OCCUPAZIONE E PAESAGGIO


(ANSA) - ROMA, 8 GIU - Con il riciclo degli inerti, anziche' l'estrazione dalle cave, si crea piu' occupazione e si salva il paesaggio. Questa la posizione in dossier di Legambiente sulle cave in Italia. Se la strada e' invece quella dell'attivita' estrattiva, continua il dossier, si rinuncia a promuovere un settore innovativo come quello del recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia, che puo' sostituire quelli di cava e che consente di avere molti piu' occupati: per una cava da 100 mila metri cubi l'anno gli addetti in media sono 9 mentre per un impianto di riciclaggio di inerti gli occupati sono piu' di 12. Sarebbe interesse di chi estrae orientare la propria attivita' economica verso il settore del recupero degli inerti. Secondo Legambiente l'Italia puo' scegliere questa strada, e seguire i Paesi europei che intorno a una moderna gestione delle attivita' estrattive hanno creato un settore economico capace di legare ricerca e innovazione nel recupero dei materiali. In Danimarca, per esempio, da oltre 20 anni ci si e' posto il problema di come ridurre le estrazioni da cava e promuovere il recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione, con una politica di tassazione che arriva a far pagare 50 euro a tonnellata per il conferimento in discarica degli inerti. Un meccanismo, questo, che ha funzionato visto che oggi si fa ricorso per il 90% a inerti riciclati invece che di cava. La Repubblica Ceca ha introdotto il concetto di consumo di suolo tassando oltre alla quantita' di materiale prelevato anche la superficie occupata dalle cave. Nel Regno Unito il canone di concessione e' di piu' di 6 volte quello richiesto in media in Italia. (ANSA)
08/06/2009

sabato 30 maggio 2009

Clima/Migranti. Un'atroce necessità.

Clima: Legambiente, 6 Mln Profughi
In Fuga Da Cambiamenti


(ASCA) - Firenze, 30 mag - Nel mondo ci sono 37,4 milioni di profughi, di cui oltre la meta' in fuga da catastrofi naturali. Presto, secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, 6 milioni di persone ogni anno saranno costrette a fuggire dai danni provocati dai cambiamenti climatici, ma per loro non varra' lo status di 'rifugiato'. Lo denuncia Legambiente, nel dossier 'Profughi ambientali', presentato nell'ambito di 'Terra Futura', la mostra sulle buone pratiche di sostenibilita' in corso alla Fortezza da Basso di Firenze. Leggendo il dossier si apprende che l'Unicef tra il 2005 e il 2007 ha risposto a 276 emergenze in 92 Paesi, oltre la meta' delle quali causate da calamita', il 30% da conflitti e il 19% da problemi sanitari. Inoltre, secondo i dati del programma Onu per lo sviluppo umano, oggi sono 344 milioni le persone a rischio di cicloni tropicali e 521 quelle a rischio di inondazioni. Le previsioni presentano un quadro drammatico: per l'Unicef nel 2010 50 milioni di persone soffriranno la fame a causa di emergenze umanitarie e climatiche e per l'Alto commissariato Onu per i rifugiati i cambiamenti climatici potrebbero costringere 6 milioni di persone all'anno a lasciare le loro case. Un dato che per il 2050 potrebbe arrivare all'astronomica cifra di 200/250 milioni di persone. ''Il fenomeno dei migranti e rifugiati per cause ambientali e' gia' oggi di notevole entita' e aumentera' in modo drastico - spiega Mautizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria di Legambiente -. Eppure non si riesce a dare un numero preciso di quanti siano al momento o a dare loro assistenza adeguata, perche' giuridicamente i rifugiati ambientali non esistono''. Le conseguenze dei cambiamenti climatici, rileva ancora il dossier di Legambiente, toccano anche l'Italia che negli ultimi 20 anni ha visto triplicare l'inaridimento del suolo. L'associazione stima che il 27% del territorio nazionale sia a rischio desertificazione con sette regioni particolarmente esposte: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

sabato 23 maggio 2009

Biodiversità. A rischio 138 specie, in Italia.

LEGAMBIENTE, 138 SPECIE 'MADE IN ITALY' A RISCHIO

(ANSA) - ROMA - L'Italia e' tra i Paesi piu' ricchi di biodiversita' in Europa, con circa 57.000 specie animali (1/3 di quelle europee) e 5.600 specie floristiche (il 50% di quelle europee), dei quali il 13,5% sono specie endemiche. Ma 138 specie sono minacciate, il cui 8% appartiene al regno delle piante e il 92% a quello degli animali. Questo il contenuto del dossier Biodiversita' a rischio di Legambiente e Bioversity international presentato in occasione della giornata mondiale delle Biodiversita' che si celebrera' domani. In Italia (alla fine dell'ottocento la varieta' di frutta arrivava a 8000 diversi tipi oggi a poco meno di 2000) sono a rischio arance, limoni, mele, pere, ciliegie, mandorle, varieta' di angurie e melone gia' quasi non ci sono piu', la tartaruga comune (la caretta caretta), la foca monaca, il muflone, lo storione, la cernia. La Ue, dichiara Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, ha annunciato che per ''il 2009-2013 i governi dovranno concentrarsi sul tema dei cambiamenti climatici e del loro impatto sulla biodiversita'''. E poi, l'impegno per il Countdown 2010 (un'alleanza di governi, Ong e settore privato) con l'obiettivo di intraprendere le azioni per fermare la perdita di biodiversita' entro il 2010. L'ultima Red list della Iucn (International union for conservation of nature) parla di un aumento della minaccia d' estinzione: contiene 44.838 specie di cui 16.928 a rischio.
21/05/2009

venerdì 22 maggio 2009

Mare. Un incontro eccezionale.



18/05/2009 Eccezionale ritrovamento di Tartaruga Verde nel basso Adriatico
da Terra Futura




Eccezionale ritrovamento di Tartaruga Verde oggi nel basso Adriatico. Un esemplare di Chelonia mydas è stato, infatti, pescato accidentalmente al largo di Mattinata da un pescatore di Manfredonia ed è ora affidato al Centro di Recupero Tartarughe marine di Legambiente nell’oasi di Lago Salso, nel parco nazionale del Gargano.
“L’esemplare è stato ritrovato nella rete da strascico durante una battuta di pesca dal pescatore che ha immediatamente avvisato e consegnato l’esemplare alla Capitaneria di Porto di Manfredonia – racconta Giovanni Furii, responsabile scientifico del Centro di recupero tartarughe marine di Manfredonia -. La Tartaruga, che pesa 4,5 Kg, è lunga 33,5 cm e larga 31,3 cm si trova al CRTM per essere sottoposta a tutte le indagini necessarie a valutarne le condizioni di salute e per le attività di ricerca”.
Il ritrovamento di esemplari di Chelonia mydas è un evento piuttosto raro nel Mediterraneo. Secondo dati pubblicati dalla Regione Puglia nel decennio 1996-2006 sono stati segnalati solo 12 esemplari appartenenti a questa specie lungo le coste pugliesi. I Centri di Recupero della rete Tartanet hanno censito solo due esemplari di Chelonia mydas nel periodo 1999-2009 (Gallipoli Lecce 2008 - Loano Savona 1999).
“Questo ritrovamento – commenta Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente - è la prova di quanto sia utile il lavoro fatto in questi anni dal CRTM di Manfredonia, che negli anni è divenuto un punto di riferimento delle marinerie del basso Adriatico le quali sono ormai parte attiva della strategia di recupero e conservazione delle tartarughe marine. Qualsiasi strategia si voglia mettere in atto nel nostro Paese per la conservazione delle tartarughe marine - aggiunge Nicoletti - non può non tener conto dell’apporto e del coinvolgimento di tutti gli attori del territorio, e dei pescatori in primis, oltre che degli enti di ricerca e delle associazioni”.
L’esemplare di Chelonia mydas è la 138-esima tartaruga marina recuperata dal CRTM di Manfredonia dal 2007 a oggi. Considerando anche gli esemplari ritrovati morti sono in totale 181 le tartarughe marine censite dal Centro.
La Chelonia Mydas vive nei principali oceani della Terra e raramente è stata osservata lungo le coste africane del Mediterraneo, sembra infatti preferire le acque più fredde del nordeuropa. Può raggiungere 300 Kg e 1 m e mezzo di lunghezza del carapace che solitamente presenta un colore verde-bruno con disegni e marmorizzazioni degli scudi, mentre il piastrone è molto chiaro. Vive nella fascia litoranea, ma in occasione della migrazione periodica verso le zone di deposizione, può spingersi in mare aperto compiendo spostamenti anche di 2000 Km.

lunedì 11 maggio 2009

Prato. Cambiamo aria.



giovedì 14 maggio 2009 ore 21,00
“Cambiamo aria”
a cura di Legambiente Prato


E' uscito il rapporto 2008 sulla qualità dell'aria di Prato a cura di Arpat.

Lo commentano:

Paolo Balestri - Direttivo Legambiente Prato

Sergio Spagnesi - Reponsabile Ambiente del Comune di Prato.


Sala consiliare della Circoscrizione Nord
in via VII Marzo, 15 a Prato

Per informazioni: tel. 328 6759127
mail: Info@legambienteprato.it

domenica 10 maggio 2009

Mobilità sostenibile. Cento strade per giocare.

2009-05-10 16:12 Traffico: Legambiente, 100 strade per giocare Iniziative per i bambini da Roma a Milano, da Palermo a Grosseto

(ANSA) - ROMA, 10 MAG - Centinaia di strade e piazze in tutta Italia sono oggi chiuse al traffico per essere aperte al gioco dei bambini. '100 Strade per giocare',di Legambiente, e' all'insegna dell'accoglienza.
Da Roma a Milano, da Palermo a Grosseto, i piu' piccoli hanno a disposizione spazi che giornalmente sono loro negati dal traffico cittadino.
Tra gli appuntamenti:a Roma una biciclettata contro il razzismo,un giro sul naviglio in canoa a Crescenzago(MI),una scuola di vela a Giulianova (TE).

venerdì 8 maggio 2009

Prato. Le cascine di Tavola in balia di Pecorario.

Roba da non credere. La commissione edilizia, agli ordini dell'architetto Pecorario, vero padrone dell'urbanistica a Prato, ha approvato in tempo record una variante al progetto per la costruzione di un residence di lusso ricavato dall'edificio principale delle Cascine di Tavola. Il progetto è ancora bloccato dalla magistratura (sotto accusa la Sovrintendenza che lo aveva autorizzato)e non si capisce la fretta di autorizzare altri sviluppi di questo sbagliatissimo intervento.
Il comune è in ogni modo il principale responsabile di questo allucinante episodio di barbarie edilizia e e le ipocrite affermazioni di Pecorario non cambiano di una virgola la realtà di un comune piegato agli interessi privati degli speculatori.
mv

il Tireno 8/5/'09
La storia infinita della Villa Medicea delle Cascine di Tavola Sospesa la concessione approvata la variante
PRATO. Non c’è pace per la Villa Medicea alle Cascine di Tavola. Rimangono i lucchetti della magistratura al cantiere posto sotto sequestro dal luglio scorso, in attesa che le indagini giudiziarie facciano il loro corso. Ma nel frattempo la proprietà ha incassato l’ok della commissione comunale edilizia, che ha approvato una variante al progetto originario che prevedeva la costruzione di un residence di lusso, ricavato dal manufatto storico della fattoria. Da questo scrigno di tesori antichi, durante i lavori di ristrutturazione, era emerso a suo tempo un mulino settecentesco che, alla luce del parere della commissione e fermo restando la ripresa degli interventi, dovrà essere interrato. «Le modifiche proposte - spiega Riccardo Pecorario, responsabile del servizio istanze edilizie del Comune - sono state giudicate positive sotto il profilo tecnico, anche se è stato sospeso il rilascio della concessione edilizia proprio per non interferire con le indagini in corso. Rispetto al contenzioso giudiziario, la posizione del Comune è quella infatti della non ingerenza. In ogni caso, l’esame della pratica faceva parte di un iter tecnico da completare». Nessuna concessione edilizia, insomma, almeno fino al momento del dissequestro del cantiere: una prospettiva che non convince l’architetto Maria Rita Cecchini di Legambiente Prato, per la quale in realtà le preoccupazioni sono altre: «La proprietà avrebbe tanti lavori più urgenti a cui pensare, non ultima la copertura della struttura che versa in condizioni di degrado e pericolo». Un problema che bene conosce il Comune: «Condividiamo la preoccupazione delle associazioni ambientaliste, per questo anche in sede di commissione abbiamo cercato di sollecitare un intervento di messa in sicurezza», fa notare l’architetto Pecorario. Ma il punto, secondo Legambiente, è un altro: «Si doveva discutere dell’opportunità o meno di concedere la variante. Vista la delicatezza della questione che coinvolge la magistratura, si poteva aspettare a esaminarla. Vedremo come andrà a finire, visto che la proprietà avrà sicuramente tutto l’interesse a portare avanti l’investimento iniziale».


Maria Lardara

giovedì 7 maggio 2009

Politica/Cultura. G8 di Genova: cronaca di una battaglia.

Venerdì 8 maggio alle ore 21,15 presso la Casa delle Associazioni Via Pomeria 90 si terrà la proiezione-presentazione del documentario G8 Cronaca di una battaglia di Carlo Lucarelli
Ingresso Libero

Presentano e commentano Paolo Balestri e Franco Di Martino ricordando Carlo Giuliani, i no block, Bolzaneto ed un processo che ha fatto discutere

Scheda documentario
Il G8 continua a rimanere una ferita aperta nel cuore della nostra convivenza civile e democratica. Ci sono domande a cui una sentenza di tribunale non può dare risposta.
Il Dvd. Scena per scena il racconto televisivo del G8:

- Il disastro del G8 di Genova: i misteri da chiarire
- L'organizzazione del G8 a Genova
- La protesta
- Il Genoa Social Forum e il Patto per Genova
- Il piano per la sicurezza e l'ordine pubblico
- La tensione prima del vertice
- I gruppi speciali e le armi antisommossa
- La città blindata
- La tensione cresce
- Le anime della contestazione
- Il pericolo Black bloc
- I pacchi-bomba

18 e 19 luglio

- Tutto va bene

20 luglio

- Manifestazioni pacifiche
- I Black bloc indisturbati
- La prima carica della polizia contro le «Mani bianche»
- Il corteo dei Disobbedienti e via Tolemaide
- La carica della polizia contro il corteo
- La «battaglia» e la «bonifica»
- ore 17.27: la morte di Carlo Giuliani
- Il «trattamento» dei fermati
- Caserma di Bolzaneto e Forte San Giuliano

21 luglio

- Il corteo internazionale del Genoa Social Forum
- Riappaiono i Black bloc e... scompaiono
- La polizia carica di nuovo il corteo
- La violenza si ripete la notte «cilena»
- Scuola Diaz: l'assalto
- Scuola Diaz: la «macelleria messicana»
- Le false prove
- La testimonianza di Michelangelo Fournier
- La chiusura del G8
- Il fallimento dell'ordine pubblico
- «Uno a zero per noi»
- Perché è successo?
- Gli errori e le possibili spiegazioni
- I misteri rimasti: i Black bloc
- I misteri rimasti: la morte di Carlo Giuliani
- I processi
- Le relazioni del Comitato Parlamentare d'Indagine
- Domande senza riposta?

a seguire altri documentari:

15 Maggio Nazirock
22 Maggio La rabbia di Pier Paolo Pasolini
29 Maggio The nuclear comeback

venerdì 1 maggio 2009

Autostrada Tirrenica: UN DANNO ENORME:

Un articolo del Tirreno e a seguire il comunicato originale di Lega Ambiente sui danni della Tirrenica all'agricoltura e ovviamente alla vita delle persone coinvolte. Una stupidaggine che pagheremo cara.
MV


Legambiente: a rischio le produzioni biologiche
«La Tirrenica cancellerà aziende e posti di lavoro»
il Tirreno 1/5/'09

GROSSETO. “Il vero impatto dell’autostrada tirrenica”, questo è il titolo dello studio presentato da Legambiente che, secondo il proprio responsabile delle infrastrutture, Edoardo Zanchini, e i tecnici dell’associazione, dimostra che di fatto la grande opera cancellerebbe il paesaggio tra Orbetello, Magliano in Toscana e il Parco della Maremma, provocando danni incalcolabili alle aziende che svolgono attività di agricoltura biologica, con conseguenti e pesanti perdite in termini di occupazione. «Il problema - sottolinea una nota di Legambiente - evidentemente non è per qualche personaggio di Capalbio interessato a difendere le proprie ville, ed è abbastanza ridicolo parlare di autostrada ambientalizzata. La realtà è purtroppo ben diversa e l’impatto della Tirrenica sarebbe devastante per alcuni dei più straordinari e integri paesaggi della Maremma. Avrebbe come grave conseguenza quella di far chiudere attività preziose, come redditizie aziende agricole biologiche e di qualità, licenziando un gran numero di lavoratori».
Il dossier è stato presentato in una delle aziende agricole che verranno fortemente danneggiate dall’autostrada, “La Selva” di Fonteblanda, che oggi conta clienti da tutto il mondo, che ne apprezzano la qualità della produzione di ortaggi e frutta. Alla conferenza hanno partecipato, infatti, oltre al proprietario de “La Selva”, Karl Egger, anche molti imprenditori agricoli della zona. Il problema centrale, per quanti hanno investito nell’agricoltura biologica, è che i cantieri e l’inquinamento, anche acustico, che l’autostrada porterà, di fatto cancelleranno gli sforzi e il dispendio economico sostenuti da tutti loro per investire nell’agricoltura a basso impatto ambientale, come ha sottolineato lo stesso Egger: «Presto arriveranno i nostri clienti dal Giappone per controllare la qualità dei nostri pomodori. Con un’autostrada vicino nessuno vorrà più i nostri ortaggi o la nostra frutta, perciò qui rimarranno solo le persone necessarie alla cura del bestiame e alla produzione del grano. Gli altri, circa 50 persone, potrebbero perdere il lavoro». A fronte di questa prospettiva Angelo Gentili, membro della segreteria nazionale di Legambiente, ha dichiarato che l’associazione è pronta a picchettare tutti i cantieri che verranno aperti per realizzare la Tirrenica, qualora si dovesse rendere necessario».
Barbara Uloremi


30/04/2009 13:31 Autostrada Tirrenica
(comunicato stampa)

"Aziende biologiche cancellate, licenziamenti e paesaggi della Maremma stravolti":
Legambiente presenta lo studio sull'impatto ambientale della Tirrenica
"Chiediamo alla Regione Toscana di modificare il progetto. Pronti a una campagna internazionale per salvare biologico e paesaggi della Maremma"
"Il problema evidentemente non è per qualche Vip di Capalbio interessato a difendere le proprie ville, ed è abbastanza ridicolo parlare di "autostrada ambientalizzata". La realtà è purtroppo ben diversa e l'impatto della Tirrenica sarebbe devastante per alcuni dei più straordinari e integri paesaggi tra Orbetello e il Parco della Maremma. E avrebbe come grave conseguenza quella di far chiudere attività preziose come redditizie aziende agricole biologiche e di qualità, licenziando un gran numero di lavoratori, stravolgendo le storie e il futuro di tante persone che lavorano e vivono in queste zone".
Questi, in sintesi, i risultati dello studio presentato oggi da Legambiente a Orbetello, nel corso di una conferenza stampa organizzata presso l'azienda agricola La Selva, proprio una di quelle a rischio per il tracciato scelto dal progetto dell'autostrada.
"Il futuro di chi ha scelto di investire sulla qualità e di puntare sull'agricoltura biologica non può essere messo a rischio dall'autostrada Tirrenica - ha dichiarato Edoardo Zanchini responsabile trasporti di Legambiente - serve quindi una risposta chiara dalla Regione Toscana che, nella sua corsa folle per la realizzazione dell'Autostrada, si è dimenticata di tutelare questo territorio e i suoi abitanti".
Le aziende agricole biologiche Fontenuova, San Benedetto e La Selva verrebbero infatti "cancellate" dal nuovo tracciato autostradale. Complessivamente, 600 ettari di terreno coltivati a biologico sarebbero a rischio, con la conseguente perdita di lavoro per circa 100 persone e grave danno per le pregiate produzioni locali di olio, vino, carne e frutta biologiche e di qualità.
Lo studio, presentato durante la conferenza alla quale hanno partecipato anche i rappresentati delle aziende agricole biologiche che verrebbero attraversate dal tracciato, ha preso in esame la parte di progetto tra i Comuni di Orbetello e Grosseto, escludendo esplicitamente Capalbio proprio per evitare polemiche sul "rifugio dei Vip". In questo tratto di circa 45 chilometri l'autostrada viaggerebbe completamente in variante rispetto all'Aurelia, con la conseguenza di andare a interessare aree oggi ad uso agricolo e boschi.
Dal nuovo casello nel Parco della Maremma alla variante che isola nel traffico Collecchio, dallo svincolo "ammazzabiologico" di Talamone, ai viadotti e gallerie nel Comune di Orbetello, sono stati passati a setaccio con immagini e fotosimulazioni tutti i punti e gli interventi impattanti. "Questa parte di Maremma pagherebbe un prezzo pesantissimo se la scelta di tracciato fosse confermata - ha dichiarato Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente -. A Nord di Grosseto infatti, si prevede di adeguare l'Aurelia mentre nel Lazio la Regione ha imposto l'affiancamento del tracciato alla Strada Statale proprio per ridurre gli impatti. L'atteggiamento di totale chiusura da parte della Regione Toscana, rispetto a qualsiasi modifica a un tracciato in variante che avrebbe devastanti impatti, risulta quindi incomprensibile".
Legambiente ha poi ribadito il suo impegno per salvare il territorio da un inutile scempio. "Siamo convinti che fare l'interesse del territorio significhi non solo battersi per completare il Corridoio Tirrenico ma anche tutelare fino in fondo l'ambiente e il paesaggio, le storie di chi vive e di chi ha scelto di investire in produzioni di qualità in un'area di pregio" ha continuato Zanchini. Oltretutto bisogna tener presente i problemi ancora aperti e prima che anche una sola ruspa si muova ne passeranno di anni. E' infatti in corso un istruttoria da parte della Commissione europea per valutare se l'estensione della concessione autostradale a Sat fino al 2046 senza gara violi le Direttive relative. E anche sulla fattibilità economica del progetto in autofinanziamento, sono enormi i problemi relativi al recupero delle risorse.
"Nelle prossime settimane lanceremo una campagna internazionale per salvare le aziende biologiche di questo territorio e i posti di lavoro a rischio", ha quindi annunciato Gentili.
Per Legambiente l'adeguamento dell'Aurelia a sezione autostradale, secondo quanto previsto dal Progetto Anas del 2000, rimane ancora oggi la soluzione preferibile, con il vantaggio di potersi realizzare gradualmente e a partire dall'adeguamento delle tratte più pericolose ancora a 2 corsie, con costi di gran lunga inferiori a quanto richiesto dal progetto del Corridoio e la possibilità di introdurre forme moderne di pedaggio che escludano gli spostamenti locali.
I cantieri annunciati per il 2009 da Sat inoltre, riguarderebbero il tratto tra Livorno e Rosignano, ossia quello più sicuro e già adeguato a superstrada, mentre nei tratti più pericolosi si interverrebbe solo alla fine dei lavori, perché non si prevede alcun adeguamento ma esclusivamente la costruzione di un autostrada in variante con relativi espropri e opere complesse.
Legambiente chiede quindi a Governo, Regione Toscana e agli enti Locali di garantire una vera trasparenza nelle decisioni, in particolare per quanto riguarda la convenzione con la Sat, e di fare fino in fondo l'interesse di questo territorio tutelando il suo paesaggio e il sistema agricolo da un inutile scempio.

No global. The Take.


Venerdì primo maggio alle ore 21,15
presso la Casa delle Associazioni Via Pomeria 90
si terrà la proiezione-presentazione di
The Take
del regista Avi Lewis e di Naomi Klein
Ingresso Libero

Con Paolo Balestri presenta e commenta Giovanni Lenzi dell'Associazione Venti di Terra
discutendo di Movimento no global e sindacati, delle cose nuove che succedono in America latina e di Crisi economica come crisi del liberismo.
Scheda documentario
Occupare. Resistere. Produrre. Nei sobborghi di Buenos Aires, trenta lavoratori disoccupati "organizzati" entrano nella loro fabbrica inattiva, tirano fuori i materassini sui quali dormire e rifiutano di andarsene. Quello che vogliono è riavviare le macchine ferme. Ma questo semplice gesto The Take ha il potere di portare alla ribalta il problema della globalizzazione. Armati solo di fionde e di un'incrollabile fede nella democrazia operaia, i lavoratori si scontrano con i capi, i bancari e l'intero sistema che vede le loro amate fabbriche come nient'altro che un pezzo di metallo da svendere.
durata proiezione 87 minuti

a seguire altri documentari:
8 maggio The nuclear comeback
15 Maggio Nazirock
22 Maggio La rabbia di Pier Paolo Pasolini
29 Maggio Genova G8

lunedì 27 aprile 2009

Nucleare. Do you remember Cernobyl?

CERNOBYL:

23 ANNI DA CATASTROFE;
LEGAMBIENTE RICORDA PERICOLI (ANSA)
- ROMA - ''Due esplosioni, una dietro l'altra, la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unita' di Cernobyl. 11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattivita' rilasciata dalle esplosioni, un valore 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti quasi subito per effetto delle radiazioni immediate e un numero difficilmente quantificabile di vittime per gli effetti a lungo termine di quelle assorbite''. Comincia cosi' il ricordo che Legambiente fa della catastrofe piu' grave della storia del nucleare civile all'approssimarsi del suo 23/mo anniversario. ''Dieci i giorni impiegati per spegnere gli incendi, 130 mila gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale. La centrale di Cernobyl ha cessato la sua attivita' il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime. Il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo piu' di 3 milioni di persone'', ricorda Legambiente ''per non perdere la memoria e ribadire il suo 'no' ad un ritorno a produrre energia nucleare in Italia''. ''A 23 anni dall'incidente di Cernobyl, il nucleare pone ancora gravi problemi di sicurezza'', afferma il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani, aggiungendo che ''non abbassera' affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurra' la dipendenza italiana dall'estero e non ci permettera' di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall'accordo europeo 20-20-20''. ''Non e' del nucleare che l'Italia ha bisogno per rilanciare l'economia e risolvere la sua dipendenza dalle fossili - conclude Ciafani - ma di un mix di efficienza, risparmio energetico e fonti rinnovabili''. Molte le iniziative organizzate in tutto il Paese dall'associazione per l'anniversario del 26 aprile. Dibattiti, proiezioni di film, banchetti informativi nelle piazze, convegni e rassegne si aggiungeranno a centinaia di eventi simultanei annunciati per il 25 e 26 aprile nel 'Cernobyl Day', l'iniziativa internazionale coordinata a livello europeo da Sortir du Nucleaire (Francia), una federazione di 842 associazioni che si battono contro il ''potere nucleare''.
24/04/2009

martedì 21 aprile 2009

Trasporti/moblità. Lega Ambiente e la Metrotranvia.

Prato, 20 Aprile 2009

COMUNICATO STAMPA
LEGAMBIENTE PROPONE UNA METROTRAMVIA NELL'AREA VASTA TRA FIRENZE-PRATO-PISTOIA. UNA GRANDE INFRASTRUTTURA SU FERRO PER RIDURRE IL TRAFFICO SU QUATTRO RUOTE!
Forse tra venti anni nella piana dell’area vasta tra Firenze Prato e Pistoia saranno cresciute solo le infrastrutture ad alto impatto ambientale per questo Legambiente Toscana propone un progetto alternativo che possa avere l’effetto di ridurre e contenere l’inquinamento da traffico.
Dallo stadio ad Osamnnoro o Castello, alla vicina multisala, dal polo espositivo al Banci di Prato alla multisdala di Prato è evidente che queste strutture comportano un grande aggravio dal punto di vista della mobilità veicolare nella piana.
Tutto questo, mentre la VIS (Valutazione d'Impatto Sanitario) relativa alla costruzione del termovalorizzatore della Piana presso Case Passerini aveva richiesto invece una contestuale diminuzione dell'inquinamento derivante da traffico veicolare. I progetti che sono previsti sulla Piana (Stadio, Cittadella Viola, Outlet Fratini, Snodi terze corsie A1 e A11,eventuale ampliamento aeroportuale, bretella Prato Signa) non faranno altro che aumentare la pressione e la domanda di mobilità su tutta l'area in questione e su tutta la piana. Come pensano i nostri amministratori di risolvere i problemi sollevati dalla VIS e contestualmente prevedere ulteriori opere pubbliche che attraggono traffico privato?
Partiamo da un punto fermo: il progetto di metrotramvia, ovunque sia ubicato, non dovrà toccare neppure un metro quadrato del futuro Parco della Piana. La risposta può venire solo da una grande infrastruttura della mobilità sostenibile e dalla cosi detta "cura del ferro". Per Legambiente occorrerebbe un sistema ferroviario ampliato, capace di collegare l'asse Firenze-Prato-Pistoia e di servire tutti comuni, servendo o passando quindi per Calenzano, Sesto F.no, Campi B.zio, Signa, Poggio a Caiano, Montemurlo, Agliana, Montale e Quarrata.
"Non abbiamo preferenze tra tram e metrò - precisa Piero Baronti, Presidente Legambiente Toscana - lo sterile e pregiudiziale dibattito tra destra e sinistra deve finire. Dibattito questo, che a Firenze, ha generato diverse posizioni di pensiero, che associano la tramvia ad un campo orientato a sinistra mentre la metropolitana verso destra. L'unica cosa che conta è la fattibilità tecnica e la rapidità di realizzazione. Le soluzioni, se tecnicamente possibili, potrebbero essere molteplici: una metropolitana su tracciato misto (in superficie e sotterraneo) tra Firenze e Pistoia collegandosi, a sua volta, alla tramvia una volta raggiunto il capoluogo toscano o in alternativa un sistema tramviario che si estenda su tutta l'area Vasta o ancora un sistema integrato di metrò e tram, che vada a rafforzare anche la linea ferroviaria esistente, Firenze- Pistoia, con il raddoppio del tratto che da Pistoia raggiunge Montecatini. Altra priorità, come previsto, sarebbe il potenziamento della ferrovia estendendo la realizzazione di un collegamento fra Peretola e via Palagetta a Campi”.
Federico Mazzoni, Presidente ACI Prato, ha sostenuto di condividere la metodologia della proposta di Legambiente che prevede la possibilità di spostare una parte della mobilità della piana dalla gomma alla rotaia. “Certo bisogna studiare il progetto con attenzione, ma bisogna anche evitare un vuoto di governo che si basa sul malinteso che siccome non esiste un livello di governo metropolitano non esistono problemi comuni. Il traffico e l’inquinamento si comportano senza rispetto dei confini amministrativi e le decisioni che ci occorrono devono essere concordate a questo livello”.
Lamberto Gestri, candidato della coalizione di centro-sinistra alla Presidenza della Provincia di Prato, condivide la necessità di potenziare il ruolo del trasporto pubblico se si vuole dare un forte contributo al governo e alla soluzione dei problemi della mobilità nell’area vasta tra Firenze Prato e Pistoia. “Non è da escludere che siano gli Enti Locali, in accordo con partner pubblici come RFI e privati come CAP, a farsi carico della gestione degli interventi di sviluppo del trasporto pubblico che saranno necessari nei prossimi anni”.
Massimo Carlesi, candidato Sindaco al Comune di Prato per il centro sinistra, è convinto che i problemi della mobilità della piana siano più rilevanti per il Comune di Prato proprio per la sua posizione centrale in questo territorio. “Per questo il progetto di metrotramvia, come già Prato aveva provato a proporre negli scorsi anni, può essere rilanciato. Questa volta bisogna puntare sul coinvolgimento attivo di tutti i comuni. Solo un progetto condiviso e in cui tutti credono può essere realizzato senza intralci e in tempi realistici”.
Paolo Balestri di Legambiente Prato ha ricordato che oltre al ruolo della linea ferroviaria esistente a Nord esiste uno spazio per una infrastruttura che colleghi a sud la piana. Attorno a questo progetto si devono riorganizzare i sistemi della mobilità locale. Non è vero che mancano le risorse, basta decidere di non fare altri progetti come la Bretella Prato-Signa o la terza corsia dell’A11, ossia definire che le risorse vanno centralmente al potenziamento del trasporto pubblico su rotaia”


Katia Rosanna Rossi Ufficio Stampa Legambiente Toscana

www.legambientetoscana.it Paolo Balestri Legambiente Prato 3930959182

lunedì 6 aprile 2009

Amianto. Le bonifiche.

06/04/2009 Green Report


Amianto, oggi si prova a riscrivere la storia, ma manca un capitolo: le bonifiche
di Diego Barsotti

LIVORNO. A Torino oggi si prova a riscrivere la storia. E a fare giustizia delle migliaia di morti che nel corso del novecento hanno respirato e covato per anni il mesotelioma pleurico provocato dall’asbesto contenuto nei manufatti di amianto. Inizia oggi infatti il processo a carico dei responsabili della società Eternit s.p.a., gestore degli stabilimenti di lavorazione dell’amianto di Cavagnolo (TO), Casale Monferrato (AL), Bagnoli (NA) e Rubiera (RE), per i danni prodotti alla salute degli operai nelle lavorazioni da amianto.
In Italia la produzione e commercializzato dei manufatti in amianto è cessata nel 1986 e da allora le morti di asbesto sono continuate e anzi cresciute, visto che l’incubazione è di 20-30 anni e il picco è dunque atteso proprio in questi anni. Ma quello che non è cessato è l’utilizzo dei manufatti contenenti amianto, soprattutto coperture in eternit e cisterne e tubature che puntellano città e campagne di tutta Italia: insomma ogni genere di manufatto sfornato in 80 anni di vita della Eternit Ag che oggi minacciano i cittadini sotto l’incalzare degli agenti atmosferici (mentre invece in grandi nazioni come la Cina, l’India e il Brasile si continua a estrarre amianto e a utilizzarlo tranquillamente).
Non c’è solo un problema di bonifiche, ma anche di smaltimento, perché oggi in Italia le discariche per l’amianto (che se stoccato correttamente nel sottosuolo è innocuo) sono rarissime. La legislazione ci sarebbe e sarebbe perfino buona (una legge del 1992 e un decreto dal 1994, nonché il Decreto Ronchi del 1997, leggi e piani regionali e provinciali) , ma all’atto pratico c’è ben poco, visto che le cause del fenomeno amianto non sono mai state aggredite veramente e si preferisce evitare di pensare, ad esempio, che vittime dell’amianto sono anche i bambini che ancora oggi frequentano scuole coibentate con questa fibra e ancora da bonificare.
Anche in una tragedia immane come quella che ha colpito l’Abruzzo in queste ore, se ne nasconde una più subdola e a lungo termine: perché fra le palazzine cadute seppellendo adulti e bambini, ci sono probabilmente parti in amianto o eternit che nel crollo si sono mescolate alle altre polveri E che i loro strazianti effetti li faranno sentire a distanza di anni, come è avvenuto a molti sopravvissuti e soccorritori dopo il crollo delle Torri Gemelle.
Intanto anche Legambiente si è costituita parte civile al processo contro Stephan Ernest Schmidheiny e Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, imputati di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e disastro colposo.
«La tragedia dovuta alla lavorazione dell’amianto non è un capitolo chiuso - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente – e gli studi scientifici dimostrano che la curva dell’epidemia da mesotelioma purtroppo continuerà a crescere. Si tratta di una ferita ancora aperta e i familiari delle vittime e dei malati meritano giustizia, per questo Legambiente intende sostenerli costituendosi parte civile nel processo».
Secondo gli studi il numero di decessi in Europa occidentale passerà dai 5mila, registrati nel 1999, ai 9mila nel 2018 e nel solo periodo che va dal 1988 al 1997 sono stati registrati in tutta Italia oltre 9mila morti per tumore maligno alla pleura. Le regioni più colpite il Piemonte con 1.310 decessi, in Liguria con 1.082 e la Lombardia con 1.787 ma anche in Campania sono 529 i decessi registrati e in Emilia Romagna 610. Quasi tutte patologie sono associate alla diretta esposizione all’amianto e non solo per motivi di lavoro.

lunedì 23 marzo 2009

Appuntamenti. Una scuola capace di futuro

ACLI, ARCI, Legambiente,
Ambiente e Lavoro, Anpas, Arci Ragazzi, Arci Servizio Civile, Auser, CGIL, Etzi Cisl, Forum Ambientalista, Legacoopsociali, Libera, Lunaria, Medici per l’ambiente, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Sbilanciamoci,
Tavola della Pace, Uisp, Unieda, Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti


FORUM NAZIONALE PER UNA SCUOLA CAPACE DI FUTURO
Roma, 27-28 MARZO 2009
ITIS Galilei, via Conte Verde, 51
Quale è il nuovo mandato sociale che il Paese dà alla scuola? In un momento di cambiamenti globali così radicali, verso i quali occorre chiedersi come preparare una generazione di cittadini ad affrontare scenari ancora imprevedibili, il mondo del volontariato, della solidarietà, dell’ambientalismo, della cooperazione, propone di aprire un dibattito per sviluppare nel Paese una nuova attenzione ed una nuova responsabilità sociale per la riqualificazione della scuola italiana.Il Forum nazionale per una scuola capace di futuro, intende essere una tappa di un percorso nel quale il mondo della scuola, la società civile, le istituzioni, le imprese si confrontano e si impegnano ad affrontare un progetto condiviso, che rispecchi l’interesse generale del Paese.

Venerdì 27 marzo
prima sessione plenaria ore 9.30-11.30
DENTRO I CAMBIAMENTI: LE NUOVE DOMANDE
Interventi
Interdipendenza e cittadinanza - Andrea Olivero, Presidente Nazionale Acli
La crisi dell’economia globale – Marzio Galeotti, Università di Milano
Come si è modificata la partecipazione: diritti e democrazia, crisi delle istituzioni sociali, nuovo welfare-riscoperta del luogo pubblico – Ugo Ascoli, Università politecnica delle Marche

seconda sessione plenaria ore 11.30 – 14.00
I PROCESSI EDUCATIVI ED ISTITUZIONALI DA ATTIVARE PER UNA SCUOLA DI TUTTI
Interventi:
Qualità sociale e culturale dei territori - Paolo Beni, Presidente Nazionale Arci
Differenze dentro scuola, differenze fra scuole - Bruno Losito, Università Roma Tre
L’incontro fra le nuove culture - Vinicio Ongini, esperto intercultura Ministero Istruzione
Quale scuola per la promozione sociale e la cittadinanza? - Marco Rossi Doria, esperto politiche scolastiche e lotta all'esclusione

terza sessione in seminari paralleli ore 15.00-18.00
LE CONDIZIONI E LE RELAZIONI PER UNA SCUOLA CAPACE DI FUTURO
Ogni seminario è aperto ad una presenza di circa trenta persone e avrà: un coordinatore che introdurrà il tema e faciliterà i lavori e un osservatore che documenterà i nodi emersi durante la discussione. Sono previsti in ogni seminario interventi programmati, finalizzati a valorizzare il contributo delle associazioni, sindacati, associazioni professionali, enti locali.
Seminari:
Quale organizzazione scolastica per una scuola inclusiva.
Accesso all’istruzione e organizzazione della rete scolastica.
Insegnare nel XXI secolo.
Nuove generazioni e nuove competenze di cittadinanza.
E' possibile iscriversi anticipatamente ai seminari che avranno un tetto massimo di partecipanti, compilando la scheda di partecipazione al Forum sul sito http://www.legambientescuolaformazione.it/


Sabato 28 marzo
quarta sessione plenaria ore 10.00 – 13.00
QUALE IL NUOVO MANDATO SOCIALE DELLA SCUOLA?
Tavola rotonda
Introduce e coordina Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale Legambiente
Sono stati invitati ad intervenire:
Valentina Aprea, Presidente Commissione Cultura della Camera
Silvia Costa, Assessore all'Istruzione della Regione Lazio
Simonetta Salacone, Dirigente Scolastico
Emanuele Barbieri, esperto politiche scolastiche
Domenico Chiesa, coordinatore del Forum per l’Educazione e la Scuola del Piemonte
Rappresentanti degli EE.LL.
Al Dibattito partecipano:
associazioni professionali degli insegnanti, studenti, sindacati, amministratori, associazioni.
L'iniziativa è riconosciuta ai fini dell'aggiornamento per gli insegnanti. Sarà rilasciato regolare attestato di partecipazione. Per partecipare al Forum compilare la scheda online su http://www.legambientescuolaformazione.it/ . Nel sito è anche possibile consultare l’elenco delle associazioni che hanno già aderito.
Segreteria organizzativa:
Legambiente Scuola e Formazione
Via Salaria, 403 – 00199 Roma tel. 06.86268352-fax 06.86268351