TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post

giovedì 11 giugno 2009

Teatro. Lisistrata

SABATO 13 GIUGNO - DOMENICA 14 GIUGNO ore 21,30

presso il Teatro La Baracca
andrà in scena

LISISTRATA
di Aristofane

con
Corinna Gestri,
Letizia Noto,
Alessandra Panzone,
Luisa Uva


regia di Maila
Ermini


Nella commedia Lisistrata Aristofane riprende uno dei temi politici che gli stavano più a cuore; quello della necessità della pace, e lo svolge con l'invenzione comica di un complotto di donne. Fu rappresentata per la prima volta ne 411 a.C.
Una massaia ateniese, la furba ed energica Lisistrata, visto che dal senno degli uomini c'è poco da sperare, e che le cose vanno a rotoli -quando la commedia fu rappresentata s'era da poco conclusa tragicamente l'impresa di Sicilia - si persuade che, se si vuol rimediare ai guai della Grecia, tocca alle mogli di prendere l'iniziativa e di costringere i riottosi alla pace. Per questo riunisce in una regolare congiura le donne delle città belligeranti e, convintele non senza difficoltà a far sciopero e a rifiutare ai rispettivi mariti le prestazioni coniugali, occupa l'Acropoli e mette sotto chiave il tesoro dello Stato.
In seguito a questo sciopero, ad Atene come a Sparta, la concupiscenza erotica impedisce il disbrigo d'ogni altro affare; e quando gli Spartani mandano un'ambasceria per aggiustare le cose, e s'intavolano trattative per la pace sotto la presidenza di Lisistrata, gli avversari si trovano d'accordo anche sulle questioni più spinose con una rapidità e facilità di concessioni che la diplomazia greca non era solita conoscere...

Teatro La Baracca, via Virginia Frosini 8, Casale, Prato. Telefono 0574-812363 Ingresso 5 Euro.

Una foto di scena delle attrici dopo le prove.
(Da sinistra a destra: Luisa Uva, Corinna Gestri, Letizia Noto, Alessandra Panzone)

martedì 9 giugno 2009

Libertà. In Siberia.


Solidarietà a un artista arrestato

Inizia domani, 10 giugno, nella città siberiana di Novosibirsk il processo contro un artista situazionista, Artem Loskutov, arrestato sotto false accuse (”possesso di droga”, “organizzazione di un gruppo estremista illegale”): la droga, un po’ d’erba, è stata infilata nella borsa di Loskutov al momento dell’arresto, e il gruppo estremista è in realtà una manifestazione situazionista che si svolge annualmente, con discreta notorietà. La polizia, non sapendo bene come gestire questo tipo di attività, è ricorsa all’etichetta di “estremismo” per vietare tutto e incarcerare gli organizzatori.
In solidarietà con Loskutov è in corso da qualche giorno uno sciopero della fame-atelier artistico da parte di un gruppo di giovani pittori di San Pietroburgo, che accompagnano lo sciopero con la produzione di opere grafiche con soggetti come la polizia, i tribunali ecc. (immagini e informazioni in russo all’indirizzo http://golodovka.kissmybabushka.com/
Anche a Mosca oggi è iniziata una manifestazione di solidarietà di tipo analogo. E’ importante far pervenire al tribunale di Novosibirsk telegrammi e email che chiedono di liberare Artem Loskutov: in altri casi questo tipo di pressioni di opinione pubblica internazionale si sono rivelati molto utili - se non altro a mitigare le condanne, come nel caso del giovane antifascista Olessinov, la cui pena - interamente costruita su accuse false - è stata ridotta da 5 anni a uno solo in seguito a una campagna di solidarietà. Destinatario delle proteste-richieste è il tribunale regionale di Novosibirsk: “
Novosibirsk Regional Court - ul. Pisareva 3 - Novosibirsk, 630091, Federazione Russa”,
fax +7-383-2219530, email oblsudnso@nsk.raid.ru .

di a. d.
9 giugno 2009
il Manifesto on line

lunedì 8 giugno 2009

Firenze/Cultura. Un regalo dall'Oriente.

2009-06-08 Firenze, prof. giapponese dona eredita' per Santa Croce La cappella maggiore della basilica sara' del tutto restaurata

(ANSA) - FIRENZE, 8 GIU -La cappella maggiore della basilica di Santa Croce potra' essere restaurata grazie alla donazione di un professore universitario giapponese. Takaharu Miyashita, appassionato di pittura italiana, ha devoluto tutta l'eredita' (12 milioni di yen, 90 mila euro) ricevuta dai genitori morti di recente, per far restaurare all'Opificio delle pietre dure le pitture delle fasce laterali esterne che delimitano la cappella, i cui lavori di recupero durano da 5 anni circa e finiranno l'anno prossimo.

lunedì 23 marzo 2009

Prato. Cenni d'arte. Sentenza shock.

Mentre Mr Sasch concorre allo scranno del primo cittadino e si appresta alla grande e berlusconiana fatica della campagna elettorale, vien fuori una storia degli anni novanta che vede il Nostro comprare dei quadri del Seicento rubati.
Una soffiata e i carabinieri sono lì a chiedergli conto. Infine il processo, conclusosi in questi giorni, che assolve Cenni da qualsiasi reato e impone al legittimo proprietario il pagamento delle spese processuli. Ma soprattutto, i dipinti, attualmente sotto sequestro, torneranno a casa dell'industriale pratese anche se le acquistò da uno qualsiasi, senza conoscerne la provenienza.
Il derubato, -si dice negli atti processuali- avrebbe dovuto pubblicizzare nel mondo dell'arte il furto subìto, ma non lo ha fatto. Come poteva sapere il Cenni che fossero stati trafugati?
Così va il mondo. Che sia questo il Paese di Acchiappacitrulli, dove Pinocchio viene incarcerato per essersi fatto imbrogliare?
la zia Alma
per MV
MILANO - Quadri rubati, venduti e ritrovati Il giudice: «Non vanno restituiti»
Stefano Zurlo
Il Giornale 23/03/2009
Due nature morte di scuola caravaggesca. Un furto che le sottrae al legittimo proprietario. Un finale beffardo e amaro oggi, a trentadue anni dall'incipit della storia. I quadri, due oli su tela, restano al nuovo proprietario, che li aveva legittimamente acquistati. Chi li aveva custoditi per secoli nel palazzo di famiglia dovràpagare anche le spese del processo. Spiega Giacomo Baldeschi, distinto gentiluomo umbro con casa a Paciano: o combattuto tanti anni per riavere quelle tele, ma la giustizia mi costringe a pagare 9mila euro a chi ha preso quel che era mio'.
Risponde da Prato Roberto Cenni, un curriculum importante, presidente della Sasch, ex presidente del Rotary della città, candidato sindaco per il Pdl: Io ho comprato sul mercato due quadri. E per questo sono finito nei guai. Ma che colpa ho? Mi dispiace per Baldeschi, ma io non ho violato la legge e tutelo solo i miei diritti'. Esattamente come l'avversario, sempre più inconciliabile. Tutti e due hanno le loro ragioni, più che fondate. Solo che quelle di Baldeschi calpestano quelle di Cenni e viceversa.
E la giustizia, lenta come al solito ma per niente salomonica, alla fine del processo civile ha assegnato la vittoria a Cenni: Baldeschi gli dovrà dare 9.880 euro di cui 3.500 per onorari, 5.880 per diritti e 500 per esborsi vari.
Al centro della querelle le due nature morte attribuite al Brugnoli, pittore della seconda metà del Seicento. La prima natura, 108 centimetri per 144, raffigura, come spiega puntigliosamente il Tribunale fiori, ortaggi, frutta, tre putti, una fontana'; la seconda, delle stesse dimensioni, mischia una caraffa con fiori a una tartaruga. Le tele sono custodite a Paciano, nel palazzo della contessa Virginia Baldeschi, insieme con altre opere d'arte. Nel 1976 c'è un primo furto. L'anno dopo, tocca ai due oli del Brugnoli a spiccare il volo. Nel 95, improvvisamente, una soffiata mette l'Arma sulla pista giusta. I militari vanno a Prato, a casa di Roberto Cenni, e la perquisiscono. Sorpresa. Saltano fuori prorio le due tele della collezione Baldeschi. Dovrebbero essere restituite con tante scuse. O no? Cenni protesta: lui quei quadri li ha pagati e pure cari. Duecento milioni di lire nel 90, versati al precedente proprietario Gianfranco Leonardi. Più venti al mediatore, Angelo Govi. In totale 220 milioni pagati con assegni che hanno lasciato tracce precise. Per la cronaca, Govi è, anzi era perché è morto, un medico regolarmente iscritto all'albo della Provincia di Modena e Leonardi è a sua volta un esperto d'arte, genero del titolare di una famosa galleria di Modena. Cenni sostiene di essere in perfetta buona fede. Ma anche Baldeschi ha i suoi diritti. I quadri erano esposti nel salone di Paciano, sono stati portati via, ora è la legge a non restituirglieli. Come mai? Il processo penale a carico di Cenni si esaurisce ben presto per mancanza di carburante: la ricettazione non sta in piedi. La contesa si sposta dunque sul lato civile e si trascina per più di dieci anni. Poi il tribunale di Prato decide: ha ragione Cenni. Il furto in casa Baldeschi - scrive il tribunale - non ha avuto alcuna reale risonanza nel mondo dell'arte, al punto che la rivista Fine Arts, nel 1982, pur citando l'esistenza di soli quattro dipinti del Brugnoli, non faceva alcun riferimento alla loro sottrazione; a fronte di ciò non si vede perchè a Cenni avrebbe dovuto venire il dubbio circa la lecita provenienza dei dipinti oggetto di compravendita. Insomma, i Baldeschi avrebbero dovuto pubblicizzare al massimo il guaio loro capitato. E vero infatti - aggiunge il tribunale - che Cenni non ha acquistato da un antiquario o tramite un mediatore professionale, tuttavia deve sottolinearsi che la compravendita di opere d'arte da privati è perfettamente lecita. Conclusione: Giacomo Baldeschi può mettersi il cuore in pace. Aprire il portafoglio a vantaggio di Cenni. E se proprio ci tiene, tentare la carta dell'appello. E i quadri? Dovrebbero essere dissequestrati. Dovrebbero. Da allora - assicura Cenni - non li ho più visti.