TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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lunedì 8 giugno 2009

Rifiuti. Il dissociatore molecolare.

Strage inceneritori: la soluzione tecnologica e' la DISSOCIAZIONE MOLECOLARE

Scritto da Administrator, su Ecquologia.it
06-06-2009




LA NOTIZIA E’ DA PRIMA PAGINA MA SUI QUOTIDIANI NON L’HAI TROVATA!!!
Hai invece trovato chilotoni di inchiostro sulle supposte trombate di un milanese trapiantato a Roma. Che palle!
La notizia e' presto detta: a Peccioli, in provincia di Pisa hanno inaugurato il primo dissociatore molecolare, un aggeggio in grado di trattare i rifiuti in modo pulito.

INCREDIBILE!
Parrebbe proprio una bufala, l’ennesima trovata degli ecomostri, ma i promotori dell’iniziativa sono persone degne di fiducia.
L’iniziativa e' partita tre anni fa per merito del gruppo di Fabio Roggiolani, dei verdi toscani, gli stessi che hanno fatto la scelta controcorrente di candidare Cimini alle europee per il centro Italia
Questo impianto sperimentale e' stato costruito a Peccioli, il famoso comune toscano dove esiste una discarica gestita con tecnologie all’avanguardia, dove tutto il gas prodotto dai rifiuti in putrefazione viene raccolto, filtrato e usato poi per produrre elettricita' attraverso un generatore alimentato dal gas stesso. Si tratta di una discarica che non puzza, sopra la quale sono stati anche organizzati concerti.
Silvano Crecchi, sindaco di Peccioli e promotore di questo impianto, e' lo stesso che ha organizzato la prima formula italiana di impianti fotovoltaici (sopra la discarica) come forma di risparmio per i cittadini.

COME FUNZIONA: si tratta di un’evoluzione della tecnologia della pirolisi.
Sostanzialmente l’immondizia non viene bruciata con una fiamma viva. Si ha una combustione a bassa temperatura, 400 gradi, in un contenitore nel quale c’e' pochissimo ossigeno. Una combustione lenta, i rifiuti impiegano 24 ore a carbonizzarsi. A bassa temperatura i metalli non fondono, non c’e' dispersione nei fumi e quindi i metalli restano nella cenere prodotta e sono successivamente recuperabili e riutilizzabili come materia prima. In questo modo si azzerano le micro polveri e le nano polveri e diminuiscono drasticamente le emissioni nocive che successivamente vengono abbattute completamente nel processo di depurazione del gas emesso. Alla fine del processo di lavaggio otteniamo gas combustibile che viene bruciato in un generatore di elettricita'. Il gas di combustione viene poi ulteriormente filtrato in uscita. Una differenza assoluta rispetto agli inceneritori tradizionali (pietosamente ribattezzati termovalorizzatori). Li' c’e' una combustione con la formazione di composti chimici altamente tossici come le diossine e solo dopo si interviene con la depurazione dei fumi, con enormi problemi di efficienza reale del processo (e possibilita' di fare i furbi buttando nell’atmosfera i fumi senza averli filtrati a dovere). Nella dissociazione molecolare si ha un processo di per se' molto meno inquinante e il lavaggio del gas prodotto e' interno al processo in quanto se il gas non viene completamente depurato da impurita' danneggia il generatore a turbina di elettricita'.
Questo vuol dire che abbiamo in mano qualche cosa di concreto per bloccare l’installazione di nuovi inceneritori di vecchio tipo e per pretendere la conversione di quelli gia' installati. Non nascondo che dietro questa questione c’e' un grosso problema strategico. Il motivo per il quale questa notizia ha avuto un’eco nulla e' che perfino il movimento ecologista non ha voluto sostenerla.
La questione e' infatti delicata.
Da decenni siamo tutti d’accordo sul fatto che la soluzione principale della questione dei rifiuti e' l’idea di RIFIUTI ZERO.
Abbattimento del volume degli imballaggi, riutilizzo dei contenitori, vendita di latte e detersivi alla spina, riciclaggio eccetera.
Ma io credo che sia necessario ragionare sui rapporti di forza e non farsi prendere dal fondamentalismo ecologista. “O tutto o niente” non e' una soluzione.
Oggi Berlusconi sta indiscutibilmente dando il via a decine di inceneritori di vecchio tipo. Non e' realistico pensare di fermarlo con le forze ridicole che abbiamo.
E’ invece realistico spiegare alla gente di destra che questi impianti sono estremamente piu' sicuri, molto piu' convenienti economicamente, di dimensioni piccole.
E’ una cosa che anche una persona di destra puo' capire e perfino uno della direzione nazionale del Partito Democratico puo' arrivarci.
Quindi e' una soluzione fattibile.
Non un’opposizione di principio: abbiamo un’alternativa sensata! Praticabile.
E’ comprensibile che i comitati locali abbiano paura di trovarsi di fronte a un’altra fregatura, e' comprensibile che alcuni ecologisti temano di trovarsi invischiati in quisquilie tecniche che portino a deviare l’attenzione dal vero problema (RIFIUTI ZERO). Ma questo modo di ragionare ci porta a una sconfitta certa. IL PURISMO UCCIDE LE POSSIBILITA’.
Secondo me dobbiamo ragionare in un’altra maniera: oggi gli inceneritori stanno provocando migliaia di casi di tumori a causa delle diossine e delle nanopolveri emesse. Parliamo di un numero impressionante di morti.
Questa tecnologia e' stellarmente migliore, ha alle spalle ormai parecchi anni di sperimentazione, e a breve l’esperimento di Peccioli ci dara' i dati di efficienza su un prototipo di grandi dimensioni (che sono comunque piccolissime rispetto agli inceneritori tradizionali). Ho parlato con una serie di specialisti che mi hanno confermato senza dubbio che questa tecnologia e' decisamente migliore. Ovviamente anche in questo caso e' fondamentale il controllo delle associazioni sull’efficienza dei processi di lavorazione del gas e su tutti i tipi di emissioni. Ma rinunciare a questa possibilita' dal mio punto di vista sarebbe immorale. Una colpa verso le persone che ora sono condannate al rischio di sofferenze indicibili perche' stanno per costruirgli sotto casa un mostro che sputa veleno. Questo possiamo ora realisticamente impedirlo.
E vorrei aggiungere che proprio per questo e' sperabile che si crei un coordinamento nazionale dei comitati locali contro gli inceneritori tradizionali, che lancino una campagna di discussione sulla dissociazione molecolare come alternativa praticabile. Ed e' importante anche che Giovanni Cimini sia eletto e possa condurre al Parlamento europeo questa battaglia contro i termovalorizzatori, una tecnologia obsoleta e criminale.
Ma le buone notizie non vengono mai da sole.
Sempre grazie al lavoro del gruppo dei verdi di Roggiolani e Cimini e' stato installato a Massa la prima macchina in grado di trattare i rifiuti ospedalieri, considerati rifiuti speciali in quanto contengono materiale organico potenzialmente infetto. Si tratta di un apparecchio che puo' stare in una stanza che polverizza e sterilizza i rifiuti ospedalieri e che puo' diventare dotazione di ogni ospedale abbattendo il costo dello smaltimento dei rifiuti con un risparmio enorme, 90%, per le Asl.
Il Converter dei rifiuti ospedalieri e' stato installato per sei mesi all'ospedale pediatrico di Massa e i risultati sono stati certificati dal CNR di Pisa.
I rifiuti passano da un costo di smaltimento di 1,30 euro/kg a 30 cent per kg! L'impianto si ripaga investendo il 70% del risparmio. La Toscana, che ha deciso di passare a questo sistema, risparmiera' dieci milioni di euro all'anno sui 15 previsti.
Ma la cosa fondamentale e' che i rifiuti ospedalieri smettono di andare in mano alle ecomafie a spasso e smettono di arricchire gli inceneritoristi.

venerdì 5 giugno 2009

Inceneritori. Interrogazione RC.

PRC Gruppo Toscana “Polli alla diossina” nell’area degli inceneritori di Montale (PT) e Baciacavallo (PO). Interrogazione di Sgherri.

Sgherri: “la regione intervenga per evitare commercializzazione e consumo. Asl e Arpat compiano un indagine approfondita sugli inquinamenti. Si è già perso troppo tempo".

E’ stato già perso troppo tempo, la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente non possono più aspettare, anche alla luce del fatto che la commercializzazione di “polli alla diossina” – e tanto più una sua prosecuzione - amplierebbe l’incidenza delle patologie, sia a livello di pesantezza delle medesime che di ampiezza di persone interessate.
Alla luce della gravità di quanto emerso la Regione – nell’ambito delle proprie competenze dirette ed indirette – intervenga per impedire la commercializzazione e l’autoconsumo di capi alimentari (in particolare pollame) contaminato dalla diossina nell’area dell’inceneritore di Montale.
Verifichi inoltre quanti capi ne siano stati contaminati e avvi controlli e indagini l’entità e l’estensione della contaminazione dei terreni da diossine e da eventuali ed ulteriori microinquinanti, al fine di predisporre le necessarie bonifiche.
Sono queste alcune delle richieste che pone Monica Sgherri – Capogruppo di Rifondazione Comunista Sinistra Europea – in un interrogazione urgente presentata oggi alla Giunta Regionale in merito agli inquinamenti del suolo e dei capi alimentari emersi a seguito della campagna di prelievi su matrici alimentari effettuata dalle ASL di Pistoia e Prato alcune settimane orsono, allo scopo di verificare gli effetti sulla catena alimentare di inquinanti provenienti dagli inceneritori di Montale (Pistoia) e di Baciacavallo (Prato).
Prelievi che hanno portato al rinvenimento di altissime concentrazioni di diossine in particolare nelle carni di pollo, ben superiori ai limiti massimi stabiliti dalle norme nazionali ed europee. Si tratta – prosegue Sgherri – di dati pesantissimi, in aree dove già si riscontrano concentrazioni di patologie tumorali ben superiori alla media.
Di fronte a tutto ciò la Regione – coinvolgendo gli enti locali interessati, che a quanto ci consta non hanno emesso nessuna ordinanza che vieti la commercializzazione e il consumo delle carni inquinate – faccia quindi le opportune verifiche – anche attivando ASL e Arpat per un indagine approfondita della situazione di inquinamento da diossine e altri inquinanti della zona, e compia ogni azione per evitare commercializzazione e consumo di capi alimentari inquinati.
Una vicenda che – al di là della specificità – se ce ne fosse stato bisogno, ci dimostra una volta di più la pericolosità degli impianti di incenerimento.

sabato 30 maggio 2009

Inceneritori. Veolia deve bonificare il torrente!

Continuiamo a seguire il caso dell'inceneritore di Pietrasanta che ha avvelenato un torrente con diossina e metalli pesanti.
Ci auguriamo che questa macchina infernale si spenga presto e per sempre.

mv

Diossine nei sedimenti del torrente
Prelievi Arpat vicino all’inceneritore. La Provincia interviene
di LUCA CINOTTI
il Tirreno 29.05.'09

PIETRASANTA. L’ordinanza porta la data dell’8 maggio e la firma del dirigente del servizio ambiente. Il documento, che proviene dalla Provincia di Lucca, “ordina” a Veolia, società che gestisce l’inceneritore di Falascaia, di mettere in sicurezza il tratto del torrente Baccatoio che scorre accanto all’impianto. Nei sedimenti di quel torrente le analisi dell’Arpat hanno trovato tracce, oltre i limiti, di sostanze potenzialmente nocive, come le diossine e alcuni metalli pesanti.
La zona intorno all’impianto del Pollino è da tempo tenuta costantemente sotto controllo. Dalla Provincia, innanzitutto. E poi dall’Arpat, dall’Asl. E dalla Magistratura che, dall’anno scorso sul caso-Falascaia ha un’indagine aperta che parte dal presunto “taroccamento” dei dati sulle emissioni.
Le analisi a base dell’ordinanza sono state effettuate dall’Arpat. Che ha preso in considerazione cinque punti di prelievo sul Baccatoio: 300 metri a monte rispetto allo scarico dell’impianto, 130 metri a monte dello scarico in corrispondenza di due condotte provenienti dall’area dell’inceneritore, 100 metri a monte dello scarico, in corrispondenza dello scarico e 100 metri a valle.
I rilevamenti hanno ritrovato «livelli di contaminazione superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione [...] per quanto riguarda i parametri policlorodibenzodiossine + policlorodibenzofurani, cromo, arsenico, cadmio, piombo, mercurio e zinco».
Termini scientifici che però, negli ultimi anni, sono diventati di pubblico dominio, “pietre dello scandalo” dei presunti inquinamenti dovuti all’inceneritore.
Il caso in questione, tuttavia, è assai particolare. I prelievi dell’Arpat, infatti, sono stati effettuati sui sedimenti del torrente. Questo significa che la contaminazione può risalire indietro nel tempo. Al punto che - proprio nell’ordinanza - si fa cenno ad ulteriori analisi tese «a definire il quadro ambientale residuo del tratto di torrente più a monte dell’area già indagata»: insomma, bisogna capire se ci sono altre cause dell’inquinamento, soprattutto per i punti più lontani dall’impianto.
Per quanto riguarda, invece, il tratto del Baccatoio che scorre lungo l’inceneritore e che è compreso fra i suoi due scarichi, il discorso è diverso: «è quello - spiega l’ordinanza - in cui i risultati analitici trasmessi dal dipartimento Arpat evidenziano la maggiore contaminazione» e questo fa ritenere che «il soggetto responsabile dell’evento di superamento e/o della potenziale contaminazione sia da individuare nel soggetto titolare dello scarico», ovvero la Tev controllata dalla multinazionale francese.
Sulla base di questi risultati la Provincia di Lucca (secondo quanto previsto dalle norme del testo unico ambientale) ha ordinato a Tev di provvedere alla “bonifica dei siti inquinati” per il tratto del torrente Baccatoio che scorre a fianco dell’impianto di termovalorizzazione. Il tutto in attesa di altre, più approfondite analisi.

giovedì 28 maggio 2009

Inceneritore. Diossine e metalli pesanti.

Diossine nei sedimenti del torrente
Prelievi Arpat vicino all’inceneritore.
La Provincia interviene

LUCA CINOTTI

PIETRASANTA. L’ordinanza porta la data dell’8 maggio e la firma del dirigente del servizio ambiente. Il documento, che proviene dalla Provincia di Lucca, “ordina” a Veolia, società che gestisce l’inceneritore di Falascaia, di mettere in sicurezza il tratto del torrente Baccatoio che scorre accanto all’impianto. Nei sedimenti di quel torrente le analisi dell’Arpat hanno trovato tracce, oltre i limiti, di sostanze potenzialmente nocive, come le diossine e alcuni metalli pesanti. La zona intorno all’impianto del Pollino è da tempo tenuta costantemente sotto controllo. Dalla Provincia, innanzitutto. E poi dall’Arpat, dall’Asl. E dalla Magistratura che, dall’anno scorso sul caso-Falascaia ha un’indagine aperta che parte dal presunto “taroccamento” dei dati sulle emissioni.
Le analisi a base dell’ordinanza sono state effettuate dall’Arpat. Che ha preso in considerazione cinque punti di prelievo sul Baccatoio: 300 metri a monte rispetto allo scarico dell’impianto, 130 metri a monte dello scarico in corrispondenza di due condotte provenienti dall’area dell’inceneritore, 100 metri a monte dello scarico, in corrispondenza dello scarico e 100 metri a valle.
I rilevamenti hanno ritrovato «livelli di contaminazione superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione [...] per quanto riguarda i parametri policlorodibenzodiossine + policlorodibenzofurani, cromo, arsenico, cadmio, piombo, mercurio e zinco».
Termini scientifici che però, negli ultimi anni, sono diventati di pubblico dominio, “pietre dello scandalo” dei presunti inquinamenti dovuti all’inceneritore.
Il caso in questione, tuttavia, è assai particolare. I prelievi dell’Arpat, infatti, sono stati effettuati sui sedimenti del torrente. Questo significa che la contaminazione può risalire indietro nel tempo. Al punto che - proprio nell’ordinanza - si fa cenno ad ulteriori analisi tese «a definire il quadro ambientale residuo del tratto di torrente più a monte dell’area già indagata»: insomma, bisogna capire se ci sono altre cause dell’inquinamento, soprattutto per i punti più lontani dall’impianto.
Per quanto riguarda, invece, il tratto del Baccatoio che scorre lungo l’inceneritore e che è compreso fra i suoi due scarichi, il discorso è diverso: «è quello - spiega l’ordinanza - in cui i risultati analitici trasmessi dal dipartimento Arpat evidenziano la maggiore contaminazione» e questo fa ritenere che «il soggetto responsabile dell’evento di superamento e/o della potenziale contaminazione sia da individuare nel soggetto titolare dello scarico», ovvero la Tev controllata dalla multinazionale francese.
Sulla base di questi risultati la Provincia di Lucca (secondo quanto previsto dalle norme del testo unico ambientale) ha ordinato a Tev di provvedere alla “bonifica dei siti inquinati” per il tratto del torrente Baccatoio che scorre a fianco dell’impianto di termovalorizzazione. Il tutto in attesa di altre, più approfondite analisi.

martedì 26 maggio 2009

Editoriale. Una poltrona per nove.

A Palazzo Novellucci, serata di confronto con i nove candidati a sindaco di Prato, organizzata dal CCC. Cenni e Carlesi legittimati dai comitati ad essere i majors. Paoletti tiene testa su tutti gli argomenti.


La sala gremita a Palazzo Novellucci , nonostante il week end che la calura pienamente estiva rendeva ancora più adatto al relax e allo svago.
Nove candidati sindaci per tre domande capitali uguali per tutti:
1 Cosa intendi farne della Variante urbanistica sull'asse della Declassata? 2 Come la mettiamo con gli inceneritori che spargono diossina nell'aria, nell'acqua e negli alimenti? 3 Quale futuro intendi riservare alle aziende municipalizzate che invece di svolgere un servizio pubblico, sono dei potentati economici in mano ai partiti che fanno affari con i soldi dei cittadini?
Domande puntuali, studiate e circostanziate, forse troppo per una campagna elettorale fatta di allineamenti e sovrapposizioni, dove quattro candidati fra i presenti hanno lavorato a fianco dei comitati e ne condividono ogni istanza e due, Cenni e Carlesi, non avevano certo bisogno di un'ulteriore platea per esprimersi e farsi conoscere.
Nonostante questo qualche sorpresa c'è stata (anche per chi legge MV): prima di tutto un Cenni senza cravatta, garbato e sciolto anche più di altre volte, a suo agio davanti ad un pubblico variegato ma educato, e sostenuto da qualche unità da accompagnamento e applauso. Disposto a tutto sulla carta, come se non fosse il rappresentante del centro destra, cioè lo schieramento del governo nazionale in carica, ma un cittadino libero di seguire il buon senso e il pubblico sentire.
Diversamente è apparso Carlesi, sorvegliato speciale del suo partito (in sala Benedetta Squittieri e diversi mandarini abbronzatissimi della maggioranza uscente) che ha dimostrato già chiaramente di potersi muovere soltanto in continuità con la giunta precedente e di non avere alcun motivo serio per dare una svolta al governo della città.
Opaco il terzo incomodo Milone, spiazzato dalla serietà delle domande e dal modo approfondito di porle. Seccato dello scarso rilievo dato all'unico tema a lui caro, cioè cinesi e paura, si è spento a poco a poco evidenziando la sua particolare inconsistenza politica.
Peccato che da questo balletto a tre, nel quale il globalizzatore (lui stesso lo preferisce a delocalizzatore) ha senz'altro spiccato, non ne potessero approfittare più di tanto i quattro antagonisti degli schieramenti civici e di sinistra che, al termine della parte strutturata del dibattito, sono stati trascurati dal pubblico che ha espresso quasi tutte domande a favore dei due maggiori candidati.
Perfino dichiarati sostenitori del Bene Comune, delle lotte civiche e dei comitati hanno preferito rivolgersi a Cenni e Carlesi concedendo loro ancora spazio e possibilità di prevalere.
Comunque si è potuto vedere un Paoletti sciolto e preparato, pronto su tutti i temi, sui quali per altro aveva lavorato a lungo per e con i comitati, e capace di affondare le sue critiche all'amministrazione uscente nei tempi ristretti del dibattito, non trascurando di proporre una visione diversa del governo locale e accendendo anche qualche riferimento ideale ai principi di uguaglianza e libertà.
Maila Ermini, la pasionaria degli etruschi, sempre in prima linea per la difesa dell'ambiente e per una diversa e radicale politica dei rifiuti, ha denunciato con forza il sistema bloccato della politica culturale e l'esistenza di una "municipalizzata" della cultura che ne impedisce ogni sviluppo vitale.
Anche Fausto Barosco, alfiere dei cittadini contro la partitocrazia, ha convinto del contrario chi riteneva il suo movimento di pura protesta. Preparato e appassionato, aveva il difficile compito di essere il primo a dover rispondere alle domande, ma è riuscito a esprimere la grande ricchezza di elaborazione politica del suo gruppo.
Infine Renzo Bellandi che ha posto sempre l'accento sulla necessità di un rinnovamento sociale e culturale improntato al ridimensionamento degli interessi privati a favore del bene comune e dei problemi dei ceti più deboli. Crisi ambientale e crisi del lavoro, sono per Bellandi due facce dello stesso problema e come tali devono essere affrontati.
Restano inespresse le due domande che Municipio Verde si è portato dietro e ha riportato a casa.
ai comitati
1 Che bisogno c'era di organizzare una nuova tribuna per i due big, che ogni sera hanno le loro sale a disposizione, piene di supporters, denaro e giornalisti al seguito, magari accontentando anche gli altri candidati ma tenendo gli occhi puntati solo su di loro?

ai candidati degli schieramenti antagonisti:
2 Perchè non siete insieme in un unico schieramento che porta avanti unito le tante istanze comuni, frutto di battaglie animate da tutti noi in egual modo? Chi di voi dovrebbe votare, una persona che si definisce ecologista, che crede nella priorità delle politiche sull'ambiente e sulla salute, che aspira a vivere in una città viva, moderna ma sana e libera dai potentati economici di ogni razza e colore?

Per Mv Riccardo Buonaiuti.

lunedì 18 maggio 2009

Diossina. Comitati rispondono a Gida.

Coordinamento dei Comitati della Piana di Firenze Prato Pistoia
Coordinamento Comitati della Piana di Firenze-Prato-Pistoia
Via Toscana, 6/B Interno 26/27 59100 Prato (Po)
Sito: www.noinceneritori.org
Emails: ccsp-po-pt@fastwebnet.it oppure info@noinceneritori.org
TROPPA CONFUSIONE FRA CONTROLLORI E CONTROLLATI LE RISPOSTE LE VOGLIAMO DAL SINDACO
Ci stupisce che l'unico soggetto in città e in Provincia che risponde sull'emergenza diossina a Prato (località Fontanelle venuta fuori “casualmente” da un controllo sull’inceneritore di Montale, sia proprio il Presidente di quell'impianto. La sua considerazione ci fa piacere, ma noi le risposte le attendiamo dalle istituzioni, in particolare dalla Provincia sui controlli, e dal Sindaco che avrebbe il dovere di vietare immediatamente l'utilizzo e la commercializzazione di alimenti talmente contaminati da poter essere considerati, supportati in questo da ASL e ARPAT.
Comunque visto che, ad oggi, gli unici a prendere posizione su questa emergenza sono proprio quelli di GIDA S.p.a. che – ovviamente –si autoassolvono da qualsiasi responsabilità sostenendo che tutti i dati e tutti i parametri vanno bene ..... parola dell'Oste , quando sostiene che il suo vino è genuino, noi rispondiamo a loro! Per scagionare l'inceneritore di fanghi, Bruno Ferranti, cita proprio un passo del rapporto dell'Istituto Zooprofilattico che, nel prendere atto del campione con il più alto livello di diossine (appunto il campione 12P) prelevato in un allevamento della zona fra via Roma e Fontanelle (nel rapporto c'è anche il nome e l'indirizzo dell'allevatore che noi non diciamo perchè non spetta a noi fare questo), afferma che tale campione non è in area di ricaduta dell'inceneritore di MONTALE…. In effetti chiunque può constatare che questo prelievo è stato fatto in vicinanza dell’inceneritore di Baciacavallo.
E a questa conclusione sembrerebbe essere arrivata anche la ASL di Pistoia che in una nota del febbraio di questo anno, trasmessaci dalla dott.ssa Patrizia Gentilini (referente per Comitati e Associazioni nel Tavolo Istituzionale della Provincia di Pistoia) in riferimento al campione 12P testualmente si legge: “Quanto poi al risultato anomalo dell'allevamento di XXXX X XXX (il nome
dell'allevamento è riportato nel testo come pure l'indirizzo), situato nella zona di pianura, relativa all'Area di Prato , si rileva che questo, se è nella “zona bianca”, relativamente all'inceneritore di Montale, è altresì a ridosso (meno di 800 metri) dall'inceneritore di fanghi di depurazione di Baciacavallo .... quindi si permette di suggerire questa, e non altre non identificabili, “situazioni
critiche locali”, quale ragionevole spiegazione di questo dato anomalo.”
Coordinamento dei Comitati della Piana di Firenze Prato Pistoia Coordinamento Comitati della Piana di Firenze-Prato-Pistoia Via Toscana, 6/B Interno 26/27 59100 Prato (Po) Sito: www.noinceneritori.org
Emails: ccsp-po-pt@fastwebnet.it oppure info@noinceneritori.org

venerdì 15 maggio 2009

Diossina. Petizione popolare.

Vi informiamo che Beppe Grillo sarà a Prato

domani 16 Maggio ore 17:30 in piazza del Comune,
contestualmente alla sua presenza noi chiederemo di firmare una
Petizione Popolare
che chiede provvedimenti urgenti ai Sindaci del Comune di Prato e del Comune di Montemurlo in risposta dell’EMERGENZA DIOSSINE NEGLI ALIMENTI prodotti nelle aree di ricaduta degli inceneritori di Prato (Baciacavallo) e di Montale/Montemurlo. Coordinamento Comitati Piana Fi-Po-Pt

mercoledì 6 maggio 2009

Inceneritori. Puzza di bruciato.

COORDINAMENTO DEI COMITATI DELLA PIANA FI – PO – PT

FORUM AMBIENTALISTA TOSCANO

SEMPRE PIU’ PUZZA DI BRUCIATO DALL’INCENERITORE DI MONTALE
Non sembri una battuta facile se, a proposito dell’inceneritore di Montale, diciamo che la “puzza di bruciato” è sempre più forte.
E’ solo di ieri la notizia (nonostante le ordinanze dei tre comuni e della Provincia risalgano ai primi di dicembre del 2008) che dal 1° di maggio 2009 l’inceneritore di Montale cambia gestione, non più il CIS S.r.l. ma l’Associazione Temporanea di Impresa A.T.I. Ladurner S.p.a. – Hafner S.p.a. con capogruppo la Società Ladurner S.p.a. di Bolzano. Questa impresa, da quanto si legge dall’ordinanza della Provincia e confermato anche da sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
(http://www.albogestoririfiuti.it/pub_search_details.asp?src=ragsoc&numpage=1&id=224&ctown=BZ)
non risulta iscritta nell’albo Nazionale dei Gestori Ambientali per la categoria 6, guarda caso proprio per la “Gestione di impianti fissi di titolarità di terzi”.
Ma non importa, questi sono dettagli e il nuovo gestore dopo aver stipulato una garanzia finanziaria di appena 597.933,14 EURO diventa gestore dell’impianto di proprietà dei tre Comuni senza che i Consigli Comunali ne abbiano mai discusso! Si dice che il nuovo gestore ci starà per il tempo necessario al collaudo, ma questa operazione sembra più un affidamento diretto di servizio senza ricorso ad una gara di evidenza pubblica. L’ordinanza del luglio 2007 con la quale la Provincia approvava il progetto di ampliamento dell’impianto prevedeva anche che all’inizio dei lavori il CIS dovesse indicare il nominativo del collaudatore che doveva “effettuare il proprio incarico in corso d’opera”, non in corso di esercizio, come sta avvenendo !
Ma le sorprese non finiscono qui, prima di lasciare la gestione dell’impianto il CIS, nonostante le profonde “lacune gestionali” rilevate , non dall’ARPAT istituzionalmente preposta al controllo, ma dai comitati e dai cittadini, si mette in cattedra e fa dei suoi punti di “debolezza” (dove il termine debolezza è un eufemismo) punti di forza e praticamente propone la modifica dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) che viene prontamente accolta, tanto che nella ordinanza della Provincia si parla di “Volturazione e modifica”. Questa procedura ci sembra assai singolare e di dubbia legittimità, senza contare che - in maniera – assolutamente sfacciata conferma tutti i rilievi che i comitati hanno fatto, in particolare sulle ore di esercizio dell’impianto che hanno registrato consumo di carboni ZERO, e come tutti sanno: se carboni ZERO, diossina TANTA !!!
A noi resta il legittimo dubbio che in quelle ore, tanta diossina sia uscita dall’inceneritore, e i nostri dubbi diventano certezze se pensiamo alla diossina trovata negli alimenti.
La nostra sfiducia negli amministratori che agiscono come padroni indiscussi e negli organi di controllo che fanno da consulenti agli inquinatori, e che continuano a negare l’evidenza e – addirittura sostengono – che i polli non sono cibo, ma campioni biologici, aumenta ogni giorno di più. NON CI FIDIAMO PIU’ DI VOI e dall’inceneritore – acceso o spento che sia - la puzza di bruciato arriva sempre più forte.
Coordinamento dei Comitati della Piana FI – PO – PT
Forum Ambientalista Toscano

sabato 21 marzo 2009

Inceneritore di Montale. I PCB escono eccome!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo MV


La stampa locale di venerdì 20 marzo riporta le dichiarazioni dei sindaci dei tre comuni (Agliana, Quarrata e Montale) che affermano che la "presenza di PCB non può in alcun modo essere ricondotta all'inceneritore di Montale".

Consigliamo ai tre primi cittadini una maggiore prudenza nelle loro dichiarazioni e che almeno si prendano la briga di leggere i dati pubblicati sul sito della Provincia di Pistoia , in questo modo scoprirebbero che i PCB escono (eccome!) dal camino dell’inceneritore andando a depositarsi nei terreni e quindi anche nei nostri alimenti. Per fare alcuni esempi, dal secondo forno appena revisionato, nel novembre del 2007, uscivano oltre 31 nanogrammi per metro cubo, nel marzo 2008 ne uscivano oltre 27 e durante lo sforamento del maggio 2007, a fronte di 0,64 nanogrammi di diossine, il totale dei PCB era 81 nanogrammi. Questi sono dati ufficiali che parlano da soli e che evidentemente sono sconosciuti ai proprietari/sindaci dell’inceneritore.
Chiediamo ai Sindaci, se il PCB esce in abbondanza dal camino dell’inceneritore secondo loro dove andrà a finire?
Inoltre a totale discredito delle loro affermazioni quando sostengono che dagli inceneritori non esce PCB consigliamo di controllare semplicemente su internet dove digitando su pubmed "waste incineration PCB environmental contamination" si vedrà che compaiono ben 53 voci bibliografiche che affermano l’esatto contrario.
Ancora desta stupore che ora il merito di aver fatto le analisi se lo prendano le istituzioni e si dimentiche che esse sono invece il risultato delle pressioni dei comitati e delle proteste sorte all' indomani dello sforamento nel 2007.
Per il bene dei nostri Sindaci e per la loro immagine, vorremmo anche ricordare loro che il tempo delle indulgenze è passato da un pezzo e continuando a fare difese d'ufficio degli inceneritori si corre il rischio di fare come minimo delle brutte figure….. se non peggio!!!
Gli inceneritori sono macchine pericolose, per convincersene basta scorrere con attenzione la cronaca di questi anni che dimostra come gli inceneritori sotto inchiesta siano numerosi: da Massafra a Terni, da Pietrasanta a Montale, da Collefferro a Modugno, per non parlare di Forlì, dove è in corso un processo per il caso di cancro in un bambino ormai arrivato alla ribalta nazionale.
Invitiamo i Sindaci per prima cosa a risolvere definitivamente il loro clamoroso conflitto di interesse: quando assolvono l’inceneritore lo fanno come rappresentanti del diritto alla salute dei cittadini o come fa l’oste quando difende il proprio vino ?

Coordinamento dei Comitati della Piana FI – PO – PT
Forum Ambientalista Toscano Comitato Contro l'inceneritore di Montale


a seguire l'intervento dei Sindaci che ieri non avevamo postato
mv

VENERDÌ 20 MARZO 2009 › TOSCANA
Pagina 12 - il Tirreno Toscana
Inceneritore di Montale
Ora i sindaci chiedono nuovi controlli

MONTALE. I sindaci di Agliana, Montale e Quarrata prendono posizione riguardo alle analisi effettuate nelle zone circostanti all’inceneritore di Montale dall’Asl di Pistoia, evidenziando innanzitutto che «sono state le istituzioni le promotrici di questo complesso studio condotto sia da Arpat sui terreni sia dalle Aziende sanitarie locali di Pistoia e Prato sugli animali e sull’incidenza dei tumori nella popolazione dei nostri Comuni».
«Visti i risultati emersi - continuano gli amministratori - riteniamo prioritario integrare ed intensificare i controlli e le indagini per conoscere quanto realmente sia diffusa la presenza di diossine».
Invece i comitati della Piana, che da anni si battono contro l’impianto di termovalorizzazione di Montale, chiedono la chiusura immediata dell’inceneritore e la pubblicazione di tutti i dati dei campionamenti.
«Finalmente l’Asl di Pistoia - sostengono i comitati - riconosce un allarmante inquinamento da diossina. Dai campionamenti sugli animali risultano diossina e Pcb sopra i limiti della norma europea che collocano Agliana e Montale tra le aree più inquinate d’Italia».


venerdì 20 marzo 2009

Comunicato stampa. La lezione di Montale

Gli ultimi rilievi fatti nella zona circostante l'inceneritore di Montale che, lo ricordiamo, si trova a due passi dai Comuni di Prato e Montemurlo, hanno evidenziato un'importante presenza di diossina e di altre sostanze inquinanti, negli animali prelevati nella zona. Il rapporto ufficiale che interpreta i dati, fornito dalle autorità competenti, ci appare a dir poco preoccupante ma non solo per i tassi di veleni depositati in animali destinati all'alimentazione, - cosa che purtroppo non ci stupisce - ma soprattutto per la solerzia con cui esso scagiona l'impianto di incenerimento dei rifiuti, ipotizzando altre non identificate cause di inquinamento ambientale.
La realtà però non la si può sempre facilmente coprire se non cadendo nell'assurdo e nella manipolazione: l'inceneritore di Montale è un impianto vecchio e insicuro che ha già avuto i suoi periodi di chiusura per il livello di emissioni velenose che distribuiva su tutto il territorio e che nonostante ciò, si vuole forzatamente tenere in piedi e anzi raddoppiare. Dalla sua riapertura, la situazione non è migliorata e pensiamo che i metodi con cui si monitora l'impianto non siano adeguati.
La scadenza elettorale si avvicina e chi intende competere per amministrare le città e la Piana si trova di fronte a una scelta. La prima possibilità è quella di continuare una politica dei rifiuti basata sull'incenerimento, condannando l'ambiente a ricevere subdoli e letali veleni per accontentare gruppi industriali e piccoli potentati locali.
La seconda è invece quella di puntare sul riciclo, sul riuso, sulla riduzione a monte degli imballaggi e su tutte le tecnologie senza combustione che sono già a disposizione.
E' il momento di cambiare registro e di dimostrare ai cittadini che non si intende né vendere né negoziare la salute.
Questa è la vera sfida di questo tempo difficile: costruire un limite politico, netto e invalicabile a difesa del bene comune. E l'addio agli inceneritori è una parte importante di questa sfida.

Municipio Verde