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La mer, la fin...

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sabato 13 giugno 2009

Caccia. Le associazioni vincono il ricorso.

Il Tar Lazio ha accolto il ricorso di WWF, Lipu , Enpa e Lav contro il Decreto del Ministro dell’ambiente S. Prestigiacomo del 22 gennaio 2009.


Il Decreto, ora parzialmente annullato dal Tar, aveva cancellato le misure che limitano la caccia nei siti della “Rete natura 2000” (ZPS) con un atto del tutto privo di giustificazioni , che avrebbe portato nuovamente l’Italia in una situazione di contrasto con le normative europee e le convenzioni internazionali , oltre che non garantire una corretta ed adeguata tutela per i siti della Rete Natura 2000 e per le specie protette dall’Unione europea.
Il Decreto del 2009 ha emendato la quasi totalità dei vincoli previsti dal precedente decreto n. 184/2007 ( misure di conservazione Rete Natura 2000, approvato dal precedente Ministro Pecoraro Scanio), per l’attività venatoria all’interno delle ZPS. Questi alcuni dei punti maggiormente negativi del Decreto “Prestigiacomo”: eliminazione del divieto di caccia a gennaio nelle ZPS , prima di ottobre nelle ZPS caratterizzate come “valichi montani”, proroga dell’entrata in vigore della “Convenzione AEWA” sul divieto di uso di pallini di piombo nelle zone umide. Il decreto 184 del 2007 era stato emanato, dopo anni di attesa , per la tutela della “ Rete Natura 2000” e per rispondere ad una parte della procedura d'infrazione attivata dall'Europa nel 2006 contro l'Italia per numerose e gravi infrazioni comunitarie, tra cui proprio la mancata tutela della Rete .
Nonostante le bocciature della Conferenza Stato-Regioni e due pareri negativi dall’INFS (oggi ISPRA) e nonostante le numerose e ripetute richieste , denunce ed appelli delle Associazioni al Ministro Prestigiacomo per non cancellare i vincoli all’attività venatoria , il Ministro aveva comunque approvato il nuovo decreto
La sentenza del Tar Lazio, della quale consiglio la lettura per gli importanti principi che ristabilisce, ha fatto giustizia e stigmatizzato in maniera dura: l’illegittimità della parte del Decreto riguardante l’attività venatoria nelle ZPS per il mancato rispetto del Direttive Habitat ed Uccelli (ed i principi scientifici da queste dettati per la conservazione della fauna selvatica) ; del mancato rispetto della Convenzione AEWA (sottolineando come questa vieta l’ uso di munizioni a pallini di piombo nelle zone umide , per garantire la tutela di ambiente e salute umana) ; la “irragionevolezza e contraddittorietà del decreto”, emanato nonostante la contrarietà di regioni ed INFS vizi che , dice il Tar , si traducono in “ in un vizio di eccesso di potere per sviamento dell’interesse pubblico “ .
Come giustamente sottolineato dall’Avv. Valentina Stefutti - che ha curato il ricorso e che ringrazio vivissivamente, per avere ancora una volta con la sua grande professionalità e passione, fatto vincere un’ importane “battaglia” al WWF ed alla natura – la sentenza è un vero “trionfo. Uno dei migliori pronunciamenti degli ultimi anni! Addirittura, hanno accolto le nostre censure anche in relazione allo sviamento di potere (cosa rarissima…) e alla dolosa omissione dei pareri INFS nelle premesse del decreto . Una pronuncia che ci servirà anche oltre il caso specifico”.
In conclusione: ad oggi tornano in vigore le norme del Decreto 184/2007 sulle limitazioni alla caccia nelle ZPS ed il divieto di uso di pallini di piombo nelle zone umide (e quindi anche nelle ZPS come tali qualificate).
Ci aspettiamo che il Ministro almeno si astenga dall’impugnare la sentenza al Consiglio di Stato.
(Patrizia Fantilli - WWF)

mercoledì 18 marzo 2009

Animali. Amministrazioni da cani.

L’Enpa: «Come sono stati spesi i fondi contro il randagismo?» LA POLEMICA Solo in Sicilia più di 2 milioni di euro

MONICA VIVIANI
da il Tirreno 18.03.'09
«QUI ci sono responsabilità da paura a tutti i livelli». Il duro attacco sui cosiddetti «cani killer» arriva da Carla Rocchi, presidente dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) che ha minacciato di denunciare «chiunque si rendesse responsabile di tale reato», ovvero l’abbattimento dei cani di Modica. Gli abbattimenti sono stati sospesi. E ora? «Noi procediamo lo stesso con le denunce contro chi si è macchiato di comportamenti illegali o omertosi». La legge 281 però non esclude la soppressione. «La legge parla di eutanasia ad opera di veterinari solo se il cane ricoverato in una struttura è incurabile e di comprovata pericolosità. Non si parla di battute di caccia. Per fortuna i cacciatori si sono dissociati. Quanto sta accadendo mi ricorda quel sindaco che anni fa, ai tempi della guerra nei Balcani, per risolvere il problema randagismo voleva mandare tutti i cani in Albania». Di chi è la responsabilità per quanto sta accadendo? «In generale è dei sindaci che hanno l’obbligo di provvedere al fenomeno. Ma non solo».

Chi altro? «Dal 2003 a oggi lo Stato, quindi senza contare i fondi regionali, ha erogato alla regione Sicilia 2 milioni e 168mila euro per far fronte al fenomeno randagismo, di cui il 60% vincolato alla sterilizzazione. Quante ne hanno fatte le Asl? Evidentemente queste risorse non sono state correttamente impiegate se in tutta la Sicilia il randagismo continua a essere un’emergenza. Ma qui la responsabilità è anche di chi ha affidato, se di affido giudiziario si tratta, quei cani a una persona inadeguata». Quindi la magistratura? «Insomma è come affidare un bambino a un pedofilo! Se affido un bambino a una famiglia non vado a controllare? Se si tratta di un affido da parte della magistratura questa ha l’obbligo di vigilare e di disporre le risorse». Da un controllo fatto a settembre sembra però che tutto fosse a norma. «E da settembre a ora cosa è successo? Un cataclisma?». Cosa si dovrebbe fare davanti a simili emergenze? «L’assessore regionale deve vedere quanto ha in cassa, quanto ha dato ai Comuni e provvedere con le sterilizzazioni. Devono prendere iniziative e l’Enpa è disponibile a prendere in consegna i cani. Comunque la legge è di 18 anni anni fa e il primo tavolo regionale per affrontare il problema ci sarà domani». Non è, per caso, che è la legge che non funziona? «Vi sono vaste zone del Paese dove è stata applicata e il randagismo non è più un problema. Come a Trieste, Genova, Pescara, nella stessa Roma. La legge è la stessa e la ripartizione dei fondi anche». Come andrà a finire? «Sono poco fiduciosa e temo che dopo questo clamore tutto tornerà come prima».