TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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mercoledì 17 giugno 2009

Prato. L'acqua, bene comune

Durante la campagna elettorale come candidato sindaco ho puntato molto sull'acqua di qualità dal rubinetto.
Chi ha assistito al mio comizio in piazza Duomo di giovedì 4 giugno lo può testimoniare, ci fu anche una piccola discussione con un signore del pubblico, che sosteneva che a Prato l'acqua si può bere. Sì, si può bere, ma io intendevo che è organoletticamente cattiva. Se l'acqua fosse buona di qualità, non ci sarebbero tutti questi cassonetti pieni di bottiglie di plastica che la gente va a comprare ai supermercati; i cassonetti blu in questi giorni di caldo si riempiono nel giro di pochi giorni e, come si vede nella foto, vanno ad ammassarsi altrove.Così semplice, così banale.
Su questo punto voglio insistere e sollecitare l'attenzione di coloro che presto saranno chiamati a governare la città.
E' un piccolo grande passo verso un ambiente più pulito e umano.

Maila Ermini

lunedì 15 giugno 2009

Prato. Cenni illusionista spregiudicato.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere.
MV



Non scambio la spregiudicatezza con una presunta sensibilità ambientale


Roberto Cenni da prova della superficialità del suo programma “ambientalista”; a mio parere dimostra quanto ritenga più importante vincere (strizzando l’occhio a destra e a manca) che costituire una reale alternativa. No all’inceneritore (mentre l’Attucci và per la sua strada inceneritorista, e alla fine la decisione dell’inceneritore toccherà a lei), raccolta porta a porta, industria del riciclo gli argomenti che porta in dote al suo programma politico per Prato. Per Cenni i rifiuti sono una risorsa; per gli ambientalisti i rifiuti sono una sconfitta.
Una azione efficace parte dalla premessa che il rifiuto costituisce uno spreco che non possiamo permetterci, un uso improprio della materia finita; impiantarci sopra una filiera economica diventa un’arma a doppio taglio, se non lo si fa guidati dalla discriminante che i rifiuti prima di tutto non vanno prodotti.
Ed ecco che Cenni torna al mondo bello com’era, con la storia del cardato rigenerato …. una visione economica rivoluzionaria: finalmente nuovi scenari per il rilancio di Prato!!! Non l’idea di un mondo produttivo sostenibile, di un green deal che caratterizzi il rilancio industriale di Prato, e costituisca la vera novità.
Alla domanda che ho personalmente rivolto a Cenni : ma lei che misure ha messo in atto nelle sue aziende per ridurre la produzione dei rifiuti……. silenzio. Questo subito dopo aver detto che Prato non necessita di un inceneritore ma basta il porta a porta, e che il problema non sono i rifiuti industriali ma quelli domestici, altro enunciato che merita una riflessione: bè, udite udite, i rifiuti industriali li paghiamo noi cittadini con la nostra bolletta; forse per questo, da industriale, Cenni non se ne preoccupa.
Ma proseguo a declinare i miei dubbi: c’è stato qualche investimento del gruppo Go-fin spa, di cui Cenni è presidente, nel campo delle rinnovabili? Ci devono pensare i cittadini, a farsene carico, e non chi invece ha la capacità finanziaria di affrontare con agio investimenti di questo tipo? Io invece credo che a ciascuno tocchi la sua parte, proporzionalmente alle proprie possibilità.
Purtroppo accanto alla presunta sensibilità ambientale, nel programma di Cenni spuntano gli aspetti inquietanti; fra gli slogan della lista Cenni, Prato di nuovo ai Pratesi, che comincia con un “ripulire la città” che mi apre un mondo di interrogativi; buon subconscio non mente.
Ma allora perché si subisce il fascino Cenni?
Perché fra i tanti anche Daniela Morra, donna di spicco dei Verdi di cui è copresidente toscana, apre a Cenni?
Si crede a quello che ci tranquillizza, in una fase così difficile per la nostra città. Così si può credere ad un Cenni ambientalista, nuovo, illuminato e capace di cambiamento. Con le premesse di cui sopra, io preferisco restare con l’angoscia del futuro e non votare Cenni e le sue false soluzioni di buon governo.

Maria Rita Cecchini - Cittadina ambientalista di Prato

sabato 13 giugno 2009

Prato. Rifiuti, quando qualcosa non torna...

Nella polemica preelettorale, ovviamente il tema del ciclo dei rifiuti è tornato più volte alla ribalta.
Sguazzabugliando nelle cifre e nei dati forniti, ci siamo imbattuti in una curiosa quanto sospetta discrasia tra alcuni dati forniti da ASM, e quelli contenuti nel sito dell'Agenzia Regionale Recupero Risorse (ARRR) proprio sulla percentuale di raccolta differenziata.
Dobbiamo al lettore una nota tecnica, che speriamo avrà la bontà di seguire: per il Metodo standard di certificazione delle percentuali di raccolta differenziata, si calcola nel computo della RD solo "il dato globale della frazione avviata all'impianto di recupero e/o riciclaggio".
Ora, nel 2007 ASM dichiarava una RD totale (includendo quindi quella con lo "spazzamento") del 38,9% (fonte: comunicato stampa sul Bilancio consolidato 2008 e la pagina "dati e informazioni").
Qui viene il bello, perché sul sito della ARRR per lo stesso anno 2007 - l'ultimo certificato - risulta in provincia di Prato una raccolta differenziata effettiva (derivante dal rapporto tra RD e Rifiuti Solidi Urbani) del 34,42%, e di una totale (con spazzamento) del 37,20%, come è possibile vedere anche dal microscopico grafico che siamo riusciti a recuperare.


Ora, dato che questi numeri vengono forniti con tanto di Dichiarazione di veridicità siglata dai sindaci, dobbiamo supporre che i dati pubblicati da ARRR siano assolutamente corretti.
Forse abbiamo sbagliato noi a controllare? Forse i dati che pubblica ASM sono relativi al solo comune di Prato? Abbiamo verificato anche questo: i dati sulla RD nel comune di Prato sono i seguenti: 35,63% effettiva, 38,73 con spazzamento.
Allora, il 38,9% da dove viene? Una domanda che poniamo, tranquillamente, ai vertici di ASM. Che supponiamo sapranno dare adeguate risposte.
Municipio Verde

mercoledì 10 giugno 2009

Rifiuti. Riciclare gli inerti delle demolizioni.

AMBIENTE: CAVE; CON RICICLO PIU' OCCUPAZIONE E PAESAGGIO


(ANSA) - ROMA, 8 GIU - Con il riciclo degli inerti, anziche' l'estrazione dalle cave, si crea piu' occupazione e si salva il paesaggio. Questa la posizione in dossier di Legambiente sulle cave in Italia. Se la strada e' invece quella dell'attivita' estrattiva, continua il dossier, si rinuncia a promuovere un settore innovativo come quello del recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia, che puo' sostituire quelli di cava e che consente di avere molti piu' occupati: per una cava da 100 mila metri cubi l'anno gli addetti in media sono 9 mentre per un impianto di riciclaggio di inerti gli occupati sono piu' di 12. Sarebbe interesse di chi estrae orientare la propria attivita' economica verso il settore del recupero degli inerti. Secondo Legambiente l'Italia puo' scegliere questa strada, e seguire i Paesi europei che intorno a una moderna gestione delle attivita' estrattive hanno creato un settore economico capace di legare ricerca e innovazione nel recupero dei materiali. In Danimarca, per esempio, da oltre 20 anni ci si e' posto il problema di come ridurre le estrazioni da cava e promuovere il recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione, con una politica di tassazione che arriva a far pagare 50 euro a tonnellata per il conferimento in discarica degli inerti. Un meccanismo, questo, che ha funzionato visto che oggi si fa ricorso per il 90% a inerti riciclati invece che di cava. La Repubblica Ceca ha introdotto il concetto di consumo di suolo tassando oltre alla quantita' di materiale prelevato anche la superficie occupata dalle cave. Nel Regno Unito il canone di concessione e' di piu' di 6 volte quello richiesto in media in Italia. (ANSA)
08/06/2009

Rifiuti. Quando Roggiolani parlò di dissociatore molecolare.

Si comincia a riparlare di dissociazione molecolare. Sembra che anche i comitati contro gli inceneritori e i seguaci di Beppe Grillo si stiano rendendo conto di questa possibile strada. Rportiamo, come sempre per curare la memoria, questa breve intervista del 2006 di uno scettico Green Report a Fabio Roggiolani (consigliere regionale dei Verdi), che per primo ha scelto di aprire a questa tecnologia a freddo.
mv


13/09/2006 da Green Report

L´ho scoperto io e il nome glielo do io: dissociatore molecolare Roggiolani: so benissimo che alcune tipologie di rifiuti vanno bruciati per legge ma la nostra proposta è una rivoluzione culturale. I verdi sanno proporre e scommettere
Fabio Roggiolani, consigliere regionale dei Verdi e responsabile nazionale energie del partito, l’avevamo lasciato una decina di giorni fa, alla vigilia della sua partenza per l’Islanda, dove è andato a visitare un impianto di gassificazione.
In questo periodo è accaduto di tutto. Al ritorno dal viaggio Roggiolani ha fatto sapere che questo impianto può essere l’alternativa agli inceneritori, gli ha modificato i connotati chiamandolo “dissociatore molecolare” e intanto si è scatenato un dibattito mediatico anche sul nostro giornale su questa proposta…
Roggiolani, partiamo dal nome: è andato a vedere un gassificatore o un dissociatore molecolare?
«Non si tratta di un gassificatore, perché usare questo nome mi crea troppi problemi con i comitati, che conoscono i gassificatori come l’impianto di Testi e simili. Quelli sono tutti troiai di vecchia generazione che diventavano automaticamente inceneritori. Quello che ho visitato in Islanda utilizza invece il processo di gassificazione per 20 minuti e ha un abbattimento quasi totale delle emissioni inquinanti. Quindi siccome questa tecnologia l’ho portata io alla conoscenza dell’opinione pubblica, il nome glielo do io: dissociatore molecolare, che anche tecnicamente non fa una piega».
Seconda perplessità, evidenziata da molti tra cui lo stesso assessore regionale Marino Artusa: l’impianto che lei ha visitato brucia l’indifferenziato. Allora fare la raccolta differenziata sarà inutile?
«Questa è una vicenda basilare su cui siamo stati chiari fin dall’inizio: noi non vogliamo usare l’indifferenziato, ma consideriamo che in Islanda bruciando il tal quale ottengono un abbattimento delle emissioni del 98%. Praticamente se utilizziamo noi questa tecnologia, dopo aver fatto raccolta differenziata col porta a porta, le emissioni le azzeriamo. Ribadisco che siamo andati a vedere quell’impianto fermo restando la riduzione della produzione di rifiuti del 15% e la quota di differenziata al 55%, che vengono prima di ogni altra cosa».
Perché è così sicuro che questo “dissociatore molecolare” sia l’alternativa agli inceneritori?
«Io sono un antiinceneritorista per eccellenza, ma so benissimo che alcune tipologie di rifiuti vanno bruciate per legge, come i farmaci, o gli scarti di macelleria e le carcasse di animali. Quindi dico che questa è una rivoluzione culturale, perché mi sono stancato di Verdi che non sanno proporre e scommettere. Può darsi anche che un giorno questa tecnologia si riveli una bufala, ma almeno io ci sto provando e voglio che sia studiata a fondo. Io non mi fermo. Nei prossimi giorni infatti vedrò un altro brevetto del genere nelle Marche e lunedì andiamo a visitare un impianto di Gallicano».
Quello di gallicano è un gassificatore…
«Sì, infatti mi dicono che la parte iniziale dell’impainto di Gallicano sia la stessa o molto simile a quella visitata in Islanda. Vado lì a verificarlo apposta».
Le battaglie degli ambientalisti, nei decenni di fine secolo scorso, ottennero il risultato di innalzare la temperatura degli inceneritori fino a 1200-1300 gradi, perché più alta è la temperatura e meno diossine si formano. Il dissociatore molecolare che temperatura utilizza?
«Intorno ai 400 gradi, ma c’è una differenza fondamentale: nell’inceneritore il rifiuto viene bruciato nel giro di pochi secondi e tutti gli inquinanti vengono esplosi dal camino. Nel dissociatore molecolare l’effetto camino non c’è perché si tratta di un processo lentissimo e le particelle vengono stabilizzate all’interno del processo stesso».
Non credo di aver capito.
«I tecnici che sono venuti con me a visitare l’impianto sono in grado di spiegarlo con precisione, ma in ogni caso le assicuro che con questo meccanismo siamo in condizione di tenere tutti gli inquinanti sotto controllo. Comunque tutta la presentazione può essere scaricata anche sul nostro sito ecquologia.it.»
Un’ultima domanda: il dissociatore che avete visitato ha dimensioni molto ridotte. Importare una tecnologia del genere significherebbe costruire tanti piccoli impianti,… di solito è più facile controllare un unico grande impianto che decine di piccoli.
«Non sono del tutto d’accordo. A parte che secondo me le dimensioni ridotte sono garanzia della serietà di chi le costruisce, ma poi vorrei ricordare la miriade di camion che devono muoversi per portare rifiuti in un unico impianto, rispetto ai viaggi più brevi per singole opere localizzate sul territorio. E le assicuro che l’inquinamento prodotto dai camion a volte è di gran lunga maggiore di quello prodotto dagli inceneritori. Ah, già che ci sono, vorrei correggere un affermazione che ho letto su altri giornali non sul vostro».
Prego.
«Io non ho mai proposto di dare ulteriori contributi come certificati verdi a questi impianti, anzi noi chiediamo da sempre l’abolizione dei cip 6».

lunedì 8 giugno 2009

Rifiuti. Il dissociatore molecolare.

Strage inceneritori: la soluzione tecnologica e' la DISSOCIAZIONE MOLECOLARE

Scritto da Administrator, su Ecquologia.it
06-06-2009




LA NOTIZIA E’ DA PRIMA PAGINA MA SUI QUOTIDIANI NON L’HAI TROVATA!!!
Hai invece trovato chilotoni di inchiostro sulle supposte trombate di un milanese trapiantato a Roma. Che palle!
La notizia e' presto detta: a Peccioli, in provincia di Pisa hanno inaugurato il primo dissociatore molecolare, un aggeggio in grado di trattare i rifiuti in modo pulito.

INCREDIBILE!
Parrebbe proprio una bufala, l’ennesima trovata degli ecomostri, ma i promotori dell’iniziativa sono persone degne di fiducia.
L’iniziativa e' partita tre anni fa per merito del gruppo di Fabio Roggiolani, dei verdi toscani, gli stessi che hanno fatto la scelta controcorrente di candidare Cimini alle europee per il centro Italia
Questo impianto sperimentale e' stato costruito a Peccioli, il famoso comune toscano dove esiste una discarica gestita con tecnologie all’avanguardia, dove tutto il gas prodotto dai rifiuti in putrefazione viene raccolto, filtrato e usato poi per produrre elettricita' attraverso un generatore alimentato dal gas stesso. Si tratta di una discarica che non puzza, sopra la quale sono stati anche organizzati concerti.
Silvano Crecchi, sindaco di Peccioli e promotore di questo impianto, e' lo stesso che ha organizzato la prima formula italiana di impianti fotovoltaici (sopra la discarica) come forma di risparmio per i cittadini.

COME FUNZIONA: si tratta di un’evoluzione della tecnologia della pirolisi.
Sostanzialmente l’immondizia non viene bruciata con una fiamma viva. Si ha una combustione a bassa temperatura, 400 gradi, in un contenitore nel quale c’e' pochissimo ossigeno. Una combustione lenta, i rifiuti impiegano 24 ore a carbonizzarsi. A bassa temperatura i metalli non fondono, non c’e' dispersione nei fumi e quindi i metalli restano nella cenere prodotta e sono successivamente recuperabili e riutilizzabili come materia prima. In questo modo si azzerano le micro polveri e le nano polveri e diminuiscono drasticamente le emissioni nocive che successivamente vengono abbattute completamente nel processo di depurazione del gas emesso. Alla fine del processo di lavaggio otteniamo gas combustibile che viene bruciato in un generatore di elettricita'. Il gas di combustione viene poi ulteriormente filtrato in uscita. Una differenza assoluta rispetto agli inceneritori tradizionali (pietosamente ribattezzati termovalorizzatori). Li' c’e' una combustione con la formazione di composti chimici altamente tossici come le diossine e solo dopo si interviene con la depurazione dei fumi, con enormi problemi di efficienza reale del processo (e possibilita' di fare i furbi buttando nell’atmosfera i fumi senza averli filtrati a dovere). Nella dissociazione molecolare si ha un processo di per se' molto meno inquinante e il lavaggio del gas prodotto e' interno al processo in quanto se il gas non viene completamente depurato da impurita' danneggia il generatore a turbina di elettricita'.
Questo vuol dire che abbiamo in mano qualche cosa di concreto per bloccare l’installazione di nuovi inceneritori di vecchio tipo e per pretendere la conversione di quelli gia' installati. Non nascondo che dietro questa questione c’e' un grosso problema strategico. Il motivo per il quale questa notizia ha avuto un’eco nulla e' che perfino il movimento ecologista non ha voluto sostenerla.
La questione e' infatti delicata.
Da decenni siamo tutti d’accordo sul fatto che la soluzione principale della questione dei rifiuti e' l’idea di RIFIUTI ZERO.
Abbattimento del volume degli imballaggi, riutilizzo dei contenitori, vendita di latte e detersivi alla spina, riciclaggio eccetera.
Ma io credo che sia necessario ragionare sui rapporti di forza e non farsi prendere dal fondamentalismo ecologista. “O tutto o niente” non e' una soluzione.
Oggi Berlusconi sta indiscutibilmente dando il via a decine di inceneritori di vecchio tipo. Non e' realistico pensare di fermarlo con le forze ridicole che abbiamo.
E’ invece realistico spiegare alla gente di destra che questi impianti sono estremamente piu' sicuri, molto piu' convenienti economicamente, di dimensioni piccole.
E’ una cosa che anche una persona di destra puo' capire e perfino uno della direzione nazionale del Partito Democratico puo' arrivarci.
Quindi e' una soluzione fattibile.
Non un’opposizione di principio: abbiamo un’alternativa sensata! Praticabile.
E’ comprensibile che i comitati locali abbiano paura di trovarsi di fronte a un’altra fregatura, e' comprensibile che alcuni ecologisti temano di trovarsi invischiati in quisquilie tecniche che portino a deviare l’attenzione dal vero problema (RIFIUTI ZERO). Ma questo modo di ragionare ci porta a una sconfitta certa. IL PURISMO UCCIDE LE POSSIBILITA’.
Secondo me dobbiamo ragionare in un’altra maniera: oggi gli inceneritori stanno provocando migliaia di casi di tumori a causa delle diossine e delle nanopolveri emesse. Parliamo di un numero impressionante di morti.
Questa tecnologia e' stellarmente migliore, ha alle spalle ormai parecchi anni di sperimentazione, e a breve l’esperimento di Peccioli ci dara' i dati di efficienza su un prototipo di grandi dimensioni (che sono comunque piccolissime rispetto agli inceneritori tradizionali). Ho parlato con una serie di specialisti che mi hanno confermato senza dubbio che questa tecnologia e' decisamente migliore. Ovviamente anche in questo caso e' fondamentale il controllo delle associazioni sull’efficienza dei processi di lavorazione del gas e su tutti i tipi di emissioni. Ma rinunciare a questa possibilita' dal mio punto di vista sarebbe immorale. Una colpa verso le persone che ora sono condannate al rischio di sofferenze indicibili perche' stanno per costruirgli sotto casa un mostro che sputa veleno. Questo possiamo ora realisticamente impedirlo.
E vorrei aggiungere che proprio per questo e' sperabile che si crei un coordinamento nazionale dei comitati locali contro gli inceneritori tradizionali, che lancino una campagna di discussione sulla dissociazione molecolare come alternativa praticabile. Ed e' importante anche che Giovanni Cimini sia eletto e possa condurre al Parlamento europeo questa battaglia contro i termovalorizzatori, una tecnologia obsoleta e criminale.
Ma le buone notizie non vengono mai da sole.
Sempre grazie al lavoro del gruppo dei verdi di Roggiolani e Cimini e' stato installato a Massa la prima macchina in grado di trattare i rifiuti ospedalieri, considerati rifiuti speciali in quanto contengono materiale organico potenzialmente infetto. Si tratta di un apparecchio che puo' stare in una stanza che polverizza e sterilizza i rifiuti ospedalieri e che puo' diventare dotazione di ogni ospedale abbattendo il costo dello smaltimento dei rifiuti con un risparmio enorme, 90%, per le Asl.
Il Converter dei rifiuti ospedalieri e' stato installato per sei mesi all'ospedale pediatrico di Massa e i risultati sono stati certificati dal CNR di Pisa.
I rifiuti passano da un costo di smaltimento di 1,30 euro/kg a 30 cent per kg! L'impianto si ripaga investendo il 70% del risparmio. La Toscana, che ha deciso di passare a questo sistema, risparmiera' dieci milioni di euro all'anno sui 15 previsti.
Ma la cosa fondamentale e' che i rifiuti ospedalieri smettono di andare in mano alle ecomafie a spasso e smettono di arricchire gli inceneritoristi.

venerdì 5 giugno 2009

Inceneritori. Interrogazione RC.

PRC Gruppo Toscana “Polli alla diossina” nell’area degli inceneritori di Montale (PT) e Baciacavallo (PO). Interrogazione di Sgherri.

Sgherri: “la regione intervenga per evitare commercializzazione e consumo. Asl e Arpat compiano un indagine approfondita sugli inquinamenti. Si è già perso troppo tempo".

E’ stato già perso troppo tempo, la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente non possono più aspettare, anche alla luce del fatto che la commercializzazione di “polli alla diossina” – e tanto più una sua prosecuzione - amplierebbe l’incidenza delle patologie, sia a livello di pesantezza delle medesime che di ampiezza di persone interessate.
Alla luce della gravità di quanto emerso la Regione – nell’ambito delle proprie competenze dirette ed indirette – intervenga per impedire la commercializzazione e l’autoconsumo di capi alimentari (in particolare pollame) contaminato dalla diossina nell’area dell’inceneritore di Montale.
Verifichi inoltre quanti capi ne siano stati contaminati e avvi controlli e indagini l’entità e l’estensione della contaminazione dei terreni da diossine e da eventuali ed ulteriori microinquinanti, al fine di predisporre le necessarie bonifiche.
Sono queste alcune delle richieste che pone Monica Sgherri – Capogruppo di Rifondazione Comunista Sinistra Europea – in un interrogazione urgente presentata oggi alla Giunta Regionale in merito agli inquinamenti del suolo e dei capi alimentari emersi a seguito della campagna di prelievi su matrici alimentari effettuata dalle ASL di Pistoia e Prato alcune settimane orsono, allo scopo di verificare gli effetti sulla catena alimentare di inquinanti provenienti dagli inceneritori di Montale (Pistoia) e di Baciacavallo (Prato).
Prelievi che hanno portato al rinvenimento di altissime concentrazioni di diossine in particolare nelle carni di pollo, ben superiori ai limiti massimi stabiliti dalle norme nazionali ed europee. Si tratta – prosegue Sgherri – di dati pesantissimi, in aree dove già si riscontrano concentrazioni di patologie tumorali ben superiori alla media.
Di fronte a tutto ciò la Regione – coinvolgendo gli enti locali interessati, che a quanto ci consta non hanno emesso nessuna ordinanza che vieti la commercializzazione e il consumo delle carni inquinate – faccia quindi le opportune verifiche – anche attivando ASL e Arpat per un indagine approfondita della situazione di inquinamento da diossine e altri inquinanti della zona, e compia ogni azione per evitare commercializzazione e consumo di capi alimentari inquinati.
Una vicenda che – al di là della specificità – se ce ne fosse stato bisogno, ci dimostra una volta di più la pericolosità degli impianti di incenerimento.

martedì 2 giugno 2009

Prato verso le amministrative. Barosco e le tecnologie per i rifiuti.



Ti invitiamo
giovedì 4 giugno alle ore 18.30 presso la sala Convegni del Museo Pecci
per l'incontro con
dott.ssa Patrizia Gentilini,
Carla Poli
e con Fausto Barosco, candidato sindaco
per la lista civica "Prato 5 Stelle - beppegrillo.it"
su
Moderne metodologie di gestione dei rifiuti in alternativa a discariche ed inceneritori.

All'incontro hanno confermato la loro presenza i candidati alla presidenza della provincia:
Francesco Querci dell'UDC
Lanfranco Nosi
de la Sinistra Rosso Verde.

lunedì 1 giugno 2009

Prato. Rifiuti: ASM in numeri

Su un bilancio di circa 57 milioni di euro, le spese per lo smaltimento dei rifiuti ammontano a ben 16 milioni, mentre gli investimenti sono circa 3 milioni e mezzo di euro. L'obiettivo dovrebbe essere quello di invertire la tendenza, e puntare gli investimenti verso la riduzione dei costi di smaltimento, puntando sulla riduzione dei rifiuti in primis e sulla costruzione di una filiera del riciclo e del riutilizzo.
La volontà c'è? Ne dubitiamo fortemente e continuiamo a sperare che Asm passi in mani migliori e riduca la sua funzione di potentato economico di supporto al PD, per ridiventare un'azienda di servizio pubblico.
MV

da il Tirreno del 01/06/09
Bilancio Asm, numeri positivi

PRATO. L’assemblea dei soci di Asm, costituita da tutti i Comuni dell’area pratese, ha approvato il bilancio 2008. Positivo il risultato: fatturato, investimenti, ammortamenti e servizi registrano un incremento rispetto all’anno precedente.
L’azienda ha presentato ai soci i numeri relativi a tutta l’attività del 2008: non solo gestione dei rifiuti ma anche manutenzione del verde pubblico e della rete e della segnaletica stradale a Prato e a Montemurlo, servizi cimiteriali a Montemurlo. Il 2008 si è chiuso per ASM con 57.423.637 euro di ricavi, in aumento rispetto all’anno precedente quando i ricavi sono stati 55.486.139 euro. Il bilancio registra un utile netto di 137.337 euro. Per il Bilancio consolidato, la voce, che tiene conto anche della controllata Essegiemme (società che si occupa della gestione dei parcheggi e delle infrastrutture della mobilità) rileva 180.215 euro di utile, di cui 61.115 derivati proprio da Essegiemme.
Ecco i dettagli dei costi d’esercizio: per il personale ammontano a 12.227.581 euro con un’incidenza sul bilancio del 21 per cento; i costi di smaltimento ammontano a 15.909.640 euro e pesano sul bilancio per il 27,7 per cento; costi industriali 21.085.346 euro; costi per ammortamenti e finanziari 3.649.192 euro.
Nel 2008, Asm ha impegnato negli investimenti 3.471.254 euro. La cifra è stata destinata all’acquisto di nuove attrezzature per i servizi e all’incremento e allo sviluppo delle raccolte differenziate per le utenze domestiche (raccolta porta a porta con l’impiego di bidoncini) e non domestiche (raccolta integrale dei rifiuti con cassonetto personale).
Sul fronte del personale, di 301 è la media annuale di dipendenti nel 2008, in lieve aumento rispetto al 2007 (media 299) per effetto dell’incremento dei servizi di raccolta porta a porta.
Tra i principali risultati la raccolta differenziata è salita al 43,08 per cento contro il 38,9 per cento del 2007.
Un risultato ottenuto grazie allo sviluppo dei sistemi per le imprese e per le famiglie. Nel 2008 è stato esteso ad ulteriori 1.061 aziende il cassonetto personale.

Rifiuti. Sui sacchetti di plastica, Coop avanti tutta.

Firenze. L’annuncio alla fiera ecologica Terra Futura
Coop, via da subito gli shopper di plastica
da il Tirreno 31 Maggio 2009
GABRIELE FIRMANI
FIRENZE. Addio vecchie buste di plastica: da venerdì scorso in tutti i 98 punti vendita gestiti da Unicoop Firenze (attiva in tutte le province toscane ad eccezione di Massa e Carrara, Grosseto e Livorno), sarà possibile acquistare alla cassa soltanto i nuovi sacchetti in Mater-Bi, l’innovativo materiale completamente biodegradabile, ricavato da amido di mais e derivati di altri olii vegetali. Sebbene la direttiva europea prescriva l’obbligatorietà di abbandonare le tradizionali buste in polietilene entro il prossimo 1 gennaio 2010, il colosso toscano della grande distribuzione ha deciso di giocare in anticipo: «Si tratta - ha tenuto a sottolineare Golfredo Biancalani, presidente del Consiglio di gestione di Unicoop Firenze, in occasione della presentazione del progetto avvenuta ieri all’interno di Terra Futura, la kermesse per un futuro equo e sostenibile in corso alla Fortezza da Basso di Firenze - della prima sostituzione integrale dei vecchi sacchetti di plastica avviata a livello europeo». I nuovi shopper, che continueranno ad essere venduti al prezzo di 3 centesimi ciascuno, saranno realizzati da Ipt, una cooperativa di lavoratori di Scarperia che fino ad oggi forniva a Coop le vecchie buste in polietilene: la materia prima verrà invece fornita da Novamont, bioraffineria che sorge su un terreno bonificato vicino a Terni.

sabato 30 maggio 2009

Inceneritori. Veolia deve bonificare il torrente!

Continuiamo a seguire il caso dell'inceneritore di Pietrasanta che ha avvelenato un torrente con diossina e metalli pesanti.
Ci auguriamo che questa macchina infernale si spenga presto e per sempre.

mv

Diossine nei sedimenti del torrente
Prelievi Arpat vicino all’inceneritore. La Provincia interviene
di LUCA CINOTTI
il Tirreno 29.05.'09

PIETRASANTA. L’ordinanza porta la data dell’8 maggio e la firma del dirigente del servizio ambiente. Il documento, che proviene dalla Provincia di Lucca, “ordina” a Veolia, società che gestisce l’inceneritore di Falascaia, di mettere in sicurezza il tratto del torrente Baccatoio che scorre accanto all’impianto. Nei sedimenti di quel torrente le analisi dell’Arpat hanno trovato tracce, oltre i limiti, di sostanze potenzialmente nocive, come le diossine e alcuni metalli pesanti.
La zona intorno all’impianto del Pollino è da tempo tenuta costantemente sotto controllo. Dalla Provincia, innanzitutto. E poi dall’Arpat, dall’Asl. E dalla Magistratura che, dall’anno scorso sul caso-Falascaia ha un’indagine aperta che parte dal presunto “taroccamento” dei dati sulle emissioni.
Le analisi a base dell’ordinanza sono state effettuate dall’Arpat. Che ha preso in considerazione cinque punti di prelievo sul Baccatoio: 300 metri a monte rispetto allo scarico dell’impianto, 130 metri a monte dello scarico in corrispondenza di due condotte provenienti dall’area dell’inceneritore, 100 metri a monte dello scarico, in corrispondenza dello scarico e 100 metri a valle.
I rilevamenti hanno ritrovato «livelli di contaminazione superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione [...] per quanto riguarda i parametri policlorodibenzodiossine + policlorodibenzofurani, cromo, arsenico, cadmio, piombo, mercurio e zinco».
Termini scientifici che però, negli ultimi anni, sono diventati di pubblico dominio, “pietre dello scandalo” dei presunti inquinamenti dovuti all’inceneritore.
Il caso in questione, tuttavia, è assai particolare. I prelievi dell’Arpat, infatti, sono stati effettuati sui sedimenti del torrente. Questo significa che la contaminazione può risalire indietro nel tempo. Al punto che - proprio nell’ordinanza - si fa cenno ad ulteriori analisi tese «a definire il quadro ambientale residuo del tratto di torrente più a monte dell’area già indagata»: insomma, bisogna capire se ci sono altre cause dell’inquinamento, soprattutto per i punti più lontani dall’impianto.
Per quanto riguarda, invece, il tratto del Baccatoio che scorre lungo l’inceneritore e che è compreso fra i suoi due scarichi, il discorso è diverso: «è quello - spiega l’ordinanza - in cui i risultati analitici trasmessi dal dipartimento Arpat evidenziano la maggiore contaminazione» e questo fa ritenere che «il soggetto responsabile dell’evento di superamento e/o della potenziale contaminazione sia da individuare nel soggetto titolare dello scarico», ovvero la Tev controllata dalla multinazionale francese.
Sulla base di questi risultati la Provincia di Lucca (secondo quanto previsto dalle norme del testo unico ambientale) ha ordinato a Tev di provvedere alla “bonifica dei siti inquinati” per il tratto del torrente Baccatoio che scorre a fianco dell’impianto di termovalorizzazione. Il tutto in attesa di altre, più approfondite analisi.

giovedì 28 maggio 2009

Rifiuti. Il recupero degli elettrodomestici.

ITALIA INDIETRO NEL RICICLO ELETTRODOMESTICI

(ANSA) - MILANO - L'Italia e' ancora indietro nel recupero degli elettrodomestici dato che vengono riciclati solo due chilogrammi per abitante contro una media europea di sette chilogrammi. E' quanto si legge nel primo rapporto di sostenibilita' ambientale di Ecodom, consorzio italiano di riciclaggio elettrodomestici costituito dai principali produttori del settore. L'anno scorso, sono state trattate 30.500 tonnellate di frigoriferi, condizionatori, forni, lavastoviglie e lavatrici. In questo modo sono state ottenute 20.193 tonnellate di ferro, 827 di alluminio, 449 di rame e 2.933 di plastica, una quantita' di materiale pari a due Torri Eiffel, un tracciato dell'Alta Velocita' da Milano a Piacenza, tutta la plastica presente in 28mila automobili e tutto l'alluminio consumato in un anno a Roma, con un risparmio di CO2 di 477mila tonnellate.
La relazione fotografa anche la realta' geografica del recupero di rifiuti elettrici ed elettronici (Raee): guidano la classifica delle regioni piu' sensibili al problema la Lombardia (21%) e il Piemonte (15%), mentre l'intero nord Italia raggiunge il 65%.
Nel centro-sud le piu' attive sono la Toscana con 2200 tonnellate e la Sardegna con 1500. I ricavi di Ecodom, che ammontano a 47,9 milioni di euro, derivano dall'eco-contributo Raee, una somma inclusa nel prezzo degli elettrodomestici che serve a finanziare il sistema di gestione dei rifiuti
27/05/2009

Inceneritore. Diossine e metalli pesanti.

Diossine nei sedimenti del torrente
Prelievi Arpat vicino all’inceneritore.
La Provincia interviene

LUCA CINOTTI

PIETRASANTA. L’ordinanza porta la data dell’8 maggio e la firma del dirigente del servizio ambiente. Il documento, che proviene dalla Provincia di Lucca, “ordina” a Veolia, società che gestisce l’inceneritore di Falascaia, di mettere in sicurezza il tratto del torrente Baccatoio che scorre accanto all’impianto. Nei sedimenti di quel torrente le analisi dell’Arpat hanno trovato tracce, oltre i limiti, di sostanze potenzialmente nocive, come le diossine e alcuni metalli pesanti. La zona intorno all’impianto del Pollino è da tempo tenuta costantemente sotto controllo. Dalla Provincia, innanzitutto. E poi dall’Arpat, dall’Asl. E dalla Magistratura che, dall’anno scorso sul caso-Falascaia ha un’indagine aperta che parte dal presunto “taroccamento” dei dati sulle emissioni.
Le analisi a base dell’ordinanza sono state effettuate dall’Arpat. Che ha preso in considerazione cinque punti di prelievo sul Baccatoio: 300 metri a monte rispetto allo scarico dell’impianto, 130 metri a monte dello scarico in corrispondenza di due condotte provenienti dall’area dell’inceneritore, 100 metri a monte dello scarico, in corrispondenza dello scarico e 100 metri a valle.
I rilevamenti hanno ritrovato «livelli di contaminazione superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione [...] per quanto riguarda i parametri policlorodibenzodiossine + policlorodibenzofurani, cromo, arsenico, cadmio, piombo, mercurio e zinco».
Termini scientifici che però, negli ultimi anni, sono diventati di pubblico dominio, “pietre dello scandalo” dei presunti inquinamenti dovuti all’inceneritore.
Il caso in questione, tuttavia, è assai particolare. I prelievi dell’Arpat, infatti, sono stati effettuati sui sedimenti del torrente. Questo significa che la contaminazione può risalire indietro nel tempo. Al punto che - proprio nell’ordinanza - si fa cenno ad ulteriori analisi tese «a definire il quadro ambientale residuo del tratto di torrente più a monte dell’area già indagata»: insomma, bisogna capire se ci sono altre cause dell’inquinamento, soprattutto per i punti più lontani dall’impianto.
Per quanto riguarda, invece, il tratto del Baccatoio che scorre lungo l’inceneritore e che è compreso fra i suoi due scarichi, il discorso è diverso: «è quello - spiega l’ordinanza - in cui i risultati analitici trasmessi dal dipartimento Arpat evidenziano la maggiore contaminazione» e questo fa ritenere che «il soggetto responsabile dell’evento di superamento e/o della potenziale contaminazione sia da individuare nel soggetto titolare dello scarico», ovvero la Tev controllata dalla multinazionale francese.
Sulla base di questi risultati la Provincia di Lucca (secondo quanto previsto dalle norme del testo unico ambientale) ha ordinato a Tev di provvedere alla “bonifica dei siti inquinati” per il tratto del torrente Baccatoio che scorre a fianco dell’impianto di termovalorizzazione. Il tutto in attesa di altre, più approfondite analisi.

martedì 26 maggio 2009

Editoriale. Una poltrona per nove.

A Palazzo Novellucci, serata di confronto con i nove candidati a sindaco di Prato, organizzata dal CCC. Cenni e Carlesi legittimati dai comitati ad essere i majors. Paoletti tiene testa su tutti gli argomenti.


La sala gremita a Palazzo Novellucci , nonostante il week end che la calura pienamente estiva rendeva ancora più adatto al relax e allo svago.
Nove candidati sindaci per tre domande capitali uguali per tutti:
1 Cosa intendi farne della Variante urbanistica sull'asse della Declassata? 2 Come la mettiamo con gli inceneritori che spargono diossina nell'aria, nell'acqua e negli alimenti? 3 Quale futuro intendi riservare alle aziende municipalizzate che invece di svolgere un servizio pubblico, sono dei potentati economici in mano ai partiti che fanno affari con i soldi dei cittadini?
Domande puntuali, studiate e circostanziate, forse troppo per una campagna elettorale fatta di allineamenti e sovrapposizioni, dove quattro candidati fra i presenti hanno lavorato a fianco dei comitati e ne condividono ogni istanza e due, Cenni e Carlesi, non avevano certo bisogno di un'ulteriore platea per esprimersi e farsi conoscere.
Nonostante questo qualche sorpresa c'è stata (anche per chi legge MV): prima di tutto un Cenni senza cravatta, garbato e sciolto anche più di altre volte, a suo agio davanti ad un pubblico variegato ma educato, e sostenuto da qualche unità da accompagnamento e applauso. Disposto a tutto sulla carta, come se non fosse il rappresentante del centro destra, cioè lo schieramento del governo nazionale in carica, ma un cittadino libero di seguire il buon senso e il pubblico sentire.
Diversamente è apparso Carlesi, sorvegliato speciale del suo partito (in sala Benedetta Squittieri e diversi mandarini abbronzatissimi della maggioranza uscente) che ha dimostrato già chiaramente di potersi muovere soltanto in continuità con la giunta precedente e di non avere alcun motivo serio per dare una svolta al governo della città.
Opaco il terzo incomodo Milone, spiazzato dalla serietà delle domande e dal modo approfondito di porle. Seccato dello scarso rilievo dato all'unico tema a lui caro, cioè cinesi e paura, si è spento a poco a poco evidenziando la sua particolare inconsistenza politica.
Peccato che da questo balletto a tre, nel quale il globalizzatore (lui stesso lo preferisce a delocalizzatore) ha senz'altro spiccato, non ne potessero approfittare più di tanto i quattro antagonisti degli schieramenti civici e di sinistra che, al termine della parte strutturata del dibattito, sono stati trascurati dal pubblico che ha espresso quasi tutte domande a favore dei due maggiori candidati.
Perfino dichiarati sostenitori del Bene Comune, delle lotte civiche e dei comitati hanno preferito rivolgersi a Cenni e Carlesi concedendo loro ancora spazio e possibilità di prevalere.
Comunque si è potuto vedere un Paoletti sciolto e preparato, pronto su tutti i temi, sui quali per altro aveva lavorato a lungo per e con i comitati, e capace di affondare le sue critiche all'amministrazione uscente nei tempi ristretti del dibattito, non trascurando di proporre una visione diversa del governo locale e accendendo anche qualche riferimento ideale ai principi di uguaglianza e libertà.
Maila Ermini, la pasionaria degli etruschi, sempre in prima linea per la difesa dell'ambiente e per una diversa e radicale politica dei rifiuti, ha denunciato con forza il sistema bloccato della politica culturale e l'esistenza di una "municipalizzata" della cultura che ne impedisce ogni sviluppo vitale.
Anche Fausto Barosco, alfiere dei cittadini contro la partitocrazia, ha convinto del contrario chi riteneva il suo movimento di pura protesta. Preparato e appassionato, aveva il difficile compito di essere il primo a dover rispondere alle domande, ma è riuscito a esprimere la grande ricchezza di elaborazione politica del suo gruppo.
Infine Renzo Bellandi che ha posto sempre l'accento sulla necessità di un rinnovamento sociale e culturale improntato al ridimensionamento degli interessi privati a favore del bene comune e dei problemi dei ceti più deboli. Crisi ambientale e crisi del lavoro, sono per Bellandi due facce dello stesso problema e come tali devono essere affrontati.
Restano inespresse le due domande che Municipio Verde si è portato dietro e ha riportato a casa.
ai comitati
1 Che bisogno c'era di organizzare una nuova tribuna per i due big, che ogni sera hanno le loro sale a disposizione, piene di supporters, denaro e giornalisti al seguito, magari accontentando anche gli altri candidati ma tenendo gli occhi puntati solo su di loro?

ai candidati degli schieramenti antagonisti:
2 Perchè non siete insieme in un unico schieramento che porta avanti unito le tante istanze comuni, frutto di battaglie animate da tutti noi in egual modo? Chi di voi dovrebbe votare, una persona che si definisce ecologista, che crede nella priorità delle politiche sull'ambiente e sulla salute, che aspira a vivere in una città viva, moderna ma sana e libera dai potentati economici di ogni razza e colore?

Per Mv Riccardo Buonaiuti.

giovedì 21 maggio 2009

Toscana. Un bene abusato: Biutiful Cauntri

Sabato 23 MAGGIO, ore 18,00
Centro Civico Circoscrizione Prato Centro (g. c.)
via dell'Accademia, 42
PRATO

IL NOSTRO TERRITORIO, UN BENE COMUNE ABUSATO.
Appunti a margine del documentario-denuncia
"BIUTIFUL CAUNTRI"
di

Calabria, D'Ambrosio, Ruggiero.

Intervengono:
Federico Gasperini, Responsabile Commissione Acqua Legambiente Toscana
Ecosistemi fluviali: un'altra gestione è possibile
Alessio Ciacci, Assessore all'Ambiene del Comune di Capannori (LU)
Rifiuti zero: a Capannori il futuro è adesso

Siete invitati a partecipare.

Per informazioni: acquabenecomuneprato@alice.it


Fabiana Fabbri
per il
Comitato Acqua Bene Comune Prato

Rifiuti. Ipotesi sulla Recoplast.

Non vorremmo bollarla subito come una buona notizia ma almeno adesso sappiamo che si sta muovendo qualcosa sul salvataggio della Recoplast dal fallimento.
Cosa succederà, chi acquisterà i resti di questa azienda ormai ridotta al lumicino?
Sicuramente un gruppo privato, visto che al tavolo della Provincia di Pistoia non partecipavano le aziende municipalizzate, evidentemente disinteressate all'operazione di acquisto, anche parziale.
Niente Asm, ma presenti gli industriali pratesi. Ehm....
MV



Tre imprese per la Recoplast
Anche gruppi internazionali interessati all’acquisto
il Tirreno 20.05.'09

PISTOIA. Tre possibili acquirenti per la Recoplast. È quanto emerso dall’incontro che si è svolto ieri mattina in Provincia tra il curatore dell’azienda, dottor Spagnesi, il vicepresidente della Provincia Giovanni Romiti, il sindaco di Agliana Paolo Magnanensi, le associazioni industriali di Pistoia e Prato, e i sindacati, convocati per fare il punto sulle prospettive dopo il fallimento.
Sono tre le aziende (anche di dimensione internazionale) interessate. Almeno in un caso l’interesse potrebbe trasformarsi in un’offerta di acquisizione dell’azienda.
«In presenza - sostiene Romiti - di un piano industriale apprezzato dalle parti sociali e dalla curatela, che contempli anche gli interessi generali del territorio, non vi sarebbero ostacoli né dal punto di vista urbanistico né dal per le concessioni all’esercizio dell’attività aziendale».
La stessa Regione, ricorda Romiti, ha disposto la possibilità di contributi per gli investimenti impiantistici in queste tipologie di aziende.
L’immobile, seppure di proprietà di un’altra società, sarebbe in ogni caso disponibile, in quanto il contratto di affitto con la Recoplast è ancora in essere e, qualora non vi fossero soluzioni diverse, sarebbe trasferito automaticamente all’acquirente, consentendo in tempi brevi la ripresa dell’attività.
Sembrano esserci le premesse per una positiva conclusione della vertenza. In presenza di offerte di acquisto (che potrebbero essere formalizzate anche in tempi brevi), le parti sociali si reincontreranno per esaminarne il piano industriale e favorire la ripresa dell’attività.
È stato apprezzato dalle organizzazioni sindacali il fatto che, in tempi rapidi, siano state anticipate, attraverso la convenzione con la Regione, le prime due mensilità di Cigs da un istituto bancario, e che il Ministero abbia già emanato il decreto di approvazione della Cigs.

lunedì 18 maggio 2009

Diossina. Comitati rispondono a Gida.

Coordinamento dei Comitati della Piana di Firenze Prato Pistoia
Coordinamento Comitati della Piana di Firenze-Prato-Pistoia
Via Toscana, 6/B Interno 26/27 59100 Prato (Po)
Sito: www.noinceneritori.org
Emails: ccsp-po-pt@fastwebnet.it oppure info@noinceneritori.org
TROPPA CONFUSIONE FRA CONTROLLORI E CONTROLLATI LE RISPOSTE LE VOGLIAMO DAL SINDACO
Ci stupisce che l'unico soggetto in città e in Provincia che risponde sull'emergenza diossina a Prato (località Fontanelle venuta fuori “casualmente” da un controllo sull’inceneritore di Montale, sia proprio il Presidente di quell'impianto. La sua considerazione ci fa piacere, ma noi le risposte le attendiamo dalle istituzioni, in particolare dalla Provincia sui controlli, e dal Sindaco che avrebbe il dovere di vietare immediatamente l'utilizzo e la commercializzazione di alimenti talmente contaminati da poter essere considerati, supportati in questo da ASL e ARPAT.
Comunque visto che, ad oggi, gli unici a prendere posizione su questa emergenza sono proprio quelli di GIDA S.p.a. che – ovviamente –si autoassolvono da qualsiasi responsabilità sostenendo che tutti i dati e tutti i parametri vanno bene ..... parola dell'Oste , quando sostiene che il suo vino è genuino, noi rispondiamo a loro! Per scagionare l'inceneritore di fanghi, Bruno Ferranti, cita proprio un passo del rapporto dell'Istituto Zooprofilattico che, nel prendere atto del campione con il più alto livello di diossine (appunto il campione 12P) prelevato in un allevamento della zona fra via Roma e Fontanelle (nel rapporto c'è anche il nome e l'indirizzo dell'allevatore che noi non diciamo perchè non spetta a noi fare questo), afferma che tale campione non è in area di ricaduta dell'inceneritore di MONTALE…. In effetti chiunque può constatare che questo prelievo è stato fatto in vicinanza dell’inceneritore di Baciacavallo.
E a questa conclusione sembrerebbe essere arrivata anche la ASL di Pistoia che in una nota del febbraio di questo anno, trasmessaci dalla dott.ssa Patrizia Gentilini (referente per Comitati e Associazioni nel Tavolo Istituzionale della Provincia di Pistoia) in riferimento al campione 12P testualmente si legge: “Quanto poi al risultato anomalo dell'allevamento di XXXX X XXX (il nome
dell'allevamento è riportato nel testo come pure l'indirizzo), situato nella zona di pianura, relativa all'Area di Prato , si rileva che questo, se è nella “zona bianca”, relativamente all'inceneritore di Montale, è altresì a ridosso (meno di 800 metri) dall'inceneritore di fanghi di depurazione di Baciacavallo .... quindi si permette di suggerire questa, e non altre non identificabili, “situazioni
critiche locali”, quale ragionevole spiegazione di questo dato anomalo.”
Coordinamento dei Comitati della Piana di Firenze Prato Pistoia Coordinamento Comitati della Piana di Firenze-Prato-Pistoia Via Toscana, 6/B Interno 26/27 59100 Prato (Po) Sito: www.noinceneritori.org
Emails: ccsp-po-pt@fastwebnet.it oppure info@noinceneritori.org

domenica 17 maggio 2009

Rifiuti. Sacchetti di plastica, via dalla Coop di Firenze

INQUINAMENTO Buste ecologiche, le Coop giocano d'anticipo Dal 29 maggio niente sacchetti di plastica Il governo rimanda l'impegno per il passaggio ai contenitori ecocompatibili. Ma si parte lo stesso. Da Firenze.
di ANTONIO CIANCIULLO


ROMA - Il governo rimanda l'impegno a passare alle buste ecocompatibili e la grande distribuzione lo scavalca muovendosi autonomamente, in sintonia con gli impegni europei e i paesi industrializzati che hanno deciso di mettere al bando i vecchi shopper in plastica. Dal 29 maggio i sacchetti di plastica saranno vietati in tutti i 98 punti vendita di Unicoop Firenze. Al loro posto arriveranno i sacchetti biodegradabili che possono essere utilizzati per la raccolta differenziata dei rifiuti organici e diventare compost, un terriccio utile in agricoltura e giardinaggio.
Le Coop partono sostituendo 60 milioni di shopper a Firenze e puntano a estendere rapidamente la rivoluzione dei contenitori ecologici in tutta Italia. Già nell'ultimo anno e mezzo sono state distribuite gratuitamente 660 mila sporte adatte a fare la spesa e durare nel tempo. Un altro mezzo milione di borse, con il marchio l'Ambiente in mente è stato acquistato da soci e clienti che si sono attrezzati per fare a meno dei sacchetti usa e getta. Ora si passa all'abolizione completa degli shopper che imbrattano fiumi e campagne sostituendoli con borse in cotone o con i sacchetti della Mater-Bi, la plastica biodegradabile che viene dal mais.
La scelta Mater-Bi premia un brevetto italiano e un'azienda italiana nata da un centro di ricerca Montedison. Quest'azienda è la Novamont, che ha creato una bioraffineria a Terni dopo aver raggiunto un accordo con la Coldiretti per ottenere la materia prima agricola nelle vicinanze dell'impianto in modo da abbattere costi economici e ambientali del trasporto. Nel 2008, in piena crisi, la bioraffineria di Terni - che sorge su un terreno bonificato sostituendo produzioni ad alto impatto ambientale come quella del cloruro di vinile con prodotti a basso impatto - ha avuto una crescita dell'occupazione del 30 per cento rispetto all'anno precedente.
"E uno dei casi in cui l'Italia è partita come capofila e rischia di rimanere ferma al palo pur avendo brevetti e tecnologie da mettere in campo", commenta Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd. "Le iniziative dal basso, come quella delle coop, sono benemerite. Ma è grave che il governo abbia fatto slittare il bando nazionale dei vecchi shopper inquinanti previsto dalla Finanziaria 2007. Inoltre rischia di saltare anche l'impegno a far uscire dalla produzione gli elettrodomestici poco efficienti e le lampadine a incandescenza. Anche in questo caso parliamo di settori in cui le imprese italiane si sono impegnate da tempo e hanno le carte in regola per guadagnare fette di mercato globale. La politica dei rinvii le penalizza".

(16 maggio 2009 la Repubblica.it)

venerdì 15 maggio 2009

Prato verso le amministrative. Rifondazione su Centro Storico e Rifiuti

Un altro pezzettino del programma di Rifondazione. Argomenti scottanti.
MV

CENTRO STORICO


Abbiamo ritenuto importante concentrare in un paragrafo ciò che può riguardare il traffico e la mobilità verso e dal centro storico per le sue peculiarità strutturali tipiche anche di altri centri storici nel nostro Paese, dove si mischiano residenza e attività commerciali. Necessaria è la selezione tra chi è residente, chi lavora e non lo è, e chi si reca al centro o per svago o per pratiche amministrative vista la contemporanea e attigua presenza dei vari uffici comunali e provinciali.
Per questo crediamo che sia doveroso ridurre al minimo indispensabile l’utilizzo del mezzo privato utilizzando per ciò piccoli bus a metano e quindi non inquinanti e selezionando il flusso di traffico attraverso porte telematiche. La non estesa dimensione del centro storico rende possibile una sperimentazione per la sua pedonalizzazione che sicuramente comporterebbe vantaggi sulla qualità della vita per i residenti come si è verificato in altre città.
Lo scopo di ridurre il mezzo di trasporto privato ci impone una riflessione sulla costruzione di nuovi parcheggi che sono inevitabilmente attrattori di traffico e quindi chiediamo prima di procedere a nuove iniziative del genere, una verifica dei costi e dei benefici di quelli attualmente presenti


CICLO RIFIUTI

Il Piano Regionale di Sviluppo prevede un obiettivo del 65% di R.D. al 2012 e contemporaneamente una riduzione degli RSU del 15%, con percentuali simili previste nella Finanziaria del 2007 rapportate al 2011. L’impegno nostro nei Comuni dovrà essere quello di far rispettare questi limiti considerando che molto spesso i gestori non sono favorevoli a perdere il business dell’incenerimento.
Inoltre vi è la scelta della Regione Toscana di accorpare gli Ambiti Territoriali Ottimali ( da 11 a 3) dettata dalla necessità di razionalizzazione delle dotazioni impiantistiche. I piani provinciali dei rifiuti sono superati dalla legge regionale (n.61 del 2007) che stabilisce la necessità la realizzazione di piani interprovinciali entro l’agosto del 2009 relativi ai nuovi ATO.
Questa scadenza rappresenta per il PRC e il movimento ecologista nel suo insieme l’importante occasione per proporre una diversa gestione dei rifiuti. In questo quadro normativo le azioni che proponiamo per raggiungere tali obiettivi sono: Raccolta differenziata con l’estensione del sistema di raccolta porta a porta della parte sia secca che della parte umida( organica) e dotazione di aree pubbliche
Recipienti per la raccolta degli oli domestici in tutto il territorio comunale
Tariffazione puntuale solo sull’indifferenziato conferito sia per aziende che per privati. A Tal proposito esistono esperienze già concrete che dimostrano come si possono ottenere ottimi risultati in tempi brevi. A Vaiano i dati ci confermano una raccolta superiore alla media della provincia con conseguente riduzione della TIA.
Estensione significativa del numero delle isole ecologiche anche in accordo con l’associazionismo locale.
Incentivazione del sistema di ricarica alla spina presso grossi centri commerciali e attivazione della tariffazione puntuale. Promozione di una società pubblica di recupero e riutilizzo dei materiali riciclati
· Avviare uno studio sui rifiuti assimilati (principali responsabili dell’aumento della produzione di rifiuti) operando scelte che ne consentano la tracciabilità, a cominciare dalla creazione di una contabilità separata da quella degli altri rifiuti.

La tecnologia a freddo del trattamento meccanico biologico, combinata con la messa a regime delle buone pratiche di riduzione, riuso, recupero e di screening riprogettazione del residuo ed integrata con un’efficace filiera impiantistica di riciclaggio/compostaggio costituisce una valida e credibile alternativa all’incenerimento.
La nostra città ubicata nel centro della Piana vive come le altre città il problema grave dell’inquinamento atmosferico.Per esempio in questo contesto si registrano tassi altissimi di polveri fini (le PM10, mediante le centraline hanno registrato nel triennio 2004-2006 una media giornaliera di 43,4 microgrammi al metro cubo, cioè più del doppio dei limiti di sicurezza, fissati dall’UE a 20 microgrammi nel 2010).
Ulteriori scelte impiantistiche avrebbero come conseguenza un ulteriore fonte di inquinamento.
Per le ragioni sopra esposte riteniamo non necessario la costruzione di nuovi impianti e proponiamo una moratoria di 3 anni per portare a pieno regime questo piano dei rifiuti sinteticamente esposto.
Riguardo ai rischi epidemiologici evidenziati anche da esami recentemente effettuati dagli enti preposti chiediamo la massima trasparenza da Comune e Provincia per intervenire efficacemente nelle sedi opportune salvaguardando la salute pubblica e l’ambiente. Secondo noi
Il futuro è nel riciclaggio, nel trattamento meccanico a freddo di ciò che non viene differenziato, nel ridurre a monte la quantità di rifiuti da smaltire con obbligo della resa di imballaggi, dei prodotti obsoleti ed uno studio sui materiali ecocompatibili.

domenica 10 maggio 2009

Rifiuti. Enjoy spazzatura.

La Coca-Cola fa dire a questa ricerca per niente pilotata che i rifiuti solidi da imballaggio non sono un problema e che ormai riciclare è un bel business. A noi purtroppo non risulta, ma perchè Coca-Cola si interessa ai rifiuti?
mv



RIFIUTI: BOTTIGLIE ACQUA E LATTINE OPPORTUNITA', STUDIO LUISS


(ANSA) - ROMA, 6 MAG - I rifiuti, in particolare quelli derivanti dagli imballaggi delle bevande analcoliche e delle acque minerali, devono essere visti non piu' come un problema ma come un'opportunita' economica, crescita e sviluppo. Una quota rilevante dei rifiuti solidi urbani e' rappresentata dagli imballaggi utilizzati nella distribuzione di prodotti a largo consumo, in cui rientrano le bevande analcoliche e le acque minerali. In Italia il volume complessivo degli imballaggi era, nel 2007, di oltre 12 milioni di tonnellate. Sono dati che emergono da una ricerca commissionata dalla fondazione Coca-Cola Hbc italia all'universita' Luiss, i cui risultati sono stati presentati oggi a Roma. ''Dal 2002 al 2006 - rileva lo studio - la quota di recupero dei materiali da imballaggi per le bevande analcoliche e acque minerali e' cresciuta del 7% raggiungendo le 348 mila tonnellate, pari al 38% del totale dei rifiuti da imballaggi per bevande emessi sul mercato'', con le prime quattro regioni in classifica - Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana - che rappresentano il 79% della quota totale. Appare chiaro pero' che ''soltanto con un intervento deciso da parte delle regioni ancora in retroguardia in materia di rifiuti sara' possibile rafforzare ulteriormente i pur positivi risultati perseguiti complessivamente dal paese''. ''Il ruolo del rifiuto non e' piu' vissuto come un problema ma come un'opportunita' - dice Attilio Consonni, presidente della Fondazione Coca-Cola Hbc Italia - rappresenta infatti un bene le cui operazioni di trattamento producono vantaggi sia dal punto di vista ambientale, perche' riducono il consumo e la dispersione incontrollata, sia dal punto di vista economico, perche' generano importanti opportunita' di business, crescita e sviluppo per tutta la filiera coinvolta''. (ANSA).
06/05/2009