TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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mercoledì 17 giugno 2009

Toscana. Il nuovo codice del paesaggio.

Consiglio: adottato il Codice del Paesaggio

Lupi: va a completare il lungo lavoro del PIT (Piano di Indirizzo Territoriale)

Firenze 17 giugno ‘09

“Il Codice del Paesaggio è a garanzia di tutela dei paesaggi regionali e prevede vincoli, direttive e prescrizioni a cui devono riferirsi con coerenza tutte le scelte urbanistiche - ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana.
Conia una nuova e moderna definizione di paesaggio inteso come risorsa e come fattore di competitività e di attrattività dei territori; adesso l’atto sarà sottoposto al vaglio di associazioni, categorie, istituzioni e cittadini potranno avanzare osservazioni in merito.
La Toscana – ha proseguito Lupi - si conferma tra le Regioni europee più tutelate: l’insieme delle aree vincolate per legge (zone lungo la costa, laghi, fiumi, parchi e riserve, boschi, montagne, usi civici, zone umide, aree archeologiche) raggiunge il 61,8 per cento del territorio regionale. Ma la normativa paesaggistica contiene, per le altre aree, prescrizioni e obiettivi di qualità anche in funzione del Piano energetico regionale. Le 38 zone individuate nel Codice dialogano tra loro anche attraverso il recupero di strade storiche che offrono un panorama a rete del territorio regionale.
Soddisfazione inoltre nel vedere accolti nell’articolo 34 ter le nostre proposte inerenti gli itinerari storici espressamente enunciati: le vie consolari Aurelia, Cassia e Clodia, la Via Francigena e le sue diramazioni, i tracciati legati alla difesa del territorio (coma la Via dei Cavalleggeri), le strade della transumanza e i percorsi del lavoro e delle fede come le strade del ferro, del sale e del marmo, che diventano vere e proprie infrastrutture a tutela del paesaggio e della ruralità.
Questi elementi – aggiunge Lupi, che per altro rappresenta la Regione Toscana nell’Associazione Europea delle Vie Francigene – sono così acquisiti nella pianificazione territoriale e negli strumenti urbanistici come “invarianti strutturali”.
Necessario adesso che la Regione ed il territorio, con i Comuni e le Province, utilizzino questi strumenti normativi come una “chiave” per la tutela dei paesaggi, della ruralità, dei sistemi agricolo-pastorali, della cultura e del turismo fino ad arrivare alla new economy.”

Ambiente. La riforma di Arpat.

Consiglio: legge di riforma dell’Arpat

Lupi: strumento chiave per il ruolo a tutela del territorio

Firenze 16 giugno ‘09
“Negli ultimi quattro anni Arpat ha compiuto grandi passi in avanti e la legge approvata rappresenta il passo positivo finale che mancava”. Lo ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana - che ha definito Arpat “strumento chiave per il ruolo che svolge a tutela del territorio”.
L’agenzia, istituita nel 1995, ha visto negli anni successivi cambiare radicalmente il quadro normativo di riferimento, sia comunitario che nazionale, con un notevole aumento dell’attività legata alle autorizzazioni ed ai controlli. Arpat sarà articolata in una struttura centrale a livello regionale, in strutture sovra provinciali e in almeno una struttura periferica per ciascuna provincia. Uno specifico regolamento garantirà uno svolgimento uniforme ed omogeneo delle attività delle strutture periferiche, la qualità e l’efficacia dei controlli, in particolare sulle grandi opere. Quanto alle attività, la nuova legge individua alcune grandi aree di competenza: controllo ambientale, supporto tecnico-scientifico ai vari enti, elaborazione dati, informazione ambientale.
“La legge approvata risponde alla “necessità di svoltare” per l’Agenzia regionale per l’Ambiente (Arpat), - ha spiegato Mario Lupi - sia sul versante dei rapporti con i cittadini sia per sburocratizzare l’importante attività di controllo in capo all’organismo tecnico. Tra gli elementi evidenziati la necessità di “rapidità delle risposte” da parte di Arpat, condizionate in troppi casi da modelli organizzativi che hanno finito per rendere “alcuni controlli di fatto preceduti da avvisi anticipati di intervento”. E l’opportunità di assicurare squadre di tecnici sul territorio adeguate alle necessità di interventi altamente specializzati (come nel caso dei controlli sugli inceneritori).
Quanto prima Arpat dovrà informare il Consiglio sul “sistema di autocontrollo interno” (verifica a campione sull’efficacia dei controlli), inteso “come protezione per gli stessi dipendenti che vi operano”, nonchè la “vera svolta” introdotta dalla nuova disciplina: la tracciabilità delle segnalazioni da parte dei cittadini: sarà possibile conoscere azioni e risposte seguite alle chiamate telefoniche.
Infine – ha concluso Lupi - situazioni come Falascaia, i rifiuti industriali a Piombino e i problemi di contabilità idrica della val di Cecina e Rosignano dovranno trovare risposte adeguate.

mercoledì 10 giugno 2009

Rifiuti. Quando Roggiolani parlò di dissociatore molecolare.

Si comincia a riparlare di dissociazione molecolare. Sembra che anche i comitati contro gli inceneritori e i seguaci di Beppe Grillo si stiano rendendo conto di questa possibile strada. Rportiamo, come sempre per curare la memoria, questa breve intervista del 2006 di uno scettico Green Report a Fabio Roggiolani (consigliere regionale dei Verdi), che per primo ha scelto di aprire a questa tecnologia a freddo.
mv


13/09/2006 da Green Report

L´ho scoperto io e il nome glielo do io: dissociatore molecolare Roggiolani: so benissimo che alcune tipologie di rifiuti vanno bruciati per legge ma la nostra proposta è una rivoluzione culturale. I verdi sanno proporre e scommettere
Fabio Roggiolani, consigliere regionale dei Verdi e responsabile nazionale energie del partito, l’avevamo lasciato una decina di giorni fa, alla vigilia della sua partenza per l’Islanda, dove è andato a visitare un impianto di gassificazione.
In questo periodo è accaduto di tutto. Al ritorno dal viaggio Roggiolani ha fatto sapere che questo impianto può essere l’alternativa agli inceneritori, gli ha modificato i connotati chiamandolo “dissociatore molecolare” e intanto si è scatenato un dibattito mediatico anche sul nostro giornale su questa proposta…
Roggiolani, partiamo dal nome: è andato a vedere un gassificatore o un dissociatore molecolare?
«Non si tratta di un gassificatore, perché usare questo nome mi crea troppi problemi con i comitati, che conoscono i gassificatori come l’impianto di Testi e simili. Quelli sono tutti troiai di vecchia generazione che diventavano automaticamente inceneritori. Quello che ho visitato in Islanda utilizza invece il processo di gassificazione per 20 minuti e ha un abbattimento quasi totale delle emissioni inquinanti. Quindi siccome questa tecnologia l’ho portata io alla conoscenza dell’opinione pubblica, il nome glielo do io: dissociatore molecolare, che anche tecnicamente non fa una piega».
Seconda perplessità, evidenziata da molti tra cui lo stesso assessore regionale Marino Artusa: l’impianto che lei ha visitato brucia l’indifferenziato. Allora fare la raccolta differenziata sarà inutile?
«Questa è una vicenda basilare su cui siamo stati chiari fin dall’inizio: noi non vogliamo usare l’indifferenziato, ma consideriamo che in Islanda bruciando il tal quale ottengono un abbattimento delle emissioni del 98%. Praticamente se utilizziamo noi questa tecnologia, dopo aver fatto raccolta differenziata col porta a porta, le emissioni le azzeriamo. Ribadisco che siamo andati a vedere quell’impianto fermo restando la riduzione della produzione di rifiuti del 15% e la quota di differenziata al 55%, che vengono prima di ogni altra cosa».
Perché è così sicuro che questo “dissociatore molecolare” sia l’alternativa agli inceneritori?
«Io sono un antiinceneritorista per eccellenza, ma so benissimo che alcune tipologie di rifiuti vanno bruciate per legge, come i farmaci, o gli scarti di macelleria e le carcasse di animali. Quindi dico che questa è una rivoluzione culturale, perché mi sono stancato di Verdi che non sanno proporre e scommettere. Può darsi anche che un giorno questa tecnologia si riveli una bufala, ma almeno io ci sto provando e voglio che sia studiata a fondo. Io non mi fermo. Nei prossimi giorni infatti vedrò un altro brevetto del genere nelle Marche e lunedì andiamo a visitare un impianto di Gallicano».
Quello di gallicano è un gassificatore…
«Sì, infatti mi dicono che la parte iniziale dell’impainto di Gallicano sia la stessa o molto simile a quella visitata in Islanda. Vado lì a verificarlo apposta».
Le battaglie degli ambientalisti, nei decenni di fine secolo scorso, ottennero il risultato di innalzare la temperatura degli inceneritori fino a 1200-1300 gradi, perché più alta è la temperatura e meno diossine si formano. Il dissociatore molecolare che temperatura utilizza?
«Intorno ai 400 gradi, ma c’è una differenza fondamentale: nell’inceneritore il rifiuto viene bruciato nel giro di pochi secondi e tutti gli inquinanti vengono esplosi dal camino. Nel dissociatore molecolare l’effetto camino non c’è perché si tratta di un processo lentissimo e le particelle vengono stabilizzate all’interno del processo stesso».
Non credo di aver capito.
«I tecnici che sono venuti con me a visitare l’impianto sono in grado di spiegarlo con precisione, ma in ogni caso le assicuro che con questo meccanismo siamo in condizione di tenere tutti gli inquinanti sotto controllo. Comunque tutta la presentazione può essere scaricata anche sul nostro sito ecquologia.it.»
Un’ultima domanda: il dissociatore che avete visitato ha dimensioni molto ridotte. Importare una tecnologia del genere significherebbe costruire tanti piccoli impianti,… di solito è più facile controllare un unico grande impianto che decine di piccoli.
«Non sono del tutto d’accordo. A parte che secondo me le dimensioni ridotte sono garanzia della serietà di chi le costruisce, ma poi vorrei ricordare la miriade di camion che devono muoversi per portare rifiuti in un unico impianto, rispetto ai viaggi più brevi per singole opere localizzate sul territorio. E le assicuro che l’inquinamento prodotto dai camion a volte è di gran lunga maggiore di quello prodotto dagli inceneritori. Ah, già che ci sono, vorrei correggere un affermazione che ho letto su altri giornali non sul vostro».
Prego.
«Io non ho mai proposto di dare ulteriori contributi come certificati verdi a questi impianti, anzi noi chiediamo da sempre l’abolizione dei cip 6».

domenica 7 giugno 2009

Ecomostro! Comunicato MV.


Comunicato Stampa- Un ecomostro a Gonfienti!

Mentre scriviamo stanno per concludersi le votazioni per il rinnovo delle amministrazioni locali e per quelle europee.

Finita la sbronza elettorale con il suo carico di vaghe e inconsistenti promesse, dobbiamo tornare al più presto a denunciare il perpetuarsi dello stato di colpevole abbandono in cui versa la zona archeologica di Gonfienti e la continua e devastante opera di cementificazione e di offesa al paesaggio e all'ambiente naturale da parte dell'Interporto della Toscana Centrale, nome altisonante e apparentemente positivo per l'ambiente, dietro cui si cela una società immobiliare a maggioranza pubblica che affitta capannoni e niente altro. L'ultimo sfregio al paesaggio, l'ultima offesa al suolo, agli etruschi e ai pratesi odierni è costituita da una costruzione di 200.000 mc, proprio a ridosso dell'area vincolata dove invece affogano nel fango e nelle ortiche le preziose vestigia dei nostri evoluti predecessori.

Questa mostruosità si staglia contro la veduta delle pendici della Calvana e infligge un colpo brutale a quel lembo di pianura che dovrebbe ospitare, secondo gli intenti tanto sbandierati dalla Regione, il Parco della Piana. Ma quale Parco assessore Conti! Lei sta dileggiando la popolazione di oltre un milione di persone che vive nell'area. Noi ci opporremo e invitiamo la cittadinanza pratese, ma anche di Calenzano, Sesto e Campi a resistere a questo scenario di devastazione inutile a cui è sottoposto il nostro territorio, l'ambiente naturale residuale e i beni archeologici, nonché alla copertura oleografica che lei vorrebbe dare a questi orrori.

Gruppo ecologista Municipio Verde- Prato

municipioverde@gmail.com

lunedì 1 giugno 2009

Toscana. La nuova legge sugli immigrati.


Regione Toscana, sì ad assistenza sanitaria a clandestini

notizia Reuters





Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza, con il voto contrario del centrodestra, la nuova legge sull'immigrazione che prevede, tra l'altro, l'assistenza sanitaria per gli immigrati clandestini.

L'approvazione avvenuta dopo una discussione fiume durata tre sedute e oltre 30 ore per l'ostruzionismo del Pdl che al momento del voto uscito dall'aula, lasciando 4 consiglieri per evitare che la legge venisse approvata all'unanimità.
La legge sostiene che tutte le persone dimoranti nel territorio regionale, anche se prive di titolo di soggiorno, possono fruire degli interventi socio-assistenziali urgenti e indifferibili, necessari per garantire il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti ad ogni persona in base alla Costituzione ed alle norme internazionali.
La legge toscana, che si muove in controtendenza rispetto alle disposizioni contenute nel disegno di legge del Governo in materia di immigrazione approvato recentemente alla Camera, prevede anche l'estensione del diritto di voto ai cittadini stranieri residenti, l'accesso alle graduatorie per l'edilizia popolare e al servizio civile per i giovani immigrati.
Il Pdl aveva presentato oltre 100 emendamenti con l'obiettivo di far slittare il voto a dopo le elezioni. La situazione è stata sbloccata da un "maxi-emendamento" della maggioranza, che ha vanificato quelli dell'opposizione, permettendo di arrivare all'approvazione finale.
Nel disegno di legge sulla sicurezza approvato nelle settimane scorse dalla Camera e ora all'esame del Senato, viene introdotto il reato di immigrazione clandestina, che esclude gli irregolari dai pubblici servizi, ad eccezione però di scuola e sanità.

giovedì 28 maggio 2009

Immigrati/Diritti. Arrivano le Rondini.

Solidarieta' : ecco le ''Rondini''
''Ci vogliamo chiamare ''Rondini'' come gli uccelli migranti per eccellenza, – ha dichiarato Fabio Roggiolani, consigliere Verdi in Regione Toscana - quelli che senza frontiere vanno e vengono dal Sud al Nord del mondo. Un nome femminile perche' nessuno pensi che e' tornato il tempo dei servizi d'ordine o delle volanti rosse : noi siamo nonviolenti in tutto e per tutto; usiamo la conoscenza e il sorriso, ma abbiamo deciso di non restare chiusi. Le nostre sedi, i nostri luoghi, le nostre case non ci bastano piu' a comprendere la realta'; c'e' un mondo che sfrutta l'immigrazione clandestina per lavorare al nero senza alcuna protezione sociale. Le carrette del mare come i valichi di Gorizia portano esseri umani che sanno che da noi esiste un mercato del lavoro per clandestini gestito da clandestini. E' la nuova schiavitu' che andremo a scovare nei cantieri edili e nei luoghi nascosti per salvare gli immigrati e denunciare gli sfruttatori. Attiveremo un numero ''Sos giustizia'' di cui daremo notizia non appena avremo concordato con le istituzioni preposte come salvaguardare e proteggere chi fa le segnalazioni. Chiederemo al Ministero dell'Interno di garantire la non espulsione per chi denuncia gli sfruttatori e grazie anche alle leggi della nostra Regione, che il centrosinistra unito sta portando in approvazione nelle sedute del Consiglio Regionale, cercheremo di portare sollievo materiale e umano ai disperati. Non lasceremo in mano le nostre citta' a stupidi o peggio violenti che vogliono sostituirsi al ruolo delle forze dell'ordine e agli organi dello Stato. Tornare in strada – ha concluso Roggiolani – per imparare che il terrore seminato ogni giorno dai telegiornali delle grandi reti nazionali può essere curato con una nuova solidarieta' umana.''

Edilizia. La triade del mattone calmierato.

La triade del mattone calmierato dice che siamo in emergenza abitativa.
Vogliono continuare a costruire e a consumare territorio, senza recuperare l'esistente.
mv



«La Regione frena i piani casa»
Coop abitative e costruttori accusano: fermi i fondi per 2mila alloggi
di MONICA PIERACCINI

da la Nazione 28.05.'09


— FIRENZE —«LA REGIONE non si rende conto che la Toscana è in piena emergenza abitativa. Altrimenti non si spiega il motivo per cui ancora non abbia dato il via all’utilizzo dei 130 milioni già pronti per l’housing sociale». L’affondo arriva da Adolfo Moni, Carlo Sarri e Alessandro Giaconi, presidenti, rispettivamente, di Arcat, Federabitazione Confcooperative e Agci Abitazione Toscana, le tre centrali cooperative che da più di due mesi, ormai, insieme a Ance, Aniem Confapi, Cna costruzioni, Arcpl Legacoop, hanno presentato alla Regione un piano anticrisi che permetterebbe in pochissimo tempo di mettere sul mercato più di 2mila alloggi ad affitto calmierato. E le famiglie potrebbero finalmente tirare un sospiro di sollievo. «In un momento particolarmente difficile, con le banche che chiudono i rubinetti del credito — spiegano i presidenti delle tre centrali cooperative — realizzare in 2-3 mesi così tanti alloggi, da offrire in locazione a prezzi calmierati, sarebbe davvero un’ottima opportunità per i tanti precari e le famiglie che non arrivano alla fine del mese». Per un appartamento di 65-70 metri quadrati, full optional, con posto auto, l’affitto mensile arriverebbe infatti al massimo a 600 euro, circa il 20% delle locazioni al valore di mercato. In più, il piano anticrisi messo a punto dalle associazioni di categoria dei costruttori e cooperative di abitanti, rimetterebbe in moto l’occupazione, dando lavoro a quasi 2mila persone (450 già nel corso di quest’anno, più altre 1.300 entro il 2010).

ENTRANDO nel dettaglio, il piano, presentato a fine marzo scorso alla Regione, prevede di impiegare i 130 milioni di euro — ai quali se ne dovrebbero aggiungere altri 70 nel biennio 2009-2010, provenienti da fondi statali — per tre tipi di interventi, concentrati in particolare nei comuni capoluogo, ad alta tensione abitativa. Il primo intervento consisterebbe nella ristrutturazione e nel recupero di parte del patrimonio residenziale pubblico, attualmente inutilizzato o sottoutilizzato, per un totale di 700 alloggi, che sarebbero immessi sul mercato nel giro di qualche mese e destinati alla locazione a canone sociale.

LA SECONDA proposta, che è anche la più innovativa, prevede di mettere a disposizione dell’housing sociale, a canone calmierato, circa 800 alloggi, attualmente in costruzione o già realizzati, ma rimasti invenduti a causa della crisi del mattone. Terzo e ultimo intervento, la pubblicazione, entro l’estate, di un bando-casa «riqualificazione e affitto», simile a quello già proposto dalla Regione negli anni scorsi (l’ultimo risale al 2005), con attenzione all’housing sociale, ma destinato in particolare alla «fascia grigia» della popolazione, a coloro, cioè, che hanno un reddito troppo alto per le graduatorie pubbliche, ma troppo basso per presentarsi sul libero mercato. Il bando, secondo le stime, consentirebbe di incentivare la costruzione di nuovi alloggi — circa 600 — da realizzare entro il 2012, originando, secondo le stime, 150 milioni di attività edilizia.

mercoledì 27 maggio 2009

Toscana. Le ippovie a Terra Futura.

Ippovie : a cavallo lungo le antiche vie di Toscana Lupi: presentazione del progetto Ippovie Toscane


Firenze 27 maggio ‘09
La Regione Toscana, nei giorni 29 30 31 maggio dedicherà nell’importante appuntamento annuale di Terra Futura 2009 uno stand, realizzato in collaborazione con Fitetrec-Toscana, dove saranno presentati i primi “anelli” di percorsi a cavallo nati dall’accordo tra APT Chianciano Terme e Fitetrec-Toscana e tra i quali degni di rilievo e da citare sono “A Cavallo nel Medioevo” Casentino - Arezzo, “Anello dell’Amiata”, “ippovie del Mediterraneo” costa livornese, “Terre di Siena”, oltre a molte altre in fase di realizzazione; percorsi questi, tutti collegati o collegabili con la via Francigena e l’Ippovia del Mediterraneo, allo scopo di costruire una rete arteriosa di vie ed una mappa ufficiale delle “Ippovie Toscane” con tanto di punti di sosta, ricettività per accoglienza cavalli e cavalieri e quant’altro utile a questo tipo di turismo ivi compreso la possibilità di un contatto utenza-informazione referenziata tramite portale web. – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana.
In particolare venerdì 29 maggio 2009 alle ore 11,00 presso Sala della Polveriera della Fortezza da Basso, Firenze vi sarà un seminario “A CAVALLO LUNGO LE ANTICHE VIE DI TOSCANA”: presentazione del progetto Ippovie Toscane ; che partendo da una illustrazione del progetto interregionale sul Turismo Equestre che propone di fare il punto sulle prospettive per un rilancio di azioni e progetti che vedano nel Turismo Equestre un segmento strategico di una nuova offerta turistica improntata ai criteri di sviluppo sostenibile.
Vi parteciperanno : Mario Lupi Consigliere Regione Toscana ; Ermanno Bonomi Responsabile Settore “Politiche di Sviluppo e Promozione del Turismo” della Regione Toscana; Massimo Canino Campione Italiano 2008 attacchi singolo I grado ; Patrizio Roversi Blog “Turisti per Caso”; Giovanna De Cola esperta slow riding e transumanza ; Stefano Tacconi Vice Presidente Fitetrec-Ante Toscana ; Grazia Torelli direttore Apt Chianciano Terme Val di Chiana ; Sergio Paglialunga direttore del parco regionale Migliarino San Rossore Massacciuccoli ; Daniela Venturi Presidente Fitetrec-Ante Toscana; Fausto Faggioli Sviluppo Turismo Rurale - Consigliere Fitetrec-Ante Italia.
E’ di rilievo per la valenza politica e di programmazione territoriale della Regione Toscana, il fatto che i tracciati storici prioritari, nella fattispecie i tracciati relativi alle consolari Aurelia/Aemilia Scauri, Cassia e Clodia, alla via Francigena ed alle sue diramazioni, i tracciati legati alla difesa del territorio (via dei Cavalleggeri), le strade di Transumanza, i percorsi del lavoro e della fede (strade del ferro, del sale, del marmo), rappresentano veri e propri “strumenti di governo” per la Regione che ha prima definito questi percorsi come “Infrastrutture Leggere” nel PRS (Piano Regionale di Sviluppo) e poi li ha riportati esplicitamente quali “Itinerari Storici” nel Piano Paesistico correlato al Piano di Indirizzo Territoriale.”

martedì 26 maggio 2009

Incontri. Madre terra.

Conferenza
Madre Terra
di
Guglielmo Pepe
Direttore National Geographic Italia.

Sarà presentato il video della mostra Madre Terra allestita dal 7 febbraio al 29 marzo al Palazzo delle Esposizioni, Roma.


Firenze, Fortezza da Basso,
Terra Futura 2009
Stand Regione Toscana
Sabato 30 maggio ore 10.00-12.00

Intervengono
:
L’Assessore alle Risorse idriche, tutela del suolo, parchi e biodiversità della Regione Toscana, Marco Betti
Il Presidente della Commissione Sanità della Regione Toscana, Fabio Roggiolani
Saida Grifoni, Geografa, Italia Nostra

venerdì 22 maggio 2009

Energia. Geotermia senza le regole.

22/05/2009 da Green Report


Il centrodestra boccia la proposta di disciplinare le emissioni dell´attività geotermica



Brutta notizia per l´ambiente e per la Toscana: le emissioni e le concentrazioni delle sostanze inquinanti per le quali oggi la legge non fissa limiti, come il boro e l´ammoniaca, non saranno regolamentate.

La Camera dei deputati, con il voto contrario dei gruppi della maggioranza di centrodestra, ha infatti respinto l’ordine del giorno relativo alla geotermia sul monte Amiata, presentato dalla capogruppo dell´opposizione in Commissione ambiente e condiviso da altri deputati di opposizione, circa la disciplina dei limiti delle emissioni prodotte dalla attività geotermoelettrica.
Negativo il giudizio della Regione sul voto in aula e soprattutto delusione visto che un impegno pubblico in tal senso era stato assunto dal presidente della Commissione ambiente della Camera durante la visita della Commisisone ambiente sull´Amiata lo scorso 16 febbraio.
L´assessore regionale all´energia e all´ambiente della toscana Anna Rita Bramerini, parla di «tradimento delle promesse fatte ai cittadini dell´Amiata, di una incomprensibile atteggiamento della maggioranza di centro destra, che si dimostra incapace di mantenere la parola data». In Commissione ambiente la proposta era stata votata all´unanimità, ma ieri il pronunciamento dell´Aula è stato diametralmente opposto.
L´emendamento si proponeva di «introdurre una disciplina delle emissioni prodotte dall´attività geotermoelettrica, allo scopo di regolamentare le emissioni delle sostanze inquinanti come flussi di massa totali per ogni singolo campo geotermico e le rispettive concentrazioni, anche attraverso l´eventuale rideterminazione di valori di emissione ed immissione, tali da garantire la tutela ambientale delle aree interessate e le normali condizioni di vita della popolazione».
«La Regione cercherà in ogni modo di impegnare nuovamente il Governo - ha continuato Anna Rita Bramerini - a dare una risposta positiva alle richieste che vengono dai territori amiatini, ma che avrebbero positive ripercussioni anche nell´area geotermica tradizionale e quindi per i cittadini residenti in tutti i sedici comuni geotermici della Toscana».

Consiglio Regonale. Immigrati e integrzione partecipe.

Consiglio: Votazione sulla proposta di Legge n. 316: Norme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri in Toscana

Firenze 21 maggio ‘09

“In merito alla discussione della proposta di legge n. 316 (Norme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri in Toscana), all’esame dell’odierna seduta di Consiglio regionale non possiamo che rilevare e stigmatizzare l’atteggiamento palesemente ostruzionistico messo in atto dal centrodestra, che con la presentazione di emendamenti strumentali e l’utilizzo totale degli ampi tempi di intervento che il regolamento concede persegue lo scopo di non consentire l’approvazione dell’intero articolato nei tempi obbligatoriamente previsti per la conclusione dei lavori di seduta. La consapevolezza di tale situazione, unitamente alla ferma convinzione dell’importanza del provvedimento, che da piena attuazione alle previsioni statutarie - approvate dallo stesso centrodestra – in materia di “accoglienza solidale delle persone immigrate, secondo i principi del pluralismo delle culture, del reciproco rispetto e dell’integrazione sociale” (art. 4 comma 1 lettera ‘t’ dello statuto della Regione Toscana), motivano pertanto la scelta di rimandare il prosieguo della votazione del provvedimento alla prossima seduta di Consiglio in programma per il 27 di maggio, al fine di garantirne così l’approvazione. Una decisione, questa, assunta per non far sottostare alle strumentazioni illogiche e infondate del centrodestra un provvedimento che offrirà un fondamentale contributo alla costruzione in Toscana delle condizioni per il governo del fenomeno dell’immigrazione all’insegna di una maggiore sostenibilità e legalità, di una più forte solidarietà, di una reale diffusa tutela e garanzia dei diritti e dei doveri.


Alberto Monaci (PD) Monica Sgherri (PRC) Pieraldo Ciucchi (PS) Alessia Petraglia (SD) Mario Lupi (Verdi) Paolo Marini (PdCI) Marco Montemagni (Misto)

Energia. Tetti e porti verdi.

Energia : risparmio energetico e riduzione inquinamento nei porti toscani Lupi : vogliamo più pannelli possibili sui tetti industriali, vogliamo l’eolico nei porti, vogliamo i porti verdi.


Firenze 21 maggio ‘09

Per la prima volta nel porto di Anversa una nave oceanica all'ormeggio ha potuto spegnere i motori di bordo utilizzati per generare energia elettrica che ha invece ottenuto collegandosi alla rete di terra. Ciò è avvenuto nell'ambito di un progetto sperimentale realizzato dalla Port Authority dello scalo belga con la Comunità Fiamminga e con l'Independent Maritime Terminal (IMT), società terminalista della compagnia di navigazione Independent Container Line (ICL) che opera un servizio transatlantico tra Anversa, Liverpool, Chester e Wilmington. Lunedì scorso il ministro-presidente della Comunità Fiamminga, Kris Peeters, ha azionato il dispositivo per connettere per la prima volta una nave oceanica alla rete elettrica di terra.
“In questo modo si ottiene una fortissima riduzione dei fumi e dell’inquinamento atmosferico nei porti ; – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana - facciamo un invito a che molte altre realtà portuali ne seguano l’esempio. Oggi vogliamo più pannelli possibili sui tetti industriali, vogliamo l’eolico nei porti, vogliamo i porti verdi. A Livorno abbiamo lanciato diverse idee: queste faranno dell’area portuale il primo porto a energia eolica d’Italia.
Anche a Piombino vorremmo vedere nascere nuovi settori e nuove tecnologie relazionate alla siderurgia..come ad esempio proposte per costruire pale eoliche ed acquisizione di know how. Inoltre la posizione portuale di Piombino è favorevole: ce lo insegnano città portuali europee come Lubecca. Noi potevamo iniziare dal cantiere navale di Livorno ai primi segnali di crisi del settore ma i nostri inviti sono rimasti vani, lo riproponiamo oggi per Piombino invitando a guardare lontano, a sviluppare nuove strategie e nuove attività partendo dall`esperienza. Occorre che anche la nostra portualità passi dai programmi e progetti di greenport a realizzazioni di impianti eolici, applicazioni di pannelli e solare sui capannoni porto e interporto…a rendersi autosufficiente dal punto di vista energetico producendo energia per abbattere i costi di gestione, non inquinare ed essere competitivi a livello internazionale…è questa “l’altra via” possibile..quella dello sviluppo sostenibile e della Qualità. I Verdi – ha concluso Lupi – continueranno a fornire idee e proposte per migliorare la competitività dei porti toscani in un’ottica di un’altra Europa, quella confinante con i mari asiatici e atlantici.”

domenica 17 maggio 2009

Inquinamento . Questa benedetta Solvay

Ambiente : emissioni inquinanti e anomale presso stabilimenti Solvay
Lupi: aprire una discussione sui grandi poli industriali presenti nella provincia di Livorno


Firenze 16 maggio ‘09
“Nei giorni 18 e 19 marzo 2009, in seguito alla mancata fornitura d’energia elettrica, si sono verificate emissioni anomale di sostanze inquinanti dalle torce di sicurezza degli stabilimenti Solvay ed Ineos di Rosignano Solvay (Li), (emissioni anomale verificatesi anche il 19 giugno 2007 e 23 giugno 2008 per il medesimo motivo), per questo – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana - ho presentato una interrogazione orale urgente (vedi allegato) che solleva il problema “sulla base delle suddette notizie d’illeciti da parte di Solvay riguardanti l'inquinamento delle acque, il deturpamento delle bellezze naturali e le emissioni di sostanze inquinanti, nonché di altri reati connessi all’irregolare gestione di rifiuti industriali”.
Già una “comunicazione Arpat del 15 aprile 2009 conclude affermando: “le modifiche da apportare alla gestione della problematica dell’approvvigionamento di energia elettrica e di vapore degli stabilimenti Solvay e Ineos e la gestione conseguente delle torce di sicurezza (compreso anche il loro corretto dimensionamento) sono quindi già oggetto di valutazioni approfondite ed è auspicabile, nonché prevedibile, che da tali procedimenti scaturiscano prescrizioni formali sia impiantistiche che gestionali tali da rendere tali eventi non più "ordinari" come definiti attualmente dalle due Società ma rari e il loro effetto, in termini di ricadute ambientali e di visibilità delle emissioni dalle torce da parte della popolazione, del tutto trascurabile”.
L’interrogazione chiede alla Giunta Regionale “quali prescrizioni formali, sia impiantistiche sia gestionali, s’intendono sollecitare al fine di far cessare le emissioni anomale dalle torce, eliminando così ogni pericolo di ricadute ambientali per la popolazione della zona interessata.”
E’ il momento di aprire una discussione sulla problematica e sulla crisi dei grandi poli industriali presenti nella provincia di Livorno – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana – L’Eni di Stagno, la Lucchini di Piombino, la presenza storica della Solvay a Rosignano e in val di Cecina: sono tutte realtà industriali di grandi dimensioni che seguendo le regole del mercato non tengono in giusta considerazione il territorio, secondo ferree logiche di impresa. Di questo si sono sempre lamentati i lavoratori e i sindacati mentre manca una strategia di impresa di lungo termine. Occorre – ha concluso Lupi, – metterci nella condizione di pensare anche al dopo, alle riconversioni, al futuro dell’economia e di uno sviluppo sostenibile della costa toscana.”

venerdì 15 maggio 2009

Toscana. Cemento sì, cemento no.

Due articoli del Tirreno usciti in prima pagina in perfetta par condicio. Il dibattito sulla cementificazione della Toscana si isterilisce un po' nelle argomentazioni di professori ed intellettuali, ma è comunque meglio che il silenzio. La campagna elettorale come nella migliore tradizione, serve a deformare tutto in un registro di romantica cortesia, travestita da contrapposizione politica. Le responsabilità si dimenticano, i fatti diventano più leggeri e si vaporizzano. Solo il cemento resta pesantemente a testimonianza e a futura memoria. mv

BUTTA IL CEMENTO E FUGGI
Caro direttore, cavalieri solitari attraversano le valli e le colline toscane e avvertono tutti del pericolo. Hanno prestigio, passato accademico, lunghi elenchi di importanti pubblicazioni. Ma si affannano a risalire le valli più belle del mondo per denunciare l’emergenza. Qualcuno sta per coprire questo paesaggio di cemento.
Il cemento è come la radiazioni. Si insedia dove c’era il verde, alberi, prati, acque. E non va più via. Il cemento chiama cemento. È come il condono. Una legge folle ne chiama un’altra. Ci sono sempre degli esclusi da far entrare nel paradiso del cemento, dei metri quadrati che si moltiplicano. Ogni metro quadrato ne chiede un altro sia per giustizia (perché io no?) sia per vendetta (quel cumulo di metri dell’altro mi ha tolto prato e alberi, perché non dovrei farlo anch’io ai danni di un altro?).
Inoltre ogni metro quadrato, ogni metro cubo di nuovo cemento alza il prezzo dell’immobile deformato e gonfiato dalla costruzione posticcia, neppure rivisitata dall’architetto. Ognuno corre a farlo, indebitandosi, per vendere la casa ingrandita e imbruttita.
Ma in quale mercato? Chi può, comincerà il grande esodo, via dalla bulimia di malta e mattoni, di tufo e carton gesso che intanto avrà devastato le valli. Gli abitanti di Santa Barbara, in California (una città che assomiglia talmente alla Toscana da avere un finto Palazzo Strozzi), da 105 anni, e tuttora, non possono aggiungere alla loro casa né una tegola né un canile. I sindaci vengono eletti perché siano inflessibili. I costruttori si sono assicurati brutti terreni altrove dove piazzano brutte case che però non guastano la parte di splendore esistente. A quanto pare i sindaci, in Toscana, vengono eletti perché siano flessibili.
Getta il cemento e fuggi, sembra il sussurro che passa da un proprietario all’altro, e il brusìo nei consigli municipali. Infatti chi vuol vivere col muro dell’altro più vicino, più alto, più largo del 20-30 per cento? Non tutti i sindaci sono flessibili, è vero. C’è chi con coraggio difende cittadini e natura. Ma alla fastidiosa inerzia di inutili amanti del paesaggio che non favoriscono la bulimia da cemento dei cittadini, provvede il governo della Regione Toscana.
Per mostrare che a sinistra qui nessuno si tira indietro, la Regione Toscana copia, adotta e approva fra gli applausi una delle peggiori leggi Berlusconi: il Piano Casa. Da adesso l’unico problema di chi vive in Toscana è di trovare cemento, ognuno contro l’altro. Ma rimettiamo a posto i pezzi di questa sequenza concitata.
Primo: chi sono i cavalieri solitari che gridano al pericolo? Non ci crederete, ma non hanno alcun interesse a farlo. Sono strane creature persuase che il paesaggio toscano debba restare come si vede agli Uffizi. Sono il professor Asor Rosa, il grande italianista, e il professore Settis, già alla direzione dei Beni Culturali italiani, cioè il vero tesoro di questo paese.
I due scriteriati credono che la bellezza sia un valore, che la storia conti, e insegni, e che la distruzione, con lo stesso colpo di mano, di storia (la bellezza toscana dell’arte e della memoria) e di geografia (lo scempio del territorio) sia delitto grave non rimediabile.
Secondo: Che cosa è il Piano Casa? Come è noto, Berlusconi non è uno statista, è un pubblicitario. Altrove, dovunque nel mondo, Piano Casa vuole dire: lo Stato costruisce per chi non può da solo e, se riesce, si affida, per farlo, ai migliori architetti: case per i giovani, case per i nuovi arrivati. Qui, in questa Italia, e in questa sfortunata Toscana, che sembra avere appena scampato il pericolo della Spaccamaremma (l’autostrada che avrebbe rovinato la costa e portato i TIR in spiaggia), Piano Casa vuol dire: fate voi, come credete e come volete, davanti, di lato, sul tetto, rigonfiate a piacimento di circa un terzo la vostra casa.
Si sa che una casa con spazi posticci è per forza più brutta. E che rigonfiare del 20-30 per cento lo spazio cemento di una intera regione fondata su turismo, bellezza e arte, è un imperdonabile delitto. Ma l’invito è irresistibile. Guastare, imbruttire, perché no? Butta il cemento e scappa.
Terzo: tutto ciò richiede credito, non tutti hanno ricevuto collier di valore alla festa della bambina. E dovranno indebitarsi, subito, pena la scadenza della legge bulimica. Per ingrassare e imbruttire la casa ci vuole credito. Il credito o te lo negano e te lo danno a strozzinaggio, o ci si ritrova nella famosa bolla edilizia americana. Case gonfie, niente soldi e un paesaggio imbruttito che non fa mercato.
La conclusione, come avvertono Asor Rosa e Settis, è che in questa legge toscana che sprigiona bulimia da cemento c’è qualcosa che si può riassumere così: il peggio di noi e il peggio della politica. Non è un buon modo per definire il mondo di Berlusconi? Furio Colombo


Macché, la Regione ha invertito la tendenza
È un’amara sofferenza dover leggere sui giornali continue allusioni a un territorio della nostra Toscana in via di devastazione, addirittura in via di cementificazione, e dove il personale tecnico e politico delle amministrazioni locali lavora più per favorire questo processo che per contrastarlo o bloccarlo.
Amerei che gli osservatori “scendessero da cavallo” e camminassero sul territorio, piuttosto che guardarlo dalla finestra, mentre gli “altri” lo lavorano, lo modellano e lo conservano quotidianamente. Perché questo è il nodo che deve essere sottolineato. Territorio e paesaggio sono la stessa cosa. Non esiste un paesaggio separato dal territorio: l’uno da preservare e tutelare, l’altro da trasformare e modellare.
Il territorio e i suoi caratteri paesaggistici sono un prodotto della storia e delle relazioni che gli uomini vi hanno stabilito. Chi lo produce, lo modella e lo conserva quotidianamente sono le comunità locali: agricoltori, contadini, proprietari che lo vivono e lo curano. Non c’è nessun ente funzionale centrale o periferico e nessun “sovrintendente” che riesca a preservarlo così come fanno comunità locali e i singoli cittadini.
Se i paesaggi della Toscana sono riconoscibili e conservano ancora le identità delle comunità locali insediate, lo si deve proprio a questo. Il suo mantenimento è in larga parte dovuto a una prevalenza di diffusa cultura rurale, anche in larghi strati di giovani generazioni, che determina un significativo trasferimento di redditi provenienti da altri settori economici.
Solo questo spiega la ridotta dimensione economica del settore agricolo regionale (1,9 per cento del valore aggiunto regionale al 2006, che sale al 3,8 se aggiungiamo anche il ramo della pesca - 0,1 - e quello degli alimentari e bevande: 1,8 per cento, fonte Banca d’Italia) rispetto all’immagine rurale dominante che si ha della Toscana nel suo complesso.
Le superfici destinate all’agricoltura rappresentano (dati Istat), infatti, quasi la metà del territorio regionale extra-urbano (45,2 per cento); il resto sono boschi e aree seminaturali (50,1) e solo in minima parte aree urbanizzate (4,1) e infrastrutture esterne all’urbano (0,6). Questi sono i dati veri.
Se il territorio in Toscana produce valore aggiunto è proprio per questa decennale attenzione delle popolazioni locali e dei loro governi. Non a caso la Convenzione europea sul paesaggio è stata firmata proprio a Firenze nel 2000. Nella Convenzione si sostiene che il paesaggio è una risorsa, che si estende a tutto il territorio, dagli spazi naturali a quelli rurali fino a quelli semi-urbani e urbani, in uno spirito di integrazione con le politiche e i piani territoriali e urbanistici.
Tratti, forme ed espressioni sono diventati così elementi “tipici” regionali, che di certo hanno dato riconoscibilità a un territorio, ma proprio per questo si sono tramutati in elementi di valore differenziale che, in un’economia di mercato e in un contesto sempre più globalizzato, è trasmigrato in un considerevole aumento della rendita di posizione.
Questa si governa solo con gli strumenti della pianificazione del territorio, ben sapendo che i continui tagli ai Comuni operati dai Governi, e specialmente da quest’ultimo, rendono le politiche locali fragili e le casse comunali vuote, tanto che alcuni di essi hanno usato gli oneri di concessione come leva fiscale per generare cassa. Questo è il problema.
Come si può (in parte) bloccare questo fenomeno? Reindirizzando l’attenzione del comparto edilizio verso il recupero e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente. In questo spirito deve leggersi la recente legge regionale sulle misure straordinarie sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Non consumare ulteriore suolo, ma rimodellare quelli esistenti nelle aree deboli del tessuto urbano: fuori dai centri storici e dalle aree con valore storico, culturale e architettonico; non sugli immobili storici; fuori dalle aree protette e a pianificazione attuativa; e solo tipologie edilizie mono o bifamiliare e comunque con superficie utile lorda inferiore a 350 mq. e tutto senza cambio di destinazione d’uso.
È poco? È troppo? È quanto basta per invertire una spirale verso il nuovo e un tentativo per indicare una strada ad altre regioni, dove la questione assume altro significato e ruolo.
Giuseppe De Luca Professore di urbanistica Facoltà Architettura Firenze

mercoledì 13 maggio 2009

Animali. Allarme tartaruga.

Si parla di furti di tartarughe ma si fa una gran confusione, Da una parte c'è un vero e proprio furto ai danni del centro del WWF, nell'altro caso non si capisce bene se sia una scia della faida fra il comune e i gestori del progetto europeo che sono stati praticamente buttati fuori. In pratica i soliti porcai italiani dove la disonestà imperante si intreccia con una cattiva burocrazia e un'amministrazione della giustizia disastrosa. Chi ci rimette? Gli animali. Chi ci guadagna? Qualche immonda figura di trafficante di gusci o di esemplari vivi. Segue un articolo di aprile per la memoria dei fatti. Comunque di misteri su questi reati ce ne sono pochi. Basta sfogliare la Pulce per trovare annunci illegali di vendita di esemplari di terra, protetti da leggi molto severe.
MV


Nel mirino dei ladri il Wwf di Massa, al Carapax di Massa Marittima l’accusa è di “spostamento illecito”

E le tartarughe diventano un business
Spariti un centinaio di esemplari rari: valgono fino a mille euro
Florido il traffico via Internet, il mercato alimentato dalla moda

MASSA MARITTIMA. Sos tartarughe. In questi giorni in Toscana è sparito almeno un centinaio di esemplari da due centri regionali di salvaguardia e recupero tartarughe. Due giorni fa nel centro Wwf di Massa è stato accertato un furto di 38 esemplari rari. Ma qualche giorno prima ne erano scomparsi almeno 70 (il numero è ancora da quantificare) anche dal Carapax di Massa Marittima, dove la situazione resta ancora da chiarire. Non si parla, al momento, di furto ma di spostamento illecito. I titolari del progetto, infatti, sono stati denunciati dalla Comunità Montana (ente gestore degli immobili) perché il centro è sotto sequestro giudiziario da circa un mese.
E proprio in questo periodo avrebbero deciso di spostare i rettili senza autorizzazione da parte della Forestale. Se loro si difendono («Abbiamo la responsabilità sui nostri animali e possiamo spostarli dove vogliamo»), l’ente montano la pensa in altro modo. E su questa linea, ieri, è intervenuto il giudice civile del tribunale di Grosseto, che ha deciso di congelare ogni entrata e uscita di tartarughe dal Carapax.
Intanto proseguono le indagini di carabinieri e Forestale, per scoprire dove siano finite le tartarughe. Ma tra tanta confusione una cosa è certa. I carapaci suscitano sempre più attenzione, e uno sguardo sempre più vigile dalle forze dell’ordine, non senza motivo. Il commercio di tartarughe, infatti, naviga su rotte disparate e floride, ed è diventato un vero e proprio business più volte stroncato da carabinieri o Forestale, laddove fosse clandestino. Da Internet ai mercati rionali, dai giornali di annunci alle televendite, comprarsi una tartaruga “strana”, oggi, fa moda, mentre venderla è decisamente redditizio. Dopo gli uccelli, le tartarughe sono le specie più soggette al traffico illegale di fauna selvatica. Non a caso figurano nel vocabolario della camorra, tra le pagine del sito www.oltregomorra.com: sito che parte dal libro-denuncia di Saviano per esplorare le più recenti forme di “mafie”, da cui la Toscana potrebbe non uscirne indenne. «Una tartaruga gigante africana - spiega Roberto Barbuti, docente all’Università di Pisa - vale sui 7-800 euro. Una testudo marginata sui 4-500 euro. Ma la più preziosa è la testudo kleinmanni, egiziana, una delle più minacciate dal rischio d’estinzione: 800-1000 euro l’una. Anche gli esemplari di testudo hermanni viaggiano sui 3-400 euro». Le rotte possibili, all’estero, sono «Germania, ma anche Belgio e Olanda», mentre sul mercato italiano le cifre possono tenersi più basse. Il traffico ha visto coinvolti, negli anni, non pochi soggetti legati alla camorra napoletana. Nel rapporto Zoomafia 2007 della Lav, nell’elenco dei casi citati riguardanti gli interventi delle autorità per contrastare il traffico di fauna selvatica, gli esemplari di tartaruga - autoctoni ed esotici - sono i più frequenti da trovare. Ve ne è traccia periodica a Napoli, nel mercato settimanale a Sant’Erasmo, e nelle decine di altri mercati campani. Piace molto anche la “moda del guscio”, cioè quella di tenersi un animale morto in casa. E non è raro che le tartarughe vengano vendute già morte.
Ma a parte i mercati, in questi giorni non è infrequente trovare annunci su Internet. Basta digitare nei motori di ricerca “cerco tartarughe hermanni” o “kleinmanni”, per trovare privati che mettono in vendita i loro carapaci o vogliono acquistarli. «Cerco tartaruga hermanni appena nata... La pago qualsiasi cifra». E nessun accenno alla documentazione obbligatoria per legge.
EG
da il Tirreno
13/5/'09


Sequestro al Carapax e tartarughe all'Università

Sequestrato il centro Carapax a Massa Marittima la struttura che ospita centinaia di tartarughe e animali esotici

Sono iniziate le operazioni di sequestro del centro Carapax, a Massa Marittima, la struttura che ospita centinaia di tartarughe rientranti nel progetto europeo «Medspa» per la protezione, la salvaguardia, l’allevamento e il reimpatrio di questi animali. Al progetto aderisce anche la Regione Toscana che, attraverso una convenzione, aveva affidato la struttura (terreni e poderi di proprietà dell’amministrazione regionale e gestiti dalla Comunità montana Colline metallifere) alla Fondazione Rana International Belgio, di cui il Carapax è emanazione.
CONTENZIOSO DI 10 ANNI FA - Un contenzioso aperto circa dieci anni fa dalla Giunta Toscana nei confronti della Fondazione (ritenuta responsabile di non aver mantenuto fede agli impegni presi sul recupero strutturale di alcuni edifici) ha portato ad un provvedimento di sequestro emesso nel marzo scorso dal Tribunale di Grosseto in attesa dell’udienza del processo fissata per gennaio 2010.
ANIMALI RARI E PERICOLOSI - All’interno del Carapx, oltre a centinaia di tartarughe originarie di ogni parte del mondo, ci sono anche animali rari e pericolosi (due caimani, un varano, tartarughe azzannatrici e tartarughe alligatore) che non avrebbero potuto essere custoditi perchè manca il permesso che deve rilasciare la Prefettura: questi esemplari, dal giugno 2007, dopo un controllo del Corpo forestale dello Stato, si trovano sotto sequestro. «Gli animali non subiranno alcun disagio e non saranno loro a dover abbandonare il centro - spiega la Regione - bensì i responsabili del centro stesso sui quali pende anche un’indagine penale in merito a presunti reati ambientali».
TARTARUGHE ALL'UNIVERSITA' - Saranno gli esperti dell’Università di Pisa a prendersi cura delle tartarughe ospiti del Carapax, il centro di Massa Marittima (Grosseto) posto sotto sequestro questa mattina su ordine del Tribunale di Grosseto. Terminate le operazioni tecniche, il presidente della Comunità montana Colline metallifere, Giancarlo Zago, è stato nominato custode degli immobili, mentre per quanto riguarda gli animali è stato deciso che fino al 5 maggio gli attuali gestori del Carapax affiancheranno gli esperti universitari nello svolgimento delle operazioni quotidiane.

17 aprile 2009 il Corriere.it

venerdì 8 maggio 2009

Cemento. La colata sulla costa


Da il Tirreno 8/5/'09 Articoli sulla cementificazione delle località marittime della costa toscana. mv




Non bastava il porto ora c’è anche Rimigliano

SAN VINCENZO. Il programma di completamento delle opere pubbliche e la previsione di espansione urbanistica di San Vincenzo per il futuro più prossimo sono concentrati sul porto da circa 350 posti per barche medie e grandi, e sugli interventi nella tenuta di Rimigliano. Accanto a questi due progetti, procedono più o meno rapidamente una serie di interventi più ridotti di espansione residenziale. Case, come sostiene il sindaco Michele Biagi, destinate a residenti veri e a giovani coppie nel quadro di un lento ma costante aumento della popolazione sanvincenzina. Sul fronte del porto sono tuttora in corso i lavori di completamento dei parcheggi interrati, delle aree commerciali, dello Yacht Club e quelli relativi alle opere marittime. I lavori dovrebbero terminare il prossimo anno.
La previsione sulla tenuta di Rimigliano (ex proprietà Tanzi-Parmalat) è al momento ferma in attesa dell’adozione del piano strutturale, ma ha già superato vari gradi dell’iter autorizzativo. Qui saranno recuperati i numerosi poderi e case coloniche esistenti e saranno aggiunti circa 12.500 metri quadrati di nuovi edifici.
Ricorsi a raffica contro la residenza turistica
CAMPIGLIA. Il progetto per una residenza turistico alberghiera a Fonte di Sotto (nella foto come dovrebbe essere alla fine dei lavori), lungo la strada fra Campiglia e San Vincenzo, risale al 2004 e nel tempo ha subito varie modifiche.
Nell’ultima versione, definitivamente approvata dal consiglio comunale e per la quale c’è già il permesso per avviare i lavori, la rta “Borgo Novo” si svilupperà su 10mila metri cubi e prevede un complesso su tre linee in parallelo, per una capacità ricettiva di oltre 100 posti letto. A costruire l’opera sarà la Fonte di Sotto srl, società con unico socio la Cogero spa dell’imprenditore Luca Olivetti. I lavori dovrebbero iniziare fra una quarantina di giorni.
Contro questo progetto è da tempo attiva l’opposizione messa in atto da un Comitato di cittadini che ha presentato vari ricorsi sia al Tar che alla magistratura e alla Soprintendenza. Per l’amministrazione comunale, la realizzazione di questa rta colmerà l’assenza di strutture turistico ricettive su Campiglia e potrà essere un elemento di sviluppo dell’economia del paese nonché fonte di alcuni posti di lavoro.
C’è poi la questione delle cave campigliesi. Due le più grandi e importanti su un territorio storicamente votato all’attività estrattiva: quella di calcare a Monte Calvi, confinante col parco archeominerario di San Silvestro, e gestita dalla società Cave di Campiglia; e quella di inerti di Monte Valerio gestita dalla società Sales. Diffusa, e non solo nel mondo ambientalista, l’opposizione all’attività estrattiva sulle colline campigliesi.

Maxi-lottizzazione da 417 appartamenti
DONORATICO. Nel mirino c’è la lottizzazione tra la pineta di Marina di Donoratico, la variante Aurelia ed il torrente Seggio (nella foto il cartello che annuncia l’intervento). Si tratta di 417 alloggi, tipologia seconda casa, con metrature variabili dai 40 ai 60 metri quadrati.
Le case sorgeranno su oltre 120mila mq di terreni. L’iter autorizzativoè concluso: dopo l’ok all’intesa di pianificazione del 2006 e il disco verde (tra le polemiche) della Regione, spetta al Comune di Castagneto rilasciare le concessioni.
I contrari: ambientalisti e Pdl. Per Legambiente è uno stuolo inutile e dannoso di seconde case. Si lamentano problemi per l’emungimento d’acqua in una zona dove i pochi pozzi faticano ad avere una risorsa potabile. Il consigliere regionale del Pdl, Marcella Amadio, si è rivolto ad Asor Rosa.
I favorevoli: per il sindaco di Castagneto Fabio Tinti si tratta di una vecchia previsione di Prg che la sua giunta ha ridotto nelle dimensioni. Ma è anche un’occasione per mettere in sicurezza Donoratico perché a carico dei lottizzanti c’è la messa in sicurezza del Fosso dei Mulini.


Poggio Pelato, divisi sulla colata d’asfalto
ROSIGNANO. Il porto di Rosignano targato Teseco-Cala de’ Medici (Nella foto) è un’opera voluta dall’amministrazione dell’ex sindaco Simoncini: ha 670 posti barca ed un piccolo cantiere per le riparazioni. Osteggiato da Verdi e ambientalisti che lo hanno giudicato troppo impattante, ne è stata contestata la collocazione.
I contrari dicono che non porta sviluppo e ha interessato un bel tratto di costa con scogliere di pregio. Per il Comune di Rosignano è sempre stato visto come un’occasione di sviluppo e rilancio turistico.
Il progetto di riqualificazione di Poggio Pelato, la collina sopra Castiglioncello, per cui giunta di Rosignano ha commissionato uno studio all’università di Pisa, prevede 2 parcheggi per 56 più 68 posti, 9 posti camper e 2 stalli per pullman. Parcheggi dotati di servizi igienici. E l’utilizzo di asfalto “ecologico” per la strada che collega Castelnuovo a Castiglioncello. Il progetto fa discutere (anche dentro il Pd e la maggioranza che lo sostiene).
Sono favorevoli: la giunta che lo vede come un’opportunità per rendere fruibile la collina altrimenti impraticabile.
Sono contrari: un fronte trasversale composto da Verdi, una parte del Pd, socialisti, cacciatori e tanti residenti. Un sondaggio con ottocento questionari commissionato dal Comune di Rosignano ha evidenziato una netta prevalenza dei contrari al progetto ritenuto come un pericolo inizio di “cementificazione” della collina.

Trasporti. Incoraggiamo l'uso dei mezzi pubblici.

Trasporti : italiani utilizzano sempre più i mezzi pubblici

Lupi : elemento da incoraggiare e sviluppare Firenze 8 maggio ‘09

“Secondo i dati dell'Osservatorio 'Audimob' di Isfort nel Rapporto sulla mobilita' urbana dell'associazione che riunisce le aziende del trasporto pubblico locale 'Asstra' – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana - nel 2008 i mezzi pubblici battono per la prima volta l'automobile, con un incremento dei passeggeri per il trasporto pubblico pari a +15,1%.
Sara' la crisi economica, sara' un cambio di abitudini. Fatto sta che risulta che sempre piu' italiani tradiscono l'automobile con autobus, tram, metropolitana e fanno conquistare, cosi', al trasporto pubblico un aumento di quota di mercato.
E’ un fenomeno da studiare ed incoraggiare – prosegue Lupi – anche se la stessa fonte del Rapporto ci dice che la crescita del trasporto pubblico e' a macchia di leopardo: l'avanzata del trasporto pubblico nel 2008 ha interessato soprattutto le grandi citta' mentre l'incidenza dei mezzi collettivi nei piccoli centri e' solo il 4% degli spostamenti motorizzati; Inoltre è netta la distanza tra le aree del Centro-Nord e il Sud e le Isole, aree quest'ultime dove il trasporto collettivo perde posizioni.
Altra spina nel fianco, dice la ricerca, e' rappresentata, poi, dallo stato dell'offerta del trasporto pubblico. I ricavi continuano a crescere meno dei costi e si e' interrotto il trend positivo che aveva portato l'eta' media degli autobus a livelli quasi europei. Insomma tra luci ed ombre questa tendenza a privilegiare il mezzo pubblico sembra solo parziale e non consolidata. Per questo propongo di porvi molta attenzione cercando di incoraggiare questa tendenza- ha concluso Lupi.”

mercoledì 6 maggio 2009

Piano Casa. Toscana: cambio di segno?

Cemento e vasellina.

mv

Legge regionale sull'edilizia: il commento di Giovannini e Petraglia (SD), Lupi e Roggiolani (Verdi) e Montemagni (Misto)
"La regione ha cambiato di segno a un provvedimento del Governo che non rappresenta la priorità per i ceti deboli"
Firenze 05.05.09 (db)
"La Regione, recependo nel migliore dei modi possibili un provvedimento del Governo che non risponde certo alle priorità vere dei ceti più deboli di questo Paese, ha cambiato di segno al cosiddetto Piano Casa di Berlusconi". Così i consiglieri regionali Bruna Giovannini e Alessia Petraglia (Sinistra Democratica), Mario Lupi e Fabio Roggiolani (Verdi) e Marco Montemagni (Misto) commentano la proposta di legge regionale sull'edilizia approvata oggi in aula. I consiglieri regionali sottolineano come la Toscana si sia dovuta muovere entro stretti vincoli dati dalla normativa nazionale, peraltro modificata grazie all'intervento delle Regioni rispetto alla proposta iniziale del Governo inaccettabile dal punto di vista ambientale e paesaggistico. "Deve essere chiaro - continuano Giovannini Petraglia, Lupi, Roggiolani e Montemagni - che quello del Governo non è un Piano Casa. Per dare una risposta vera al drammatico problema casa serve una legge sull' edilizia residenziale pubblica adeguatamente finanziata". Ciò detto i consiglieri regionali esprimono un giudizio positivo sulla legge regionale, per i vincoli previsti in materia di risparmio energetico, superamento della barriere architettoniche e sicurezza, oltre che per l'introduzione di elementi di semplificazione amministrativa. "Si è cercato di tenere insieme - concludono Giovannini, Petraglia, Lupi Roggiolani e Montemagni - tutela dell'ambiente, qualità del Paesaggio e delle abitazioni, tentativo di rilancio dell'economia. Il tutto nel rispetto delle normative urbanistiche attuali".

venerdì 1 maggio 2009

Toscana. Migliorie al Piano Casa.

Misure urgenti volte al rilancio e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente
Lupi : recepite molte indicazioni dei Verdi


Firenze 30 aprile ‘09

“Nella riunione di Sesta Commissione di oggi sono state recepite molte delle indicazioni e richieste dei Verdi e inserite nella PdL regionale n. 339, “Misure urgenti e straordinarie volte al rilancio dell’economia e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente” – ha dichiarato Mario Lupi, capogruppo Verdi in Regione Toscana.
Queste vanno dai criteri individuati per migliorare la qualità architettonica, la compatibilità ambientale, l’efficienza energetica degli edifici e la fruibilità per i soggetti disabili. Inoltre gli interventi sono da realizzarsi con l’utilizzo di tecniche costruttive di edilizia sostenibile e, in ogni caso, l’unità abitativa esistente e interessata all’ampliamento deve essere dotata di finestre con vetrature con intercapedini di aria o di gas.
A questo proposito – ha proseguito Lupi – vi è un ulteriore passaggio importante nella proposta di legge: l’istituzione di un sistema informativo regionale sull’efficienza e sulla certificazione energetica degli edifici e dei relativi impianti, gestito dalla struttura regionale competente, che comprende l’archivio informatico delle certificazioni energetiche, nonché il catasto degli impianti di climatizzazione.
In un sistema completo penso che dobbiamo arrivare ad una classificazione degli immobili per avere un’edilizia non solo sicura ma anche sostenibile - ha concluso Lupi .”

mercoledì 22 aprile 2009

Toscana Infelix. Economia di transito per la Coop Valley.

Il Rapporto Irpet. Un tassello importantissimo per leggere il nostro territorio e, purtroppo, per avvalorare le nostre fosche previsioni e le nostre reiterate analisi. Ora dobbiamo cercare di mettere insieme questi dati con le nostre conoscenze delle realtà territoriali per disegnare il quadro di riferimento necessario alle battaglie di domani. Guardiamoci dalle chiacchiere e dalle ideologie di fine legislatura perchè servono solo a farci disorientare. Il quadro politico dopo le amministrative non cambierà di molto e noi dovremo farci trovare pronti ad iniziative su tutti i fronti. Speriamo che le forze ambientaliste e civiche riescano a essere presenti nei consigli comunali e provinciali, ma se ciò non dovesse realizzarsi, continueremo comunque le nostre lotte quotidiane ecologiste e solidariste a fianco ad altri o da soli.
MV

da la Nazione del 22/04/09
Toscana 2020: metropoli affollate e ipermercati Il Rapporto Irpet profetizza enormi agglomerati. Ma la Regione rassicura: arriva il piano del paesaggio
di SANDRO BENNUCCI
— FIRENZE —CHIUDETE GLI OCCHI e immaginate la Toscana del 2020. Possiamo suggerivi che avrà circa 4 milioni d’abitanti (500mila più di oggi). Città e paesi saranno saldati, fino a formare agglomerati enormi, senza soluzione di continuità. Le zone industriali non aumenteranno. Ma si stenderanno a vista d’occhio ipermercati e centri commerciali. Non è dato sapere se nascerà il nuovo stadio per la Fiorentina o la Cittadella viola voluta dai Della Valle, ma è sicuro che la ripresa economica farà crescere la popolazione, alzando la domanda di case e della grande distribuzione, visto che la gente mangia, si veste, consuma.
Tutto questo non è frutto di un’esercitazione del cronista, ma la fedele riproduzione della «foto» scattata dai ricercatori dell’Irpet (Istituto per la programmazione economica) sulla Toscana che verrà. Una foto che fa vantare la Regione. «Abbiamo immolato poco territorio alla cementificazione: solo il 6%, contro l’11% del Veneto e il 17% della Lombardia», si vanta Riccardo Conti, assessore all’urbanistica. Che non risparmia gli intellettuali (nel mirino Alberto Asor Rosa, n.d.r.) che «negli anni Novanta coniarono per la Toscana il termine ‘felix’, mentre la definiscono paradossalmente ‘infelix’, proprio oggi, quando stiamo contenendo l’espansione, cambiando in corsa anche il piano-casa del Governo». Vero. Magari bisogna aggiungere che, a forza di «no», la Toscana ha accumulato ritardi biblici nella realizzazione d’infrastrutture vitali per il suo sviluppo. La Variante di valico (quasi finita) e la Tirrenica (ancora da avviare) sono solo punte del problema. Non basta. La concentrazione di case pregiate e costose, soprattutto a Firenze, Siena e Pisa, ha provocato migrazioni verso i comuni dell’hinterland e le province vicine. Col risultato di avere, ogni giorno, eserciti di pendolari in marcia su strade e ferrovie.
Significa che le trecento pagine del Rapporto Irpet 2009, presentato ieri in Consiglio regionale dallo stesso Conti, dal presidente della commissione amboiente e territorio, Erasmo D’Angelis, e dagli autori, Giovanni Maltini e Giovanni Bellini, si prestano a varie chiavi di lettura. Ma volendo restare alla parte descrittiva, si nota: la concentrazione di abitanti e industrie occupa il 12% del territorio toscano. Va da Firenze alla costa e contiene metà della popolazione, con una densità di oltre 300 abitanti per kmq. Che sale a 1.000 nell’area fiorentina. Al contrario, nella zona meridionale e appenninica, due terzi del territorio, vive appena il 20% dei toscani. Con una densità che non raggiunge i 100 abitanti per kmq. In Maremma siamo a livelli simili alla Sardegna e alla Basilicata. Anche le aree industriali si sono diffuse negli ultimi anni solo in alcune zone, e in molti casi sono state riconvertite senza espansioni. Le aree residenziali si sono invece estese dal 1991 ad oggi del 12% nelle periferie o in aree già urbanizzate.

MA LA VERA novità rilevata dall’Irpet è l’espansione delle aree della grande distribuzione, grandi magazzini e mega-centri commerciali. Dai 42mila mq del 1990 siamo a volumi 5 volte superiori in dieci anni. E le previsioni, lo abbiamo visto, parlano di nuovo sviluppo quando arriverà la ripresa economica. Con buona pace, a quanto pare, del regolamento del commercio da poco approvato dalla giunta regionale, che prevede volumetrie molto basse per i prossimi tre anni. La crescita dell’urbanizzazione è stata rilevante (10%) e ha riguardato aree residenziali e produttive. Ma dopo il 2000 l’espansione è stata frenata. Ne è derivato, come accennato, il raddoppio, in soli 6 anni, dei prezzi delle case, a Firenze, Siena, Pisa e in Versilia. Un altro dato-choc? L’urbanizzazione disegnata dalle vie di comunicazione o dalla linea costiera ha fatto nascere città lunghe anche 30 chilometri: dalla Versilia al Valdarno superiore, dall’area Pisa-Pontedera a Monsummano-Pescia e, caso limite, l’area Firenze-Sesto-Prato-Pistoia, quasi saldata. Ma anche D’Angelis, come Conti, commenta il Rapporto con ottimismo: «La foto ci consegna una Toscana vivibile. Presto approveremo il piano paesaggistico, con anticorpi in difesa del territorio». Ma allora perché l’Irpet prevede una Toscana piena di gente e di supermercati?