TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

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mercoledì 17 giugno 2009

Etruschi/Gonfienti. Il Marasma.

Riceviamo e con piacere pubblichiamo.

mv

Marasma a Gonfienti


A proposito di Interporto, leggendo nella cronaca de “Il Tirreno” di oggi l’ennesimo proclama di sviluppo della piattaforma intermodale, viene da chiedersi come mai queste enfatiche precisazioni avvengano sempre il giorno dopo che da parte di una crescente moltitudine di cittadini – così com’è avvenuto venerdì sera nel corso della manifestazione “Gonfienti in festa” - si reclamano i diritti primari dell’ambiente, ovvero la tutela del paesaggio e dei beni archeologici - qui riconosciuti di particolare importanza e pregio - , diritti continuamente calpestati proprio a causa dell’interporto che ormai da anni sembra muoversi per la loro totale dissoluzione.

La prevaricazione e l’arroganza autoreferenziale della Società Interporto, ribadita nell’assolutistico ed unilaterale annuncio odierno, si sottrae così agli adempimenti costituzionali nei confronti dei diritti all’ambiente e persino, ai dispositivi normativi stabiliti dagli strumenti urbanistici vigenti.

Sul piano normativo, infatti, la salvezza delle testimonianze archeologiche di Gonfienti passa anche attraverso il rispetto di quanto fu deliberato nel 2003 dall’Amministrazione Comunale di Prato che, predisponendo una Variante allo Strumento urbanistico allora vigente, mise nero su bianco, in vista della costituzione di un futuro parco archeologico, sul rispetto paesaggistico assoluto da garantirsi in quei luoghi su di una superficie di quasi 17 ha, confinando l’invasività territoriale dell’interporto entro ben precisi limiti. Oggi questi limiti sono stati arbitrariamente superati, alterando non solo il profilo paesaggistico dell’intorno e del territorio che si sarebbe dovuto salvaguardare, ma anche invadendo direttamente terreni posti, fin dal 2006, in regime di tutela per avviso di Decreto emanato dal Direttore Regionale dei Beni Culturali, ai sensi del D. Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio).

La popolazione di Gonfienti e non solo quella, non urlando, ma di certo sostenendo a viva voce questi diritti, ha inteso sottolineare l’esigenza primaria di garantire, anche in mancanza di controllori in grado di farlo adeguatamente, dignità di sopravvivenza per quel territorio, per la tutela della qualità di quell’ambiente e per tutte le straordinarie testimonianze archeologiche di Gonfienti. Nel corso di un pubblico dibattito, ripreso nella cronaca del quotidiano “Il Tirreno” di ieri , i residenti hanno sottolineato l’irrinunciabilità al rispetto e alla salvaguardia di questi beni culturali ed ambientali che appartengono a tutta la comunità e non già all’Interporto.
Per tutta risposta oggi si ribadisce che Interporto continuerà la sua legittima azione in vista dell’allaccio intermodale, senza però dire che l’apertura dello scalo merci, non ha niente a che vedere con la mutilazione che quella stessa società sta procurando alle zone di pregio paesaggistico ed archeologico. L’aberrante mistificazione in atto rende davvero acre il sapore di una convivenza che si dice di volere solo a parole ma che, nella realtà dei fatti, si nega sempre più, ogni giorno che passa. Anche per queste ragioni, Interporto non può, in nessun modo, appropriarsi di terreni non inclusi nel Piano di Utilizzo, varato nel dicembre 2006, costruendovi sopra torri metalliche, sbranando i suoli con scassi per creare nuove servitù e cablaggi di controllo ad uso proprio, recintando in modo del tutto avulso dal contesto paesaggistico, su di un confine che dal 2003 è stato cancellato dalla sua giurisdizione, semmai sovrapponendo plinti e pali cementati sopra suoli delicatissimi, già inseriti in aree archeologiche conclamate e vincolate dalla legge. Dove sono i progetti di tutto questo? Quale iter burocratico hanno seguito questi interventi? Con quale diritto si è agito per realizzare queste opere?

Un principio deve essere chiaro al cittadino: la legge è uguale per tutti ed il diritto dei beni culturali ed ambientali non può essere piegato arbitrariamente ad azioni utilitaristiche di parte, stabilite cioè fuori dalle procedure e dai protocolli, così come avvenuto per quelle sopra descritte, dannose ed irresponsabili. Se poi, guardiamo lo stato di degrado e di abbandono nel quale giacciono da due anni a questa parte le strutture archeologiche da tutelare e mettere in valore per la fruibilità futura dei cittadini, al danno procurato si aggiunge la beffa di veder assottigliare l’area del futuro parco, e non già per metterlo in sicurezza gli scavi (considerate le miserevoli condizioni in cui è stato lasciato il sito), bensì per sottrarlo alla vista, forse a possibili contestazioni e alla denuncia di inadempienze che scaturiscono da un sacrosanto diritto del cittadino e dalla gestione democratica del territorio.

Giuseppe Centauro

lunedì 15 giugno 2009

Interporto. Tutta colpa degli Etruschi 3

In merito all'articolo di oggi su

IL TIRRENO : Interporto sulla pista di decollo.

Rimango allibita di come, nell'intervista del Dott. Napolitano, la città etrusca sia messa sul banco degli imputati per il mancato sviluppo dell'area interportuale pratese. La Gonfienti antica si vede, ancora una volta, 'offesa' dal copioso strato-miraggio di euro-promesse.
Addirittura è detto che la città antica sarà -insieme all'Interporto in cui ormai è confusa e inghiottita- blindata da misure anti-terroristiche. Ma l'area non doveva essere blindata per dissuadere dal commercio sessuale?
E non si dice nulla della recinzione attorno alla zona degli scavi. E' stata autorizzata? Chi controlla tutto quello che la società Interporto sta costruendo e sui modi?
Come ex-candidata sindaco della Lista Civica Nazionale Per il Bene Comune e come fondatrice del gruppo politico Primavera di Prato, sollecito tutti i cittadini a tenere alta l'attenzione su quanto sta drammaticamente avvenendo attorno a questo nostro bene comune, la città etrusca sul Bisenzio, diventato ormai -nonostante l'ordine del silenzio - scandalo nazionale.

Maila Ermini

Interporto. Tutta colpa degli Etrschi 2

Arrivano le reazioni alle dichiarazioni scandalose di Antonio Napolitano sull'Interporto. Ovviamente le pubblichiamo e le condividiamo. Qui di seguito il Comitato nazionale per il paesaggio.
mv


E' strabiliante il contenuto dell'intervista al presidente di Interporto SpA. che a cinque giorni dal ballottaggio continua a raccontare la favola di una "partenza" (entro il 31 dicembre..) della piattaforma logistica.
Qualcuno spieghi a Napolitano che "ballottaggio" non significa "raccontare balle"!

Napolitano vuol far credere che Gonfienti diventerà il "retroporto" di Livorno. Che però ce l'ha già. E' l'altro interporto toscano di Guasticce!! (dal sito "interportotoscano.com"- Chi Siamo-Il progetto Interporto nasce negli anni 80 per dare una risposta alla crescente richiesta di aree di stoccaggio dovuta all'esplosione del traffico containerizzato che stava saturando il Porto di Livorno....)
Non si capisce il motivo per il quale, dopo averlo progettato e costruito apposta, adesso Guasticce dovrebbe cedere il passo a Prato, a 100 km di distanza. Per la bella faccia di Napolitano? E se davvero fosse come dice Napolitano occorrerebbe verificare con quale coerenza la Regione Toscana e gli enti interessati (oltrechè l'Europa che finanzia...) progettano e realizzano queste piattaforme logistiche. Magari scopriremo che Guasticce funzionerà da "retroporto" per Ravenna....Napolitano, inoltre, sostiene che a Gonfienti sono "in funzione" sette binari. Ma niente dice su quale vettore potrà (e vorrà) utilizzarli. Le Ferrovie dello Stato SpA, infatti, hanno ribadito anche di recente la loro contrarietà di lunga data ad entrare nell'Interporto Spa. Perchè continuano a giudicare economicamente non conveniente intervenire a Prato.
Il che non significa che non possano noleggiare i loro treni a chi li vorrà utilizzare. Ma ad un costo assolutamente fuori mercato tanto da rendere economicamente sconveniente il ricorso al treno FFSS da parte degli spedizionieri! Che sostenendo costi assai minori continuano, di fatto, ad affidarsi solo ai TIR!!
L'impressione è che Napolitano cerchi di prendere tempo. Se il ballottaggio darà la vittoria ai suoi compagni di cordata (Carlesi e Gestri) potrà continuare ancora per anni a raccontare verità preconfezionate. E ad accumulare decenni di ritardo. E ad incassare, comunque, decine di milioni d'euro di finanziamenti pubblici. Utilizzati anche per risotterrare la città etrusca e farla diventare un campo fotovoltaico!

COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO-PRATO

sabato 13 giugno 2009

Ballottaggio. Secondo coscienza, per il Bene Comune.

Comunicato di Maila Ermini, ex-candidato sindaco della Lista Civica Nazionale "Per il Bene Comune".


In questi giorni, in vista del ballottaggio, siamo sollecitati a schierarci per l’una o l’altra coalizione.
Personalmente, e anche molto prima di essere chiamata a rappresentare come candidata sindaco la lista civica Per il Bene Comune, ho combattuto molto per la città etrusca di Gonfienti, contro la costruzione del termovalorizzatore a Casale, per l’acqua di qualità dal rubinetto, per una mobilità alternativa nella nostra città, per la cura della città; insomma, per una qualità di vita ‘alta’.
Mi chiedono di schierarmi, e con me la lista, e tuttavia ancora nessuno fa proposte concrete, in particolare sulla città di Gonfienti, che, unita in un abbraccio troppo stretto all’Interporto, sembra essere un nodo soffocante che nessun schieramento riesce a sciogliere.
Far vivere la città antica significa porre le prime timide, ma solide basi per la città futura.
Non ci possiamo accontentare di promesse generiche e superficiali. Qui si tratta di una questione di grande rilevanza, e non solo locale.
Abbiamo bisogno di confrontarci seriamente, su Gonfienti in primo luogo, e su quei punti che ci sembrano imprescindibili per la vita della nostra città.
In queste condizioni, in questa assenza di risposte sostanziali, che indicazioni possiamo dare ai nostri elettori?
Come Maila Ermini posso solo dire di non aver mai praticato l'astensionismo. Lo stesso primo punto del programma, 'la cura' della città, è tutto fuorché un invito all'astensionismo o al qualunquismo.
Noi vogliamo esserci, io voglio ‘essere per’, concretamente, ma da un punto di vista completamente diverso.
Rifondare la politica. Restituirle ciò che anni di malgoverno, locale e nazionale, le hanno tolto. Anche umanamente.
Il mio essermi messa in gioco è stato in primo luogo un voler costruire, un dare sulla base di idealità che sempre mi hanno caratterizzato.
Non si possono risolvere problemi concreti sulla base di programmi ormai tutti pericolosamente indistinti, ma bisogna puntare alto.
Che i nostri elettori votino secondo coscienza, questo è anche ciò che mi viene come indicazione da coloro che fanno parte della lista, seguendo quelli che sono i punti cardine del nostro programma, per la realizzazione dei quali, personalmente, continuerò a lavorare e a battermi.

Questo non è stato un voto perso.
Maila Ermini

domenica 7 giugno 2009

Ecomostro! Comunicato MV.


Comunicato Stampa- Un ecomostro a Gonfienti!

Mentre scriviamo stanno per concludersi le votazioni per il rinnovo delle amministrazioni locali e per quelle europee.

Finita la sbronza elettorale con il suo carico di vaghe e inconsistenti promesse, dobbiamo tornare al più presto a denunciare il perpetuarsi dello stato di colpevole abbandono in cui versa la zona archeologica di Gonfienti e la continua e devastante opera di cementificazione e di offesa al paesaggio e all'ambiente naturale da parte dell'Interporto della Toscana Centrale, nome altisonante e apparentemente positivo per l'ambiente, dietro cui si cela una società immobiliare a maggioranza pubblica che affitta capannoni e niente altro. L'ultimo sfregio al paesaggio, l'ultima offesa al suolo, agli etruschi e ai pratesi odierni è costituita da una costruzione di 200.000 mc, proprio a ridosso dell'area vincolata dove invece affogano nel fango e nelle ortiche le preziose vestigia dei nostri evoluti predecessori.

Questa mostruosità si staglia contro la veduta delle pendici della Calvana e infligge un colpo brutale a quel lembo di pianura che dovrebbe ospitare, secondo gli intenti tanto sbandierati dalla Regione, il Parco della Piana. Ma quale Parco assessore Conti! Lei sta dileggiando la popolazione di oltre un milione di persone che vive nell'area. Noi ci opporremo e invitiamo la cittadinanza pratese, ma anche di Calenzano, Sesto e Campi a resistere a questo scenario di devastazione inutile a cui è sottoposto il nostro territorio, l'ambiente naturale residuale e i beni archeologici, nonché alla copertura oleografica che lei vorrebbe dare a questi orrori.

Gruppo ecologista Municipio Verde- Prato

municipioverde@gmail.com

giovedì 4 giugno 2009

Etruschi. Sepolti da asfalto erbacce e ipocrisia.

Un articolo sicuramente encomiabile, trattandosi del periodo elettorale. Ma a ben guardare anche questa volta vi è contenuta una manipolazione. Si tende ancora una volta a discolpare i governi locali dalla Circoscrizione al Comune, dalla Provincia alla Regione, e ad attribuire tutte le responsabilità nell'ambito della Sovrintendenza ai Beni Archeologici. Seppure è vero che i responsabili degli scavi sono i primi nella graduatoria dei Terminators della città etrusca, è altrettanto vero (e visto che siamo a pochi giorni dal voto, è ancora più vero) che la politica locale, priva di un qualsiasi progetto sulla cultura, ha determinato attivamente lo stato attuale delle cose e l'insostituibile perdita di un prezioso e unico Bene della collettività. Inutile piangere per il fallimento del tavolo dell'Arci perchè è chiaro che esso nasceva su ambigue basi elettoralistiche e tendeva a dimostrare all'ultimo minuto l'innocenza delle amministrazioni locali, cercando di strappare improbabili promesse dal prossimo sindaco. Ma cosa potrà mai fare un sindaco che ha come sostenitrice di primo piano proprio Ambra Giorgi, colei che prima ha portato Gonfienti al rango dell'eccellenza regionale e poi l'ha lasciata in mano agli interessi immobiliaristici di Napolitano (Presidente di Interporto Spa) e all'ignoranza degli assessori in carica? Ancora una volta ci tocca sentire interventi parziali e privi di riferimenti cronologici sufficienti. Noi, ad esempio, che seguiamo la situazione da anni, non veniamo mai sentiti. Il motivo è che cantiamo una canzone che non si vuol sentire. Si intitola il Grande Bidone ed ha per protagonisti non gli etruschi ma l'Interporto.

MV

da il Tirreno del 04/06/09

LA VERGOGNA DI GONFIENTI

Una selva ricopre la città etrusca Da due anni il cantiere è fermo, compromessa l’area archeologica «Queste piante rovineranno anche gli scavi. Eppure c’è un vincolo di tutela dal 2006»


PRATO. Su un cartello sbiadito dal sole si legge a malapena la data degli ultimi lavori, che risalgono al 16 luglio del 2007. Poco più in là, oltre la recinzione di plastica, lo sguardo si ferma su ciò che resta dei 1.400 metri quadrati di domus etrusca rinvenuta oltre dieci anni fa. Dove ora è tutto un fiorire di sterpaglie ed erbacce. Perfino le pannocchie di mais hanno costruito la loro piantagione, approfittando dell’umidità della falda della Calvana. Benvenuti nell’area archeologica di Gonfienti, quella che nel 2007 era ancora visibile dal satellite nelle mappe di Google Earth.
Oggi l’accerchiano i capannoni dell’Interporto, che pochi giorni fa ha annunciato la volontà di mettere in sicurezza l’area con 46 telecamere e una recinzione di sbarramento lungo il perimetro dell’asse logistico. Ma siamo in terra di Etruschi, «quella su cui pende un vincolo di tutela dei beni culturali dal 2006», come fa notare il professor Giuseppe Centauro, uno dei massimi esperti di Gonfienti.
Eppure è impossibile non accorgersi dei lavori che, proprio alle spalle della città etrusca, si stanno consumando. Qui la mano dell’uomo è già intervenuta. E non per proteggere dalla forza di madre natura quel gioiello del passato su cui oggi proliferano piante di tutti i tipi (persino alberi da frutta, cardi e gramigna). Cabine e pali elettrici circondati da lastre di cemento spuntano qua e là, lasciando presagire le operazioni di messa in sicurezza a cui stanno lavorando i tecnici dell’Interporto.
Che ne sarà del progetto di parco archeologico? «Se ne parlava già in una delibera comunale del 2003», ricorda Centauro. Il docente di restauro architettonico all’università di Firenze, teme danni incalcolabili per il tesoro etrusco. «Intorno ai resti della gloriosa domus, prolifera una particolare specie di vegetazione, denominata ailanto, considerata un nemico mortale per le malte di calce. In poche parole, i muri a secco consolidati durante gli ultimi lavori della Soprintendenza, rischiano di spaccarsi». Fatica buttata via, insomma. E gli Etruschi si rivolterebbero dalla tomba se sapessero che la loro città si trova in balia delle intemperie.
«Questa vegetazione infestante - prosegue Centauro - ha la particolarità di crescere in altezza, rilasciando un enzima che la fa riprodurre continuamente». L’acqua piovana dello scorso inverno è stata nutrimento per questa fitta vegetazione. Tanto è vero che gli Etruschi si erano fatti per bene i propri calcoli, scegliendo di costruire il loro quartier generale ai piedi della Calvana, dove il terreno era più fertile.
«Ormai tutti i reperti archeologici, rinvenuti durante gli scavi - spiega Mauro Franceschini, campione di tante battaglie in difesa di Gonfienti - sono stati portati a Villa Niccolini». Ed è lui a gridare allo scandalo: «La Soprintendenza non si fa più vedere da queste parti dal 2007. Questo ormai non è più uno scavo archeologico, ma un cantiere abbandonato».
Tutto è fermo dal 2007, insomma. Recentemente, in occasione della presentazione della carta archeologica della Provincia, la Soprintendenza si era pronunciata su alcune ipotesi per Gonfienti, senza escludere un interramento degli scavi. Il futuro dell’area archeologica, visto in chiave di opportunità culturale e turistica, riecheggia nel programma di quasi tutti i candidati politici. Ma nelle condizioni attuali, il sogno di una città etrusca resa fruibile per il pubblico, sembra essere sempre più difficile da realizzare.
Maria Lardara

Naufragato anche il “tavolo”. Giorgi: «Sbloccare la situazione» I soldi ci sono, vanno spesi
PRATO. I ventimila euro ci sono già: sono quelli stanziati dall’Interporto per restituire una parvenza di dignità all’area archeologica. Ma le ruspe per ripulire la domus etrusca dall’insidioso manto di erbacce, non sono mai entrate in azione. Per non parlare della tettoia che dovrebbe proteggere il sito. E che non è stata mai costruita.
«Dalla Soprintendenza abbiamo trovato solo un muro di gomma», attacca Mauro Franceschini, riferendosi al tavolo di lavoro su Gonfienti al quale nei mesi scorsi hanno partecipato (oltre a lui stesso), anche Arci, Legambiente, Wwf, Italia Nostra, l’associazione Narnali Insieme e Cgil. «Quattro mesi di incontri non sono serviti a nulla: non si comprende - fa osservare Franceschini - perché ancora la Soprintendenza non abbia autorizzato l’intervento, se l’Interporto si è addossato la spesa delle operazioni, come ha dichiarato qualche giorno fa il presidente Napolitano». Stando ai fatti da lui riportati, nel febbraio scorso le associazioni ambientaliste sarebbero state ricevute dal sindaco Marco Romagnoli che, messo al corrente dello stato di degrado in cui versano gli scavi archeologici, si sarebbe a suo volta messo in contatto con Gabriella Poggesi, responsabile della Soprintendenza regionale per Gonfienti.
«Si vocifera - conclude Franceschini - che la dottoressa non sia riuscita a trovare l’archeologo cui affidare l’incarico, o per lo meno questa è stata la sua giustificazione. La mia idea è che 20mila euro non potrebbero bastare per bonificare tutta l’area archeologica».
A chiedere che la situazione venga al più presto sbloccata è anche Ambra Giorgi, presidente della commissione Cultura regionale e da poco anche dell’Amat (associazione musei archeologici della Toscana): «L’intervento di bonifica deve essere eseguito quanto prima: le risorse che sono disponibili vanno utilizzate per valorizzare il sito archeologico».
Ma. La.

mercoledì 22 aprile 2009

Archeambiente. Res horrenda relatu.

Leggendo gli articoli di stampa che danno notizia della pubblicazione di una Carta Archeologica della Provincia, veniamo investiti da una serie di irritanti vagheggiamenti, imprecisioni, coperture, disorientamenti e destabilizzazioni, volti a confondere le idee a chi negli ultimi anni ha cercato di seguire la tragica storia del sito etrusco di Gonfienti.
E se qualcuno è riuscito davvero a capire il percorso decennale che ha portato alla scoperta della città sul Bisenzio, fino alla sua definitiva sparizione, trova veramente insopportabile che nessuno, neppure i giornalisti, provi a mettere in fila i fatti senza perderne metà per la strada e che invece si dia credito alle dichiarazione di dipendenti del ministero dei beni culturali e delle amministrazioni locali, senza fare, o farsi mai una domanda che faccia riferimento a quanto è successo in passato e perchè e come si è giunti a un tale livello di degrado, incuria e di incredibile spreco di risorse.
Quando un articolista esperto e informato della storia del sito negato, lascia che una dichiarazione come quella che segue, passi come normale, senza una controdomanda, almeno un "perchè?", egli contribuisce senza pietà alla condanna a morte dell'archeologia pratese.
«L’esperienza di Gonfienti – dice Poggesi – ci ha insegnato ad agire con prudenza. Se negli anni ’80, alle prime scoperte, ci fosse stato uno strumento come la Carta, i progetti avrebbero potuto andare avanti anche allora, evitando ‘dolori’ inimmaginabili a tutti i livelli».
Una morte, fortemente e convintamente voluta dal funzionariato archeologico e dalle autorità locali di comune e provincia.
Noi, in compagnia di tanti uomini e donne innamorati della cultura, della storia e della nostra città, che hanno continuato per anni e anni a sacrificare il loro tempo libero, le loro energie e il loro denaro, per cercare di proteggere dall'oblio questo inestimabile tesoro ancora in gran parte nascosto fra il Bisenzio e la Calvana, non accetteremo che si possa dare ad intendere ai cittadini che bastava un censimento scritto dei luoghi delle presenze etrusche perchè andasse tutto diversamente.
Ma che vuol dire?
Ci viene il dubbio che le archeoburocrati implicate abbiano scansato Gonfienti perchè non vi erano pubblicazioni finanziate dalla Provincia, atte a dar loro la richiesta notorietà. O no?
A nome del Verde Municipio
Riccardo Buonaiuti

Archeoambiente. Ora basta.

Che vergogna. Oggi si legge sui giornali che la Provincia di Prato spende 80 mila Euro per la carta archeologica realizzata dalla Soprintendenza, e non riesce a trovare 20 mila euro per tagliare la sterpaglia che domina la città etrusca sul Bisenzio. Lo farà l’Interporto. Anche la cura dei reperti uscirà dal cappello magico dell’Interporto.
Insomma, si creano ancora servitù e intrecci, come se non bastassero quelli che finora sono stati creati, fra Interporto, Soprintendenza, Comune e Provincia.
La signora Poggesi, Ispettrice, che mai è stata vista alle nostre numerose proiezioni su Gonfienti muore e Gonfienti è morta, video determinanti per il dibattito in corso e che da mesi segnalano alla pubblica opinione l'attuale stato della città etrusca, addirittura contempla "sempre di più l'ipotesi di un "insabbiamento" della città etrusca per non dover rimettere mano ogni anno alla spesa di 20 mila euro di manutenzione dell'erba", quando è noto che associazioni competenti lo avrebbero fatto volontariamente.
So che recentemente, in un consesso archeologico internazionale a Bonn, e lo so perché leggo il tedesco, la signora Poggesi si fa vanto della città antica, parlando di tutt’altro che di sabbia da buttare sulla NOSTRA città.
Per questo dubbio uso che viene fatto di un bene collettivo, chiedo le dimissioni della Ispettrice con delega per il Territorio di Prato della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Gabriella Poggesi, ormai evidentemente incapace di gestire ciò a cui è preposta.
E’ l’ora di far sapere anche a Bonn cosa veramente succede a Prato.

Maila Ermini
Lista civica Per il Bene Comune

sabato 26 aprile 2008

Etruschi: Non tutte le strade portavano a Roma

Non è la prima volta che su questo blog parliamo di archeologia etrusca.

Siamo convinti che attraverso la scoperta, la ricerca e la tutela dei siti, in gran parte ancora sconosciuti ai più, possa scattare un processo di protezione e recupero di vaste aree naturali, urbane o non ancora urbanizzate, che verrebbero così protette dalla logica sviluppista e sottratte alla cementificazione della Toscana operata dal blocco politico economico PD-consorzi edili.
Purtroppo, questa possibilità di progetto e di resistenza ambientalista è ostacolata da una certa inerzia delle istituzioni preposte alla ricerca archeologica che tendono quanto mai a frenare il progresso delle ricerche sulla civiltà etrusca, vuoi per la mancanza di fondi per l'attività di scavo (le scoperte sono quasi sempre casuali e spesso vengono a costituire problemi e cozzano con opere di urbanizzazione), vuoi per una resistenza a mettere in discussione ciò che si reputa ormai acquisito e conosciuto su questo antico popolo.
Recentemente abbiamo diffuso la notizia di un trekking storico ambientale, organizzato da Gianfranco Bracci per i primi di luglio, da Pisa fino a Comacchio, passando per Prato.
L'idea di Bracci, sostenuta dall'Associazione culturale Camars, di Prato, è quella di percorrere, a piedi, in bike e in canoa, l'antico tracciato etrusco che scavalcava l'Appennino e portava al mare Adriatico.
La storia della scoperta di questo tracciato viario inizia nel '96, quando viene decisa la costruzione di un inceneritore a Casa del Lupo, a Sud est di Lucca. I lavori vengono poi interrotti per la presenza di strutture di bonifica di epoca romana e la zona viene dichiarata inedificabile. A maggio del 2004, l'attenzione degli studiosi cade su un mucchio di pietre scure, che sembra far parte di un muro. Le pietre si rivelano il lastricato di una strada larga sette metri,con i solchi delle ruote dei carri. Si continua a scavare per 200 metri. Sotto le pietre superiori, viene alla luce una massicciata etrusca del 550 a. C.. Presto ci si rende conto che quella di casa del Lupo è uno dei pochissimi esempi di grande strada extraurbana etrusca finora scoperti e il primo dell'Etruria nordoccidentale.
"La scoperta di Casa del Lupo" dice l'etruscologo Giulio Ciampoltrini, responsabile degli scavi, "è straordinaria e ci costringerà a rivedere la mappa del mondo etrusco."
Nel sito di Bracci, fotografo, scrittore e guida ambientale, si legge:
"Molto probabilmente la strada da Pisa procedeva verso Lucca e Prato (a Gonfienti, nei pressi della città laniera, è stata recentemente trovata una grande città etrusca) per valicare l’Appennino e recarsi a Marzabotto, Bologna e quindi a Spina, importantissimo porto da cui provenivano merci e manufatti orientali. In senso inverso viaggiavano invece, il ferro dell’Elba e le merci della Spagna e della Francia.
La strada era quindi una naturale appendice della rotte marine che univano il Nord Europa all’Oriente; una vera e propria scorciatoia.
Con la Roma imperiale le cose cambiarono notevolmente. Il potere diventò “monocentrico” con un centro di comando unico, rispetto alle Lucumonie etrusche che erano organizzate secondo una logica “policentrica”"

Proprio in coincidenza con questo evento storico naturalistico del trekking, collegato al sito di Gonfienti, il comitato pratese che lotta per la tutela e la valorizzazione della città etrusca sul Bisenzio, insieme e grazie al Teatro la Baracca di Maila Ermini, organizza uno spettacolo sotto le stelle a Poggio Castiglioni, la sera dell'8 luglio. Si tratta di un dramma di ambientazione etrusca e narra la storia di un sacerdote corrotto dal potere dei romani.
Dal nostro punto di vista, queste iniziative devono darci la spinta verso qualcosa di importante e duraturo anche per il progetto politico di cui abbiamo parlato e vorremmo che partisse sin da ora un processo simile a quello che ha portato alla tutela e valorizzazione della via Francigena proprio grazie all'impegno dei Verdi toscani.
Presto vi sapremo dire qualcosa di più, proprio su questo blog.

Municipio Verde


giovedì 10 aprile 2008

Etruschi: un sostegno dall'assessore Baronti.

Riceviamo dal Comitato per la Città Etrusca sul Bisenzio e dagli amici dell'associazone culturale Camars questo resoconto della serata di ieri a Viaccia.
MV

RESOCONTO DI UNA SERATA ALL’INSEGNA DELL’ARCHEOLOGIA PRATESE
Gli Etruschi a Prato: un motore per lo sviluppo della città

A Viaccia, in un’affollata sala parrocchiale, alla presenza di una nutrita rappresentanza di comitati cittadini ed associazioni pratesi, si è svolta per iniziativa del gruppo culturale di Viaccia, la conferenza di Giuseppe Centauro per la presentazione degli studi archeologici recentemente pubblicati dall’Associazione Camars, in collaborazione con il gruppo Narnalinsieme e con il contributo finanziario della Provincia di Prato.
Il prof. Giuseppe Centauro, in qualità di curatore della pubblicazione, dopo la presentazione del libro “Presenze Etrusche in Calvana. Siti e necropoli”, ha illustrato quelle che sono le straordinarie risorse archeologiche del territorio pratese e le nuove tematiche di ricerca che si stanno attualmente perseguendo in una chiave di valutazione delle prospettive future di sviluppo e valorizzazione del territorio che hanno avuto come esito lo svolgimento di un dibattito intenso e molto proficuo sul piano delle proposte.
L’Ass. all’Urbanistica della Provincia di Prato, Nadia Baronti, ha ribadito la centralità dell’argomento in relazione alle future politiche territoriali di pianificazione e l’intenzione di sostenere le ricerche promosse dalle associazioni. E per citare solo alcuni dei numerosi interventi della serata: Oliviero Giorgi (presidente di Narnalinsieme) ha informato l’uditorio della proposta, da lui stesso già avanzata in mattinata al convegno sui destini dell’area ex Banci (masterplan Urban), di creare all’interno del costituendo Parco urbano dell’Expò di Prato sulla declassata una struttura museale permanente dedicata alle presenze etrusche sul nostro territorio, ricordando anche l’iniziativa parlamentare del 2006, da reiterare nella prossima legislatura, al fine di promuovere una legge speciale per costituire e finanziare, nel segno di Camars, un archeo-parco dei Monti della Calvana e di Gonfienti da far crescere intorno alla “Via etrusca dei due mari”.
Con la solita vis dialettica Fulvio Silvestrini (Ass. La Bottega d’arte comune di Iolo) ha ribadito invece la necessità di dare sempre più spazio alla conoscenza diffusa come condizione di condivisione per una diversa politica territoriale che nasca dal basso, fuori dai partiti, nonché di rilanciare prontamente la proposta di Centauro (v. intervista Tirreno del 6 aprile) di organizzare un Convegno internazionale sulle presenze etrusche a nord dell’Arno.
Francesco Fedi (portavoce del Comitato Città Etrusca sul Bisenzio) ha anticipato i contenuti del progetto culturale della prossima estate, nato per mettere in scena a poggio Castiglioni una rappresentazione teatrale ispirata al mondo etrusco in concomitanza con la tappa pratese della grande escursione transappenninica che si farà in luglio da Spina (Adriatico) a Pisa (Tirreno), inaugurando così la “Via etrusca dei due mari”, tuttavia premettendo che di queste eccellenti iniziative verrà data puntuale informazione in una grande conferenza stampa che si terrà più avanti, entro il corrente mese.
Ancora tra i presenti in sala, oltre al presidente dell’Ass. Camars, Roberto Tazioli, anche altri autori dei testi pubblicati, in particolare, Silvio G. Biagini e Marisa Perazzoli, artefici delle segnalazioni dei ritrovamenti di Gonfienti e della necropoli della Lastruccia in Calvana.
Tutti i presenti hanno ribadito concordemente che non saranno ammessi ulteriori scippi delle risorse archeologiche pratesi a cominciare dalla costituzione in loco, con riferimento agli scavi di Gonfienti, di un antiquarium in grado di ospitare tutti gli straordinari reperti venuti alla luce nell’insediamento etrusco sulle rive del Bisenzio, contestualizzandoli in modo univoco al sito originario che li ha generati.

giovedì 3 aprile 2008

Incontro. Presenze etrusche in Calvana

Promuoviamo questo interessante incontro organizzato dagli amici di Narnalinsieme, di cui abbiamo già dato sintetica notizia nei giorni scorsi.

MV


Presenze etrusche in …. Calvana: quali prospettive di sviluppo e valorizzazione?

Per rispondere a questa domanda Viaccia Insieme e la Circoscrizione Prato Ovest hanno organizzato un incontro, per mercoledì 9 Aprile alle ore 21,15 nella sala parrocchiale di Viaccia di Via Aspromonte 24, al quale parteciperanno Nadia Baronti, Assessore alle “Politiche del territorio e Valorizzazione delle risorse naturali ed aree protette” della Provincia di Prato, il Prof. Giuseppe Centauro, dell’Associazione CAMARS ed Oliviero Giorgi, presidente dell’Associazione culturale NARNALINSIEME.
Questa serata sarà l’occasione per illustrare, da parte di CAMARS e di NARNALINSIEME, il progetto di salvaguardia e valorizzazione dei siti etruschi denominati della “Lastruccia”(in Calvana, appunto) che le due Associazioni hanno presentato alla Provincia di Prato.
Più in particolare, Camars e Narnalinsieme si sono a suo tempo inserite in un bando di gara pubblicato dalla Provincia, con la richiesta di poter salvaguardare i cinque tumuli della Lastruccia, creando anche un’apposita cartellonistica con le indicazioni di dove si trova e cosa si può vedere in questo sito archeologico, riconosciuto come tale dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Toscana.
Il finanziamento della Provincia, oltre a riguardare la messa in sicurezza dei manufatti architettonici e l’apposita creazione dei cartelli informativi (che saranno presentati in anteprima nel corso della sera di mercoledì 9 aprile), ha consentito anche la pubblicazione di un libro, “Presenze etrusche in Calvana: siti e necropoli”, le cui foto ed illustrazioni più significative saranno video-proiettate nel corso dell’evento.
L’ingresso è libero ed aperto a chiunque lo desideri.

Etruschi. Quale futuro per Gonfienti?

Continuiamo a proporvi i contributi che ci arrivano sulla questione dell'archeologia etrusca in provincia di Prato.
Quello che segue è l'intervento del prof. Giuseppe Centauro, da lui inviato alla tavola rotonda dello scorso 29 Marzo, organizzata dall'Arci.
MV

Quale futuro per la città etrusca di Gonfienti?

Oggi proprio non posso partecipare al simposio, e sinceramente mi dispiace soprattutto per gli organizzatori, l’Arci - Comitato di Prato e il Circolo ricreativo “Costa Azzurra” che tanto si sono prodigati per realizzare questa tavola rotonda. Debbo però dire a loro conforto, o sconforto secondo i punti di vista, che non ho ormai più parole da spendere per il sito di Gonfienti che non siano state già dette, né tanto meno proposte che non siano già state avanzate.

A tale proposito voglio qui, in rapida sintesi, ricordare:
- nel 2003, la proposta per un Parco Archeologico e Paesaggistico di Gonfienti fu elegantemente bocciata dall’allora Soprintendente ai Beni Archeologici, dott. Angelo Bottini perché ritenuta prematura prima di una qualsiasi declatoria di vincolo da parte dello Stato, rammento che già da quattro anni la SAT scavava con i denari della società interporto e che tale il vincolo verrà posto solo tre anni più tardi!;
- nel 2004, conosciute le risultanze positive delle indagini geo-fisiche preliminari, queste ultime pagate dagli Enti territoriali per dare un perimetro all’antico insediamento, si chiese, con esiti negativi, l’avvio di una campagna di scavi oltre i confini dell’interporto;
- nel 2005, con l’autorevole supporto di Artwatch International e del suo presidente, il compianto prof. James Beck, ottenendo un analogo diniego, fu sostenuta l’applicazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio con l’immediata messa in tutela del paesaggio storico-antropico della Città degli Etruschi sul Bisenzio minacciata dall’eccessiva invadenza delle infrastrutture ormai approdate alla fase esecutiva in proiezione urbanistica. Ricordo che per la rilevanza del caso e l’importanza archeologica del sito ne scrissero persino testate prestigiose quali il Sunday Times, il Daily Telegraph, The Economist e ci fu l’interessamento straordinario della stessa BBC che chiese di registrare uno speciale televisivo per la trasmissione “Blue Peter”, che poi sarebbe una sorta di Quark inglese, storico programma attivo fin dal 1957;
- ed ancora, nel 2005, fu ricusata l’idea avanzata da più parti di accelerare la messa in sicurezza idraulica della prima area archeologica ritrovata per poter far fruire al pubblico, in modo non saltuario ed episodico, lo scavo dell’eccezionale “casa a corte” d’epoca arcaica;
- nel 2006, tornò prontamente al mittente la raccolta di firme inviata al Sindaco di Prato da parte di molte associazioni culturali pratese, nonché dal neonato Comitato Città Etrusca sul Bisenzio e da oltre 250 cittadini che autonomamente chiedevano la ripresa degli scavi e la pronta realizzazione in situ dell’antiquarium, una struttura promessa da farsi in una porzione di villa Niccolini, nonché l’istituzione di un comitato super partes di esperti internazionali a garanzia della valorizzazione della risorsa archeologica e per promuovere una conoscenza diffusa di quanto fosse stato fino a quel momento ritrovato negli scavi, attuando una forma originale di democrazia attiva applicata ai beni culturali;
- sul finire del 2006, analoga sorte è toccata anche all’appello per salvare dall’obliterazione il cosiddetto “decumano etrusco”, reperto documentario fondamentale per capire l’origine dell’insediamento e la sua relazione territoriale nella piana; brucia ricordare che la sorte di questo grandioso “reperto archeologico” sia stata segnata dopo appena venti giorni dal Convegno “Dalle Emergenze alle Eccellenze”, promosso dalla V° Commissione consiliare della Regione Toscana e sul quale si erano fondate le speranze di rilancio per la salvaguardia del nostro patrimonio;
- come se non bastasse, nel corso del 2007, dopo pochi mesi di “bonifica archeologica” dei terreni edificabili si registra - è bene oggi ricordarlo -, quale amarissimo epilogo dell’intera vicenda, la conclusiva approvazione istituzionale dell’ampliamento dell’interporto, ora legittimamente ammesso ad occupare aree conclamate da un punto di vista della rilevanza archeologica, ma evidentemente non difendibili dalla miopia dell’uomo.
Semmai questa tavola rotonda che, il caso vuole che cada nel bel mezzo della settimana della cultura, appare ancor più beffarda di quanto si potesse solo immaginare, specie se riflettiamo sul fatto che della grande “emergenza archeologica” di Gonfienti restano, al momento, solo tracce nella rassegna stampa delle cronache cittadine o nella patinata brochure della Società Interporto.
Di occasioni di confronto, quando era opportuno e necessario farle, non c’è ne sono state; tanto meno sui temi scientifici e sugli aspetti culturali o storici primari sollevati da tale scoperta.
Parlare di futuro per il sito etrusco, dopo tutto quelle che è successo, è in tutta onestà molto difficile, parlarne adesso sembra poi un oscuro deja vù, o piuttosto un leit motive da notte dei morti viventi.
Dopo il nuovo stop agli scavi, dopo lo stop dei finanziamenti regionali, dirottati su altri siti archeologici, e soprattutto, dopo aver sacrificato una straordinaria verità archeologica come questa, da sola in grado di farci rivivere l’epopea di una grande civiltà che sta alle origini stesse del nostra storia, è un’offesa al buon senso parlare per Gonfienti di magnifiche e progressive sorti. Direi che oggi sarebbe invece opportuno dire basta alle ipocrisie, troppe ne abbiamo sentite e viste, d’altronde gli ingombranti “quattro sassi”, evocati nelle stanze, hanno già lasciato il posto al piazzale di manovra per Tir di passaggio e allo scalo merci, che altro si vuole aggiungere?
Certo nessuno saprà mai dare una spiegazione a tutto questo, salvo negando l’evidenza, anche se in futuro molti chiederanno lo stesso le ragioni di tutto questo. Non si potrà mai coprire del tutto la più grande avventura archeologica del nostro tempo, anche se dissolta nel pantano dell’interporto! Senza aver svolto un vero confronto sul piano tecnico, solo affermando - dopo avere bruciato 2 milioni di euro in indagini preliminari e saggi di scavo - che non si è potuto preservare un acciottolato stradale dalle acque meteoriche, oppure di mettere in sicurezza idraulica muri a cassaforma di fondazioni di case, interrati da oltre 2500 anni, sarà davvero difficile continuare a sostenere un tal genere di argomentazioni; come conservatore e restauratore trovo addirittura puerile che si sia dovuto escogitare motivazioni di questo tipo per giustificare scelte di altra natura, specie di fronte ad una realtà archeologica come questa, di questa importanza.
Allora non ci resta che chiedersi: dove sono finiti i tesori ritrovati nel 2003, tipo la bellissima kylix di Douris, che da sola, visto il luogo dove è stata trovata, quindi la sua inconfutabile contestualizzazione, vale non meno di 5/6 milioni di euro e che da sola avrebbe esaltato qualsiasi museo, di certo l’antiquarium della città etrusca o il nuovo museo civico di Prato?
Mi domando, se non c’è più spazio per questa realtà storica, come potrà esserci per essa un futuro?
Per questo meglio tacere e togliere il disturbo dopo l’osceno preambolo al quale abbiamo assistito nei mesi trascorsi e non essere parte in causa sia pure involontaria e a posteriori di un misfatto di questo genere … a meno che, da subito, non si cambi davvero tutto e si cominci a parlare di risorse culturali, di ambiente, di territorio come bene paesaggistico da salvaguardare e tutelare per costruire un domani diverso, sostenibile e fertile di prospettive.

Prato, 29/03/2008 Prof. Arch. Giuseppe Centauro

lunedì 31 marzo 2008

Etruschi. L'ignoranza ha vinto sulla cultura

Riceviamo, e pubblichiamo con piacere, la lettera di Claudio Pofferi, dell'Associazione Culturale Camars.

MV

A seguito di quanto riportato il 29 ed il 30 marzo riguardo alla tavola rotonda sul futuro della città etrusca di Gonfienti ed all’invito rivolto a precisare quanto lì emerso vorrei aggiungere alcune cose che ritengo possono essere utili per un necessario dibattito sullo sviluppo dell’azione dei singoli, del comitato, delle organizzazioni politiche e delle associazioni riguardo alla Città Etrusca sul Bisenzio.
Il problema di Gonfienti, come ho detto nell’occasione della tavola rotonda, va diviso, per fare un’analisi accurata e per dare risposte coerenti, in tre aspetti che riguardano tre situazioni diverse:
1) La prima riguarda la realtà riconosciuta e sottoposta a vincolo archeologico.
Non è stata cosa semplice, ed è stata una conquista graduale fatta passo dopo passo, dovuta ai singoli ed alle associazioni, riuscire a portare l’area protetta e vincolata dai due ettari e mezzo riconosciuti, ed anche qui non ufficialmente, nel 2000, ai trenta ettari attuali. Nel mezzo mancanze burocratiche, lentezze, ritardi nell’ufficializzazione del vincolo.
Dai “quattro sassi” al riconoscimento di una delle più importanti scoperte nel campo dell’etruscologia.
Questo è un punto acquisito da difendere, una vittoria della cultura sulla quale si deve lavorare. Da qui scavi (che per ora hanno coperto meno di un centesimo dell’area protetta) per portare alla luce le strade già identificate, le serie di edifici vicino alla domus che per ora sono sotto terra, ma già riconoscibili tramite le ricognizioni.
In sintesi per quest’area: campagne intensive di scavi, parco archeologico, valorizzazione e fruizione pubblica dei risultati come prevede la legge, compresa la musealizzazione dei reperti.
2) L’altra realtà è l’area ricoperta dove insisteranno le opere infrastrutturali ed i binari dell’Interporto.
Qui avevamo strutture murarie della città etrusca, il “decumano”, un importante insediamento dell’età del Bronzo come riconosciuto dalla stessa Soprintendenza.
Come sarebbe stato bello, anche a scopi didattici poter far vedere, in continuità spaziale e temporale, l’area dell’età del Bronzo, la città etrusca e la Villa Romana, anch’essa vincolata, l’una vicino all’altra.
Ma tant’è, si è preferito, da parte della cosiddetta “classe dirigente”, nelle sue articolazioni politiche, amministrative, e degli enti partecipati, seppellire ed allontanare dalla nostra conoscenza parte della città e ciò che veniva prima di essa con una operazione che si può solo definire “folle e barbara” dove la protervia economicista e l’ignoranza ha vinto sulla cultura. Ciò segna e segnerà sempre un solco profondo fra chi ha fatto certe scelte e chi le ha avversate.
Qui la cultura, la storia, una visione della vita non solo ricondotta a scambio di merce ha perso.
3) L’altra realtà è quella del futuro e possibile ampliamento del medesimo Interporto nell’area di Campi Bisenzio. Siamo anche qui a poche decine di metri dalla domus, dalla città etrusca, dal decumano.
Qui si gioca un’altra partita importante che dovrà avere esiti ben diversi dalla precedente, e ciò dipende da tutti noi.
Sono già iniziate qui, a detta del presidente dell’Interporto Napolitano, i saggi di indagine per consentire o meno la costruzioni di capannoni.
Questi saggi di indagini, che a mio avviso dovranno coprire tutta l’area prevista per l’ampliamento e non solo zone parziali, dovranno essere non patrimonio di pochi, ma resi pubblici e sottoposti al controllo ed al vaglio di studiosi, anche di altre nazioni, che siano assolutamente indipendenti. Non si può rischiare che vi siano dubbi sui comportamenti dei singoli.
Il bene archeologico è un bene tutelato dalla nostra Costituzione, pubblico, come lo definisce la medesima Costituzione e la legge, e come tale deve essere trattato, senza particolarismi corporativi e senza possibilità di baratto privato.
Se vi sono rilevanze archeologiche nell’area del previsto futuro ampliamento si metta tutta l’area, complessivamente, a tutela, la si raccordi con l’area già vincolata. Non si permetta l’edificazione come si è già fatto nella zona precedente.

Claudio Pofferi

domenica 30 marzo 2008

Message in the bottle. Etruschi extracomunitari.

Il messaggio nella bottiglia di questa settimana riguarda gli etruschi a Prato e ci arriva in forma anonima da un nostro lettore.
mv


Gli Etruschi a Prato: solo extracomunitari!

Ecco il perché gli Etruschi non avranno mai ragione di cittadinanza in città.
Loro sono un corpo estraneo per una città nata intorno all’Anno 1000, che niente vuole avere a che fare con la sua storia antecedente, neanche con i conquistatori Romani e con quelli schierati dalla parte dei vincitori. Figuriamoci con gli Etruschi, gente venuta dai mari d’Oriente, extracomunitari quindi! Che poi, diciamola tutta, avranno avuto le loro colpe se sono stati vinti, scomparendo miseramente senza gloria né onori. Ergo, meglio stare alla larga da certe frequentazioni!
I pratesi vogliono passeggiare in Giolica o a Filettole serenamente, senza chiedersi se sotto i loro piedi ci sono tracce di antiche civiltà, magari sepolture, tumuli di pietra, muraglie ed ancora muraglie, per carità! A chi giova tutto questo! Perché dovremmo ricercare le tracce di antichi popoli, di genti mai sentite nominare prima da queste parti?
La città etrusca di Gonfienti poi, se esiste davvero come tale, in fondo cos’è? Ancora una volta: un reticolo di muriccie con qualche canale di drenaggio. Bravi architetti e bravi ingegneri questi etruschi d’accordo, ma poi? Anche bravi artisti? No, o peggio, filosofi, pensatori, umanisti? Questo poi è stato detto dei greci mica degli etruschi!
Non facciamo confusione e non confondiamoci, pensiamo alla crisi del tessile piuttosto! Cosa ci importa della bronzistica antica, e semmai se ritrovassimo altri pezzi come l’Offerente sarebbe meglio venderli subito all’estero, farne profitto di queste anticaglie, perché con questi oggetti è sempre meglio ricavarci nuova pecunia prima che il mercato cambi idea.
L’ interporto etrusco è una bella idea per il marketing commerciale, ma fermiamoci qui per cortesia!
Il museo da fare è meglio che sia solo un grande show room per gli stranieri di passaggio, magari da visitare prima di portarli in fabbrica, e quindi è meglio, se proprio lo dobbiamo fare, costruirlo dove ci fa più comodo tra le ville ed i residence turistici, perché dal Sacco di Prato in poi gli affari che interessano ai pratesi sono solo quelli che aumentano il capitale, bando a far bella la città, alla cultura del luogo e baggianate del genere. In fondo l’idea che altro possa sostituirsi a tutto questo principio non esiste proprio, non vi pare?

DNA

Etruschi. Che la politica confermi gli impegni presi

Riceviamo queste precisazioni riguardo agli esiti della tavola rotonda sugli Etruschi che si è svolta ieri al circolo Costa Azzurra. Ovviamente la nostra relazione non poteva che essere una sintesi. Chiunque voglia aggiungere qualcosa o precisare il suo intervento è ovviamente invitato a scriverci.
R.B.
per Municipio VerdeL'intervento di Francesco Fedi

A seguito di quanto riportato da Municipio Verde, vorrei aggiungere alcune precisazioni, circa gli slanci compiuti da qualcuno fra i convenuti sui quali sarà assolutamente importante inserirsi.
1) Innanzitutto la Presidente Berti, circa la valorizzazione del sito, ha espresso il concetto del "partire con il piccolo", ovvero con interventi, (e qui voglio intendere anche iniziative) fattibili nell'immediato. Nella fattispecie il riferimento è sembrato essere soprattutto legato alla necessità di mettere in siurezza il sito e renderlo più presentabile, ma al di là di ciò, è forse il concetto che fa più ben sperare, visto che una piccola proposta, con riflessi di valorizzazione del territorio etrusco esiste già! Sotto tale aspetto, possiamo infatti dire che i vari comitati e le associazioni, che si sono uniti nel richiedere il patrocinio per la rappresentazione dello spettacolo "Laris Pulenas", nel luglio prossimo a Poggio Castiglioni, in proposito abbiano anticipato la Circoscrizione Est.
Se ci pensiamo bene, la richiesta che sta sul tavolo della Circoscrizione, come pure di altri assessorati coinvolti, si dimostra assai modesta rispetto alle opere da subito necessarie!...
Per questa, infatti, essendo fondamentalòmente a costo zero, (dunque non ci si potrà trincerare dietro il "vorrei/mi piacerebbe ma non ci sono risorse"...) tenuto conto delle affermazioni di stamani, come si potrà tirare indietro?
E'immediato che la rappresentazione di "Laris Pulenas", avvenendo su Poggio Castiglioni, richiamerà l'attenzione sul problema della fruibilità della città Etrusca, visto che non ci si potrà non chiedere il perchè questa non sia potuta avvenire a Gonfienti.
Tra l'altro, proprio in quel momento la stessa Gonfienti potrebbe essere interessata dalla consueta rassegna estiva de "Le Notti dell'Archeologia", o dalle immanncabili polemiche per la sua esclusione all'intreno di questa.
Detto questo, se per luglio Gonfienti non sarà "aperta", abbiamo l'obbligo di credere che si siano creati i presupposti per esserlo almeno metaforicamente.
Tengo a precisare che non voglio illudermi, ma crederci ( ...e soprattutto continuare a lavorarci...).
2) Il presidente Napolitano ha vavanzato l'ipotesi di un coinvolgimento del comitato e di Camars nelle valutazioni sui saggi attualmenti in corso nell'ulteriore zona di ampliamento nel territorio di Campi Bisenzio. Giustamente, il Dott. Pofferi ha chiarito che l'importanza non sta nella parteciapzione del comitato, che non può assolutamente essere competetente (vedi partecipazione su urbanistica secondo Martini..), bensì che il tutto avvenga in estrema trasparenza e che i risultati dei saggi siano sottoposti a serie ed attente valutazioni, soprattutto ricorrendoli alle valutazioni di etruscologi di fama internazionale.
In coda, Napolitano ha anche detto che presto Interporto sarà una società in attivo e che, non potendo per legge redistribuire utlili, potrà finanziare la realizzazione del Parco Archeologico:
questa il Comitato se la lega stretta al dito!
3) Il presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale, Ambra Giorgi, a fronte della richesta di un impegno programmatico sul punto della realizzazione del Parco Archeologico, ha risposto che quando ci sarà un progetto si penserà a come finanziarlo: se anche su questo punto non sarò l'unico pazzo a volerci credere, il comitato si metterà al lavoro per consegnare a chi di dovere tutto l'occorrente per passare finalmente dalle parole ai fatti!
4) Un'ultima, ma forse ancor più importante punto da annotare, è il richiamo che ho voluto fare all'importanza della tutela dei beni comuni e quello che essi siano.
Ho voluto cogliere l'occasione per ricordare a tutti che quando si interviene su vaste aree di territorio, si interviene su un bene di tutti e per questo, necessariamente, la politica deve preoccuparsi di riscuotere il più vasto consenso, oltre raccogliere ed incamerare i sentimenti della cittadinanza.
A riguardo, ho ricordato come la cittadina continuamente attribuisca spontaneamente valori importanti a luoghi, edifici o strutture, e che questi valori siano solo tardivamente recepiti dagli strumenti di tutela del bene.
Riportando l'esempio di Piazza Mercatale o dell'Ex-Banci, ho spiegato quanto sia fastidioso, discutere sui limiti o sulla sussistenza o meno di un vincolo monumentale, quando si è a conoscenza che il vero vincolo di cui che decide dovrebbe tener conto è dovrebe essere quello imposto dal sentimento popolare.
Ho spiegato che non credo che ai comitati, interessi fare l'anti o l'altra-politica, ma interessa che la politica faccia la politica, e che se questa debba spendersi per tutelare gli interessi dei cittadini tutti e non solo di qualcuno in particolare.
Francamente, è un mio desiderio profondo che la politica sia "La Casta", purchè la casta sia una casta di nobili, ma soprattutto di nobili in fatto di intenti.

Francesco Fedi - Comitato Città Etrusca sul Bisenzio

sabato 29 marzo 2008

Etruschi bene comune. Ancora vivo l'interesse per la città sul Bisenzio.

Come avevamo annunciato, stamane si è svolta la tavola rotonda organizzata da Arci Turismo in occasione dei 100 anni di vita del Circolo Costa Azzurra, avente per argomento il futuro della città etrusca di Gonfienti.
Il sito archeologico, ormai noto in Toscana perchè in più di un'occasione ne è stata proclamata l'eccellenza regionale, si trova nella stessa area in cui si è deciso, di costruire e poi di estendere le strutture dell'Interporto.
Forse gli organizzatori non si aspettavano di riempire la sala in un periodo, com'è l'attuale, di vacche magre per chi cerca di coinvolgere i cittadini su argomenti di politica culturale. Invece la questione etrusca sembra ancora in grado di interessare i pratesi che già più di un anno fa si erano dati appuntamento in piazza Duomo per una manifestazione-presidio di grandi proporzioni.

La presentazione dei relatori: da dx a sx, Claudio Pofferi (Ass. Camars), Francesco Fedi (Comitato Città Etrusca sul Bisenzio), Osvaldo Coppini (Legambiente), Ambra Giorgi (Pres. Commissione Cultura del Consiglio Regionale della Toscana), Fabio Barni (Il Tirreno)

I relatori al tavolo erano i rappresentanti delle istituzioni coinvolte ( la circoscrizione, il comune e la provincia), il Presidente della società Interporto della Toscana, dottor Napolitano, e alcuni rappresentanti delle associazioni in difesa del sito.


L'intervento di Ambra Giorgi. Alla sx del moderatore, il presidente della Società Interporto Napolitano

La presidente della Commissione Cultura della Regione, Ambra Giorgi, si è subito detta ancora disponibile a contribuire alla realizzazione del Parco Archeologico annunciato due anni fa, (nel frattempo si è permessa la copertura di diversi ettari dello stesso).
La presidente della circoscrizione Est si è impegnata a guidare una campagna di bonifica e di messa in sicurezza dell'area degli scavi e di quella circostante.
L'assessore Mazzoni, che gestisce i fondi della cultura per il Comune, è sempre impegnato sulla questione museo. Dove raccogliere i reperti (che intanto non sappiamo neppure dove sono)? Realizzare un nuovo antiquarium o portare tutto ad Artimino? Soldi non ne abbiamo perchè assorbono tutto o quasi il Metastasio e il Centro per l'Arte Contemporanea.
L'assessore al Turismo della Provincia ci ha assicurati che se si potesse puntare sul turismo archeologico sarebbe il primo a tuffarsi nell'avventura, che purtroppo attualmente è un irrealizzabile investimento.
Napolitano ha messo in chiaro che la società Interporto ha fatto tutto quello che le leggi prevedono e che ha cospicuamente contribuito alle spese per lo scavo e la ricerca. Sulle polemiche sollevate dai comitati ha lasciato la parola alla Soprintendente che però, come sempre, non era presente per partecipare al dibattito.
Per farla breve, niente di nuovo dal fronte orientale. Niente è cambiato, si è disposti a conversare amabilmente sull'argomento, dimostrando grande attaccamento alle nostre radici storiche ma niente più.
Non si parla mai di scelte politiche generali, di opportunità di riconversione economica del distretto, di rivitalizzazione della Cultura, intesa come processo di identificazione e conoscenza. Non si è parlato altro che di difficoltà tecniche e di raccordo fra le istituzioni e si badi bene che tutte le istituzioni coinvolte sono in mano allo stesso partito.
Per fortuna si è sentito anche altro.
Il Comitato ha parlato per bocca del suo coordinatore, Francesco Fedi che per la prima volta è stato chiamato a confrontarsi direttamente con le istituzioni. -Certo che se questo confronto si fosse svolto un anno fa, ha detto Fedi, ci sarebbe stata ancora la possibilità di discutere del futuro di quei significativi resti urbani, oggi tombati sotto un bello strato di asfalto o in procinto di esserlo.-
Con il suo intervento, il rappresentante del comitato ha posto l'attenzione sul valore politico e sociale dei sentimenti dei cittadini e del loro legame con la storia e la cultura della nostra città.
-Non vogliamo sostituirci alle soprintendenze, agli studiosi, agli assessori, vogliamo capire perchè si debba mai distruggere ciò che sta a cuore alla gente-.
Claudio Pofferi, studioso dell'Associazione Culturale Camars, ha tracciato la storia della scoperta e le fasi della messa in tutela dei terreni interessati dai resti di strutture urbane e abitative del mondo preromano. Con la definizione di "barbara e folle operazione" ha denunciato la copertura del cosiddetto "decumano etrusco", avvenuta nonostante i continui e diperati tentativi di salvarlo da parte delle associazioni e di molte voci della cultura.
Scetticismo riguardo alla possibilità di far convivere Interporto e Parco Archeologico è venuto dal rappresentante della Lega Ambiente, Osvaldo Coppini, il quale ha citato un altro caso di grave attacco all'ambiente e alla cultura, quello del Parco delle Cascine di Tavola in cui si è permesso la realizzazione di molti appartamenti.
Anche dal pubblico si sono fatti sentire gli interventi e, sebbene il WWF non fosse stato invitato con un proprio relatore, Carlo Magni ha fatto sentire la presenza convinta dell'associazione e il suo desiderio di continuare a coniugare la difesa dell'ambiente con quella dei beni culturali. Magni ha esortato la classe politica a non fare meri calcoli economici ma a restituire alla gente la possibilità di identificarsi in un sogno collettivo e coinvolgente.
Era fra il pubblico anche Daniela Morra, candidata della Sinistra, L'Arcobaleno alle prossime politiche, che ha dato un taglio decisamente più forte al dibattito sulla questione dell'Interporto. -Un'infrastruttura discutibile che da anni succhia soldi pubblici senza restituire un beneficio di riduzione dell'inquinamento del traffico su gomma , e che anzi lo attrae, funzionando tutt'ora come un parcheggio per Tir, di gigantesche proporzioni-.
Dal mondo della cultura si è levata la voce di Maila Ermini, regista e attrice, nonchè produttrice dei suoi spettacoli dal contenuto politico, la quale ha annunciato un progetto per la prossima estate. All'inizio di Luglio, forse a Poggio Castiglioni, luogo simbolo dell'areale etrusco che domina perfettamente l'abitato della pianura lungo il Bisenzio, verrà messo in scena per la prima volta il dramma Laris Pulenas, la storia di un sacerdote, vittima e artefice di un sistema politico corrotto imposto dai dominatori Romani.
Pierantonio Gualtieri, presidente dell'associazione Amici degli Etruschi, ha incalzato gli amministratori a spiegare perchè l'Interporto non possa venire spostato al Macrolotto uno o al Macrolotto due, cioè nelle zone industriali della città e perchè non si sia fatta questa operazione quando è venuto alla luce l'abitato etrusco.
-Non possiamo fidarci di chi sta consentendo la distruzione della più grande tomba etrusca della Toscana settentrionale- ha detto Leonardo Pampaloni, maestro di scuola - Il sito della Montagnola, a Sesto Fiorentino, è stato massacrato per permettere la costruzione della Tav-

Sì, niente di nuovo da parte delle amministrazioni e neppure è cambiata l'arroganza corporativa della Sovrintentenza ai Beni Archeologici. Ma se i cittadini, associati e singoli, lo vorranno, forse potrà riprendere il dibattito sui destini dell'archeologia pratese che era ormai soffocato, come il decumano, sotto un cospicuo strato di asfalto.
Spetta anche ad Arci, che ha rimesso in gioco la partecipazione dei cittadini, a proseguire su questa strada, senza fermarsi all'inizio del percorso.
Chissà che non possa fare qualcosa di importante per convincere il Partito Unico che governa la regione a dare importanza a quel Bene Comune, imprescindibile per l'uomo contemporaneo, che è la conoscenza.

Municipio Verde

martedì 18 marzo 2008

Incontri. Sabato 29 marzo. Quale futuro per la città etrusca di Gonfienti?

Circolo ricreativo “Costa Azzurra” La Macine
via Firenze 253 - Prato

SABATO 29 MARZO 2008 - ore 10.00
QUALE FUTURO PER LA CITTÀ ETRUSCA DI GONFIENTI?
TAVOLA ROTONDA


Intervengono: AMBRA GIORGI, Presidente V Commissione Consiglio Regionale della Toscana; ROBERTO ROSATI, Assessore al Turismo Provincia di Prato; ANDREA MAZZONI, Assessore alla Cultura Comune di Prato; ANNA MARIA BERTI, Presidente Circoscrizione Prato Est; ANTONIO NAPOLITANO, Presidente Società Interporto della Toscana Centrale; GIUSEPPE CENTAURO, Università di Firenze; CLAUDIO POFFERI, Associazione Camars; OSVALDO COPPINI, Legambiente Prato; RICCARDO BONAIUTI, Comitato per la Città Etrusca di Gonfienti.
Introduce e modera: FABIO BARNI, giornalista

martedì 11 marzo 2008

Città etrusca. Difficile ma non impossibile.

Interviene il coordinatore del Comitato cittadino per la difesa del sito etrusco di Gonfienti, a seguito della lettera di Andrea Abati e di altri sull'iniziativa "Il fascino di una scoperta"
MV

Leggo con il solito interesse, ma anche la tristezza di sempre, le riflessioni degli amici Abati, Bianchi, Ciolini e del Comitato Nazionale per il Paesaggio, pubblicate sul quotidiano Il Tirreno del 10 Marzo scorso. La loro delusione per quello che si è dimostrato essere l’iniziativa "Gli Etruschi: Il fascino della scoperta", non può però non rientrare in un clima più ampio di delusione e sfiducia per quello che è la realtà stessa, ed il sempre più probabile destino, dell’intero sito etrusco di Gonfienti.
"Il fascino della scoperta", appare oggi quasi come un titolo sarcastico, che con grande cinismo è stato affibbiato ad un’iniziativa, che non poteva che dimostrarsi bislacca. Il fatto è che oggi, a quasi quindici anni dalle prime segnalazioni, a Gonfienti sarebbe dovuto esistere un parco archeologico ben attrezzato e funzionante, con tanto di museo per l’esposizione dei reperti ed un centro di studi permanente, il quale, vista l’entità e l’importanza della scoperta, sarebbe immancabilmente stato in fervente attività.
In un simile clima, probabilmente un giorno, si sarebbe potuti arrivare alla ricostruzione dell’antica realtà della città etrusca di Gonfienti e del suo sistema dei villaggi pedecollinari circostante.
In un simile clima si sarebbe potuto riuscire a capire meglio e di più, conoscere quali furono le fasi del suo sviluppo, i suoi rapporti con il resto dell’Etruria, e come, quando, in che modo, avvenne la sua fine.
Mentre il tempo passa senza che niente cambi, il nostro sforzo è sempre più rivolto a credere che tutto ciò sia solo più difficile, ma non impossibile, nonostante i lavori avanzino della zona di allargamento dell’Interporto e l’area sottoposta a vincolo appaia sempre più abbandonata a sé stessa.
Alla fine è ovvio che un ritaglio di un’iniziativa di un giorno, dopo i tanti altri ritagli già avvenuti in passato per circoscrivere l’area sottoposta a vincolo archeologioco, non può che essere una delusione che si va ad inserire all’interno di una più grande delusione, alla quale però si mischiano anche rabbia
ed una profonda amarezza.

Francesco Fedi
coordinatore del Comitato Città Etrusca sul Bisenzio

lunedì 10 marzo 2008

Etruschi sminuiti e sottovalutati

E' interessante, la lettera pubblicata oggi dal Tirreno sull'iniziativa della visita al sito archeologico di Gonfienti pubblicizzata da "Prato Mese".
Interessante, perché mette in luce con quanto "entusiasmo" le amministrazioni pratesi promuovano la fruizione di una "eccellenza" toscana (ma ci vien da dire mondiale, dato l'interesse per i ritrovamenti anche da parte di Art Watch).
D'altra parte, ci vien da dire, niente di strano. I ritrovamenti archeologici nella zona dell'Interporto sono stati talmente ben accetti che, tanto per dare priorità alla cultura, si è deciso di proseguire inopinatamente nella cementificazione del tratto di decumano etrusco e nei lavori di ampliamento dello scalo merci, rendendo di fatto impossibile il proseguimento della ricognizione archeologica in un'area ben più vasta di quella attuale - e questo nonostante la mobilitazione di tanti cittadini, con il Comitato per la città etrusca sul Bisenzio, ed associazioni.
Se fossero state accolte le richieste, accorate, del Comitato, molto probabilmente gli amici sottoscrittori della lettera, durante la loro visita, avrebbero potuto vedere un "cantiere archeologico" molto più ampio, con ritrovamenti ancora più interessanti e di incredibile valore. Avrebbero, forse, potuto vedere come Camars Clusium, invece di sparire definitivamente sotto le ruote dei tir, riemergeva dal suo secolare interramento.
Oggi, invece, possono solo ringraziare la "illuminata" politica degli amministratori pratesi, e godersi i loro scempi.


Municipio Verde

da il Tirreno del 10/03/08

Con uno slogan molto allettante il periodico Prato Mese di febbraio prometteva per il 29 un appuntamento da non perdere: “Gli Etruschi a Gonfienti: il fascino di una scoperta”. Giunti all’incontro abbiamo visto tanti amanti della cultura ma, purtroppo, durante la visita stessa il fascino promesso si è notevolmente sminuito.
Come mai questa sensazione non proprio positiva? Non certo per il luogo, che anzi é di eccellenza essendo un laboratorio di restauro dove sono stati ricomposti ed integrati tanti reperti che altrimenti sarebbero stati perduti o comunque non fruibili.
Solo che è dispiaciuto constatare la fatica emersa a confrontare, valorizzandola, la città antica di Gonfienti (che sicuramente aveva un altro e più importante nome) con altre realtà dello stesso periodo. Tanto per citare un esempio, la domus regia dei Tarquini, della stessa importanza e simile per tipologia costruttiva e pianta alla nostra. Questo edificio sorgeva su una strada che si chiamava Summa via Sacra, sul Colle Palatino, in una città che per gli Etruschi si chiamava Rumax. Occorre precisare un particolare importante: la domus dei re Tarquini, nonostante sia articolata come la domus di Gonfienti, ha una superficie che è meno della metà della nostra domus (690 metri quadri contro i 1.400 di Gonfienti).
Inoltre, ha creato un certo imbarazzo, e non solo a noi, sentire la medesima fatica a valorizzare l’importanza dei ritrovamenti di Gonfienti riferendosi al fatto che l’uso delle antefisse era usuale nell’Etruria del sud, senza valorizzare allora che questa di Gonfienti è l’unico esempio nell’Etruria del Nord (e che, forse, la domus di Gonfienti era abitata da un Lucumone così importante e rappresentativo da costituire una sorta di trait d’union di tutto il mondo etrusco).
Per finire con i reperti rinvenuti durante gli scavi: secondo”Prato Mese” ci sarebbe stato riservato il “fascino di una scoperta”, invece quesa sensazione mi sembra sia stata molto fugace: abbiamo potuto vedere solo le ceramiche di uso quotidiano, ma non quelle di eccezionale fattura. Ci chiediamo allora dove sono finite le ceramiche attiche ed in particolare la kylix di Douris? Quando possiamo vederle?
Per concludere ed aumentare la delusione ci è stato fatto vedere su uno schermo piccolo, troppo piccolo una fruizione collettiva, alcune immagini degli scavi e delle operazioni di scavo: visione fugace e veloce di un abbozzo di documentazione, senza neanche soffermarsi ad evidenziare le opere ed i reperti più significativi. E’ con questo metodo che si intende valorizzare e far conoscere in Italia ed all’estero il nostro patrimonio archeologico?
Se le premesse sono queste, poveri noi... Speriamo di essere capitati in un giorno sfortunato?

Andrea Abati, Enrico Bianchi, Vittoria Ciolini e Comitato Nazionale per il Paesaggio

Conti, Ciuoffo e Calcestruzzi

L'assessore regionale all'urbanistica Riccardo Conti, intervistato dal Corriere Fiorentino, giovedì scorso, ha dichiarato:"Ci sono due modi per interpretare le politiche del paesaggio. Uno demagogico che porta all'immobilismo; l'altro che tutela e al tempo stesso attualizza il paesaggio con progetti e tiene conto di un essenziale protagonista, le popolazioni che lo abitano."
E immancabilmente e veltronianamente ha aggiunto:"Noi siamo orgogliosamente per questo secondo modo."
Balle. Balle così evidenti e offensive da rimanerne sconcertati.
Grazie all'assessore Conti e alla scellerata politica di questi anni, la Toscana è stata brutalmente offesa e aggredita da una quantità mai vista di cemento e mai come in questi anni si è sentito così evidente il peso della speculazione e soprattutto l'eterodirezione dei politici da parte dei comitati d'affari dei costruttori e delle società finanziarie.
Solo grazie al controllo esercitato dai Verdi e dalle altre forze dell'arcobaleno, solo grazie al movimento dei comitati per la tutela del paesaggio, si è parlato di questi argomenti e si è potuto limitare dei danni.
Il Partito Democratico con la sua parabola neocentrista ha creato le condizioni politiche migliori per poter veicolare gli interessi di grandi gruppi economici, mascherando da moderatismo una precisa scelta di interesse e di potere.
Negli ultimi tempi, in Toscana sono nati oltre un centinaio di comitati per la tutela del paesaggio, in tutte le province. Questo perchè l'aggressione al territorio e il tentativo di scavalcare le popolazioni, ignorando beni culturali e ambientali è stata altissima.
Anche a Prato sono sorti gruppi organizzati di cittadini, come nel caso della città etrusca di Gonfienti, sepolta sotto l'asfalto dell'Interporto, o del parcheggio di piazza Mercatale, opera costosissima quanto inutile oltre che distruttiva, e già da questi due esempi si comprende l'entità degli affari e la perfida ipocrisia di far passare come interesse collettivo, l'interesse di pochi.
Poi ci sono stati i due referendum a Campi per l'inceneritore e a Firenze per la tramvia, con conseguente tentativo, ancora in atto, di fare finta di niente sui risultati.
Nella settimana scorsa a Prato sono stati annunciati nuovi interventi privati per la costruzione di nuove abitazioni. Ad esempio in zona S. Lucia- Abatoni, ancora altre decine di alloggi.
Certo che i nuovi regolamenti impongono una quota di edilizia agevolata, certo che la quantità di verde è stata aumentata. Le cubature sono state ridotte. Si pensa alle conseguenze sulla viabilità.
Bene, certo. Ma rimane il fatto che la città si sta addensando in modo eccessivo e che la vita urbana peggiora con una popolazione che aumenta vertiginosamente senza che si potenzino a sufficienza i servizi.
E' utile migliorare i regolamenti urbanistici, nel senso della maggior tutela dell'ambiente urbano, ma molto più ecologico è non costruire proprio case che non servono ad altro che ad attrarre nuova popolazione che lavora altrove.
Sabato l'assessore Ciuoffo, omologo pratese di Conti, ha voluto rassicurare tutti che a Prato si può ancora costruire, anche con le nuove regole.
Ringraziamo il responsabile locale dell'urbanistica di averci tranquillizzato ma soprattutto di aver tranquillizzato coloro che gli inviarono per posta, proprio in occasione dell'approvazione delle nuove norme, un proiettile di avvertimento.
Amici del cemento e del piombo, l'assessore è sempre con voi non preoccupatevi, è un ambientalista del fare.

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