TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

lunedì 23 marzo 2009

Prato. Cenni d'arte. Sentenza shock.

Mentre Mr Sasch concorre allo scranno del primo cittadino e si appresta alla grande e berlusconiana fatica della campagna elettorale, vien fuori una storia degli anni novanta che vede il Nostro comprare dei quadri del Seicento rubati.
Una soffiata e i carabinieri sono lì a chiedergli conto. Infine il processo, conclusosi in questi giorni, che assolve Cenni da qualsiasi reato e impone al legittimo proprietario il pagamento delle spese processuli. Ma soprattutto, i dipinti, attualmente sotto sequestro, torneranno a casa dell'industriale pratese anche se le acquistò da uno qualsiasi, senza conoscerne la provenienza.
Il derubato, -si dice negli atti processuali- avrebbe dovuto pubblicizzare nel mondo dell'arte il furto subìto, ma non lo ha fatto. Come poteva sapere il Cenni che fossero stati trafugati?
Così va il mondo. Che sia questo il Paese di Acchiappacitrulli, dove Pinocchio viene incarcerato per essersi fatto imbrogliare?
la zia Alma
per MV
MILANO - Quadri rubati, venduti e ritrovati Il giudice: «Non vanno restituiti»
Stefano Zurlo
Il Giornale 23/03/2009
Due nature morte di scuola caravaggesca. Un furto che le sottrae al legittimo proprietario. Un finale beffardo e amaro oggi, a trentadue anni dall'incipit della storia. I quadri, due oli su tela, restano al nuovo proprietario, che li aveva legittimamente acquistati. Chi li aveva custoditi per secoli nel palazzo di famiglia dovràpagare anche le spese del processo. Spiega Giacomo Baldeschi, distinto gentiluomo umbro con casa a Paciano: o combattuto tanti anni per riavere quelle tele, ma la giustizia mi costringe a pagare 9mila euro a chi ha preso quel che era mio'.
Risponde da Prato Roberto Cenni, un curriculum importante, presidente della Sasch, ex presidente del Rotary della città, candidato sindaco per il Pdl: Io ho comprato sul mercato due quadri. E per questo sono finito nei guai. Ma che colpa ho? Mi dispiace per Baldeschi, ma io non ho violato la legge e tutelo solo i miei diritti'. Esattamente come l'avversario, sempre più inconciliabile. Tutti e due hanno le loro ragioni, più che fondate. Solo che quelle di Baldeschi calpestano quelle di Cenni e viceversa.
E la giustizia, lenta come al solito ma per niente salomonica, alla fine del processo civile ha assegnato la vittoria a Cenni: Baldeschi gli dovrà dare 9.880 euro di cui 3.500 per onorari, 5.880 per diritti e 500 per esborsi vari.
Al centro della querelle le due nature morte attribuite al Brugnoli, pittore della seconda metà del Seicento. La prima natura, 108 centimetri per 144, raffigura, come spiega puntigliosamente il Tribunale fiori, ortaggi, frutta, tre putti, una fontana'; la seconda, delle stesse dimensioni, mischia una caraffa con fiori a una tartaruga. Le tele sono custodite a Paciano, nel palazzo della contessa Virginia Baldeschi, insieme con altre opere d'arte. Nel 1976 c'è un primo furto. L'anno dopo, tocca ai due oli del Brugnoli a spiccare il volo. Nel 95, improvvisamente, una soffiata mette l'Arma sulla pista giusta. I militari vanno a Prato, a casa di Roberto Cenni, e la perquisiscono. Sorpresa. Saltano fuori prorio le due tele della collezione Baldeschi. Dovrebbero essere restituite con tante scuse. O no? Cenni protesta: lui quei quadri li ha pagati e pure cari. Duecento milioni di lire nel 90, versati al precedente proprietario Gianfranco Leonardi. Più venti al mediatore, Angelo Govi. In totale 220 milioni pagati con assegni che hanno lasciato tracce precise. Per la cronaca, Govi è, anzi era perché è morto, un medico regolarmente iscritto all'albo della Provincia di Modena e Leonardi è a sua volta un esperto d'arte, genero del titolare di una famosa galleria di Modena. Cenni sostiene di essere in perfetta buona fede. Ma anche Baldeschi ha i suoi diritti. I quadri erano esposti nel salone di Paciano, sono stati portati via, ora è la legge a non restituirglieli. Come mai? Il processo penale a carico di Cenni si esaurisce ben presto per mancanza di carburante: la ricettazione non sta in piedi. La contesa si sposta dunque sul lato civile e si trascina per più di dieci anni. Poi il tribunale di Prato decide: ha ragione Cenni. Il furto in casa Baldeschi - scrive il tribunale - non ha avuto alcuna reale risonanza nel mondo dell'arte, al punto che la rivista Fine Arts, nel 1982, pur citando l'esistenza di soli quattro dipinti del Brugnoli, non faceva alcun riferimento alla loro sottrazione; a fronte di ciò non si vede perchè a Cenni avrebbe dovuto venire il dubbio circa la lecita provenienza dei dipinti oggetto di compravendita. Insomma, i Baldeschi avrebbero dovuto pubblicizzare al massimo il guaio loro capitato. E vero infatti - aggiunge il tribunale - che Cenni non ha acquistato da un antiquario o tramite un mediatore professionale, tuttavia deve sottolinearsi che la compravendita di opere d'arte da privati è perfettamente lecita. Conclusione: Giacomo Baldeschi può mettersi il cuore in pace. Aprire il portafoglio a vantaggio di Cenni. E se proprio ci tiene, tentare la carta dell'appello. E i quadri? Dovrebbero essere dissequestrati. Dovrebbero. Da allora - assicura Cenni - non li ho più visti.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non ho parole...
E questo dovrebbe essere il 'nostro sindaco'..???
Uno che spende 200 milioni per dei quadri penso potrebbe anche permettersi di fare il buon gesto di fare 'pari e patta'. Che ne so, un quadro per uno, oppure tengo i quadri ma uno te lo rimborso.
Così c'è uno cornuto e mazziato e l'altro no.

Francesco
Mi dispiace ma pur essendo di destra queste cose non le posso sopportare. Credo che non voterò a questo giro.

Anonimo ha detto...

Che vergogna!!!!!!!!!!!!!!!!