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domenica 26 ottobre 2008

Base Usa di Vicenza. Inizia la campagna d'autunno.


24/10/2008 fonte: Carta

mv
Vicenza non si farà demolire. Inizia oggi la «Campagna d'autunno»
«Vicenza non si farà demolire» – fanno sapere i No Dal Molin – inizia questo pomeriggio la nuova campagna d’autunno contro la nuova base statunitense»


«Vicenza non si farà demolire» – fanno sapere i No Dal Molin – inizia questo pomeriggio la nuova campagna d’autunno contro la nuova base statunitense».

Il primo appuntamento è infatti per oggi, alle 16,30 davanti all’ingresso militare dell’aeroporto, dove i No Dal Molin cercheranno di parlare con gli operai che da qualche giorno sono al lavoro all’interno dell’area acquisita dal governo Usa. «Quella di oggi è solo la prima iniziativa – spiega Francesco Pavin del Presidio Permanente – di una campagna di mobilitazione permanente, che ci vedrà agire su più fronti nelle prossime settimane».

Questa la risposta del movimento alle prime demolizioni all’interno del Dal Molin, avvolte nel silenzio delle autorità statunitensi ed italiane. «All’interno dell’aeroporto Dal Molin – ha fatto sapere il comando di stanza alla Ederle – è in corso soltanto la bonifica». La conferma è arrivata anche dal sindaco, Achille Variati: «posso dire che al Dal Molin stanno proseguendo solo ed esclusivamente le già annunciate attività di bonifica. La bonifica ambientale per la rimozione delle vecchie cisterne sotterranee può comportare, in alcuni casi, la demolizione di piccoli manufatti o prefabbricati sovrastanti», ha commentato il primo cittadino.

«L’idea che ci siamo fatti noi è che gli operai stiano diluendo i lavori nel tempo, in modo da non scatenare la reazione della città – dichiara Pavin –, ma è chiaro che si tratta di demolizioni vere e proprie e non di bonifiche. Ed ogni lavoro all’interno dell’aeroporto, che non sia la bonifica bellica, è una provocazione che non accetteremo». «Gli statunitensi – aggiunge Marco Palma del Presidio – confermano la strategia con la quale hanno gestito fin dall’inizio la vicenda Dal Molin, in silenzio e in segreto. Ma ancora oggi non esiste alcun progetto definitivo per quell’area». Un aspetto questo sottolineato anche dal sindaco, che ieri ha scritto alla presidenza del Consiglio. «Siete ad un livello primitivo dal punto di vista progettuale e state facendo un enorme errore – scrive Variati a Berlusconi – È necessario uno studio preliminare degli impatti e delle compatibilità ambientali non limitato al solo progetto dell’insediamento militare, ma esteso al complesso delle opere complementari. Spero ancora in un ripensamento – conclude Variati – e non rinuncio, da sindaco, all’ideale sovranità su tutto il territorio del Comune. Se non mi dovessero ascoltare metterò in campo tutti i miei poteri per bloccare, invalidare, ritardare, ostacolare qualcosa che sentirei come un pericolo per i miei concittadini».

Intanto, il movimento No Dal Molin è deciso a mobilitarsi su più fronti contro l’avvio dei lavori della base statunitense. «Prima di tutto ci rivolgiamo ai lavoratori delle cooperative che hanno vinto l’appalto per il Dal Molin – spiega Pavin – Vogliamo cercare un confronto con loro, per capire se sono consapevoli di quello che stanno facendo e chiedergli un ripensamento. Stiamo pensando a come costruire delle forme di mutuo soccorso per i dipendenti che diserteranno i lavori, una sorta di obiezione di coscienza alla costruzione della nuova base». Questo percorso proseguirà domani, quando i No Dal Molin saranno a Parma all’assemblea nazionale dei soci delle cooperative di consumo, «per denunciare ai dirigenti delle coop la contraddizione tra cooperazione e basi di guerra – spiega Marta Zecchetto – Chiederemo loro di dissociarsi dalla decisione di Ccc e Cmc, vincitrici dell’appalto».Ma è anche il tempo di rispolverare le pentole per farsi sentire dagli amici americani: la prossima «spignattata» No Dal Molin è già stata lanciata per giovedì prossimo, 30 ottobre, alle ore 20,30 davanti a Camp Ederle. «Sarà una serie di iniziative per bloccare i lavori – conclude Pavin –, che culminerà in uno sciopero dei cittadini contro la base. Alle demolizioni opponiamo la costruzione di forme condivise di partecipazione».

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