La repressione della prostituzione in Italia, danneggia anche i paesi confinanti che cercano soluzioni per legalizzare e tutelare gli esseri umani.
Da Fuoriluogo, di Claudio Cappuccino - 26 ottobre 2008
Detto tra parentesi, le leggi contro “la droga” dovrebbero aver insegnato come funzionano le proibizioni. Dovevano essere una soluzione, e hanno solo creato dei problemi. Sono riuscite a far danni per tutti senza ottenere vantaggi per nessuno – la caratteristica che secondo Carlo M. Cipolla contraddistingue la stupidità umana.
In Svizzera è possibile praticare legalmente la prostituzione, registrandosi presso la polizia e pagando le tasse come un qualsiasi professionista. Ma questo da alcuni anni non conviene più. In particolare nel Canton Ticino, la concorrenza illegale è dilagata, grazie anche al vivace afflusso di clienti italiani, e ha portato alla “tratta” di ragazze extracomunitarie anche minorenni, allo sfruttamento, alla violenza. Un giornalista-criminologo di Bellinzona, Michel Venturelli, preoccupato dall’aumento dei bordelli illegali e dagli aspetti criminali del mercato del sesso, ha avviato l’auto-organizzazione delle persone in regola con la legge. Come primo passo, di cui presto si potranno verificare i risultati, ha creato su internet la prima rete legale di prostitute/i (http://www.quickflirt.ch/), con l’obiettivo di “normalizzare” il loro richiestissimo ma disprezzato lavoro, e di offrire anche – attraverso pagine riservate e non accessibili al pubblico – un mezzo di autodifesa e scambio di esperienze.
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