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La mer, la fin...

sabato 30 maggio 2009

Inceneritori. Veolia deve bonificare il torrente!

Continuiamo a seguire il caso dell'inceneritore di Pietrasanta che ha avvelenato un torrente con diossina e metalli pesanti.
Ci auguriamo che questa macchina infernale si spenga presto e per sempre.

mv

Diossine nei sedimenti del torrente
Prelievi Arpat vicino all’inceneritore. La Provincia interviene
di LUCA CINOTTI
il Tirreno 29.05.'09

PIETRASANTA. L’ordinanza porta la data dell’8 maggio e la firma del dirigente del servizio ambiente. Il documento, che proviene dalla Provincia di Lucca, “ordina” a Veolia, società che gestisce l’inceneritore di Falascaia, di mettere in sicurezza il tratto del torrente Baccatoio che scorre accanto all’impianto. Nei sedimenti di quel torrente le analisi dell’Arpat hanno trovato tracce, oltre i limiti, di sostanze potenzialmente nocive, come le diossine e alcuni metalli pesanti.
La zona intorno all’impianto del Pollino è da tempo tenuta costantemente sotto controllo. Dalla Provincia, innanzitutto. E poi dall’Arpat, dall’Asl. E dalla Magistratura che, dall’anno scorso sul caso-Falascaia ha un’indagine aperta che parte dal presunto “taroccamento” dei dati sulle emissioni.
Le analisi a base dell’ordinanza sono state effettuate dall’Arpat. Che ha preso in considerazione cinque punti di prelievo sul Baccatoio: 300 metri a monte rispetto allo scarico dell’impianto, 130 metri a monte dello scarico in corrispondenza di due condotte provenienti dall’area dell’inceneritore, 100 metri a monte dello scarico, in corrispondenza dello scarico e 100 metri a valle.
I rilevamenti hanno ritrovato «livelli di contaminazione superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione [...] per quanto riguarda i parametri policlorodibenzodiossine + policlorodibenzofurani, cromo, arsenico, cadmio, piombo, mercurio e zinco».
Termini scientifici che però, negli ultimi anni, sono diventati di pubblico dominio, “pietre dello scandalo” dei presunti inquinamenti dovuti all’inceneritore.
Il caso in questione, tuttavia, è assai particolare. I prelievi dell’Arpat, infatti, sono stati effettuati sui sedimenti del torrente. Questo significa che la contaminazione può risalire indietro nel tempo. Al punto che - proprio nell’ordinanza - si fa cenno ad ulteriori analisi tese «a definire il quadro ambientale residuo del tratto di torrente più a monte dell’area già indagata»: insomma, bisogna capire se ci sono altre cause dell’inquinamento, soprattutto per i punti più lontani dall’impianto.
Per quanto riguarda, invece, il tratto del Baccatoio che scorre lungo l’inceneritore e che è compreso fra i suoi due scarichi, il discorso è diverso: «è quello - spiega l’ordinanza - in cui i risultati analitici trasmessi dal dipartimento Arpat evidenziano la maggiore contaminazione» e questo fa ritenere che «il soggetto responsabile dell’evento di superamento e/o della potenziale contaminazione sia da individuare nel soggetto titolare dello scarico», ovvero la Tev controllata dalla multinazionale francese.
Sulla base di questi risultati la Provincia di Lucca (secondo quanto previsto dalle norme del testo unico ambientale) ha ordinato a Tev di provvedere alla “bonifica dei siti inquinati” per il tratto del torrente Baccatoio che scorre a fianco dell’impianto di termovalorizzazione. Il tutto in attesa di altre, più approfondite analisi.

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