Diciamolo subito: non esistono né soluzioni facili, né pacchetti preconfezionati che possono risolvere di un botto i problemi.
Ma è altrettanto vero che la "questione sicurezza" non si può risolvere con l'illusione della sicurezza.
Si chiedono più telecamere, più controlli, addirittura l'esercito, senza accorgersi che in fondo sono solo palliativi. Invece dei militari, meglio sarebbe chiedere che le forze dell'ordine già presenti fossero intanto messe in grado di svolgere i propri compiti, e magari potenziarne l'organico: bisognerebbe chiederlo, in particolare, agli esponenti di quei partiti che tanto blaterano di sicurezza e di vigilantes, ma poi al governo nazionale tagliano tutti i fondi possibili e immaginabili...
Ma lasciamo perdere...
Illudersi che si possa controllare tutto e tutti ventiquattro ore su ventiquattro è pericoloso, perché è appunto una illusione (il controllo totale non esiste) perché rischia di arrivare a legittimare lo scambio tra la sicurezza e la libertà.
A Milano continuano a rubare, nonostante i militari. A Roma la situazione non è migliore. L'unico effetto che producono è quello di sembrare in una dittatura sudamericana anni Ottanta: sarà anche così positivo, per il morale e per i consumi.
Noi ne dubitiamo.
L'unica vera soluzione è ritornare a vivere la città in tutte le sue dimensioni, e tutti i giorni. Prato non è morta, si badi bene: le città morte sono ben altra cosa. Nelle città "morte" la sera i giovani non sono in Piazza Mercatale intorno ai pub, la domenica non si fa fatica a fare due passi per la troppa gente nelle strade del centro.
Prato ha bisogno di spirito nuovo, soprattutto! Ha bisogno di ri-dare senso alle relazioni tra i cittadini e ai luoghi del loro incontro.
L'alternativa è il deserto sotto controllo.
MV
da la Nazione del 11/12/08
«Centro, subito più controlli»
Raccolta firme per i militari I commercianti: «Degrado e brutte facce, la gente ha paura
SONO TUTTI d’accordo o quasi, tant’è che stanno raccogliendo le firme a centinaia: nel centro, in questo momento, servono i soldati. E più controlli. E più telecamere. E più decoro.
E’ lunga la lista di richieste dei commercianti che lavorano nel cuore della città, un cuore sempre più stanco e sotto assedio, anche se nessuno si vuole arrendere. Di sicuro non vuole farlo Ignazio Restivo del negozio «Henry» di via Garibaldi, ma la spaccata di qualche settimana fa brucia ancora: «Quando abbiamo letto della rapina al Donchisciotte ci siamo rimasti male — dice — Siamo arrivati alla violenza fisica, abbiamo toccato il fondo. Servono più telecamere e più controlli, ma polizia e carabinieri hanno pochi mezzi. E’ stato un errore non accettare i militari a Prato». Un’opinione condivisa da molti clienti. Ignazio tira fuori tre fogli pieni di firme: «La petizione promossa dal Comitato centro storico raccoglie consensi perché c’è preoccupazione».
Qualche metro più avanti conferma tutto Camilla Pieri del negozio di biancheria per la casa «Sanesi». Lei va a lavorare a piedi, ma il viaggio di ritorno, la sera, è sempre meno piacevole: «I vicoli sono pericolosi, via San Giorgio e la zona della passerella fanno paura — racconta — Il centro è abbandonato, questa giunta ha fallito». I militari? Nel negozio i fogli per la raccolta di firme non ci sono, «ma se li portassero — aggiunge Camilla — le raccoglierei anch’io». Pieri riporta d’attualità anche il problema della qualità: «Certi negozi in centro non dovrebbero aprire. Da me viene la finanza un mese sì e uno no, se facessero i controlli anche da altre parti sicuramente certi esercizi sparirebbero». Ancora 50 metri ed ecco Sandra Romano di «Celyn B.», un altro negozio preso di mira dai vandali: «Serve tutto, da telecamere potenti a più controlli di polizia e carabinieri, fino all’esercito — dice — Abbiamo paura, ci sono brutte facce in giro. Stiamo pensando a potenziare il sistema di sicurezza, ma servirebbe un fronte comune dei negozianti, invece riusciamo a malapena a trovare un accordo per le luminarie». Accanto a lei c’è la collega Erika Nannini: «Siamo state inseguite, i drogati entrano in negozio a chiedere soldi di continuo e una volta ci siamo trovate di fronte un maniaco — ricorda — Inoltre in altre città, come Pistoia, il centro è più curato».
Per la verità c’è anche chi non la pensa come gli altri. Per il pasticcere Paolo Sacchetti del «Nuovo mondo» la richiesta dei militari è esagerata: «E’ vero, la fascia serale tra le 20 e le 21,15 è problematica, ma qui non è mai successo niente — è la sua posizione — Non bisogna avere paura, anzi, bisogna tornare a vivere la città. Ricordo che nel 1979 nel centro di Firenze c’erano gli stessi problemi, eppure i negozi sono sempre lì. A volte è questione di tempo. E non dimentichiamo che anche i nostri giovani fanno confusione la sera, usano gli spray e rompono le bottiglie». Dal suo osservatorio alla stazione del Serraglio, invece, l’edicolante Guido Torre chiede «più telecamere per aumentare la sicurezza soprattutto la notte», mentre a Natalia D’Orazi del negozio «Me Gusta», per evitare la spaccata, non sono bastati nemmeno due vigilantes e una telecamera: «Forse bisognerebbe cadenzare meglio i controlli per coprire un orario più lungo. Anche noi raccogliamo le firme per l’esercito, ma il problema è un altro: chi ha mai preso i ladri che colpiscono in centro? Finché si sentono intoccabili sarà difficile fare qualcosa».
Leonardo Biagiotti





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