TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

domenica 14 dicembre 2008

Prato. Lettera al Garante della Comunicazione.

La lettera qui riportata è indirizzata al garante della comunicazione del Comune di Prato. L'iniziativa ci vede partecipi con i comitati civici e chiarisce in modo inequivocabile le critiche che abbiamo fin qui rivolto al Sindaco e alla Giunta.
Il grassetto che evidenzia alcuni passaggi è a cura della redazione.
MV
Al Garante della Comunicazione per il procedimento
di costruzione del nuovo Piano Strutturale
del Comune di Prato
Dott.ssa Laura Zacchini – Via Manassei 23 - PRATO

Gent.ma Dott.ssa Zacchini,
vorremmo innanzi tutto ringraziarLa a nome del Coordinamento dei Comitati Cittadini, per aver stimolato il prof. Paba e la dott.ssa Perrone ad inviarci la lunga ed articolata risposta riguardo al percorso di partecipazione per la definizione dei “criteri” per la redazione dello statuto del territorio.
Come richiesto dai professori le annotazioni sono state fatte girare sul sito, sono state oggetto di discussioni assembleari, e ci hanno dato l’opportunità (non sappiamo se questo era un loro intento) di fare “partecipazione”.
Partecipazione che unanimemente non siamo riusciti a riscontrare all’interno di quel percorso che dovrebbe condurre ad approvare ciò che viene da loro definito, una “cosa complessa come lo statuto del territorio di un piano strutturale”. La conferma l’abbiamo avuta successivamente da un nostro sondaggio fra i cittadini “comuni”, impostato su un’unica domanda : “sei a conoscenza che il Comune di Prato ha attivato un laboratorio per la formazione del nuovo piano strutturale della città?” Le risposte sono state assolutamente omogenee per l’intero campione e possono essere sintetizzate in un semplice : “no”.
Ciò premesso cercheremo di fare alcune osservazioni per punti:

La partecipazione. La Legge sulla Partecipazione, che prevede il “metodo partecipativo come forma ordinaria di governo in tutti i settori ed in tutti i livelli amministrativi”, rafforza di fatto l’articolo 5 (“statuto del territorio”) della L.1/05 nella direzione di un maggiore impegno per lo sviluppo di un reale dibattito pubblico che porti alla stesura dello “statuto del territorio” come strumento socialmente condiviso a carattere costituzionale. Non ci sembra che il processo messo in atto nella nostra città stia andando in quella direzione. Decisamente insufficiente è stata la fase di reclutamento e di selezione dei partecipanti, come dimostra la ridotta, anzi ridottissima, partecipazione dei cittadini e dei rappresentanti di importanti settori sociali (alla cui assenza hanno sopperito però numerosi tecnici e dipendenti comunali) che avrebbero dovuto essere costantemente presenti, scarsamente approfondita la discussione per i numerosi argomenti in rapporto all’esiguità del tempo a disposizione. Numerose sono state poi le carenze metodologiche all’interno del processo partecipativo, riscontrate da coloro che sono stati presenti ai vari incontri e che possono essere sintetizzate in:
orari non idonei alla partecipazione (pomeriggi di giorni lavorativi),
mancato rispetto degli orari (inizio dei lavori anche con notevole ritardo ),
mancato rispetto nei tempi delle comunicazioni o degli interventi liberi,
mancanza di tempo per la discussione ai tavoli,
mancanza di una moderazione capace di ricondurre ai temi specifici,
mancata individuazione di categorie che a buon diritto sarebbero dovute entrare nel processo partecipativo (studenti, professori, cittadini organizzati, ecc.),
mancanza di preparazione e diffusione di materiale informativo e conoscitivo (cartaceo o elettronico) propedeutico agli incontri,
carente preparazione di materiale illustrativo iconografico – didascalico che accompagnasse la trattazione delle varie tematiche e che la rendesse facilmente comprensibile anche ai “comuni cittadini”,
mancanza di una figura fondamentale come l’activist o facilitatore, ecc.
Partendo da queste considerazioni nasce spontanea una prima domanda: con queste premesse quali obiettivi intermedi si potranno raggiungere al termine della prima fase? I partecipanti avranno maturato un’idea “condivisa” (?) delle risorse ambientali, territoriali e paesistiche che dovranno condurre alla definizione delle invarianti strutturali ed alla definizione di quelle regole statutarie necessarie per la loro conservazione e valorizzazione? Noi, del Coordinamento dei Comitati Cittadini, nutriamo moltissimi dubbi e restiamo in attesa di valutare i risultati intermedi.
I percorsi.
Costruire percorsi di urbanistica partecipata significa coinvolgere i vari soggetti lungo tutto il processo dall’inizio alla fine (cioè fino alla definizione finale delle scelte) garantendone il controllo in ogni sua fase. Quindi il modello di riferimento non potrà che essere quello di un processo di “costruzione dall’inizio ” individuando da subito tutti i possibili stakeholders (compresi comitati- associazioni- ecc..) che saranno protagonisti durante tutto il percorso. Ma affinché la partecipazione non risulti esplicitamente strumentale alla costruzione ed alla manipolazione del consenso, si dovrà prevedere una preliminare ed ampia discussione sui metodi, su gli obiettivi intermedi, sulla redazione/pubblicazione degli elaborati scaturiti dai forum e dai laboratori e sulla conduzione degli stessi. In questo modo potremo evitare quegli errori di fondo che ostacolano il raggiungimento del risultato finale.
La politica.
La politica ha il dovere di governare i processi di trasformazione del territorio ma in diretto e stretto rapporto con i cittadini che quei luoghi abitano e umanizzano con la loro presenza. Assistiamo invece ad uno scollamento totale fra la Pubblica Amministrazione ed il cittadino o comitato che sia, nel timore di un’ipotetica presa di potere da parte degli stessi con conseguente condizionamento delle scelte politico-amministrative. Nasce così una gestione dell’urbanistica gerarchizzata ed autoreferenziale che tende ad escludere il cittadino da ogni processo partecipativo. Gli esempi nella nostra città, che vanno da piazza Mercatale alle Badie, a Gonfienti, ed allo stesso processo di formazione del nuovo piano strutturale, sono stati in questi ultimi anni numerosi e tutti confermano come l’urbanistica trovi nei processi di partecipazione democratica un naturale avversario.
Infatti “l’urbanistica dei nostri giorni sembra poco orientata alla risoluzione dei problemi ed alla condivisione sociale delle scelte da operare, autoreferenziale, insensibile e disattenta al clima di diffidenza da parte della società civile, ….”(Baldini).
Diffidenza che ci porta a domandare: con quale criterio verranno selezionati “i portatori di interesse, i rappresentanti di istanze economiche, ambientali e sociali” per il Town meeting finale o quali garanzie saranno fornite affinché siano equamente rappresentate e rispettate tutte le varie posizioni nell’approvazione dei “criteri” per la redazione dello Statuto del territorio? E poi, ammesso che i vari strumenti messi in campo siano stati ampiamente partecipati che senso ha porsi l’obbiettivo finale di stabilire i “criteri” per la definizione dello Statuto? Sappiamo bene che lo statuto del territorio e le invarianti strutturali rappresentano la tutela dell’identità dei luoghi, ma sappiamo altrettanto bene che esse possono essere stravolte da interessi particolari, collocati su un orizzonte di stretta contiguità fra interessi economici e decisioni politiche.
Tempi.
Come Edoardo Salzano ci ha insegnato “assistiamo alla crescente frattura fra i tempi lunghi del territorio ed i tempi brevi della politica” In effetti i tempi brevi della politica sono dettati dalle varie legislature e dalla scadenza dei vari mandati politici. Se questo rende comprensibile l’imperativo di arrivare all’approvazione in tempi brevi di uno statuto del territorio non ne giustifica minimamente la scelta. Per questo dobbiamo tutti insieme interrogarci se sia giusto giungere ad una definizione in tempi così ridotti (troppo ridotti !!) per scelte tanto fondamentali, con la consapevolezza di non aver definito adeguatamente le tematiche sollevate da anni dai vari Comitati in difesa del territorio
Dovremo proprio domandarci perché, in un momento come l’attuale, nel quale stiamo vivendo una profonda crisi sociale, economica e politica si debba accelerare così tanto i tempi per approvare ciò che, come riconosciuto dai due tecnici responsabili del processo partecipativo, richiederebbe procedimenti più lunghi e discussioni più approfondite. Perché non sia possibile soffermarci a riflettere e consegnare alle forze politiche che si appresteranno alla competizione elettorale quei risultati intermedi e quelle riflessioni scaturite dalla prima fase e poi da lì ripartire?
Se la città, come il prof. Paba e la dott.ssa Perrone affermano, “è lacerata da conflitti e da una crisi politico-amministrativa accentuata dal clima pre-elettorale”, e non sembra in grado, in questo momento, di “costruire partecipazione e spazi di condivisione” come potrà elaborare un PS “che stabilirà in ogni caso le regole di manutenzione e di trasformazione per un lungo periodo” ?
Costi – consulenze
Un discorso a parte, ma assolutamente prioritario, riguarda poi i costi di una partecipazione così strutturata in relazione ai risultati raggiunti. La partecipazione richiede risorse, talvolta anche importanti, che tuttavia non possono essere disgiunte dagli obiettivi, non presunti, ma realmente conseguiti. Un’analisi sommaria dei costi ci porta a concludere che molte risorse sono state impiegate e altre saranno utilizzate per un risultato che unanimemente i Comitati e le Associazioni giudicano insoddisfacente per le considerazioni sopra riportate. Riservandosi comunque di analizzare nel dettaglio i reali costi di tutto il percorso in un’ottica di ottimizzazione delle risorse (dal conferimento degli incarichi e consulenze in relazione alle potenzialità intrinseche alla Pubblica Amministrazione alla convenzione con l’Università di Firenze, ecc.) chiedono con forza di conoscere nei dettagli la strutturazione (finanziamenti compresi) della seconda fase onde evitare inutili sovrapposizioni di funzioni e sprechi.
Un’ultima considerazione riguarda l’esortazione rivolta dai tecnici responsabili ai Comitati a partecipare ad un percorso a loro assolutamente estraneo. I Comitati e le Associazioni hanno rappresentato in questi ultimi anni l’anima di un movimento che, partendo dal basso, vuole riappropriarsi della “ cosa pubblica”, vuole partecipare, confrontarsi, fare proposte che, nascendo dai “saperi comuni”, devono necessariamente essere ascoltate dalla politica e dai Decisori.
Finora così non è stato, anzi essi hanno più volte sperimentato sulla loro pelle il fastidio, da parte della politica del palazzo per qualsiasi forma di confronto.
I Comitati e le Associazioni sarebbero stati ben lieti di esserci e di dare il loro contributo (com’è stato sempre fatto in molte altre occasioni) ma all’interno di un percorso diversamente strutturato, capace di sviluppare realmente gli aspetti relativi alla partecipazione e di far maturare, attraverso un tempo adeguato, la costruzione condivisa di un progetto di sviluppo futuro “per” la città e non “sulla” città e non soltanto registrare ed ascoltare decisioni già prese.

Coordinamento dei Comitati dei Cittadini (CCC) di Prato
Coordinamento dei Comitati della Piana FI-PO-PT
Coordinamento dei Comitati per la Salute della Piana
Comitato Ambientale di Casale
Comitato Area del Collegio
Comitato di Baciacavallo
Comitato delle Badie
Comitato Piazza Ciardi
Comitato Città Etrusca sul Bisenzio
Comitato Civico per la Tutela del Centro Storico
Comitato di Piazza Mercatale
Comitato Santa Trinità
Comitato Via Righi / Via Ferraris
ComitatoVia San Silvestro
Amici di Beppe Grillo di Prato
Associazione “Per la Sinistra”
Associazione WWF Prato
Gruppo libero di elaborazione politica “Primavera di Prato”
Lista Civica Giovani e Famiglia
Municipio Verde

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