Un vero peccato che le fasce veramente deboli possano trovare esagerato anche un canone che oscilla intorno ai 500 € mensili (questo era il dato pubblicato qualche tempo fa...).
Di sicuro, è una possibilità in più per i costruttori di ampliare il costruito.
Continuiamo a sostenere che non sono gli immobili che mancano, a Prato, ma un robusto intervento che consenta la locazione - e la vendita - dell'esistente a prezzi inferiori a quelli dell'attuale mercato e in linea con le disponibilità delle famiglie.
L'unica cosa che si incentiva, qui, è la sostitituzione della "città fabbrica" con la "città dormitorio": sarà anche tanto positivo, ma ci sia concesso di dubitarne!
MV
da il Tirreno del 13/12/08
Affitti ridotti: incentivi ai costruttori
Il Comune consentirà l’aumento del numero degli appartamenti
Approvati due schemi di convenzione che dovranno aiutare le fasce più deboli
PRATO. Sono stati approvati dal consiglio comunale i due schemi di convenzione per gli incentivi urbanistici per la realizzazione di alloggi in affitto a basso canone. Ha detto sì il centrosinistra (19 voti), mentre si sono astenuti Forza Italia ed An, Rifondazione comunista e Moreno Zazzeri dei Comunisti indipendenti (6 voti).
I costruttori potranno quindi aumentare il numero degli appartamenti se una quota percentuale del progetto sarà riservata alla locazione. «Una risposta concreta al fabbisogno di abitazioni e anche il tentativo di ampliare il mercato degli affitti» - ha detto l’assessore Stefano Ciuoffo. La prima convenzione riguarda le abitazioni a “canone ridotto”, in cui sarà il Comune a indicare al costruttore i soggetti a cui affittare gli appartamenti ad un prezzo non superiore all’80% del valore del “patto territoriale” per la discplina degli affitti. La durata della convenzione è di otto anni.
Qualora invece si preveda di destinare semplicemente all’affitto una parte dell’immobile sarà il costruttore ad individuare i locatori e la convenzione avrà una durata di 20 anni. «L’obiettivo in questo secondo caso - chiarisce l’assessore all’Urbanistica - non è solo quello di ampliare il mercato degli affitti, ma soprattutto di superare la rigidità del mercato, in particolare per fasce più deboli che non trovano casa o la trovano a costi eccessivi per i loro salari o stipendi».
Saranno i costruttori, se vorranno godere dell’incentivo costruttivo, ad indicare, al momento della presentazione del progetto, a quale tipologia di affitto rivolgersi. Da una parte quindi, come ha messo in evidenza Ciuoffo, vi è l’incentivo edificatorio «in modo da stimolare, nelle trasformazioni delle vecchie fabbriche, la riserva di alloggi a canone sociale o calmierato», dall’altra la possibilità di non ghettizzare l’edilizia sociale, realizzandola anzi nella “città fabbrica”. Il dibattito si è aperto con l’illustrazione di alcuni emendamenti al testo da parte di Elisabetta Carullo del Gruppo democratico, presidente della Commissione consiliare Affari istituzionali, che ha collaborato alla stesura delle convenzioni. Subito dopo Fabio Caregnato dello stesso gruppo ha sottolineato che «il provvedimento è un tentativo per smuovere il mercato degli affitti e contro l’emergenza-casa, ma senza sacrificare territorio vergine, attraverso lo strumento dei piani di recupero». «L’amministrazione dà così anche un importante segnale politico - ha aggiunto il collega Matteo Biffoni - perchè si premiano gli imprendotori che compiono determinate scelte, andando incontro alle esigenze sociali soprattutto in un momento come questo». Anche secondo Aurelio Donzella dell’Italia dei valori «è un passo avanti per il contenimento del grave problema rappresentato dall’emergenza-casa».
«Lo spirito del provvedimento è più che condivisibile - ha aggiunto il capogruppo di Forza Italia Goffredo Borchi, - ma le misure ci sembrano in parte velleitarie in un momento così difficile. Inoltre sarebbero state necessarie maggiori garanzie per gli imprenditori a cui si chiede di approcciarsi ad un etica diversa dell’edilizia e che decidono di fare questa scommessa».





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