E non c'è da meravigliarsi se l''unica "industria" che regge è quella legata a prodotti di fascia alta ed altissima, fuori dalla portata di noi comuni mortali: sono dati disponibili a tutti quelli che dimostrano come negli ultimi 15/20 anni si sia ingigantita la forbice tra le disponibilità ed i redditi dei più "ricchi" e le disponibilità della ormai ex "classe media" e le fasce ancora meno abbienti della popolazione italiana (e pure mondiale).
E' una crisi strutturale, che valica i confini della nostra regione, italiani, europei, e si riflette sullo scenario mondiale. In questo senso, l'appello dell'assessore Brenna alla "internazionalizzazione" e alla ricerca di "nuovi mercati" sa un po' di vecchio, e non coglie il fatto che, per quanto i mercati emergenti (Russia e Cina in particolare) possano essere appetibili, l'espansione incontrollata di quello che è (stato) il nostro modello di consumo presenta dei rischi ecologici e sociali- a medio e lungo periodo, ma non sottovalutiamo quelli a breve - che consiglierebbero altre strade.
Forse, al contrario di quanto proposto, ri-collocare le imprese a contatto con il territorio, e quindi puntare a "mercati" locali, potrebbe essere una soluzione praticabile, dismettendo il sogno della crescita illimitata.
Le varie crisi che si stanno susseguendo chiedono una rivoluzione copernicana in campo economico: ci vuole il coraggio di pensarla, ed attuarla, insieme!
MV
da il Tirreno del 07/10/08
Si salva solo l’industria del lusso
Decine di imprese a rischio cassa o chiusura Sprofondano il tessile e la componentistica
ELISABETTA ARRIGHI
Infrastrutture per crescere. I lavoratori e i sindacati tremano. «Nelle multinazionali presenti in Toscana - dicono - ci sono anche banche d’affari che potrebbero essere travolte».
Cosa fare, allora? «Bisogna sciogliere i nodi delle infrastrutture, collegando costa con entroterra e i tre porti toscani; bisogna che per energia, rifiuti, acqua, trasporti ci sia un’unica entità a livello territoriale - spiega Maurizio Petriccioli, segretario generale della Cisl toscana - ed bisogna utilizzare fonti alternative perché l’energia viene “mangiata” dalle industrie del manifatturiero e costa più della forza lavoro».
Salari e pensioni. «La situazione è preoccupante - sottolinea Vito Marchiani, segretario Uil regionale - La gente compra meno, non si consuma e i mercati ne risentono. Ci aspettiamo provvedimenti utili a fermare la crisi finanziaria e meccanismi che combattano la speculazione. Chiediamo più soldi per salari e pensioni. In Toscana va rimesso in piedi un tavolo con Regione, industriali, artigiani, commercianti, lavoratori. Un percorso mirato».
La crisi dell’auto. Minore capacità di spesa, e il mercato dell’auto ne risente subito. Fiat, Ford, Opel: nessuno si salva.In Toscana, dove l’industria della componentistica è forte, la situazione è a rischio. Problemi in Maremma, dove si producono impianti idraulici e caschi da moto (taglio di 65 posti di lavoro). A Massa, in una zona già contraddistinta dalla crisi dei Cantieri Nuova Apuania, il caso Eaton proprio ieri ha provocato la richiesta di cassa integrazione da parte della Brovedani di Livorno che ha un contratto di forniture con Eaton che ha però bloccato il ritiro dei prodotti. La cassa interesserà 36 lavoratori «a turnazione - precisano Maurizio Strazzullo ed Enrico Pedini della Fiom - per salvaguardare i ratei, cioè ferie e premio produzione».
Un operaio in “cassa” perde al netto almeno 200-300 euro su una paga media per i metalmeccanici che oscilla fra mille e 1.200 euro. Anche altre aziende della componentistica sono in grosso affanno, alcune già ricorrono alla cassa integrazione. Trw per ora sta solo riducendo orari e turnazioni.
Flessibilità. «Domani cosa succederà, ci chiedono? Non lo sappiamo - spiega Strazzullo - a Livorno siamo in presenza di multinazionali delle quali bisogna prevedere le mosse: quando arriva la comunicazione è troppo tardi. Con la flessibilità siamo riusciti a contenere le situazioni di crisi. E poi abbiamo lavorato affinchè queste multinazionali mettessero da noi anche la testa, cioè centri-studio e progettazione».
Delphi, Magna, ex Siemens. Sempre a Livorno, settore componentistica auto, per la Magna è stata chiesta la cassa integrazione per 300 lavoratori (su 650 dipendenti) e per la Delphi, 180 dipendenti, cassa integrazione prorogata in scadenza metà novembre, c’è il progetto Rossignolo (auto di lusso) che deve essere chiuso entro il 30 ottobre per il passaggio diretto dei lavoratori o sarà mobilità, non prevista dal piano Rossignolo. Anche alla ex Siemens oggi Continental, a Tombolo e Fauglia, la situazione è incerta: un gruppo tedesco la vorrebbe acquistare. «Quello che potranno rischiare i 650 lavoratori - dice Marchiani - non si può sapere».
Tessile e camperistica. A Prato tessile e ora filature rantolano da tempo. E’ uno stillicidio di chiusure. Nei primi sette mesi di quest’anno ci sono stati 300 licenziamenti. E nel distretto della Valdelsa (produzione top in Europa) la camperistica non va meglio, di camper se ne comprano meno: 50 gli esuberi, ritmi ridotti e cassa integrazione.
Le dismissioni. «Abbiamo chiuso alcune vertenze - indica Petriccioli - ma alla Luvata di Lucca (conduttori elettrici) che impiega 52 persone la proprietà finlandese ha annunciato la cessazione dell’attività».
Le “isole felici”. Ci sono poi situazioni che tengono bene. Al cantiere Benetti di Livorno, che costruisce maxi-yacht, per i 160 dipendenti e gli oltre 500 dell’indotto la situazione è di una dozzina di ordini fino al 2012. Del resto la nautica di lusso tira come evidenziato dai numeri del Salone di Genova.
«Noi investiamo tanti soldi ma qui servono nuovi mercati»
Ci sono, al proposito, sei progetti, veri e propri mega-contenitori dove entrano i vari aspetti dell’innovazione industriale nei settori della moda, della meccanica, della cantieristica e camperistica, della chimica farmaceutica, del lapideo, dell’arredamento. Ci sono oltre un miliardo e 100 milioni che la Regione ha intenzione di utilizzare per promuovere come accennato - il rafforzamento strutturale delle imprese. Potrà dare una mano per agevolare il sostegno di garanzia e per trasformare il debito a breve-medio termine verso un periodo più lungo.
Dalla Uil (ne parla il segretario generale della Toscana Vito Marchiani in questa stessa pagina, ndr) arriva la richiesta di un tavolo con la Regione per affrontare i problemi contingenti della crisi in atto. «Siamo sempre stati disponibili in questo senso - spiega l’assessore Brenna - ma la Regione, ripeto, non ha molti strumenti di emergenza».





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