TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

domenica 14 dicembre 2008

Beni ambientali e culturali. L'inganno della sostenibilità.

Questo brano di Giuseppe Centauro non è una novità per i lettori di MV ma ve lo riproponiamo in vista dei prossimi incontri politici sulla città, perchè può servire per confrontarci sui temi più scottanti del territorio e della cultura.
mv
URBANISTICA
Sviluppo sostenibile
o sfruttamento?

L’inganno dello “sviluppo sostenibile”. Occorre saggezza negli intendimenti politici e ampia condivisione degli obiettivi per ritrovare, anche in questa città, un equilibrato ed armonico sviluppo sociale ed economico, un’integrazione possibile con le nuove realtà presenti sul territorio e, soprattutto, un uso oculato delle risorse territoriali esistenti. L’applicazione dei principi costituzionali dettati per la tutela delle risorse ambientali e culturali è stata tradita a partire dalla conduzione politica ed amministrativa di uno “sviluppo sostenibile” che, invece di realizzare gli scopi nobili ai quali si pensava dovesse alludere quella composita locuzione, è servito piuttosto per realizzare surrettiziamente scopi diversi da quelli auspicati, essendo stato tradotto, alla verifica dei fatti, come quello di “sfruttamento delle risorse fino alla soglia dell’insostenibilità” con sottrazione evidente di beni patrimoniali come quelli archeologici, oppure con la disaffezione dimostrata per i beni storico ambientali e paesaggistici che proprio dello “sviluppo sostenibile” avrebbero potuto essere gli assi portanti. Risorse queste barattate per far spazio ad infrastrutture obsolete e mal localizzate in un territorio già consumato oltre il ragionevole continuando a produrre cementificazione senza qualità, ottenendo in cambio non tanto il welfare promesso alla popolazione, bensì recessione e perdita progressiva ed irreversibile di valori culturali ed ambientali. Infine, l’attesa partecipazione della popolazione alle politiche territoriali richiamate nel concetto di “sviluppo sostenibile”, come stabilito dalla legge urbanistica regionale, è stata conseguentemente ridotta a mero strumento di registrazione di consensi elettorali precedentemente acquisiti, relegata nella specificità dei ruoli democratici partecipativi al riduttivo scopo di analisi post quem. Prato ha bisogno per il futuro di fare chiarezza su questi aspetti fondamentali del vivere civile, alla base della qualità della vita e del lavoro, anche per salvarsi dall’inganno strisciante che può celarsi dietro l’uso equivoco di accattivanti annunci o di improbabili promesse.
Giuseppe A. Centauro

Nessun commento: