Litigi e incertezze anche sulle regole: l’indicazione è per le primarie di coalizione ma nel capoluogo le faranno di partito
FIRENZE. Per la prima volta i candidati a sindaco e a presidente della Provincia del Pd non saranno scelti dalla nomenklatura del partito, ma dagli elettori. La corsa alle primarie per la scelta dei candidati alla carica di sindaco dei 211 Comuni (di cui 33 sopra i 15mila abitanti) in cui nella prossima primavera si andrà a votare è scattata lunedì con la raccolta delle firme. Chi vuole candidarsi deve infatti raccogliere un numero di firme pari al 35% dei membri dell’assemblea cittadina o provinciale del Pd. La percentuale scende al 10% in caso di primarie di partito. Il tempo per la raccolta delle firme scadrà il 6 dicembre. Dopodiché i candidati si fronteggeranno secondo regole che verranno decise a livello locale (a Firenze ad esempio i candidati non potranno spendere per la campagna elettorale più di 47mila euro). Il 1º febbraio poi si svolgeranno le primarie in tutti i Comuni. Che le primarie portino un vento nuovo nella politica toscana non è però dato per scontato. C’è chi guarda alle primarie di Obama come ad un modello da importare, e chi invece fatica a rompere con i riti verticistici della Prima Repubblica. Paura per l’azzardo di scelte non pilotate e febbre di novità convivono nel Pd toscano. L’altro rischio che incombe è che al metodo nuovo della selezione dei candidati a sindaco non corrispondano spesso volti in grado di rompere con il passato. Così che lo strumento delle primarie è ancora abbastanza indefinito, in una sorta di guado. Già nelle regole. In questi mesi ad esempio il Pd si è tormentato intorno al dilemma: primarie di partito o di coalizione? A Firenze è stata scelta la prima strada. La segreteria del Pd è stata praticamente esautorata e i leader locali hanno deciso di scannarsi tra di loro. Si sono autocandidati in quattro: Lapo Pistelli, ex Margherita, parlamentare (eletto nelle Marche), il presidente della Provincia Matteo Renzi, ex Margherita, rutelliano di ferro, Graziano Cioni, ex Ds, l’assessore-sceriffo che ha spazzato via i lavavetri e Daniela Lastri, ex Ds e assessore all’istruzione. Ma la direzione regionale del Pd ha invece optato per primarie di coalizione, in cui - come spiega Luca Sani, responsabile regionale enti locali - «il problema delle alleanze venisse prima del tornaconto personale». Firenze insomma non è un bell’esempio, per Sani. Così come non lo è stato per Walter Veltroni e Massino D’Alema. L’accusa è che il Pd locale avrebbe dovuto esercitare un orientamento per evitare di andare ad una sorta di tutti contro tutti. E’ il dilemma irrisolto delle primarie. Devono essere uno strumento che consente a chiunque di candidarsi oppure alla fine a decidere i duellanti deve essere il partito? Sta di fatto che al 6 dicembre, ultimo giorno per la raccolta delle firme, mancano una ventina di giorni e ancora molti possibili candidati non hanno deciso se scendere in campo. A Livorno ad esempio il sindaco Alessandro Cosimi si è detto disposto a correre, ma per ora nessuno ha accettato il guanto della sfida. E se la sera del 6 dicembre Cosimi non avrà sfidanti a Livorno non ci saranno primarie e per il sindaco uscente la strada sarà spianata per una facile conferma. A Prato, dove il sondaggio choc che ha mandato a casa il sindaco uscente Marco Romagnoli e il presidente Massimo Logli si naviga nella nebbia. Per la poltrona di primo cittadino i due nomi che potrebbero sfidarsi sono quelli di Paolo Abati e Adriano Benigni. A Grosseto l’incertezza riguarda i candidati alla presidenza della Provincia. Tre nomi in lizza: Leonardo Marras, Giancarlo Bastianini e Giancarlo Farnetani.A Follonica il sindaco uscente Claudio Saragosa se la dovrà vedere probabilmente con Stefano Viviani, dirigente della Tioxide. Situazione ancora incerta a Capannori. A Piombino nessun rivale per Gianni Anselmi. A Pontedera, la città della Piaggio, esce di scena il sindaco Paolo Marconcini per aver già svolto due mandati. Per la sua successione dovrebbero correre in campo 4 moschettieri, tre maschi e una donna: Simone Miliozzi, Daniela Pampaloni, Stefano Bertelli e Renato Lemmi. Situazione analoga a San Miniato, la patria del tartufo. Qui l’uscente per fine mandato è il sindaco Angelo Frosini. Almeno in due si sono già dichiarati pronti a correre per sedere sullo scranno di sindaco: si tratta di Vittorio Gabbanini e Piero Bagni, mentre Giacomo Romagnoli ci sta pensando.





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