Subforniture senza contratti scritti, utilizzo irregolare della cassa integrazione.. e questi sono solo gli aspetti rilevabili dall'INPS, che ha non poco lavoro da fare.
E forse, con i dati dell'ispettorato del lavoro, la panoramica sarebbe ancora più interessante.
A nostro parere, qui siamo solo alla punta di un iceberg consolidatosi nel tempo...
E quando verrà tutto fuori, siamo curiosi di vedere se ci saranno gli stessi titoloni che i media riservano alle aziende gestite da cittadini cinesi: perché, e su questo potremmo pure scommettere, con molta probabilità i protagonisti saranno molto molto pratesi!
MV
da il Tirreno del 11/11/08
La legge Biagi per il tessile? È allo studio
L’Inps ha incaricato un legale per applicare la responsabilità solidale
Intanto sono in atto controlli per l’uso illegale della cassa integrazione
L’articolo della legge Biagi è stato più volte la base di partenza per controlli nel settore edile e in quello delle pulizie. Ben più complesso è invece l’intervento se la fattispecie in cui non sia chiaro se il contratto che lega committenti e terzisti possa essere assimilato a quello dell’appalto.
Un caso di applicazione simile al tessile si è avuto in passato a Pistoia quando l’Inps chiese ad alcuni mobilifici quarratini - facendo loro un verbale - il pagamento di salari e contributi dei dipendenti di un’azienda terzista, un fustificio. I titolari in quel caso erano cinesi e non era stato possibile ottenere il pagamento delle cifre arretrate.
«Abbiamo più volte - spiega Vittorio Pellecchia, coordinatore dell’ufficio ispettivo dell’Inps pratese - applicato la legge Biagi ma l’abbiamo fatto ad esempio nel caso di aziende di pulizie. Per quanto riguarda il tessile finora non siamo mai intervenuti. Eravamo però a conoscenza di questa richiesta da parte degli imprenditori, avevamo avuto una segnalazione, e quindi ci siamo mossi con l’ufficio legale per verificare se si possa applicare anche per questo settore. Per il tessile è più complicato perché vista la presenza di più committenti per ogni azienda terzista e il tipo di rapporto di lavoro che è di subfornitura, spesso senza contratti scritti, dobbiamo fare delle verifiche in più. Il caso è comunque alla nostra attenzione e stiamo approfondendo la questione».
I comportamenti scorretti applicati da alcune aziende in modo da poter abbassare i costi di produzione dei capi risultano anche all’Istituto previdenziale.
«Per quanto riguarda l’utilizzo scorretto della cassa integrazione straordinaria - spiega Pellecchia - ad esempio abbiamo fatto più controlli. E in alcuni casi, per ora si tratta di qualche unità, abbiamo accertato che c’erano irregolarità. Anche in questo caso il controllo è molto complicato perché, agendo successivamente all’utilizzo della cassa integrazione, dobbiamo portare tutta una serie di accertamenti per dimostrare che c’è stata irregolarità nell’utilizzo».
I.R.





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