Lasciamo a voi giudicare, magari soffermandovi sui passi che abbiamo evidenziato...
MV
da il Tirreno del 11/11/08
Far pagare i committenti non è l’uovo di Colombo
Si ha motivo di credere che a Prato esista effettivamente un problema di illegalità che investe anche alcune aziende tessili conto terzi. All’origine dei prezzi stracciati che si dice siano praticati in certe imprese ci sono quasi certamente - se effettivamente si tratta di cifre palesemente fuori mercato utilizzate non in via eccezionale ma continuativamente - situazioni di irregolarità. E’ da qui che bisogna partire: abusi, evasione, lavoro nero non sono ammissibili, e sta alle autorità preposte effettuare le verifiche e comminare le sanzioni del caso.
Quanto alla responsabilità solidale fra committente e terzista, essa rappresenta una possibilità al momento solo teorica di stringere le maglie della filiera. Certo potrebbe essere uno strumento per emarginare realtà aziendali non in linea con le normative o gestite in maniera eticamente scorretta, ma finché non ci saranno i decreti attuativi è impossibile stabilire se ci siano spazi reali perché ciò si realizzi. Allo stato attuale la legge non dà indicazioni su quale tipo di documentazione possa consentire ai subfornitori di attestare ai committenti la propria regolarità. Esiste il Durc, ma è adeguato alle esigenze dell’edilizia, quindi a rapporti di appalto propriamente detto, con caratteristiche di stabilità e continuità ben diverse da quelle della subfornitura tessile. Del resto noi terzisti dovremo porci anche il problema dell’effettiva convenienza di meccanismi di questo genere. Poiché ognuno di noi ha una molteplicità di committenti e dipendenti, occorrerebbe gestire un sistema di imputazione puntuale del lavoro svolto per e da ciascuno di essi: una sorta di diario di bordo aziendale dettagliatissimo e difficilissimo da tenere, che rischierebbe di produrre aggravi pesanti per le aziende regolari. Mentre magari l’irregolare con committente a sua volta irregolare non avrebbe niente da perdere ad effettuare registrazioni non veritiere: ecco che si ritorna al problema dell’illegalità e della vigilanza. La questione del resto va ben al di là dei confini del distretto: Smi e Confindustria hanno ben presenti gli aspetti sia problematici che di opportunità, ed entrambi sono oggetto di approfondimento. Insomma, la responsabilità solidale sembra l’uovo di Colombo, ma potrebbe non esserlo. Nel frattempo, la ricetta è una sola: legalità. Basterebbe quella per risolvere la quasi totalità dei problemi di concorrenza sleale.
Adriano Bellu (vicepresidente Unione industriale)





Nessun commento:
Posta un commento