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Gentile dott. Sanesi,
ci permetta di rispondere alla mail inviata al Garante della comunicazione sulla partecipazione in corso a Prato. Sarà una risposta lunga e articolata, per la rilevanza degli argomenti sollevati, e ci scusiamo per il tempo che le chiediamo di concederci. Ci piacerebbe inoltre, per una migliore informazione, che le critiche e le nostre osservazioni potessero circolare nel vostro sito e tra i vostri aderenti, in modo che chiunque possa, se vuole, intervenire. Cominceremo dai punti che sono al centro della sua attenzione: i metodi utilizzati e il problema degli orari.
Sui metodi della partecipazione esiste nel mondo una discussione aperta e difficile, ed è consapevolezza diffusa che non esista il metodo migliore, ma molti e diversi strumenti, e che ciascuno di essi presenti vantaggi e svantaggi e vada impiegato a seconda delle circostanze. Esistono metodi molto strutturati (giurie di cittadini, town meeting, consensus conferences, planning cells, ecc.) e metodi più aperti e informali (varie modalità di forum, focus group, laboratori di progettazione partecipata, ecc.). Tutti i metodi hanno una caratteristica comune: essi funzionano solo attraverso la creazione di gruppi numericamente circoscritti (eventualmente articolati in tavoli di lavoro composti da 10-12 persone), nei quali tutti i partecipanti possano intervenire, lavorare insieme, cercare accordi e soluzioni comuni (sono chiamati tecnicamente minipublics, intendendo gruppi di cittadini che possano rappresentare i differenti punti di vista di una comunità più vasta). Esistono differenti criteri di selezione dei partecipanti (auto-selezione, selezione mirata, estrazione a sorte) anche in questo caso con vantaggi e svantaggi che è necessario considerare (e sui quali, per ulteriori chiarimenti, possiamo entrare in dettaglio quando vuole).
Per una singola decisione ci si può affidare a uno solo di questi strumenti, ma per una “cosa” complessa come lo statuto del territorio di un piano strutturale la nostra scelta è stata quella di utilizzare una combinazione di strumenti diversi (focus group, mini-forum, forum tematici, laboratori territoriali) nella prima fase di esplorazione delle diverse “idee di città” che stiamo svolgendo, senza pregiudizi, in tutte le direzioni. In qualche caso, per dare voce a soggetti marginali generalmente inascoltati (donne, immigrati, bambini), abbiamo costruito delle occasioni specifiche (come i diversi incontri realizzati con la collaborazione del Laboratorio Tempi e Spazi, o come il laboratorio con i bambini immigrati svolto nei corsi estivi, attività i cui risultati saranno valorizzati nelle prossime fasi del percorso partecipativo).
Alle organizzazioni autonome dei cittadini che è risultato difficile incontrare in questi appuntamenti abbiamo proposto di organizzare incontri strutturati nei quali le loro posizioni potessero essere prese in considerazione e confrontate con gli esiti degli altri strumenti di lavoro (anche se la nostra preferenza è sempre per il confronto diretto tra posizioni diverse nei forum e nei laboratori). È la proposta che abbiamo fatto anche alla rete dei comitati cittadini, finora rifiutata (proposta che rinnoviamo, in qualunque forma appaia utile organizzarla, insieme all’invito, valido per tutti, di partecipare alle altre occasioni di partecipazione).
Nei prossimi mesi, se la Regione Toscana darà il sostegno richiesto al processo partecipativo, oltre al completamento della prima fase di lavoro (i mini-forum e i forum tematici che sono già in calendario), verranno utilizzati due strumenti che riteniamo adatti alla fase finale di discussione e di “deliberazione” dei contenuti del piano: una serie di laboratori territoriali da organizzare nelle circoscrizioni e un Town Meeting finale nel quale verranno discussi e approvati i criteri per la redazione dello statuto del territorio. Si svolgeranno da dicembre a febbraio e verranno utilizzati modi di selezione dei partecipanti differenti dalla prima fase (registrazione volontaria di chiunque voglia partecipare; selezione di portatori di interesse e di rappresentanti di istanze economiche, ambientali e sociali; per il town meeting finale, sorteggio di un campione statistico rappresentativo dei cittadini di Prato da affiancare agli altri due gruppi).
L’unico strumento che, intenzionalmente, non abbiamo utilizzato è stato l’assemblea pubblica non strutturata (tranne quella per la presentazione del processo partecipativo). Si tratta infatti di uno strumento intrinsecamente inadatto alla democrazia partecipativa, anche se in Italia è lo strumento preferito dai partiti e dalle amministrazioni, e dagli stessi gruppi sociali organizzati che si oppongono alle politiche delle amministrazioni. Le assemblee sono forme di confronto visibili, affollate, e costituiscono importanti e utili eventi cittadini. Il loro contenuto “deliberativo” è tuttavia molto limitato. Al termine di queste riunioni ciascuno rimane sulle proprie posizioni (tecnicamente si dice che questi modi di discussione accentuano le dinamiche di polarizzazione), senza che vi sia stato un avanzamento effettivo del processo partecipativo, inteso come faticosa ricerca interattiva di soluzioni condivise. Le assemblee sono inoltre condizionate dalla dialettica politica e vedono una partecipazione importante dei partiti, degli amministratori, delle élite professionali, delle organizzazioni politiche strutturate (o delle stesse organizzazioni sociali e ambientali che perseguono, ovviamente in modo legittimo, anche obiettivi politici).
Per evitare equivoci è importante aggiungere che noi riteniamo che queste manifestazioni, e tutte le altre forme di lotta e di agitazione politica, siano il sangue della vita della città e la linfa della democrazia rappresentativa e reale (consentendo ai cittadini di mobilitarsi per le proprie idee e di incidere sulla scelta dei rappresentanti politici e degli amministratori pubblici). La democrazia partecipativa e deliberativa è tuttavia una cosa diversa, complementare alla democrazia rappresentativa, e consiste essenzialmente nel tentativo, interno alla società civile, di costruire alcune decisioni condivise (e i cittadini che si accordano con gli altri cittadini su un singolo punto restano poi liberi di combattere per le proprie posizioni in tutti gli altri contesti politici e istituzionali, nei modi che ritengono più efficaci, anche i più duri e intransigenti). I partiti hanno un ruolo determinante nella democrazia rappresentativa, mentre non hanno un ruolo in quanto tali nella democrazia deliberativa e partecipativa (naturalmente chiunque può appartenere a partiti, ma nelle arene partecipative ogni persona rappresenta se stessa o l’associazione della società civile di cui è portavoce). Per questo, nelle nostre iniziative, non abbiamo mai invitato un rappresentante di partito in quanto tale; e in alcuni incontri su temi specifici abbiamo affidato ai rappresentanti dell’amministrazione solo compiti informativi o di saluto.
In conclusione, nel processo di partecipazione che stiamo svolgendo, abbiamo cercato di seguire una strada precisa, che pensiamo sia metodologicamente corretta: non poche grandi assemblee con molte persone, ma molti incontri di discussione e di lavoro con un numero definito di persone riunite intorno a un tavolo, con la possibilità per tutti di intervenire e di far pesare la propria opinione, e con l’obbiettivo di raggiungere conclusioni condivise e non scontate, su alcuni problemi concreti della città.
Queste spiegazioni consentono di affrontare anche il tema degli orari. Riprendiamo una considerazione sulla quale abbiamo già discusso con i rappresentati dei comitati: accanto ai momenti partecipativi veri e propri, abbiamo organizzato, e organizzeremo ancora, convegni e seminari. Convegni e seminari non sono strumenti di partecipazione in senso proprio: servono per discutere temi importanti con l’aiuto di esperti, tecnici e operatori, per aiutare l’elaborazione del piano con dati, conoscenze e informazioni. Naturalmente cerchiamo di fare in modo che vi partecipi il maggior numero possibile di cittadini e di incentivare i loro interventi nella discussione. Ma come quasi tutti i convegni, anche i nostri si svolgono durante il giorno, in una mezza giornata o in una giornata intera, a seconda dei casi (in un caso anche dopo cena, trattandosi della discussione di un libro sull’immigrazione cinese, con soli tre interventi previsti). Ci piacerebbe che i convegni potessero essere trasmessi in tempo reale in rete e fossero scaricabili dal sito, ma purtroppo non abbiamo il potere di garantire questa possibilità. Diamo quindi l’importanza dovuta ai convegni, ma sappiamo che si tratta di strumenti tradizionali di discussione (pochi parlano, gli altri ascoltano), che possono solo arricchire le attività in corso.
Le attività specificamente partecipative sono state svolte invece in tutti gli orari e in tutte le sedi che si sono rivelati necessari, quasi sempre con l’accordo delle persone che pensavamo potessero essere coinvolte (il laboratorio con i bambini nella loro scuola e nell’orario di frequenza; i laboratori con i circoli dopo cena nei paesi di pianura, i focus group e i miniforum nelle sedi e negli orari giudicati volta a volta più opportuni, ecc.). È naturale che sia così, come ci hanno chiesto gli stessi partecipanti, perché molte donne non possono venire in centro di notte per esempio, e altri invece nel pomeriggio lavorano: abbiamo quindi cercato di soddisfare le necessità, caso per caso. Nel caso dei forum tematici abbiamo utilizzato la formula seguente: incominciare nel tardo pomeriggio con sintetici interventi tecnici e informativi; fare una pausa con un buffet; riprendere dopo con i tavoli di lavoro, in modo che anche chi è libero solo dopo cena possa partecipare almeno alla fase più importante. Ci sembra una formula ragionevole, ma siamo disponibili ad ascoltare tutti i consigli per migliorarla e restiamo in attesa di suggerimenti concreti.
Ci permetta qualche ulteriore osservazione sulla situazione di Prato. La città è in una difficile crisi economica (per le trasformazioni del distretto industriale) e in una profonda crisi sociale (per lo sconvolgimento della struttura della popolazione e le difficoltà di integrazione della comunità cinese). La crisi economico-sociale ha provocato una importante crisi politico-amministrativa. La città è lacerata, crescono i conflitti, accentuati dal clima pre-elettorale, ed è difficile in questo momento costruire partecipazione e spazi di condivisione, ma forse proprio ora essi sono particolarmente necessari. Pensiamo che questa crisi possa essere colta come una opportunità.
Il piano strutturale stabilirà in ogni caso le regole di manutenzione e di trasformazione della città per un lungo periodo. Cambierà la vita dei cittadini di Prato, aldilà delle contingenze politico-elettorali. Noi siamo consapevoli degli squilibri di potere e di ricchezza che caratterizzano la città (ogni città) e che orientano anche le politiche urbane e territoriali. Per questo abbiamo cercato in questi mesi di ascoltare voci deboli e minoritarie (mentre le voci ‘forti’ non hanno bisogno di parlare per influenzare le scelte). I processi partecipativi non possono ribaltare gli equilibri di potere esistenti (ciò che è possibile solo nella dialettica politica), ma possono sparigliare le carte, mettere in crisi i propositi più egoisti, aggiungere la conoscenza di esigenze trascurate. Per questo continuiamo a chiedere che la vostra voce si aggiunga a quelle che abbiamo ascoltato. Non ci rassegniamo al vostro rifiuto e vi proporremo di partecipare alle nostre iniziative, o di organizzare insieme modalità di incontro alternative, fino all’ultimo giorno del nostro lavoro.
Per finire, ci sembra giusto sottolineare i seguenti ulteriori elementi:
il percorso partecipativo di cui siamo responsabili riguarda solo la formazione del nuovo piano strutturale (e non quindi le varianti Banci);
nel richiedere il sostegno regionale alla fase finale del processo partecipativo, il comune di Prato ha firmato un protocollo di intesa con la Regione Toscana nel quale si impegna a tenere conto dei risultati del processo partecipativo, e l’Autorità regionale per la partecipazione eserciterà il controllo perché questo impegno sia rispettato;
la convenzione con il comune ci lascia completamente liberi nel nostro lavoro; partecipare alle attività che cerchiamo di organizzare non significa condividere l’azione del comune ed è quindi possibile partecipare mantenendo tutte le proprie convinzioni ideali e politiche.
Organizzare la partecipazione per un piano strutturale è davvero difficile. Nella mail lei accenna a “buone pratiche di vera partecipazione” alle quali ispirarsi. Noi abbiamo fatto un censimento delle pratiche partecipative in Toscana (per una ricerca universitaria che verrà pubblicata a gennaio) e abbiamo analizzato molti piani regolatori “partecipati” in Italia, trovando che, a causa della complessità dei processi di pianificazione a quella scala, i risultati sono molto controversi. Si tratta ancora di un terreno di sperimentazione, e se lei vorrà essere più preciso e citare un piano strutturale realizzato nel modo che lei ritiene più corretto, lo prenderemo certamente in considerazione.
In conclusione, un processo partecipativo non è una cosa che si possa fare da soli. I risultati dipendono dal contesto e dal comportamento collaborativo di una grande quantità di attori e di protagonisti, e quindi anche da voi e da tutte le altre associazioni pratesi. Non contestiamo i giudizi sul lavoro svolto a Prato, o sui limiti della partecipazione in generale. Diciamo soltanto questo: con il vostro contributo la partecipazione può essere migliore, senza il vostro contributo sarà un po’ peggiore e meno rappresentativa di tutti i punti di vista della città. Il risultato raggiunto, soddisfacente o meno, è sempre in qualche modo responsabilità di tutti, del nostro lavoro certamente, ma anche di quelli che partecipano e di quelli che si rifiutano di fornire il proprio contributo. Noi speriamo che tra queste due alternative voi scegliate la strada più positiva, la strada migliore per la comunità, ma anche, crediamo, per le speranze che voi stessi avete di rendere la città di Prato un po’ più vivibile e umana,
Giancarlo Paba e Camilla Perrone (Università di Firenze, coordinatori del processo partecipativo per il Piano strutturale di Prato)






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